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lunedì 19 aprile 2010

La Fiom riparte dal contratto

I metalmeccanici chiudono il congresso e si preparano alla battaglia del 2011, quando scatterà il rinnovo del contratto in regime di accordo separato. Rinaldini: posizioni diverse ma uniti contro l’intesa di un anno fa
di P.A., A.P., G.S.
foto di Attilio Cristini (immagini di di Attilio Cristini)
Si sono registrate posizioni diverse sul “merito” delle questioni di natura sindacale ma rimane forte l’unità negoziale della Fiom che determina l’unità stessa dell’organizzazione e la gestione unitaria. E’ il segretario generale uscente - ma riproposto dalla segreteria nazionale della Cgil - della Fiom, Gianni Rinaldini, a fare sintesi nel corso del suo intervento conclusivo al XXV Congresso nazionale della categoria dei metalmeccanici, dopo tre giorni di dibattito.

Speciale Congresso

Nel rapporto con la Confederazione, anche alla luce dell’intervento di ieri di Epifani, rimangono strutturali differenze sulla contrattazione e sull’idea che la Cgil abbia o meno una strategia di contrasto all’accordo separato. Ragioni per le quali per Rinaldini si è arrivati alla formulazione di due mozioni contrapposte con quest’ultimo firmatario della mozione di minoranza. Il leader della Fiom ha chiesto “un ripensamento dell’azione per capire dove andare” e chiarezza da parte della Cgil sui temi della democrazia, tema sul quale la categoria si sta mobilitando con la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare su questi temi.

Ma ovviamente al centro delle differenze rimane il modello contrattuale e la strategia di contrasto messa in campo a livello confederale.” Di fronte a un accordo sul sistema contrattuale separato - ha detto Rinaldini -, mai registrato nell’intera storia repubblicana del nostro paese, il tipo di mobilitazione non è stato all’altezza della dimensione della partita che stiamo giocando”. La previsione di Rinaldini, condivisa dalla platea, è che nel 2011, l’anno in cui scadrà il contatto dei metalmeccanici ante accordo separato, tutta la vicenda contrattuale graverà sulle spalle della vertenza dei metalmeccanici in attesa del 2013, l’anno in cui scadrà il periodo di prova della riforma contrattuale. Per questo le iniziative messe in campo dalla Fiom devono cominciare a guardare da subito a quella data non limitandosi al solo referendum sulla piattaforma per il rinnovo contrattuale ma costruendo quest’ultima insieme ai lavoratori stessi. Uno stare in campo quello della Fiom perché la partita sul modello contrattuale non entrerà nel vivo nel 2013 ma è adesso, a cominciare dal prossimo mese - così come ha annunciato il ministro del Lavoro - con lo “scardinamento dei diritti del lavoro con la presentazione dello Statuto dei Lavori”. Quindi ancora una volta “no alla logica della riduzione del danno” ma al lavoro e alla lotta perché “conflitto e democrazia non sono cose contrapposte”. Grandi applausi per un commosso Rinaldini, giunto al suo ultimo congresso come leader della Fiom.

La Fiom ha chiuso divisa il suo congresso. Nonostante vari tentativi di ricucitura e nonostante l’intervento di Epifani. Alla fine, dopo una notte concitata di riunioni, incontri, telefonate incrociate, sono stati presentati due documenti: uno della maggioranza che fa capo al segretario Gianni Rinaldini e uno presentato da Fausto Durante, capofila della minoranza epifaniana interna alla Fiom, un’area che, a partire dal congresso del 2004, è cresciuta in modo consistente (dal 18 al 27%). Su 749 aventi diritto al voto, hanno preso parte alla votazione 694 delegati. Il documento presentato da Rinaldini ha riportato 458 voti. Il documento presentato da Durante ha riportato 236 voti. Per l’elezione del Comitato centrale alla fine le due aree hanno trovato l’accordo sulla presentazione di una lista unica che si basa sugli equilibri politici che si sono determinati. Dal punto di vista confederale, rimane dunque tutto aperto il problema della mediazione rinviato al congresso nazionale della Cgil.

