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venerdì 4 giugno 2010
sabato 22 maggio 2010
domenica 2 maggio 2010
Samuele (PRC)Primo maggio: Lega nord di parma? Hanno la faccia come il culo
Primo maggio, giorno di memoria e di lotta Francesco Samuele, responsabile provinciale dipartimento lavoro di Rifondazione Comunista replica alla Lega Nord di Parma: "Hanno la faccia come il .... Non ci sono altre parole"
Chiarisco subito che questo intervento è, nello stile, un intervento del tutto personale, anche se so, nel mio intimo, che nel merito è, senz’altro, condiviso dal mio Partito.
Non è nel mio stile il generare polemiche, soprattutto se sterili. Ma in questo caso, non posso esimermi dal rispondere allo squallido comunicato della segreteria provinciale della Lega e dire, in modo netto e chiaro, che la Lega Nord di Parma ha la faccia come il culo. Non ci sono altre parole.
Noto, infatti, che anche il partito di Bossi ha imparato a dire enormi bugie, come il suo padrone Presidente del Consiglio.
Ripeto: la faccia come il culo. Il dire, infatti, che la Lega sia stata il partito (lo scrivo volutamente con la minuscola) che, negli ultimi due decenni, ha difeso di più i lavoratori, è una enorme menzogna: lo dimostrano i fatti.
Chi era, infatti, ministro quando è stata approvata la legge 30, legge che ha reso il lavoro sempre più incerto e precario? Roberto Maroni. Chi ha impedito che lo stillicidio di morti sul lavoro continui ad essere, ogni anno, una strage, senza che nulla si faccia? Il governo Berlusconi, su sollecitazione dei ministri della Lega, che ha svuotato di significato la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, introdotta dal governo precedente. E chi, in questi giorni, sta mettendo mano allo Statuto dei Lavoratori, frutto delle lotte, quelle si vere, dei nostri padri lavoratori, unico baluardo al principio costituzionale del diritto al lavoro, introducendo l’arbitrato ed annullando, dunque, la possibilità che un lavoratore ingiustamente licenziato possa ottenere giustizia da un Magistrato? Il governo Berlusconi, con il sostegno leale della Lega.
Vedi, caro Zorandi, non si può dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, perché prima o poi le menzogne, tue e dei tuoi padroni, verranno svelate. Come nel ventennio di Mussolini: i lavoratori prenderanno coscienza e si ribelleranno, seppellendo te e gli accoliti della Lega sotto una valanga di insulti.
Ricordiamo, caro Zorandi, quale sia il vero significato del Primo Maggio. Non quello che hai espresso tu, con un misto di gretto propagandismo (quando parli dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi) e di rozza ignoranza (quando definisci il Primo Maggio una festa americana).
Ti ricordo che il primo maggio è il ricordo delle manifestazioni soppresse nel sangue dei lavoratori di Chicago del 1886, tra i quali, certo non lo saprai, vi erano lavoratori provenienti da tutto il mondo. Anche dal Nord Italia.
Il primo maggio è l’idea della Seconda internazionale di Parigi del 20 luglio del 1889 di una grande manifestazione unitaria da tenersi in tutto il mondo da tutti i lavoratori del mondo contemporaneamente.
Il primo maggio in Italia è il 1947 con la strage di Portella della Ginestra, in cui gli uomini di Salvatore Giuliano, pagati dai mafiosi collusi con la DC, sparano sulla folla durante il comizio.
Il primo maggio è il ricordo dei morti di Reggio Emilia, e di tutte le manifestazioni in difesa della dignità del lavoro.
Il primo maggio è stato lacrime e sangue di tutti i lavoratori. Il primo maggio è stato lotta per le 8 ore lavorative, condizioni ed un salario migliori. Il primo maggio è stato sacrificio e consapevolezza di combattere per propri diritti e per quelli delle generazioni a venire. Il primo maggio è stato unità di tutti i lavoratori del mondo.
Oggi il primo maggio si festeggia per onorare questi lavoratori che hanno lottato e perso la vita per i nostri diritti. Si dovrebbe anche festeggiare per ricordare quanto è dura la lotta che porta a conquistarsi la propria dignità, il proprio futuro, la propria vita. E spero che presto, i lavoratori italiani, assieme a tutti gli immigrati che stanno onorando il nostro mondo del lavoro con il loro continuo sacrificio e a tutti coloro che sudano ore ed ore per un tozzo di pane o poco più, riprendano consapevolezza e dignità e tornino a festeggiare il Primo Maggio per quello che è: una giornata di Memoria e di Lotta, per un futuro diverso.
Francesco Samuele (nella foto)
Responsabile Lavoro-Welfare-Economia
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Parma
Non è nel mio stile il generare polemiche, soprattutto se sterili. Ma in questo caso, non posso esimermi dal rispondere allo squallido comunicato della segreteria provinciale della Lega e dire, in modo netto e chiaro, che la Lega Nord di Parma ha la faccia come il culo. Non ci sono altre parole.
Noto, infatti, che anche il partito di Bossi ha imparato a dire enormi bugie, come il suo padrone Presidente del Consiglio.
Ripeto: la faccia come il culo. Il dire, infatti, che la Lega sia stata il partito (lo scrivo volutamente con la minuscola) che, negli ultimi due decenni, ha difeso di più i lavoratori, è una enorme menzogna: lo dimostrano i fatti.
Chi era, infatti, ministro quando è stata approvata la legge 30, legge che ha reso il lavoro sempre più incerto e precario? Roberto Maroni. Chi ha impedito che lo stillicidio di morti sul lavoro continui ad essere, ogni anno, una strage, senza che nulla si faccia? Il governo Berlusconi, su sollecitazione dei ministri della Lega, che ha svuotato di significato la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, introdotta dal governo precedente. E chi, in questi giorni, sta mettendo mano allo Statuto dei Lavoratori, frutto delle lotte, quelle si vere, dei nostri padri lavoratori, unico baluardo al principio costituzionale del diritto al lavoro, introducendo l’arbitrato ed annullando, dunque, la possibilità che un lavoratore ingiustamente licenziato possa ottenere giustizia da un Magistrato? Il governo Berlusconi, con il sostegno leale della Lega.
Vedi, caro Zorandi, non si può dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, perché prima o poi le menzogne, tue e dei tuoi padroni, verranno svelate. Come nel ventennio di Mussolini: i lavoratori prenderanno coscienza e si ribelleranno, seppellendo te e gli accoliti della Lega sotto una valanga di insulti.
Ricordiamo, caro Zorandi, quale sia il vero significato del Primo Maggio. Non quello che hai espresso tu, con un misto di gretto propagandismo (quando parli dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi) e di rozza ignoranza (quando definisci il Primo Maggio una festa americana).
Ti ricordo che il primo maggio è il ricordo delle manifestazioni soppresse nel sangue dei lavoratori di Chicago del 1886, tra i quali, certo non lo saprai, vi erano lavoratori provenienti da tutto il mondo. Anche dal Nord Italia.
Il primo maggio è l’idea della Seconda internazionale di Parigi del 20 luglio del 1889 di una grande manifestazione unitaria da tenersi in tutto il mondo da tutti i lavoratori del mondo contemporaneamente.
Il primo maggio in Italia è il 1947 con la strage di Portella della Ginestra, in cui gli uomini di Salvatore Giuliano, pagati dai mafiosi collusi con la DC, sparano sulla folla durante il comizio.
Il primo maggio è il ricordo dei morti di Reggio Emilia, e di tutte le manifestazioni in difesa della dignità del lavoro.
Il primo maggio è stato lacrime e sangue di tutti i lavoratori. Il primo maggio è stato lotta per le 8 ore lavorative, condizioni ed un salario migliori. Il primo maggio è stato sacrificio e consapevolezza di combattere per propri diritti e per quelli delle generazioni a venire. Il primo maggio è stato unità di tutti i lavoratori del mondo.
Oggi il primo maggio si festeggia per onorare questi lavoratori che hanno lottato e perso la vita per i nostri diritti. Si dovrebbe anche festeggiare per ricordare quanto è dura la lotta che porta a conquistarsi la propria dignità, il proprio futuro, la propria vita. E spero che presto, i lavoratori italiani, assieme a tutti gli immigrati che stanno onorando il nostro mondo del lavoro con il loro continuo sacrificio e a tutti coloro che sudano ore ed ore per un tozzo di pane o poco più, riprendano consapevolezza e dignità e tornino a festeggiare il Primo Maggio per quello che è: una giornata di Memoria e di Lotta, per un futuro diverso.
