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mercoledì 7 aprile 2010

Dove il kebab fa più paura della lupara


Letizia Moratti ha chiesto al ministro Maroni un decreto legge per permettere di perquisire le case dei migranti a Milano. Anche senza mandato, per individuare i "clandestini". Siamo ritornati a un clima da nazifascismo e alle leggi razziali che creano ghetti e schiavi. L'ordinanza "antidegrado" per via Padova prevede la chiusura alle 22 per le rivendite di kebab e i phone center, cioè luoghi in cui si comunica con i paesi d'origine, di diverso fuso orario, e che spesso stanno aperti a qualunque ora. Per i "centri massaggi" il coprifuoco scatta alle 20, alle 2 per le discoteche, alle 24 per i ristoranti. Norme da tempo di guerra, ma anche gli ultimi di una lunga serie di provvedimenti e proposte di stampo nazista. Autisti Atm italiani. Vagoni del metro riservati agli stranieri. Autobus con le grate ai finestrini usati per rinchiudere migranti senza documenti.
Curiosamente il sindaco di Milano, come il ministro Maroni e il presidente della regione Formigoni, non si preoccupa minimamente delle mafie che in Padania ormai sono entrate negli appalti e nelle forniture pubbliche e che hanno preso residenza nei comuni attorno a Milano, Varese, Brescia. Che spesso impongono il pizzo ai negozianti, senza che siano nate associazioni antiracket. Anzi, si risponde che la mafia non esiste al nord. Il problema mafioso non è entrato nella campagna elettorale delle elezioni regionali. È chiaro che al Sud il problema è gigantesco, ma non bisogna sottovalutare le candidature e la pulizia delle liste in nessuna parte d'Italia.
A Legnano, roccaforte della Lega Nord, nel 2008 è stato ucciso con un colpo alla nuca e abbandonato nelle campagne Cataldo Aloiso, genero di Giuseppe Farao della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina, in Calabria. Il 25 aprile del 2007 viene ucciso a Tagliuno (Bergamo) Leone Signorelli, raffinatore di cocaina colombiana che rivendeva alla 'ndrangheta. Cinque mesi dopo i killer aspettano davanti casa Giuseppe Realini, artigiano del legno bergamasco.
«Si ammazzano tra loro?». Non è così semplice. Secondo la procura Realini sarebbe stato ucciso perché unico testimone del delitto Signorelli, a cui erano legati altri due morti ammazzati: Cataldo Murano e Giuseppe Russo, a loro volta connessi al clan Filippelli, alleati ai Rispoli che controllano proprio Legnano. Il cerchio si chiude proprio dove fu ucciso Aloisio: il suo cadavere fu fatto ritrovare di fronte al cimitero dove è sepolto Carmelo Novella, esponente dell'omonimo clan catanzarese di Guardavalle, ucciso al bar in un pomeriggio d'estate a San Vittore Olona, a metà strada tra Milano e Varese. Tutto ciò è avvenuto non alle falde dell'Aspromonte o sulle coste calabresi, ma nel cuore della cosiddetta "Padania". Il settimanale l'Espresso ha recentemente ricostruito ben 25 omicidi di mafia compiuti nel Nord negli ultimi 10 anni. Questi fatti non hanno richiesto nessuna ordinanza comunale, riunioni straordinarie in Prefettura e nemmeno decreti d'urgenza. Nessuna emergenza sicurezza.

Se sei nero cambia tutto
La commissione antimafia presieduta da Francesco Forgione, quella della legislatura del secondo governo Prodi (2006/2008), è riuscita a mappare le famiglie mafiose operanti in Italia e ha prodotto una dettagliata relazione in meno di due anni di lavoro. L'attuale commissione deve ancora battere un colpo per capire se è in vita. Secondo l'ente presieduto da Forgione, dunque, in Lombardia operano, con tutta probabilità, le famiglie De Stefano, Morabito-Bruzzaniti-Palamara, Farao-Marincola, Sergi, Mancuso, Iamonte, Falzea, Arena, Mazzafferro, Facchineri, Bellocco, Mammoliti, Imerti-Condello-Fontana, Paviglianiti, Piromalli, Ursini-Macrì, Papalia-Barbaro, Trovato, Latella, Versace, Morabito-Mollica.
Il paese dove si sono insediati i Papalia-Barbaro - Buccinasco - viene chiamato la Platì del nord. Al sindaco di centrosinistra, Maurizio Carbonera, è stata incendiata la macchina tre volte, tra il marzo del 2003 e il novembre 2005, mentre era impegnato nell'approvazione del nuovo piano regolatore, non gradito alla cosca. Per tutta risposta, la regione Lombardia ha promulgato una legge che impedisce di cucinare kebab nei centri storici.
Ad Adro (Brescia), c'è una taglia di 500 euro che verrà versata a ogni vigile che catturerà un clandestino. A Voghera si è deciso che non si ci può sedere sulle panchine in più di tre persone, per evitare assembramenti di stranieri. In altre regioni del Nord, afflitte comunque dal problema mafia, tutta l'attenzione è sulle panchine: a Vicenza devi avere almeno 70 anni se vuoi sederti, se no stai in piedi. A Sanremo devi avere tra 0 e 12 anni oppure più di sessanta. Si potrebbe continuare con l'elenco di queste soluzioni per la sicurezza: ad esempio il "White Christmas" di Boccaglio, comune a sindacatura leghista, dove entro Natale 2008 si volevano stanare i migranti per cacciarli dal paese. Per sfuggire a questo clima razzista, spesso gli stranieri scappano verso sud. Dove trovano, ancora una volta, la ferocia italiana, fatta di mafia e sfruttamento.

