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domenica 23 maggio 2010
sabato 22 maggio 2010
venerdì 30 aprile 2010
Acqua bene comune senza se e senza ma e l'intervento di Alex Zanotelli
Il forum italiano dei movimenti per l’acqua della Provincia di Frosinone a coronamento dell’eccellente risultato ottenuto il 25 aprile, primo giorno di raccolta firme per i tre referendum sull’acqua pubblica, (oltre 3000 persone hanno firmato) e per rafforzare maggiormente l’appello a firmare, ha invitato a Frosinone Padre Alex Zanotelli . Il Padre comboniano, che si è speso e si spende per la difesa dei beni comuni dalla mercificazione neoliberista e opera sempre affianco dei più poveri e degli esclusi, è intervenuto in modo impeccabile con argomentazioni forti e chiare senza se e senza ma. I video che di seguito pubblichiamo non hanno bisogno di ulteriori commenti. Ciò che invece abbiamo trovato stridente con l’intervento di Zanotelli e con le finalità generali dei referendum, è stata la cornice legata all’evento. A parte la proiezione di slide con le spiegazioni esaustive del presidente del forum sull’enorme entità dei profitti che le multinazionali realizzano con la mercificazione dell’acqua, e le puntuali informazioni di Severo Lutrario sull’andamento della prima giornata di raccolta firme, gli interventi del consigliere Pdl Dott. CarloGagliardi e del sindaco di Torrice D.ssa Alessia Savo, ci sono parsi fuori luogo. Precisiamo che nel merito quanto affermato dai due amministratori, era assolutamente condivisibile, scontato per certi versi, in linea con i temi del convegno. Ma la loro provenienza e storia politica ci lascia dubitare sul loro reale obbiettivo. Il Dott. Carlo Gagliardi dopo una militanza nell’Udc è inscritto ad un partito dove il “pubblico” non è previsto. Nel Pdl è tutta proprietà privata di un unico PADRONE, tale Berlusconi Silvio. Come è apparso chiaro negli ultimi giorni non è ammesso neanche il dissenso, o meglio tutte le opinioni sono legittime solo se piacciono al PADRONE. E’ dura per un Piddiellino pensare solo minimamente ad un qualcosa che debba appartenere a tutti, manca completamente la predisposizione culturale alla leggittimazione del valore “bene comune”. La d.ssa Savo invece , dopo aver iniziato la sua carriera politica nel Pdl oggi milita nei quadri dell’Udc. Anche in questo percorso è difficile individuare la difesa dei beni comuni come punto forte e imprescindibile di un eventuale programma politico . Nella fattispecie, poi, il leader dell’Udc Pieferdinando Casini è genero di quel Caltagirone azionista Suez che controlla ACEA quindi non propriamente a favore della publicizzazione dell’acqua . Non vorremmo istruire processi alle intenzioni ma proiettiamoci nel futuro. Qualora si dovesse andare a votare, cosa che auspichiamo e riteniamo fortemente probabile, qualora Pdl e Udc dessero indicazioni di voto contrarie all’acqua pubblica, cosa altrettanto probabile, siamo sicuri che Gagliardi e Savo contravverranno alle direttive dei loro dirigenti e si impegneranno a sostenere i referendum? Padre Zanotelli giustamente afferma che l’acqua non ha colore politico, ma neanche le multinazionali che ci vogliono lucrare sopra hanno colore politico, tanto che si sono impegnate a finanziare le campagne elettorali sia del centro sinistra che del, centrodestra. Per farla breve i due amministratori avranno il coraggio di impegnarsi come stanno facendo ora anche nella fase successiva, quella della votazione, sapendo di mettersi contro il proprio partito?
Saranno capaci di rimanere irremovibili anche di fronte ad un’eventuale minaccia di espulsione determinata dal loro comportmento? Probabilmente avranno questo coraggio, ma per essere credibili dovranno esternarlo pubblicamente. Mettere per iscritto che appoggeranno i 3 quesiti referendari per la pubblicizzazione dell’acqua anche se in aperto contrasto con i loro partiti. In mancanza di una tale presa di posizione a nostro giudizio il loro contributo sarà sempre sospetto. Siamo stanchi di essere accusati di essere attaccati all’ideologia. La difesa dei beni comuni è senza ombra di dubbio una delle principali declinazioni dell’ideologia anticapitalista nella vita reale. Difesa dei beni comuni, solidarietà e stato sociale, dignità del lavoro, redistribuzione del reddito sono elementi che si rifanno tutti ad UN’IDEOLOGIA o, per dirla in altri termini, ad un modo di
concepire una società non governata dal mercato . Battersi esclusivamente per un di questi elementi decontestualizzandolo dagli altri è poco credibile. Il forum italiano dei movimenti per l’acqua ha giustamente respinto l’offerta di collaborazione da parte dei fascisti di Forza Nuova e lo ha fatto proprio sulla base di un discorso ideologico affermando che “In merito al comunicato di adesione al Comitato Promotore del referendum per l’acqua pubblica, pervenuto da Forza Nuova, iI suddetto Comitato Promotore intende ribadire che la lotta per l´acqua come bene comune e diritto umano universale è parte di una concezione del mondo e della società che, pur nella diversità delle esperienze che la promuovono, nasce da valori comuni che fanno dell´antifascismo, dell´antirazzismo e della solidarietà fra i popoli e le persone il proprio elemento costituente. Non è pertanto possibile né auspicabile alcuna collaborazione con chi ha una storia politica che si distanzia in modo radicale dai suddetti principi, condivisi da tutte le realtà che compongono”.
Domande: una cultura che difende l’accumulazione e il profitto è compatibile con i principi propri dei quesiti referendari? Inoltre Forza Nuova alle ultime elezioni non ha forse appoggiato quel Pdl a cui Gagliardi è inscritto?
da AUT Frosinone
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martedì 27 aprile 2010
domenica 18 aprile 2010
Forlì, acqua pubblica. Scissione in vista: entra Forza Nuova, esce Rifondazione
Lo sostiene Fabrizio Ruscelli, segretario di Rifondazione Comunista di Forlì: "Nel secondo incontro, convocato dal "Popolo Viola", per la costituzione del Comitato per l'acqua pubblica di Forlì-Cesena è emerso che tra le forze politiche che intendono aderirvi vi è anche Forza Nuova, movimento politico fascista che da sempre assume e promuove comportamenti antisemiti e razzisti. Le loro proposte sono e saranno sempre agli antipodi rispetto ai nostri principi. Nel corso della discussione, dopo aver sottolineato che a fianco del Comitato Promotore Nazionale e fra i componenti il Comitato di sostegno è a pieno titolo iscritta la Federazione della Sinistra e non Forza Nuova".
Per questo la federazione dei comunisti ritiene "irricevibile" la partecipazione di Forza Nuova nel comitato. "Purtroppo una parte dei presenti ben capeggiata da Destinazione Forlì nell'impeto di voler affermare che la politica o è "nuova" o è cattiva politica ha dimostrato di non voler o di non sapere fare distinzioni. A questa scelta noi ci siamo opposti fermamente e continueremo ad opporci e, sebbene sia una scelta sofferta, noi e altre associazioni presenti abbiamo deciso di non far più parte di questo costituendo comitato qualora si intenda proseguire in questa direzione", attacca Ruscelli.
Che sollecita anche interventi pubblici di Arci (componente nazionale del comitato promotore) e della Cgil, che sostengono la raccolta delle firme sia a livello locale che nazionale. "Il PRC prima, e ora la Federazione della Sinistra, in ogni caso ribadiscono che sono da sempre in prima linea nella lotta a favore dell'acqua pubblica in quanto bene inalienabile dell'uomo ed anche in questa occasione sosterranno lo sforzo referendario", conclude Ruscelli.
lunedì 12 aprile 2010
Oggi si vota in Ungheria: la destra strafavorita
Si svolgono oggi in Ungheria le elezioni politiche generali che, quasi sicuramente, consegneranno il paese alle destre e relegheranno, dopo otto anni, il Partito socialista, diretto erede del vecchio partito unico comunista, all’opposizione. Molto probabilmente i socialisti verranno umiliati nell’anonimato delle urne. Troppa corruzione, gestione allegra della finanza, conti truccati hanno portato in otto anni di governo della sinistra gli ungheresi all’esasperazione.
