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domenica 2 maggio 2010

TERREMOTO: CARRIOLE; CARTELLI CON DOMANDE SU RICOSTRUZIONE

L'AQUILA, 2 MAG - «Sai quanti cittadini non hanno più il lavoro dopo il sisma?», oppure «Quanti soldi ha speso lo Stato italiano per L'Aquila post-sisma, escludendo fondi Ue e donazioni?», ma anche «Sai che i tuoi nipoti potrebbero non avere neanche un'idea di quella che era la tua città?». Sono solo alcune delle domande che si leggono sui cartelli portati in giro per le vie della zona rossa sulle carriole.
I cittadini, circa 200, si sono ritrovati alle 9.30 alla Fontana Luminosa, per far partire una «processione di domande». Una serie di quesiti spontanei su quelle che sono le priorità della ricostruzione, ma anche della rinascita socio-economica dell'Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
Dal futuro dei più piccoli: «549 bambini nati all'Aquila quest'anno potranno partecipare?» - come recita una scritta, portata a spasso dalla carriola più piccola del gruppo - si arriva al destino degli anziani ancora sfollati sulla costa. Poi i dubbi e le perplessità degli interventi sulla ricostruzione, dai controlli sulle imprese al ruolo di Fintecna, per arrivare alla rimozione delle macerie.
Significativo, a tal proposito, il sopralluogo a piazza San Domenico, riempita dalle macerie dopo un recente intervento di demolizione. «Io abitavo qui - ha spiegato Patrizia Tocci - nella chiesa c'era un organo magnifico, ora questa piazza è tutta distrutta. Abbiamo bisogno di trasparenza per gli interventi di demolizione e rimozione delle macerie, a partire dalle ditte che sono state impiegate. Qui in questo palazzo è stato distrutto un portale».
Poi tutti in piazza Duomo per l'assemblea cittadina, che ha visto l'adesione di centinaia di persone. (ANSA).
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sabato 27 febbraio 2010

Appelli sul web e volantini nei bar "Pronti alla rivolta delle carriole"

L'Aquila, si prepara la manifestazione di domani. La polizia avvisa
"Bloccheremo l'ingresso nel centro storico". Prevista un'alta partecipazione

Dopo l'inchiesta di Repubblica Tv la Protezione civile indaga sull'uso degli alloggidi GIUSEPPE CAPORALE

L'AQUILA - Carriole e secchi, guanti e mascherine. Continuano a raccogliere adesioni e materiale gli organizzatori della manifestazione di domani, gli stessi che una settimana fa hanno invaso il centro storico. Ieri a L'Aquila, sotto il tendone di piazza Duomo c'è stata la verifica del materiale raccolto e un summit per mettere a punto una manifestazione che - secondo gli organizzatori - supererà tutte le attese. "Andremo in piazza con le carriole per rimuovere le macerie", annunciano gli organizzatori che continuano a raccogliere adesioni con appelli su Facebook e distribuendo volantini nelle piazze e nei bar. L'appuntamento è fissato per domani mattina alle 10 in piazza Duomo.

Il questore dell'Aquila, Stefano Cecere ha convocato i fondatori di due gruppi nati su Facebook, che sfiorano i 7 mila iscritti. Un incontro per avvisare tutti: la polizia bloccherà l'accesso a piazza Palazzo dove si era svolta la prima protesta. Racconta Alessandro Tettamanti, del comitato 3 e 32: "Solo ora scoprono che il centro è a rischio crolli. La verità è che ci temono, sanno che saremo tanti". "Stiamo pensando a soluzioni alternative - spiega Mattia Lolli, un altro esponente del comitato - potremmo occupare un'altra zona a sorpresa. Di macerie da rimuovere ce ne sono tante".

