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mercoledì 21 aprile 2010

Vizio di forma... riapplicate le misure cautelari agli attivisti di Chiaiano!

Di:
Barbara Maffione

Era la sera del 23 maggio 2008, il Presidio Permanente di Chiaiano, composto da giovani, tante donne, ma soprattutto intere famiglie, con bambini e anziani al seguito, che da lungo tempo si opponeva all'apertura di una discarica in un luogo non idoneo, venne duramente caricato dalla polizia. Durante le cariche, nel tentativo di resistere, a un manifestante venne in mente di utilizzare la sua vecchia auto per fare una barricata e si fece aiutare da tre ragazzi del presidio...Questa la sorte, sin qui, di quei tre ragazzi. Solidarietà a Pietro, Davide ed Egidio e alla loro lotta!!


Posto, di seguito, il Comunicato Stampa del Presidio Permanente contro la discarica di Marano e Chiaiano. 

per Pietro un giorno e mezzo di libertà... 

Comunicato Stampa : Vizio di forma... riapplicate le misure cautelari agli attivisti di Chiaiano! 

Sembra una vicenda assurda, magari raccontata in qualche libro noir ed invece è quello che sta avvenendo agli attivisti del Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano. Lunedi' 19 aprile presso il Tribunale del riesame si teneva l'udienza per decidere sulla scarcerazione dagli arresti domiciliari per Pietro Spaccaforno e per la cessazione dell'obbligo di firma quotidiano per gli altri attivisti tra cui Davide Brignola ed Egidio Giordano. Nella serata di lunedi' 19 aprile il commissariato di polizia di Secondigliano scarcerava Spaccaforno dopo l'arrivo della decisione del riesame. Stessa sorte toccava anche a Davide Brignola presso un altro commissariato di polizia presso il quale quotidianamente lo stesso andava ad ottemperare agli obblighi di firma. La sentenza del riesame ridimensiona pesantemente tutto l'impianto accusatorio. Vengono di fatto cancellate le contestazioni dei reati di "furto" (per il quale un attivista era già stato processato e assolto!) ed i "incendio" (smentito dagli stessi verbali dei carabinieri, oltre che dalle immagini) in merito agli episodi del 23 maggio 2008 in cui migliaia di cittadini furono attaccati dalle forze dell'ordine presso il Presidio in rotonda Titanic. Due capi d'accusa cancellati ! Resta in piedi solo l'interruzione di pubblico servizio e la violenza privata per la contestazione di aver bloccato il pullman nella rotonda del Presidio. Accuse che a due anni di distanza dai fatti non giustificherebbero in alcun modo delle misure di restrizione della libertà. Neanche è stato affrontata ovviamente la questione dei riferimenti alla camorra, poichè nelle carte giudiziarie non c'è davvero niente, nessun indizio, nessuna contestazione, che vada in quella direzione. Ed invece due giorni dopo la sentenza il Tribunale del Riesame torna indietro, parlando di cattiva interpretazione dell'ordinanza emessa. Oggi Pietro Spaccaforno è stato rimesso nuovamente agli arresti domiciliari e gli altri attivisti sono tornati all'obbligo di firma ! Due giorni dopo una sentenza che di fatto smantella le principali accuse. Non c'e' stato nessun furto e nessun incendio di autobus secondo il riesame, ciononostante il tribunale ha deciso di confermare lo stesso le misure cautelari per i capi d'imputazione minori ovvero l'interruzione di pubblico servizio, questo a due anni di distanza dai fatti e senza alcun oggettivo pericolo di reiterazione del presunto reato ! Ancora una volta poniamo la domanda oggettivamente più legittima : Se non è persecuzione allora cos'e' ? Nei fatti si conferma una linea punitiva verso le lotte sociali anche oltre il merito delle questioni giuridiche (quante persone a distanza di due anni vengoo messe ai domiciliari a Napoli per reati del genere!?) e vengono deluse le aspettative dei cittadini di Chiaiano e Marano. Decine di cittadini avevano atteso lunedi' mattina sotto il Tribunale la decisione del riesame esponendo una bilancia della giustizia in cui su un piatto c'erano le foto del 23 maggio del 2008 e su un altro le immagini di Guido Bertolaso e della Protezione Civile a testimoniare come la giustizia continui ad essere forte coi deboli e debole coi forti. Una persecuzione che mette in pericolo la tenuta del diritto al dissenso nella nostra città. Una persecuzione che si applica attraverso mezzi incredibili mettendo in libertà delle persone e riarrestandole due giorni dopo ! Centinaia di personaggi della cultura, della politica, delle scienze avevano firmato l'a ppello in solidarietà e sostegno agli attivisti colpiti dalle misure di restrizione della libertà, ed è a tutti loro, oltre che alle migliaia di persone che si mobiliteranno il 1°Maggio prossimo a Chiaiano che qualcuno dovrà spiegare come viene garantito il diritto al dissenso in questa città ! Il prossimo 1° Maggio i movimenti napoletani scenderanno in piazza a Chiaiano a difesa di tutte le lotte sociali per ribadire che nessuna intimidazione e nessuna repressione potrà impedire che in questa città si sviluppino forme di nuova democrazia come la lotta di Chiaiano ha dimostrato di essere. Decine di artisti suoneranno al concerto che si terrà dopo la manifestazione dai 99 Posse ai Zezi per una manifestazione popolare che reclamerà a gran voce il diritto al dissenso a Napoli e nel paese. Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano

lunedì 12 aprile 2010

Le colonne d'Ercole del Petrolio

La curva del greggio ha iniziato la sua fase calante. Il che vuol dire che scende la resa energetica ed estrattiva del petrolio, e le crisi economiche lo testimoniano
Col presente articolo si segnala la necessità di indirizzare maggiore attenzione a un dibattito non sufficientemente conosciuto che riguarda in prima battuta le principali risorse energetiche, ma che potrebbe implicare importanti conseguenze anche in campo economico e produttivo.
Secondo ricerche effettuate da esperti indipendenti nel settore petrolifero (Aspo - Association for the Study of Peak Oil and Gas), ci sarebbero - nonostante i reiterati proclami provenienti dalle maggiori autorità energetiche mondiali (Cera, Eia, Iea) - fondati motivi di ritenere che ci troviamo all'inizio di una fase problematica riguardante la produzione petrolifera, tecnicamente riconducibile al raggiungimento del “picco di Hubbert” mondiale per l'estrazione dei petroli cosiddetti convenzionali. Questo andamento, che possiamo approssimare con una curva gaussiana, prevede che lo sfruttamento di qualsiasi risorsa geologica non rinnovabile cominci lentamente, poi acceleri in maniera esponenziale, quindi rallenti la sua crescita fino ad un punto massimo (detto picco di Hubbert, dal nome di un famoso geologo), che rappresenta la quantità limite di minerale estraibile in una data unità di tempo, e prosegua poi con un progressivo declino della produzione, fino al momento in cui l'estrazione arriva al termine. Questa curva raggiunge il picco quando è stata prelevata circa la metà delle riserve del sottosuolo, e illustra come prima del picco sia possibile aumentare la produzione, mentre come questa cali inesorabilmente nella parte di destra della curva stessa .
Arrivare a comprendere in che punto ci si trovi rispetto a tale andamento estrattivo non è però una mera speculazione accademica degli scienziati che cercano di stabilire chi avesse ragione riguardo alle previsioni, ma il segnale di un nuovo e consistente problema per le economie mondiali. Il motivo di quest'affermazione è palese: la crescita è realizzabile, vista l'importanza relativa del petrolio in tutte le realtà imprenditoriali, solo se è possibile aumentare la produzione energetica. Trovarsi ad aver superato il picco di Hubbert del petrolio porterebbe perciò conseguenze molto sgradite. A questo riguardo ci sono ampie concordanze sulla perniciosità della situazione che si verrebbe a creare, che comprende forti oscillazioni dei prezzi delle merci e dei mercati azionari, crisi dei settori più sensibili all'aumento dei prezzi dei carburanti, poi seguirebbe una più che probabile recessione globale, lotta per le risorse residue e instabilità geopolitica.
E' pertanto essenziale che tentiamo di rispondere alle seguenti questioni:
1) Siamo già entrati nella zona del Peak-oil?
2) Le altre fonti energetiche saranno in grado di supplire agli ammanchi?
3) In caso di risposta affermativa alla prima domanda, cosa potrebbe accadere a breve e medio termine?