La mafia non esiste
Secondo Libera, che ha tenuto a Milano la propria giornata nazionale antimafia 2010, sono 665 gli immobili e 165 le aziende confiscate in Lombardia, che la collocano al quinto posto tra le regioni italiane, preceduta solo da Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. Nel rapporto "Ombre nella nebbia", Libera sottolinea che occorre superare il vecchio luogo comune delle aree non tradizionali come zone di riciclaggio. Ormai anche lì si punta al controllo del territorio: ci sono clan insediati stabilmente da decenni e la reattività antimafiosa dei cittadini locali è spesso pari a zero. Nel giugno 2008, trecento poliziotti appoggiati da un elicottero hanno circondato i palazzi di Quarto Oggiaro, periferia milanese, all'alba. L'operazione ha messo in evidenza una situazione gravissima. Piazze-roccaforti e squadre di giovanissimi spacciatori con turni di lavoro precisi. Un "mercato a cielo aperto" con un giro d'affari di 800 mila euro al mese. Ma non a Scampia, bensì nella capitale della "Padania", la terra che ha scatenato una guerra ideologica contro il pericolo islamico ma che non sa nulla dei potentissimi clan crotonesi (quelli che investivano i proventi del crimine in Fastweb, per intendersi). Le "profezie" sulla presenza mafiosa nei prossimi cantieri milanesi nell'Expo non hanno generato alcun provvedimento, anzi la tendenza è la riduzione nei controlli sugli appalti legati ai "grandi eventi". Le cosiddette "infiltrazioni" mafiose nei cantieri Tav del settentrione non hanno prodotto neppure un editoriale sdegnato.

Leggi criminogene
È facile diventare "clandestino" al tempo della crisi. Basta un licenziamento. Le settimane passano inesorabili verso lo scivolamento nell'irregolarità, ovvero uno status che è diventato reato col pacchetto sicurezza. Anche se rimani onesto, comunque rischi di finire dentro. Alla fine, una regola nata col pretesto della sicurezza potrebbe trascinare tante persone nell'illegalità e creare maggiore insicurezza.
La Bossi-Fini impedisce, nei fatti, l'arrivo in forme regolari. Nessun imprenditore assume un lavoratore dall'altra parte del mondo, senza averlo mai visto. E chi lo fa non può adattarsi ai tempi lunghi della burocrazia. Dunque si parte sempre più spesso con falsi contratti di lavoro, su cui ha già messo le mani la mafia. Nel salernitano, dove tanti marocchini sono stati fatti arrivare così e poi resi irregolari da imprenditori che si sono volatilizzati. A Reggio Calabria, dove le cosche Iamonte e Cordì hanno fatto entrare centinaia di indiani per poi condannarli alla condizione di invisibili.
La mafia ingrassa, la Lega costruisce immeritate carriere politiche. Il reato non è etnico, e non avrebbe senso sostituire alle campagna contro i migranti quella contro i meridionali, che segnarono gli esordi dei leghisti. L'unica lotta è quella contro il crimine organizzato e lo sfruttamento, come dimostrano le rivolte di Castelvolturno e Rosarno fatte dagli africani. Al contrario, la mancata reazione contro il crimine organizzato è la cartina di tornasole di società malsane, che non vogliono sicurezza ma semplicemente scaricare - con viltà - paure e incertezze sui più deboli. Oltre che clan italiani, nelle città del Nord ci sono gruppi stranieri sempre più forti: albanesi e soprattutto nigeriani. Ma a questi si sono opposti eroicamente solo le centinaia di donne - quasi sempre ex prostitute - che hanno denunciato i loro aguzzini nell'ambito dei programmi dell'articolo 18, rischiando la pelle. E che non hanno mai ottenuto un ringraziamento, una medaglia, un titolo in cronaca, una stretta di mano.