Francesco Samuele (nella foto)
Responsabile Lavoro-Welfare-Economia
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Parma
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venerdì 30 aprile 2010
Modena: qui i grilini litigano per poltrone e soldi
Modena, 30 aprile 2010. Duri e puri nei loro comizi di piazza, sempre pronti a schierarsi contro i partiti definiti ingessati, vecchi e polverosi. Ma è bastata una poltrona contesa in consiglio regionale per rompere l’incantesimo e seminare il subbuglio tra i grillini del Movimento 5 Stelle, che adesso litigano tra loro e minacciano di spiaccicarsi a vicenda contro il muro. E’ accaduto tra Bologna e Modena, con l’intervento risolutore del leader carismatico Beppe Grillo. Uno dei due litiganti è stato messo fuori gioco dal leader genovese, ma il veleno scorre ancora a fiumi.
Tutto comincia dopo le elezioni regionali: il leader Giovanni Favia si presenta come capolista a Modena e Bologna. Viene eletto, ma deve decidere in quale città. I secondi arrivati, la modenese Sandra Poppi e il bolognese Andrea De Franceschi attendono un suo cenno e sperano. Favia fa decidere ai 40 delegati provinciali, che indicano De Franceschi. Fuori la Poppi. Apriti cielo. Il consigliere comunale modenese Vittorio Ballestrazzi grida all’ingiustiza sottolineando che la Poppi aveva raccolto più preferenze. Volano altre accuse nei confronti di Favia, Ballestrazzi ricorda le vicende della sua candidatura imposta a mezzo blog da Grillo. «Dov’è la democrazia?», chiede. Alla prima riunione regionale Ballestrazzi viene invitato ad andarsene. Poi è lo stesso Grillo a scomunicarlo ufficialmente, diffidandolo a parlare in nome e per conto del Movimento 5 Stelle. Favia rincara la dose: «Tutti da Modena mi sconsigliavano di dare credito a Ballestrazzi, che continua a mentire. Per questo è già partita un’azione legale contro di lui, visto, che mi accusa anche di voto di scambio».
Ma non è finita. L’ultima accusa nei confronti di Favia è pubblicata sul blog del consigliere modenese: «Risulterebbe (il condizionale è d’obbligo) che lo stipendio dei consiglieri regionali del movimento 5 stelle dell’Emilia-Romagna sia di 2.500 euro netti al mese più le spese — sostiene Ballestrazzi — Un bel salto di stipendio da chi non più tardi di due anni fa guadagnava 4.000 euro lordi all’anno (vedere dichiarazione dei redditi pubblicata sul sito del Comune di Bologna). Avevo letto che il candidato presidente Favia riteneva giusto uno stipendio di 1.300 euro netti al mese. Forse non aveva niente a che fare con il consigliere regionale Favia. Solo un caso di omonimia». In altre parole, dati alla mano, Ballestrazzi accusa Favia di non aver mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale, cioè di guadagnare circa il doppio di quanto annunciato, «più le spese — dice — Quali spese? Lo impareremo». Insomma, la guerra non è affatto finita e contribuisce a dare un’immagine molto diversa da quella che gli attivisti del Movimento 5 Stelle avevano sempre propagandato. Litigi che sanno di vecchia politica. Anche se loro non vogliono sentirselo dire.
di ROBERTO GRIMALDI
da il resto del carlino
giovedì 29 aprile 2010
In difesa della scuola pubblica
Il Partito della Rifondazione Comunista aderisce alla manifestazione di domani (giovedì) a difesa della Scuola Pubblica.
Le politiche attuate dal Governo, per mano della Gelmini e di Tremonti, non solo non hanno la minima intenzione di investire nella pubblica istruzione, ma portano avanti un progressivo smantellamento della Scuola Pubblica, aumentando i finanziamenti alle scuole private.
Con l’inizio del nuovo anno scolastico la Scuola Pubblica vedrà una riduzione del personale docente di 25 000 unità e del personale ATA di 15 000 unità. A Parma e provincia, tra elementari medie e superiori, è previsto un taglio di 140 insegnanti e 70 collaboratori. Tutto questo mentre gli studenti crescono di numero, anche sul territorio parmense.
Come se tutto questo non bastasse, la recente “Riforma epocale della scuola”, come è stata definita dalla Gelmini, non farà altro che diminuire ulteriormente la qualità della Pubblica Istruzione, attuando dei tagli al numero di ore settimanali per quasi tutte le tipologie di istituto.
Quello che emerge chiaramente è il tentativo di “far cassa” distruggendo la scuola pubblica, in un quadro generale di continui tagli ai servizi sociali.
Altro che rinvio di qualche anno della Riforma, Il PRC continuerà ad opporsi a queste politiche, denunciando l’attacco di classe portato avanti nei confronti dei lavoratori e di tutti quei cittadini che non possono permettersi un’istruzione privata.
I soldi necessari per finanziare l’Istruzione, l’Università e la Ricerca vanno presi dalle spese militari, dalle grandi opere e dai finanziamenti a fondo perduto dati agli imprenditori.
Paola Varesi
Segretario Prc Federazione di Parma
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Le politiche attuate dal Governo, per mano della Gelmini e di Tremonti, non solo non hanno la minima intenzione di investire nella pubblica istruzione, ma portano avanti un progressivo smantellamento della Scuola Pubblica, aumentando i finanziamenti alle scuole private.
Con l’inizio del nuovo anno scolastico la Scuola Pubblica vedrà una riduzione del personale docente di 25 000 unità e del personale ATA di 15 000 unità. A Parma e provincia, tra elementari medie e superiori, è previsto un taglio di 140 insegnanti e 70 collaboratori. Tutto questo mentre gli studenti crescono di numero, anche sul territorio parmense.
Come se tutto questo non bastasse, la recente “Riforma epocale della scuola”, come è stata definita dalla Gelmini, non farà altro che diminuire ulteriormente la qualità della Pubblica Istruzione, attuando dei tagli al numero di ore settimanali per quasi tutte le tipologie di istituto.
Quello che emerge chiaramente è il tentativo di “far cassa” distruggendo la scuola pubblica, in un quadro generale di continui tagli ai servizi sociali.
Altro che rinvio di qualche anno della Riforma, Il PRC continuerà ad opporsi a queste politiche, denunciando l’attacco di classe portato avanti nei confronti dei lavoratori e di tutti quei cittadini che non possono permettersi un’istruzione privata.
I soldi necessari per finanziare l’Istruzione, l’Università e la Ricerca vanno presi dalle spese militari, dalle grandi opere e dai finanziamenti a fondo perduto dati agli imprenditori.
Paola Varesi
Segretario Prc Federazione di Parma
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domenica 18 aprile 2010
Forlì, acqua pubblica. Scissione in vista: entra Forza Nuova, esce Rifondazione
Lo sostiene Fabrizio Ruscelli, segretario di Rifondazione Comunista di Forlì: "Nel secondo incontro, convocato dal "Popolo Viola", per la costituzione del Comitato per l'acqua pubblica di Forlì-Cesena è emerso che tra le forze politiche che intendono aderirvi vi è anche Forza Nuova, movimento politico fascista che da sempre assume e promuove comportamenti antisemiti e razzisti. Le loro proposte sono e saranno sempre agli antipodi rispetto ai nostri principi. Nel corso della discussione, dopo aver sottolineato che a fianco del Comitato Promotore Nazionale e fra i componenti il Comitato di sostegno è a pieno titolo iscritta la Federazione della Sinistra e non Forza Nuova".
Per questo la federazione dei comunisti ritiene "irricevibile" la partecipazione di Forza Nuova nel comitato. "Purtroppo una parte dei presenti ben capeggiata da Destinazione Forlì nell'impeto di voler affermare che la politica o è "nuova" o è cattiva politica ha dimostrato di non voler o di non sapere fare distinzioni. A questa scelta noi ci siamo opposti fermamente e continueremo ad opporci e, sebbene sia una scelta sofferta, noi e altre associazioni presenti abbiamo deciso di non far più parte di questo costituendo comitato qualora si intenda proseguire in questa direzione", attacca Ruscelli.
