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venerdì 19 marzo 2010

Alle Europee la 'ndrangheta disse votate per il Ministro

Un'inchiesta rivela: alle Europee la 'ndrangheta milanese ha puntato sul ministro. "Con lui siamo più forti degli altri"

di Davide Milosa

"Tu devi votare Ignazio e Fidanza. Non facciamo cagate, quello sarà il nostro futuro!". È il 31 maggio 2009. Alle elezioni mancano pochi giorni. A Milano si vota, oltre che per le Europee, per le Provinciali. Michele Iannuzzi parla chiaro. È consigliere comunale del Pdl a Trezzano sul Naviglio, paesone alle porte di Milano, ma la sua attività principale, si scoprirà, è quella di procacciatore d’affari per la Kreiamo Spa: una società ritenuta il braccio finanziario della ’ndrangheta. Per questo è stato arrestato, il 22 febbraio scorso. Nella primavera del 2009, però, Iannuzzi è ancora un uomo libero e molto indaffarato a tessere trame politiche per far eleggere al Parlamento europeo un tris di candidati delle liste Pdl: Ignazio La Russa, ministro della Difesa; Carlo Fidanza, consigliere comunale a Milano; e Licia Ronzulli, infermiera all’ospedale Galeazzi, imposta in lista da Silvio Berlusconi (era lei a smistare gli ospiti e le ospiti alle feste di Villa Certosa).La vicenda emerge dall’inchiesta "Parco sud" condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano che in due anni d’indagine ha scoperto una lobby politica in odore di mafia. Il tutto ricostruito minuziosamente nelle informative della Direzione investigativa antimafia. Nella primavera del 2009, il telefono di Iannuzzi è molto caldo. Il politico-faccendiere parla con gli uomini della Kreiamo e in particolare con l’immobiliarista Alfredo Iorio, oggi anch’egli in carcere per corruzione aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso. I due hanno un progetto: condividono "l’aspirazione di eleggere un proprio consigliere provinciale". Per arrivare all’obiettivo, sostengono il candidato del Pdl Guido Podestà, che poi diventerà presidente della Provincia. E sono in contatto diretto con un uomo di Podestà, Stefano Maullu, l’assessore regionale alla Protezione civile che si sente il Bertolaso del nord. "Loro", dice Iannuzzi a Iorio, "ci vogliono dare la delega per aprire i comitati per il presidente della Provincia". Ne parlano anche con Andrea Pasini, un consigliere comunale Pdl in stretti rapporti con il giovane boss latitante Domenico Papalia, a cui inviava sms; e con Marco Osnato, consigliere al comune di Milano, ma soprattutto cognato di La Russa. Il gruppo dunque si dà da fare per mettere in lista un proprio candidato. La cosa si può fare. Anzi si deve fare: “Perché”, spiega Iannuzzi a Iorio, “possiamo fare quel salto di qualità in determinate cose”. Tanto più che, anche “se sei uno dei primi non eletti, ma gli fai vedere che quel collegio ha migliorato comunque, dopo, come fanno di solito, ti accontentano”. Il candidato sostenuto dalla ’Ndrangheta dovrebbe essere Andrea Iorio, fratello di Alfredo. Ma rifiuta. Tentano di imporre un altro nome, ma non ci riescono. Il parere negativo , scrive la Dia di Milano, viene annunciato ad Alfredo Iorio da Fabio Altitonante, oggi assessore provinciale e allora consigliere al comune di Milano, molto vicino a Maullu e al gruppo legato alla ’ndrangheta: “Decisione presa a livello di coordinamento nazionale”, si giustifica Altitonante.

Una decisione che non piace a quelli della Kreiamo e ai loro soci occulti, che preparano comunque una strategia alternativa: se non avranno un loro uomo da votare, mostreranno tutto il loro peso sostenendo alcuni candidati già in lista. Iannuzzi ne parla direttamente con Maullu: "Senti Stefano, io ho perso una battaglia. Poi tu che mi vuoi spiegare come è andata: non me ne fotte un cazzo". Ma intanto ecco la nuova carta giocata dal gruppo Iorio: "Sto organizzando, porteremo cinquecento persone, perché qua c’è un altro acquirente molto più importante: verranno Ignazio e Romano La Russa". E Iannuzzi si mette al lavoro: "Chiamo dieci capi bastone perché alla gente bisogna dargli un’opportunità". Intercettazione dopo intercettazione, il progetto si svela completamente. Il gruppo cerca di guadagnare crediti politici impegnandosi per La Russa, ma anche per la candidata più spinta da Berlusconi. Michele Iannuzzi spedisce infatti un suo uomo all’incontro elettorale con Licia Ronzulli. "Tu fatti vedere attorno alle 12 e vedi di portarti tre o quattro pistola".