I gabinetti Medgyessy e Gyurcsany, specialmente quest’ultimo che si era presentato ai magiari come l’uomo nuovo della sinistra nata dalle ceneri del comunismo, hanno ridotto il paese alla bancarotta da cui è stato salvato solamente grazie all’intervento del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione europea. Dopo un anno di governo tecnico condotto da Gordon Bajnai la situazione è un po’ migliorata: i conti pubblici sono stati in gran parte risanati, il deficit è tornato a livelli accettabili sotto il 4% ed il fiorino, la moneta nazionale, si è apprezzato del 15% del suo valore sull’Euro dopo più di un anno di caduta libera. Molte attività economiche però hanno chiuso e tantissimi magiari si sono trovati, da un giorno all’altro, disoccupati. Quasi tutti avevano un mutuo da onorare pagando le rate in Euro giacché negli anni spensierati che hanno fatto seguito alla caduta del comunismo, quando il prodotto interno lordo aumentava annualmente con percentuali pari a quelle del “boom” economico italiano del dopoguerra, tutti pensavano che l’Eldorado non dovesse cessare mai. Così non è stato ed oggi gli ungheresi sono oberati di debiti e la nazione si è chiusa in se stessa. Sono aumentati in maniera esponenziale i suicidi ed è aumentata la voglia di autarchia, di far da soli rifiutando l’Unione europea, considerata a torto come una delle principali cause dell’attuale crisi.
Oggi, dunque, gli ungheresi torneranno ad accordare la propria fiducia ai conservatori di Viktor Orban cui consegneranno il premierato. A causa pure della scomparsa dei liberali, protagonisti del passaggio morbido dalla dittatura comunista alla democrazia nel 1989, che con i socialisti di Gyurcsany hanno condiviso le fallimentari politiche del recente governo, i conservatori dovrebbero conseguire un successo di larga portata che però non garantirebbe loro la maggioranza assoluta dei seggi al Parlamento di Budapest. Giocoforza, per governare Orban dovrà allearsi con l’estrema destra nazionalista di Jobbik, accreditata attorno al 15%. E’ questo un movimento molto diverso dalle altre estreme europee anche se, a prima vista, lo si potrebbe ritenere di stampo neo- fascista o nazistoide. Infatti propugna alcuni temi condivisi con i movimenti nazisti d’Europa quali la caccia agli zingari o l’anti- semitismo ma in realtà in Jobbik, la cui ala militarista denominata Guardia Ungherese è stata sciolta d’autorità l’anno scorso perché autrice di gravi violenze di natura razzista, convivono altre anime, che sono maggioritarie, quali quelle che propugnano un ritorno ad un passato, quello dell’Ungheria asburgica, oggi improponibile.
L’idea della “ingiusta” pace del Trianon nel 1920 che ha sacrificato in così estese dimensioni l’Ungheria si è fatta strada negli ultimi tempi tra un popolo frustrato ed impoverito dalla gravissima crisi economica: ecco dunque che Jobbik ha esteso il proprio campo d’azione propagandistico alla vicina Transilvania, specialmente nella parte centrale di questa a Nord di Brașov nel cosiddetto Szekely. Qui gli abitanti sono in maggioranza di origine magiara o sassone ma dall’indomani della prima guerra mondiale queste terre appartengono alla Romania. I movimenti autonomisti “siculi”, cioè dei Szekely, molto vicini a Jobbik, avanzano rivendicazioni forti chiedendo a Bucarest un pacchetto d’autonomia pari a quello concesso dall’Italia all’Alto Adige. I romeni della zona si dicono localmente discriminati e chiedono protezione al governo nazionale. Le stesse scaramucce transilvaniche sono già esplose in maniera anche più violenta nelle terre di confine in Slovacchia. Il revanscismo ungherese, prodotto dall’impoverimento della nazione sotto i governi a guida socialista, inizia a preoccupare le nazioni dell’Europa centrale oggi accomunate dalla stessa appartenenza all’Unione europea.
CUNEO/ Sabato 17 attivo provinciale di Rifondazione comunista-Federazione della sinistra per il referendum sull’acqua pubblica
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. “Terminata la fase elettorale, il risultato preoccupante con l’evidente stabilizzazione a destra dell’opinione pubblica, ci sollecita a riprendere un’attività politica che modifichi l’immaginario collettivo e i rapporti tra le persone. Si sta avviando la campagna referendaria con al centro la difesa dei beni comuni, del lavoro e dell’ambiente. Il Partito della Rifondazione comunista da sempre si batte a favore dell’acqua come bene comune e contro ogni tentativo di privatizzazione. All’interno della Federazione della Sinistra, è parte diretta nel sostegno alla campagna referendaria e nella raccolta delle firme necessarie ad affermare i referendum e per il raggiungimento del quorum referendario. La raccolta firme non è cosa semplice, richiede autenticatori riconosciuti, materiale informativo, presenze ai banchetti, validazione delle firme presso i Comuni di provenienza dei firmatari e tanto altro. È pertanto fondamentale stabilire i contatti con i Comitati locali (laddove esistono) e creare un coordinamento considerando che la campagna di raccolta inizierà il 24 aprile prossimo. Tutti gli interessati sono caldamenti invitati a partecipare a questo attivo provinciale convocato per sabato 17 aprile alle 15 presso la Federazione Provinciale di Cuneo via Saluzzo 28.” Fabio Panero – segretario provinciale Rifondazione comunista
domenica 11 aprile 2010
Aprilia, verso la ripublicizzazione dell'acqua
Da: Comitato Acqua Aprilia
E' stata convocata per giovedì 15 aprile la Commissione congiunta Aff.Generali, Urbanistica, Lav.Pubblici del Comune di Aprilia per riprendere la gestione degli impianti idrici con il seguente ordine del giorno:
1) Esame proposta di delibera C.C. relativa all’appello proposto da Giarruzzo ed altri per la riforma della sentenza n. 1774/2008 pronunciata dal Tribunale di Latina, avente ad oggetto: “Azione sostitutiva ai sensi dell’art. 20 Statuto comunale”;
(che è un ricorso fatto dal comitato difesa acqua pubblica per far dichiarare nullo l'atto costituivo di acqualatina, e per il quale abbiamo denunciato l'ex sindaco Santangelo per omissioni d'atti d'ufficio in quanto non nominò i legali pee agire in giudizio)
2) Esame proposta di deliberazione C.C. relativa all’esecuzione della sentenza C.d.S. n. 5501/09 del 26.06.2009 e azioni conseguenti per riconsegna impianto idrico comunale da parte di Acqualatina S.p.a.;
3) Varie ed eventuali.
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3214
Quindi bisogna ancora aspettare giovedì e poi il consiglio comunale per iniziare il percorso verso la ripubblicizzazione, comunque è un bel passo avanti che stavamo aspettando da dicembre ed è l'inizio del percorso che porterà alla ripubblicizzazione del servizio idrico.
Per altre info
Fonte: Il Messaggero
Tre commissioni per uscire da Acqualatina
di Giorgio Nardinocchi
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3213
Fonte: Latina Oggi
Diffida ad Acqualatina
di Giuseppe Zaccone
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3212
1) Esame proposta di delibera C.C. relativa all’appello proposto da Giarruzzo ed altri per la riforma della sentenza n. 1774/2008 pronunciata dal Tribunale di Latina, avente ad oggetto: “Azione sostitutiva ai sensi dell’art. 20 Statuto comunale”;
(che è un ricorso fatto dal comitato difesa acqua pubblica per far dichiarare nullo l'atto costituivo di acqualatina, e per il quale abbiamo denunciato l'ex sindaco Santangelo per omissioni d'atti d'ufficio in quanto non nominò i legali pee agire in giudizio)
2) Esame proposta di deliberazione C.C. relativa all’esecuzione della sentenza C.d.S. n. 5501/09 del 26.06.2009 e azioni conseguenti per riconsegna impianto idrico comunale da parte di Acqualatina S.p.a.;
3) Varie ed eventuali.
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3214
Quindi bisogna ancora aspettare giovedì e poi il consiglio comunale per iniziare il percorso verso la ripubblicizzazione, comunque è un bel passo avanti che stavamo aspettando da dicembre ed è l'inizio del percorso che porterà alla ripubblicizzazione del servizio idrico.
