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martedì 1 giugno 2010
sabato 29 maggio 2010
giovedì 27 maggio 2010
Rifondazione Comunista, il direttivo sfiducia il segretario Enzo Fusco
SANTA MARIA CAPUA VETERE - Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa pervenuta da una parte del direttivo di Rifondazione Comunista inerente la situazione che si sta verificando all'interno del partito.
martedì 25 maggio 2010
lunedì 24 maggio 2010
domenica 23 maggio 2010
sabato 22 maggio 2010
Umbria, Vinti (Prc) nominato assessore dopo discussioni interminabili
(ASCA) - Perugia, 21 mag - La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha firmato stamani il decreto di nomina di Stefano Vinti ad assessore regionale. Lo annuncia una nota dell'ente. Con la nomina del rappresentante del Prc la nuova Giunta regionale. Nella prossima seduta del Consiglio regionale la Presidente Marini illustrera' all'assemblea le linee programmatiche di legislatura.
venerdì 21 maggio 2010
domenica 2 maggio 2010
Comunicato stampa in risposta alla lettera “MERANO: Attenzione ai prodotti chimici fatti vicino alle case”, apparsa sul quotidiano Alto Adige del 28 aprile 2010 a firma di Peter W. e tanti altri.
Comunicato stampa in risposta alla lettera “MERANO: Attenzione ai prodotti chimici fatti vicino alle case”, apparsa sul quotidiano Alto Adige del 28 aprile 2010 a firma di Peter W. e tanti altri:
Nel programma di Rifondazione Comunista per le prossime elezioni amministrative, si auspica, tra l’altro, un maggiore impegno della prossima giunta perché Merano possa diventare un polo di importanza strategica per un’opzione produttiva legata alla diminuzione dell’emissione di CO2 – sviluppando tutta la filiera dal silicio al pannello fotovoltaico – e legata alla ricerca sulle energie rinnovabili.
Relativamente alla produzione, utilizzo e stoccaggio di sostanze pericolose, quali il triclorosilano, occorre chiedersi se a Merano siamo in una situazione dove i vantaggi offerti dalla produzione di silicio per la costruzione di pannelli fotovoltaici, e quindi di tecnologie ecocompatibili, siano maggiori di eventuali svantaggi dovuti all’insediamento industriale. E’ necessario dare risposte certe ai legittimi interrogativi sull’impatto ambientale e sulla salute di chi vive nelle zone limitrofe e di chi è addetto al ciclo produttivo. Anche per evitare di alimentare polemiche e inutili contrapposizioni tra ambiente, salute e lavoro e per dare tutela alla popolazione residente.
L’idea di Rifondazione è quella di organizzare un osservatorio permanente, composto da un comitato di cittadini, con alcuni compiti specifici: 1) monitorare eventuali emissioni nocive in atmosfera, in superficie, nel sottosuolo e tutto ciò che può comportare dei rischi; 2) creare una rete tra medici di base, quelli del lavoro, ASL, ospedali, uffici provinciali competenti ecc, per raccogliere informazioni utili a verificare lo stato di salute degli abitanti di Sinigo e Merano e per prevenire eventuali patologie legate all’eventuale inquinamento ambientale.
Per poter rendere operativo questo osservatorio è necessaria innanzitutto la partecipazione attiva dei cittadini. In secondo luogo l’amministrazione comunale dovrebbe garantire gli strumenti normativi e un apposito fondo economico, gestito autonomamente dal comitato dei cittadini, per poter richiedere analisi e perizie. Infine è indispensabile una fattiva collaborazione tra azienda, sindacato interno, autorità di controllo.
Samuele (PRC)Primo maggio: Lega nord di parma? Hanno la faccia come il culo
Primo maggio, giorno di memoria e di lotta Francesco Samuele, responsabile provinciale dipartimento lavoro di Rifondazione Comunista replica alla Lega Nord di Parma: "Hanno la faccia come il .... Non ci sono altre parole"
Chiarisco subito che questo intervento è, nello stile, un intervento del tutto personale, anche se so, nel mio intimo, che nel merito è, senz’altro, condiviso dal mio Partito.
Non è nel mio stile il generare polemiche, soprattutto se sterili. Ma in questo caso, non posso esimermi dal rispondere allo squallido comunicato della segreteria provinciale della Lega e dire, in modo netto e chiaro, che la Lega Nord di Parma ha la faccia come il culo. Non ci sono altre parole.
Noto, infatti, che anche il partito di Bossi ha imparato a dire enormi bugie, come il suo padrone Presidente del Consiglio.
Ripeto: la faccia come il culo. Il dire, infatti, che la Lega sia stata il partito (lo scrivo volutamente con la minuscola) che, negli ultimi due decenni, ha difeso di più i lavoratori, è una enorme menzogna: lo dimostrano i fatti.
Chi era, infatti, ministro quando è stata approvata la legge 30, legge che ha reso il lavoro sempre più incerto e precario? Roberto Maroni. Chi ha impedito che lo stillicidio di morti sul lavoro continui ad essere, ogni anno, una strage, senza che nulla si faccia? Il governo Berlusconi, su sollecitazione dei ministri della Lega, che ha svuotato di significato la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, introdotta dal governo precedente. E chi, in questi giorni, sta mettendo mano allo Statuto dei Lavoratori, frutto delle lotte, quelle si vere, dei nostri padri lavoratori, unico baluardo al principio costituzionale del diritto al lavoro, introducendo l’arbitrato ed annullando, dunque, la possibilità che un lavoratore ingiustamente licenziato possa ottenere giustizia da un Magistrato? Il governo Berlusconi, con il sostegno leale della Lega.
