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martedì 30 marzo 2010

Veneto, l'evasione è fai-da-te


Torna a galla il peggior Veneto fai-da-te. Lo specchio pubblico riflette l'anima nera privata: un imprenditore di successo evasore totale; Guardia di finanza «infiltrata» come ai tempi di Tangentopoli; affari che vanno di pari passo con mazzette ed escort.
È il «sistema» che funzionava ad Arzignano, centro della provincia votato tradizionalmente alle concerie. Il procuratore della Repubblica Ivano Nelson Salvarani l'ha clamorosamente scoperto nell'indagine Dirty Leather. Tra gli atti (parzialmente secretati) emergono i dettagli di un apparato criminale capillare e trasversale; quanto normalmente accettato dai titolari di 150 aziende del distretto delle pelli. Salta fuori la complicità diffusa degli imprenditori della concia, che non si accontentano di evadere milioni di euro di Iva. E soprattutto l'inquietante connivenza di ispettori tributari utilizzati come estorsori. Il numero di indagati di questa nuova Tangentopoli vicentina è impressionante: 190 tra industriali, funzionari pubblici, finanzieri, iscritti nel registro degli indagati in meno di un anno.
Da queste parti è normale la contabilità «in nero» con la partita doppia a favore di chi dovrebbe effettuare i controlli. Si conciano le pelli, come si ammorbidiscono i controllori e si bilanciano le cifre. È così che si intraprende la moltiplicazione del proprio conto corrente, fino a diventare simboli da imitare. Basta girare mazzette alle fiamme gialle o ai dirigenti dell'Agenzia delle entrate. Serve la consulenza criminosa di un piccolo esercito di commercialisti e contabili (pubblici) assoldati per evadere il fisco. In cambio, ecco gli immancabili festini a base di escort, veline, modelle e ragazze immagine. Con le telecamere del «re delle pelli» di Arzignano pronte a riprendere ogni amplesso della «cricca» dei conciatori.
Un «sistema» che ha clonato illegalità, collusione, omertà e rapina dietro l'immagine virtuale del successo. Ora i protagonisti sfilano davanti agli inquirenti, che li hanno messi spalle al muro. Così quasi tutti ammettono, confermano, confessano. La Procura ha già «torchiato» i titolari della Marigraf di Chiampo, i dirigenti della Armando Pellizzari Srl e i manager del gruppo Mastrotto (azienda leader nel settore della concia: 2.100 dipendenti, 500 milioni di fatturato) che avrebbero ammesso 260 mila euro di tangenti.
Il 21 marzo la Guardia di finanza ha disposto la perquisizione degli uffici dell'Agenzia delle entrate Vicenza 2. E così, si è aperto anche il fascicolo di Roberto Soraci, 59 anni, responsabile della sede di via Mercato nuovo. I magistrati lo accusano di corruzione aggravata e continuata. Secondo quanto emerge dall'indagine in corso, Soraci sarebbe stato uno dei gestori del mercato delle tangenti «con il doppio incarico di quantificare l'entità del "pizzo" e saldare le indispensabili prestazioni degli ispettori deviati». Controlli addomesticati e abbondanti sconti sulle innumerevoli irregolarità fiscali delle aziende delle pelli. In cambio, avrebbe incassato tangenti per 200 mila euro.
Prima di lui, a febbraio, avevano confessato i colleghi Claudio De Monte e Filiberto Segantini, che da pensionato si stava godendo 150 mila euro guadagnati allo stesso modo. Il resto lo ha raccontato Marcello Sedda, commercialista di fiducia del gruppo Mastrotto che vantava rapporti «speciali» con i dirigenti dell'Agenzia delle entrate.
Luigi Giovine, 63 anni, ex comandante della tenenza della Finanza di Arzignano (arrestato per aver incassato 230 mila euro) è molto meno loquace. Forse perché grazie a lui i pm vicentini sono arrivati a incastrare Andrea Ghiotto, classe 1972, il «re delle pelli» di Arzignano e il presidentissimo del Grifo, società di calcio a 5 di serie A.
Gli ultimi sviluppi dell'indagine confermano il suo ruolo di «collettore» del sistema. Ma con il sequestro dei files contenuti nel suo computer potrebbero venire a galla responsabilità più pesanti. Prima di finire al carcere San Pio X nel dicembre scorso, Ghiotto alloggiava nella suite dell'hotel Principe ad Arzignano. L'aveva trasformata in uno studio di registrazione delle prestazioni sessuali «offerte» agli imprenditori, ora coperti dagli omissis nelle pagine dell'inchiesta Dirty Leather. I finanzieri hanno trovato un efficace sistema di telecamere nascoste che riprendeva gli incontri sessuali da diverse angolazioni.
«Erano filmati ad uso esclusivamente personale» giura Ghiotto. Ma il «re delle pelli» ha dovuto ammettere di aver ingaggiato decine di «ragazze» fin dall'estate 2008. «Mi sono costate più di 20 mila euro» ha precisato il 28 dicembre scorso ai magistrati. Adesso il database nel suo hard disk è stato affidato ai consulenti informatici. Il procuratore Salvarani spera di riuscire a identificare, uno per uno, gli «attori» delle orge riprese nella stanza del quartier generale di Ghiotto.