Per altre info
Fonte: Il Messaggero
Tre commissioni per uscire da Acqualatina
di Giorgio Nardinocchi
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3213
Fonte: Latina Oggi
Diffida ad Acqualatina
di Giuseppe Zaccone
http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=3212
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venerdì 9 aprile 2010
Acqua, Di Pietro va per la sua strada
Alla fine Antonio Di Pietro risponde al comitato promotore dei referendum per l'acqua pubblica, ma l'esito non è quello sperato. Se infatti le varie associazioni che compongono il Forum chiedevano all'Idv di convergere su un'unica piattaforma referendaria, Di Pietro risponde essenzialmente ponendo tre questioni: la prima è che l'incontro che il comitato richiede da tempo «è già avvenuto non molto tempo addietro proprio nella sede IDV, ed in quella occasione siete stati proprio voi - puntualizza Di Pietro - ad aver insistito nel non volere la presenza del partito Idv tra i firmatari in Cassazione del Comitato Promotore (tanto è vero che poi, al deposito dei vostri quesiti, non ci avete inserito tra i proponenti ed i firmatari); la seconda è che, sempre secondo il leader dell'Idv «il quesito referendario da noi proposto differisce su punti essenziali rispetto al vostro quesito» e quindi «saranno poi i cittadini a valutare la bontà dell’una o dell’altra proposta o, come ci auguriamo, di entrambi»; infine, il terzo problema è che «il vostro quesito, essendo esso ampiamente abrogativo di plurime disposizioni di legge, corre il concreto rischio di essere dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale per sopravvenuto vuoto legislativo». Una lettera, insomma, che è difficile definire di apertura verso le richieste del comitato. Il Forum infatti non tarda a replicare al leader dell'Idv: «Dobbiamo rilevare che non è una buona premessa di dialogo quella di rispondere ad una richiesta di incontro dicendo che ci siamo già visti, sapendo che da allora la situazione relativa all’indizione dei referendum per la gestione pubblica dell’acqua è già mutata. In secondo luogo - continua il Forum - la risposta ci appare confusa e contraddittoria, così come contraddittorio risulta l'atteggiamento dell'IdV nei confronti del percorso per la ripubblicizzazione del servizio idrico: da una parte si afferma che l'IdV nella giornata odierna deposita un suo quesito referendario, ma dall’altra si dice che questo non vuole essere un elemento “concorrenziale” nei confronti dei quesiti già depositati; si adombrano dubbi sui rischi di ammissibilità dei nostri quesiti referendari, ma si insiste nel presentare un quesito di debole efficacia giuridica e politica. In ultimo - si chiude la lettera - ci chiediamo come sia possibile che i medesimi quesiti referendari inizialmente condivisi, al punto di voler essere presenti come IdV al deposito degli stessi in Cassazione, vengano oggi messi in discussione». Il Forum torna quindi a chiedere un incontro urgente con l'Idv e pure all'interno dello stesso partito di Di Pietro non mancano le fibrillazioni: ieri sul suo blog il “delfino" De Magistris aveva invitato il leader a cercare un percorso comune con i movimenti per arrivare a un referendum condiviso e oggi Sonia Alfano appoggia l'invito dell'ex pm calabrese: «Non è più tempo di protagonismi e mediazioni, ci sono milioni di persone pronte a sostenere questa battaglia e che non vogliono seguire l'ennesima diatriba fra chi, a conti fatti, porta avanti le stesse idee. E' giunto il momento di chiudere in fretta e con responsabilità - sottolinea la senatrice Idv - da parte di tutti la questione relativa a quali siano i quesiti e passare alla vera campagna referendaria». Tutti d'accordo, ma chissà perché i quesiti sono ancora diversi e i personalismi lontani da essere abbandonati. Vero Di Pietro?
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martedì 6 aprile 2010
Prc - Caltagirone attiva comitato difesa acqua pubblica
Sabato 24 aprile presso il Villino Milazzo alle ore 17:00, si terrà un assemblea pubblica proposta dal circolo locale di Rifondazione Comunista, per iniziare anche a Caltagirone la raccolta firme per un referendum popolare in difesa dell'acqua pubblica, il comitato che sorgerà non avrà simboli di partito, sarà un movimento aperto a tutti coloro che ritengono l'acqua come un bene comune e privo di rilevanza economica, lanciamo un appello ai movimenti, alle associazioni, alle forze politiche e ai singoli che vogliono impegnarsi in questa battaglia a difesa del bene indispensabile e prezioso per la nostra esistenza, vi invitiamo a iscrivervi all'apposito gruppo su facebook ed a contribuire ad incrementare il gruppo divulgando l'iniziativa a più persone possibili!http://www.facebook.com/home.php?#!/event.php?eid=108217769210123&ref=ts
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domenica 21 marzo 2010
Gli impagabili inondano la capitale
E’ terra, è acqua, è democrazia. Sono i beni comuni, quell’insieme di diritti naturali e essenziali, che compongono il nostro quotidiano. Qualcosa che hanno già capito le grandi aziende multiutility: «Gestiamo l’essenziale della vita», recita, non a caso, lo slogan della francese Suez. Sabato i beni comuni avevano duecentomila volti, differenti tra loro, ma con storie e lotte che riproducevano l’intero paese. In prima fila il grande popolo dell’acqua pubblica, raccolto dietro la sigla del Forum nazionale, che da quattro anni ha iniziato una rivoluzione silenziosa ma terribilmente efficace. E poi, a seguire, le tantissime vertenze sull’ambiente, sui territori divenuti terre di conquista per le ecomafie, sui veleni industriali e sociali che stanno intaccando il quotidiano, la stessa aria da respirare e la stessa acqua da bere.
Comitati contro le discariche della Campania, i No Tav scesi dalla Val di Susa, i gruppi nati intorno alla lotta contro la base Dal Molin, i comitati calabresi con ancora negli occhi le manifestazioni contro la costruzione del ponte e per la verità sulle navi dei veleni. Storie che si incrociavano, mentre il corteo scendeva - imponente - lunga via Cavour, entrando nei Fori imperiali, sfiorando il Campidoglio, dove la giunta Alemanno sta preparando l’atto finale della storia centenaria di Acea, affidandola definitivamente ai privati.
E’ festa, è entusiasmo ed è voglia di riprendersi la vita. Gli slogan cercano di riprodurre in qualche modo questo strano mondo del movimento dei beni comuni. «Terra vuol dire democrazia», grida un gruppo che vuole unirsi idealmente alla lotta dei palestinesi, poi non così lontana dal movimento per l’acqua pubblica. O ancora «più società e meno spa», tanto per far capire quale sia l’alternativa alla gestione privata dell’acqua, dei rifiuti, del quotidiano. La
questione, da queste parti, è chiara e semplice: non possono essere i consigli di amministrazione a gestire i nostri territori. Si deve ritornare ai consigli comunali e poi alla gestione partecipata, ricordava ieri Marco Bersani del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Ed è questo il percorso di quattro anni che è sfociato nella manifestazione romana. Lo ricorda Patrizia, dell’Abruzzo social
forum: «Il consiglio comunale de L’Aquila ha votato tre mesi fa la dichiarazione dell’acqua come bene senza rilevanza economica». Ovvero un passaggio che sottrae - simbolicamente e politicamente - le risorse idriche dal decreto Ronchi, la legge che consegna la gestione dell’acqua alle multinazionali.
Il corteo era aperto da un unico striscione del Forum, seguito immediatamente dai gonfaloni dei comuni. Perché è dai consigli comunali, da quella parte di istituzioni più vicine al quotidiano e ai beni comuni, che sta ripartendo nel paese la vera resistenza alle privatizzazioni, ai veri interessi della destra al governo. Sono duecento cinquanta i comuni che già hanno cambiato lo statuto, inserendo il principio della non rilevanza economica dell’acqua. Comuni come quello di Napoli, in prima fila nella manifes-t-azione di ieri. O come quello di Bassiano, mille e seicento abitanti e una resistenza strenua contro Acqualatina, che si è presa gli acquedotti usando commissari di governo, per vincere con la
forza la resistenza dei sindaco e dei consiglieri. O ancora, come quello di Lanuvio, paesino della provincia di Roma, dove l’acqua da tre anni è gestita da Acea.