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lunedì 15 marzo 2010

Milano. Morire a tredici anni in una baracca che brucia

MILANO -Estrema periferia della città, una lunga strada, via Novara,, in fondo alla quale, in una piccola area verde, via Caio Gracco, un campo nomadi, uno dei dodici autorizzati. Una baracca prende fuoco:un bambino di 13 anni, Enea Emil, muore. Sono circa le  le 2:50, quando si sviluppa l'incendio.Nel rogo altre due persone rimangono ustionate. Vengono ricoverate all'ospedale Niguarda dai sanitari del 118.

Si tratta di una donna di 21 anni e un uomo di età imprecisata, mentre un altro ventenne ha rifiutato le cure. Le loro condizioni non sono gravi. Nella  baracca il ragazzo viveva con i parenti.

A causare l'incendio sarebbe stata una stufa a legna da cui ,stante alle prime indagini dei vigili del fuoco, si sarebbero propagate le fiamme. L'insediamento, in condizioni precarie, così come gli altri campi, non   ha allacciamenti. Il padre del ragazzo si è prodigato per mettere in salvo i componenti della sua numerosa  famiglia che stavano dormendo. Quando si è accorto che mancava Enea ormai era troppo tardi. Racconta un parente della vittima: “ Siamo venti famiglie. Mio cugino era dentro la baracca che è andata a fuoco. I suoi familiari non sapevano che fosse dentro anche lui. Alla fine quando hanno capito che non era in giro ma stava anche lui dormendo, i due fratelli hanno cercato disperatamente di rientrare per prenderlo, ma ormai era tutto avvolto dalle fiamme... E' bruciato vivo", ha detto uno dei tanti parenti di Enea Emil. "La sua famiglia infatti aveva due baracche - raccontano nel campo - In una vivevano i due genitori, nell'altra i tre figli, i due fratelli di 13 e 20 anni, e la sorella di 21 -. Ma quando è bruciato tutto e sono scappati credevano che lui non ci fosse". Questo nuovo, tragico episodio, porta ancora in primo piano, a Milano, le condizioni in cui si vive nei campi autorizzati dal Comune. Immediata sono state le reazioni di associazioni che si battono perché si creino condizioni di vita possibili e i campi siano dotati delle necessarie attrezzature.

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giovedì 21 gennaio 2010

Milano: Studenti sul tetto del Gandhi. O ci fate studiare o ci buttiamo.


MILANO - «Se cercate di farci scendere ci buttiamo». Sono rimasti in quattro ma sono molto determinati gli studenti del liceo serale Gandhi di Milano, sulla terrazza per protesta contro il presunto sgombero da parte delle forze dell'ordine. Da lunedì sera i ragazzi, inizialmente in cinque (l'unica ragazza è scesa mercoledì per tornare
al lavoro), si sono accampati sul tetto dell'edificio scolastico. Per alcuni minuti, nel pomeriggio di mercoledì, i quattro sono rimasti a cavalcioni sul cornicione per scoraggiare l'eventuale sgombero da parte delle forze dell'ordine. Sullo striscione la scritta «Vogliamo solo studiare o volare». Poi la situazione è rientrata, i ragazzi restano sulla terrazza che funge da tetto, nella centralissima piazza XV Aprile, e continuano la protesta in attesa della decisione del Consiglio di Stato. Un ricorso presentato dal Comune dopo la decisione del Tar di «riaprire» le classi serali, chiuse in seguito ai tagli decisi dall'amministrazione comunale. Anche nel caso di decisione favorevole da parte del Consiglio di Stato, però, i manifestanti annunciano: «Resteremo qui fino a quando le classi non saranno riaperte».
LE MOTIVAZIONI - Davanti all'istituto altri ragazzi partecipano alla protesta. «Abbiamo occupato il tetto perché determinati a ottenere la riapertura di tutte le classi soppresse, riapertura già decretata dall'ordinanza del Tar e che, ignorata dal Comune di Milano, ha portato al commissariamento per inadempienza del Comune stesso» spiegano i manifestanti. Gli studenti-lavoratori si sono attrezzati contro il freddo con tende, sacchi a pelo, coperte, una stufetta elettrica e un termos. E la protesta continua
Da Ilcorriere.

mercoledì 6 gennaio 2010

Milano Moratti indagata per gli schiamazzi



Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, è indagata per omissione di atti d'ufficio per una denuncia legata al troppo rumore notturno nella zona della movida milanese, piazza Sempione.
L'iscrizione nel registro è scaturita per non aver preso provvedimenti adeguati a mettere fine agli schiamazzi notturni e all'inquinamento acustico lamentato dai residenti della zona.
I cittadini, dapprima riuniti in un comitato e ora in un'associazione, a marzo scorso avevano diffidato il sindaco dandole 60 giorni di tempo per porre fine al rumore.