Che sollecita anche interventi pubblici di Arci (componente nazionale del comitato promotore) e della Cgil, che sostengono la raccolta delle firme sia a livello locale che nazionale. "Il PRC prima, e ora la Federazione della Sinistra, in ogni caso ribadiscono che sono da sempre in prima linea nella lotta a favore dell'acqua pubblica in quanto bene inalienabile dell'uomo ed anche in questa occasione sosterranno lo sforzo referendario", conclude Ruscelli.
venerdì 9 aprile 2010
Comunisti Uniti: riunione per i compagni e le compagne dell' Emilia Romagna
Come preannunciato, sabato prossimo, 10 aprile, è convocata una riunione aperta ai firmatari e non degli appelli dei Comunisti Uniti iscritti per uno scambio di idee e alcune riflessioni: a) sulla fase attuale, b) sulle prospettive per i comunisti, c) su alcune proposte di campagne comuni aperte a tutti i comunisti ovunque collocati.
Siamo di fronte a un'onda lunga reazionaria che si alimenta nella crisi e che è sapientemente utilizzata da una destra reazionaria e populista che alimenta una guerra tra poveri nelle classe popolari e solletica gli istinti più beceri dei ceti intermedi. A questo occorre reagire in fretta, pena essere marginalizzati definitivamente. Le risposte finora messe in campo sembrano non essere sufficienti e non usciamo dall'angolo in cui ci siamo cacciati in questi anni in cui abbiamo perso ogni connessione con le classi lavoratrici e gli strati popolari del paese.
L'appello dei Comunisti Uniti non sarà l'ennesima proposta organizzativa autosufficiente e autorefernziale e nemmeno l'embrione di un nuovo partitino che mira a distruggere quelli attualmente esistenti. Sicuramente l'attuale frammentazione nel campo comunista non giova a nessuno e vogliamo aprire dei percorsi di riunificazione possibili, ma con i nostri appelli vogliamo dare un contributo nel ricominciare a mettere al centro da subito due cose legate per noi indissolubilmente tra loro: 1) unità dei comunisti e 2) autonomia di classe.
La prima per spingere insieme per un Partito solo casa comune di tutti i comunisti oggiAggiungi un appuntamento per oggi sparsi. La seconda perchè lo si faccia soprattutto sulle battaglie sociali e politiche e non solo su quali coalizioni elettorali per superare un quorum. Cosa importante questa, ma che non può essere l'unico motivo di "unità" e che oltretutto dovrebbe essere legata a un programma alternativo di opposizione di classe contro il bipolarismo e non in subalternità ad esso.
Per discutere e praticare questi obiettivi ci autoconvocheremo in ogni regione e a livello nazionale chiamando a contribuire tutti i comunisti disponibili. Quelli nel PRC, quelli nel Pdci, quelli di altre organizzazioni della diaspora comunista e soprattutto i tantissimi delusi rimasti senza tessera alcuna...tutti con pari dignità ma cercando di proporre qualche obiettivo politico comune. Chi lo praticherà anche nella Federazione e chi lo farà fuori, senza intralciarsi o strumentalizzarsi a vicenda ma rafforzandosi reciprocamente.
Per confrontarci su questi temi e altri che eventualmente potreste proporre al dibattito convocata una riunione aperta a tutti i compagni e le compagne dell'Emilia-Romagna:
SABATO 10 APRILE ore 10
presso il BAR "LA LINEA"
a PIAZZA RE ENZO 1
(piazza Maggiore) mappa
Per info potete chiamare il num. 393-9138937
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venerdì 19 marzo 2010
"Perché in queste regionali bisogna votare la sinistra... quella vera, che ha un sogno"
ParmaDaily intervista a tutto campo Francesco Samuele, membro segreteria provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Parma, responsabile dipartimento lavoro, welfare ed economia.
In queste regionali Rifondazione Comunista sta dentro al centrosinistra a sostegno di Vasco Errani. Fammi capire, Errani è sufficientemente di sinistra e Bernazzoli no, visto che alle ultime provinciali siete andati da soli?
La domanda merita una risposta articolata.
Occorre partire da una riflessione: il Partito Democratico ha fallito nel suo progetto di creazione di un nuovo soggetto politico unitario; esistono, in realtà, a mio parere almeno due Partiti Democratici, con due diverse linee politiche di fondo.
Da una parte, c’è il PD legato strettamente ai poteri forti, a Colaninno e alla grande industria, che ha in mente di cancellare ogni forza di sinistra in Italia e, coerentemente con l’idea stessa del sistema elettorale maggioritario, di creare una finta alternanza di forze, strumentale al mantenimento, se non al rafforzamento, dello sfruttamento della classe dominante a scapito delle subalterne. E’ quella parte di Partito Democratico che ha, in concorso con Mastella e l’UDEUR, determinato la caduta del governo Prodi e la candidatura di Veltroni alle elezioni nazionali, escludendo in tale occasione qualunque dialogo con le forze di sinistra e determinando, così, l’uscita dal Parlamento di quelle forze che, coerentemente, si stanno ancora opponendo al sistema capitalistico. E’ il PD di Penati, che ha posto la pregiudiziale anticomunista in Lombardia; il PD di De Luca, espressione più retriva e fascistoide del PD campano; il PD di Bernazzoli, che ha contribuito in modo determinante alla devastazione del territorio della nostra Provincia, che ne ha fatto uno dei luoghi più inquinati d’Europa e che è autore primo del progetto inceneritore, su cui tanti prima di me si sono già spesi.
E’ il PD dell’ abbandono delle scuole, della cancellazione di risorse per la loro gestione, il PD dell’ autonomia più spinta, che sta portando verso la privatizzazione dell’ istruzione. Con questo PD è impossibile qualunque forma di dialogo, questo va detto in modo chiaro e netto.
Qual è il PD “buono”?
C’è quella parte del PD che dialoga ancora con noi, che, pur nelle diversità, che restano profonde, cerca di trovare una linea comune su alcuni grandi problemi (vedi il caos elezioni di questi giorni e la conseguente manifestazione unitaria di sabato), che cerca di lavorare insieme per un futuro migliore.
Da questa parte si colloca, a mio giudizio, Vasco Errani. Con lui, è bene dirlo, non sono state sempre rose e fiori: ci siamo scontrati duramente sul finanziamento alle scuole private, sulla gestione dell’ Ergo (l’ Ente Regionale per il diritto agli Studi Superiori) e, in generale, sul massiccio sfruttamento e cementificazione del territorio, consentiti dall’amministrazione regionale in questi anni; nel contempo, però, importanti risultati sono stati ottenuti in tema di diritto al lavoro, welfare, diritti sociali, ambiente: non ultima, su nostra precisa richiesta, la presa di posizione contro il nucleare.
Ecco perché, dopo un percorso democratico e condiviso, il PRC ha deciso, a livello regionale, di rinnovare il sostegno a Vasco Errani entrando, anche in questa tornata, nella coalizione che lo sostiene.
Abbiamo fatto, però, ad Errani ed al PD precise richieste: in particolare non solo di rafforzamento degli interventi, ancora, su lavoro e welfare, ma anche sui temi del diritto alla casa, dei diritti dei migranti, sul diritto allo studio e, proprio in ragione di quanto è stato consentito nel passato, un arresto della cementificazione del territorio.
Vigileremo con coerenza, affinché gli impegni presi sul programma siano concretamente e puntualmente mantenuti.
Alle regionali il PRC si presenterà insieme con il PDCI. Non pensi sia venuto il momento di fondere questi due partiti...
Unità dei comunisti. Sì, personalmente, penso sia giunto il momento di ridare vita, concretamente, al Partito Comunista. Questo era il compito che il mio Partito si era dato quando, quasi vent’anni fa, una parte dei compagni dell’ ex PCI aveva deciso di non aderire al rovinoso progetto di Occhetto e di avviare un processo che portasse a ripensare il modo in cui i comunisti, a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo, dovessero collocarsi all’interno della società italiana. Ecco perché Rifondazione.
Ma una rifondazione non può durare un’eternità. E’ ora che barriere, steccati, pregiudizi ideologici e personalismi vengano abbattuti, in nome della volontà di trasformazione della società capitalistica, verso un mondo nuovo ed un nuovo Partito Comunista. E non guardo, sia chiaro, al capitalismo di stato di stampo sovietico o cinese; provo molto più interesse per quanto sta avvenendo, ad esempio, in America Latina.
Ma cos’è questa Federazione della Sinistra con la quale vi presentate alle elezioni?.