L’altra parte del vasto movimento sono i lavoratori. I dipendenti di Hera - il gestore multiutility emiliano, da poco quotato in borsa - hanno ben chiaro qual è l’impatto della privatizzazione anche per chi lavora nelle spa. «Da quando siamo diventati a tutti gli effetti una società privata - racconta un delegato di Hera - c’è stata una riduzione del personale del 30%, con l’esternalizzazione di molti servizi operativi». Come quello, poco redditizio per i privati, della gestione dei depuratori nella zona appenninica. Gestioni che incidono direttamente sulla qualità della vita delle comunità locali, che ora si trovano davanti bollette stratosferiche per poter garantire il profitto dove prima esisteva il servizio pubblico. «E noi lavoratori sappiamo - continuano i dipendenti di Hera - che ora è peggiorata la qualità del servizio per gli utenti». Qualità che nella gestione
dell’acqua e dei rifiuti ha un impatto diretto sulla vita.
Enti locali, cittadini e lavoratori, tre pezzi di un movimento intenso, che riesce a tenere da parte - senza escluderli però - i partiti della sinistra. Questo era il volto del corteo dei duecentomila militanti per i beni comuni, che ha messo in prima fila il missionario comboniano padre Alex Zanotelli, lasciando in coda i pezzi dei partiti politici. C’era Sel, c’era Rifondazione, Sinistra critica, i Verdi di
Bonelli, l’Italia dei valori e altre sigle della sinistra. Non da protagonisti per una volta, lasciando il ruolo di primo piano alle centinaia di comitati locali. E anche le sigle storiche e nazionali dell’ambientalismo - come il Wwf e Legambiente - pur facendo parte a pieno titolo del Forum, hanno accompagnato il corteo con una presenza in secondo piano. «Vedi quello che ci unisce al movimento dell’acqua -
spiega Giovanni del comitato contro la discarica di Caiano e Marano, in Campania - sono persone come Alex Zanotelli, che sul territorio ci fanno conoscere, ci mettono in contatto». Una rete diffusa, che si è presentata a Roma, con tutta la sua forza.
E forse anche per questo, anche per questa differenza che spiazza, i media mainstream hanno quasi ignorato il lungo corteo, puntando le telecamere solo su Berlusconi. «A noi non ci paga nessuno», dicevano tantissimi cartelli portati dal popolo dell’acqua. L’unico riferimento, pieno di orgoglio, all’altra manifestazione. Pochi, pochissimi erano gli slogan verso Berlusconi, molto meglio, per chi difende i beni comuni, proporre l’altro mondo possibile. E chissà forse proprio questa piazza ha decretato la fine inesorabile del cavaliere.
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giovedì 18 marzo 2010
ACQUA PUBBLICA: IL 20 MARZO MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
Sono donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, che hanno contrastato i processi di privatizzazione della gestione dell’acqua portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori.
Hanno raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Mentre quel testo giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, il Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, provvedimenti che consegnano il servizio idrico ai privati e alle multinazionali.
E’ per questo che il 20 marzo oltre 100 realtà organizzate e migliaia di cittadine e cittadini lanceranno da Roma con una manifestazione nazionale il percorso che li porterà a raccogliere le firme necessarie per realizzare il Referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.
Hanno raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Mentre quel testo giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, il Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, provvedimenti che consegnano il servizio idrico ai privati e alle multinazionali.
E’ per questo che il 20 marzo oltre 100 realtà organizzate e migliaia di cittadine e cittadini lanceranno da Roma con una manifestazione nazionale il percorso che li porterà a raccogliere le firme necessarie per realizzare il Referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.
E’ urgente intervenire subito. Le privatizzazioni in corso, infatti, hanno portato ad un aumento delle tariffe del 61,4% tra il 1997 e il 2006, a fronte di un’inflazione cumulata che nello stesso periodo è cresciuta di poco più di un terzo (25%). Ma è tra il 2002 e il 2008 che hanno subito il balzo più forte: +30,5% a fronte di un’inflazione cumulata nello stesso periodo del 16,2%. Questo prelievo forzato dalle nostre tasche non ha portato, come pure qualcuno afferma, a un aumento degli investimenti nella rete e nel servizio: tra il 1990 e il 2000, infatti, sono crollati di oltre il 70%, da circa 2 miliardi di euro a 600 milioni.
Come per le battaglie sull’acqua, negli ultimi anni e in moltissimi territori, sono in corso grandi mobilitazioni popolari in difesa dei beni comuni, contrastando, nel segno della democrazia partecipata, la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti che è diventata un business, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
Come per le battaglie sull’acqua, negli ultimi anni e in moltissimi territori, sono in corso grandi mobilitazioni popolari in difesa dei beni comuni, contrastando, nel segno della democrazia partecipata, la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti che è diventata un business, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
Scenderemo in piazza a Roma per chiedere
*il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, la ripubblicizzazione del servizio idrico, la sua gestione pubblica e partecipativa, l’approvazione della legge d’iniziativa popolare;
*la tutela del territorio e dei beni comuni, della biodiversità e del clima, contro la politica delle “grandi opere”, il mercato dei rifiuti, gli impianti energetici nocivi e il ritorno all’energia nucleare;
* un nuovo modello di produzione, consumo e vita, e politiche occupazionali per la soddisfazione dei diritti sociali e ambientali delle popolazioni.
*il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, la ripubblicizzazione del servizio idrico, la sua gestione pubblica e partecipativa, l’approvazione della legge d’iniziativa popolare;
*la tutela del territorio e dei beni comuni, della biodiversità e del clima, contro la politica delle “grandi opere”, il mercato dei rifiuti, gli impianti energetici nocivi e il ritorno all’energia nucleare;
* un nuovo modello di produzione, consumo e vita, e politiche occupazionali per la soddisfazione dei diritti sociali e ambientali delle popolazioni.
INFORMAZIONI LOGISTICHE:
Ore 14:00 concentramento a Piazza della Repubblica
Il corteo seguirà il seguente percorso:
Piazza Repubblica, Via delle Terme di Diocleziano, Via G. Amendola, Via Cavour, Largo Visconti Venosta, Via Cavour, Largo Corrado Ricci, Via dei Fori Imperiali, Piazza Venezia, Via di San Marco, Via delle Botteghe Oscure, Largo di Torre Argentina, Corso Vittorio Emanuele II, Piazza di San Pantaleo, Via della Cuccagna, Piazza Navona
Ore 18:00 circa arrivo a Piazza Navona
Ore 18:00-19:30 circa interventi delle realtà aderenti alla manifestazione
Il corteo seguirà il seguente percorso:
Piazza Repubblica, Via delle Terme di Diocleziano, Via G. Amendola, Via Cavour, Largo Visconti Venosta, Via Cavour, Largo Corrado Ricci, Via dei Fori Imperiali, Piazza Venezia, Via di San Marco, Via delle Botteghe Oscure, Largo di Torre Argentina, Corso Vittorio Emanuele II, Piazza di San Pantaleo, Via della Cuccagna, Piazza Navona
Ore 18:00 circa arrivo a Piazza Navona
Ore 18:00-19:30 circa interventi delle realtà aderenti alla manifestazione
Informazioni per permessi e sosta pullman:
I pullman potranno sostare nei seguenti parcheggi di scambio:
Ponte Mammolo: 13 stalli (uscita 14 del Grande Raccordo Anulare)
Laurentina: 12 stalli (uscita 25 del Grande Raccordo Anulare)
Anagnina: 45 stalli (uscita 22 del Grande Raccordo Anulare)
Ponte Mammolo: 13 stalli (uscita 14 del Grande Raccordo Anulare)
Laurentina: 12 stalli (uscita 25 del Grande Raccordo Anulare)
Anagnina: 45 stalli (uscita 22 del Grande Raccordo Anulare)
I bus dovranno essere muniti del contrassegno di tipo A, che oltre alla sosta nei suddetti parcheggi, consente la circolazione nella ZTL2 (ovvero Roma dalle Mura Aureliane e il G.R.A).