sabato 2 gennaio 2010

La Moratti rilancia su Craxi e sponsorizza via dell'Innovazione




L'operazione per il sindaco non vuol dire "dimenticare gli aspetti giudiziari" che hanno caratterizzato gli ultimi anni di Craxi, quanto piuttosto "analizzare la sua vita nella sua interezza"

«Credo sia giusto, nella ricorrenza del decennale della morte di Bettino Craxi, ripensare la sua figura prima di tutto dal punto di vista umano, poi politico e storico. Eludere questa data mi sarebbe sembrato sbagliato, sia umanamente che dal punto di vista della riflessione storica». A tre giorni dal putiferio scoppiato dopo l’a nnuncio di intitolare una via o un giardino di Milano al leader del Partito socialista condannato per corruzione durante Mani Pulite, il sindaco Letizia Moratti spiega le sue ragioni. E lo fa in un’i ntervista con Red Ronnie pubblicata il 31 dicembre su YouTube.

Una chiacchierata confidenziale, davanti all’albero di Natale di casa Moratti, in cui il sindaco ammette: «Mi aspettavo le polemiche». Ma aggiunge: «È venuto il momento di collocare Craxi in una prospettiva storica, anche se capisco che non sia facile. Il mio tentativo è quello di fare in modo che questa città, la sua città, riconosca un proprio figlio importante». D’altronde, spiega la Moratti, sono passati dieci anni e non sarebbe il primo personaggio storico contestato ad avere una via a suo nome. Tra questi, il sindaco cita nientemeno che Giordano Bruno, bruciato al rogo nel 1600 per le sue teorie filosofiche (assolto dalla storia e dalla scienza), e Giuseppe Garibaldi che con Craxi ha in comune solo la morte in esilio.

«Garibaldi è stato condannato a morte, Bruno bruciato sul rogo — spiega il sindaco — eppure a loro sono state dedicate vie e piazze. La storia dà delle riletture diverse delle personalità».
Nonostante le polemiche, la decisione è presa. A gennaio la delibera arriverà in giunta per l’approvazione degli assessori, il cui parere però non è unanime. La Lega si è opposta duramente, mentre una parte degli ex An, che ai tempi dei processi di Tangentopoli manifestava davanti a Palazzo di Giustizia, è ancora incerta.


Ma invece di cercare l’appoggio dei suoi — il sindaco è da poco iscritta al Pdl — , la Moratti cavalca le parole di Piero Fassino — unico leader del Pd intervenuto sull’argomento — che sulle pagine della Stampa ha dichiarato: «La dimensione giudiziaria ha finito per sovrastare la riflessione politica», suggerendo di aprire una riflessione su «un uomo politico che, tra luci e ombre, è stato un protagonista della politica italiana». «Raccolgo l’invito di Fassino — commenta la Moratti al tradizionale scambio di auguri con gli anziani — di aprire un dibattito sul socialismo, sulla trasformazione del socialismo in un movimento riformista».

Ancora il Comune non ha deciso quale sarà la strada o il giardino che si chiamerà «Bettino Craxi», ma se sarà una via dovrà essere «senza numeri civici» ricorda la Moratti, per «evitare problemi ai residenti». E tra le ipotesi allo studio della toponomastica c’è anche la proposta di un esponente del Pd, Roberto Caputo, ex socialista oggi consigliere provinciale, che ha suggerito di cambiare nome a viale Dell’Innovazione alla Bicocca, ex quartiere industriale oggi zona universitaria.

«È una sollecitazione interessante — dice la Moratti — perché ricollega la figura di Craxi a quelle che sono le radici del socialismo più vicino alla classe operaia. Comunque qualsiasi decisione verrà presa insieme alla famiglia». Contrari invece all’iniziativa del sindaco di Milano gli abitanti di Sesto San Giovanni, da sempre roccaforte della sinistra. In un sondaggio pubblicato su sestonotizie. it il 67 per cento dei cittadini ha detto di non essere favorevole «che anche Sesto, città in cui iniziò la sua carriera politica, intitolasse un luogo pubblico a Craxi».

mercoledì 30 dicembre 2009

Via, Craxi a Milano, Roma, Grosseto, Foggia. Lecce, Cosenza...