Per quanto riguarda il primo quesito, come sopra anticipato, c'è ancora discordanza tra i vari esperti. Se le agenzie più ottimiste non prevedono picchi produttivi per altri trent'anni, occorre tener presente che esistono forti pressioni per evitare di diffondere pericolosi allarmismi sui mercati, allo scopo di evitare di provocare una profezia auto avverante a seguito del panico indotto, ma se fossimo già nella zona del Peak-oil, si potrebbe tenere occultata la faccenda ancora per poco tempo, almeno fino a quando sarebbe sempre più evidente che le impennate dei prezzi e gli scossoni dei mercati starebbero ad indicare solo la conseguenza economica di un problema di ben altra natura.
Ancora per un certo tempo la sola manifestazione riconoscibile di un'epocale crisi energetica allo stadio iniziale sarà di natura economica. E' forse quanto successo riguardo all'attribuzione della crisi di metà 2008 al sistema dei mutui subprime, tesi universalmente condivisa, ma probabilmente incompleta. Si tralascia con una certa disinvoltura il fatto che poco prima della crisi stessa il petrolio era arrivato a prezzi molto elevati, fino a quasi 148 dollari al barile, e che ogni qualvolta c'è stata un'impennata del prezzo del barile è poi seguita una crisi economica. Bastava quella sola considerazione per aspettarsi la crisi, ma questo campanello d'allarme non pare sia giunto alle orecchie di molti economisti.
Parlare del Peak-oil significa dover coniugare aspetti di natura geologica, tecnologica ed economica. E' vero infatti che se un bene primario scarseggia, la pressante domanda, facendo lievitare i prezzi, porterebbe nuovi capitali per migliorare le tecniche estrattive, ricercare nuovi giacimenti, dare inizio a produzioni improponibili a prezzi inferiori, ma a tutto c'è un limite, e la storia estrattiva mostra che tutte queste opportunità e migliorie devono coesistere con dei parametri di natura tecnologica e geologica. Queste problematiche tecnologiche si tradurranno in un aumento tendenziale dei costi non solo del petrolio, ma di tutte le materie prime.
Il facile ottimismo è la conseguenza della scarsa conoscenza delle dinamiche estrattive, un vuoto colmato però da pericolosi luoghi comuni e da “leggende metropolitane” sul petrolio.
La prima inesatta concezione è che il petrolio esca da solo dai giacimenti, idea in parte vera e testimoniata da molti filmati che mostrano il momento in cui i pozzi spruzzano in alto il prezioso liquido che ricade sui festanti trivellatori, ma sono pochi a sapere che in genere in questo modo si può estrarre solo una piccola frazione (difficilmente più del 12%) del giacimento. Ciò è dovuto al fatto che in profondità non c'è una specie di gigantesco barile «alla spina» che agevolmente cede il suo contenuto, ma una roccia porosa intrisa di questo prezioso liquido. E' facile allora comprendere che la fase successiva preveda l'uso di pompe per aspirare quello che dopo la prima espulsione spontanea rimane in equilibrio di pressione con l'esterno. Anche in questo caso è possibile prelevare solo una frazione del totale, di solito non più del 36% del pozzo. Come estrarne di più? Si è provveduto a ripristinare la pressione dentro i pozzi immettendo acqua o gas inerte, e si spera che questi miglioramenti tecnologici possano in futuro portare a prelevare fino al 60% o 70% del contenuto, che sarebbe già un considerevole traguardo, ma sia chiaro che una gran parte del petrolio del sottosuolo non sarà mai estratto. Questo avviene in quanto rimarranno sempre frazioni non estraibili, giacimenti piccolissimi o molto profondi o comunque troppo difficili da sfruttare per avere una resa economica accettabile in proporzione agli investimenti. Non è solo una questione di prezzo in quanto anche la resa energetica (Eroei - Energy Returned On Energy Invested) cala sempre di più fino a rendere inutile ogni altro sforzo quando questo rapporto si avvicina all'unità. Quando impiego un barile di petrolio per estrarne un altro, il gioco non vale la candela. A livello mondiale questo è precisamente ciò che sta accadendo e da una resa Eroei di 100 nei primi anni della corsa al petrolio si è passati, ora che siamo all'incirca a metà della sua storia estrattiva, a una resa media di circa 8 e continua a calare. Gran parte del petrolio residuo è contenuto in giacimenti “deep water”, o in sabbie e scisti bituminosi con Eroei di appena 3 o anche solo 2,5.
In sostanza non c'è proprio niente che si stia esaurendo, ma la resa energetica sta calando inesorabilmente. Quindi la risposta più rigorosa a chi ci chiedesse quando finirà il petrolio sarebbe che ciò non succederà mai, ma è chiaro quanto risulterebbe fuorviante un'affermazione simile. Nella pratica si ritiene che ci sarà petrolio ancora per un centinaio d'anni, ma anche questa stima è falsamente tranquillizzante, poiché i problemi non cominceranno al termine della sua disponibilità, ma da quando inizierà a scarseggiare, ovvero al superamento del picco di Hubbert.
Un mondo che spinge in direzione della ripresa, proiettato verso la crescita, aborrisce la parola esaurimento, poiché l'energia altamente economica e versatile nelle sue possibilità di impiego che ci fornisce il petrolio non è facilmente rimpiazzabile.