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sabato 20 marzo 2010

Politica penosa per problemi penici penalmente perseguibili

Di                                         Pino De Luca


Politica penosa per problemi penici penalmente perseguibili
Come il meteorismo dopo la pasta e fagioli, all'arresto di Lea Cosentino è succeduto quello di Sandro Frisullo. Nessuna cronaca né abiti del fustigatore nei confronti di una persona con la quale ci conoscevamo quando eravamo nella FGCI e nel PCI e che ha smesso di conoscermi quando, cambiata la bandiera, è assurto a ruoli istituzionali ben retribuiti.
Perché Frisullo e Valente, alla pari della Cosentino e degli altri improbabili “individui di potere” all'interno di questa vicenda e all'interno di vicende simili in altre regioni d'Italia, sono delle vittime più che dei colpevoli. Vittime di una mediocrità intrinseca, della coscienza della impalpabilità del proprio carattere e della inutilità della propria esistenza. Cialtroni che per esistere hanno bisogno di sapere che “contano”. E nel ventennio del trionfo del populismo, contare significa essenzialmente fottersene delle leggi, aggirarle e far vedere che si ha il potere di farlo.
In sostanza tutti si vogliono sentire Sultani come Lui, il cavaliere mai condannato, colui..... leggitutto su Pino De Luca



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martedì 16 marzo 2010

Berlusconi indagato per minacce e concussione - Il Cavaliere: "Quell'inchiesta è uno scandalo"


Il presidente del Consiglio aveva chiesto alla Procura se il suo nome compariva tra gli indagati
"Ci sono violazioni dl legge". Ghedini: "I fatti sono irrilevanti. Servono sanzioni per fuga notizie"
Berlusconi indagato per minacce e concussione - Il Cavaliere: "Quell'inchiesta è uno scandalo"Aperta un'indagine anche sul direttore del Tg1, Minzolini e sul commissario Agcom Innocenzi - I consiglieri del Csm vogliono avere chiarimenti sull'ispezione disposta dal Guardasigilli a Trani ROMA -  Silvio Berlusconi, il direttore del Tg1, Augusto Minzolini e il commissario dell'Agcom, Giancarlo Innocenzi sono formalmente indagati  nell'inchiesta Rai-Agcom. La conferma - sia pure in tono ufficioso - arriva dalla procura di Trani proprio nel giorno in cui i consiglieri del Csm polemizzano sull'arrivo degli ispettori ministeriali chiedendo l'apertura di una istruttoria.

La risposta era stata comunque fornita dalla Procura all'istanza presentata stamani dai legali del premier che chiedevano se il presidente del Consiglio  fosse indagato. "Alla richiesta del premier abbiamo già risposto", si era limitato a dire il procuratore della Repubblica di Trani, Carlo Maria Capristo. Ma anche se non per via ufficiale si poi appreso che l'ipotesi di reato dovrebbe essere quella di concussione e minacce per le presunte pressioni fatte dal premier per fermare Annozero. I legali di Berlusconi, comunque, negano di aver ricevuto comunicazioni. 

