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venerdì 21 maggio 2010
mercoledì 14 aprile 2010
Il Pd "federale" cresce in Sicilia
Il Pd federale, quello che piace a Prodi, in Sicilia è più di un progetto. Da mesi, a partire dalle primarie per la scelta del segretario regionale, il gruppo dirigente dell'isola non segue le indicazioni dei vertici romani e si muove in maniera autonoma, anche se scomposta. Quanto sta avvenendo rispetto ai rapporti col governo di Raffaele Lombardo ne è la prova evidente. Anzi. Come spesso avviene, la Sicilia è un passo avanti. L'inchiesta per concorso in associazione mafiosa a carico del presidente della regione, indagato dalla procura di Catania, ha scoperto i nervi del Pd, portando alla luce contrasti, antipatie, lobbies e faide. La missione di Maurizio Migliavacca, inviato a Palermo da Bersani per imporre la linea in merito alla questione Lombardo, è fallita.
Migliavacca è tornato a Roma dopo una riunione di routine, segnata da scarsa partecipazione e poca convinzione. Tant'è che linea del «no» all'ingresso nella giunta regionale con la conferma dell'appoggio esterno alle riforme è stata sconfessata il giorno dopo dai dirigenti ex Margherita che fanno riferimento all'ex ministro Salvatore Cardinale e all'ex segretario regionale, l'imprenditore dello Stretto Francantonio Genovese. I due, riuniti nella nuova associazione Innovazione, hanno manifestato apertamente il proprio sostegno a Lombardo, schiacciando l'occhio al partito del Sud e aprendo le braccia a Miccichè e Dell'Utri. Posizione agli antipodi rispetto a quella espressa da altri dirigenti, sempre di area ex Margherita, che fanno capo all'ex ministro Enzo Bianco e al parlamentare Giovanni Burtone, nettamente contrari a Lombardo. In mezzo c'è l'area rappresentata dal senatore Beppe Lumia e dal capogruppo all'Ars Antonello Cracolici, gli unici che già prima delle primarie, si erano schierati per il sostegno alle riforme e che hanno contribuito in modo deciso alla nuova norma sugli rifiuti che cancella i termovalorizzatori su cui Totò Cuffaro stava costruendo un business milionario. In questo quadro è molto debole la leadership di Giuseppe Lupo, il segretario che ha vinto le primarie col sostegno dell'area Franceschini. Il suo «no» a Lombardo s'è trasformato in un «ni» alle riforme, per poi tornare un «no» subito dopo l'inchiesta della procura sul governatore. Lupo è stato eletto anche grazie ai voti di Cardinale e Genovese, i quali durante le primarie facevano parte del partito del «no» a Lombardo, oggi invece ne sono i principali alleati. Rita Borsellino, con i suoi cantieri, alterna toni duri ad aperture. Domani, dopo che Lombardo riferirà all'Ars sull'inchiesta di Catania, si capirà quale ruolo giocherà il Pd.
Il caos totale che regna nel partito trova conferma se si analizza quanto sta accadendo a Enna e Gela, i due comuni più grossi che andranno al voto il 30 e 31 maggio. A Enna il senatore Vladimiro Crisafulli ha vinto per 700 voti le primarie, ma la sua candidatura a sindaco sarà boicottata dai fedelissimi di Beppe Lumia, «nemico» storico del collega parlamentare, accusato di fare una politica vecchia e clientelare. Crisafulli sarà sostenuto in campagna elettorale da una parte dei dirigenti dell'area Bersani; gli ex Margherita, invece, sosterranno il sindaco uscente Rino Agnello che si è autocandidato senza passare al vaglio delle primarie. Anche a Gela, la situazione è sfuggita di mano. Le primarie sono state vinte da Angelo Fasulo, che ha superato per 22 voti Lillo Speziale, presidente della commissione regionale antimafia. Speziale ha però impugnato il risultato, contestando un centinaio di schede, a suo favore, che non sarebbero state inserite nel computo. Il ricorso è finito a tarallucci e vino. Sia Fasulo sia Speziale, contro cui si è schierato l'ex sindaco Rosario Crocetta, sono candidati.
venerdì 11 dicembre 2009
Sicilia - Crisi Regione, Cangemi (Prc): "All'Ars oltre ogni limite"
Il segretario di Rifondazione Comunista, Luca Cangemi, riguardo la situazione che si è creata all'Ars ha affermato che "il Partito democratico si è assunto la gravissima responsabilità di tenere in piedi il governo regionale Lombardo- Miccichè e si prepara ad ufficializzare un organico rapporto di potere con questi impresentabili settori della destra siciliana". "Siamo di fronte ad una scelta dalle conseguenze pesanti che copre il fallimento in Sicilia della presidenza Lombardo - prosegue Cangemi -e tradisce il fronte sociale e civile che, in tutto il paese, vive uno scontro durissimo contro il berlusconismo sui diritti sociali, sulla questione morale e sulla lotta alla mafia".
Inoltre il segretario dice che "in questa situazione non si può balbettare o giocare con la retorica, chiediamo a tutti
di pronunciarsi nettamente e di agire di conseguenza. Lo chiediamo in particolare a Rita Borsellino, da cui ci aspettiamo gesti inequivocabili di rottura con il gruppo dirigente del PD impegnato a definire equilibri con Lombardo e Miccichè".
lunedì 30 novembre 2009
Palermo: il Pd e Lombardo a che gioco giocano?