Il dibattito della giornata
“Mi chiedo come possiamo ricostruire l’unità sindacale senza la democrazia. Perché l’unità è un dritto delle lavoratrici e dei lavoratori, non di Cgil, Cisl e Uil”. Dal palco del congresso nazionale Fiom Cgil di Montesilvano (PS), il segretario nazionale Maurizio Landini lancia un appello ad agire subito per “riconquistare subito il contratto nazionale, senza attendere la verifica del 2013”. Secondo Landini, è la democrazia il terreno su cui bisogna ricostruire un’unità sindacale che parta dai lavoratori, i quali “devono potersi sentire cittadini anche in fabbrica”. “I diritti che oggi sono messi in discussione ha continuato il dirigente sindacale - sono diritti conquistati con la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori, anche a costo della loro vita”. Landini fa l’esempio dello Statuto dei Lavoratori, che “è stato prima conquistato nelle fabbriche, poi è diventato legge in Parlamento”.

“L’attacco ai diritti che vediamo perpetrarsi in queste settimane – ricorda il sindacalista - era già scritto nel Libro Bianco di Maroni del 2001. Il tentativo di modificare l’articolo 18 è stato bloccato grazie all’opposizione della Cgil e della Fiom”. Oggi, invece, secondo Landini, “si parla solo di ricorso alla Corte Costituzionale: noto una leggera differenza di strategia”. Il problema, quindi, non è “cosa faremo nel 2013, quando ci sarà la verifica del modello contrattuale separato”, ma cosa fa il sindacato oggi “per riconquistare il contratto nazionale. La contrattazione o è una mediazione di interessi, o non è. Oggi rischia di essere solo un’adesione alle posizioni degli altri.” Tutta la Cgil, spiega Landini, dovrebbe saper mettere al centro del dibattito un disegno industriale che guardi ad un nuovo modello di sviluppo e che sappia affrontare la questione della ridistribuzione dei redditi, “siamo davanti - dice Landini - al fatto che tutta la Cgil si dovrebbe porre il problema di pensare non semplicemente alla difesa di quello che oggi c’è, ma agire per mettere in campo un’idea diversa di cambiamento ripartendo dal basso e dal concetto di responsabilità sociale”.

Da qui, l’iniziativa di legge popolare sulla democrazia e sulla rappresentanza. “Guardando alla nostra organizzazione – afferma - giudico un elemento di responsabilità trovare una posizione unitaria sulla contrattazione, con l’obiettivo che porti un contributo alla discussione in Cgil. Giudico un errore la scelta fatta dalla Confederazione di disarticolare l’accordo separato sul modello contrattuale a livello di categoria. Mentre la Cgil avrebbe dovuto chiedere la sospensione dell’intesa, il blocco dei licenziamenti e un accordo di transizione. Altrimenti facciamo il ‘Sindacato delle Libertà’ che alla fine rischierà di mettere in dubbio la nostra natura confederale.” “Noi oggi abbiamo l’obiettivo della riconquista del contratto nazionale - conclude Landini - fino ad oggi abbiamo deciso, tutti assieme, che per noi è valido il contratto nazionale, che gli altri accordi non si firmano ed abbiamo aperto una campagna di contrattazione nazionale, mentre era in corso il dibattito congressuale di tutta la Cgil, penso che siamo nella condizione di poter confermare che c’è un’unità negoziale della Fiom, con una scelta molto precisa, che è quella di presentare la piattaforma nel 2011. Oggi è a rischio la democrazia nel Paese e nei posti di lavoro. Dobbiamo agire subito perché, per questa partita, non c’è il secondo tempo”.

Nel suo intervento, il capo della minoranza Fausto Durante ha invece affermato che la strategia assunta dalla Cgil per smontare l’accordo separato sulla riforma del modello contrattuale è chiara ed è ingeneroso - così come si è registrato in molti interventi - “sostenere che la Cgil furbescamente voglia rientrare in quell’accordo”. Durante rivendica la decisione assunta dalla Fiom di respingere “il ricatto di Confindustria e Federmeccanica e il contratto truffa per i metalmeccanici”. Punto sul quale “l’unità non sarà messa in discussione”. Ma la domanda che pone alla platea congressuale, “la domanda che sento crescere nei luoghi di lavoro”, è cosa farà adesso la Fiom. Secondo il dirigente sindacale, “i ricorsi messi in campo, la raccolta di firme sulla legge di iniziativa popolare, vanno bene ma non sono sufficienti”. Ed è il congresso per Durante a dover indicare “una chiara condotta che dobbiamo assumere sul contratto collettivo nazionale di lavoro”.