Le accuse. Fonti vicine alle indagini fanno sapere che Berlusconi è indagato per concussione e per 'violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario' (articoli 317 e 338 del Codice penale), reati compiuti ai danni dell'istituzione del Garante per le Comunicazioni. Nei confronti del commissario dell'Agcom, Giancarlo Innocenzi, la procura ipotizza il reato di favoreggiamento personale (art.378 del Codice penale), in relazione alle dichiarazioni fatte nel corso di un'audizione dinanzi agli investigatori in cui avrebbe negato di aver ricevuto pressioni da Berlusconi per chiudere Annozero. Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini è indagato per violazione dell'articolo 379 bis del Codice penale: "Rivelazioni di segreti inerenti a un procedimento penale". Minzolini non avrebbe osservato il divieto imposto dal pubblico ministero, Michele Ruggiero, di non rivelare a terzi il contenuto dell'interrogatorio a cui fu sottoposto a Trani il 17 dicembre 2009 nell'ambito delle indagini sulle carte di credito American Express.


Gli attacchi del Cavaliere. Il premier, intervistato dal Gr1, non ha lesinato gli attacchi: "Sono scandalizzato e ci sono anche palesi violazioni della legge. Quella di Trani è una iniziativa grottesca - continua il premier - che non mi preoccupa affatto: è un diritto del presidente del consiglio di parlare al telefono con chiunque senza essere intercettato anche surrettiziamente come avvenuto qui". Contro il clima "avvelenato" il Cavaliere rilancia la piazza di sabato prossimo a Roma per "difendere la democrazia" contro "il gioco sempre più scoperto e pericoloso che vede alleati la sinistra, i suoi giornali e i magistrati politicizzati della sinistra". Inevitabile l'affondo contro la sinistra "antitaliana" che vuole solo mettere le tasse e che "ha armato le procure contro di noi e usa le intercettazioni e la giustizia ad orologeria per la sua campagna di insulti". Nessun timore per le prossime Regionali: "Gli italiani andranno a votare, non ci sarà astensionismo come in Spagna. Nel Lazio ci hanno negato il diritto a presentare la lista del Pdl a Roma e provincia ma io penso che vinceremo ugualmente". E a Massimo D'Alema che lo accusa di cercare "la rissa", il premier replica secco: "Non tiene vergogna, le immagini della sinistra nella manifestazione di sabato scorso con i suoi slogan violenti e i suoi manifesti contro di me erano la fotografia di questo clima avvelenato che va avanti da mesi".
Un concetto ripetuto dall'avvocato di Berlusconi. Ghedini sottolinea "la reiterata e continua violazione del segreto di indagine. Tutto è nelle mani della Procura e degli investigatori e, guarda caso, a pochi giorni dalle elezioni, si leggono i contenuti delle intercettazioni. Tutto ciò - conclude Ghedini - è in palese e conclamata violazione di legge, anche perché la competenza territoriale non può che essere Roma".

Ispettori a Trani, altolà del Csm.
Slitta a domattina l'inizio formale dell'ispezione disposta dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, alla Procura della Repubblica di Trani. "Sono sereno, io sono sempre sereno - dice il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo - nell'inchiesta per la fuga di notizie prometto il massimo impegno: chi conosce la mia storia, e non chi si diverte a gettare schizzi di fango su di me, sa che farò ogni sforzo per capire chi è l'autore di questa fuga di notizie". Agli ispettori, comunque, i pm potrebbero opporre il segreto. Al Csm, però, questa ispezione piace poco. Per questo la maggioranza dei consiglieri chiede al comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli che venga messa "sotto la lente di ingrandimento" per accertare se vi siano interferenze nelle indagini in corso che riguardano "personaggi politici di rilievo nazionale". Al documento mancano solo le firme di gruppi del Pdl e dell'Udc. Il testo è stato sottoscritto anche da Cosimo Ferri, il consigliere che secondo indiscrezioni di stampa avrebbe dato consulenze legali al commissario di Agcom Innocenzi per intervenire su "Annozero".

Alfano.
"A Trani sono state fatte intercettazioni a strascico, in una logica quasi da catena di Sant'Antonio; viene violato l'articolo 15 della Costituzione e probabilmente anche le leggi che regolano già attualmente, prima ancora della entrata in vigore della nostra riforma, l'uso delle intercettazioni come strumento di indagine" commenta Alfano. Che precisa: "'Gli ispettori non devono, non possono e non vogliono interferire nella inchiesta'.