In attesa della protesta di domani, quattrocento sfollati ospiti della caserma di Capomizzi dell'Aquila, sono stati sgomberati. Devono liberare i posti che saranno messi a disposizione degli studenti dell'università. Un atto che non piace neanche agli stessi studenti: "Non vogliamo venire qui - spiega Maria Del Conte, studentessa - se vuol dire cacciare delle famiglie aquilane". Intanto, ieri dopo l'inchiesta di Repubblica.tv sugli appartamenti assegnati ma non occupati, la Protezione civile ha spiegato: "Da dicembre abbiamo avviato un'indagine per accertare l'effettivo utilizzo degli appartamenti da parte degli assegnatari".


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martedì 23 febbraio 2010

Terremoto - PDCI: "Contestazione a Tg1? Informazione Minzolini è faziosa"

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"La contestazione subita all'Aquila da una troupe del Tg1, al grido di 'Scodinzolini', testimonia lo scarso gradimento che l'informazione del Tg della rete ammiraglia, diretto da Augusto Minzolini, ha da parte dei diretti interessati, che la tragedia del terremoto la vivono quotidianamente sulla loro pelle".
E' quanto afferma il coordinatore della segreteria nazionale del PdCI Federazione della sinistra, Alessandro Pignatiello.
"Le stesse parole della giornalista Maria Luisa Busi sulla realtà aquilana - testualmente: 'migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita' - sono emblematiche. E' evidente che sul Tg1 di Minzolini finora è andata in onda un'informazione lontana dalla realtà, compiacente solo ai voleri del padrone di turno e poco aderente ai problemi veri dei cittadini aquilani"
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mercoledì 17 febbraio 2010

