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sabato 1 maggio 2010

Portella della Ginestra: CGIL e ANPI nel nome dei braccianti morti per la libertà


Palermo - Il 1° maggio 1947 si tornava - dopo 21 anni - a celebrare la festa dei lavoratori, dopo che il fascismo l’aveva conculcata al punto da renderla un’appendice del natale di Roma, spostandola al 21 aprile
Circa duemila lavoratori della zona di Piana degli Albanesi, in prevalenza braccianti e contadini, decisero di riunirsi nella vallata di Portella della Ginestra per manifestare contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte ma, anche per festeggiare la vittoria del “Blocco del Popolo” alle recenti elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana, svoltesi il 20 aprile di quell'anno e nelle quali la coalizione PSI - PCI aveva conquistato 29 rappresentanti (con il 29 per cento dei voti) contro i soli 21 della DC (crollata a meno del 20 per cento).
All’improvviso, sulla gente in festa, partirono - dalle colline circostanti - un numero incalcolabile di raffiche di mitra che lasciarono sul terreno, secondo le fonti ufficiali, 11 morti (9 adulti e 2 bambini) e più di 27 feriti, di cui alcuni morirono in seguito per le ferite riportate.
La CGL - allora gli mancava una “I” essendo ancora la Confederazione Generale del Lavoro un’organizzazione unitaria - proclamò lo sciopero generale, accusando i latifondisti siciliani di voler “soffocare nel sangue le organizzazioni dei lavoratori” ma questa tesi non fu sposata dal Governo che, per bocca dell’allora ministro dell’interno, Mario Scelba rispondendo alle interrogazioni in Assemblea Costituente, addossò l’intera responsabilità della strage agli uomini del bandito Salvatore Giuliano, già colonnello dell’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia (EVIS) che, come veniva indicato chiaramente nel rapporto dei carabinieri sulla strage, “faceva riferimento ad elementi reazionari in combutta con i mafiosi locali”.
La posizione di Girolamo Li Causi
Una tesi che, invece, non convinceva Girolamo Li Causi, deputato siciliano del PCI che, in sede parlamentare, a nome di tutte le forze della sinistra e della stessa CGL, sostenne che il bandito Giuliano era solo l’esecutore materiale del massacro mentre i mandanti fossero gli agrari e i mafiosi, che avevano voluto lanciare un preciso messaggio politico proprio all’indomani della vittoria del “Blocco del Popolo” alle elezioni regionali.
Lo stesso Li Causi, in un articolo dal titolo “La belva scatenata”, apparso su “La voce della Sicilia” il 2 maggio,  scriveva che: “Sconfitta sul terreno della democrazia, della civile competizione, la casta dominante della nostra Isola ha minuziosamente, freddamente premeditato il piano di provocazione e di aggressione contro le sane vive forze che hanno voluto con le elezioni del 20 aprile manifestare il loro profondo deciso desiderio di rinnovamento”. Lungi dal rassegnarsi alla sconfitta e di trarre le necessarie conseguenze dalla affermazione delle forze democratiche, il blocco monarchico-liberal-qualunquista è passato alla controffensiva e non potendo più contare sulla intimidazione ha ricorso alla aperta violenza”.
La lettera del bandito Giuliano
Ad avvalorare la tesi del deputato siciliano del PCI, nel ’49, arrivò una lettera autografa - che proprio Giuliano scrisse ai giornali - in cui affermava lo scopo politico della strage. Una tesi - prontamente smentita da Scelba - che il malvivente, però, non riuscì a dimostrare durante il processo di Viterbo (a cui la Cassazione aveva rimesso gli atti per legittima suspicione del tribunale di Palermo) perché, nel frattempo, il 5 luglio del ‘50, fu assassinato nel carcere di Castelvetrano dal suo luogotenente Gaspare Pisciotta, il quale morì, anch’egli avvelenato in carcere, quattro anni più tardi, dopo aver affermato di voler rivelare i nomi dei mandanti della strage”.
La sentenza senza mandanti
Il 3 maggio 1952, con la condanna all’ergastolo di 12 imputati - tutti esecutori materiali - si concluse il processo di primo grado con una sentenza che, a proposito della ricerca della causale, sostiene che Giuliano compiendo la strage e gli attentati successivi ha voluto combattere i comunisti e si richiama la tesi degli avvocati difensori secondo cui la banda Giuliano aveva operato come “un plotone di polizia”, supplendo in tal modo alla “carenza dello Stato che in quel momento si notò in Sicilia”. La sentenza di Viterbo, però, non toccava il problema dei mandanti della strage e dell’offensiva contro il movimento contadino e le forze di sinistra, affermando esplicitamente che la causa doveva essere ricercata altrove. La vicenda giudiziaria si concluse con una sentenza della Cassazione che, dichiarando inammissibile il ricorso del Pubblico MInistero, confermava la sentenza dl 10 agosto ’56 della Corte d’Assise d’appello di Roma con cui venivano confermate alcune condanne di primo grado e assolti altri imputati per insufficienza di prove.
63 anni dopo ANPI e CGIL insieme nel ricordo dei morti per la libertà
Da allora sono passati 63 anni in cui, alla mancata individuazione dei mandanti, ha fatto riscontro l’impegno della CGIL (non più unitaria) per mantenere viva la memoria di quei morti ammazzati per la libertà.
E, proprio nel ricordo di quei morti, quest’anno l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e la CGIL si ritroveranno insieme, per la prima volta dopo 63 anni, a Portella della Ginestra per celebrare il Primo Maggio. “Per la prima volta nella tradizione delle iniziative commemorative di quella strage - sottolinea il sindacato - la lotta alla mafia si incontrerà con l’antifascismo e la Resistenza”.
Nell’appello dal titolo “Il dovere della memoria, il futuro dei diritti” con cui la CGIL di Palermo e l’ANPI hanno spiegato il senso della manifestazione si legge “Portella della Ginestra ha ancora oggi il volto e il sangue di una generazione disperata, privata di diritti, lavoro e democrazia. Ha il profilo inquietante di un emblematico buco nero della giustizia, della responsabilità collettiva, istituzionale. Politica. La prima strage nell’era repubblicana”.
L’appello, quindi, ritornando ai momenti e alle motivazioni di quella strage, afferma: “Tra i monti di Portella si intrecciano storie diverse: da un lato ambienti deviati dello Stato che si coniugano agli interessi degli agrari, della mafia e del banditismo in un unico progetto reazionario e criminale. Dall’altro - prosegue il testo - i lavoratori della terra, in festa per il 1° maggio, con il cuore pieno di ansia di progresso e la voglia di cambiare il loro mondo. Il fuoco assassino spegne la vita di 12 di loro e tenta di cancellarne le speranze”. Portella della Ginestra ha passato, e reclama futuro”.
Per un’Italia migliore
“Ecco perché - conclude l’appello sottoscritto, tra gli altri da: Bice Biagi, Giorgio Bocca, Andrea Camilleri, Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, don Luigi Ciotti - questo Primo Maggio, 63 anni dopo, per la prima volta, la lotta alla mafia s’incontrerà con l’antifascismo e la Resistenza.
Il segno, il simbolo di un impegno comune: la memoria diffusa del sacrificio più alto, la libertà, il lavoro, la dignità. E il loro domani. Per un’Italia migliore. Delle radici: Resistenza, Costituzione, Democrazia”.
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giovedì 11 marzo 2010