Ferri.
Sarà esaminato con tutta probabilità domani dal comitato di presidenza del Csm il caso che ha investito Cosimo Maria Ferri. La riunione del Comitato era già stata convocata nella scorsa settimana, ma la questione è destinata a finire all'ordine del giorno. "Spero che siano pubblicate tutte le intercettazioni delle mie telefonate con Innocenzi perché non ho nulla da nascondere" commenta Ferri.

Agcom. Inchiesta di Trani e intercettazioni che hanno coinvolto anche l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e il suo componente Giancarlo Innocenzi in particolare. Ci sarà questo al centro della riunione del consiglio dell'Agcom che - a quanto si apprende - è stata convocata con questo ordine del giorno per la mattina di giovedì 18 marzo.

Di Pietro. "Via Santoro, via Floris, via Dandini e via Di Pietro dalle televisioni pubbliche", e i sicari dell'informazione, Innocenzi, Minzolini e chissà quanti altri, eseguono in perfetto stile mafioso". E' quanto scrive, sul suo blog, Antonio Di Pietro. ''L'altro giorno ho detto che Berlusconi e' un disco rotto, ora dico che è un Cd rotto, così mi faccio capire anche dai giovani'' ironizza il segretario del Pd Pierluigi Bersani.
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mercoledì 24 febbraio 2010

Novantamila euro di bollette porno. Chiesto il giudizio per candidato Pdl


Parma, 90mila euro di telefonate porno, chiesto rinvio a giudizio per candidato Pdl

Gerardo Lavagetto, ex assessore alla scuola e alle politiche dell'infanzia utilizzava il cellulare in dotazione dal comune per collegarsi a siti osé. Ora corre per la Regione

La richiesta è stata depositata dal Procuratore capo del tribunale di Parma Gerardo Laguardia. L'accusa è di peculato: si sarebbe collegato tramite il cellulare del Comune, che aveva in servizio quando era assessore alla Scuola e alle Politiche per l'infanzia a Parma, a numerosi siti pornografici, tutti per adulti. Il procuratore, analizzando i tabulati, ha infatti esplicitamente dichiarato che si escludono collegamenti a siti pedopornografici. Stando all'accertamento campione sarebbero centinaia di migliaia gli accessi alla rete eseguiti dall'ex assessore non tutti indirizzati a siti pornografici.

Lavagetto era stato indagato nel settembre del 2008 in relazione all'utilizzo improprio del suo cellulare di servizio avendo totalizzato nell'arco di pochi mesi (da novembre a febbraio del 2009) importi per circa 90 mila euro in telefonate e connessioni a internet. Per quanto riguarda la fattura da 90mila euro, il Comune di Parma ha ottenuto da Telecom la cancellazione dell'importo a seguito di una transazione. La società che gestisce i contratti di telefonia mobile del Comune di Parma ha accettato di convertire la tipologia contrattuale originaria con una più vantaggiosa riducendo enormemente le proprie pretese economiche che a tutt'oggi sono quantificabili in 408 euro. L'ipotesi di reato nei confronti dell'ex assessore comunque resta in piedi.
Lavagetto è attualmente consigliere provinciale del Pdl ed è candidato al consiglio regionale. La vicenda era esplosa quando l'ex assessore si era candidato alla presidenza della Provincia un anno fa.

Chiesto il rinvio a giudizio anche per il sindaco di Salso Massimo Tedeschi (già deputato Ds) e per il capo della Pm Terre Verdiane Malavasi: i vigili avrebbero accompagnato il primo cittadino in un'officina di Modena scortando la sua auto di proprietà. Un viaggio, quindi, non di servizio. E anche in questo caso l'accusa è di peculato.
(24 febbraio 2010)

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Visti dall'estero

Il lento declino industriale di Venezia
“In questa stagione dell’anno a Venezia c’è spesso l’acqua alta e lo scorso fine settimana non ha fatto eccezione. Ma l’atmosfera nella città lagunare non è cupa solo per colpa delle maree stagionali. Da alcuni anni Venezia sta vivendo un lento declino economico”, racconta il Financial Times. “Un tempo, a pochi chilometri dal centro storico, sorgeva uno dei complessi industriali più importanti d’Italia, con i suoi 40mila lavoratori. Ma ora le industrie, tra cui l’Alcoa, stanno chiudendo una dopo l’altra. Il prossimo sindaco della città, che sarà eletto a fine marzo, dovrà avere un piano per ridare vita alla città”.