Macché terremoto, zittite i ricercatori


È diventato un eroe con il terremoto dell'Aquila. Eppure, fino ai giorni immediatamente precedenti al terremoto, il responsabile della protezione civile Guido Bertolaso zittiva con qualche fastidio ogni allarme. Nelle carte dell'inchiesta che ha portato all'arresto del suo ex braccio destro Angelo Balducci (oggi alla presidenza del consiglio superiore dei lavori pubblici) e che li vede entrambi indagati per corruzione, ci sono le telefonate che gli uomini della sua squadra gli facevano prima del terremoto.
Il 12 marzo 2009, tre settimane prima della devastante scossa del 6 aprile, Fabrizio Curcio chiama Bertolaso: «C'è di nuovo quello scemo che ha iniziato a dire ... che stanotte ci sarà il terremoto devastante». Lo «scemo» in questione è Giuliani, il ricercatore che aveva annunciato l'arrivo di uno sciame di scosse in Abruzzo. Immediatamente denunciato per procurato allarme. Fabrizio Curcio annuncia a Bertolaso che l'istituto di geologia Ingv è a disposizione E può smentire Giulinani: «Allora noi stiamo cercando con Mauro di far fare un comunicato all'Ingv». Bertolaso si arrabbia parecchio e minaccia la denuncia: «Ma che stai dicendo?!Lo denuncio per procurato allarme e viene, viene massacrato». L'alternativa è far fare all'Istituto che dovrebbe monitorare i terremoti un comunicato «concordato» in cui si dica che è tutto a posto. E che non c'è pericolo: «Fai ...fare a Ingv se no fai fare un comunicato che quello lì domani verrà denunciato per procurato allarme e saranno denunciato con lui quegl'organi di stampa che riportano queste notizie che sono notoriamente false ...okay?».
Il 17 marzo una scossa c'è. Curcio avverte il capo con un sms: «Stanotte 3.6 in prov. Di aquila. Avvertito. Un pò di apprensione tra la popolazione ma niente danni». Ma il piano non cambia.
Il 31 marzo, l'ex capo della protezione civile, Franco Barberi, chiama Bertolaso. Risponde agli ordini e annuncia di aver fatto un comunicato distensivo: «Mi sembra che quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto ... compreso quello di dare qualche parola chiara sulla impossibilità di previsione Quindi sul fatto che questi messaggi che arrivano sono totalmente privi di credibilità e poi anche una valutazione». Bertolaso è soddisfatto. A quel che appare dalle intercettazioni, non è per nulla preoccupato all'idea che l'allarme continui: «Okay .. molto bene... d'accordo», dice solo. Nei giorni scorsi - ma questo nelle intercettazioni non risulta - è venuto fuori che il giorno prima, il 30 marzo, la protezione civile ebbe un incontro con l'Ingv a proposito dello sciame sismico. Riunione chiusa dopo mezz'ora col vice di Bertolaso che annunciava ai ricercatori (ormai preoccupati): «Dite agli aquilani di bersi un buon bicchiere di Rosso di Montalcino». Con una certa eloquenza, però, l'informativa dei carabinieri fiorentini allegata all'ordinanza di arresto si chiude con le telefonate concitate di Bertolaso. Che il 6 aprile, dopo il terremoto, organizza la centrale operativa della protezione civile.
Oltre agli allarmi ignorati sul terremoto, nel ginepraio saltato fuori dall'inchiesta di Firenze, c'è un gran coinvolgimento di politici di ogni razza. Che in qualche modo entrano in contatto col sistema «gelatinoso» descritto nell'ordinanza di custodia cautelare contro gli imprenditori legati a Balducci e Bertolaso. Non si salva neppure Francesco Rutelli, amico di Bertolaso e Balducci dall'epoca del giubileo (a Balducci fu affidata la gestione dell'evento). Nell'aprile del 2008, quando le elezioni sono ormai alle porte e Rutelli si augura di tornare sindaco della capitale, un po' di tempo lo dedica anche agli imprenditori oggi al centro dell'inchiesta.
Il 9 aprile, scrivono i Carabinieri di Firenze in una informativa, Balducci informa Anemone che tra breve dovrà incontrare Paolo «indicato criticamente come il cognato» e che poi verrà identificato come Paolo Palombelli, cognato di Rutelli. Quindi i due fanno pure riferimento a «quell'altro cognato di Guido (Bertolaso ndr) e «In relazione a quest'ultimo cognato, Balducci accenna alla necessità di un suo impiego in altra località «Noi ... lo stiamo utilizzando lì ... invece lui lo vorrebbe in qualche modo». «Senti Roberto, guarda è complicato. Io poi probabilmente, visto Paolo dopo devo raggiungere il cognato ... l'altro. Allora se tu lo dici a Bentivoglio. Io però ecco appena ho parlato con Paolo mi devo sentire con Bentivoglio perché può darsi che io debba andare da Rutelli per quel progetto quello di Roma». Dopo l'incontro, Palombelli contatta Anemone (il giovane imprenditore socio in affari di Balducci) e gli propone prima «se è interessato a rilevare un ramo d'azienda di una società» e poi, il 22 aprile «informa Diego Anemone di aver due contratti da fargli vedere». La cosa interessante è che il giro di contatti avviene tutto a metà delle elezioni amministrative nella capitale, tra il primo turno del 14 aprile, che vedeva Rutelli in vantaggio, e quelle del 28. Con la vittoria di Alemanno: una doccia fredda.
Nel sistema di appalti, c'è appunto anche un altro cognato. Quello di Guido Bertolaso. Impiegato nel cantiere del G8 della Maddalena ma evidentemente poco soddisfatto dell'incarico ricevuto. «Il cognato ...l'altro, a cui Balducci fa riferimento, è stato successivamente individuato in Piermarini Francesco, cognato del dr. Guido Bertolaso e impiegato, come ingegnere sui cantieri della Maddalena (vertice G8)». Come nota il Ros «nel corso dell'attività di intercettazione, Piermarini Francecso e Palombelli Paolo sono risultati in rapporti tra loro»


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mercoledì 23 dicembre 2009

Carteggio Boschi Bertolaso. PRC: E' a dir poco inquietante.