Il 6 giugno 2009, a seggi aperti, "Alfredo Iorio pare essersi confermato alla nuova linea dettata da Iannuzzi in relazione alle Europee", scrivono gli investigatori della Dia. Eccolo, l’immobiliarista della Kreiamo, chiedere al telefono "conferma su come si scrive Ronzulli". Dopodiché fa sapere a Iannuzzi: “Io sto facendo votare La Russa, Ronzulli, Fidanza”. Poi Iorio si rivolge a un certo Pasquale: "In Piemonte cosa hai fatto votare?". Chiara la risposta: “La Russa, Fidanza e Ronzulli". Quindi Iorio si rivolge a Iannuzzi: "Diglielo a Osnato". Decisa la risposta del consigliere Pdl: "Quando vado a trovarlo, prepariamo un elenco di tutti i vari comuni dove noi abbiamo portato dei voti, così li vanno a verificare. Poi con la lista della spesa andiamo da lui".

L’avvicinamento politico a Ignazio La Russa da parte del comitato affaristico-mafioso messo in piedi da Alfredo Iorio era iniziato già nell’aprile del 2009, quando il ministro della Difesa aveva partecipato a una manifestazione politica a Trezzano sul Naviglio. È presente anche l’assessore regionale Pier Gianni Prosperini, che ha pagato una parte della campagna elettorale del ministro (oggi è in carcere per corruzione ed è indagato anche per traffico d’armi con l’Eritrea). Ma in prima fila ci sono loro, quelli della lobby dei calabresi: Alfredo Iorio e Andrea Madaffari, vicepresidente della Kreiamo, in contatto diretto con il presunto boss della ’ndrangheta Salvatore Barbaro (anche Madaffari sarà arrestato, il 3 novembre). Al termine del comizio, Iorio parla al telefono con Pasini. Annota la Dia di Milano: "Pasini riferisce che il ministro è rimasto soddisfatto in quanto “ha visto della bella gente". Poi Pasini prospetta a Iorio una cena alla quale invitare lo stesso La Russa. È soddisfatto: "Alfrè, parliamoci chiaro, chi cazzo è che è attaccato a un ministro così...Per cui noi siamo più forti degli altri, mille volte!".



Da il Fatto Quotidiano del 19 marzo

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mercoledì 17 marzo 2010

PDL - Milano: botte fra An e Forza Italia


Nella sede milanese di Forza Italia sono volati cazzotti e botte tra gli ex di Alleanza Nazionale e gli ex di Forza Italia. Erano presenti alla riunione per definire i rappresentanti di lista ai seggi elettorali anche il coordinatore Guido Podestà con il candidato alle regionali Doriano Riparbelli e il ministro Ignazio La Russa con il consigliere provinciale Gianni Stornaiuolo.
Che i rapporti tra ex di An ed ex di Forza Italia non siano dei migliori è noto almeno dal pasticcio del listino del governatore Formigoni, con nomi cambiati all’ultimo momento e le firme acchiappate al volo.
Ma, lunedì 15 marzo, nella sede del Pdl il nervosismo era a mille. Si discute della manifestazione di sabato prossimo, al ministro La Russa scappa qualche cannonata di parole e Riparbelli, uno che è nel listino di Formigoni e non è amato dagli ex di An, decide di rispondere ai colpi.
L’accusa ministeriale, con il sottinteso del precedente pasticcio liste, è che gli ex di Forza Italia non sono capaci di organizzare neanche una manifestazione. Infamia per Riparbelli, che ridponde che parole del genere non le può accettare «neanche da un ministro».
Il consigliere provinciale Stornaiuolo, che di La Russa è stato anche autista, scatta: «Come ti permetti?». Replica: «Taci tu che sei scappato dalla campagna elettorale». E l’altro: «Sì, perché non voglio aver niente a che fare con te!». Riparbelli si alza, sbatte la porta e se ne va. Si alza anche Stornaiuolo, raggiunge Riparbelli nella stanza accanto e giù botte.
Il malcapitato Riparbelli verrà trovato mezzo svenuto su una scrivania.