Il dibattito in corso tra fautori della scarsità e paladini dell'abbondanza testimonia che non esistono prove schiaccianti dell'effettivo raggiungimento del massimo estrattivo, che, come illustrano molti esperti del settore, diverrà riconoscibile solo a posteriori, allorché risulterà chiaro che non sarà più possibile ritornare ai livelli produttivi del momento del picco. Esistono però molte prove indiziarie dell'avvenuto raggiungimento.
Innanzi tutto, dei 98 distretti produttivi al mondo ben 65 hanno già superato il punto massimo dell'estrazione. Alcuni di questi, sviluppati fin dall'inizio con tecnologie moderne, mostrano un calo impressionante, come ad esempio Cantarell in Messico che in due soli anni ha perso il 59% rispetto alla sua massima capacità, ed è adesso in fase di declino rapidissimo ed irreversibile. Si prevede possa andare avanti ancora per un altro paio di anni, quello che era il terzo giacimento mondiale per importanza delle sue riserve.
Altro segnale è stato l'appiattimento della curva estrattiva mondiale a partire dalla fine del 2004. A fronte di una domanda sempre crescente, è da quel periodo che il pompaggio non è più riuscito a starle al passo, ed è stato questo (non la sola speculazione!) uno dei motivi dell'impennata dei prezzi fino al 2008. Nonostante controvalori così elevati (che i produttori cercavano di sfruttare al meglio pompando alla massima velocità), la quantità estratta non decollava.
Per inciso, l'andamento a “plateau” era stato previsto dalla modellistica dei geologi, che hanno mostrato come tale fase si sarebbe manifestata con un andamento produttivo piatto per circa tre o quattro anni, prima del declino, e anche questo è un possibile indizio a conferma.
I dati più recenti rivelano poi che il vero problema non risiede solo nel calo produttivo, ma anche nell'esportazione versi i Paesi industrializzati (attualmente di circa il 6% inferiore rispetto ai valori massimi degli anni scorsi, diminuzione imputabile alla crisi) e nell'aumento esponenziale dei consumi interni da parte dei Paesi produttori e delle economie emergenti del cosiddetto Bric (Russia, Brasile, India, Cina), e questo mostra come ciò che conta non è solo la quantità prodotta, ma quanto effettivamente ne arriva, segnalando una tendenza decrescente rilevante e progressiva.
Per ciò che riguarda il secondo quesito, occorre rimarcare che le restanti energie non rinnovabili (gas naturale, carbone e nucleare) più quelle rinnovabili (idroelettrico, eolico, geotermia, solare e biomasse) non saranno in grado di coprire tutti gli ammanchi né come quantità né come qualità dell'energia altamente concentrata dei derivati del petrolio, tranne forse nei primi tempi dopo il picco, ed è probabilmente questa la più pericolosa e ingenua aspettativa di molta gente. Le stime parlano chiaro. Colin Campbell, presidente Aspo mondiale prevede un calo medio da qui al 2030 del 2,7% annuo, che tradotto in pratica significa che per rimpiazzare gli ammanchi di forniture occorrerebbero altre sette volte i giacimenti dell'Arabia Saudita (stima di Richard Jones, Iea), o dovremmo costruire una centrale nucleare ogni due settimane, o bisognerebbe ogni anno che passa raddoppiare la quota di rinnovabili, grande idroelettrico compreso. Questo conduce ad una sola conseguenza, ovvero una recessione di proporzioni mai viste prima.
Se, come si teme, abbiamo toccato il picco estrattivo verso la fine del 2008 - e arriviamo così al terzo quesito - incroceremo ancora la curva discendente di Hubbert non appena l'economia mondiale tenterà di riportare i consumi verso quella quota di circa 85 milioni di barili al giorno (all liquids), oppure ciò avverrà anche se i consumi rimarranno pressappoco costanti, solo con un po' di tempo di ritardo rispetto al caso della ripresa. L'unica alternativa perché ciò non accada, ferme restando le premesse del raggiungimento del picco, non è una vera alternativa, poiché consisterebbe in un peggioramento drastico della crisi già in atto, con distruzione massiccia della domanda, ma questo porterebbe ovviamente alle stesse conseguenze paventate.
La valutazione temporale del periodo che passerà prima di tornare a incrociare la curva di Hubbert è comunque dell'ordine di pochi anni, poi vedremo un'altra impennata dei prezzi dei carburanti. A che quotazione potrebbe allora arrivare il barile prima di mettere nuovamente in ginocchio l'economia? Jeff Rubin, famoso economista canadese (che nel 2000 aveva correttamente pronosticato che il petrolio avrebbe raggiunto i 50 dollari entro il 2005; e che in quell’anno indovinò nuovamente, prevedendo un costo di 100 dollari nel 2007) ipotizza un barile a 225 $ entro i prossimi due anni (2012) e si ritiene che potrebbe azzeccare anche questa previsione, considerando anche le possibili fluttuazioni del biglietto verde. Sarà quello il segnale dell'inizio di una nuova recessione. Vedremo dapprima un nuovo crollo delle borse, disoccupazione crescente e instabilità tale da portare in una delle prossime criticità ad un più che probabile esito collassato i Paesi maggiormente in difficoltà.

Si comprende pertanto come, nonostante le considerazioni esposte, sia essenziale che vengano fin da subito adottate contromisure più incisive di riduzione della dipendenza energetica dall'estero e di risparmio sull'utilizzo delle risorse non rinnovabili sia a livello politico e governativo, sia mediante iniziative individuali tendenti anche alla riconversione delle unità abitative in sistemi energeticamente più autonomi. Che le fonti non rinnovabili siano destinate ad esaurirsi è una certezza che impone di progettare comunque la transizione verso quelle rinnovabili.
Qual è il momento migliore per impegnarsi a fondo in quest'impresa? Sarebbe stato opportuno iniziare trent'anni fa, ma si considera che sia già un ottimo risultato non procrastinarlo ulteriormente.
Per un orientamento bibliografico in rete si consiglia di consultare i numerosi riferimenti (corredati di copiosa bibliografia) che si possono trovare su Wikipedia, sia in lingua inglese, sia sul sito italiano:
http://it.wikipedia.org/wiki/Picco_di_Hubbert
http://en.wikipedia.org/wiki/Peak_oil
Si segnala inoltre il sito di Aspo Italia all'interno del quale si possono trovare numerosi articoli e una discussione sul blog:
http://www.aspoitalia.it/
http://www.aspoitalia.it/archivio-articoli


Inoltre i seguenti siti:
http://petrolio.blogosfere.it/
http://www.oilcrash.com/italia.htm
http://www.oil-price.net/index.php?lang=it
http://www.theoildrum.com
http://www//www.iea.org
http://www//www.iea.org
http://www.eia.doe.gov
http://www.cera.com/aspx/cda/public1/home/home.aspx
Alcuni libri propedeutici al peak oil, sono anche i seguenti:
"The coming oil crisis" (in italiano: "La crisi del petrolio imminente") del 1997
"The end of cheap oil", di Colin J. Campbell e Jean H. Laherrère apparso su Scientific American nel marzo 1998, tradotto in italiano da Le Scienze ("La fine del petrolio a buon mercato").
"La fine del petrolio" di Ugo Bardi, Editori Riuniti, 2003 –00193 Roma"La festa è finita" di Richard Heinberg, Fazi Editore, 2004, ISBN 8881125129
"Collasso" di James Howard Kunstler, Nuovi Mondi Media, 2005

Sono stati realizzati anche alcuni film e documentari, come ad esempio:
A Crude Awakening - The Oil Crash - (2006) Documentario Svizzera 53' (Anche in lingua italiana)
The End of Suburbia - (2004) di Gregory Greene USA, Canada 78' (Solo in Inglese)
Una Scomoda Verità - (2007) di Davis Guggenheim con Al Gore USA 100'(Anche in lingua italiana

da sbilanciamoci.info


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sabato 3 aprile 2010

A Chiaiano c'ero anch'io ! (Appello)