Vedi, caro Zorandi, non si può dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, perché prima o poi le menzogne, tue e dei tuoi padroni, verranno svelate. Come nel ventennio di Mussolini: i lavoratori prenderanno coscienza e si ribelleranno, seppellendo te e gli accoliti della Lega sotto una valanga di insulti.
Ricordiamo, caro Zorandi, quale sia il vero significato del Primo Maggio. Non quello che hai espresso tu, con un misto di gretto propagandismo (quando parli dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi) e di rozza ignoranza (quando definisci il Primo Maggio una festa americana).
Ti ricordo che il primo maggio è il ricordo delle manifestazioni soppresse nel sangue dei lavoratori di Chicago del 1886, tra i quali, certo non lo saprai, vi erano lavoratori provenienti da tutto il mondo. Anche dal Nord Italia.
Il primo maggio è l’idea della Seconda internazionale di Parigi del 20 luglio del 1889 di una grande manifestazione unitaria da tenersi in tutto il mondo da tutti i lavoratori del mondo contemporaneamente.
Il primo maggio in Italia è il 1947 con la strage di Portella della Ginestra, in cui gli uomini di Salvatore Giuliano, pagati dai mafiosi collusi con la DC, sparano sulla folla durante il comizio.
Il primo maggio è il ricordo dei morti di Reggio Emilia, e di tutte le manifestazioni in difesa della dignità del lavoro.
Il primo maggio è stato lacrime e sangue di tutti i lavoratori. Il primo maggio è stato lotta per le 8 ore lavorative, condizioni ed un salario migliori. Il primo maggio è stato sacrificio e consapevolezza di combattere per propri diritti e per quelli delle generazioni a venire. Il primo maggio è stato unità di tutti i lavoratori del mondo.
Oggi il primo maggio si festeggia per onorare questi lavoratori che hanno lottato e perso la vita per i nostri diritti. Si dovrebbe anche festeggiare per ricordare quanto è dura la lotta che porta a conquistarsi la propria dignità, il proprio futuro, la propria vita. E spero che presto, i lavoratori italiani, assieme a tutti gli immigrati che stanno onorando il nostro mondo del lavoro con il loro continuo sacrificio e a tutti coloro che sudano ore ed ore per un tozzo di pane o poco più, riprendano consapevolezza e dignità e tornino a festeggiare il Primo Maggio per quello che è: una giornata di Memoria e di Lotta, per un futuro diverso.
Francesco Samuele (nella foto)
Responsabile Lavoro-Welfare-Economia
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Parma
Non è nel mio stile il generare polemiche, soprattutto se sterili. Ma in questo caso, non posso esimermi dal rispondere allo squallido comunicato della segreteria provinciale della Lega e dire, in modo netto e chiaro, che la Lega Nord di Parma ha la faccia come il culo. Non ci sono altre parole.
Noto, infatti, che anche il partito di Bossi ha imparato a dire enormi bugie, come il suo padrone Presidente del Consiglio.
Ripeto: la faccia come il culo. Il dire, infatti, che la Lega sia stata il partito (lo scrivo volutamente con la minuscola) che, negli ultimi due decenni, ha difeso di più i lavoratori, è una enorme menzogna: lo dimostrano i fatti.
Chi era, infatti, ministro quando è stata approvata la legge 30, legge che ha reso il lavoro sempre più incerto e precario? Roberto Maroni. Chi ha impedito che lo stillicidio di morti sul lavoro continui ad essere, ogni anno, una strage, senza che nulla si faccia? Il governo Berlusconi, su sollecitazione dei ministri della Lega, che ha svuotato di significato la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, introdotta dal governo precedente. E chi, in questi giorni, sta mettendo mano allo Statuto dei Lavoratori, frutto delle lotte, quelle si vere, dei nostri padri lavoratori, unico baluardo al principio costituzionale del diritto al lavoro, introducendo l’arbitrato ed annullando, dunque, la possibilità che un lavoratore ingiustamente licenziato possa ottenere giustizia da un Magistrato? Il governo Berlusconi, con il sostegno leale della Lega.
Vedi, caro Zorandi, non si può dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, perché prima o poi le menzogne, tue e dei tuoi padroni, verranno svelate. Come nel ventennio di Mussolini: i lavoratori prenderanno coscienza e si ribelleranno, seppellendo te e gli accoliti della Lega sotto una valanga di insulti.
Ricordiamo, caro Zorandi, quale sia il vero significato del Primo Maggio. Non quello che hai espresso tu, con un misto di gretto propagandismo (quando parli dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi) e di rozza ignoranza (quando definisci il Primo Maggio una festa americana).
Ti ricordo che il primo maggio è il ricordo delle manifestazioni soppresse nel sangue dei lavoratori di Chicago del 1886, tra i quali, certo non lo saprai, vi erano lavoratori provenienti da tutto il mondo. Anche dal Nord Italia.
Il primo maggio è l’idea della Seconda internazionale di Parigi del 20 luglio del 1889 di una grande manifestazione unitaria da tenersi in tutto il mondo da tutti i lavoratori del mondo contemporaneamente.
Il primo maggio in Italia è il 1947 con la strage di Portella della Ginestra, in cui gli uomini di Salvatore Giuliano, pagati dai mafiosi collusi con la DC, sparano sulla folla durante il comizio.
Il primo maggio è il ricordo dei morti di Reggio Emilia, e di tutte le manifestazioni in difesa della dignità del lavoro.
Il primo maggio è stato lacrime e sangue di tutti i lavoratori. Il primo maggio è stato lotta per le 8 ore lavorative, condizioni ed un salario migliori. Il primo maggio è stato sacrificio e consapevolezza di combattere per propri diritti e per quelli delle generazioni a venire. Il primo maggio è stato unità di tutti i lavoratori del mondo.