Da L'espresso: -E sull'allarme negato volano le accuse

di Primo Di Nicola
Boschi (Ingv): a L'aquila dovevano agire prima. Bertolaso: falso, pronto a denunciarlo
 
L'accusa è terribile: noi ve lo avevamo detto. La risposta sdegnata: non è vero e sono pronto a rivolgermi alla magistratura. È polemica tra il capo della Protezione civile Guido Bertolaso e il professore Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Tra i due da tempo non corre buon sangue. E non a caso Bertolaso ha cercato di smembrare l'Ingv togliendogli l'attività di monitoraggio dei terremoti per trasferirla al suo dipartimento: proposito rientrato per la mobilitazione che c'è stata contro il progetto. A scatenare lo scontro stavolta non è però la sorte dell'Ingv, ma il terremoto dell'Aquila e quello che si poteva fare e non si è fatto per salvare vite umane. Problemi su cui sta indagando la magistratura. Alla base della querelle, un duro scambio di lettere tra Boschi e Bertolaso.

Nella prima (LEGGI), del 16 settembre scorso, Boschi scrive a Bertolaso e ad altri che è ora di fare chiarezza: il 6 aprile, subito dopo il terremoto, Bertolaso ha dichiarato che «in una conferenza stampa Boschi ha stabilito che non era prevedibile alcuna situazione di terremoto più violenta di quelle che si erano registrate». Non è vero, giura Boschi: «Il fatto che io possa avere escluso forti scosse in Abruzzo è assurdo». Dunque, «qualcuno ha mentito». Già nel 2004, aggiunge Boschi, l'Ingv ha prodotto una mappa sui rischi sismici e l'Abruzzo vi appare come una delle regioni a maggiore pericolosità, mentre nel 2007 ha consegnato alla Protezione civile il rapporto sui "terremoti probabili" in cui si spiega che la «probabilità massima di accadimento di un forte terremoto è in un segmento appenninico contenente l'Aquila». Il 17 febbraio 2009, infine, l'Ingv ha inviato «all'Ufficio sismico della Protezione civile un comunicato sulla sequenza in atto che non può essere certo considerato tranquillizzante».

Cosa ha fatto la Protezione civile? Niente, lamenta Boschi.
Fatto grave poi secondo Boschi è quanto accaduto intorno alla riunione della Commissione grandi rischi svoltasi a L'Aquila il 31 marzo dopo una scossa di magnitudo 4, riunione «del tutto irrituale» conclusa senza stilare un verbale. In quella circostanza, ricorda Boschi, «non si è discusso minimamente sulle azioni da intraprendere» nonostante «l'altissima pericolosità sismica» dell'Abruzzo. Il 6 aprile, dopo la grande scossa, ecco invece il "giallo" del verbale della riunione. La Commissione viene riconvocata a l'Aquila, ricorda il presidente dell'Ingv, e Mauro Dolce, capo dell'Ufficio sismico del dipartimento, «mi mostra un testo che riporta in maniera confusa cose dette nella riunione del 31 marzo». Qualcuno «corregge il testo alla meno peggio e Dolce ce lo fa firmare per "ragioni interne"», salvo poi vederlo pubblicato sui giornali. Soprattutto dopo avere scoperto che il 30 marzo e il 1° aprile «dalla Protezione civile sono stati diramati due comunicati (recanti anche il mio nome) "tranquillizzanti" di cui non sapevo niente».

Al vetriolo la risposta di Bertolaso (LEGGI), che ricorda il comunicato dell'Ingv del 17 febbraio nel quale si affermava che negli ultimi anni la zona non è stata interessata da forti scosse. Ciononostante, accusa il capo della Protezione civile, Boschi «sembra solo oggi affermare che tale comunicazione doveva spingere all'adozione di immediate contromisure. Si guarda bene dal definire i provvedimenti che sarebbero stati auspicabili». Quanto alla riunione, è stata fatta una verbalizzazione poi sottoposta alla firma di tutti, compreso Boschi che, «fino ad oggi, non ha mai sollevato obiezioni». Solo 6 mesi dopo ripropone la vicenda della firma «quasi che gli sia stata estorta». Questo «suona come un tentativo tardivo di esonero dalla propria responsabilità», conclude Bertolaso. Che, quanto alle accuse «sulla confusione e la mendicità delle notizie diffuse dal dipartimento prima, durante e dopo il sisma», minaccia di ricorrere in tribunale.
(21 dicembre 2009)