Letizia Moratti propone di dedicare una via di Milano a Bettino Craxi e scoppia la polemica Durissima la reazione di Antonio Di Pietro, che in un'intervista a CNRmedia.com parla di «distorsione della realtà attraverso tentativi di riabilitazione di una persona condannata per corruzione e illecito finanziamento ai partiti». Il leader dell'Italia dei Valori sottolinea che l'unica differenza tra Craxi e Berlusconi è che il primo «per sfuggire alla giustizia è scappato, il secondo invece è andato in Parlamento per farsi le leggi che gli servivano». Infine la proposta: «Se proprio vogliono fare una targa scrivano "Bettino Craxi, politico, condannato, latitante", perché è questa la storia di quella persona».
APPELLO A NAPOLITANO - E sulla possibile partecipazione del presidente Napolitano a un'iniziativa di commemorazione in Senato, annunciata dai giornali e non ancora confermata, Di Pietro afferma: «Mi auguro che il presidente della Repubblica, se parteciperà a un ricordo su Craxi, lo ricordi per quello che è stato: un politico, un presidente del consiglio, un corrotto, un condannato, un latitante. Altrimenti non racconterebbe la verità nemmeno lui». Una nota del Quirinale spiega che «per il decimo anniversario della morte di Craxi il presidente ha finora solo ricevuto e accolto la richiesta di un incontro con i rappresentanti del Consiglio e del Comitato storico-scientifico della Fondazione Craxi. È invece in attesa di informazioni sull'iniziativa che dovrebbe svolgersi in Senato».
BORRELLI: «OFFENSIVO» - Per Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pdci-Federazione della Sinistra, «intitolare un'area di Milano a Craxi è un grave errore, sarebbe diseducativo per i giovani, dato che è stato il primo ad aver introdotto nella politica italiana gli elementi degenerativi di cui oggi viviamo tutte le conseguenze». Contrario all'idea della Moratti anche Saverio Borrelli: «Trovo indecoroso, offensivo intitolare una via, una piazza o qualunque cosa a un personaggio che è morto da latitante» ha detto l'ex procuratore, negli anni di tangentopoli a guida del cosiddetto pool di Mani Pulite, di cui facevano parte lo stesso Di Pietro, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. «Io comunque non ho nulla di personale contro Craxi - ha precisato Borrelli -. Il fatto che in quegli anni fossi a capo della Procura non significa per forze avere delle ostilità nei suoi confronti».
BONDI: DI PIETRO VOLGARE - Dal Pdl arriva la replica di Sandro Bondi, che attacca Di Pietro: «Ciò che ha detto è senza precedenti - dice il coordinatore del Pdl e ministro dei Beni culturali -. Non ci sono più parole per qualificare, stigmatizzare e polemizzare con un uomo che fa della provocazione, dell'insulto, della volgarità il suo programma politico». Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, chiede al Pd di prendere le distanze da Di Pietro, che con le sue parole «conferma che esiste nel nostro sistema politico e mediatico un grumo di inciviltà, di odio, di rozzezza di cui il suo partito è la punta dell'iceberg». Anche Margherita Boniver, deputata del Pdl, attacca l'ex pm: «Si sta scatenando la quintessenza del giustizialismo più barbaro che ha in Di Pietro il suo epigono». Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, chiede «cosa abbiano da dire i dirigenti del Pd sugli insulti di Di Pietro».
«COSA BUONA E GIUSTA» - Tra gli ex fedelissimi di Craxi la soddisfazione per il progetto è evidente. «È una riabilitazione, una cosa buona e giusta: si esce definitivamente da anni che definire squallidi è riduttivo» dice Paolo Pillitteri, cognato dell'ex leader socialista e sindaco di Milano alla vigilia dello scoppio di Tangentopoli. Per Claudio Martelli, invece, «la riabilitazione è già compiuta, ma finché non ci sarà una robusta forza socialista, democratica e liberale, Craxi sarà sempre in esilio» ha detto in un'intervista a Repubblica.
IL NO DELLA LEGA - Intanto la Moratti procede e ha dato mandato all'ufficio toponomastica del Comune di individuare una via o un'area da intitolare all'ex leader socialista. I tempi per la realizzazione del progetto non sono prevedibili: c'è infatti un iter da seguire prima che la delibera arrivi all'esame della Giunta per l'approvazione. Ma a Palazzo Marino non sarà una passeggiata e il sindaco dovrà vedersela anche con l'opposizione interna della Lega. «Milano ha almeno cento nomi di personaggi illustri che non sono passati per San Vittore o nei dintorni, che hanno veramente dato lustro alla città e che meritano venga loro dedicata una via, una piazza o un giardino» dice il capogruppo Matteo Salvini, consigliando dunque alla Moratti di «lasciar perdere e dedicarsi a qualcosa di più importante». Decisamente contraria l'opposizione. «La politica e il Comune si occupino di cose più serie e più importanti, si occupino di rendere maggiormente vivibile la città e di allestire serie politiche sociali per tutti coloro che hanno perso il lavoro» sintetizza il deputato milanese del Pd Enrico Farinone.


Ma oltre Milano, a Roma...