Ciò che sta avvenendo in questi giorni a Napoli ci riempie di preoccupazione ed indignazione. L'esperienza di lotta contro la devastazione ambientale che si è prodotta negli ultimi anni tra Chiaiano e Marano e in tante aree della regione viene messa pesantemente sotto attacco. Alcuni attivisti sono stati oggetto di misure di restrizione della libertà, per eventi accaduti addirittura due anni fa!
Il 23 Maggio del 2008 tutta l'Italia ha potuto vedere come il governo schierò contro cittadini inermi, che resistevano seduti in terra a mani alzate, centinaia di poliziotti e carabinieri. Se la Repubblica è il bene comune, se la democrazia è l'autogoverno delle persone, quel giorno è stato toccato un punto assai basso della democrazia nel nostro paese. A chi era lì, accanto a migliaia di cittadini che volevano difendere la loro terra, fu impedito di documentare, ai giornalisti furono sottratte le tele camere e fuorono oggetto di aggressione da parte della forze dell'ordine come denunciò anche la FNSI.
Lo Stato d'eccezione come metodo di governo, la perpetuazione dell'emergenza come ricatto alla democrazia, ai diritti dei cittadini e alla trasparenza: nell'esibizione muscolare di quei giorni a Chiaiano è precipitata la logica che da decenni tiene in ostaggio questa terra e crea il contesto opaco in cui prosperano i rapporti tra i poteri forti e le economie criminali. La voce delle donne e degli uomini che nella sua semplice chiarezza diffidava di una democrazia da subalterni, è invece un esempio di repubblica e di protagonismo sociale, che non può essere nuovamente diffamato da una narrazione reazionaria.
Il luogo comune che racconta la resistenza i n Campania contro l'avvelenamento della terra come un coagulo di "camorristi e plebaglia" è uno stanco e insopportabile refrain, un alibi perfetto per la falsa coscienza del potere. Oggi alcuni attivisti vengono messi sotto inchiesta per aver partecipato alla costruzione di quel percorso di democrazia e partecipazione civile che Chiaiano ha rappresentato e rappresenta, vengono colpiti nella loro libertà personale, mentre per lo scempio del territorio, di quel territorio, nessuno è perseguito. Per questo eravamo e saremo tutti a Chiaiano, perché il diritto al dissenso è un bene irrinunciabile e da difendere con i denti, oggi più che mai.
Prime adesioni:
Erri De Luca - scrittore
Margherita Hack, professore emerito università di trieste
Alex Zanotelli - padre comboniano
Luigi De Magistris - Europarlamentare
Don Viatliano Della Sala
Maurizio Braucci - scittore
Prof. Angelo Baracca, Dipartimento di Fisica, Univ. di Firenze
Prof. Sergio Ulgiati, Dipartimento Scienze per l'Ambiente, Univ. Parthenope
Luca Tornatore, Astofisico, Università di Trieste
Luca Casarini - scrittore
Stefano Vecchio - Direttore Dipartimento Farmacodipendenze Asl Napoli 1
Pierpaolo Leonardi - Portavoce nazionale Rdb/Cub
Corrado Gabriele - Consigliere Pd Regione Campania
Giulio Riccio - Assessore Politiche sociali Comune di Napoli
Rino Nasti - Assessore Ambiente Comune di Napoli
Salvatore Perrotta - Sindaco di Marano
Massimo Nuvoletti - Vicesindaco di Marano
Carmine Malinconico - Presidente VIII Municipalità Comune di Napoli
Francesco Minisci - Consigliere comunale indipendente Comune di Napoli
Francesco Nicodemo - Consigliere comunale Pd Comune di Napoli
Sandro Fucito - Consigliere comunale Federazione della sinistra Comune di Napoli
Raffaele Carotenuto - Capogruppo Fed. della sinistra Comune di Napoli
Franco Moxedano - Capogruppo Idv Comune di Napoli
Stefania Fanelli - Consigliere Comune Comune di Marano di Napoli
Gianfranco Bettin - Consigliere comunale indipendente Comune di Venezia
Beppe Caccia - Consigliere comunale indipendente Comune di Venezia
Paolo Ferrero - Portavoce Nazionale Federazione della Sinistra
Maurizio Acerbo - Consigliere regionale Prc Abruzzo
Francesco Caruso - Ricercatore, Università della Calabria
Franco Piperno - Fisico, Università della Calabria
Antonello Petrillo - Docente Sociologia, Università Suor Orsola Benincasa Napoli
Federico Di Traglia - Dottorando in Scienze della Terra Università di Pisa
99 Posse - musicisti
Salvatore Carrozza - Campione intercontinentale Wbf di pugilato
Emanuele Bonaccorsi - Giornalista, autore di "Potere Assoluto"
Daniele Nalbone - Giornalista , autore di "In prima persona"
Ylenia Sina - Giornalista
Alisa Del Re, Università di Padova
Gigi Rogero, Università di Bologna
Anna Curcio, Università della Calabria
Girolamo De Michele
Alessandra Gentili educatore professionale.
Adelino Zanini
Paolo Do, Dottorando Queen Mary, University of London
Michele Barbolini - Dottorando- dipartimento di italianistica- Università di Bologna.
Luca Cadioli, Dottorando Università di Siena
Giso Amendola , Università di Salerno
Alessandro Arienzo – Ricercatore Federico II Napoli
Sandro Mezzadra – Docente Università Bologna
Andrea Capocci, dip.to di Fisica "La Sapienza"
Fernando Maggio, dottorando Università La Sapienza
Ludovica Ioppolo, Dottoranda Sociologia La Sapienza
Simone Capra, dottorando Villard de Honnecourt
Danilo Di Genova -Geologo dell'Università degli studi Roma Tre.
Gianfranco Morosato - editore (ombre corte) Verona
Fabrizio Villeggia -Provincia di Roma - gruppo "Sinistra, Ecologia e Libertà"
Manuela Costa | Videomaker Officina Multimediale
OFFICINA MULTIMEDIALE - Associazione M'ArtE
Augusto Illuminati- Docente Università di Urbino
Stefano Lucarelli- Università di Bergamo
Andrea Alzetta, Consigliere indipendente Comune di Roma
Cristiana Cortesi, consigliere Municipio X Roma
Rino Fabiano, Consigliere Municipio III Roma
Gianluca Peciola, Consigliere Provinciale Roma
Carlo Vercellone
Christian Marazzi
Federico Chicchi
Spartaco Greppi - SUPSI-DSAS
Maurizio Gibertini – Officina Multimediale
Andrea Fumagalli - Università di Pavia
Avv. Giangi Giovannelli - Milano
Tiziana Terranova- Docente Università Orientale Napoli
Silvana Carotenuto- Docente Università Orientale Napoli
Francesco Raparelli, dottorando Università di Firenze
Francesco Brancaccio, dottorando Università di Roma La Sapienza
Maurizio Ricci, dottorando Università di Roma La Sapienza
Svez - musicista
Cosang

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mercoledì 31 marzo 2010

Ilva, 19 ex dirigenti a giudizio. Al via il processo a giugno

Il gup del tribunale di Taranto Pompeo Carriere ha rinviato a giudizio 19 ex dirigenti dello stabilimento Ilva per concorso in omicidio colposo e lesioni colpose in relazione a diversi casi di operai deceduti o che hanno contratto gravi malattie lavorando a contatto con sostanze cancerogene. Il processo inizierà il primo giugno prossimo.
Per tre imputati il giudice ha dichiarato il 'non luogo a procederè per morte dell'imputato, mentre altri 10 ex dirigenti del Siderurgico sono stati assolti. Numerosi anche i reati dichiarati prescritti, mentre si sono costituiti parte civile la Fiom-Cgl e i famigliari di una decina di operai deceduti.

Gli episodi presi in esame riguardano un arco di tempo di 35 anni. Gli imputati, secondo l'accusa sostenuta dal pm Italo Pesiri, avrebbero omesso di informare i dipendenti dello stabilimento dei rischi che correvano venendo a contatto con acidi tossici, apirolio, diossina, polveri di amianto, polveri sottili, carbone, silice, particelle di ferro, idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti. «Il provvedimento del gup - è detto in una nota della Fiom Cgil - conferma la persistente pericolosità dell'ambiente di lavoro insistente nel complesso industriale tarantino a cagione delle innumerevoli sostanze cancerogene che si sprigionano nei processi produttivi»
Da L'Unita
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Chiaiano, tolleranza zero

Incendio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, furto sono le accuse mosse ieri dalla procura di Napoli a cinque protagonisti delle proteste contro l'apertura della discarica di Chiaiano del maggio 2008. Si sono mossi gli uomini della Digos per irrompere di mattina molto presto nelle case di tre attivisti del centro sociale Insurgencia e in quella di due ragazzi residenti nella zona dello sversatoio, per uno di loro gli arresti domiciliari e per altri quattro l'obbligo di firma. L'impianto accusatorio è di quelli a tinte forti: incendi, esplosione di ordigni con la partecipazione di frange del tifo organizzato e di pregiudicati. «Gli indagati - riferiscono fonti di polizia - sono coinvolti in numerose altre indagini e gravati da pregiudizi penali».