Per poter prenotare il suddetto permesso, il sistema si avvale delle seguenti modalità:
1. fidelizzazione: per gli utenti che prestano garanzia fideiussoria (o deposito notarile) è possibile usufruire del servizio on line che consente di prenotare e stampare i suddetti permessi entro le 19,00 del giorno precedente al servizio. In tal caso il costo del permesso A è di € 10,00;
2. prenotazione on line: per gli utenti che effettuano il pagamento con carta di credito entro le 15.00 del giorno precedente il servizio, è possibile prenotare e stampare i permessi, con un risparmio sul costo d’acquisto ed evitando il passaggio ai check point. In tal caso il costo del permesso A è di € 13,00;
3. acquisto direttamente al check point al momento dell’arrivo del gruppo. In tal caso il costo del permesso A è di € 20,00.
1. fidelizzazione: per gli utenti che prestano garanzia fideiussoria (o deposito notarile) è possibile usufruire del servizio on line che consente di prenotare e stampare i suddetti permessi entro le 19,00 del giorno precedente al servizio. In tal caso il costo del permesso A è di € 10,00;
2. prenotazione on line: per gli utenti che effettuano il pagamento con carta di credito entro le 15.00 del giorno precedente il servizio, è possibile prenotare e stampare i permessi, con un risparmio sul costo d’acquisto ed evitando il passaggio ai check point. In tal caso il costo del permesso A è di € 13,00;
3. acquisto direttamente al check point al momento dell’arrivo del gruppo. In tal caso il costo del permesso A è di € 20,00.
Si ricorda che i nostri check point, situati sul Grande Raccordo Anulare, osservano il seguente orario:
1. Aurelia: (uscita 1 del G.R.A), aperto dalle ore 6.00 alle ore 19.30;
2. Laurentina: (uscita 25 del G.R.A.), aperto dalle ore 6.00 alle ore 24.00;
3. Ponte Mammolo: (uscita 14 del G.R.A.), aperto dalle ore 6.00 alle ore 19.30.
1. Aurelia: (uscita 1 del G.R.A), aperto dalle ore 6.00 alle ore 19.30;
2. Laurentina: (uscita 25 del G.R.A.), aperto dalle ore 6.00 alle ore 24.00;
3. Ponte Mammolo: (uscita 14 del G.R.A.), aperto dalle ore 6.00 alle ore 19.30.
Qualora i bus vorranno avvicinarsi il più possibile a Piazza Navona, luogo di conclusione della manifestazione, potranno acquistare un permesso di tipo D, per la risalita dei passeggeri presso l’area di Lungo Tevere dei Tebaldi o Lungo Tevere Marzio. Il costo del permesso D è di € 144,00 con validità giornaliera; € 115 con validità pomeridiana (ovvero dalle ore 13,30). Con il suddetto permesso i bus potranno sostare presso le aree di parcheggio sopraindicate.
Per ulteriori informazioni invitiamo a consultare il sito internet www.atac.roma.it oppure a contattare il Contact Center, tel.06/57003, attivo tutti i giorni (festivi inclusi) dalle 8.00 alle 20.00.
per info: ambiente.prc@rifondazione.it o davide.pappalardo@rifondazione.it 0644182239
per info: ambiente.prc@rifondazione.it o davide.pappalardo@rifondazione.it 0644182239
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ACQUA: SABATO IN 100MILA A ROMA A CORTEO FORUM DEI MOVIMENTI MANIFESTAZIONE PARTIRA' ALLE 14 DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA
Dovrebbero essere circa 100 mila, secondo gli organizzatori, i manifestanti che da tutta Italia parteciperanno sabato prossimo, 20 marzo, al corteo promosso dal Forum dei Movimenti per l'Acqua, che dalle 14 si snoderà per le vie di Roma da Piazza della Repubblica fino a Piazza Navona, dove si concluderà con gli interventi dei promotori.
La manifestazione, il cui slogan principale è 'L'acqua è un diritto non una merce!', presenta per diretta ammissione dei promotori uno schieramento tanto numeroso quanto trasversale. Al corteo parteciperanno infatti organizzazioni degli enti locali, del mondo ambientalista (tra cui Legambiente e Wwf), di quello cattolico (tra gli altri, Acli, Pax Christi e Federazione delle Chiese evangeliche in Italia), consumatori (Adusbef,Fedeconsumatori e Movimento consumatori), sindacati (Cgil e sindacati di base), Ong e i Comitati territoriali per l'acqua pubblica. Sfileranno inoltre anche organizzazioni di difesa del territorio (tra cui 'No Tav', 'No Dal Molin'e 'No Ponte') e rappresentanti di partiti e movimenti politici (Partito della Rifondazione Comunista, Federazione dei Verdi, Sinistra Democratica, Partito dei Comunisti Italiani e Partito Comunista dei Lavoratori).(ANSA).
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domenica 14 marzo 2010
Manifestazione nazionale per l'acqua pubblica e la difesa dei beni comuni
Il 20 Marzo un appuntamento FONDAMENTALE per Tutti
Un momento di partecipazione collettiva, che vedrà Enti Locali, Comitati Territoriali, reti associative ed organizzazioni sindacali, forze politiche e sociali, normali Cittadini in campo per dare un forte segnale contro la privatizzazione dell’Acqua e dei Beni Comuni, per contrastare le leggi approvate, per sostenere la Legge d’Iniziativa Popolare, per irrompere sui contenuti della campagna elettorale con il tema dell’Acqua e dei Beni Comuni. La data cade a due giorni dalla Giornata Mondiale dell'Acqua e ad una settimana dalle elezioni regionali.
Scenderemo in piazza a Roma per chiedere
*il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, la ripubblicizzazione del servizio idrico, la sua gestione pubblica e partecipativa, l’approvazione della legge d’iniziativa popolare;
*la tutela del territorio e dei beni comuni, della biodiversità e del clima, contro la politica delle “grandi opere”, il mercato dei rifiuti, gli impianti energetici nocivi e il ritorno all’energia nucleare;
* un nuovo modello di produzione, consumo e vita, e politiche occupazionali per la soddisfazione dei diritti sociali e ambientali delle popolazioni.
Abbiamo deciso la Manifestazione del 20 Marzo 2010 il giorno 18 Novembre 2009, il giorno dell’approvazione, con voto di fiducia del DL voluto dai ministri Ronchi-Fitto, approvazione avvenuta fra l’indignazione generale, perchè questo ha costituito un gravissimo attacco alla Democrazia, alla Volontà Popolare alle Autonomie Locali. La Manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, mette al centro con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l’inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell’Acqua e dei Beni Comuni, del Territorio e dell’Energia, della Salute e del benessere sociale per contrastare la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti legata al business dell’incenerimento, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
Il 6 Marzo a Roma i Comuni hanno costituito il Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la tutela dell’Acqua Pubblica e di tutti i Beni Comuni nella loro prima Assemblea Nazionale.
Da due anni la Legge di Iniziativa Popolare proposta dal Popolo dell’Acqua con oltre 400.000 firme giace colpevolmente nei cassetti delle commissioni parlamentari, come tutte le altre dalla proclamazione della Repubblica ad oggi.
Le lotte per la ripubblicizzazione si sono estese in tutti i territori, sono ormai duecento i Comuni che hanno approvato delibere di modifica degli Statuti comunali, dichiarando l’Acqua ‘Bene Comune e diritto umano universale ’ ed il servizio idrico come ‘privo di rilevanza economica, sottraendosi in questo modo alla incostituzionale normativa nazionale.
Le realtà che hanno aderito vengono da gran parte del mondo cattolico, alle associazioni ambientaliste, alle associazioni dei consumatori, alle organizzazione della cooperazione internazionale, alle organizzazioni sindacali, numerosi quotidiani e riviste per giungere alle numerose e variegate realtà sociali e culturali
20 MARZO A ROMA MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER ACQUA E BENI COMUNI
iniziativa del FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA per ribadire il NO alla Privatizzazione
Si scrive Acqua ma si legge Democrazia.
____________________________________
Manifestazione Nazionale Acqua e Beni Comuni www.acquabenecomune.org
Per adesioni: adesioni@acquabenecomune.org
Info Stampa: Andreina Albano +39 3483419402 - Monica Di Sisto + 39 3358426752
Segreteria: Paolo Carsetti +39 333 6876990
è stato registrato uno spot per promuovere la manifestazione nazionale del 20 marzo. Potete trovarlo al seguente link (http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article7280).