Il quotidiano svizzero Le Temps torna a parlare dello scandalo per le accuse di corruzione che imbarazza la destra italiana. “Nel tentativo di placare le polemiche moltiplica le sue apparizioni sul campo con indosso la maglia blu della protezione civile. Ma, in ogni caso, Guido Bertolaso rimane al centro di un vasto scandalo di corruzione che agita profondamente il centrodestra. Uomo chiave del governo Berlusconi, Bertolaso continua a proclamare la sua innocenza. Tuttavia per il premier il caso è doppiamente problematico. Innanzitutto, questo scandalo mina la sua popolarità. Inoltre, come ha fatto notare Gianni Letta, il caso è scoppiato per colpa del ‘fuoco amico’ e sarebbe frutto delle divisioni della destra”.


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L'antimafia chiede l’arresto di Scaglia e Di Girolamo

Provvedimenti di custodia cautelare per il fondatore di Fastweb e altre 56 persone. L’indagine sul riciclaggio di denaro sporco è coordinata dalla procura antimafia e vede implicato il senatore Di Girolamo (Pdl). Fastweb si difende: “Noi parte lesa”
La procura distrettuale antimafia di Roma ha emesso ordini di custodia cautelare per 56 persone nell’ambito di un’inchiesta internazionale condotta da Ros Carabinieri e Guardia di Finanza contro il riciclaggio di denaro sporco. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare c’è anche Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb. Scaglia, “non è stato rintracciato ed è quindi attualmente ricercato”, ha detto il magistrato Giancarlo Capaldo in una conferenza stampa tenuta insieme al procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso.

Nell’ambito dell’indagine, la magistratura di Roma ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare anche nei confronti del senatore Nicola Di Girolamo (Pdl). L’accusa – ha detto sempre Capaldo - sarebbe di violazione della legge elettorale “con l'aggravante mafiosa”.

Nell’indagine – secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Ansa - sono coinvolti “alti funzionari e amministratori di primarie società di telecomunicazioni, attraverso società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese ed off-shore, controllate dall'organizzazione indagata”. Provvedimenti restrittivi sarebbero stati firmati dal Gip nei confronti anche di altri alti funzionari ed amministratori della società Sparkle (controllata al 100% da Telecom) e Fastweb, i quali – riferisce sempre l’Ansa –“sarebbero stati compiacenti nel favorire le operazioni di riciclaggio dell'organizzazione criminale”. Il riciclaggio avrebbe provocato un danno allo Stato italiano di oltre 365 milioni di euro.

C’è anche l'attuale ad di Fastweb, Stefano Parisi, nell'elenco degli indagati: è accusato di associazione per delinquere e dichiarazione infedele mediante l'uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Assieme a lui sono indagati anche il direttore della divisione finanza e controllo di Fastweb Calcagno e un membro del cda Rossetti.

“I fatti contestati riguardano una presunta evasione Iva derivante da attività truffaldine di terzi che si sono avvalsi della rete di Fastweb e di altri operatori tlc italiani”: è la posizione espressa da Fastweb in una nota. L’azienda garantisce la continuità dell'attività ai clienti e ai dipendenti, sottolineando che “la vicenda giudiziaria riguarda fatti accaduti anni fa (relativi ai periodi d'esercizio 2005-2006), già oggetto di contestazione agli allora indagati, e rispetto ai quali la società si ritiene estranea e parte lesa. I fatti contestati riguardano una presunta evasione Iva, relativa ad attività di alcuni gestori di servizi a pagamento che si sono avvalsi della rete di Fastweb e di altri operatori di telecomunicazioni italiani”.