Un soggetto non unico, ma unitario: unità ed unitarietà sono due concetti diversi. Perché non sempre uno, più uno, più uno, più uno, più uno fa cinque: potrebbe fare anche 0,5. Mi spiego meglio, con un esempio. Il collegato al lavoro, alla firma del Capo dello Stato in questi giorni, per noi è inaccettabile, perché pone il salariato, qualunque salariato, sotto un ricatto permanente dal suo padrone; svuota, insomma, di significato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Bene: su questo tema, non credo che tutte le forze che dicono di collocarsi a sinistra del PD, purtroppo la pensino come me. E un partito unico, su un tema come questo, rischierebbe immediatamente di implodere.
In una Federazione invece, ognuno parteciperebbe con il contributo delle proprie idee, del proprio punto di vista, alla ricerca di una posizione comune, che non necessariamente deve essere quella dei singoli partiti e/o movimenti che ne fanno parte!
Una Federazione serve a mediare, a elaborare piattaforme comuni, rispettando le identità di ognuno e, soprattutto, gli obiettivi di fondo di ognuno. E gli obiettivi di un comunista come me, beh, li sappiamo: io desidero, ancora oggi, l’abbattimento del modello di produzione capitalistico attraverso la lotta di classe.
Non pensi si possa superare il simbolo della falce e del martello per aprirsi ad un elettorato più ampio dello zoccolo duro comunista?
I simboli vengono di conseguenza: un Partito Comunista non può, non deve, fare a meno del simbolo della lotta di classe e cioè della falce e del martello; per la Federazione, è senz’altro un problema diverso.
Che tipo di campagna elettorale state impostando qui a Parma?
Caro Direttore, tocchiamo un tasto dolente.
Stiamo conducendo una battaglia, all’interno dell’assordante silenzio nel quale i mass media locali ci hanno sbattuto. Nel contempo, facciamo i conti con l’esiguità delle risorse economiche che abbiamo a disposizione.
Ma non ci rassegniamo. La nostra campagna elettorale è basata su tre strumenti: comunicati stampa ed articoli, diffusi anche attraverso l’ausilio dei nuovi strumenti di comunicazione; volantinaggi ai banchetti che stiamo organizzando su tutto il territorio provinciale, ed iniziative pubbliche sui temi che per noi, in questo momento, sono più caldi. Parlo della TIBRE, progetto al quale siamo fermamente contrari ed al quale contrapponiamo, da anni, l’idea del potenziamento del trasporto su rotaia; dell’ inceneritore (inutile dire che anche sull’ incenerimento dei rifiuti siamo assolutamente contro); dell’ acqua come bene pubblico.
Proprio perché riteniamo assolutamente centrale la battaglia in difesa del nostro pianeta, abbiamo condotto altresì, in concomitanza con il Summit Mondiale sull’ambiente svoltosi nella nostra città nei giorni scorsi, un presidio permanente in Piazza della Steccata, assieme a due dei movimenti più fecondi della nostra città: il Popolo Viola e Liberacittadinanza.
Una tenda è, così, stata allestita nella storica piazza del centro città, per cercare di smuovere le coscienze di quanti, ancora oggi, si illudono che chi li sta governando, lo stia facendo nel loro interesse; devo dire che la risposta è stata estremamente positiva: abbiamo raccolto decine di firme su una petizione popolare che stiamo presentando in tutti i Comuni, in difesa del principio che l’acqua deve rimanere un bene pubblico; migliaia di volantini sono stati distribuiti; alle conferenze stampa c’è stata un’ampia partecipazione; insomma, possiamo dire: obiettivo raggiunto.
Concluderemo, infine, la campagna elettorale con il tema a noi più caro: il diritto al lavoro.
Dacci qualche anticipazione...
Posso anticiparti i dettagli: alla sala del CRAL dipendenti comunali di viale Mentana 31, avremo il dibattito “L’articolo 18 non si tocca. Strategie per la difesa del diritto al lavoro”, con la partecipazione di Roberta Fantozzi, della Segreteria Nazionale del PRC, responsabile dipartimento Lavoro e Welfare; Paolo Bertoletti, Segretario Generale CGIL Parma; Manuela Palermi, dell’ ufficio politico del PDCI; stiamo individuando in queste ore, altresì, la figura di un giurista di alto profilo. Sarà mio compito coordinare i lavori. In tale occasione, presenteremo anche i risultati, ancora parziali, della campagna “il Lavoro Mobilita”: una raccolta di firme per quattro iniziative di legge regionale per il blocco dei licenziamenti,la creazione del reddito sociale, l’estensione ed il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, contro le delocalizzazioni produttive.
Infine, grande festa venerdì 26, ultimo giorno di campagna elettorale; stiamo individuando luogo e scaletta della giornata.
Parliamo di informazione locale, che ultimamente a Parma vede un proliferare di iniziative editoriali, web e cartacee. I tempi del monopolio dell'informazione sono superati nei fatti o solo formalmente?
Come già accennavo prima, questo, per chi vive a Parma, è uno dei grandi “tasti dolenti”.
Nei nostri confronti, infatti, i principali organi di stampa “tradizionale” hanno messo in atto un vero e proprio boicottaggio: lo spazio che ci è stato concesso, ad esempio, per l’iniziativa di Piazza della Steccata è stato di poche righe. Uso un termine forte: questo è un comportamento fascista. E’ fascista, infatti, il disegno di cancellare ogni voce di dissenso, in nome di non si sa bene quale pace sociale…
Per fortuna c’è chi, come te, con coraggio si è schierato con noi, condividendo la battaglia per il diritto dei comunisti ad essere presenti all’interno delle istituzioni! Web TV, giornali on line, social network possono essere la salvezza del diritto al dissenso, del rispetto del principio costituzionale della libertà di pensiero e di stampa: principi, in particolare qui a Parma, troppo spesso calpestati.
Ma anche sui nuovi strumenti di comunicazione, come noto, il governo ed i cosiddetti poteri forti, stanno cercando di mettere il bavaglio. Se ciò avvenisse, sarebbe un disastro: dovremo opporci con tutte le forze. Ma, magari, avremo modo di parlarne in altre occasioni.
Ciò che mi colpisce, però, è il constatare che in altre città non è così: io, purtroppo o per fortuna, ho un lavoro che mi porta a girare per tutta Italia, e posso dirti che, altrove, la stampa locale sta concedendo molto più spazio alle iniziative ed alle tematiche portate avanti dalla Federazione della Sinistra.
A Parma, lo ripeto, il silenzio è, invece, assordante.
Io l'ho già fatto (clicca qui), adesso tocca a te: fai un appello al voto per la sinistra... mi raccomando, convincente!!!!!
Caro direttore, il mio appello al voto parte dai concetti che tu hai espresso nella prima parte della tua dichiarazione di voto.
La presenza di una sinistra anticapitalista, conflittuale, critica nei confronti di questa società, sempre più marcia e, allo stesso tempo, opprimente ed oppressiva, all’interno delle istituzioni è fondamentale, per una democrazia che voglia dirsi tale.
Non è un caso che i peggiori attacchi alla nostra Costituzione, figlia dell’ eroico sacrificio dei nostri padri e nonni partigiani, siano avvenuti in questi anni, in cui i comunisti non hanno più rappresentanza in Parlamento. Le grandi conquiste sociali, dal dopoguerra in poi, sono state frutto delle battaglie che il PCI, grazie al sostegno delle masse popolari, ha condotto all’interno delle istituzioni, come Partito di lotta e di governo; dall’altro lato, le grandi battaglie in difesa delle conquiste sociali hanno visto sempre, in prima linea, i comunisti.
C’è bisogno dunque di sinistra, quella vera.
Qual è quella "falsa"?
La sinistra opportunista, che conduce certe battaglie solo perché, dopo il nostro crollo elettorale, si è aperta una voragine da riempire.
Inviterei gli elettori, ad esempio a leggere i provvedimenti che al Parlamento Europeo sono stati votati dal partito di Di Pietro: l’esatto opposto di quello che, spesso per pura propaganda, viene detto in Italia. Basti pensare al voto positivo su tutte le normative che hanno liberalizzato il mercato del lavoro (penso, ad esempio, alla famigerata Direttiva Bolkenstein). E, e bene chiarirlo, tali direttive sono direttamente applicabili nel nostro Paese, senza bisogno di recepimento.