“Io considero il no della Fiom all’accordo un pezzo dell’iniziativa e della strategia decisa dalla Cgil per smontare l’accordo separato sul modello contrattuale”, ha affermato nel precisare: “Non ritengo che la Fiom abbia sbagliato così come non ritengo sbagliate le scelte delle altre categorie di rinnovare i contratti rispettando i vincoli decisi dalla Cgil per contrastare l’accordo separato”. Contratti, quelli sottoscritti dalle altre categorie, “con luci e ombre - ha rilevato Durante - come ha riconosciuto Epifani e quando alcune soluzioni non sono apparse sufficienti o adeguate, come per i chimici, la Cgil si è espressa con la chiarezza necessaria”.

Quanto al risultato raggiunto da Durante nella fase congressuale, il segretario nazionale ha lamentato il mancato tentativo di arrivare a una sintesi delle diverse posizioni anche perché, dentro la Fiom, “più di un quarto degli iscritti ha votato il primo documento e il non riconoscere, il non menzionare, il non citare questo dato della realtà, e non farlo fin dall’avvio, rappresenta una volontà chiara - ha concluso -: non pervenire a una sintesi tra noi”. 

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giovedì 15 aprile 2010

Al via il congresso FIOM - Rinaldini: Siamo a rischio

L’assise delle tute blu si apre con gli applausi a Emergency e i fischi a Fim e Uilm. Rinaldini: è in discussione l’esistenza stessa del sindacato, nato “contro la pura logica di mercato, per affermare vincoli sociali alla competitività”

di Paolo Andruccioli e Giorgio Saccoia
MONTESILVANO (Pescara). “Quando si invitano degli ospiti siamo abituati a discutere con loro. La democrazia va praticata per tutti. Noi della Fiom continuiamo a esprimere il nostro sostegno alle popolazioni dell’Aquila, continueremo a operare al loro fianco. Inoltre siamo con Emergency e Gino Strada, tesserato onorario. Siamo con Emergency, non con Karzai. Questo è un congresso straordinario”. Così Gianni Rinaldini, rispondendo ai fischi dei delegati che erano stati appena indirizzati ai rappresentanti di Fim e Uilm, ospiti a Montesilvano, ha aperto il XXV congresso nazionale della Fiom. Un congresso straordinario per il momento in cui si svolge e per la situazione politica che viviamo.

Il segretario della Fiom è partito da lontano: dalla solidarietà e l’uguaglianza alla base della storia del sindacato. Valori che vengono messi in discussione dalla logica del mercato e della crisi, che mette in discussione perfino l’esistenza stessa del sindacato, che è nato “contro la pura logica di mercato, per affermare vincoli sociali alla competitività”. Ovvero contro quelle logiche di mercato che generano le grandi disuguaglianze sociali che sono sotto gli occhi di tutti.

Una crisi “sistemica” assolutamente non riconducibile alla sola bolla finanziaria ma che implica l’intero coinvolgimento di “un modello di sviluppo e di consumi che ha assunto il mercato, la competitività e la libera circolazione di capitali come valori fondamentali a cui subordinare tutti gli aspetti della vita umana” e che soprattutto ha generato vere e proprie “sciocchezze” fino a considerare il conflitto sociale “eversivo” e l’antagonismo una “bestemmia”. Questa l’analisi della crisi economica che ha investito il mondo, e i suoi ‘nefasti’ effetti, nelle parole di Rinaldini.

Secondo il leader delle tute blu della Cgil, il passaggio che ci attende non sarà semplice ma con fasi di instabilità. Eppure “tutto ciò non ha aperto alcun reale ripensamento, anche nella sinistra, del grande scempio che la deregolazione ha portato nel mondo del lavoro, come se le tutele, i diritti nel lavoro, fossero una utopia nel Novecento e l’intervento pubblico, dopo l’ubriacatura delle privatizzazioni, è considerato alla stregua di un ritorno al passato”.

Duro in questo passaggio il numero uno della Fiom: “Quante sciocchezze sono state dette - ha sottolineato Rinaldini - quale devastazione culturale è stata profusa a piene mani fino ad arrivare a considerare il conflitto sociale un fatto eversivo, l’antagonismo come una sorta di bestemmia perché l’era moderna è fondata sulla collaborazione o sulla complicità”. Il tutto prodotto in un contesto politico, finanziario e industriale dove il punto di vista del lavoro “è praticamente inesistente”.