(ANSA) - PESCARA, 22 DIC - «Il carteggio Boschi-Bertolaso pubblicato sul sito del settimanale L'Espresso è a dir poco inquietante», secondo Rifondazione comunista la quale sostiene che «più di trecento persone hanno perso la vita anche a causa del fatto che alla popolazione e agli enti locali sono stati lanciati messaggi tranquillizzanti di cui adesso i principali responsabili si rimbalzano le responsabilità». «Secondo Boschi - affermano il capogruppo regionale di Prc, Maurizio Acerbo, e il consigliere del Comune dell'Aquila Enrico Perilli - la negligenza è da imputare alla Protezione Civile, Bertolaso minaccia querele. Il quadro che ne viene fuori non può che preoccupare tutti gli italiani visto che la vicenda riguarda i massimi responsabili della nostra sicurezza rispetto a catastrofi di questo genere». Il Prc ritiene «doveroso fare chiarezza e accertare le responsabilità, al fine di evitare che si ripetano tragedie evitabili». «Perchè - si chiedono i due consiglieri - non è stato detto alla popolazione che già nel 2007 l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia aveva comunicato alla Protezione Civile che 'la probabilità massima di accadimento di un forte terremoto è in un segmento appenninico contenente L'Aquila? Ancor più grave - sostengono - è il fatto che i comunicati della Protezione civile, da cui enti locali e popolazione attendevano indicazioni sul che fare, sarebbero stati, secondo Boschi, in qualche modo taroccati, cioè non corrispondenti alla situazione di 'altissimo rischio». «A fronte di notizie in suo possesso così allarmanti, datate 2004 e 2007, come mai la tanto decantata macchina di Bertolaso - conclude il Prc - non ha attivato alcuna misura di prevenzione dei rischi? Forse si è proceduto troppo velocemente alla beatificazione mediatica della Protezione Civile».

lunedì 21 dicembre 2009

L'aquila: Zona franca ennesima beffa





(ASCA) - L'Aquila, 21 dic - ''La notizia che nel decreto 'millefregature' il Governo cancella la zona franca di Pescara e non inserisce quella dell'Aquila appare l'ennesima beffa ai danni degli abruzzesi. La cosa non ci stupisce vista la sudditanza finora dimostrata dalla classe dirigente di centrodestra abruzzese nell'interlocuzione con il Governo''.

A parlare e' il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale d'Abruzzo, Maurizio Acerbo.

''Per non parlare - aggiunge - dell'assoluta invisibilita' dei parlamentari abruzzesi, eccezion fatta per le vicende giudiziarie e i subappalti nella ricostruzione''. E ancora: ''Dopo la figuraccia di Chiodi sulle tasse arriva ora la doccia fredda sullo strumento che avrebbe dovuto fare da volano al rilancio economico post-terremoto. Per quanto riguarda Pescara poi va segnalato che con una giunta di centrodestra la citta' ha finora perso i finanziamenti di 20 milioni di euro per il 150* anniversario dell'Unita' d'Italia e ora la zona franca''.

''L'aver dato copertura all'operazione mediatica di Berlusconi e Bertolaso sul terremoto - conclude Acerbo - ora consente a Tremonti di dire che l'Abruzzo ha gia' avuto troppo. Checche' ne dica Chiodi e' indispensabile rilanciare la mobilitazione della societa' aquilana e abruzzese per richiedere al Governo di mantenere gli impegni. Questo e' un Governo che pensa soltanto al Nord e se non si alza la voce si rimane a bocca asciutta''.