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martedì 23 febbraio 2010

Capo corrotto, nazione infetta

Un fiume di fango corre per l'Italia. Le sue acque sono alimentate soprattutto dal corpaccio immenso e immensamente ramificato dal centrodestra; ma il suo corso è talmente possente e impetuoso che, come suole, ha rotto gli argini e invaso i territori circostanti, quelli del centrosinistra, dai quali, a loro volta, provengono al fiume principale rivoli, ruscelli, scarichi obbrobriosi e maleodoranti (Bologna, Firenze, Abruzzo, Roma, Napoli....). Altro che Tangentopoli! Quello era - o sembrava - un fenomeno circostanziato e dunque particolare di corruzione di una frazione del ceto politico, fronteggiato da un forte schieramento delle forze politiche e della società civile. Oggi il fenomeno tende a generalizzarsi, abbatte i confini fra società politica e società civile, non incontra ostacoli altrettanto significativi di allora, si configura dunque come un carattere speciale, peculiare, della società nazionale italiana in questa fase storica.
La corruzione, a dir la verità, è sempre stata un connotato molto peculiare del modo d'essere nazionale italiano. Un paese dalle strutture politiche e civili estremamente fragili e dall'arrendevole senso etico-politico non poteva non coltivare la corruzione come un indispensabile e incostituibile strumento di sopravvivenza. La dominante cattolica ha fatto il resto: nulla è impossibile o illecito in un paese in cui qualsiasi colpa, qualsiasi peccato, purché confessati a chi di dovere, diventano redimibili (lo spiega benissimo non un qualsiasi miscredente arrabbiato ma Alessandro Manzoni ne I promessi sposi, nei quali, beninteso, contrappone la sua ricetta, fatta, oltre che di fede in Dio, di rigore e di osservanza dei principi, più protestante, a dir la verità, che cattolica, ma tant'è). In certi momenti speciali la corruzione esplode (perché la corruzione esplode, esplode sempre; bisogna vedere quel che succede poi). Ricordate Pirandello, le pagine impressionanti de I vecchi e i giovani, che a distanza più o meno d'un secolo sembrano scritte esattamente per il nostro oggi? «Dai cieli d'Italia in questi giorni piove fango, ecco, e a palle di fango si gioca; e il fango s'appiastra da per tutto, su le facce pallide e violente sia degli assaliti sia degli assalitori... Diluvia il fango; e pare che tutte le cloache della città si siano scaricate e che la nuova vita nazionale della terza Roma debba affogare in questa torbida fetida alluvione di melma, su cui svolazzano stridendo, neri uccellacci, il sospetto e la calunnia» (Pirandello dimostra fra l'altro che, per disegno e deprecazione della corruzione d'impronta democratica, in certe condizioni storiche si poteva anche diventare fascisti). Poi, scaricata provvisoriamente l'incontenibile soppurazione, l'infezione lenta e inesorabile riprende.
Perché Lui è popolare
Di nuovo oggi c'è che, forse per la prima volta nella nostra storia, si sono verificate una mirabile saldatura e una prodigiosa coerenza tra le forme, lo spirito e l'etica del potere e le forme, lo spirito e l'etica della società circostante. Anzi, alla domanda che spesso ci è stata burbanzosamente rivolta, com'è possibile che quest'Uomo riscuota tanto consenso, considerando la gravità e il numero delle colpe di cui viene accusato, forse una risposta sul piano storico comincia a delinearsi. Quest'Uomo è così popolare non nonostante le sue colpe ma in virtù di quelle. Una parte non piccola del popolo lo ama perché Lui lo interpreta, ne lusinga tutte le tentazioni di corruttibilità e di un radicato, anzi congenito indifferentismo morale, gli spiega che le leggi esistono per essere aggirate, contraddette, ignorate, nega oltraggiosamente il potere della giustizia, attacca i magistrati, fa capire che se ne potrebbe senza difficoltà fare a meno, mostra con l'esempio lampante della propria vita e del proprio cursus honorum che bisogna sempre e senza eccezioni farsi gli affari propri, evidenzia coram populo e senza alcuna vergogna che esistono una coerenza rigorosa e un'inarrestabile osmosi fra vizi privati e pubbliche nefandezze. Insomma, a capo corrotto nazione infetta, e, ovviamente, viceversa. Tutte queste cose, poi, in un paese come l'Italia, dove esistono tre fra le più potenti organizzazioni criminali al mondo (camorra, 'ndrangheta, mafia) - le quali a loro volta, com'è ovvio, traggono alimento anch'esse sia da quel diffuso bisogno di sopravvivenza sia dalla risposta corrotta intorno dominante - piacciono almeno a una parte abbastanza consistente dei cittadini da garantirgli una sicura maggioranza in Parlamento: quella maggioranza che a sua volta assicura che l'impunità continui e anzi si rafforzi, in un perfetto circolo vizioso che effettivamente ha pochi eguali al mondo, e che proprio perciò qualcuno altrove potrebbe essere tentato d'imitare.