Oggi il primo maggio si festeggia per onorare questi lavoratori che hanno lottato e perso la vita per i nostri diritti. Si dovrebbe anche festeggiare per ricordare quanto è dura la lotta che porta a conquistarsi la propria dignità, il proprio futuro, la propria vita. E spero che presto, i lavoratori italiani, assieme a tutti gli immigrati che stanno onorando il nostro mondo del lavoro con il loro continuo sacrificio e a tutti coloro che sudano ore ed ore per un tozzo di pane o poco più, riprendano consapevolezza e dignità e tornino a festeggiare il Primo Maggio per quello che è: una giornata di Memoria e di Lotta, per un futuro diverso.
Francesco Samuele (nella foto)
Responsabile Lavoro-Welfare-Economia
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Parma
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venerdì 30 aprile 2010
L. Masella (PRC) Direzione Nazionale del Prc del 29 aprile. Il mio intervento integrale
A me non ha appassionato la disputa dei giorni scorsi fra chi sosteneva che le elezioni regionali sono state una nostra sconfitta e chi no. E’ certo però che, sconfitta o no, tutti possiamo concordare sul fatto che, noi e tutta la Federazione della sinistra, siamo ridotti in una situazione molto grave, ai limiti della sopravvivenza, con un ulteriore calo della passione e della militanza. Con questo non sto dicendo che il resto della sinistra stia meglio, ma una situazione di emergenza, com’è la nostra, necessita misure straordinarie e soprattutto che ci diciamo fra di noi la verità, non nascondendo la testa sotto la sabbia, senza infingimenti, sia pure con uno spirito unitario, solidale e costruttivo.
Io concordo con buona parte della relazione del segretario, cosi’ come mi è piaciuta l’intervista che Ferrero ha rilasciato a Liberazione il 25 aprile, ma non concordo con ciò che oggi non ha detto, cioè con le rimozioni di alcuni problemi. In particolare concordo: con l’analisi della crisi del capitalismo e con la sua centralità, con la proposta di promuovere iniziative di solidarietà con i lavoratori e i compagni greci, con un rilancio di internazionalismo, con la proposta di un odg in solidarietà con Cuba, con il rilancio dell’anticapitalismo e con una riflessione sulla fuoriuscita dal capitalismo. Vedo qui, però, uno strano tabù. Mentre, a proposito della crisi che investe la Grecia, ma anche la Spagna, l’Italia, si pensa ad una fuoriuscita dal capitalismo, non si prende nemmeno in considerazione la possibilità di fuoriuscita dall’Euro (e di conseguenza dalla Nato), non per entrare in altre aree economico-militari, ma per guardarsi intorno intrecciando relazioni, senza tabù, in un mondo che sta cambiando, con altre aree e paesi extra-Ue che non vivono la crisi profonda che sta vivendo il capitalismo neoliberista e monetarista europeo.
Detto questo, e dichiarato il mio accordo di fondo con l’analisi di Ferrero e la necessità della più forte unità del nostro partito, vedo però – e ve lo dico con grande sincerità e preoccupazione – una enorme distanza fra l’analisi di alto profilo, fra le tante condivisibili proposte di mobilitazione sociale e lo stato del partito e della Federazione della sinistra, cioè fra le cose da fare e gli strumenti concreti a nostra disposizione. E vedo il rischio di una discussione tutta interna a fronte di una inesistenza ed una sparizione di fatto all’esterno.
In particolare ci sono due rimozioni nella relazione del segretario: lo stato del partito, che è molto negativo, e la Federazione della sinistra. E’ assurda, in particolare, la rimozione della Federazione, che oggi non è stata nemmeno nominata. Per non affrontare il problema, e le difficoltà che vi sono nella Federazione, si rimuove il problema. E’ la cosa peggiore che si possa fare. Io credo che il problema non è e non possa essere: accelerare o frenare, perché sarebbe demenziale frenare il processo di costruzione della Federazione e tornare indietro. Il problema vero da discutere è: come costruire la Federazione. Perché, compagno Ferrero, non se ne discute assieme, collegialmente ? Perché tutto è in mani ristrettissime, senza nessuna trasparenza e partecipazione democratica ? A questa domanda (come costruire la Federazione ?) io rispondo: l’unico modo per costruire qualcosa che possa esistere realmente non per noi stessi, ma per i nostri attuali e potenziali referenti sociali, è di costruire la Federazione con una progettualità ed un profilo politico chiaro. La Federazione della sinistra potrà esistere solo come perno di una ampia sinistra sociale e di lotta, diffusa, aperta, partecipata, un polo di sinistra politica e sociale autonomo dal centro-sinistra, di fatto anticapitalistico e quindi chiaramente diverso dal Pd. Non c’è spazio per qualcosa di interno al centro-sinistra, questo spazio è già occupato da Di Pietro o da Vendola.
La costruzione di una sinistra autonoma e diversa dal centro-sinistra, di lotta e anticapitalistica, questa è la direzione di marcia della Federazione a cui imprimere una forte accelerazione, su cui investire con coraggio, su cui c’è già un ottimo Manifesto fondativo dal profilo e dai contenuti molto chiari, senza alcuna possibilità di equivoci. Del resto, o la Federazione della sinistra esprime questa connotazione sociale e questo ruolo politico, non solo nelle elaborazioni cartacee ma anche nella pratica sociale, nel concreto dei drammi sociali di tutti i giorni (licenziamenti, paura di perdere il lavoro, di non poter pagare l’affitto o il mutuo, di non poter mantenere la famiglia e i figli, povertà, precarietà, disoccupazione, sfratti, eccetera), nel fuoco del più duro scontro di classe da rigenerare nel nostro Paese con urgenza, oppure, se la Federazione sarà l’ennesimo contenitore, l’ennesima scatola organizzativa, senza un preciso ruolo e profilo politico e sociale, si spegnerà da sola come l’ennesimo ente inutile e non nascerà neppure.