iso/gc/ss

giovedì 10 dicembre 2009

L'Aquila: consiglio comunale tra le macerie, per il tg5 una festa


Nell'edizione delle 13 del 9 dicembre, il Tg5 parla dell'Aquila e del dopo terremoto.
Ecco come viene presentato da Simona Bianchetti il servizio di Guido Del Turco dal centro storico del capoluogo abruzzese: "Andiamo all'Aquila, che festeggia oggi un giorno importante perché riaprono, infatti, molti negozi del centro storico e simbolicamente, per festeggiare proprio questa giornata, oggi il consiglio comunale si è tenuto all'aperto".
Ci sono due verità nell'annuncio: il Consiglio Comunale all'aperto e la riapertura di alcuni negozi del centro storico.
Il rapporto fra i due eventi, invece, è ricostruito in maniera del tutto arbitraria e non rispondente al vero. Lo sanno bene rappresentanti delle istituzioni, cittadini e osservatori presenti: il Consiglio Comunale di oggi non aveva alcun intento celebrativo o di festa. E' stato convocato in Piazza Palazzo, in zona rossa, di fronte alla sede inagibile del Comune, per "mostrare all'Italia e al mondo" qual è la vera condizione dell'Aquila (sono le parole del sindaco Massimo Cialente, del presidente del consiglio comunale, Carlo Benedetti e della presidente della provincia, Stefania Pezzopane).
Il valzer di interessi politici e mediatici intorno all'Aquila si balla su una piazza circondata da palazzi inagibili e colma di macerie: il Tg5 si dimentica anche di dire che, per convocare il Consiglio Comunale di oggi, il Sindaco ha dovuto firmare un'ordinanza speciale che autorizzasse l'ingresso in Piazza Palazzo, una piazza che è l'emblema di quell'Aquila che non viene mai mostrata in televisione.
Quanto alla notizia che in Finanziaria fosse già prevista la sospensione delle tasse dei terremotati per il 2010 - come annunciato mesi fa da Bertolaso -, il sindaco dell'Aquila ha dichiarato che si tratta di una notizia non vera. Anche questo, nel servizio di Del Turco, non si diceva. Si mantiene, dunque, l'annunciata mobilitazione per domani, 10 dicembre, di fronte a Montecitorio. Come ne parlerà, il Tg5?

«Bertolaso non convince: domani tutti a Roma contro la finanziaria»