Il ceto politico corrotto
E intorno? Intorno, a cerchi concentrici s'allarga la serie variegata delle risposte. La corruzione, come sistema di potere e forma di vita, stinge solo poco a poco, molto lentamente. Nei cerchi più vicini, sebbene formalmente non suoi, l'esempio e l'insegnamento dell'Uomo hanno attecchito e continuano a essere ben presenti. Voglio precisare una cosa: è della politica che parlo, non delle stravaganti esibizioni da parte di qualche transessuale brasiliano (fango, certo, sempre fango, ma della specie più miserabile e bassa). Da questo punto di vista è corrotta in nuce ogni politica che agisca sulla base d'interessi personali o di gruppo: è corruzione, nel suo senso più alto e significativo, l'autoreferenzialità spinta della politica, il suo preoccuparsi pressoché esclusivamente della preservazione e perpetuazione del ceto politico (di destra o di sinistra, non importa), che la rappresenta e gestisce. Questo è il varco, apparentemente innocuo, da cui penetra ogni ulteriore nefandezza, bisognerebbe tenerne più conto.
Da questo punto di vista (continuo il ragionamento), si salva davvero poco oggi in Italia. Dopo la recente, peraltro prevedibilissima, virata dell'astuto Tonino, il quadro si è ulteriormente semplificato. La galassia della sinistra radicale si sforza più o meno di sopravvivere indenne sul filo dell'onda fangosa che tutto travolge: anche lei, in fondo, pensa soprattutto a non sparire. Si riorganizza unitariamente, magari con ambiziosi programmi di rinnovamento, solo là dove viene spinta a calcinculo fuori dalla rappresentanza che conta: altrove s'adatta o collude.
Ma c'è chi resiste
E allora? In questa sommaria ricostruzione storica sarebbe sbagliato - e ingiusto - non rammentare che alcune istituzioni costruite nei decenni precedenti resistono. Resiste la magistratura. Resistono le forze dell'ordine: polizia, carabinieri, guardia di finanza. Basta pensarci un momento: se non ci fossero né l'una né le altre, saremmo in piena dittatura sudamericana. Resiste una parte del sindacato. Resistono, come ho avuto modo di dire più volte, meritandomene in cambio sberleffi e dileggio, la scuola. E resistono milioni di italiani, che stanno fuori di ogni sistema della corruzione e ragionano e operano sulla base di principi e valori e non d'interessi e affermazioni personali, ma non sono politicamente rappresentati, oppure, se lo sono o credono di esserlo, avvertono con disagio crescente di esserlo in forma imperfetta e sempre più compromissoria.
In Italia le grandi crisi, anche quelle indotte da un eccesso intollerabile di corruzione, sono sempre state affrontate e risolte dall'esterno. Anche la prima Tangentopoli è stata affrontata e risolta dall'esterno, anche se era un esterno che veniva dall'interno, la magistratura italiana: la politica già allora non ci sarebbe mai riuscita da sé. Oggi al contrario è la magistratura che da sola non può farcela, perché il sistema della corruzione è troppo coeso e potente, va dall'alto in basso e dal basso in alto, senza smagliatura alcuna (le dimissioni in questo paese non esistono più neanche di fronte all'evidenza più disgustosa: infatti, se una sola fosse data o una sola accettata, tutto il castello di carte verrebbe giù d'un colpo solo). Siccome è lecito dubitare che le armate anglo-americane siano in procinto di scendere nella penisola per aiutare i resistenti indigeni a restituire al paese libertà, verità, onestà e giustizia, l'ipotesi più probabile è che i cerchi meno compromessi con il sistema della corruzione si mettano d'accordo fra loro per salvare il salvabile, affidandone il compito a uno di questi uomini slavati e impenetrabili, privi di ogni carattere ma passabilmente astuti, abituati da una vita a danzare sul filo, e che precisamente il sistema della corruzione ha consentito salissero così in alto nonostante la loro mediocrità così palese.
Si cercherà cioè di affrontare il male maggiore con il male minore, in attesa che il giro ricominci. Desolante. Ma anche molto, molto italiano.