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mercoledì 3 marzo 2010

Il centrodestra insorge: "Pronti a tutto"

Dopo i no della Corti d'appello di Roma e MIlano si alzano i toni
Bonaiuti: "Impensabile finisca così". Calderoli: "Risponderemo ai furbi"

Il centrodestra insorge: "Pronti a tutto"
Berlusconi riunisce i vertici del pdl

Secondo l'Agenzia Agi Napolitano avrebbe espresso irritazione: "Che pasticcio con le liste"


Roberto Formigoni
ROMA - Sale, altissima, la tensione. Le Corti d'appello bocciano i ricorsi del centrodestra in Lombardia e Lazio e il Pdl parte all'attacco. Sull'onda delle dichiarazioni di La Russa, che già in mattinata, prima dei pronunciamenti,  aveva detto: "Attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali. Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto''. E, in serata, Renata Polverini rincara la dose, dando appuntamento ai suoi sostenitori domani alle 17 a piazza Farnese a Roma: "Vogliono la prova di forza della piazza e domani gliela daremo". E gira voce che Silvio Berlusconi in persona potrebbe essere in piazza. Stasera, intanto, il premier ha riunito i coordinatori del Pdl. A palazzo Grazioli sono arrivati Denis Verdini e Ignazio La Russa.

Intanto l'Agi parla di un presidente della Repubblica molto irritato. Secondo  l'agenzia di stampa Napolitano avrebbe definito in privato "un gran pasticcio" quanto sta avvenendo a proposito della presentazione delle liste per le elezioni regionali.

L'opposizione contro il ministro. Stamattina aveva subito commentato  Marco Pannella: "Vorrei ricordare, non al paleo-fascista La Russa ma a me stesso e ai cittadini italiani, che il Capo delle Forze Armate in Italia è il Presidente della Repubblica". Gli aveva fatto eco Ignazio Marino: "Minacce inquietanti ed eversive, trovo davvero gravi e inaccettabili parole e toni usati dal ministro". Toni analoghi da Savino Pezzotta, candidato governatore della Lombardia per l'Udc: "La Russa è un ministro della Repubblica quindi è meglio se cerca, per il momento, di trattenere i suoi appetiti eversivi". Infine Luigi De Magistris dell'Idv: "La Russa forse pensa di organizzare una nuova marcia su Roma? Se fosse così, ricordiamo a lui e a tutto l'esecutivo che l'Italia è ancora una democrazia".


La controreplica del ministro. "Mi viene da ridere - ha detto La Russa - nel leggere alcune dichiarazioni finto allarmistiche. Questa gente non ce l'ha fatta con le scorciatoie giudiziarie e gossippare e non gli resta che vincere correndo da soli. Ribadisco pertanto da coordinatore del Pdl che non lasceremo niente di intentato: sto parlando di ulteriori ricorsi in qualunque sede amministrativa o giudiziaria".

Dopo i ricorsi si alzano i toni. Arrivano i no delle Corti d'appello e dagli stati maggiori del Popolo della Libertà, ma anche della Lega, parte l'attacco. Inizia Paolo Bonaiuti: "Come si può pensare di lasciare senza scelta nel momento più alto della democrazia, quello del voto, due regioni che insieme rappresentano più di un quarto della popolazione italiana?". Poi incalza Cicchitto: "Queste elezioni corrono il rischio di essere falsate con conseguenze gravissime per la nostra democrazia. Altro che dilettanti allo sbaraglio. Mi auguro comunque che le liste sia della Lombardia sia del Lazio possano essere recuperate ad altro livello di giurisdizione. C'è sempre la fiducia che esista un giudice a Berlino". Quindi si muovono anche i lumbard: "Voglio sentire al più presto Bossi e Berlusconi e poi decideremo perchè serve subito una risposta politica ai furbi che cercano le vittorie a tavolino". E anche La Russa torna a dire che "Non ci si rassegnerà", pur precisando che ogni iniziativa sarà "nei limiti della democrazia e della legalità".

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mercoledì 23 dicembre 2009

La Russa rende omaggio alla X Mas



«L'indimenticata Decima Mas». Il ministro della Difesa Ignazio La Russa non rinuncia al tributo al corpo militare che durante la guerra di Liberazione legò il suo nome al Terzo Reich e alla Repubblica di Salò. L'omaggio lo affida ad un aggettivo - «non dimenticata» - che rimanda direttamente alla memoria e a tutte le ferite che le sono state inferte.