Da Il Manifesto
Oggi il capo della Protezione civile torna a L'Aquila per cercare di fermare la protesta. E annuncia la nuova passerella di Natale
Guido Bertolaso non li ha ancora convinti tutti. E l'idea che sia pure solo qualche centinaio di terremotati abruzzesi possano accerchiare domani Montecitorio, proprio mentre la Camera si appresterà a votare la manovra finanziaria che taglia le ali agli aquilani - oltre che al manifesto - tormenta non poco il capo della Protezione civile, che già prepara il red carpet per la sua trionfante uscita di scena. Tra 22 giorni. Per questo oggi, non ancora soddisfatto della risonanza mediatica ottenuta ieri sui giornali locali e nazionali, subito dopo il consiglio comunale aperto che per protesta violerà la zona rossa della città, Bertolaso torna all'Aquila per annunciare con una conferenza stampa nella scuola della Guardia di finanza di Coppito la sua promessa ai terremotati di inserire in un nuovo Decreto legge governativo la proroga per il 2010 della sospensione del pagamento delle tasse. E per annunciare che a Natale la città si trasformerà di nuovo in una grande passerella per tutta la maggioranza di governo, splendida vetrina per la retorica dei buoni sentimenti.
«Ora basta: si procede di promessa in promessa. Non so se anche lo stesso Bertolaso sia stato un po' ingannato, come noi»: il sindaco aquilano Massimo Cialente, del Pd, è di nuovo sul piede di guerra. Dopo aver tentato inutilmente di ingraziarsi l'esecutivo per rompere l'isolamento, cercando alleati nel centrodestra per un governo istituzionale della città con l'unico risultato di aver convinto Rifondazione comunista ad abbandonare la giunta, e dopo aver minacciato a luglio di riconsegnare la fascia tricolore al capo dello Stato, adesso preme sull'acceleratore della mobilitazione. Esattamente come fa la presidente della Provincia Stefania Pezzopane che è tra le promotrici della manifestazione di domani a Roma in piazza Montecitorio. «Ci avevano promesso che la proroga sarebbe stata inserita in finanziaria e ora rinviano ad un nuovo decreto legge. Finché non vedremo la proroga pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, continueremo la protesta», assicura Cialente che invita i cittadini a partecipare al consiglio comunale aperto che si terrà questa mattina a Piazza Palazzo, davanti la sede comunale inagibile, nel cuore della zona rossa completamente off limits dal 6 aprile. «Non io - continua il sindaco - ma il Censis ha definito L'Aquila "una città fantasma". Se invece si crede che tutto sia stato risolto, allora mi aspetto che annullino anche lo stato d'emergenza che invece finirà a dicembre 2010». Cialente lamenta un trattamento di serie B per gli abruzzesi: «In Umbria e nelle Marche le tasse sono state sospese per 18 mesi, e restituito il 40% del dovuto in 120 rate; a noi invece si chiede di pagare tutti gli arretrati dopo soli otto mesi, cosicché nel 2010 saremo il territorio che paga più tasse in Italia».
Nel frattempo il Pd ha messo a punto una decina di emendamenti da presentare in Aula, «non solo sulle tasse, ma anche per ripristinare l'aiuto ai lavoratori autonomi che hanno perso l'attività e i diritti dei proprietari delle seconde case - racconta il deputato aquilano Giovanni Lolli - c'è un emendamento per la ricostruzione dei centri storici simile a quello di Marche e Umbria e un altro per chiedere di equiparare le vittime del sisma a quelle sul lavoro, come è avvenuta per tutti i terremoti; chiediamo l'indennità notturna e festiva per i vigili del fuoco come per altri corpi dello Stato». La proroga della cassa integrazione in deroga che scade il 31 dicembre, invece, sarà quasi sicuramente inserita nel Milleproroghe. Ovviamente non c'è alcuna speranza di veder modificare la manovra che probabilmente passerà con un voto di fiducia. Per questo movimenti, istituzioni e forze produttive aquilane confermano la manifestazione di domani a Roma preceduta oggi dall'atto ufficiale di dissenso del consiglio comunale. Perché, come dice Cialente, «se niente cambia, l'avevo detto a luglio e lo farò: riconsegno la fascia. Ma mica mi dimetto!».

martedì 24 novembre 2009

Irpinia - Dopo 29 ANNI la ricostruzione continua. Ma non è una bella notizia.