Via Bettino Craxi sarà probabilmente in una delle ville storiche della Capitale e sarà la prima delle strade dell'era Alemanno dedicate a politici illustri scomparsi nel ventesimo secolo. Un'idea che il sindaco lancio' durante la prima seduta del consiglio capitolino sotto la sua amministrazione proponendo, in stile assolutamente bipartisan, strade anche per Giorgio Almirante, Enrico Berlinguer e Amintore Fanfani. Il sindaco a luglio ha annunciato che era stata avviata la procedura per l'intitolazione della via al leader socialista e potrebbe essere inagurata già nel corso del 2010

e da news.illecito scopriamo che esistono già sette (!) vie in italia in Onore di Bettino

  • Via Bettino Craxi, 00038 Valmontone Roma, Lazio
  • Via Bettino Craxi, 71100 Foggia, Puglia
  • Via Bettino Craxi, 73100 Lecce, Puglia
  • Via Bettino Craxi, 73020 Botrugno Lecce, Puglia
  • Via Bettino Craxi, 87040 Marano Marchesato Cosenza, Calabria
  • Via Bettino Craxi, 87029 Scalea Cosenza, Calabria
  • Piazza Bettino Craxi, 58100 Grosseto, Toscana

sabato 19 dicembre 2009

Moratti: "In radio il 50% della musica sia italiana"


Da Milano.repubblica

Moratti, primo progetto da iscritta al Pdl
"In radio il 50% della musica sia italiana"

Il sindaco di Milano: "Parliamo sempre di investimenti per i giovani: ecco, io credo che questo sia un bell'investimento nella cultura"
di Teresa Monestiroli
Letizia Moratti con Red Ronnie
Almeno la metà delle canzoni trasmesse dalle radio dovrà essere italiana. A proporlo è il sindaco di Milano, Letizia Moratti, da qualche giorno entrata nel Popolo delle libertà come responsabile delle Politiche sociali . «È la mia prima iniziativa politica per il Pdl - spiega il sindaco - Ho intenzione di valorizzare la musica italiana e i suoi artisti, con una particolare attenzione ai talenti emergenti, seguendo il modello già presente in Francia».

A meno di una settimana dal tesseramento, avvenuto nella tragica sera in cui il premier Silvio Berlusconi è stato aggredito, il sindaco fa il suo annuncio proprio durante la presentazione di un’iniziativa che vedrà i giovani su un palco allestito alla fermata della metropolitana di piazza Duomo. «Radio Lombardia, in maniera del tutto volontaria, ha già aderito. Spero lo faranno anche altre emittenti - aggiunge la Moratti -. Credo che questo possa aiutare davvero un settore a innovarsi e dare concretezza ai sogni di tanti ragazzi, che in questo momento non hanno lo spazio necessario per esprimersi. Parliamo sempre di investimenti per i giovani: ecco, io credo che questo sia un bell’investimento nella cultura».

Inizialmente il sindaco aveva parlato di un 30 per cento di spazio riservato alla musica italiana, poi invece si è corretta. La legge francese riserva il 50 per cento ai suoi artisti, di cui almeno il 10 per cento ai giovane. Per la Moratti l’Italia dovrebbe fare altrettanto, magari aumentando la percentuale riservata ai giovani al 20-25 per cento.

mercoledì 2 dicembre 2009

Lombardia: avvisi di garanzia a Formigoni, Moratti e Podestà


 
Da il Corriere
"Finalmente hanno trovato il modo di incastrare il presidente della Regione. L'avviso di garanzia sembra sia arrivato sulla base di una denuncia ed è la ripetizione di una cosa già avvenuta, che però aveva spinto il pm ad archiviare"
Ha reagito adombrando un'azione della procura di Milano in vista della campagna elettorale il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che ha ricevuto un'informazione di garanzia per un'inchiesta sull'inquinamento dell'aria avviato in seguito a una denuncia presentata dal Codacons. Nei giorni scorsi la Procura aveva già chiesto l'archiviazione del procedimento, ma il gip Marina Zelante l'aveva respinta disponendo nuovi accertamenti.

DOCUMENTO L'esposto del Codacons (.pdf)

La richiesta del gip. In particolare il gip aveva chiesto di accertare quali provvedimenti Comune e Regione avessero preso per limitare l'emissione di Pm10 e, attraverso l'Arpa (l'Agenzia regionale per l'ambiente), quante volte in un anno fosse stata superata la soglie di tolleranza. E' per questo che il procuratore aggiunto Nicola Cerrato (quando ministro della Giustizia era Roberto Castelli era distaccato al ministero) e Giulio Benedetti hanno inviato l'informazione di garanzia a Formigoni, ma anche al sindaco Letizia Moratti e al presidente della Provincia, Guido Podestà.