La Russa è a Livorno, nella caserma Vannucci della Folgore, per incontrare le forze armate e pronunciare il suo discorso di auguri di Natale e di fine anno. «C'è l'orgoglio di sapere che le nostre forze armate sono una vera eccellenza, un esempio per le nuove generazioni», scandisce davanti ai reparti schierati della Folgore, ma anche dell'aeronautica, della marina e dei carabinieri. «La stragrande maggioranza degli italiani - ha aggiunto La Russa - guarda a voi con affetto e si sente rappresentata da questi uomini e donne che hanno scelto di servire la patria in armi. Purtroppo abbiamo anche quest'anno avuto dei lutti e pianto la scomparsa di uomini valorosi che si sono spinti fino all'estremo sacrificio nella meritoria opera di consolidamento della pace». Discorso con tutti i crismi dell'ufficialità, quindi. Nel quale il ministro della Difesa ha voluto inserire il tributo al passato che non passa: «Tra i reparti schierati in questo piazzale - si compiace - c'è l'elite delle nostre forze armate, come il Consubin della marina, erede della non dimenticata Decima Mas».

martedì 22 dicembre 2009

Forze armate S.p.A.


Le Forze Armate italiane smettono di essere gestite dallo Stato e diventano una società per azioni. Uno scherzo? Un golpe? No è una legge, che diventerà esecutiva nel giro di poche settimane. La rivoluzione è nascosta tra i cavilli della Finanziaria che marcia veloce a colpi di fiducia soffocando qualunque dibattito parlamentare. Cosi, in un assordante silenzio, tutte le spese della Difesa diventeranno un affare privato, nelle mani di un consiglio d’amministrazione e di dirigenti scelti soltanto dal ministro in carica, senza controllo del Parlarmento, senza trasparenza. La privatizzazione di un intero ministero passa inosservata mentre introduce un principio senza precedenti. Che pochi parlamentari dell’opposizione leggono chiaramente come la prova generale di un disegno molto più ampio. Lo smantellamento dello Stato. “Ora si comincia dalla Difesa, poi si potranno applicare le stesse regole alla Sanità, all’Istruzione, alla Giustizia: non saranno più amministrazione pubblica, ma società d’affari” chiosa il senatore pd Gianpiero Scanu.
Stiamo parlando di Difesa Servizi Spa, una creatura fortissimamente voluta da Ignazio La Russa e dal sottosegretario Guido Crosetto: una società per azioni, con le quote interamente in mano al ministero e otto consiglieri d’amministrazione scelti dal ministro, che avrà anche l’ultima parola sulla nomina dei dirigenti. Questa holding potrà spendere ogni anno tra i 3 e i 5 miliardi di euro senza rispondere al Parlamento o ad organismi neutrali. In più si metterà nel portatogli un patrimonio di immobili “da valorizzare” pari a 4 miliardi. Sono cifre imponenti, un fatturato da multinazionale che passa di colpo dalle regole della pubblica aniministrazione a quelle del mondo privato. Ma questa Spa avrà altre prerogative abbastanza singolari. Ed elettrizzanti. Potra costruire centrali energetiche d’ogni tipo sfuggendo alle autorizzazioni degli enti locali: dal nucleare ai terrnovalorizzatori, nelle basi e nelle caserme privatizzate sarà possibile piazzare di tutto. Bruciare spazzatura o installare reattori atomici. Signorsì! Segreto militare e interesse economico si sposeranno, cancellando ogni parere delle comunità e ogni ruolo degli enti locali. Comuni, Province e Regioni resteranno fuori dai reticolati con la scritta “zona militare”, utilizzati in futuro per difendere ricchi business. Infine, la Spa si occuperà di “sponsorizzazioni”. Altro termine vago. Si useranno caccia, incrociatori e carri armati per fare pubblicità? Qualunque ditta è pronta a investire per comparire sulle ali delle Frecce Tricolori, che finora hanno solo propagandato l’immagine della Nazione. Ma ci saranno consigli per gli acquisti anche sulle fiancate della nuova portaerei Cavour o sugli stendardi dei reparti che sfilano il 2 giugno in diretta tv?
Lo scippo