Riunificare il lavoro, superando la legge Biagi, senza negare la flessibilità ma avendo ben presente che “non vi è alcuna ragione richiesta dal rapporto impresa e mercato che non si possa risolvere individuando due sole tipologie di rapporto di lavoro, oltre quello indeterminato, ovvero apprendistato e contratto a tempo indeterminato”. Rinaldini affronta quello che definisce il “futuro della contrattazione” nel chiedere al sindacato di essere protagonista: “Portatore - dice - di una proposta e di una pratica rivendicativa per il superamento della precarietà”. Una necessità, quella indicata da Rinaldini - oltre l'estensione a tutta la platea del lavoro subordinato dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori - per dare una prospettiva al sindacato stesso per la ricostruzione di una rappresentanza sociale del lavoro. Ma soprattutto è per Rinaldini una necessità che non può limitarsi a “emendare o respingere le proposte di questa o quella forza politica”. E’ il sindacato stesso, invece, a dover 'orientare' il dibattito avanzando proposte che puntino al superamento della precarietà.

Rinaldini è uno dei tre firmatari del documento di minoranza nella Cgil (che ha ottenuto il 17% dei consensi). Ma mentre i segretari dei bancari e della funzione pubblica hanno perso i loro congressi, Rinaldini (pur in minoranza nella Cgil) ha vinto il congresso della Fiom che si è schierato a maggioranza con lui e quindi contro il documento alternativo a Epifani. Il congresso si concluderà quindi con la riconferma di Rinaldini alla guida del sindacato dei metalmeccanici. In ogni caso, il segretario rimarrà alla guida della Fiom per poco tempo, essendo in scadenza il suo mandato (come è noto non si possono superare gli otto anni).

La mozione Epifani dentro la Fiom ha raccolto comunque un consenso importante. Il leader di questa area, Fausto Durante, afferma che, rispetto al precedente congresso del 2004, l'area di minoranza interna alla Fiom è cresciuta dal 18% al 27%. L’intervento del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, è previsto per la mattinata di giovedì 15.

Per quanto riguarda i futuri assetti del sindacato dei metalmeccanici, nel totocariche si parla di Maurizio Landini come possibile successore di Rinaldini, che potrebbe essere candidato a entrare nella segreteria confederale della Cgil. Nella Fiom Landini è considerato l’erede naturale del segretario viste anche le molte affinità che lo legano a Rinaldini. Sono entrambi di Reggio Emilia, entrambi hanno una provenienza operaia, ma la cosa più importante è che Rinaldini, dopo averlo chiamato a Roma, ha assegnato nel tempo a Landini compiti di crescente responsabilità.

Il congresso della Fiom sarà caratterizzato dalla discussione su temi centrali per l’industria italiana. Al centro delle vertenze pesa come è ovvio la Fiat e le sue scelte, a partire dagli stabilimenti più a rischio in Italia. Ma moltissime sono le vertenze metalmeccaniche che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. Centrale nel dibattito politico della Fiom il tema della democrazia e del ruolo del sindacato nella società contemporanea. La Fiom non ha firmato infatti l’ultimo contratto che ha visto ripetersi la scena degli accordi separati. La Fiom, all’interno della Cgil, pone con forza il tema della rappresentanza e rappresentatività e il tema della democrazia nella partecipazione dei lavoratori al voto sugli accordi che li riguardano. Lo slogan del congresso: “Una repubblica democratica fondata sul lavoro”.

La Fiom ha chiuso il tesseramento 2009 con 363.559 iscritti, 4.706 più del 2008, segnando una inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni e tornando ai livelli del 2004. Di questi, circa 55.000 hanno preso per la prima volta la tessera della Fiom, con una crescita dei nuovi iscritti che sempre più sono necessari per mantenere positivo il dato del tesseramento, a fronte delle uscite dal lavoro. Le donne sono circa il 19%, i migranti circa il 10%, ma sono concentrati nelle regioni del Nord, con punte fra il 18 e il 20% in province della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia-Romagna e delle Marche; gli operai sono più rappresentati degli impiegati rispetto alla composizione effettiva della categoria.