"Un atto dovuto". Si tratta di una procedura, è stato spiegato negli ambienti di Palazzo di giustizia, necessaria per poter acquisire alcuni atti sull'attività compiuta per prevenire e limitare l'inquinamento atmosferico. Fra l'altro in Procura, dieci giorni fa, è giunto un nuovo esposto del Codacons che si riferisce al 2009 e che sarà trattato unitariamente al precedente.

L'annuncio del governatore. Formigoni ha subito convocato una conferenza stampa per annunciare di aver ricevuto l'informazione di garanzia: "Eccolo, eccolo il tanto agognato, scongiurato avviso di garanzia. Eccolo, è arrivato", ha detto senza nascondere una vena ironica a proposito di notizie che circolano da giorni su un suo presunto coinvolgimento in altre inchieste milanesi. Dopo aver spiegato che gli viene contestato il reato previsto dall'articolo 674 del codice penale (getto pericoloso di cose) , he prevede una pena massima di un mese d'arresto o un'ammenda di 206,58 euro, il presidente della Lombardia ha definito l'informazione di garanzia ricevuta "una farsa" perché i documenti avrebbero potuto acquisirli come sempre fanno: "La Regione è limpida".


VIDEO "Ecco l'avviso di garanzia che ho ricevuto"
 
I veleni. "E' arrivato, è arrivato - ha proseguito - Finalmente hanno trovato come incastrare il presidente della Regione Lombardia", che ha ricordato come un identico esposto, sempre del Codacons, venne archiviato dal pm Grazia Colacicco. Formigoni si è allora chiesto per quale motivo, questa volta, i pm hanno fatto questa scelta: "Vuoi vedere - si è risposto in modo ironico - che c'entra il fatto che siamo in campagna elettorale? Vuoi vedere che il pm oggi decide di fare come alcuni suoi predecessori, che hanno sempre accompagnato le campagne elettorali di Formigoni con avvisi di garanzia? Ricordo di aver affrontato dieci processi e di essere sempre stato assolto". Il caso Abruzzo. Il presidente della Lombardia ha chiuso la conferenza stampa paventando l'invio di un'informazione di garanzia anche dall'Aquila per la costruzione della Casa dello studente realizzata dalla Regione. All'Aquila è in effetti aperta un'inchiesta, ma nessuna informazione di garanzia, per ora, è stata inviata.
(01 dicembre 2009)