Rifondazione Comunista nacque e soprattutto decollò dal 1991 al 1996 non solo perché difese un nome e un simbolo, ma perché, pur scalcagnata, senza soldi, senza sedi, senza consiglieri e assessori regionali, seppe diventare il cuore dell’opposizione, innanzitutto sul piano sociale, perché ebbe il ruolo di contrastare, una per una, senza tregua, tutte le aberrazioni prodotte dall’allora Pds dopo la madre di tutte le aberrazioni che fu lo scioglimento del Pci (aberrazioni di cui stiamo oggi ancora pagando le conseguenze): il sistema maggioritario che sostituì il sistema proporzionale; la controriforma sanitaria Amato-De Lorenzo; la cancellazione della scala mobile e l’introduzione del lavoro in affitto con gli accordi concertativi del luglio ’92 e ‘93; le controriforme delle pensioni di Dini sostenute da Prodi e dal Pds. La nostra linea e il nostro ruolo allora erano chiarissimi e riempimmo uno spazio reale che c’era a sinistra dell’allora Pds. La storia non si ripete mai nelle stesse forme, oltre al fato che non ho nessuna nostalgia per la prima Rifondazione, tuttavia oggi c’è un grande spazio a sinistra del Pd, nel crescente malessere sociale e intellettuale, ma senza un soggetto politico forte questo si disperde nella crescita vertiginosa dell’astensione e nelle liste di protesta. Qui, a sinistra del Pd ed anche in contrasto col Pd quando necessita, c’è lo spazio e il ruolo della Federazione, l’unico spazio e ruolo possibile.
Per questo, bando alle resistenze e ai freni a mano. Andiamo avanti e acceleriamo innanzitutto sul piano politico e sociale la costruzione della Federazione. Investiamo la Federazione di protagonismo sociale, di contenuti alternativi, di anticapitalismo, di internazionalismo, di antirazzismo, di partecipazione dal basso, senza paure, senza freni burocratici. E chi avrà più filo tesserà. Ma perché dobbiamo aspettare il congresso della Federazione di fine anno ? Oggi, subito, contro la crisi, a sostegno dei soggetti sociali colpiti dalla crisi ci sarebbe bisogno di produrre nelle più grandi città iniziative pubbliche, grandi assemblee, manifestazioni, presidi, tende, banchetti, comizi volanti promossi dalla Federazione della sinistra. Cosa aspettiamo ?
Peraltro, non c’è contraddizione fra la costruzione della Federazione e l’iniziativa unitaria (sempre su contenuti e soprattutto sociali) con altre soggettività di sinistra (come Sel, Sinistra Critica, la Rete dei Comunisti, organizzazioni sindacali di classe, dentro e fuori la Cgil). Così come non vedo affatto contraddizione fra la costruzione della Federazione e la rimessa a tema della questione comunista. La Federazione della sinistra non è e non può essere l’unità dei comunisti, né può essere la sola unità fra Prc e Pdci. Ma la Federazione può essere il terreno più favorevole, di massa e unitario a sinistra, per riaprire con serietà la questione della ricostruzione di una teoria ed una prassi comuniste, di una forza comunista nel nostro Paese, sapendo che la rifondazione da sola, senza un processo unitario con altre forze comuniste disponibili, rischia l’isolamento elitario, ma sapendo anche che la unificazione comunista senza la rifondazione dei cardini principali di una teoria e di una prassi di liberazione umana e rivoluzionaria adeguate ai tempi e alla nostra società (dopo la crisi e le sconfitte catastrofiche del movimento comunista della fine del secolo scorso e di tutti i tentativi di fuoriuscita da quella crisi), rischia di essere solo una riesumazione nostalgica, altra forma di liquidazione. Però, anche qui bisognerebbe superare la fase delle dichiarazioni di intenti e passare alla discussione e all’elaborazione di innovazioni concrete, nella teoria e nella prassi, partendo da ciò che non ha funzionato ed ha fallito.
Io concordo con buona parte della relazione del segretario, cosi’ come mi è piaciuta l’intervista che Ferrero ha rilasciato a Liberazione il 25 aprile, ma non concordo con ciò che oggi non ha detto, cioè con le rimozioni di alcuni problemi. In particolare concordo: con l’analisi della crisi del capitalismo e con la sua centralità, con la proposta di promuovere iniziative di solidarietà con i lavoratori e i compagni greci, con un rilancio di internazionalismo, con la proposta di un odg in solidarietà con Cuba, con il rilancio dell’anticapitalismo e con una riflessione sulla fuoriuscita dal capitalismo. Vedo qui, però, uno strano tabù. Mentre, a proposito della crisi che investe la Grecia, ma anche la Spagna, l’Italia, si pensa ad una fuoriuscita dal capitalismo, non si prende nemmeno in considerazione la possibilità di fuoriuscita dall’Euro (e di conseguenza dalla Nato), non per entrare in altre aree economico-militari, ma per guardarsi intorno intrecciando relazioni, senza tabù, in un mondo che sta cambiando, con altre aree e paesi extra-Ue che non vivono la crisi profonda che sta vivendo il capitalismo neoliberista e monetarista europeo.