«Lombardo archivi il centrodestra e presenti una proposta politica credibile»: ecco le condizioni del Pd per sostenere un governo di programma. Le espone in una nota Giuseppe Lupo, il neosegretario del partito democratico: e sono le stesse parole che Lupo ha adottato venerdì sera nel corso dell´incontro con il governatore. Un faccia a faccia a sorpresa, quello di Palazzo dei Normanni, preceduto da una telefonata in cui Lombardo aveva detto al giovane leader del Pd di voler rendergli visita per gli auguri di rito. Il contatto ha mandato in subbuglio gli ambienti della maggioranza, anche per la dinamica della visita: Lombardo è sbucato all´Ars alle otto della sera, ha sbagliato destinazione e si è recato negli ex locali dei Ds, dove ha incontrato il capogruppo Antonello Cracolici. Insieme, i due sono andati da Lupo.
Il tour in assemblea non è passato inosservato: un deputato dell´Udc ha avvertito i vertici dello scudocrociato e del Pdl «lealista» che hanno subito additato la prova dell´inciucio. «Nessuno ha preso impegni», si è affrettato a precisare dopo l´incontro il governatore. E, in realtà, il Pd attende Lombardo in aula: non ha chiesto l´azzeramento della giunta (che, in forza della riforma amministrativa, scade comunque a fine dicembre) ma vuole ascoltare chiare parole di rottura nei confronti della maggioranza che l´ha sostenuto. E un segnale nitido quale la revoca delle deleghe ad Armao.
Intanto, il Pdl Sicilia benedice il tentativo di Lombardo di andare avanti sulla strada dell´annunciato «governo di programma» aperto a forze politiche e singoli deputati disponibili. È il capogruppo Giulia Adamo a incoraggiare il governatore: «Il momento impone scelte decise e coerenti anche attraverso l´ipotesi di una ulteriore scomposizione delle rappresentanze politiche in parlamento». Una posizione che rispecchia l´opinione di quanti, nel suo gruppo, si preparano a una maggioranza senza i «lealisti» e l´Udc. Carmelo Briguglio, deputato finiano, chiama i vertici nazionali del partito alle proprie responsabilità: «La mancanza di iniziativa del Pdl nazionale in Sicilia è molto grave e mina la credibilità e la capacità di rappresentanza in una grande regione».
Ma il coordinatore siciliano del Pdl, Giuseppe Castiglione, insiste: «Non siamo interessati a geometrie variabili né ad appelli a singoli deputati. Puntiamo alla formazione di un nuovo governo con la coalizione che ha vinto le elezioni e quindi con il ritorno in giunta dell´Udc».
Duro il segretario dello scudocrociato Saverio Romano: «Lombardo, piuttosto che fare il giro delle sette chiese per raccattare qualche deputato - ha detto ad Acireale - farebbe bene ad azzerare la giunta e ripristinare la coalizione che ha vinto le elezioni.
In caso contrario si vada alle urne». Lombardo dice: «Mercoledì mi rivolgerò all´aula e se ci saranno numeri e volontà si andrà avanti, altrimenti nessuno è inchiodato alla poltrona. Abbiamo un patto forte con il Pdl Sicilia e dialoghi aperti con i tradizionali alleati con cui il rapporto non è dei migliori. Allentando questo vincolo possiamo parlare con l´intera assemblea». Il governatore ha annunciato ieri pomeriggio che, nell´elaborare il programma, martedì incontrerà i segretari regionali dei sindacati. Una richiesta, in questo senso, gli era stata fatta in mattinata da Lupo. Un altro indizio?
(29 novembre 2009)
lunedì 23 novembre 2009
Cena D'Alema-Lombardo. Petrucci, Pdci: "No ad accordi innaturali"
“Non vorremmo che fra qualche giorno sentissimo parlare di patto dell’orata”.
E’ il commento ironico di Salvatore Petrucci, segretario regionale dei Comunisti italiani, alla notizia che il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, ha invitato a cena Massimo D'Alema, “ex presidente del Consiglio e uomo di punta del Partito democratico”. Il riferimento è alla pietanza servita ai due esponenti politici in un noto ristorante palermitano.
“Come troppo di frequente è accaduto nella storia – aggiunge Petrucci -, la Sicilia è laboratorio di accordi innaturali, di strane convergenze, di patti apparentemente fantasiosi. Sullo sfondo, però, immanenti, gli affari, il consolidamento di rendite politico-affaristiche, la costruzione di ceti burocratici quali sentinelle e strumenti del potere. I problemi dell’Isola, quando vengono affrontati, sono risolti secondo la convenienza dei potentati, spesso al limite di una formale legalità, non secondo le esigenze della gente”.
Secondo il segretario del Pdci siciliano, invece, “la realtà è ben diversa: tutto sembra franare e portare rovina. Occorre una svolta vera che le manovre in atto nel Pd e nel centrodestra non possono realizzare. Qualunque patto dell’orata sarebbe una pietanza indigesta per i Siciliani. La nuova dirigenza del Pd e il suo gruppo parlamentare all'Ars diano un seppur minimo segnale: presentino subito la mozione di sfiducia all'assessore Armao, il cui conflitto di interessi appare visibile anche ai ciechi”.
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