Perchè la FdS scende in piazza accanto ai lavoratori e alla CGIL




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SOSTEGNO ALLO SCIOPERO DELLA CGIL DEL 12 MARZO

La Federazione della sinistra, fa appello alle lavoratrici e ai lavoratori perché aderiscano allo sciopero generale indetto dalla CGIL, ed a partecipare alle manifestazioni convocate in molte città.

E’ una scadenza che ci coinvolge tutte e tutti, utile a costruire le condizioni di uscita dalla crisi economica evitando il massacro sociale:

si tratta in tutta evidenza di una battaglia di civiltà contro i segni sempre più marcati di degrado della nostra società politica e civile dove gli scandali e la corruzione ne sono il termometro.
La Federazione della sinistra sostiene lo sciopero anche come prima occasione per manifestare l’opposizione alla scelta del Senato di approvare il ddl 1167-B, un atto gravissimo che mette in mora i contratti collettivi di lavoro e sotto scacco l’art. 18, e, per questa via smantella lo Statuto dei lavoratori e il Diritto del lavoro costruito in più di mezzo secolo di lotte.
Ci opponiamo insieme alla CGIL  all’obiettivo di questo governo e di questa maggioranza di rendere le lavoratrici ed i lavoratori pura merce assoggettata alla ricattabilità dell’impresa.