sabato 28 novembre 2009

La politica del Comune di Milano verso i rom: sgomberare



“C'è un solo verbo per riassumere la politica del Comune di Milano nei confronti dei rom: sgomberare”. Il vice-sindaco Riccardo De Corato, poco incline alla mediazione o al fair play, contattato telefonicamente da Peacereporter sulla questione dei nomadi, perde il controllo. Non usa mezzi termini il braccio destro del sindaco Moratti che in poche parole liquida anche l'operato delle associazioni, da anni impegnate nei campi rom per portare avanti l'integrazione delle comunità nomadi. “Le associazioni - ha tuonato De Corato - sono pagate per dare notizie diverse da quelle del Comune. I cittadini di viale Rubattino possono finalmente tirare un sospiro di sollievo, condividono la nostra linea politica”. Inutile ricordare all'amministratore che per la prima volta tante famiglie milanesi si erano mosse per dare sostegno ai nomadi e scongiurare lo sgombero, visto che ben trentasei bambini del campo di Rubattino frequentavano la scuola con regolarità. “Non è vero – afferma perentorio De Corato -. Nella zona i furti erano all'ordine del giorno e i residenti non ne potevano più. Difendevano i rom solo le maestre che abitano lontano dal campo”. Anche l'argomentazione dell'inserimento scolastico come base di partenza per l'integrazione dei rom nella società lascia indifferente il vice-sindaco. “Se i bambini sono a scuola – ha concluso De Corato – ma hanno dei padri che delinquono, tornano a casa. Chi compie dei crimini non è bene accetto nel nostro Paese”.
Le dichiarazioni di De Corato a Peacereporter giungono in seguito all'ennesimo sgombero attuato dall'amministrazione milanese nei confronti dei nomadi. A pochi giorni dalla messa in sicurezza dell'area di via Rubattino, anche il piccolo campo di viale Forlanini, che sorgeva vicino alla ex caserma, è stato raso al suolo. “L'accampamento in questione - spiega Elisa del servizio legale del Naga – era molto piccolo, raccoglieva circa quattro famiglie. In questi ultimi giorni alcuni rom cacciati da Rubattino si erano spostati in quest'area, ma poco prima delle 8.30 di giovedì sono arrivate le ruspe del comune per fare piazza pulita. Tra i presenti c'erano anche tre bimbi e una donna anziana. Fino ad ora l'amministrazione ha offerto ricovero solo per l'anziana, gli altri rom si sono dispersi. Ci ha stupito che questa volta non sono stati avvisati nemmeno i servizi sociali”. A riprova delle parole della testimone del Naga, quelle dell'assessore alla Famiglia, alla scuola e alle politiche sociali, Mariolina Moioli, sentita da Peacereporter. “Non sapevo di quest'ultimo sgombero, io mi occupo di altro, non di sicurezza”. Sembrano lontani i tempi in cui gli sgomberi si eseguivano nel rispetto di alcuni diritti fondamentali, non ultimo l'assistenza a donne e bambini. Eppure si infuria l'assessore Moioli se interpellata sulla questione. “Ad ogni sgombero noi diamo sempre delle possibilità alle famiglie rom. Giovedì scorso ai nomadi di via Rubattino abbiamo subito offerto dei dormitori per donne e bambini, a loro accettare le nostre proposte”.
La versione dell'assessore non combacia, però, con quelle delle associazioni che avevano subito denunciato l'atteggiamento del comune che si accingeva a liberare l'area di Rubattino, senza fare delle controproposte. “E' una falsità – denuncia la Moioli – abbiamo subito messo a disposizione delle donne con figli dei ricoveri dove andare. Chi ci accusa, nega la verità. Noi perseguiamo accoglienza e legalità. Chi rispetta le regole e ha un lavoro, rimane, gli altri tornano a casa. Vogliamo smantellare tutti i campi abusivi e creare delle piccole aree di sosta temporanea. Il campo è un luogo che impedisce l'integrazione e favorisce lo sfruttamento, specie dei più deboli”. In linea teorica il ragionamento dell'assessore Moioli non fa una piega, ma è nella pratica che non convince. Molti soldi sono stati spesi negli anni passati dall'amministrazione milanese per mettere a norma l'area di Triboniano, che, però, presto verrà smantellata per far posto ai progetti edilizi dell'Expo. “Il campo regolarizzato di Triboniano verrà dismesso – prosegue l'assessore – ma noi aiuteremo le famiglie rom che lavorano e cercano di integrarsi. Gli altri verranno allontanati”.
Il Comune di Milano è sempre più determinato a mettere fine al problema rom, anche se, al di là dei continui sgomberi dei campi, non sembrano esserci altre proposte. Più che l'integrazione sembra l'allontanamento dei nomadi l'obiettivo perseguito dall'amministrazione.

Moratti: 300.000 euro per l'opuscolo spedito ai milanesi


 
 
 
Quasi trecentomila euro. Tanto è costato, ai milanesi, ricevere a casa l’opuscolo che il sindaco Letizia Moratti, a fine ottobre, ha spedito a 750mila famiglie per informarle sullo stato dell’arte del suo lavoro, a tre anni e mezzo dall’elezione (e a meno di un anno e mezzo dal ritorno alle urne). La risposta ufficiale su costi e modalità di produzione di La nostra Milano (così si intitola la brochure patinata) è arrivata al capogruppo del Pd Piefrancesco Majorino che già in aula, il 22 ottobre, aveva chiesto al sindaco di capire quanto costasse e chi avesse pagato l’intera operazione che, per l’opposizione, «aveva il carattere della propaganda elettorale».

 
La risposta scritta all’interrogazione è  molto dettagliata. Così si scopre che l’ideazione e la realizzazione grafica della brochure sono state realizzate da personale interno al settore della comunicazione di Palazzo Marino, mentre per la produzione, la stampa, l’imbustamento e l’etichettatura ci si è rivolti «con regolare ordinativo» alla società esterna che «gestisce l’appalto per la produzione di strumenti di comunicazione, aggiudicato a seguito di gara a evidenza pubblica». Totale spesa, iva inclusa: 108.408 euro.

Secondo capitolo: spedizione e recapito. Anche qui, con una gara a evidenza pubblica, l’invio è stato affidato a Poste Italiane, che hanno staccato una fattura da 178.001 euro e 20 centesimi. Si maligna, in Comune, che proprio il costo ingente della spedizione degli opuscoli abbia quasi prosciugato la cassa per le spese di spedizione fino a fine anno. Infine, l’ultima voce di costo.

Con l’opuscolo i milanesi hanno ricevuto anche una cartolina per fare proposte, suggerimenti e critiche sui tre temi per i quali la Moratti ha voluto comunicare i risultati: vivibilità, sicurezza e efficienza. Cartoline da rispedire, senza affrancatura, a Palazzo Marino. A pagare le spese di spedizione, tanto, ci pensano sempre le casse comunali: «L’eventuale risposta da parte dei cittadini attraverso la cartolina preaffrancata — conclude la risposta del sindaco al consigliere Majorino — comporterà un costo

fonte: milano.repubblica.it
ecco la brochure

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