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giovedì 28 gennaio 2010

Lo schiaffo della Fiat


La Fiat si ferma per due settimane, l'ultima di febbraio e la prima di marzo. Tutti gli stabilimenti, Mirafiori, Melfi, Cassino, Pomigliano, Termini Imerese e Sevel, saranno chiusi, 30 mila persone resteranno a casa e non si produrrà nemmeno un bullone. Una decisione quasi senza precedenti che apre scenari apocalittici sulla crisi e sul futuro dell'auto italiana. E anche una mossa strategica dell'ad Sergio Marchionne, pronto a bussare alla porta dello stato per raccogliere nuovi incentivi, mentre chiude stabilimenti e riduce il personale al Nord, ma soprattutto al Sud.
Per la casa Torinese, infatti, lo stop agli incentivi ha causato un brusco calo di vendite che «a gennaio si stanno drasticamente ridimensionando ad un livello ancora più basso di quello registrato a gennaio dell'anno scorso». Due giorni fa Fiat ha annunciato la distribuzione degli utili agli azionisti (237 milioni di euro di dividendo) e venerdì, a Roma, è previsto l'incontro al ministero dello sviluppo con i sindacati. Duro è il commento di Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom: «Fiat da un lato licenzia dall'altro distribuisce utili, e alla vigilia dell'incontro di venerdì utilizza un'operazione di blocco della produzione come strumento di pressione verso il governo e di risparmio per quanto riguarda la liquidità finanziaria del gruppo. È uno schiaffo in faccia alle condizioni di chi lavora».
E ieri nel sud è stata un'altra giornata di tensioni con gli operai di Pomigliano che hanno minacciato di darsi fuoco e quelli di Termini Imerese a bloccare i cancelli e la produzione. Non si danno tregua le tute blu della Fiat che da settimane protestano per non perdere il posto di lavoro. Storie diverse, ma un unico filo che li lega alle strategie del Lingotto e che li spinge a non mollare.
Nella cittadina vesuviana è stata un'altra giornata di barricate. Da oltre un mese infatti 38 lavoratori presidiano la sala consiliare per protestare contro il mancato rinnovo del contratto scaduto il 31 dicembre. Esausti e con poche speranza in mattinata un gruppo è salito sul tetto del comune, minacciando di darsi fuoco se la Fiat non accoglierà le richieste di reintegro. Hanno acceso un piccolo falò e portato con sè taniche di benzina, ma anche coperte e gazebo, ventilando la possibilità di spostare il presidio sul terrazzo del municipio nonostante le temperature invernali. «Siamo pronti a tutto pur di assicurarci un futuro occupazionale che ci consenta di mandare avanti le nostre famiglie», - ha spiegato un ex-dipendente Alfa mentre la sua voce veniva coperta dal rumore delle campane della chiesa di Pomigliano, suonate con dei bastoni da altri operai. Rabbia, ma anche sconforto perché la situazione è da tempo allo stallo e loro ormai sono disposti a qualsiasi soluzione: «A trasferirci in un altro stabilimento o ad aspettare il riavvio della produzione qui - hanno detto - ma quello che ci serve è la disponibilità da parte del Lingotto a tenerci in organico». Alla mobilitazione si sono uniti anche altri 55 operai precari che vedranno scadere il contratto il prossimo 31 marzo, tutti insieme hanno occupato l'ufficio del sindaco Mario Della Ratta, da sempre solidale con la battaglia dei suoi concittadini, e poi sfilato in corteo per le vie della cittadina. Eloquente lo striscione improvvisato, «Padri senza lavoro, figli senza futuro», e gli slogan urlati a gran voce, «La gente come noi non molla mai».
Nel frattempo in Sicilia anche i compagni di Termini Imerese si sono fatti sentire contro l'ipotesi di chiudere lo stabilimento per il 2012. I lavoratori hanno sbarrato l'ingresso ai tir che trasportano i componenti di assemblaggio per la lancia Ypsilon. Al sit in si sono aggiunti anche le famiglie degli operai e i cittadini accorsi in solidarietà con la vertenza. L'idea è di bloccare le linee almeno fino all'incontro con al ministero. «Penso - dice Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil - che dovremmo fermare la Fiat, almeno sino a quella data. Ma so che non tutti la pensano come me».