Quali saranno i reali poteri della Spa non è chiaro: le regole verranno stabilite da un decreto di La Russa. Perché dopo oltre un anno di dibattiti, il parto è avvenuto con un raid notturno che ha inserito cinque articoletti nella Finanziaria. “In diciotto mesi la maggioranza non ha mai voluto confrontarsi. Noi abbiamo tentato il dialogo fino all’ultimo, loro hanno fatto un blitz per imporre la riforma“, spiega Rosa Villecco Calipari, capogruppo Pd in commissione Difesa: “I tagli alla Difesa sono un data oggettivo, dovevano essere la premessa per cercare punti di convergenza. La tutela dello Stato non può avere differenze politiche, invece la destra ha tenuto una posizione di scontro fino a questo scippo inserito nella Finanziaria“. Non si capisce nemmeno quanti soldi verranno manovrati dalla holding. Difesa Servizi gestirà tutte le forniture tranne gli armamenti, che rimarranno nelle competenze degli Stati maggiori. Ma cosa si intende per armamenti? Di sicuro cannoni, missili, caccia e incrociatori. E gli elicotteri? E i camion? E i radar e i sistemi elettronici? Quest’ultima voce ormai rappresenta la fetta più consistente dei bilanci, perché anche il singolo paracadutista si porta addosso uni serie di congegni costosissimi. La definizione di questo confine permetterà anche di capire se questa privatizzazione può configurare un futuro ancora più inquietante: una sorta di duopolio bellico. Finmeccanica, holding a controllo statale che ingaggia legioni di ex generali, oggi vende circa il 60 per cento dei sistemi delle forze armate. E a comprarli sarà un’altra Spa: due entità alimentate con soldi pubblici che fanno affari privati. Con burattinai politici che ne scelgono gli amministratori. All’orizzonte sembra incarnarsi un mostro a due teste che resuscita gli slogan degli anni Settanta. Ricordate? “Imperialismo del complesso industriale-militare”. Un fantasma che improvvisamente si materializza nell’opera del governo Berlusconi.
Gli immobili
Questa Finanziaria in realtà realizza un altro dei sogni rivoluzionari: l’assalto alle caserme. E’ una corsa agli immobili della Difesa per fare cassa, sotto la protezione di una cortina fumogena. La vera battaglia è quella per espugnare un patrimonio sterminato: edifici che valgono oro nel centro di Roma, Milano, Bologna, Firenze, Torino, Venezia. Un’altra catena di fortezze, poligoni, torri e isole in località di grande fascino che va dalle Alpi alla Sicilia. Da dieci anni si cerca di trovare acquirenti, con scarsi risultati: dei 345 beni ex militari messi all’asta dal governo Prodi, il Demanio è riuscito a piazzarne solo otto. Adesso, dopo un lungo braccio di ferro tra la Russa e Tremonti, si sta per scatenare l’attacco finale. Con una sola certezza: i militari verranno sconfitti, mentre sono molti a pensare che a vincere sarà solo la speculazione. All’inizio Difesa Servizi doveva occuparsi anche della vendita degli edifici: la nascente Spa a giugno si è presentata alla Borsa immobiliare di Cannes con tanto di brochure per magnificare il suo catalogo. Qualche perla? L’isola di Palmaria, di fronte a Portovenere, gioiello del Golfo dei Poeti affacciato sulle scogliere delle Cinque Terre. L’arsenale di Venezia, con ampi volumi e architetture suggestive, e un castello circondato dalla laguna. La roccaforte nell’angolo più bello di Siracusa, pronta a diventare albergo e yacht club. La Macao, un complesso gigantesco con tanto di eliporto nel cuore di Roma, palazzi a Prati e ai piedi dei Parioli. Aree senza prezzo in via Monti incastonate nel centro di Milano. Ma il dicastero di Tremoni ha puntato i piedi: proprietà e vendita restano al Tesoro, che le affiderà a società esterne. Con un doppio benefit, secondo le valutazioni del Pd, per renderle ancora più appetibili. Chi compra, potrà aumentare la cubatura di un terzo. E avrà bisogno solo del permesso del Comune: Provincia e Regione vengono tagliate fuori, aprendo la strada a progetti lampo. Questo banchetto prevede che metà dell’incasso vada allo Stato; ai municipi andrà dal 20 al 30 per cento; il resto ai militari. Difesa Servizi però intanto può “valorizzare” i beni. Come? Non viene precisato. In attesa della cessione, potrà forse affittarli o darli in concessione come alberghi, uffici o