Detto questo, e dichiarato il mio accordo di fondo con l’analisi di Ferrero e la necessità della più forte unità del nostro partito, vedo però – e ve lo dico con grande sincerità e preoccupazione – una enorme distanza fra l’analisi di alto profilo, fra le tante condivisibili proposte di mobilitazione sociale e lo stato del partito e della Federazione della sinistra, cioè fra le cose da fare e gli strumenti concreti a nostra disposizione. E vedo il rischio di una discussione tutta interna a fronte di una inesistenza ed una sparizione di fatto all’esterno.
In particolare ci sono due rimozioni nella relazione del segretario: lo stato del partito, che è molto negativo, e la Federazione della sinistra. E’ assurda, in particolare, la rimozione della Federazione, che oggi non è stata nemmeno nominata. Per non affrontare il problema, e le difficoltà che vi sono nella Federazione, si rimuove il problema. E’ la cosa peggiore che si possa fare. Io credo che il problema non è e non possa essere: accelerare o frenare, perché sarebbe demenziale frenare il processo di costruzione della Federazione e tornare indietro. Il problema vero da discutere è: come costruire la Federazione. Perché, compagno Ferrero, non se ne discute assieme, collegialmente ? Perché tutto è in mani ristrettissime, senza nessuna trasparenza e partecipazione democratica ? A questa domanda (come costruire la Federazione ?) io rispondo: l’unico modo per costruire qualcosa che possa esistere realmente non per noi stessi, ma per i nostri attuali e potenziali referenti sociali, è di costruire la Federazione con una progettualità ed un profilo politico chiaro. La Federazione della sinistra potrà esistere solo come perno di una ampia sinistra sociale e di lotta, diffusa, aperta, partecipata, un polo di sinistra politica e sociale autonomo dal centro-sinistra, di fatto anticapitalistico e quindi chiaramente diverso dal Pd. Non c’è spazio per qualcosa di interno al centro-sinistra, questo spazio è già occupato da Di Pietro o da Vendola.
La costruzione di una sinistra autonoma e diversa dal centro-sinistra, di lotta e anticapitalistica, questa è la direzione di marcia della Federazione a cui imprimere una forte accelerazione, su cui investire con coraggio, su cui c’è già un ottimo Manifesto fondativo dal profilo e dai contenuti molto chiari, senza alcuna possibilità di equivoci. Del resto, o la Federazione della sinistra esprime questa connotazione sociale e questo ruolo politico, non solo nelle elaborazioni cartacee ma anche nella pratica sociale, nel concreto dei drammi sociali di tutti i giorni (licenziamenti, paura di perdere il lavoro, di non poter pagare l’affitto o il mutuo, di non poter mantenere la famiglia e i figli, povertà, precarietà, disoccupazione, sfratti, eccetera), nel fuoco del più duro scontro di classe da rigenerare nel nostro Paese con urgenza, oppure, se la Federazione sarà l’ennesimo contenitore, l’ennesima scatola organizzativa, senza un preciso ruolo e profilo politico e sociale, si spegnerà da sola come l’ennesimo ente inutile e non nascerà neppure.
Rifondazione Comunista nacque e soprattutto decollò dal 1991 al 1996 non solo perché difese un nome e un simbolo, ma perché, pur scalcagnata, senza soldi, senza sedi, senza consiglieri e assessori regionali, seppe diventare il cuore dell’opposizione, innanzitutto sul piano sociale, perché ebbe il ruolo di contrastare, una per una, senza tregua, tutte le aberrazioni prodotte dall’allora Pds dopo la madre di tutte le aberrazioni che fu lo scioglimento del Pci (aberrazioni di cui stiamo oggi ancora pagando le conseguenze): il sistema maggioritario che sostituì il sistema proporzionale; la controriforma sanitaria Amato-De Lorenzo; la cancellazione della scala mobile e l’introduzione del lavoro in affitto con gli accordi concertativi del luglio ’92 e ‘93; le controriforme delle pensioni di Dini sostenute da Prodi e dal Pds. La nostra linea e il nostro ruolo allora erano chiarissimi e riempimmo uno spazio reale che c’era a sinistra dell’allora Pds. La storia non si ripete mai nelle stesse forme, oltre al fato che non ho nessuna nostalgia per la prima Rifondazione, tuttavia oggi c’è un grande spazio a sinistra del Pd, nel crescente malessere sociale e intellettuale, ma senza un soggetto politico forte questo si disperde nella crescita vertiginosa dell’astensione e nelle liste di protesta. Qui, a sinistra del Pd ed anche in contrasto col Pd quando necessita, c’è lo spazio e il ruolo della Federazione, l’unico spazio e ruolo possibile.
Per questo, bando alle resistenze e ai freni a mano. Andiamo avanti e acceleriamo innanzitutto sul piano politico e sociale la costruzione della Federazione. Investiamo la Federazione di protagonismo sociale, di contenuti alternativi, di anticapitalismo, di internazionalismo, di antirazzismo, di partecipazione dal basso, senza paure, senza freni burocratici. E chi avrà più filo tesserà. Ma perché dobbiamo aspettare il congresso della Federazione di fine anno ? Oggi, subito, contro la crisi, a sostegno dei soggetti sociali colpiti dalla crisi ci sarebbe bisogno di produrre nelle più grandi città iniziative pubbliche, grandi assemblee, manifestazioni, presidi, tende, banchetti, comizi volanti promossi dalla Federazione della sinistra. Cosa aspettiamo ?