domenica 17 gennaio 2010

Un'ipotesi di accordo sblocca la vertenza Scm



Buone notizie per i dipendenti dell'azienda di Rimini che produce macchine per legno. Al Ministero del Lavoro sindacati e proprietà convergono sull'utilizzo della cassa integrazione straordinaria per 24 mesi. Soddisfatta la Fiom regionale
RIMINI, 14 GEN. 2010 - “Dopo l’imponente risposta di mobilitazione e di lotta che i lavoratori degli stabilimenti di Rimini hanno messo in campo nei giorni scorsi contro l’accordo separato, ieri al Ministero del Lavoro è stata raggiunta una ipotesi di accordo sulla cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione in SCM Group". Comincia così la dichiarazione di Gianni Scaltriti, segretario generale Fiom-Cgil dell'Emilia-Romagna e membro del Coordinamento del gruppo riminese, che arriva all'indomani della svolta che apre uno spiraglio sulla delicata vertenza tra i sindacati confederali e i vertici dell'aienda produttrice di macchine per il legno.

La delegazione Fiom ha valutato positivamente questa ipotesi di accordo,
"perché coerente con il mandato che le assemblee dei lavoratori di tutti gli stabilimenti avevano dato al Coordinamento sindacale di Gruppo fin dal settembre scorso". Nei contenuti dell’accordo si prevede infatti l’utilizzo della CIGS per riorganizzazione per 24 mesi e vengono fissati i criteri per l’individuazione dei lavoratori da sospendere e le modalità di utilizzo della cassa.

Scaltriti apprezza soprattutto il "rispetto importante delle esigenze personali
(volontarietà) in riferimento all’utilizzo della CIGS senza rotazione per massimo 350 addetti, della rotazione mensile per altri 360 e per la riduzione d’orario (16 ore) per tutti i restanti lavoratori" e l'introduzione di "obblighi di informazione preventiva a fronte di cambiamenti dei programmi aziendali". Ma le forme di confronto periodico previste dall'accordo rigurdano anche lo sviluppo del piano industriale, il consolidamento di tutti i siti produttivi e i processi di riqualificazione professionale, "con particolare riferimento all’andamento occupazionale, e misure di sostegno al reddito (110 euro mensili a coloro che non ruotano) aggiuntive al trattamento di CIGS".

"E’ stato battuto chi ha puntato sulla divisione tra Territori e sull’isolamento della Fiom",
osserva il sgretario Scaltriti. "Naturalmente è stato decisivo - dice - il ruolo svolto dalle Fiom Territoriali, dai delegati, dalle lavoratrici e dai lavoratori del Gruppo: la loro tenuta anche nei momenti meno semplici di fronte al tentativo sempre presente, fin dall’aprile dell’anno scorso, di separare i cassintegrati dagli altri lavoratori".

Importante è stato anche il ruolo svolto dagli Enti Locali.
In tal quadro, sempre secondo Scaltriti, "la Regione Veneto si è distinta per un intervento tardivo, che ha finito per puntare alla separazione tra i vari siti. Le istituzioni emiliano-romagnole e marchigiane, invece, hanno avuto un atteggiamento diverso".

"In particolare la Regione Emilia-Romagna - sottolinea il segretario - ha seguito fin da subito la vicenda svolgendo un ruolo attivo e positivo sia in sede ministeriale che in sede regionale. Fino all’ultimo, quando qualche giorno fa, non ha accettato di vedere svuotato e privato di ogni significato l’incontro da lei promosso tra le parti, annullandolo. Proprio per questo, la Fiom ritiene che dopo la consultazione, in occasione della firma definitiva dell’Accordo al Ministero del Lavoro, la Regione Emilia-Romagna debba essere presente a pieno titolo al tavolo". Perchè, come ricorda Scaltriti in conclusione, "se l’accordo sarà approvato non sarà tutto finito, ma si aprirà una fase altrettanto importante per i lavoratori, che è quella della sua attuazione"

mercoledì 9 dicembre 2009

Sul contratto separato, la Fiom «diffida» le imprese



«Comportamento antisindacale» per chi lo applica. Parte la raccolta firme per la legge sulla democrazia