A questo dovrebbe pensare l’elettore, prima di farsi tentare da altri simboli tanto in auge in questi ultimi anni; solo una croce sulla falce e il martello, racchiusi all’interno del simbolo della Federazione della Sinistra, fornisce la garanzia che ci possa esser ancora qualcuno che, anche sbagliando a volte (chi può vantarsi di non avere mai sbagliato?) ma testardamente, con tutte le proprie forze, continui a battersi per i diritti degli ultimi, degli sfruttati, delle donne ed uomini senza lavoro o con un lavoro precario, degli omosessuali, dei migranti, dei perseguitati, degli studenti.
Ebbene sì, questo ci distingue dagli altri: l’avere un sogno, un’utopia: crediamo, anzi, siamo convinti, che non un’altra Italia (come qualcuno, propagandisticamente, ha sostenuto nei giorni scorsi), ma un altro mondo sia possibile. E ci batteremo, sempre e per sempre, per realizzarlo.
Sì, ne siamo convinti: a volte i sogni diventano realtà.
Andrea Marsiletti
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sabato 6 marzo 2010
Sondaggio Regionali Emilia Romagna: Errani avanti di molto
Voto di Lista
(var. rispetto al 23 febbraio 2010)
(*: lista/candidato non presente in tutte le province)
CENTRO DESTRA: 39,0% (-0,5%)
- POPOLO DELLA LIBERTA': 25,0% (+2,0%)
- LEGA NORD: 14,0% (INV)
CENTRO SINISTRA: 54,0% (+2,0%)
- PARTITO DEMOCRATICO: 41,5% (+2,5%)
- ITALIA DEI VALORI: 6,0% (+0,5%)
- COMUNISTI (RC, PDCI): 3,5% (+0,5%)
- Lista SINISTRA ECOLOGIA e LIBERTA'- VERDI: 3,0% (INV)
UNIONE DI CENTRO: 5,0% (+0,5%)
MOV. 5 STELLE: 2,0% (+0,5%)
Commento Partiti: Viste le molteplici esclusioni di liste, quelle che rimangono attengono un beneficio; Il PD vola oltre il 40%; la Legariprende a salire. Le liste di CDX restano sotto quota 40, in linea con le Europee. UDC in ripresa al 5%. In ripresa anche il MOV. 5 STELLE. Sarà interessante vedere la performance leghista e del PD.
Candidati Presidente:
Errani (CSX): 54,5% (+1,0%)
Bernini (CDX) 38,0% (-0,5%)
Galletti (UDC): 5,5% (+0,5%)
Favia (M5S): 2,0% (+0,5%)
Commento Candidati: Facile conferma per Errani che si porta a 16-17 punti sopra la Bernini, praticamente sconosciuta e che prende qualche voto in meno rispetto alla coalizione.
CENTRO DESTRA: 39,0% (-0,5%)
- POPOLO DELLA LIBERTA': 25,0% (+2,0%)
- LEGA NORD: 14,0% (INV)
CENTRO SINISTRA: 54,0% (+2,0%)
- PARTITO DEMOCRATICO: 41,5% (+2,5%)
- ITALIA DEI VALORI: 6,0% (+0,5%)
- COMUNISTI (RC, PDCI): 3,5% (+0,5%)
- Lista SINISTRA ECOLOGIA e LIBERTA'- VERDI: 3,0% (INV)
UNIONE DI CENTRO: 5,0% (+0,5%)
MOV. 5 STELLE: 2,0% (+0,5%)
Commento Partiti: Viste le molteplici esclusioni di liste, quelle che rimangono attengono un beneficio; Il PD vola oltre il 40%; la Legariprende a salire. Le liste di CDX restano sotto quota 40, in linea con le Europee. UDC in ripresa al 5%. In ripresa anche il MOV. 5 STELLE. Sarà interessante vedere la performance leghista e del PD.
Candidati Presidente:
Errani (CSX): 54,5% (+1,0%)
Bernini (CDX) 38,0% (-0,5%)
Galletti (UDC): 5,5% (+0,5%)
Favia (M5S): 2,0% (+0,5%)
Commento Candidati: Facile conferma per Errani che si porta a 16-17 punti sopra la Bernini, praticamente sconosciuta e che prende qualche voto in meno rispetto alla coalizione.
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sabato 27 febbraio 2010
I candidati alle regionali della Federazione della Sinistra per il collegio della Provincia di Modena
2.233 firme. Sono quelle che la Federazione della Sinistra di Modena – che aggrega Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà – ha depositato questa mattina (per prima fra le forze politiche che intendono presentarsi alle elezioni) al Tribunale di Modena per partecipare alle prossime elezioni regionali. Un risultato importante, che premia il lavoro unitario svolto dalle forze comuniste e della sinistra modenese, che si presentano alle elezioni sostenendo Errani e sotto il simbolo della Federazione, per rappresentare l’unità della sinistra a partire dai contenuti programmatici condivisi.
Ora porteremo in campagna elettorale le nostre proposte contro la crisi, per confermare ed espandere le tutele e le misure assunte dalla Regione a sostegno dei lavoratori, a partire dalla conferma degli ammortizzatori sociali in deroga che hanno già permesso di salvare almeno 40mila posti di lavoro. Per chiedere al Governo il blocco dei licenziamenti, il raddoppio della durata della cassa integrazione e l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutti quei precari oggi privi di ogni tutela. Per definire politiche del lavoro che contrastino la precarietà e costruire politiche economiche, industriali e sociali pubbliche che definiscano un nuovo modello di sviluppo vista la crisi evidente del neoliberismo. Per ribadire il no della Regione al deposito gas di Rivara voluto da Berlusconi, il no al nucleare e il si all’energia alternativa e rinnovabile. Per l’acqua pubblica contro ogni ipotesi di privatizzazione. Per un welfare pubblico, laico e di qualità.
I candidati alle regionali della Federazione della Sinistra per il collegio della Provincia di Modena:
GABRIELLA ALBORESI, 51 anni, di Modena, è avvocato, impegnata nel movimento pacifista e sul fronte dei diritti delle donne con attività di volontariato nell’associazione “Donne e Giustizia” e “Casa delle donne contro la violenza”
CARMELA CALABRESE, 56 anni di Vignola, lavora presso un istituto scolastico di Vignola è responsabile dell’Associazione invalidi civili di Vignola ed è membro del Comitato Federale dei Comunisti Italiani di Modena.
DONATELLA CLERICI, 55 anni di Formigine, insegnante presso l’Istituto Tecnico “Selmi” di Modena. È stata assessore del Comune di Formine ed è componente del Comitato Politico Federale del PRC.
STEFANO LUGLI, 35 anni di Finale Emilia, dipendente del Comune di Concordia. Ha ricoperto l’incarico di Assessore nel Comune di Finale Emilia ed è stato Consigliere provinciale per il PRC nella precedente legislatura. È segretario provinciale di Rifondazione Comunista a Modena.
ELISABETTA VACCARI, 37 anni di Marano, è psicologa e psicoterapeuta e consigliera comunale a Marano per Rifondazione Comunista
LUIGI VALERIO, 51 anni, di Modena, è medico ospedaliero presso l’ospedale di Baggiovara (MO). Ha ricoperto l’incarico di assessore e consigliere nel Comune di Fiorano ed è membro del Comitato federale del PdCI.
domenica 14 febbraio 2010
Regionali, Emilia-Romagna: programma e candidati con Errani
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| simbolo Fed. Sinistra |
tratto da Estense.com - Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Socialisti 2000, raggruppati nella Federazione della Sinistra correranno insieme alle regionali, sostenendo Vasco Errani alla riconferma al vertice della giunta dell’Emilia Romagna.
Stefano Calderoni, giovane segretario provinciale di Prc, presenta i tre candidati che, a dispetto del motto “largo ai giovani”, possono vantare una lunga esperienza di militanza politica e un’età a cavallo tra i 50 e i 60 anni.
“Il programma che abbiamo presentato punta innanzitutto a tutelare l’occupazione, a fronte di una situazione assai difficile – spiega il segretario -. Chiediamo principalmente il blocco dei licenziamenti per i prossimi 48 mesi all’interno degli stabilimenti presenti in regione. Ciò è possibile ricorrendo a tutte le misure possibili per la difesa dei posti di lavoro: contratti di solidarietà, cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Ma non solo. Per tutte le aree produttive in crisi – illustra Calderoni – chiediamo che la regione si impegni a fissare un vincolo di destinazione d’uso di almeno 15 anni, al pari di quanto avviene per le aree boschive colpite da incendi. Questo limiterebbe molto le speculazioni. I nostri candidati saranno impegnati su questo versante, ma anche sull’incentivazione del trasporto pubblico, sullo sviluppo turistico e sulla tutela delle risorse ambientali, tutti punti fondamentali del nostro ampio programma”.