Peraltro, non c’è contraddizione fra la costruzione della Federazione e l’iniziativa unitaria (sempre su contenuti e soprattutto sociali) con altre soggettività di sinistra (come Sel, Sinistra Critica, la Rete dei Comunisti, organizzazioni sindacali di classe, dentro e fuori la Cgil). Così come non vedo affatto contraddizione fra la costruzione della Federazione e la rimessa a tema della questione comunista. La Federazione della sinistra non è e non può essere l’unità dei comunisti, né può essere la sola unità fra Prc e Pdci. Ma la Federazione può essere il terreno più favorevole, di massa e unitario a sinistra, per riaprire con serietà la questione della ricostruzione di una teoria ed una prassi comuniste, di una forza comunista nel nostro Paese, sapendo che la rifondazione da sola, senza un processo unitario con altre forze comuniste disponibili, rischia l’isolamento elitario, ma sapendo anche che la unificazione comunista senza la rifondazione dei cardini principali di una teoria e di una prassi di liberazione umana e rivoluzionaria adeguate ai tempi e alla nostra società (dopo la crisi e le sconfitte catastrofiche del movimento comunista della fine del secolo scorso e di tutti i tentativi di fuoriuscita da quella crisi), rischia di essere solo una riesumazione nostalgica, altra forma di liquidazione. Però, anche qui bisognerebbe superare la fase delle dichiarazioni di intenti e passare alla discussione e all’elaborazione di innovazioni concrete, nella teoria e nella prassi, partendo da ciò che non ha funzionato ed ha fallito.
Leonardo Masella PRC
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martedì 27 aprile 2010
Aspettando la FdS vade retro Udc e la Marini vola a Bruxelles
Il tentativo di “suicidio politico” in corso da parte della sinistra, divisa tra gli eletti in consiglio regionale ed il resto, una parte, di Rifondazione Comunista ''non appare al momento motivo sufficiente a Catiuscia Marini per “cercare equilibri diversi''.
Cosa che esponenti dell’Udc avevano ipotizzato.
''La coalizione e' quella che si e' presentata al voto'' ha ribadito Marini che in piu' passaggi ha auspicato che presto ci possa essere in giunta un rappresentante della Federazione della Sinistra ribadendo tuttavia come la stessa possa e debba ''operare un riflessione seria che tenga conto del risultato scaturito dalle urne e della rappresentanza territoriale''.
In parole povere la neo governatrice dell’Umbria teme che nominando l’ottavo assessore nella persona di Vinti, i due consiglieri di Prc eletti in consiglio regionale facciano la fronda quanto meno nei confronti delle attività del loro attuale competitore interno.
Intanto, però, i problemi incombono, la Governatrice ha parlato di ''interventi in funzione anticrisi''. ''Domani, (oggi n.d.r) sia io che l'assessore Cecchini saremo a Bruxelles ad occuparci del settore tabacchicolo; fin da subito quindi - ha ribadito - il massimo impegno in funzione anticrisi''.
Sull'argomento era intervenuto anche il consigliere regionale Gianfranco Chiacchieroni (PD), ex Sindaco di Marsciano, sollecitando " una forte unità dei produttori al tavolo della trattativa con i trasformatori del tabacco stesso, e quindi con coloro i quali devono acquistare il prodotto”.
“Le istituzioni –per Chiacchieroni – sia per quanto attiene alle Regioni che per ciò che è di competenza delMinistero, devono intervenire efficacemente nel mercato del tabacco, per assicurare la sopravvivenza delle aziende e la salvaguardia di molti posti di lavoro”.
Intanto dal PRC “ufficiale”, Christian Napoletano dellaSegreteria Regionale Prc Umbria Responsabile Enti Locali, piovono critiche “Ritengo che l’esclusione della Federazione della sinistra dalla Giunta Regionale dell’Umbria abbia semplicemente dell’incredibile.
La responsabilità di questo risultato ricade sul Partito Democratico dell’Umbria, con il quale la Federazione della sinistra condivide da venti anni le responsabilità del governo regionale.
In particolare tra Rifondazione Comunista e il Partito democratico è stato siglato un accordo politico programmatico di alto profilo, elemento questo ultimo non secondario rispetto al successo elettorale di tutta la coalizione e della lista della Federazione della Sinistra in Umbria.
Il Partito Democratico ci ha indicato la candidata presidente che abbiamo sostenuto con lealtà, responsabilità e correttezza, apportando alla coalizione il 7% dei voti. La Federazione della Sinistra in un accordo nazionale ha indicato un rappresentante del PdCI nel “listino”, riservando a Rifondazione Comunista l’indicazione dell’assessore per la Giunta (con la possibilità, in caso di secondo assessore, di garantire la presenza anche per il PdCI).”
Al di là delle dichiarazioni di principio che non tengono conto che nei fatti ci potrebbero essere due “rifondazione”, e del fatto che la Marini sicuramente non ha intenzione di fare la fine dell’asino di Buridano ( che morì di fame non sapendo quale mocchio di fieno scegliere) è probabile che la segretaria regionale del PRC dell’Umbria convocata per oggi dovrà per forza risolvere l’impasse in cui si trova pena l’ennesima e finale frantumazione
domenica 25 aprile 2010
Paolo Ferrero: "Costruiamo insieme un campo di forze a sinistra, il bipolarismo deve saltare".
di Tonino Bucci (Liberazione del 25 aprile 2010)
Dopo le regionali Rifondazione comunista si guarda intorno. Nell’immediato c’è un campo di forze da ricostruire, un polo autonomo a sinistra del Pd in grado di sbloccare un sistema politico autoreferenziale, incardinato sul bipolarismo.
Le questioni alle quali risponde Paolo ferrero sono tante: il futuro della Federazione, i rapporti con Sel, l’emergenza denocratica in questo paese, un’opposizione sociale da rimettere in piedi.
D. La novità politica è la rottura tra Fini e Berlusconi, tra due visioni differenti della destra. Cosa facciamo noi, restiamo spettatori o azzardiamo un’analisi?