Diffondetelo e inviatelo alle radio del vostro territorio e a tutte
quelle con cui siete in contatto.
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giovedì 11 marzo 2010
C'è Berlusconi a San Giovanni e l'altro corteo cambia percorso (deve)
Cambia il percorso della manifestazione del Forum dei movimento per l'acqua
"Ci avevano detto che in via dei Fori Imperiali non si poteva passare". Poi la retromarcia
ROMA - Questa è una storia di annunci dati e poi smentiti. Di manifestazioni e percorsi che cambiano all'ultimo momento. Una storia che comincia ieri. In piena bagarre sulle firme Silvio Berlusconi chiama all'adunata i suoi: "In piazza il 20 marzo a Roma". Squlli di tromba, fino a che qualcuno si accorge che, quel sabato, il centro di Roma, sarà attraversato dal corteo del Forum dei movimenti contro la privatizzazione dell'acqua. Un vasto arcipelago di sigle che raccoglie sindacati, associazioni del mondo cattolico, ambientalista, partiti e movimenti della sinistra e associazioni dei consumatori.
Qualcuno, nell'entourage del premier, si accorge del problema e ipotizza uno spostamento della data alla domenica. Sembra la quadratura del cerchio e invece no. Il 21 a roma c'è la maratona, appuntamento che richiama migliaia di appassionati.
Di rinunciare non se ne parla, ragionano in casa Pdl. E allora la richiesta alla questura di Roma parte ugualmente, con data 20 marzo. A questo punto la vicenda assume contorni paradossali. "Noi avevamo chiesto l'autorizzazione per un percorso che partiva da piazza della Repubblica e passando per via dei Fori Imperiali e piazza Venezia si chiudeva a piazza Navona - dice Paolo Corsetti, segretario del Forum - la Questura ci chiese di fare un giro più largo, passando a lato di piazza san Giovanni". Motivo? : "Ci spiegarono che via dei Fori Imperiali era occupata dalle gru che dovevano costruire i palchi per la maratona del giorno dopo". Una modifica di cui il Forum prese atto. Poi, la bufera delle liste e l'annuncio della manifestazione del Pdl. A questo punto qualcosa cambia. "La Questura ci ha telefonato ieri per dire che potevamo passare da via dei Fori Imperiali". E le gru? "Mah..a nostra domanda precisa ci hanno risposto che era stata chiesta l'autorizzazione del Pdl per piazza San Giovanni". E i lavori per le strutture della maratona? Mistero.
Qualcuno, nell'entourage del premier, si accorge del problema e ipotizza uno spostamento della data alla domenica. Sembra la quadratura del cerchio e invece no. Il 21 a roma c'è la maratona, appuntamento che richiama migliaia di appassionati.
Di rinunciare non se ne parla, ragionano in casa Pdl. E allora la richiesta alla questura di Roma parte ugualmente, con data 20 marzo. A questo punto la vicenda assume contorni paradossali. "Noi avevamo chiesto l'autorizzazione per un percorso che partiva da piazza della Repubblica e passando per via dei Fori Imperiali e piazza Venezia si chiudeva a piazza Navona - dice Paolo Corsetti, segretario del Forum - la Questura ci chiese di fare un giro più largo, passando a lato di piazza san Giovanni". Motivo? : "Ci spiegarono che via dei Fori Imperiali era occupata dalle gru che dovevano costruire i palchi per la maratona del giorno dopo". Una modifica di cui il Forum prese atto. Poi, la bufera delle liste e l'annuncio della manifestazione del Pdl. A questo punto qualcosa cambia. "La Questura ci ha telefonato ieri per dire che potevamo passare da via dei Fori Imperiali". E le gru? "Mah..a nostra domanda precisa ci hanno risposto che era stata chiesta l'autorizzazione del Pdl per piazza San Giovanni". E i lavori per le strutture della maratona? Mistero.
Una situazione singolare su cui si innesta il famoso protocollo fortemente voluto dalla giunta Alemanno per regolare le manifestazioni nella capitale. "Occorre dare limiti - disse il sindaco - non è possibile che la città sprofondi nel caos". Il protocollo, fortemente voluto dal Comune, venne firmato nel marzo del 2009. Chi era a quel tavolo racconta di un sindaco particolarmente deciso a mettere rigidissimi paletti alla possibilità di scendere in piazza. Una rigidità che trovò argine, tra gli altri, nella risposta delle organizzazioni sindacali. Il testo, però non riguarda le manifestazioni a carattere nazionale. Come quella del centrodestra e quella del Forum. E così oggi Alemanno si spende per l'adunata a piazza San Giovanni che "non è un'occasione di protesta ma un momento in cui il presidente del Consiglio firmerà un patto programmatico con i 13 candidati governatori".
Difficile fare previsioni sui numeri. Raccontano che Berlusconi, temendo il flop, avrebbe preferito la più piccola piazza del Popolo che, però, sarà occupata dal popolo viola. Dalle parti Forum, invece, si respira ottimismo: "Puntiamo a 100mila persone". Che si dovranno districare tra gru e transenne
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lunedì 8 marzo 2010
Il governo chiude i rubinetti ai sindaci
Uno dopo l'altro i sindaci, uomini e donne, vanno al microfono e raccontano la loro storia sull'acqua. Siamo a Roma, nel palazzo della Provincia, nella sala dedicata a Don di Liegro, un eroe dei nostri tempi. Di fronte è in corso la manifestazione regionale sugli abusi ambientali, veramente troppi. I sindaci che arrivano da tutta Italia hanno deciso di incontrarsi tra loro per stabilire le basi di un'associazione che serva per raccogliere una grande forza per promuovere e vincere un referendum che sventi la privatizzazione dell'acqua che il governo porta avanti. Il governo, mai come in questo caso comitato d'affari della borghesia o dei poteri finanziari che l'hanno conquistata.
L'ultima è dell'altro ieri (ieri per la discussione). Nella ratifica del cosiddetto decreto Ronchi sugli enti locali alla Camera, si è infilato nel testo un emendamento che elimina con un tratto di penna gli Ato (ambiti territoriali ottimali) dell'acqua. L'iter della legge si concluderà al senato, ma l'esito è sicuro - un voto di fiducia, se serve - non si nega a nessuno. A portare all'assemblea dei sindaci questo ulteriore caso, un vero e proprio colpo di mano, è Corrado Oddi, che rappresenta il Forum dei movimenti. La fine degli Ato, spiega, porterà a un'ulteriore esclusione dei sindaci dai luoghi di decisione. Anche negli Ato i sindaci rappresentano la popolazione, il contropotere popolare. Si tratta di un altro passo verso la privatizzazione dell'acqua, la sua definitiva mercificazione. Le funzioni passeranno alle regioni. E le multinazionali convinceranno la politica che regioni tanto oberate dai debiti e strette dai patti di stabilità non potranno gestire un bene delicato come la rete di distribuzione. Diventerà ovvio, anzi gradito vendere al migliore offerente: le generose multinazionali dell'acqua, le società multifunzione emerse dalle fusioni tra le antiche, carissime, municipalizzate. Anche gli Ato, che nessuno considerava un baluardo del pubblico, lo diventano quando la legge parla in modo arrogante e chiaro. Nel giro di un anno «sono soppresse le autorità d'ambito territoriale... Decorso lo stesso termine ogni atto compiuto dalle Autorità d'ambito territoriale è da considerarsi nullo». Attraverso gli Ato, conclude Oddi, circa metà dell'acqua - 64 Ato - stanno per passare di mano. Tornare indietro sarà impossibile: nessuno mai avrà i soldi sufficienti per farlo.
Tutti i sindaci insistono sulla gestione democratica dell'acqua, sul fatto che l'acqua è di tutti, che occorre conoscerla e non sprecarla, non sporcarla. Intorno a un problema tanto sentito si organizza la società civile, si raggiungono le scuole, si preparano le future generazioni alla difesa dei beni comuni. E i sindaci siciliani insistono sul fatto di rappresentare ormai la volontà di 118 comuni nella sola provincia di Agrigento, un milione e centomila cittadini che oggi conoscono il problema per quello che veramente è.