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domenica 7 marzo 2010

il 12 sciopero CGIL "anche sull'articolo18"

Epifani: l’approvazione del ddl lavoro “è una ragione in più” per fermarsi. Il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45% dell’intera ricchezza netta delle famiglie italiane. Crescono la paura per il futuro, la disoccupazione e il disagio sociale
di Paolo Andruccioli
“E' una ragione in più per rendere questo sciopero più partecipato e più forte”. Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, torna sull'approvazione del ddl lavoro, che introduce l'arbitrato nelle controversie di lavoro “aggirando” l'articolo 18. In vista dello sciopero generale del 12 marzo, Epifani lancia l’allarme su un “disegno che vuole indebolire le tutele dei lavoratori, non dà risposte sugli ammortizzatori per i lavoratori che perdono il lavoro, penalizza le retribuzioni e le pensioni per un fisco che colpisce solo il lavoro”. La mobilitazione, inoltre, sarà fatta “per le modalità con cui si accolgono i lavoratori migranti nel nostro paese. Lavoro e diritti quindi saranno il cuore del nostro sciopero”.

Altro tema dello stop è il fisco. “Da anni paghi una tassa in più. Quella sull’evasione”. “Più evadono, più paghi”. Poi, un “soffri di alta pressione fiscale? Il governo deve ridurre le tasse su lavoro e pensioni di 100 euro al mese”. E ancora: “Loro evadono, tu resti”. Avrete capito che stiamo citando alcuni degli slogan della campagna nazionale sul fisco che la Cgil sta portando in tutte le città italiane. È passato ormai più di un mese dalla lettera spedita da Epifani al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La richiesta della Cgil era molto semplice e lineare: siccome la crisi sta peggiorando la situazione economica dei lavoratori e siccome le misure di politica economica adottate sino a questo momento stanno aumentando il divario e le disuguaglianze sociali, sarebbe necessario aprire un tavolo di confronto specifico sui temi della politica fiscale. La lettera è stata scritta e recapitata a Palazzo Chigi. Ma da Palazzo Chigi nessuna risposta. Silenzio assoluto. Ogni tanto, sui media, qualche battuta del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che spesso ha descritto la Cgil come un sindacato abituato ormai agli scioperi contro la pioggia.

È contro questo muro di gomma che la Cgil ha deciso di proclamare lo sciopero generale del 12 marzo prossimo. Una nuova mobilitazione del mondo del lavoro che ha intenzione di parlare a tutto il paese. La situazione, infatti, è molto peggiorata ed è ovvio che la percezione, il sentire comune, una volta si sarebbe detto l’opinione pubblica, stanno cambiando rapidamente. Cresce la paura per il futuro e il disagio sociale si fa sempre più evidente. Cresce la disoccupazione, si licenziano i precari della scuola e della pubblica amministrazione, si moltiplicano le vertenze sull’occupazione e le risposte continuano a non essere date. Anzi, il governo Berlusconi continua a negare la crisi e promette che nessuno “verrà lasciato indietro”. Si tratta di intervenire al più presto altrimenti si potrebbe andare incontro a situazioni molto complesse e difficili. Lo scenario greco e le tensioni sociali e sindacali che si stanno manifestando in Spagna sono i primi segnali di quello che potrebbe accadere in Europa. La Grecia rischia addirittura il default, ovvero la bancarotta delle casse dello Stato, svuotate dagli interessi sui titoli pubblici – obbligazioni che erano state emesse per fare cassa e permettere così gli aiuti al sistema creditizio – che sono andati a scadenza. Tutti gli Stati del mondo, a partire dagli Usa, si sono fortemente indebitati dopo l’autunno nero del 2008.

Anche nel caso della Grecia e della Spagna gli osservatori più attenti non escludono legami diretti e indiretti tra la crisi attuale dei conti pubblici e le politiche che sono state praticate dopo la crisi dei subprime americani. Il contagio della crisi c’è stato, anche se molti fanno finta di non vedere e nella maggior parte dei casi fenomeni economici e politici collegati tra loro vengono descritti separatamente, come se fossero compartimenti stagni. In realtà la logica della globalizzazione la fa ormai da padrona ed è difficile leggere i fenomeni in corso come fatti a se stanti e separati dal contesto internazionale. Il nostro paese non è certo ai livelli della Grecia e della Spagna ma, in quanto a situazione a rischio sul debito pubblico, non siamo secondi a nessuno almeno dagli anni 80 del secolo scorso.