parcheggi. Intanto però gli appetiti si stanno scatenando. E fette della torta finiscono in pasto alle amministrazioni amiche. Con giochi di finanza creativa. A Gianni Alemanno per Roma Capitale sono state concesse caserme per oltre mezzo miliardo di euro. O meglio, il loro valore cash: il Tesoro anticiperà i quattrini, da recuperare con la vendita degli scrigni di viale Angelico, Castro Pretorio, via Guido Reni e di un paio di fortezze ottocentesche ormai inglobate dalla metropoli. Qualcosa di simile potrebbe essere regalato a Letizia Moratti, per lenire il vuoto nelle casse dell’Expo: un bel pacco dono di camerate e magazzini con vista sul Duomo. “Cosi le logiche diventano altre: non c’é più tutela del bene pubblico ma l’esternalizzare fondi e beni pubblici attraverso norme privatistiche” dichiara Rosa Calipari Villecco, sottolineando l’assenza di magistrati della Corte dei conti o altre figure di garanzia nella nuova Spa.Un anno fa i militari avevano manifestato insofferenza per questa disfatta edizilia. Il capo di Stato maggiore Vincenzo Camporini aveva fatto presente che era stato ceduto un tesoro da un miliardo e mezzo di euro senza “adeguato contraccambio”. Oggi, come spiega l’onorevole Calipari, “non si sa nemmeno tra quanti anni le forze armate riceveranno i profitti delle vendite“. Eppure i generali tacciono. Una volta ai soldati veniva insegnato “Credere, obbedire, combattere”; adesso il motto della Difesa privatizzata è “economicità, efficienza, produttività”. La regola dell’obbedienza é rimasta però salda. E con i tagli al bilancio imposti da Tremonti – in un trennio oltre 2,5 miliardi in meno- anche gli spiccioli della nuova holding diventano vitali per tirare avanti e garantire l’efficienza di missioni ad alto rischio, Afghanistan in testa.
Di sicuro, Difesa Servizi Spa sfrutterà le royalties sui marchi delle forze armate. Un business ghiotto. Il brand di maggiore successo è quello dell’Aeronautica. Felpe, t-shirt, giubbotti e persino caschi con il simbolo delle Frecce Tricolori spopolano con un mercato che non conosce distinzioni d’età e di orientamento politico. Anche l’Esercito si è mosso sulla scia: sono stati aperti persino negozi monomarca, marina2con zaini e tute che sfoggiano i simboli dei corpi d’élite. Finora gli Stati maggiori barattavano l’uso degli stemmi con compensazioni in servizi: restauri di caserme, costruzione di palestre. D’ora in poi, invece, i loghi saranno venduti a vantaggio della Spa. Questo è l’unico punto chiaro della legge, che introduce sanzioni per le mimetiche senza licenza commerciale: anche 5 mila euro di multa. “La questione delle sponsorizzazioni è una foglia di fico per coprire altre vergogne. Tanto più che alla difesa vanno solo briciole“, taglia corto il senatore Scanu. E trasformare il prestigio delle bandiere in denaro, però, non richiedeva la privatizzazione. La Marina ha appena pubblicato sui giornali un bando per mettere all’asta lo sfruttamento della sua insegna: si parte da 150 mila euro l’anno. Con molta trasparenza e senza foraggiare il cda scelto dal ministro di turno.
Gianluca Di Feo per L’Espresso
21 dicembre 2009

giovedì 5 novembre 2009

La Russa: possono morire, ma il crocifisso resterà nelle aule!


Questo articolo è stato tratto dal sito web http://www.uaar.it/ "Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti" (condivido pienamente la loro esternazione): "Nellambito della trasmissione La vita in diretta è andata in onda una discussione sul crocifisso nelle aule scolastiche che ha visto la partecipazione di Rocco Buttiglione, il segretario UAAR Raffaele Carcano, il prof. Franco Coppoli, Piergiorgio Odifreddi e don Mario Pieracci. 
Al termine dello spazio dedicato a questo tema il sopraggiunto ministro della difesa Ignazio La Russa, riferendosi a coloro che avevano appena espresso contrarietà alla presenza del simbolo cattolico sui muri delle scuole, ha dichiarato più volte: possono morire, ma il crocifisso resterà nelle aule. IL DIBATTITO E' APERTO A VOI LE RIFLESSIONI.




              




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