di Giuseppe Quaresima | Oggi è per gli Irpini (senza dimenticare i lucani) il giorno del ricordo, del dolore, per certi versi della memoria. 
29 anni fa il giorno stesso della scossa e il giorno dopo della stessa non fu a tutti chiaro cosa fosse accaduto in quella parte di Sud. Dopo ben tre giorni in alcune zone della nostra martoriata terra arrivarono i soccorsi, in molti casi disorganizzati e insufficienti, e solo dopo quei lunghissimi giorni fu chiaro a tutta la nazione e a tutta Europa l’entità devastante del sisma, senza dubbio tra gli avvenimenti più tragici del Meridione d’Italia del secolo scorso. Il dato fu straziante: 2700 morti, paesi interi distrutti, decine di migliaia di sfollati e soprattutto il ricordo indelebile nella testa e nell’anima di un popolo intero. Ad altri, credo, spettano le valutazioni di cronaca e il ricordo episodico di quanto accadde, a noi la possibilità dell’analisi e della critica politica su un aspetto sostanziale: la ricostruzione, da intendere sia come percorso sia come risultato. Siamo consapevoli di come, di fatto, la ricostruzione post sisma dell’ 80 sia l’esempio negativo in assoluto, come d’altra parte sanno bene gli abruzzesi, terrorizzati solo dall’eventualità di poter fare la stessa fine.
Sull’argomento fondi pubblici buttati al vento (i famosi 60 milioni di milioni) ci sono stati non solo servizi giornalistici, ma intere trasmissioni, sono stati scritti libri, girati e proiettati documentari, addirittura girati film (il più famoso senza dubbio Sud di Salvadores). Un malgoverno di un fenomeno (nel senso politico compiuto) che ha colpito e interessato tutto il Paese e soprattutto acceso enormi scontri nei luoghi delle istituzioni nazionali e locali. Nonostante le cifre, l’evidenza empirica e la rilevanza degli episodi (potremmo citare officine navali a 100 km dal mare, decine di imprese sovvenzionate mai aperte, nella sostanza cemento cemento cemento) lascino pochi dubbi, la magistratura poco o niente ha avuto da indagare e da ridire. 
Di ciò d’altra parte si è già detto e si è già scritto. Quello che resta chiaro però a tutti è la conclusione di quel processo: una ricostruzione che non è stata in grado di portare sviluppo, non ha risolto ma bensì aggravato i problemi strutturali dell’Irpinia. Il capoluogo sembra essere esempio evidente di uno sviluppo casuale, di un urbanistica anarchica, del trionfo dei palazzinari, che non a caso dopo 29 anni hanno ancora fatto incetta di voti. Il resto dell’Irpinia non se lo passa bene, soprattutto la zona principalmente colpita (Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Teora, Sant’Andrea di Conza etc etc etc) con paesi devastati dal terremoto e protagonisti di una lenta e insufficiente rimodellamento urbanistico e produttivo, sono ad oggi soggetti ad un’immigrazione giovanile e lavorativa implacabile e almeno apparentemente inesorabile. 
La ricostruzione, soprattutto per l’entità economica, è stata in maniera consistente una possibilità di sviluppo completamente disattesa. Non è eccesso di cinismo, ma sereno realismo: basta fare un giro in Friuli per rendersene conto. 
Crediamo, tuttavia, che non sia stato semplicemente un problema di corruzione e malgoverno, ma proprio un’incapacità politica e di programmazione economica totale, l’aver nella sostanza prediletto il momentaneo e il contingente rispetto ai necessari interventi strutturali. Il trionfo dell’affarismo di bassa lega, la sconfitta della politica nei confronti del bieco capitale e delle sovvenzioni a pioggia, l’istinto a costruire edificare rispetto all’uso razionale delle risorse e alla predilezione per l’intorno ambientale.
Questa impressionante incapacità si è rivelata ancora nel presente soprattutto nel capoluogo, questa amministrazione in particolare è stata solo capace di riavviare e di evocare delle pseudo grandi opere che oltre a dimostrarsi estremamente difficili e dannose da realizzare non fanno altro che riproporre la vecchia e inadeguata politica della cementificazione (in campagna elettorale abbiamo più volte sottolineato la dannosità di tali opere soprattutto l’impatto ambientale delle stesse). Quella del cemento, in sostanza, sembra essere una filosofia difficile da abbandonare, e come se i nostri politicanti abbiano passato un infanzia infelice impossibilitati a giocare a lego e si stiano rifacendo dal poist terremoto ad oggi.
Le parole del Sindaco, inoltre, a proposito del Piano strutturale (dichiarazioni rilasciate ai giornali) ci lasciano alquanto perplessi: si fa riferimento ad un interporto, si richiama la necessità di un terzo casello, si invoca un ruolo centrale del capoluogo nella Provincia e nella Regione. Crediamo che questo sia ripercorrere le fallimentari strade del passato: bisognerebbe con tranquillità e modestia invece cambiare strada, percorrere quella più sicura di uno sviluppo integrato con il proprio intorno, ad esempio, cercando con forza il collegamento all’alta velocità attraverso il raddoppio della linea ferroviaria per Salerno e soprattutto rafforzare il collegamento ferroviario con Benevento. Questo per quanto riguarda l’aspetto infrastrutturale per affrontarne uno. Tuttavia sembra proprio che dopo 29 anni ancora oggi in Irpinia ed ad Avellino la ricostruzione continua. E non è una bella notizia, mentre la ricostruzione continua infinita, l’emorragia di giovani continua, le risorse stanno ormai per finire e gli avellinesi stanno lì sornione a ricordare il bagno al finestrelle e soprattutto una citta che fù a modo suo una città con anima.

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