La centese Rita Lodi è espressione della formazione meno conosciuta all’interno della federazione. “Sono stata tra i fondatori dell’associazione Socialismo 2000, nata alla fine degli anni novanta all’interno dei Ds – spiega l’ex assessore provinciale – e in questi anni abbiamo contribuito con un grande impegno sul territorio. Vasco Errani è stato espressione di un buon governo alla guida della regione, ma noi lo pungoleremo, da sinistra, per raggiungere gli obiettivi comuni che ci siamo prefissati”.
Ha suscitato perplessità e più di un interrogativo l’assenza di Roberto Soffritti, tra i candidati del collegio ferrarese. Ma ha chiarire la posizione dell’ex sindaco ci pensa Claudio Piva. “Ci sembrava limitativo inserire un profilo così autorevole come quello di Soffritti tra i candidati del territorio – questa la stentata spiegazione del segretario provinciale dei Comunisti Italiani – per lui stiamo discutendo perché sia inserito nel “listino” di Errani oppure possa ricoprire la carica di assessore nella futura giunta regionale in caso di vittoria. Di sicuro queste sono elezioni cruciali, perché in caso positivo per noi possiamo fornire un segnale di stop al Governo nazionale, oppure, diversamente, assegnargli un incoraggiamento nella sua azione”. Gli fa eco Fausto Facchini, candidato e collega di partito: “Quella messa in campo dalla Federazione della Sinistra è una proposta altamente valida. Ora dovremmo essere bravi a trovare consenso tra la gente”.
Chiude Fernando Gelli, illustrando il suo impegno, forte dell’esperienza sulla qualità idrica all’interno di Arpa. “Tutti sappiamo quanto sia importante l’acqua come risorsa. La nostra battaglia proseguirà per fare in modo che il laboratorio di Pontelagoscuro possa proseguire la sua attività, puntando in particolare al controllo dei nuovi elementi inquinanti. Gli investimenti sulla ricerca stanno calando, la stessa Arpa è stata costretta a tagliare molti giovani ricercatori in questi ultimi anni e ciò è estremamente grave per il nostro territorio”. Ma la tutela delle acque sono fondamentali non solo sotto l’aspetto della salute pubblica, ma anche su quello dello sviluppo economico. “Nelle Valli di Comacchio, dove la gestione idrica è fondamentale per l’equilibrio del sistema ittico – conclude l’esponente di Prc – la situazione è estremamente preoccupante. Nella pesca delle anguille lo stock si è ridotto del 90% negli ultimi anni per varie cause concomitanti tra le quali la pesca con le reti, sistema che crea danni enormi a questo segmento. Ma si ha anche una forte moria annuale dei molluschi generata in primis dalla cattiva gestione idrica”.
venerdì 12 febbraio 2010
Parma: "Sinistra comunista, alternativa e anticapitalista insieme"
da ParmaDaily.it - ParmaDaily ha intervistato Paola Varesi, da qualche mese eletta segretaria provinciale di Rifondazione comunista di Parma.
Segretaria, il Partito della Rifondazione comunista di Parma in questi ultimi anni è andato sui giornali più per i suoi scontri tra le varie mozioni/correnti che per la proposta un progetto politico chiaro. A che punto siamo della "contesa interna"? E’ vero che spesso c’è stato un eccesso polemiche e di litigiosità interna, ma non si può dimenticare che in questi anni Rifondazione Comunista è stata anche in prima fila in molte iniziative politiche e sociali a difesa del lavoro e contro la precarietà, per la casa, l’ambiente, la tutela della condizione degli studenti.
Oggi c’è anche una consapevolezza diffusa all’interno del partito che è necessario dedicare meno tempo alle polemiche interne. Questa volontà comune non cancella il dibattito e il confronto tra posizioni diverse ma esprime anche un forte spirito unitario. Non possiamo permetterci altre divisioni.
Penso di poter dire che la mia elezione, quella della segreteria ampiamente rappresentativa e quella di Andrea Davolo alla presidenza del comitato federale, rappresentino un buon segnale di miglioramento del clima interno.
Quali sono i principali obiettivi che si pone per il rilancio del PRC di Parma? Il nostro partito deve essere sempre più presente nel conflitto sociale.
In questi mesi siamo stati a fianco dei lavoratori che hanno difeso il posto di lavoro, come all’SPX di Sala Baganza. Siamo stati presenti nella mobilitazione antifascista contro Casa Pound. Siamo parte del movimento contro l’inceneritore. Presenti nella società, prima di tutto, a fianco di chi si batte per cambiarla e rimuovere le ingiustizie.
Vogliamo poi dare impulso concreto alla costruzione della Federazione della Sinistra, insieme al PdCI e alle altre forze che l’hanno promossa a livello nazionale.
Pensiamo che sia indispensabile cerare un soggetto plurale che unisca la sinistra comunista, alternativa e anticapitalista. La Federazione serve anche a rispondere alla richiesta di unità che ci viene da chi vuole che in Italia si ricostruisca una sinistra forte, radicale, di massa.
In merito ai rapporti con il PdCI qual è la sua opinione? Distinzione, federazione, fusione? Come ho detto dobbiamo avviare a tutti i livelli la costruzione della Federazione della Sinistra.
Oggi non si tratta di cancellare le forze che esistono ma di unirle nell’azione politica e sociale comune.
Si è già visto che le forzature producono spesso più divisioni che unità.
Alcuni ultimi sondaggi danno il PRC+PDCI al 1,6% (http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/). Che spiegazione dà nel vedere i comunisti ridotti così ai minimi termini?
Un altro sondaggio quasi contemporaneo ci dà un risultato più favorevole.
Certo non ci nascondiamo le difficoltà. Paghiamo ancora la delusione nei confronti dell’ultima esperienza di governo del centro-sinistra e le ripetute divisioni e scissioni che ci hanno colpito. C’è anche da mettere nel conto la cancellazione dei comunisti e della sinistra dai grandi mezzi di informazione, siano essi vicini al centro-destra o al PD. D’altra parte il fallimento evidente della prospettiva strategica da cui è nato il PD da un lato, l’inadeguatezza dell’Italia dei Valori a costituire una coerente forza di alternativa, ci dicono che esistono tutte le condizioni per far crescere la Federazione della Sinistra e con essa Rifondazione Comunista.
Non sarà un percorso facile ma penso che ce la possiamo fare.
Qual è la sua opinione sull'operato della Provincia di Bernazzoli? Noi siamo stati molto critici soprattutto con l’ultima fase della gestione della Provincia da parte di Bernazzoli e del PD. Dalla scelta dell’inceneritore alla continua cementificazione del territorio, alla carenze nella gestione delle politiche di sostegno al lavoro in una fase di crisi, abbiamo espresso la nostra netta opposizione. Abbiamo ritenuto l’Amministrazione provinciale troppo subalterna ai poteri forti, questo ha impedito di raggiungere un’intesa nelle elezioni provinciali.
Per ora non vediamo novità significative.
Come preparare e con chi l'alternativa all'amministrazione Vignali? Per costruire un’alternativa vera occorre una visione diversa dello sviluppo della città, degli interessi sociali che vanno tutelati, della partecipazione democratica oggi sempre più negata, rispetto a quelle dell’attuale Giunta. Dietro alle apparenze, crescono le contraddizioni e le situazioni di povertà e di isolamento nella nostra città.
A partire dall’opposizione bisogna far capire concretamente qual è la città che vogliamo e che vuole realmente la maggioranza dei cittadini, a cui oggi nei fatti è negata la parola.
Cominceremo a lavorare ad una proposta che parli alla città. Oggi non sappiamo se il PD è interessato a questo tipo di progetto, chiaro, vicino alle esigenze di chi lavora, dei giovani, di chi oggi è in difficoltà, oppure vuole corteggiare i palazzi del potere e inseguire il moderatismo.
Una scelta politica questa che non paga e lo si è già visto più volte.
Segretaria, il Partito della Rifondazione comunista di Parma in questi ultimi anni è andato sui giornali più per i suoi scontri tra le varie mozioni/correnti che per la proposta un progetto politico chiaro. A che punto siamo della "contesa interna"? E’ vero che spesso c’è stato un eccesso polemiche e di litigiosità interna, ma non si può dimenticare che in questi anni Rifondazione Comunista è stata anche in prima fila in molte iniziative politiche e sociali a difesa del lavoro e contro la precarietà, per la casa, l’ambiente, la tutela della condizione degli studenti.