Un dispiegamento di forze che arriva dopo due anni. «In due anni 15 processi con accuse assurde e tutte da provare, oltre 40 le persone rinviate a giudizio a vario titolo, una schedatura di massa con richieste a comparire in questura senza fondamento giuridico, che si è arrestata grazie all'intervento degli avvocati» ricorda Antonio Musella, portavoce di Insurgencia, che prova a raccontare un'altra storia, quella di un presidio capace di fare esposti in procura contro gli sversamenti abusivi di rifiuti, di smascherare l'occultamento dell'amianto mai bonificato e lo smaltimento illegale di rifiuti speciali.
«I fatti contestati - spiega Antonio - riguardano il presunto danneggiamento di un autobus avvenuto durante le violentissime cariche della polizia del 23 maggio 2008. Furono feriti dai manganelli decine e decine di cittadini che protestavano a mani alzate contro l'avanzata della polizia. Lo stesso Romolo Sticchi, giornalista del Tg3, fu manganellato e gli fu distrutta la telecamera». Stesso clima il giorno successivo, le successive cariche provocarono la caduta di due ragazzi da un muretto, un volo di oltre dieci metri che provocò loro la rottura di entrambe le gambe. Picchiate anche una donna anziana trascinata via di peso, anche la nipote adolescente che mangiava un gelato, finita in ospedale con la frattura del braccio. L'esercito schierato, gli elicotteri e la zona militarizzata. Berlusconi con il consiglio dei ministri a Napoli ogni due settimane per varare le leggi speciali, mentre Bertolaso sfoggiava il piglio decisionista. Prima degli scandali che hanno investito la protezione civile, le sanzioni della comunità europea e i rifiuti che riappaiono in Campania da sotto il tappeto.
Tra gli attivisti da isolare a tutti i costi, secondo la procura, Egidio Giordano, Davide Brignola e Pietro Spaccaforno, quest'ultimo il più temuto con l'obbligo di firma quotidiano. Cosa lo rende così pericoloso? «Il sei maggio facemmo un blocco stradale - racconta - una signora ci diede una vecchia auto che non usava più. Mi hanno accusato di furto e processato per direttissima e hanno minacciato la signora di accusarla di complicità. Il 23, poi, ero pericolosamente armato con un megafono, ero 10 metri dietro le donne sedute a terra e dicevo loro di non alzarsi, di non lanciare nulla. Mi presero e trascinarono nella camionetta. Mi lasciarono libero solo la sera alle 21, accusandomi di aggressione, lesione e resistenza. Impossibile che fossi fuori a mettere bombe esplosive, come sostengono loro». Accanimento evidente anche per Egidio, arrestato a L'Aquila dalla Digos locale su delega della procura di Torino per l'inchiesta sugli scontri nel capoluogo piemontese precedenti il G8 abruzzese. «Aveva appena smesso di andare a firmare e gli ricomunicarono la stessa misura» commenta ironico Pietro. Il presidio però non disarma: ieri hanno occupato l'ottava municipalità con lo slogan «giù le mani dai nostri figli».

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lunedì 29 marzo 2010

Una diga lascia a secco 200mila etiopi


MILANO - Su oltre 200mila persone che in Etiopia già non se la passano bene incombe un'ombra gigantesca, che parte dall'Italia. Si chiama Gibe III: è una diga alta 240 metri il cui bacino si allungherà per 150 km. Posizionata nella bassa Valle dell'Omo (vedi mappa), e realizzata dall'italiana Salini Costruttori, questa struttura mastodontica, destinata a diventare la più grande dell' Africa, muterà drasticamente la portata del fiume Omo, principale affluente del Lago Turkana del Kenya, eliminando il naturale ciclo delle piene e mettendo a repentaglio coltivazioni e pascoli dell'intera area. Il Gibe III è il nuovo passo che seguirà il Gibe II, impianto con un tunnel lungo 26 chilometri che genera elettricità, sfruttando la differenza di altitudine tra il bacino della diga Gibe I e la sottostante valle dell'Omo.

Anche questo impianto è stato realizzato dalla Salini, che ha messo a frutto il più grande contributo versato dalle casse italiane per un progetto all'estero: 220 milioni di euro. Almeno in parte spesi male, visto che un pezzo di questo tunnel, inaugurato il 13 gennaio scorso alla presenza del ministro degli Esteri Franco Frattini, dopo 12 giorni è crollato (vedi video) interrompendo subito il flusso di elettricità che, nelle parole del ministro «avrebbe dovuto cambiare la vita all'Etiopia». E invece Meheret Debebe, capo dell'Ethiopian Electric and PowerCorporation (EEPCo), l'ente elettrico etiope, ha invitato la gente a «comprendere il problema e risparmiare energia finchè il guasto non sarò risolto».

I DANNI - Ma quella è storia passata. Ora all'orizzonte c'è quella della diga Gibe III che rilancia rischi enormi sulla testa delle popolazioni indigene della valle dell’Omo legati alla scomparsa del naturale ciclo delle piene. Danni esclusi però dalla Salini già nello scorso gennaio, in una dichiarazione pubblicata su Panorama: «Abbiamo previsto rilasci d’acqua controllati a beneficio dell’agricoltura e progettato l’invaso in modo che si riempia a una velocità compatibile con la quantità delle piogge. Questa è un’occasione per trasformare l’Etiopia in un esportatore di energia, se l’Italia non farà la sua parte la faranno i cinesi, che si sono già aggiudicati la costruzione della diga Gilgel Gibe IV». Prendere o lasciare quindi. Ma i rischi a cui vanno incontro le popolazioni indigene sono invece confermati in un dossier realizzato da International River, che studia e tutela i diritti delle popolazioni che vivono sugli argini dei fiumi: «Gli agricoltori locali piantano le colture lungo le rive del fiume dopo ogni piena annuale. Queste ridanno anche vita ai pascoli per il bestiame e segnano l’inizio della migrazione dei pesci. Se non si fermeranno i lavori e non si interverrà con adeguate misure di mitigazione, la diga provocherà carestie croniche, problemi di salute, dipendenza dagli aiuti umanitari, e un generale disfacimento dell’economia della regione e della stabilità del suo tessuto sociale, in un ambiente ecologicamente già di per sè molto fragile».

APPALTO E COSTRUZIONE - I lavori di costruzione sono iniziati nel 2006: la Salini ha aperto il cantiere in accordo con il governo etiope che ha approvato l'appalto a trattativa diretta, senza alcuna gara e quindi senza comparazione delle offerte. «Nella fretta di procedere - si legge ancora nel dossier di International River - il governo ha omesso di valutare tutti i rischi economici, tecnici e d’impatto ambientale e sociale, violando leggi interne e standard internazionali. Inoltre non ha preso in considerazione gli effetti legati ai cambiamenti climatici, che sul lungo termine potrebbero incidere drammaticamente sulla capacità produttiva della diga. Oggi sono stati effettuati studi postumi alla costruzione per confermare una decisione presa anni fa». L'unica valutazione di impatto ambientale è stata fatta a posteriori, a cantiere già aperto. «Al di là di questa anomalia, che non è di poco conto - commenta Marco Bassi, antropologo italiano dell'università di Oxford appena rientrato dalla Valle dell'Omo, dove studia le culture indigene - non si tratta di uno studio degno di questo nome. L'ho verificato di persona quando mi sono trovato nelle aree indicate dalle mappe della relazione: non sono segnati i villaggi, non si traccia in modo preciso la distinzione tra zone agricole e selvatiche mentre quelle a pascolo non sono nemmeno indicate. Come si può pensare che ci siano certezze che una diga di quelle dimensioni funzioni in modo da salvaguardare le economie di sussistenza della popolazione? La verità è che le tribù dei Kara e dei Kwegu che vivono lungo il corso del fiume sono condannate all'estinzione e anche tutte le altre che abitano sul delta vedranno compromesse le loro fonti di sostentamento».

AFFITTO DELLE TERRE - Oltre ad accarezzare l'idea di vendere energia elettrica al Kenya, nella Valle dell'Omo il governo etiope progetta di affittare vaste aree di terra indigena a compagnie e governi stranieri per coltivazioni agricole su larga scala, biocarburanti inclusi. Si tratta di circa 120mila ettari, un business colossale. E da qui arriva la spinta alla costruzione di Gibe III: per l'irrigazione verrà attinta acqua dalla diga. La maggior parte dei popoli colpiti non sa nulla del progetto e il governo sta lavorando contro le organizzazioni tribali a loro insaputa. L'anno scorso, nella parte meridionale del paese le autorità hanno sciolto almeno 41 associazioni locali rendendo impossibile il dialogo e lo scambio di informazioni sulla diga tra le varie comunità. «Per le tribù della valle dell'Omo - ha detto Stephen Corry, direttore generale di Survival International, associazioni che tutela le popolazioni indigene - la diga Gibe III sarà un cataclisma di ciclopiche proporzioni. Perderanno le loro terre e tutti i loro mezzi di sussistenza. Nessun ente degno di rispetto dovrebbe finanziare questo atroce progetto».