Qualcuno osserva che «da loro» i politici locali sono latitanti e non solo quelli di destra. Neppure organizzando una manifestazione nei pressi della sede di Palazzo dei Normanni si sono fatti trovare. Parla il sindaco di Povegliano veronese, una giovane donna. Lega il tema dell'acqua ai problemi pratici. «Il patto di stabilità cui siamo sottoposti, essendo in settemila cittadini - il limite è cinquemila - ci impedisce di dare aule ai piccoli». Sarà difficile resistere, non cedere l'acqua e rinunciare al resto, pur così importante. Ma poi suggerisce a tutti i presenti un'altra riflessione, semplice, alta: «L'acqua è vita e la vita è uguale per tutti».
Parla Nichi Vendola in un video; non è una sorpresa che non sia presente. Tutti capiscono come siano giorni di fuoco per lui. Pure parla di acqua. «L'aquedotto pugliese, il più grande d'Europa, è un boccone preferito per il mondomarket» e intende il grande mercato un non luogo gigantesco, totale, nel quale tutto è merce, spesso merce inutile, come certe acque, ma è posta in vendita purché consenta un profitto. Non glielo lasceremo, promette. Difende l'acqua bene comune e altri beni comuni come la terra e la memoria. Tutti devono essere strappati alla «voracità», alla «volgarità» dell'attacco.
Non c'è una vera conclusione alla giornata dei sindaci dell'acqua. Hanno parlato in molti, si sono ritrovati e soprattutto conosciuti, hanno constatato di pensarla in un modo e di agire in modi magari differenti, seguendo esperienze e pratiche dei loro paesi e città. Bengasi Battisti, sindaco di Corchiano (Viterbo), fa il punto, verso la fine. «Il giorno 20 marzo, giornata mondiale dell'acqua, si svolgerà la manifestazione nazionale di Roma. Essa - aggiunge - servirà anche a lanciare la raccolta di firme per il referendum abrogativo delle norme che impongono la privatizzazione dell'acqua. Dovremo inoltre definire l'associazione che legherà i comuni, il forum dell'acqua, tutti insomma. E fondarla, ché viva, dal notaio».
lunedì 1 marzo 2010
20 marzo, manifestazione nazionale per l'acqua bene comune
Sono donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, che hanno contrastato i processi di privatizzazione della gestione dell’acqua portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori. Hanno raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua. Mentre quel testo giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, il Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, provvedimenti che consegnano il servizio idrico ai privati e alle multinazionali. E’ per questo che il 20 marzo oltre 100 realtà organizzate e migliaia di cittadine e cittadini lanceranno da Roma con una manifestazione nazionale il percorso che li porterà a raccogliere le firme necessarie per realizzare il Referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.
E’ urgente intervenire subito. Le privatizzazioni in corso, infatti, hanno portato ad un aumento delle tariffe del 61,4% tra il 1997 e il 2006, a fronte di un’inflazione cumulata che nello stesso periodo è cresciuta di poco più di un terzo (25%). Ma è tra il 2002 e il 2008 che hanno subito il balzo più forte: +30,5% a fronte di un’inflazione cumulata nello stesso periodo del 16,2%. Questo prelievo forzato dalle nostre tasche non ha portato, come pure qualcuno afferma, a un aumento degli investimenti nella rete e nel servizio: tra il 1990 e il 2000, infatti, sono crollati di oltre il 70%, da circa 2 miliardi di euro a 600 milioni.
Come per le battaglie sull’acqua, negli ultimi anni e in moltissimi territori, sono in corso grandi mobilitazioni popolari in difesa dei beni comuni, contrastando, nel segno della democrazia partecipata, la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti che è diventata un business, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
SCENDEREMO IN PIAZZA A ROMA PER CHIEDERE:
il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, la ripubblicizzazione del servizio idrico, la sua gestione pubblica e partecipativa, l’approvazione della legge d’iniziativa popolare;
la tutela del territorio e dei beni comuni, della biodiversità e del clima, contro la politica delle “grandi opere”, il mercato dei rifiuti, gli impianti energetici nocivi e il ritorno all’energia nucleare;
un nuovo modello di produzione, consumo e vita, e politiche occupazionali per la soddisfazione dei diritti sociali e ambientali delle popolazioni.
Per info: www.acquabenecomune.org
Per adesioni: adesioni@acquabenecomune.org
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venerdì 26 febbraio 2010
martedì 9 febbraio 2010
Acqua pubblica: Approvata a Torino la delibera di iniziativa popolare in Consiglio Comunale!
Approvata la delibera di iniziativa popolare sull'inserimento nello Statuto del Comune di Torino del principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico!!!
Voti a favore 29: Calgaro (Api), Cassano (Prc), Cassiani (Pd), Centillo (Pd), Cerutti (Sd), Cugusi (Sd), Cuntrò (Pd), Cutuli (Pd), Ferrante (Prc), Galasso (Udc), Gallo Domenico (NST), Gallo Stefano (Pd), Gandolfo (Pd), Genisio (Pd), Gentile (Pd), Giorgis (Pd), Grimaldi, Lavolta (Pd), Levi Montalcini (Pd), Lo Russo (Pd), Olmeo (Api), Petrarulo (IdV), Castronovo (Prc), Rattazzi (Pd), Salinas (Sd), Silvestrini (Prc), Tedesco (Pd), Trombini (Pd), Zanolini (Pensionati e Invalidi).
Astenuti 2: Chiamparino, Lonero
Non partecipanti 2: Cantore, Tronzano.
Non posso fare a meno di notare che l'appprovazione di questa delibera non è bipartisan: è stata votata da Pd, Rifondazione, Sinistra Democratica, Italia dei Valori, Alleanza per l'Italia, Nuova Sinistra per Torino e da un consigliere dell'Udc.
Il Sindaco si è astenuto, insieme con Lonero, l'unico consigliere de La Destra.
I Moderati non erano presenti e i consiglieri di centro destra - Pdl, AN, Lega - non erano presenti o non hanno partecipato al voto.
Voti a favore 29: Calgaro (Api), Cassano (Prc), Cassiani (Pd), Centillo (Pd), Cerutti (Sd), Cugusi (Sd), Cuntrò (Pd), Cutuli (Pd), Ferrante (Prc), Galasso (Udc), Gallo Domenico (NST), Gallo Stefano (Pd), Gandolfo (Pd), Genisio (Pd), Gentile (Pd), Giorgis (Pd), Grimaldi, Lavolta (Pd), Levi Montalcini (Pd), Lo Russo (Pd), Olmeo (Api), Petrarulo (IdV), Castronovo (Prc), Rattazzi (Pd), Salinas (Sd), Silvestrini (Prc), Tedesco (Pd), Trombini (Pd), Zanolini (Pensionati e Invalidi).
Astenuti 2: Chiamparino, Lonero
Non partecipanti 2: Cantore, Tronzano.
Non posso fare a meno di notare che l'appprovazione di questa delibera non è bipartisan: è stata votata da Pd, Rifondazione, Sinistra Democratica, Italia dei Valori, Alleanza per l'Italia, Nuova Sinistra per Torino e da un consigliere dell'Udc.
Il Sindaco si è astenuto, insieme con Lonero, l'unico consigliere de La Destra.
I Moderati non erano presenti e i consiglieri di centro destra - Pdl, AN, Lega - non erano presenti o non hanno partecipato al voto.
Comunicato stampa su Acqua pubblica
Esprimiamo soddisfazione per l’approvazione della delibera di iniziativa popolare che stabilisce l’inserimento nello Statuto della Città di Torino del principio che il servizio idrico integrato non ha scopo di lucro e deve essere gestito esclusivamente da soggetti pubblici. Questa è una garanzia per affermare nei fatti il diritto all'acqua come bene comune, proprietà collettiva, essenziale e insostituibile per la vita, non assoggettabile a leggi di mercato.
In tal modo la nostra Città si è inserita nella Campagna per la modifica degli Statuti Comunali, promossa dal Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, che si è diffusa in tutto il paese e ha prodotto risultati significativi in quanto già oltre cento Comuni hanno approvato delibere per la modifica degli Statuti. Anche a Torino la proposta della delibera è stata il frutto di un vastissimo processo di partecipazione, promosso dal Comitato Acqua Pubblica di Torino, che ha raccolto oltre 12.000 firme, e sicuramente interpreta la volontà e la sensibilità civica della maggior parte delle cittadine e dei cittadini torinesi.