Oggi c’è anche una consapevolezza diffusa all’interno del partito che è necessario dedicare meno tempo alle polemiche interne. Questa volontà comune non cancella il dibattito e il confronto tra posizioni diverse ma esprime anche un forte spirito unitario. Non possiamo permetterci altre divisioni.
Penso di poter dire che la mia elezione, quella della segreteria ampiamente rappresentativa e quella di Andrea Davolo alla presidenza del comitato federale, rappresentino un buon segnale di miglioramento del clima interno.
Quali sono i principali obiettivi che si pone per il rilancio del PRC di Parma? Il nostro partito deve essere sempre più presente nel conflitto sociale.
In questi mesi siamo stati a fianco dei lavoratori che hanno difeso il posto di lavoro, come all’SPX di Sala Baganza. Siamo stati presenti nella mobilitazione antifascista contro Casa Pound. Siamo parte del movimento contro l’inceneritore. Presenti nella società, prima di tutto, a fianco di chi si batte per cambiarla e rimuovere le ingiustizie.
Vogliamo poi dare impulso concreto alla costruzione della Federazione della Sinistra, insieme al PdCI e alle altre forze che l’hanno promossa a livello nazionale.
Pensiamo che sia indispensabile cerare un soggetto plurale che unisca la sinistra comunista, alternativa e anticapitalista. La Federazione serve anche a rispondere alla richiesta di unità che ci viene da chi vuole che in Italia si ricostruisca una sinistra forte, radicale, di massa.
In merito ai rapporti con il PdCI qual è la sua opinione? Distinzione, federazione, fusione? Come ho detto dobbiamo avviare a tutti i livelli la costruzione della Federazione della Sinistra.
Oggi non si tratta di cancellare le forze che esistono ma di unirle nell’azione politica e sociale comune.
Si è già visto che le forzature producono spesso più divisioni che unità.
Alcuni ultimi sondaggi danno il PRC+PDCI al 1,6% (http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/). Che spiegazione dà nel vedere i comunisti ridotti così ai minimi termini?
Un altro sondaggio quasi contemporaneo ci dà un risultato più favorevole.
Certo non ci nascondiamo le difficoltà. Paghiamo ancora la delusione nei confronti dell’ultima esperienza di governo del centro-sinistra e le ripetute divisioni e scissioni che ci hanno colpito. C’è anche da mettere nel conto la cancellazione dei comunisti e della sinistra dai grandi mezzi di informazione, siano essi vicini al centro-destra o al PD. D’altra parte il fallimento evidente della prospettiva strategica da cui è nato il PD da un lato, l’inadeguatezza dell’Italia dei Valori a costituire una coerente forza di alternativa, ci dicono che esistono tutte le condizioni per far crescere la Federazione della Sinistra e con essa Rifondazione Comunista.
Non sarà un percorso facile ma penso che ce la possiamo fare.
Qual è la sua opinione sull'operato della Provincia di Bernazzoli? Noi siamo stati molto critici soprattutto con l’ultima fase della gestione della Provincia da parte di Bernazzoli e del PD. Dalla scelta dell’inceneritore alla continua cementificazione del territorio, alla carenze nella gestione delle politiche di sostegno al lavoro in una fase di crisi, abbiamo espresso la nostra netta opposizione. Abbiamo ritenuto l’Amministrazione provinciale troppo subalterna ai poteri forti, questo ha impedito di raggiungere un’intesa nelle elezioni provinciali.
Per ora non vediamo novità significative.
Come preparare e con chi l'alternativa all'amministrazione Vignali? Per costruire un’alternativa vera occorre una visione diversa dello sviluppo della città, degli interessi sociali che vanno tutelati, della partecipazione democratica oggi sempre più negata, rispetto a quelle dell’attuale Giunta. Dietro alle apparenze, crescono le contraddizioni e le situazioni di povertà e di isolamento nella nostra città.
A partire dall’opposizione bisogna far capire concretamente qual è la città che vogliamo e che vuole realmente la maggioranza dei cittadini, a cui oggi nei fatti è negata la parola.
Cominceremo a lavorare ad una proposta che parli alla città. Oggi non sappiamo se il PD è interessato a questo tipo di progetto, chiaro, vicino alle esigenze di chi lavora, dei giovani, di chi oggi è in difficoltà, oppure vuole corteggiare i palazzi del potere e inseguire il moderatismo.
Una scelta politica questa che non paga e lo si è già visto più volte.
Andrea Marsiletti 
venerdì 29 gennaio 2010
Regionali Emilia Romagna: Il ritorno del Duca. Soffritti possibile candidato alle regionali per Prc-Pdci
Il ritorno del “Duca”. Dopo la marcia indietro alle ultime amministrative questa volta Roberto Soffritti potrebbe davvero essere tentato di riassaporare il gusto della sfida elettorale. L’ex sindaco di Ferrara, per 16 anni ininterrotti sullo scranno più alto del municipio, padre – e per alcuni “padrone” – della politica locale fino alla fine degli anni ’90, potrebbe essere candidato alle regionali di marzo nella lista Prc-Pdci.
Usiamo il condizionale ma
negli ambienti vicini al braccio destro di Diliberto si parla di certezza. Nato a Ferrara l’11 ottobre 1941, laureato in Economia, assessore regionale Pci e poi sindaco di Ferrara dal 1983 al 1999, Soffritti abbandonò gli epigoni di Berlinguer nel 2001, quando lasciò i Ds con in tasca la nomina a presidente Fer e si iscrisse al Pdci.
Nel frattempo registra la sua più cocente sconfitta: nel 1999 è in corsa per le europee, ma nonostante le quasi 34mila preferenze manca l’approdo a Strasburgo classificandosi primo dei non eletti.
In poco tempo, nel partito diviso e conteso dalla diarchia Diliberto-Cossutta, salì i gradini della gerarchia interna fino a conquistarsi una prima fila tra i candidati per la Camera dei Deputati nel 2006 nella circoscrizione XI (Emilia-Romagna). Ma una volta salito a Montecitorio il tempo non giocò a suo favore e, a causa della risicata maggioranza su cui poggiava il secondo governo Prodi, vi restò appena due anni. La sua ultima carica politica risale al secondo mandato di Sateriale, come consigliere comunale per i comunisti italiani.
Dopo aver ritentato la corsa al parlamento italiano nella burrascosa alleanza della Sinistra Arcobaleno (i Verdi si rifiutarono di fare campagna elettorale), si vociferava la scorsa primavera di un suo possibile ritorno in grande stile come candidato sindaco, ma preferì farsi da parte favorendo la rifondina Irene Bregola.
Ora, invece, pare proprio che la voglia di ributtarsi nell’agone delle urne sia ricomparsa e il 68enne Duca potrebbe tornare a giocare le proprie carte in uno dei tre posti che spettano alla lista Prc-Pdci alleata di Errani. L’idea pare aver riscosso sorrisi un po’ stentati in Rifondazione, che comunque – in caso di decisione in questo senso da parte del comitato regionale Pdci che si riunisce questa sera, e al quale parteciperà lo stesso Soffritti – non potrà che avvallare la scelta.
Rifondazione, invece, sta ancora cercando il suo nome, da scegliere probabilmente al suo interno. Per la terza candidatura, con il via libera di Rita Lodi di Socialismo 2000 che avrebbe chiesto come unica condizione una rappresentanza di genere, si dovrebbe optare per una donna proveniente dal mondo del lavoro o dai movimenti.
Alla fine però chi verrà inserito in lista rischia di non andare oltre la campagna elettorale. Difficilmente la lista comunista conquisterà un seggio. Secondo fonti interne all’alleanza con la falce e martello gli ultimi sondaggi targati Pagnoncelli danno in Emilia-Romagna il Prc-Pdci al 3,5%, con Ferrara al 4,3%. Lo scoglio da superare è il 5%.
A questo punto anche Soffritti rischierebbe di combattere contro i mulini a vento. Ma senza fare la fine del Don Chisciotte però: un buon risultato elettorale farebbe capire che alle sue spalle il consenso è ancora forte. E potrebbe, chissà, essere sufficiente per convincere Errani ad aprire uno spazio nel suo listino (ma in questo caso in quota Pdci avrebbe probabilmente la precedenza la capogruppo uscente in Regione, Donatella Bortolazzi) o addirittura in un assessorato.