LA CAMPAGNA DI SURVIVAL E LA REPLICA DELLA SALINI - Per prevenire le conseguenze catastrofiche del progetto, Survival ha lanciato una campagna internazionale in cui chiede al Governo etiope di sospendere i lavori di costruzione e raccomanda ai possibili finanziatori - tra cui la Banca Africana di Sviluppo (AfDB), la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), la Banca Mondiale e anche il Governo italiano attraverso la Cooperazione allo Sviluppo - di non sostenere il progetto. A questa iniziativa si sono associate la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Counter Balance coalition, Friends of Lake Turkana e International Rivers. La Salini replica in modo netto: «Siamo di fronte all’ennesima azione irresponsabile e priva di fondamento tecnico e scientifico contro il progetto Gibe. Tutte le affermazioni critiche contenute nell’appello di Survival, infatti, per quanto possano apparire suggestive ai non addetti ai lavori, o sono false o sono frutto di elementari errori aritmetici e tecnici se non addirittura di macroscopici errori di fatto» (leggi il comunicato di Salini costruttori in versione integrale). Un fatto, che non rassicura, resta certo: le popolazione che vivono nella Valle dell'Omo, fino a quando hanno visto comparire le ruspe, sono rimaste all'oscuro della diga che incombe sulla loro testa.

Stefano Rodi

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Incontro con Gianni Lannes: su la testa contro le ecomafie


Sabato 27 marzo, libreria Edison. Il giornalista pugliese Gianni Lannes, invitato da Medicina democratica, presenta il suo libro “NATO, colpito e affondato”. Il libro ha come argomento il misterioso affondamento di un peschereccio di Molfetta, il Francesco Padre, esploso il 4 novembre 1994 davanti delle coste del Montenegro, in un tratto di mare controllato da forze della NATO impegnate nelle operazioni contro la Jugoslavia. (leggi la recensione qui: http://www.italiaterranostra.it/?p=2359).
È una delle inchieste scottanti a seguito delle quali il giornalista ha subito ben tre attentati, è  costretto a muoversi con la scorta ed è stato allontanato dai giornali con i quali collaborava.
Per farlo licenziare da La Stampa si è mosso il presidente del Senato Schifani in persona, infastidito da un’inchiesta sul suo coinvolgimento nella costruzione di una superstrada in Sicilia.
L’incontro comincia con un video che riporta una rassegna stampa sugli incidenti nelle centrali nucleari. Si riferisce solo al 2009 ma gli episodi sono moltissimi, a conferma di quanto sia pericolosa e folle la scelta nucleare.
Lannes spiega che in realtà il ritorno al nucleare promosso dal governo Berlusconi non ha lo scopo di produrre energia ad uso civile, ma di processare materiale che serve per alimentare i sommergibili nucleari statunitensi di nuova generazione. Nessuno Stato si è prestato al gioco tranne ovviamente il più fedele alleato degli USA.
A partire da qui il giornalista elenca una serie impressionante di crimini ambientali, alcuni dei quali riguardano da vicino anche la nostra provincia.
Si parte dalla questione dello smaltimento dei rifiuti tossici e radioattivi: Lannes racconta che dopo aver chiesto formalmente la documentazione sulle scorie nucleari della centrale di Caorso, non avendo ricevuto risposta si è recato personalmente alla centrale, è entrato indisturbato e ha notato dei camion che portavano via dei container pieni di materiale. I camion risultano appartenenti a una ditta di Genova in odore di ‘ndrangheta a cui evidentemente qualcuno ha affidato lo smaltimento. I container venivano trasportati a Genova e poi a La Spezia per essere imbarcati.
Quello dei rifiuti tossici e radioattivi è un business gigantesco (si parla di 62 milioni di tonnellate di rifiuti solo in Italia) a cui è legata la storia delle navi dei veleni, le carrette dei mari che vengono riempite e poi affondate un po’ dovunque. Sembra che il numero delle navi affondate nei nostri mari sia addirittura di 180. Alcune sono state rintracciate nello Ionio, altre di fronte alle coste tirreniche calabresi, altre ancora nei pressi delle Tremiti.
Un altro sistema per sbarazzarsi dei rifiuti tossici è quello dei penetratori, siluri riempiti di bidoni che vengono lanciati in mare e si conficcano nel fondo sabbioso.
E in prossimità dei relitti si registrano gravi malattie tra gli abitanti delle zone costiere.
L’interesse dei presenti cresce ancora quando Lannes cita anche la Venus, carretta incagliatasi di fornte a Castiglioncello qualche anno fa, ma anche se incalzato da molte domande non si sbottona rinviando alla conclusione dell’inchiesta che sta preparando e che sarà pronta tra un paio di mesi.
Ma come dicevamo non sono pochi i riferimenti alla nostra zona. Un altro riguarda il Camen (poi Cresam, poi Cisam) di San Piero a Grado, dov’era in funzione un impianto nucleare. Lannes parla di scorie seppellite nella pineta senza la minima registrazione formale relativa alla loro gestione.
Un altro episodio che secondo il giornalista è legato al traffico di armi e rifiuti è la tragedia del Moby Prince: al momento della collisione con la petroliera Agip Abruzzo sembra accertata la presenza in rada di una nave impegnata in qualche attività poco pulita.
Anche l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in Somalia il 20 marzo 1994 si lega a questo filone: i due giornalisti avrebbero ricevuto informazioni su traffici di armi e rifiuti tossici e si apprestavano a dare la notizia al TG3, quando furono assassinati a Mogadiscio.
Ma anche in questo caso c’è un collegamento con la nostra città: l’uccisione del parà Mandolini, avvenuta sulle scogliere del Romito nel 1995 e fatta passare come un torbido episodio di gelosia omosessuale. Ma Mandolini era stato in Somalia e lavorava con il maresciallo dei servizi segreti Licausi, morto anche lui in circostanze misteriose nel novembre del 1993. Proprio Licausi sembra che avesse passato molte informazioni a Ilaria Alpi.
Stimolato dal pubblico a parlare di altre questioni di cui si parla in città, boccia senza appello le centrali a biomasse definendole inceneritori mascherati, così come critica duramente anche la costruzione dei rigassificatori, una scelta che risponde agli interessi di pochi imprenditori e politici ma non certo della popolazione.
Molti dunque gli argomenti sul piatto e il numeroso pubblico intervenuto (una cinquantina di persone) ha partecipato con attenzione e curiosità. Ora Lannes dovrà senz’altro ritornare a Livorno alla conclusione della sua inchiesta sulla Venus. Giornalisti veri come lui ne sono rimasti in pochi e ascoltarlo è un piacere, anche se talvolta non guasterebbero toni un po’ meno cattedratici.
Da Senza Soste, Nello Gradirà

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martedì 23 marzo 2010

Raccolta rifiuti: Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani presentano una lunga interrogazione


“La scelta nasce dall’esigenza di approfondire i criteri di assimilazione. Abbiamo fondati motivi per ritenere che siano illegittimi”
“I gruppi consiliari Rifondazione Comunista-Cittadini per Castelfiorentino e Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani di Certaldo presentano, nei rispettivi Consigli Comunali, un’interrogazione relativa al controllo sulla gestione del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani.
L’interrogazione nasce dall’esigenza di approfondire i criteri di assimilazione contenuti nel Regolamento per la gestione dei rifiuti e alla base del Piano tecnico finanziario di Publiambiente; infatti, la pratica di eccessivi livelli di assimilazione dei rifiuti speciali delle imprese agli urbani, tipica dell’Italia e soprattutto della Toscana, porta ad una maggiore produzione di RSU nella nostra regione.
Abbiamo fondati motivi per ritenere che l’assimilazione prevista dai regolamenti comunali recentemente approvati contrasti con i divieti stabiliti dall’art 195 del Codice dell’Ambiente D.lgs 152/06 e sia da considerarsi illegittima.