Maria Teresa Silvestrini, Luca Cassano, Giuseppe Castronovo, Antonio Ferrante
Gruppo comunale Prc Torino
Esprimiamo soddisfazione per l’approvazione della delibera di iniziativa popolare che stabilisce l’inserimento nello Statuto della Città di Torino del principio che il servizio idrico integrato non ha scopo di lucro e deve essere gestito esclusivamente da soggetti pubblici. Questa è una garanzia per affermare nei fatti il diritto all'acqua come bene comune, proprietà collettiva, essenziale e insostituibile per la vita, non assoggettabile a leggi di mercato.
In tal modo la nostra Città si è inserita nella Campagna per la modifica degli Statuti Comunali, promossa dal Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, che si è diffusa in tutto il paese e ha prodotto risultati significativi in quanto già oltre cento Comuni hanno approvato delibere per la modifica degli Statuti. Anche a Torino la proposta della delibera è stata il frutto di un vastissimo processo di partecipazione, promosso dal Comitato Acqua Pubblica di Torino, che ha raccolto oltre 12.000 firme, e sicuramente interpreta la volontà e la sensibilità civica della maggior parte delle cittadine e dei cittadini torinesi.
Maria Teresa Silvestrini, Luca Cassano, Giuseppe Castronovo, Antonio Ferrante
Gruppo comunale Prc Torino
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venerdì 22 gennaio 2010
Abruzzo: la mobilitazione per l'acqua pubblica
ABRUZZO. Anche in Abruzzo, come nel resto d’Italia, continua la mobilitazione per bloccare il processo di privatizzazione del bene Acqua voluto dal governo in carica con l’approvazione del Decreto Ronchi lo scorso novembre.
Il decreto definisce l'acqua un servizio a rilevanza economica e prevede l'obbligo di affidarne la gestione ai privati.
«Il provvedimento è un vero e proprio attacco alla democrazia perché sottrarrà ai cittadini e alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, alle grandi multinazionali», dicono le associazioni che stanno organizzando la mobilitazione.
Tra queste Abruzzo Social Forum, Wwf Abruzzo, Marelibero.net, Pescara in comune by amici di Beppe Grillo, Arci Chieti, Fp Cgil Abruzzo, Giovani Comuniste/i, Punto Pace Pescara - Pax Christi, PeaceLink Abruzzo, Collettivo onda libera, Cooperativa Il Mandorlo Bottega Commercio equo, Site.it, Caritas – Diocesi Pescara, R.. R.. Resh, Filcem-Cgil Abruzzo, Emporio Primo Vere.
«Gli effetti della privatizzazione sono ormai noti: crescita incontrollata delle tariffe (ad Arezzo, ad Aprilia e in altri comuni le tariffe sono aumentate fino al 400%!) e mancati investimenti per la ristrutturazione delle reti idriche colabrodo».
La regione Abruzzo ha approvato un emendamento al Dpfer che impegna la Regione a preservare il carattere pubblico dell’acqua e che sancisce allo stesso tempo che il servizio idrico deve ritenersi «privo di rilevanza economica».
«Chiediamo ora al presidente Chiodi», dicono i comitati, «di fare ricorso alla Corte Costituzionale contro il Decreto Ronchi (come hanno già fatto altre quattro regioni)».
Molti comuni italiani e abruzzesi stanno avviando l’iter per inserire nei propri Statuti un articolo che definisca il Servizio Idrico Integrato “servizio pubblico locale privo di rilevanza economica”.
A Pescara, Teramo, L’Aquila, e in molte altre grandi città è già stata presentata la proposta di modifica degli statuti comunali; in alcuni addirittura la delibera è già in discussione e sta per essere approvata la modifica.
L’intervento del Segretario della Camera del Lavoro di Pescara, Paolo Castellucci ha rimarcato l’interesse dei lavoratori a difendere il servizio idrico contro le esternalizzazioni privatizzatrici e «per garantire quel nesso inscindibile tra qualità del lavoro e qualità del servizio che solo una gestione pubblica può valorizzare a pieno».
Il 20 marzo è stata convocata una grande manifestazione nazionale a Roma a sostegno di tutte le iniziative messe in campo contro la privatizzazione dell’acqua e sarà la data di avvio della campagna referendaria che mobiliterà milioni di persone in tutta Italia.
Intanto il prossimo fine settimana (23 e 24 gennaio) in decine di località abruzzesi ci saranno banchetti informativi e si raccoglieranno le firme a sostegno delle delibere di modifica degli Statuti comunali. (presidi a Pescara, Chieti, Teramo, Sulmona, Vasto, Montesilvano, Francavilla, Giulianova e in molti altri comuni abruzzesi).
La campagna di mobilitazione viene aggiornata anche sul sito nonlasciamolifare.org.
Aderiscono all'iniziativa anche Rifondazione Comunista-SE, Italia dei Valori, Partito Comunista dei Lavoratori, Verdi, Partito di Alternativa Comunista.
Il decreto definisce l'acqua un servizio a rilevanza economica e prevede l'obbligo di affidarne la gestione ai privati.
«Il provvedimento è un vero e proprio attacco alla democrazia perché sottrarrà ai cittadini e alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, alle grandi multinazionali», dicono le associazioni che stanno organizzando la mobilitazione.
Tra queste Abruzzo Social Forum, Wwf Abruzzo, Marelibero.net, Pescara in comune by amici di Beppe Grillo, Arci Chieti, Fp Cgil Abruzzo, Giovani Comuniste/i, Punto Pace Pescara - Pax Christi, PeaceLink Abruzzo, Collettivo onda libera, Cooperativa Il Mandorlo Bottega Commercio equo, Site.it, Caritas – Diocesi Pescara, R.. R.. Resh, Filcem-Cgil Abruzzo, Emporio Primo Vere.
«Gli effetti della privatizzazione sono ormai noti: crescita incontrollata delle tariffe (ad Arezzo, ad Aprilia e in altri comuni le tariffe sono aumentate fino al 400%!) e mancati investimenti per la ristrutturazione delle reti idriche colabrodo».
La regione Abruzzo ha approvato un emendamento al Dpfer che impegna la Regione a preservare il carattere pubblico dell’acqua e che sancisce allo stesso tempo che il servizio idrico deve ritenersi «privo di rilevanza economica».
«Chiediamo ora al presidente Chiodi», dicono i comitati, «di fare ricorso alla Corte Costituzionale contro il Decreto Ronchi (come hanno già fatto altre quattro regioni)».
Molti comuni italiani e abruzzesi stanno avviando l’iter per inserire nei propri Statuti un articolo che definisca il Servizio Idrico Integrato “servizio pubblico locale privo di rilevanza economica”.
A Pescara, Teramo, L’Aquila, e in molte altre grandi città è già stata presentata la proposta di modifica degli statuti comunali; in alcuni addirittura la delibera è già in discussione e sta per essere approvata la modifica.
L’intervento del Segretario della Camera del Lavoro di Pescara, Paolo Castellucci ha rimarcato l’interesse dei lavoratori a difendere il servizio idrico contro le esternalizzazioni privatizzatrici e «per garantire quel nesso inscindibile tra qualità del lavoro e qualità del servizio che solo una gestione pubblica può valorizzare a pieno».
Il 20 marzo è stata convocata una grande manifestazione nazionale a Roma a sostegno di tutte le iniziative messe in campo contro la privatizzazione dell’acqua e sarà la data di avvio della campagna referendaria che mobiliterà milioni di persone in tutta Italia.
Intanto il prossimo fine settimana (23 e 24 gennaio) in decine di località abruzzesi ci saranno banchetti informativi e si raccoglieranno le firme a sostegno delle delibere di modifica degli Statuti comunali. (presidi a Pescara, Chieti, Teramo, Sulmona, Vasto, Montesilvano, Francavilla, Giulianova e in molti altri comuni abruzzesi).
La campagna di mobilitazione viene aggiornata anche sul sito nonlasciamolifare.org.
Aderiscono all'iniziativa anche Rifondazione Comunista-SE, Italia dei Valori, Partito Comunista dei Lavoratori, Verdi, Partito di Alternativa Comunista.
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