R. La divisione nel Pdl è vera. Da un lato, c’è una destra fascistoide, minacciosa verso la democrazia, che trasforma il disagio sociale in guerra tra i poveri. Dall’altra, una destra moderata, con connotati liberali che si muove in un quadro di rispetto della Costituzione. Fini assomiglia ai conservatori inglesi o alla Merkel, mentre un Borghezio va a fare le manifestazioni con i neonazisti.
D. Cosa ci dobbiamo augurare da questo conflitto?
R. Noi siamo interessati a che questo conflitto si allarghi. Per il bene della democrazia dobbiamo operare affinché la destra fascista si divida dalla destra moderata. Oggi in Italia, porsi l’obiettivo di dividere le destre e di salvaguardare la democrazia è tutt’uno con la rottura del bipolarismo. Finché ci sarà il maggioritario e questa schifosa Seconda repubblica, il populismo e il berlusconismo saranno sempre egemoni. Sarebbe da pazzi voler mantenere il bipolarismo – come pure ritiene parte del centrosinistra. Sono proprio questi i migliori alleati di Berlusconi. Anche quelli che urlano tantissimo contro Berlusconi ma vogliono mantenere il bipolarismo sono quelli che, in fondo, gli garantiscono di vincere.
D. Per quel che riguarda la crisi, però, non pare che la destra finiana o moderata abbia ricette diverse. O no?
R. Questa destra – Lega compresa – sta scaricando i costi della crisi sugli strati più deboli della società, sul mondo del lavoro ma anche sul popolo della partita iva e sugli artigiani. Per questo è bene che la destra si divida ma questo non risolve il problema. Dobbiamo costruire un’opposizione sociale sui temi sociali che impedisca al governo nella sua azione. E’ un punto decisivo. Quanto più destra e Confindustria distruggono i legami di solidarietà, perseguono politiche antisociali e alimentano la guerra tra poveri, tanto più le sue pulsioni populiste trovano una base di consenso. Da questo punto di vista, la destra moderata non può produrre alternative a Berlusconi. Noi siamo interessati che ci sia questa spaccatura tra destra finiana e destra berlusconiana. E che si rompa la gabbia del bipolarismo. Detto questo, anche la destra moderata è priva di risposte alla crisi. Non basta – come qualcuno pensa – appoggiare la destra moderata. Il “frontismo”, allargato all’inverosimile sino a Fini, non garantisce per nulla la sconfitta della destra fascistoide e berlusconiana. L’attacco sociale della destra, in assenza di contrasti, crea i presupposti del proprio consenso, allarga il bacino in cui pesca, aumenta la passività della società nei confronti della politica. La destra populista continua a macinare voti a prescindere dai pezzi di ceto politico che si staccano. Così sarà finché non si demistifica il carattere antisociale delle sue politiche. A cominciare dal nord in cui la Lega – al di là della propaganda – svolge una politica antipopolare. Non è vero che la Lega sta difendendo il nord contro il sud. La verità è che sta difendendo i privilegiati. E’ tutta demagogia. E’ vero che prende i voti degli operai. Ma li sta tradendo.
D. La Lega è in difficoltà persino col suo blocco sociale di sempre, gli artigiani…
R. I sette morti suicidi tra i piccoli imprenditori in Veneto la dicono lunga in una regione in cui la Lega governa da anni. Non stanno facendo nulla per risolvere la crisi. Secondo me sbaglia sia chi si disinteressa di quel che accade nella destra, sia chi fa il tifo per Fini e pensa a fronte allargatissimo. Bisogna fare due cose. Una sul piano del sistema istituzionale, cioè fare alleanze per spaccare il bipolarismo. L’altra, costruire l’opposizione sociale e demistificare il carattere antipopolare delle politiche che la destra sta facendo. Sul contratto nazionale di lavoro non vedo differenze tra una parte del centro sinistra, Fini e gli altri. Anche sul piano sociale il bipolarismo è una gabbia. Garantisce al governo una maggioranza tale da essere impermeabile al conflitto sociale. Con questa legge elettorale Berlusconi si nomina i deputati che vuole e può, al prossimo giro, far fuori chiunque avanzi critiche. E, per quanto riguarda la sinistra, il maggioritario la costringe ad allearsi con gente che, sul piano sociale, ha le stesse ricette del centrodestra. Quindi, rompere il bipolarismo serve anche a rendere più efficace il conflitto sociale. Uscire dalla Seconda repubblica non è solo un’emergenza democratica, ma l’unica maniera per ridare rappresentanza politica al movimento operaio.
D. Qui ci sono due posizioni sbagliate in campo. La prima è che di fronte al pericolo per la democrazia sia necessario fare alleanze più larghe possibili, mettendo in subordine tutto il resto. L’altra, che per ridare fiato al conflitto sociale bisogna coltivare l’isolamento.
R. Noi vogliamo costruire una terza via. Sul piano della difesa della democrazia farei l’alleanza anche col diavolo. Sull’altro piano, bisogna lavorare per costruire una vera opposizione sociale, foss’anche a partire da un singolo tema. Se il Pd, per esempio, ci stesse a fare una battaglia politica per la redistribuzione del reddito in questo paese, io lo considererei un fatto positivo. In questo quadro considero il referendum sull’acqua un punto importante di aggregazione. E’ una proposta radicale perché mette in discussione il principio secondo cui tutto andrebbe ridotto a merce. La difesa dell’acqua come bene pubblico è un problema materiale, certo, ma anche simbolico. E’ una battaglia anticapitalista. Allo stesso modo, nella difesa della dignità del lavoro, nella lotta contro la precarietà e per l’occupazione possiamo trovare convergenza con altri soggetti, col sindacalismo di base, con la Fiom, con parte della Cgil, con l’associazionismo, con l’Arci. Per riassumere, il massimo di alleanza contro il bipolarismo e le modifiche della Costituzione, da un lato, l’individuazione di temi e battaglie attorno a cui mettere in piedi una soggettività alternativa. Nel movimento di Genova, nel 2001, c’erano oltre a Rifondazione, l’Arci, la Fiom, l’associazionismo. Poi arrivò la Cgil di Cofferati con la battaglia a difesa dell’articolo 18 e il pacifismo. Queste sono le forze da cui bisogna ripartire, il motore dell’opposizione sociale. La pratica del partito sociale deve allargarsi e occorre proseguire, in basso a sinistra.