Qualche giorno fa è comparsa ad esempio sulla stampa quotidiana una riflessione di Tito Boeri intitolata non a caso: a chi toccherà dopo la Grecia? Con questi problemi non si scherza, come non si dovrebbe scherzare con l’aumento continuo e vistoso della disoccupazione. La difesa dei posti di lavoro e la creazione di un futuro per i giovani dovrebbero essere oggi al primo posto in una ipotetica agenda delle priorità di un governo che si rispetti. In realtà il governo Berlusconi continua a pensare ad altro. Per questo, anche se lasciata sola dagli altri sindacati confederali nella battaglia per un fisco giusto (Cisl e Uil preferiscono andare in ordine sparso e gestire le loro iniziative singole), la Cgil torna in campo.

La prima richiesta della Cgil al governo, a Confindustria e a tutte le imprese è fermare i licenziamenti. Le richieste non sono nuove, ma non sono mai state prese in considerazione. Le ricordiamo. È necessario garantire la prosecuzione della Cig in deroga, raddoppiare la durata dell’indennità di disoccupazione e aumentare i massimali della Cig, sostenere il reddito e prevedere ammortizzatori sociali per i precari. Nel frattempo è necessario affrontare le vertenze, impedire la chiusura delle aziende, definire strumenti di politica industriale, avviare subito un piano per la ricerca e un piano per il Mezzogiorno. Come prima risposta immediata la Cgil chiede 500 euro per il 2010, a titolo di restituzione di quanto già lavoratori e pensionati hanno pagato in più. Per quanto riguarda le politiche fiscali (che Megale ci spiega bene nell’intervista) la Cgil ritiene necessario ridurre le tasse per lavoratori e pensionati attraverso la lotta all’evasione e all’elusione fiscale, la tassazione – come in Europa – delle rendite finanziare, dei grandi patrimoni e delle stock option, attraverso l’abbassamento della prima aliquota al 20 per cento.

Per ultimo, ma non certo in termini di importanza, il capitolo dei diritti di cittadinanza e dell’immigrazione. Per la Cgil è necessario costruire un futuro per il paese attraverso politiche di accoglienza e la lotta alle nuove schiavitù. Fondamentale è la regolarizzazione dei migranti che lavorano, la sospensione della legge Bossi-Fini per i migranti in cerca di rioccupazione, l’abolizione del reato di clandestinità, riconoscendo la cittadinanza alla nascita nel nostro paese, l’estensione dell’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione equiparando il reato di caporalato a quello di tratta degli esseri umani.

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Scuola: Coordinamento precari Catania, 22 marzo a Roma per sciopero


Catania 6 mar. - (Adnkronos) - ''Il prossimo 22 marzo parteciperemo al corteo nazionale di Roma per lo sciopero contro la riforma della scuola indetto dai Cobas del quale condividiamo la piattaforma. Siamo ormai convinti che, a causa dell'ostinata indifferenza del governo alle proteste che da mesi si levano dal mondo della scuola, le tradizionali forme di mobilitazione praticate da noi tutti finora, sciopero e manifestazioni di piazza, vadano oggi affiancate da forme di lotta piu' incisive". Lo annuncia in una nota il Coordinamento precari scuola di Catania. "Sempre il 12 marzo a Catania parteciperemo anche alla manifestazione provinciale della Cgil", aggiunge la nota del Coordinamento
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sabato 6 marzo 2010

A dirotto per l’art.18. Mobilitazioni e appelli contro il colpo di Statuto


L’aula del senato ha approvato ieri sera (3 marzo)  in via definitiva il disegno di legge sul lavoro, che aggira e smantella di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori attraverso l’introduzione di norme sull’arbitrato per risolvere le controversie di lavoro. La legge è stata approvata con 151 voti favorevoli, 83 contrari e 5 astenuti. Il provvedimento contiene fra l’altro norme sui lavori usuranti, gli ammortizzatori sociali, l’apprendistato e le controversie sul lavoro.