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venerdì 5 febbraio 2010

Toscana: Inchiesta Mugello, urbanistica a colpi di favore

Dopo gli esposti sullo spostamento del casello autostradale a Barberino e su presunti favori all'outlet, la procura ha aperto un'inchiesta e indagato 17 persone. Le ipotesi di reato sono abuso d'ufficio e corruzione. "Territorio piegato a fini egoistici" ipotizza la procura. Indagati l'assessore regionale Cocchi, il consigliere regionale Parrini, l'ex sindaco di Barberino Luchi

Campi Bisenzio, Firenze, Montespertoli, Barberino di Mugello. Non si fermano le inchieste che mettono sotto accusa la gestione del territorio da parte di amministratori targati Pd. Ieri è stata la volta di Barberino, comune mugellano di poco più di 10 mila abitanti, interessato da grandi lavori pubblici come la variante di valico e la terza corsia dell'Autostrada del Sole, e ora investito da un'inchiesta nella quale si ipotizzano i reati di abuso d'ufficio, corruzione, falso, peculato.

Su mandato del pm Leopoldo De Gregorio, gli investigatori della polizia stradale hanno eseguito ieri 17 perquisizioni, notificando altrettanti avvisi di garanzia all'ex sindaco Gian Piero Luchi, all´ex vicesindaco e assessore all´urbanistica Alberto Lotti, all´assessore regionale alla cultura e commercio Paolo Cocchi (che è stato sindaco di Barberino dal ´90 al 2000), al consigliere regionale Gianluca Parrini, all´ex assessore comunale al commercio Daniele Giovannini, (tutti Pd), all´ex responsabile ufficio gestione del territorio, architetto Paolo Pinarelli, al geologo della Regione Eneo Host, all´architetto della Provincia Davide Cardi, al geometra Giovanni Guerrisi, al fratello dell´ex sindaco Luca Luchi, agli imprenditori Alessandro Lenzi, Danilo Cianti (Mugello Lavori) ed Elvio Ciolli (Cielo Immobiliare).

L'indagine, partita da una serie di esposti sullo spostamento del casello autostradale e su presunti favori nei confronti dell´outlet realizzato dagli imprenditori Fratini, ha portato alla luce - secondo le accuse - "una "pluralità di centri di interesse" operanti su Barberino, il cui unico tratto comune è rappresentato dalla strumentalizzazione delle scelte urbanistiche, così da piegare il concreto assetto del territorio a specifici fini egoistici". L'ex sindaco Gian Piero Luchi è indagato per abuso d´ufficio con suo fratello Luca, con l´ex vicesindaco Lotti e con l´architetto Pinarelli: avrebbe favorito il fratello nella lottizzazione di Sottocastello. L´imprenditore Alessandro Lenzi sarebbe stato a sua volta favorito da Lotti (suo grande amico) e Pinarelli per lo scambio fra due aree. L´ipotesi di accusa per tutti e tre è corruzione. Paolo Cocchi è indagato con Lotti e con l´imprenditore Danilo Cianti per abuso d´ufficio: secondo la procura, Cianti sarebbe stato favorito nella scelta della discarica di Prugnana, destinata ad accogliere terre e rocce di risulta dei lavori di Autostrade.


Il consigliere regionale Gianluca Parrini è indicato come altro attivo favoreggiatore di Cianti, che avrebbe aiutato nella sua ricerca di autorizzazioni per l´apertura di nuove cave e messo in contatto con l´architetto della Provincia Davide Cardi (per tutti l´ipotesi è abuso d´ufficio). Cianti a sua volta è sotto inchiesta per corruzione del geologo regionale Eneo Host. L´ex assessore Daniele Giovannini è indagato per abuso d´ufficio per favori alla società Bahia, che gestiva una spiaggia attrezzata sul lago di Bilancino. Elvio Ciolli è indagato con il fratello Bruno (ex geometra dell´urbanistica di Firenze) per una presunta corruzione di Lotti. Il quale, con l´architetto Pinarelli, è sotto inchiesta per abuso d´ufficio per il canale preferenziale che sarebbe stato riservato al progetto di ampliamento dell´outlet di Barberino, realizzato da una società degli imprenditori Fratini. L´outlet - grande pomo della discordia, fonte di ricchezza per molti e di impoverimento per altri - è uno dei grandi protagonisti dell´indagine che, avviata oltre due anni fa, è rimasta bloccata per 9 mesi in attesa di una decisione del gip (che ha infine respinto 5 richieste di arresti domiciliari) ma prosegue per l´accertamento di altri presunti illeciti

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