Non è chiaro inoltre sulla base di quali dati sia stata calcolata la tariffa dei rifiuti che pare eccessiva rispetto al fabbisogno finanziario di Publiambiente e più in generale si richiede di sviluppare un robusto sistema di controllo pubblico sul gestore come vorrebbe la normativa vigente, soprattutto in considerazione del salto di qualità positivo e da noi da anni sollecitato, ma molto impegnativo, del passaggio al porta a porta.
Riteniamo che tutto questo sia un atto dovuto nel momento in cui l’ATO Toscana Centro per i rifiuti avvia le procedure per giungere alla gara per l’affidamento del servizio ad un privato o per la cessione di almeno il 40% del capitale ad un socio privato con attribuzione di specifiche competenze operative, o infine, come auspichiamo, al ritorno ad una gestione sovra-comunale integralmente pubblica in house come prevista dal comma 3 dell’art. 23 del DL112.

L’approfondimento richiesto ad oggi non c’è stato; per questo motivo, tra le altre cose, chiediamo un intervento di ARPAT, quale organo pubblico preposto al controllo tecnico. Alleghiamo il testo integrale dell’interrogazione”.
Di seguito il testo dell’interrogazione.
CONSIDERATO che l’attuale normativa riserva alle amministrazioni comunali e solo ad esse tutte le principali competenze e le notevoli responsabilità relative alla gestione della raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani
CONSIDERATO che i Comuni del Circondario Empolese Valdelsa hanno deciso insieme di sostituire la raccolta dei rifiuti a cassonetto stradale con la raccolta porta a porta e la tariffa presuntiva con la tariffa puntuale, scelta che non solo condividiamo ma che abbiamo proposto quattro anni fa come alternativa valida alla proliferazione degli inceneritori;
RILEVATO altresì che questo passaggio comporta una importante riconversione industriale ed un salto di qualità tecnico organizzativo al gestore del servizio, nonché un rilevante impegno per la popolazione e nell’immediato un aumento tariffario, ciò che richiede una particolare attenzione ed un controllo attento sulla gestione da parte della A.C.
CONSIDERATO che il D.lgs 152 del 2006, Codice dell’ambiente, art 195 lettera e), così come completamente riformulato dal D.Lgs 4/08 voluto dal Governo Prodi, al fine di ridurre la pratica scorretta di eccessivi livelli di assimilazione dei rifiuti speciali delle imprese agli urbani, tipica dell’Italia e soprattutto della Toscana, che per questo motivo risulta la regione con maggiore produzione di RSU, recita, tra le competenze dello stato
“e) La determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per l’assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali e dei rifiuti urbani.
Ai rifiuti assimilati, entro un anno, si applica esclusivamente una tariffazione per le quantità conferite al servizio di gestione dei rifiuti urbani. La tariffazione per le quantità conferite che deve includere, nel rispetto del principio della copertura integrale dei costi del servizio prestato, una parte fissa ed una variabile e una quota dei costi dello spazzamento stradale, è determinata dall’amministrazione comunale tenendo conto anche della natura dei rifiuti, del tipo, delle dimensioni economiche e operative delle attività che li producono. A tale tariffazione si applica una riduzione, fissata dall’amministrazione comunale, in proporzione alle quantità dei rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero tramite soggetto diverso dal gestore dei rifiuti urbani. Non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico; allo stesso modo, non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle strutture di vendita con superficie due volte superiore ai limiti di cui all’articolo 4, comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 114 del 1998. Per gli imballaggi secondari e terziari per i quali risulti documentato il non conferimento al servizio di gestione dei rifiuti urbani e l’avvio a recupero e riciclo diretto tramite soggetti autorizzati, non si applica la predetta tariffazione. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con il Ministro dello sviluppo economico, sono definiti, entro novanta giorni, i criteri per l’assimilabilità ai rifiuti urbani”
E successivamente all’art. 198 impone esplicitamente ai comuni di adottare i criteri di assimilazione indicati all’art. 195.

CONSIDERATO che, come è ormai noto a tutti gli addetti ai lavori, un parere interno all’ARPAT del 15 dicembre 2009 afferma con estrema chiarezza che: “I comuni possono ad oggi continuare a regolamentare l’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani in accordo con quanto previsto dalla Delibera del Comitato interministeriale del 27 luglio 1984 non abrogata dal nuovo Testo Unico Ambientale, soltanto per quanto non espressamente in contrasto con i dettami di cui all’art. 195 comma 2 lett. E del D.lgs 152/06; questo in base al principio di gerarchia delle fonti”
CONSIDERATO che l’ipotesi del rinvio al DM da adottare anche a quanto espressamente stabilito dall’art 195, contenuto nell’art. 11 del regolamento comunale di gestione dei rifiuti appare ormai palesemente illegittimo così come illegittimi risultano i criteri di assimilazione del nuovo regolamento;
RITENUTO che al riguardo sia indispensabile acquisire un parere dell’organo pubblico preposto al controllo tecnico ossia l’ARPAT
CONSIDERATO che il Consiglio Comunale nell’approvare i nuovi regolamenti sui rifiuti nonché il Piano finanziario non ha avuto il tempo tecnico per sottoporre a valutazione politica attenta il Piano Finanziario e la sua congruità con le tariffe deliberate dalla Giunta;
VISTO che in nessun atto formale reso disponibile ai consigli comunali appaiono i dati di base per il calcolo delle tariffe, così come previsto dagli allegati 1 e 2 del regolamento per la TIA, con il quale si sono determinate le tariffe a partire dal previsto fabbisogno economico-finanziario del servizio, non essendo indicati il numero di utenze domestiche e non domestiche soggette a tariffa negli undici comuni, le superfici complessive ed il numero di abitanti.
CONSIDERATO che ad un nostro calcolo sommario realizzato con i dati in nostro possesso, relativi ai numeri ed ai tipi di utenze elettriche nel Circondario, che dovrebbero pressappoco corrispondere alle utenze di Publiambiente, ci risulta un notevole sovraccarico tariffario rispetto al fabbisogno di 23 milioni di € nel 2010 che fa pensare quantomeno ad un elevato livello di evasione tariffaria o altro fattore di distorsione e che, se come da noi calcolato, ridurrebbe considerevolmente gli aumenti tariffari previsti del 30% in tre anni;
CONSIDERATO infine che l’ATO Toscana Centro per i rifiuti ha recentemente avviato il procedimento per la ricognizione della situazione delle gestioni in affidamento diretto per poi procedere ai sensi dell’art. 23 bis del D.L 112/2008 così come completamente riformulato dal D.Legge 135/2009 art 15, all’avvio di procedure di gara per l’affidamento del servizio ad un privato o per la cessione di almeno il 40% del capitale ad un socio privato con attribuzione di specifiche competenze operative, sempre con procedure competitive ad evidenza pubblica.
RITENUTO che anche questa circostanza che comporterà a breve termine, l’ingresso di un privato con funzioni decisive nella gestione del servizio oppure appellandosi alla deroga di cui al comma 3 dell’art 23 bis citato ad un ritorno ad una società di scopo effettivamente in house, meriti la massima attenzione da parte politica per le implicazioni che avrà e per i sistemi di controllo pubblico che comporta sulla gestione dei servizi.
CHIEDE AL SINDACO
1) Se non ritenga indispensabile ed urgente una revisione in tempi rapidi dei criteri di assimilazione dei rifiuti stabiliti nel Regolamento recentemente approvato che tenga conto dei divieti di assimilazione contenuti nell’articolo 195 citato, nonché, conseguentemente del Piano finanziario del servizio;
2) se non ritenga necessario richiedere un parere ad ARPAT sull’insieme del regolamento approvato;
3) di chiarire nel dettaglio come le tariffe dei rifiuti deliberate dalla giunta sono legate al fabbisogno indicato dal Piano finanziario, indicando numero di utenze per tipologie su cui si è effettuato il calcolo e chiarendo il metodo di calcolo applicato;
4) Se l’A.C. intenda avvalersi della deroga di cui al comma 3 art 23 bis del D.lgs 112/08 che consente la gestione in house;
5) In caso contrario in quale dei 5 punti da a) ad e) del comma 8 dell’art 23bis citato rientri l’affidamento a Publiservizi Spa e come intende affrontare le conseguenti opzioni
6) più in generale se non ritenga necessario, date le premesse e le conseguenze degli errori commessi, da parte dei comuni dell’ATO Toscana Centro un celere potenziamento dei sistemi di controllo tecnico, amministrativo, economico e finanziario presso i comuni stessi e l’ATO per assicurare comunque una effettiva capacità di controllo pubblico sulla gestione del ciclo dei rifiuti e parallelamente sulla gestione del ciclo integrato delle acque che presenta le stesse problematiche.