Entro sabato i giochi saranno fatti. Nell’attesa qualche porta si è già aperta. È lo stesso segretario ferrarese Claudio Piva a non smentire l’ipotesi: “Se volesse fare un sacrificio per il partito, non saremmo contrari”.
da Estense.com
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martedì 26 gennaio 2010
La Federazione della Sinistra di Finale Emilia presenta mozione di sfiducia verso il Sindaco
La Federazione della Sinistra di Finale Emilia – che aggrega Rifondazione Comunista, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro e solidarietà – propone a tutti i consiglieri comunali una mozione di sfiducia con cui portare il sindaco alle dimissioni ed evitare al Comune di Finale Emilia un periodo di instabilità politica e amministrativa dannoso per l’intera cittadinanza.
Chiediamo a tutti i consiglieri di firmare il testo (occorrono almeno 8 consiglieri firmatari), discuterlo in Consiglio e andare subito alle elezioni anticipate, ponendo fine ad una situazione paradossale che vede il Sindaco non rappresentativo dei partiti della maggioranza che lo sostengono.
Non si può far finta che non sia successo nulla. Un Sindaco che si candida per le prossime elezioni regionali con la lista dell’UDC, forza politica che alle amministrative del 2006 era assieme alla Casa delle Libertà, e da sempre all’opposizione della Giunta, posizione ribadita ancora oggi.
Un sindaco che per soddisfare le proprie incontenibili ambizioni non esita a compiere giravolte trasformistiche a poche settimane dalle elezioni, nel più totale disprezzo dei cittadini che nel 2006 avevano voluto al governo del paese una ben precisa maggioranza..
L’etica politica vuole che sia rispettato innanzitutto il mandato degli elettori, che hanno eletto Sindaco Soragni all’interno di una coalizione di centrosinistra, e che ai cambi di schieramento facciano seguito coerenti scelte istituzionali.
Auspichiamo dal PD, che in tutti gli ultimi anni è stato afono e prono di fronte alla spregiudicatezza di Soragni, un atto di responsabilità politica, augurandoci che non passi direttamente dal sonno al coma profondo, ma si ricordi di esistere, di avere la propria dignità di forza politica, e batta un colpo.
(Alberto Ferrari, segretario Circolo PRC Finale Emilia – Alberto Boetti, segretario Circolo PdCI Finale Emilia)
sabato 23 gennaio 2010
Parma: sfratti, occupano il duc, la poliza li sgombera
Blitz contro gli sfratti della rete Diritti in casa e della società di riappropriazione urbana. Volevano parlare con un rappresentante del Comune perchè rispondesse alle richieste di una famiglia senza un tetto. Gli assessori rifiutano il dialogo e la polizia interviene incontrando solo resistenza passiva
di Marco Severo
Gli attivisti della rete Diritti in casa e della Società di riappropriazione urbana, protagonisti di numerose occupazioni nelle ultime settimane, sono entrati al pian terreno del Duc per manifestare contro gli sfratti. Alle cinque gli uffici del direzionale hanno chiuso, ma gli attivisti non hanno voluto saperne di lasciare l'immobile. Sul posto sono arrivati cinque agenti della Digos e quattro vigili urbani. Poi, quando il Comune si è rifiutato di incontrare i manifestanti e di parlargli, anche solo telefonicamente, la polizia è stata costretta a sgomberare l'edificio. Un'azione pacifica a cui gli attivisti hanno opposto solo resistenza passiva. LE FOTO
L'occupazione è cominciata attorno alle sedici: una cinquantina di ragazzi, preso possesso del pian terreno del Duc, dopo avere srotolato uno striscione che chiedeva il blocco degli sfratti, hanno chiesto a gran voce di incontrare un rappresentante del Comune. Volevano precise garanzie sul futuro di una delle ultime famiglie ad avere ricevuto uno sfratto esecutivo: una giovane coppia con due figli e un nonno, con problemi di salute, a proprio carico. Una famiglia che tra pochi giorni sarà sulla strada e che ha rifiutato la proposta del Comune per una situazione d'emergenza. La donna, i due bambini e l'anziano sarebbero, infatti, stati alloggiati in un residence. Per il marito un posto nel dormitorio pubblico, almeno in attesa di una sistemazione vera per tutto il nucleo famigliare.
Di divisione, però, i diretti interessati non vogliono sentire parlare. E in questo trovano il sostegno della rete Diritti in casa e della Sru che proprio per ribadire "l'unità della famiglia" anche in tempi di forte crisi, hanno occupato il Duc: "Ci sembra singolare che una Amministrazione che punta così tanto, almeno a parole, sulle famiglie poi alla prova dei fatti non trovi altra soluzione che quella di dividere i membri di uno stesso nucleo".
L'occupazione è cominciata attorno alle sedici: una cinquantina di ragazzi, preso possesso del pian terreno del Duc, dopo avere srotolato uno striscione che chiedeva il blocco degli sfratti, hanno chiesto a gran voce di incontrare un rappresentante del Comune. Volevano precise garanzie sul futuro di una delle ultime famiglie ad avere ricevuto uno sfratto esecutivo: una giovane coppia con due figli e un nonno, con problemi di salute, a proprio carico. Una famiglia che tra pochi giorni sarà sulla strada e che ha rifiutato la proposta del Comune per una situazione d'emergenza. La donna, i due bambini e l'anziano sarebbero, infatti, stati alloggiati in un residence. Per il marito un posto nel dormitorio pubblico, almeno in attesa di una sistemazione vera per tutto il nucleo famigliare.
Di divisione, però, i diretti interessati non vogliono sentire parlare. E in questo trovano il sostegno della rete Diritti in casa e della Sru che proprio per ribadire "l'unità della famiglia" anche in tempi di forte crisi, hanno occupato il Duc: "Ci sembra singolare che una Amministrazione che punta così tanto, almeno a parole, sulle famiglie poi alla prova dei fatti non trovi altra soluzione che quella di dividere i membri di uno stesso nucleo".
Nessun assessore si è reso disponibile a un incontro di persona e gli attivisti sono passati al contrattacco proponendo una mediazione: hanno chiesto di parlare con il vicesindaco Buzzi al telefono, volevano leggergli una lettera della donna con lo sfratto, presente alla manifestazione insieme a uno dei figli, una bimba di 16 mesi. Hanno chiesto che i giornalisti fossero testimoni della telefonata, ma anche questa proposta è andata in fumo. Nè Buzzi, nè gli altri membri della Giunta si sono resi disponibili al confronto, sia pur telefonico, ribadendo senza parole quello che dall'inizio dell'ondata di occupazioni è la linea del Comune: "Nessun dialogo con chi fa azioni illegali".
A quel punto la polizia, pur riconoscendo il carattere pacifico dell'occupazione, non ha avuto altra scelta che decidere per lo sgombero forzato: ha avvisato i manifestanti che hanno garantito una resistenza solo passiva, facendosi sì buttare fuori con la forza, ma senza reagire. Sul posto sono quindi arrivate altre volanti della polizia e della municipale, una ventina di agenti in tutto, compreso il comandante dei vigili e il capo della squadra mobile.
Come annunciato sono entrati al Duc, hanno sollevato di peso i manifestanti che si sono fatti portare fuori senza muovere un dito, come precedentemente assicurato, trascinati dagli agenti tra i flash dei fotografi. In serata il Comune ha dato la sua disponibilità, tramite il vicesindaco Buzzi, a incontrare la famiglia con lo sfratto esecutivo: "Solo la famiglia, che tra l'altro ha già rifiutato la nostra prima proposta di ospitalità, non gli attivisti".
A quel punto la polizia, pur riconoscendo il carattere pacifico dell'occupazione, non ha avuto altra scelta che decidere per lo sgombero forzato: ha avvisato i manifestanti che hanno garantito una resistenza solo passiva, facendosi sì buttare fuori con la forza, ma senza reagire. Sul posto sono quindi arrivate altre volanti della polizia e della municipale, una ventina di agenti in tutto, compreso il comandante dei vigili e il capo della squadra mobile.
Come annunciato sono entrati al Duc, hanno sollevato di peso i manifestanti che si sono fatti portare fuori senza muovere un dito, come precedentemente assicurato, trascinati dagli agenti tra i flash dei fotografi. In serata il Comune ha dato la sua disponibilità, tramite il vicesindaco Buzzi, a incontrare la famiglia con lo sfratto esecutivo: "Solo la famiglia, che tra l'altro ha già rifiutato la nostra prima proposta di ospitalità, non gli attivisti".
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