“Il voto del senato è una vera e propria controriforma che mina radicalmente i diritti del lavoro – attacca il portavoce della Federazione della sinistra, Paolo Ferrero – Si tratta dell’abrogazione di fatto e surrettizia dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, in difesa del quale nel corso di questi anni tanta parte delle classi lavoratrici e del paese si è impegnata per arginare gli attacchi sempre più ignobili e spudorati da parte della destra berlusconiana”.
Per questo la Federazione della Sinistra si rivolge “alle forze politiche democratiche, alle organizzazioni sociali, alle forze dell’associazionismo, al mondo della cultura, alle energie intellettuali e della società civile”, invitando tutti a “far partire subito la mobilitazione per contrastare questo scempio dei diritti del lavoro”.
La nuova norma varata dall’aula di palazzo Madama limita la competenza del giudice e privilegia il canale dell’arbitrato e della conciliazione per tutte le controversie di lavoro, tra cui quelle legate al trasferimento di azienda e al recesso. Due le possibilità previste per ricorrere all’arbitrato in funzione della risoluzione delle controversie tra datore di lavoro e lavoratore.  La prima, virtualmente più sicura, è attraverso i contratti collettivi nell’ambito di cui le parti possono stabilire i limiti in cui l’arbitrato può essere esercitato. Se però le parti falliscono nel trovare un accordo, può intervenire il ministro per decreto. La seconda possibilità è che il singolo lavoratore accetti un accordo secondo cui il proprio contratto di assunzione preveda il ricorso all’arbitrato per risolvere le controversie, incluso il ricorso all’arbitrato secondo equità: ciò implica la possibilità di bypassare le norme inderogabili di legge, quindi diritti come l’articolo 18, le retribuzioni o le ferie.  Tale accordo può essere stabilito anche nel corso del rapporto di lavoro. Una norma che devasta di fatto l’articolo 18 e pone brutalmente i lavoratori in una condizione soggiogata e ricattabile.
Tra le altre nequizie introdotte dalla nuova legge: la possibilità di assolvere l’ultimo anno di obbligo di istruzione (dai 15 anni di età) attraverso l’apprendistato in azienda secondo quanto stabilito d’intesa tra regioni, ministero del lavoro e dell’istruzione e “sentite le parti sociali”. Il governo è infine delegato ad adottare, entro 3 mesi, regole sul pensionamento anticipato dei lavoratori impegnati in attività usuranti.
Gongolante, il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, ricorda che l’intervento faceva parte della versione originaria della legge Biagi: “Il diritto sostanziale del lavoro, incluso l’articolo 18 dello Statuto non è stato minimamente toccato – sostiene Sacconi – La polemica dei soliti noti su un testo di legge alla quarta lettura in parlamento, dopo due anni di esame, è l’ennesima prova della malafede di chi vuole sempre accendere tensione sociale”. Secondo il ministro, invece, “il lavoratore avrà la possibilità in più di ricorrere all’arbitrato e il tutto sarà regolato da contratti collettivi. Non per nulla tutti, tranne la Cgil, hanno condiviso questa norma, punto”.
Sacconi si riferisce alle obiezioni alquanto blande di Cisl e Uil, da sempre propense riguardo all’idea di “affidare questa materia alle parti sociali” e maldisposte verso gli interventi della politica, come fa notare il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Cui fa pronta eco il leader della leader Luigi Angeletti, giudicando quella del governo “un’alternativa ragionevole” e concordando con la Cisl circa il fatto che “questo tema, così come i temi del mercato del lavoro, devono essere oggetto prima di confronto e discussione con i sindacati e le associazioni di impresa, che sanno trovare soluzioni più efficaci del parlamento”.
“Col voto del senato si è scritta una brutta pagina per i lavoratori italiani – risponde la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro – Si è aperta la strada alla manomissione dell’art.18: è un ulteriore attacco al diritto del lavoro”. Il Pd, d’altro canto, anziché sollevare lo scudo dell’ostruzionismo, ha concesso il proprio lasciapassare all’accelerazione dell’inter di approvazione della legge, perseguita a maggior ragione e in tutta fretta dalla maggioranza dopo che su Repubblica di ieri (mercoledì 3 marzo) alcuni politici, sindacali e giuristi avevano lanciato l’allarme sul blitz tentato in senato dalla destra.
Duro il commento della Cgil. “Questo disegno di legge opera una vera e propria controriforma delle basi del diritto del lavoro italiano – osserva il segretario generale Guglielmo Epifani – Porta sostanzialmente a una forma di arbitrato obbligatorio, che farebbe saltare le forme tradizionali delle tutele contrattuali e delle libertà dei lavoratori di poter adire a queste scelte”. In altre parole defrauda i lavoratori dell’articolo 18. “In questo modo naturalmente si rende il lavoratore più debole – continua Epifani – Se lo si fa addirittura nel momento del suo ingresso nel lavoro, lo si segna per tutta la vita”.
Contro la nuova norma Epifani annuncia che “in ogni caso la Cgil farà ricorso, se ve ne sono le condizioni di legittimità costituzionale”. Intanto la Federazione della sinistra si rivolge a tutte le forze democratiche e invita tutti i cittadini a mobilitarsi fin da subito per far sentire la voce della civiltà e del diritto contro questo ennesimo scempio operato dalla destra: per chiedere al presidente Giorgio Napolitano di non firmare questa norma incostituzionale; per costruire un movimento democratico e partecipativo in difesa delle libertà e i diritti individuali e collettivi; per realizzare il referendum abrogativo della legge.
Cosimo Rossi