Gruppo Consiliare PRC-Cittadini per Castelfiorentino


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sabato 20 marzo 2010

LA PIATTAFORMA PROGRAMMATICA 2010 DI RETUVASA (Rete Tutela valle del Sacco)

Di: Korvo Rosso


LA PIATTAFORMA PROGRAMMATICA 2010 DI RETUVASA (Rete Tutela valle del Sacco)


Il bene della popolazione della Valle del Sacco non si misura unicamente in base agli indicatori economici e alla crescita del PIL, come a lungo è stato fatto credere (in particolare da Colleferro in giù, con il sistema posti di lavoro nelle fabbriche- inquinamento- consumo delle risorse esauribili e del patrimonio ambientale e turistico) la qualità della vita non è il risultato dello sviluppo infinito e della sola ricchezza ma  ... 
Principi generali I dieci indicatori privilegiati su cui operare per promuovere una più alta qualità della vita ..

stampabile e scaricabile su: http://retuvasars.blogspot.com/2010/02/piattaforma-programmatica-retuvasa-2010.html

giovedì 18 marzo 2010

ACQUA PUBBLICA: IL 20 MARZO MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA


Sono donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, che hanno contrastato i processi di privatizzazione della gestione dell’acqua portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori.
Hanno raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Mentre quel testo giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, il Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, provvedimenti che consegnano il servizio idrico ai privati e alle multinazionali.
E’ per questo che il 20 marzo oltre 100 realtà organizzate e migliaia di cittadine e cittadini lanceranno da Roma con una manifestazione nazionale il percorso che li porterà a raccogliere le firme necessarie per realizzare il Referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.
E’ urgente intervenire subito. Le privatizzazioni in corso, infatti, hanno portato ad un aumento delle tariffe del 61,4% tra il 1997 e il 2006, a fronte di un’inflazione cumulata che nello stesso periodo è cresciuta di poco più di un terzo (25%). Ma è tra il 2002 e il 2008 che hanno subito il balzo più forte: +30,5% a fronte di un’inflazione cumulata nello stesso periodo del 16,2%. Questo prelievo forzato dalle nostre tasche non ha portato, come pure qualcuno afferma, a un aumento degli investimenti nella rete e nel servizio: tra il 1990 e il 2000, infatti, sono crollati di oltre il 70%, da circa 2 miliardi di euro a 600 milioni.
Come per le battaglie sull’acqua, negli ultimi anni e in moltissimi territori, sono in corso grandi mobilitazioni popolari in difesa dei beni comuni, contrastando, nel segno della democrazia partecipata, la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti che è diventata un business, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
Scenderemo in piazza a Roma per chiedere
*il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, la ripubblicizzazione del servizio idrico, la sua gestione pubblica e partecipativa, l’approvazione della legge d’iniziativa popolare;
*la tutela del territorio e dei beni comuni, della biodiversità e del clima, contro la politica delle “grandi opere”, il mercato dei rifiuti, gli impianti energetici nocivi e il ritorno all’energia nucleare;
* un nuovo modello di produzione, consumo e vita, e politiche occupazionali per la soddisfazione dei diritti sociali e ambientali delle popolazioni.
INFORMAZIONI LOGISTICHE:
Ore 14:00 concentramento a Piazza della Repubblica
Il corteo seguirà il seguente percorso:
Piazza Repubblica, Via delle Terme di Diocleziano, Via G. Amendola, Via Cavour, Largo Visconti Venosta, Via Cavour, Largo Corrado Ricci, Via dei Fori Imperiali, Piazza Venezia, Via di San Marco, Via delle Botteghe Oscure, Largo di Torre Argentina, Corso Vittorio Emanuele II, Piazza di San Pantaleo, Via della Cuccagna, Piazza Navona
Ore 18:00 circa arrivo a Piazza Navona
Ore 18:00-19:30 circa interventi delle realtà aderenti alla manifestazione
Informazioni per permessi e sosta pullman:
I pullman potranno sostare nei seguenti parcheggi di scambio:
Ponte Mammolo: 13 stalli (uscita 14 del Grande Raccordo Anulare)
Laurentina: 12 stalli (uscita 25 del Grande Raccordo Anulare)
Anagnina: 45 stalli (uscita 22 del Grande Raccordo Anulare)
I bus dovranno essere muniti del contrassegno di tipo A, che oltre alla sosta nei suddetti parcheggi, consente la circolazione nella ZTL2 (ovvero Roma dalle Mura Aureliane e il G.R.A).
Per poter prenotare il suddetto permesso, il sistema si avvale delle seguenti modalità:
1. fidelizzazione: per gli utenti che prestano garanzia fideiussoria (o deposito notarile) è possibile usufruire del servizio on line che consente di prenotare e stampare i suddetti permessi entro le 19,00 del giorno precedente al servizio. In tal caso il costo del permesso A è di € 10,00;
2. prenotazione on line: per gli utenti che effettuano il pagamento con carta di credito entro le 15.00 del giorno precedente il servizio, è possibile prenotare e stampare i permessi, con un risparmio sul costo d’acquisto ed evitando il passaggio ai check point. In tal caso il costo del permesso A è di € 13,00;
3. acquisto direttamente al check point al momento dell’arrivo del gruppo. In tal caso il costo del permesso A è di € 20,00.
Si ricorda che i nostri check point, situati sul Grande Raccordo Anulare, osservano il seguente orario:
1. Aurelia: (uscita 1 del G.R.A), aperto dalle ore 6.00 alle ore 19.30;
2. Laurentina: (uscita 25 del G.R.A.), aperto dalle ore 6.00 alle ore 24.00;
3. Ponte Mammolo: (uscita 14 del G.R.A.), aperto dalle ore 6.00 alle ore 19.30.
Qualora i bus vorranno avvicinarsi il più possibile a Piazza Navona, luogo di conclusione della manifestazione, potranno acquistare un permesso di tipo D, per la risalita dei passeggeri presso l’area di Lungo Tevere dei Tebaldi o Lungo Tevere Marzio. Il costo del permesso D è di € 144,00 con validità giornaliera; € 115 con validità pomeridiana (ovvero dalle ore 13,30). Con il suddetto permesso i bus potranno sostare presso le aree di parcheggio sopraindicate.
Per ulteriori informazioni invitiamo a consultare il sito internet www.atac.roma.it oppure a contattare il Contact Center, tel.06/57003, attivo tutti i giorni (festivi inclusi) dalle 8.00 alle 20.00.

per info: 
ambiente.prc@rifondazione.it o davide.pappalardo@rifondazione.it     0644182239


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