D. Questo è quello che Tronti definisce un accumulo di forza, una massa critica in grado di durare e di incidere. C’è da fare una scelta strategica: o si costruisce un campo di forze autonomo dal Pd, in grado di stare sulle proprie gambe e di fare o non fare le alleanze, oppure si rifà l’Unione all’interno del bipolarismo con la certezza di poter sopravvivere. Qual è la strada?
R. Ce lo dobbiamo dire con chiarezza. La seconda strada preclude la possibilità di starci da comunisti. Quello che è accaduto alle regionali in Lombardia è emblematico. Le forze che sostengono il bipolarismo – come una parte del Pd – sono anche quelle che pongono la pregiudiziale anticomunista. L’impianto veltroniano è un impianto integralista, non pluralista. Veltroni preferisce perdere con Berlusconi, piuttosto che allearsi con i comunisti. Chi pensa di potersi ritagliare uno spazio nel bipolarismo è molto meno realista di quanto pensi. La strada percorribile è quella di un autonomo campo di forze di sinistra che cerca convergenze diversificate a seconda dei terreni: convergenze più larghe sulla questione democratica, minori sulle questioni sociali rispetto a cui le differenze pesano di più. Non ci sono alternative.
D. Il veltronismo si regge sull’autosufficienza e sul rifiuto di alleanze con i comunisti. Con Bersani è diverso?
R. Ci sono margini in più, lo si vede dall’appello odierno di Bersani che noi giudichiamo positivo. Il profilo del Pd rimane moderato ma non c’è più la presunzione dell’autosufficienza. Questo non significa che si possa rifare l’Unione come sembra a pensare Vendola. Sarebbe un errore madornale. Ripeto, un conto sono le alleanze per la difesa della democrazia che si possono fare anche con Casini, altra l’opposizione sociale. Se perdiamo questa bussola rischiamo di cadere o nell’isolamento – che a noi non porta nessun vantaggio, a differenza dei grillini – o nella subalternità e così i voti operai vanno a Bossi. Rischieremmo di rifare la fine del 2006. Abbiamo costruito un campo di forze, ci siamo spesi la credibilità all’interno del bipolarismo e siamo stati massacrati. Vendola continua a proporre questa strada, magari con qualche accento sociale in più, ma la sostanza non cambia. Siamo disponibili a sommare i voti con chiunque per battere Berlusconi, ma questo non vuol dire fare accordi di governo. Siamo nella più grande crisi dal ’29 a oggi. La prospettiva della rifondazione comunista ha oggi questo significato: individuare la strada dell’uscita dal capitalismo in crisi.
D. Qual è la linea della Federazione nei confronti di Sel: competizione o convergenza?
R. Sel è una nostra interlocutrice per la costruzione di questo campo di forze. So che è attraversata da un dibattito, se rifare la coscienza critica del centrosinistra o costruire un’alternativa. La Federazione propone a Sel un percorso unitario, sia nell’opposizione sociale sia nei passaggi elettorali. Il caso delle Marche, dove noi e loro siamo andati assieme, ha favorito l’aggregazione di un campo di forze, senza che nessuno rinunciasse alla propria specificità. Avanziamo a Sel e alle altre forze della sinistra la proposta politica di costruire insieme il campo della sinistra politica, sociale, culturale.
D. Nel frattempo non è che la Federazione susciti molti entusiasmi. C’è chi la ritiene un doppione inutile, un dispendio di energie, un pacchetto preconfezionato che non attira. Si torna indietro?
R. Assolutamente no. La Federazione è un passaggio giusto. Irreversibile. Bisogna mettere assieme le forze che ci stanno. Se tornassimo indietro sarebbe la dimostrazione che riesci a dialogare solo con te stesso. Le difficoltà ci sono, certo. C’è una crisi della politica che coinvolge anche noi, si perde molto tempo a discutere di assessorati. Finora, per via dei passaggi obbligati delle elezioni, la Federazione ha una fortissima accentuazione centralistica, occorre modificare. Bisogna discutere su come andare avanti e migliorarla, rendendola un vero soggetto aperto alla partecipazione e al protagonismo dal basso.
D. Rifondazione ha un grave problema nella comunicazione. Ha solo un giornale. Nel suo piccolo “Liberazione” ha fatto un miracolo di risanamento aziendale dal quale persino Tremonti avrebbe da imparare qualcosa. Potrebbe diventare il giornale di un campo di forze più ampio. Però adesso c’è bisogno di fatti, di abbonamenti, di diffusione militante. Cosa è disposto davvero a metterci il partito?
R. Sono completamente d’accordo. Liberazione deve essere il giornale che lavora coscienziosamente e quotidianamente alla costruzione di questo campo di forze. Il punto non è la dipendenza burocratica del giornale dal partito, ma il ruolo attivo nel progetto politico. Il partito deve lavorare di più nella diffusione del giornale e della rivista. C’è una sinergia da costruire. Il partito si deve impegnare sul piano militante. Liberazione è il suo giornale, il suo progetto. C’è poi il problema complessivo della comunicazione e la riflessione su internet ancora da fare.
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