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martedì 2 febbraio 2010

La federazione della Sinstra perde un pezzo, Patta lascia


(AGI) - Roma, 2 feb. - Nuova mazzata per la sinistra: la Federazione della Sinistra - nata poco piu' di un mese fa - perde il primo pezzo, il portavoce di Lavoro e Solidarieta', Gianpaolo Patta, si sospende dall'organismo unitario.
La Federazione e' stata promossa da Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo 2000 di Cesare Salvi e dal gruppo del sindacalista Cgil Patta e a innescare le polveri della nuova paventata scissione e' stata la conferenza nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici del Prc, che si e' svolta sabato scorso a Torino.
In una lettera indirizzata a Ferrero, Diliberto e Salvi - resa nota da ilmegafonoquotidiano.it dell'ex deputato di Sinistra critica, Salvatore Cannavo' - Patta scrive: "Cari compagni, alla conferenza sono rimasto molto sorpreso nel constatare l'assenza di qualsiasi riferimento alla Federazione della Sinistra. Non ne erano visibili in sala neanche i simboli nonostante manchino poche settimane a elezioni regionali per noi assolutamente vitali. Tutti i compagni hanno parlato dei problemi del mondo del lavoro, della situazione politica generale come se il progetto della Federazione non fosse in campo". Ma il cuore della vicenda riguarda l'atteggiamento sul prossimo congresso Cgil: dal dibattito che il Prc ha svolto nella conferenza - spiega Patta - "in tutta evidenza emerge che il Prc condivide le posizioni della mozione Moccia", quella degli anti-Epifani. Le posizioni della maggioranza della Cgil sono sostenute, invece, da Patta che afferma: "Ferrero, nelle sue conclusioni, fa sue le critiche, ingiuste, alla Cgil di non lottare, mentre si prepara un difficilissimo sciopero generale di questa sola confederazione. E' assolutamente evidente - conclude Patta - che in questo quadro non c'e' tra noi quel rispetto minimo e quella solidarieta' indispensabili per concludere positivamente l'avvio della Federazione della Sinistra".
Da Rifondazione e' lo stesso Ferrero a smentire rotture della Federazione della Sinistra, mentre si sottolinea che il Prc non si e' schierato sul congresso della Cgil, ma Patta sembra comunque deciso a dare il benservito, sia pure subordinato a un chiarimento interno. Problemi comunque per Rifondazione e la Federazione, che in presenza di una difficile campagna elettorale "per non aver voluto scegliere tra i due documenti della Cgil - conclude ilmegafonoquotidiano.it - si trova abbandonata dai pasdarn di Epifani, senza aver coltivato il consenso e il rapporto con le minoranze" della Cgil

mercoledì 16 dicembre 2009

Chi ha paura della “Piazza Rossa” cattiva?