Undicimila lettere di diffida - tante quante sono all'incirca le imprese associate a Federmeccanica - stanno per partire dalle sedi territoriali della Fiom. Un fatto inedito nella storia sindacale italiana, che dice della profondità della frattura segnata dal contratto separato firmato da Fim, Uilm e Federmeccanica.
Per i metalmeccanici della Cgil resta in vigore, fino alla sua scadenza naturale nel 2011, il contratto siglato a gennaio 2008, e validato con referendum dai lavoratori. Contratto che Fim, Uilm e imprese hanno deciso di disdettare, tenendo fuori l'organizzazione maggiormente rappresentativa. Di qui la diffida ad applicare «un recente testo contrattuale sottoscritto solo da Fim, Uilm Federmeccanica e Assistal e disinvoltamente presentato come il nuovo contratto» e, in caso contrario, l'avviso di citazione in giudizio per comportamento antisindacale (articolo 28 dello statuto dei lavoratori). «Non rispetteremo le regole di quell'accordo, il contratto valido per noi è quello firmato, che vale fino al 2011», spiega il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini. Quanto al biennio economico (2010-2011), aggiunge Rinaldini, «consideriamo la vertenza ancora aperta e pertanto gli aumenti che nel frattempo verranno corrisposti li consideriamo un'erogazione unilaterale». I segnali che arrivano dalle imprese, come è facile immaginare, sono chiari: all'Ilva di Taranto per esempio, dice Giorgio Cremaschi (Fiom), l'azienda ha già fatto sapere di non avere alcuna intenzione di aumentare la parte fissa del salario aziendale (il premio di produzione, per dirne uno) proprio alla luce del nuovo contratto.
Sempre da gennaio partirà anche la raccolta firme per fare arrivare in parlamento la proposta di legge per la democrazia sindacale. Che non è questione che riguarda solo i lavoratori, spiega Rinaldini, piuttosto un tassello di quell'involuzione democratica che tutti ci riguarda. La proposta, illustrata ieri da Maurizio Landini, della segreteria Fiom, verte su tre punti sostanziali. Il diritto di tutte le lavoratrici e lavoratori a eleggere le proprie rsu (rappresentanze sindacali) a prescindere dalla dimensione d'impresa (oggi invece è consentito solo nelle imprese sopra i 15 dipendenti), con voto segreto e senza quote garantite; un sistema di certificazione della rappresentatività (in base al mix tra voti e numero di iscritti); infine, il diritto dei lavoratori di votare, tramite referendum, qualsivoglia accordo firmato dalle organizzazioni sindacali (anche da una minoranza di esse, che abbia però una rappresentanza pari almeno al 40%).
Quanto alla crisi, «la situazione sta precipitando», dice Rinaldini «e le tensioni, in assenza di una politica industriale di reale sostegno al reddito sono destinate ad aumentare».

venerdì 13 novembre 2009

Vittoria della Fiom a alla Fiat di Termini Imerese



FIOM-CGIL SICILIA

COMUNICATO

DETTAGLIO RISULTATI ELEZIONI RSU ALLA FIAT DI TERMINI IMERESE

Palermo 12 novembre 2009 - Alla Fiat di Termini Imerese all'elezioni per eleggere gli RSU, nel collegio operai, hanno votato 1243 aventi diritto.

DISTRIBUZIONE DEI VOTI DEL COLLEGIO OPERAI:

La FIOM prende 573 voti, pari al 46,09% del totale, ovvero l' 11,74% in piu' rispetto al 2006;
La FIM prende 351 voti, pari al 28,23% del totale, ovvero l' 1,96% in meno rispetto al 2006;
La UILM prende 270 voti, pari al 21,72% del totale, ovvero il  6,5% in meno rispetto al 2006;
L' UGL prende 16 voti, pari al 1,28% del totale, ovvero lo 0,76% in meno rispetto al 2006;
La FISMEC  prende 33 voti, pari al 2,65% del totale, ovvero il 2,45% in meno rispetto al 2006.

ATTRIBUZIONE DEI SEGGI:

La FIOM da 6 seggi del 2006, passa a 7 seggi, + 1  rispetto al 2006
La FIM DA 5 seggi del 2006, passa a 4 seggi,  -1 rispetto al 2006
La UILM da 3 seggi del 2006, passa a 4 seggi, + 1 rispetto al 2006
Dei 14 RSU del collegio operai, la meta dei delegati e' stato conquistato dalla FIOM.




COLLEGIO IMPIEGATI:

I 132 votanti del collegio impiegati, hanno votato come segue:

La FIOM prende 56 voti, pari al 42,42% del totale, ovvero + 30,32% rispetto il 2006;
La FIM prende 76 voti, pari al 57,77% del totale a cui viene attribuito il seggio.



Nel collegio montaggio la FIOM su 603 votanti prende 302 voti pari al 50,8%

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