da il ponente.com di VALERIA ROSSI - L’assessore ai lavori pubblici di Savona, nonché segretario provinciale dell’IdV, ha paura che Piazza Guido Rossa (e uno), assassinato dalle Brigate Rosse (e due), possa essere scambiata per una piazza “simbolo dei nostalgici comunisti, come quella di Mosca”.
Complimenti, Tuvè: siccome non bastavano le dichiarazioni di Di Pietro a proposito dell’”attentato” a Berlusconi a far nascere una polemica contro l’Italia dei Valori, ci mettiamo anche a sparare castronerie galattiche a livello provinciale.
Quindi Valeria Rossi (e tre) le domanda, molto gentilmente e civilmente: MA CHE STA A DI’???
Neppure ai leghisti, ma neppure a Forza Nuova è venuta in mente questa associazione di idee tra Guido Rossa, sindacalista vittima del terrorismo politico, e l’ex URSS.
Giusto a lei, doveva venire la bella idea di piazzare una polemica che oggi si prende una paginata intera di Secolo XIX?
“Sembra una quesione di lana caprina”, si dice da solo l’assessore.
Ma MAGARI!
A me sembra invece il delirio di una persona che vuole prendere pesantemente le distanze dal suo boss nazionale, che l’ha sparata un po’ grossa evitando di farsi coinvolgere nel balletto dell’ipocrisia generale, e quindi si precipita a dare la sua personale leccatina al Potere (quello che a Savona sta all’opposizione…per ora: ma tutti si comportano come se avesse già conquistato Comune e Regione, dimenticando che è ancora tutto da stabilire se si terrà la Provincia, visto che l’ha conquistata a forza di firme false).
E meno male che io sono comunista! Altrimenti avrei dovuto correre in Comune a farmi cambiare il cognome.
Ma tutti quelli che si chiamano Rossi come me, e che comunisti non sono, come fanno a sopravvivere?
E quelli che si chiamano Bianchi e sono del PdL, che fanno? Chiedono di cambiare il cognome in Azzurri?
E Verdi? Verdi era forse leghista? Non credo, visto che ha scritto un’opera immortale su un’extracomunitaria… quindi sarà da quel dì che si rivolta nella tomba, poveretto.
Basta, l’argomento non mi pare meritevole di ulteriori disquisizioni.
Suggerirei all’assessore Tuve’ di occuparsi di “lavori pubblici” un po’ più importanti e necessari di questo cambiamento di nome basato su motivazioni che non si possono neppure definire futili, perché sono proprio stupide.

giovedì 10 dicembre 2009

Lo scippo del TFR



Da Comunisti-italiani
"Con questa Finanziaria il Governo deruba i lavoratori per ingrassare le pance degli evasori". E' il commento alla Finanziaria di Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI - Federazione della sinistra, che continua: "Se si permetteranno di mettere mano al Tfr siamo pronti alle barricate".

ROMA - La Finanziaria "blindata" corre a verso la fiducia nell'aula di Montecitorio, mentre la Cgil, a fianco di Pd e Italia dei valori, fa "muro" sull'utilizzo da parte dell'esecutivo del fondo Tfr, che per 3,1 miliardi, viene "girato" dall'Inps al Tesoro e posto a copertura di circa un terzo della manovra 2010. "Il governo si fermi e tenga giù le mani dalle liquidazioni: ha deciso di appropriarsi del Tfr senza chiedere il permesso a nessuno tanto meno ai lavoratori", ha dichiarato ieri segretario confederale del sindacato, Agostino Megale.


Alla voce della Cgil già nei giorni scorsi, quando tra le pieghe degli emendamenti spuntò la clamorosa partita di giro che pone un'ipoteca contabile sulle liquidazioni, si erano aggiunte le proteste dei Pd e dell'Italia dei valori che parlò di vero e proprio "scippo". La protesta della Cgil, che ha già proclamato uno sciopero degli statali per l'11 dicembre, si somma al malumore per la reintroduzione dello staff leasing e per l'aumento dei costi per le cause di lavoro sulle quali insiste l'ex ministro del Lavoro, il Pd Cesare Damiano.


La partita della Finanziaria, che oggi debutta in aula alla Camera dopo le contrastate nottate in Commissione Bilancio, si concluderà a Montecitorio con la fiducia: probabilmente nei primi giorni della prossima settimana. Ieri il viceministro Vegas non l'ha esclusa, ha giudicato il testo "equilibrato" e ha detto di "escludere modifiche". Più esplicito il relatore Corsaro (Pdl): "Il testo non cambia si va verso la fiducia", ha detto. Mentre il Pd si prepara a dare battaglia in aula dove la tensione resta. "Il relatore è stato un "sicario" del governo", ha dichiarato ieri Baretta del Pd.
Intanto la questione delle coperture riserva nuove sorprese. Si tratta dell'utilizzo acrobatico del gettito dello scudo fiscale, il cui consuntivo si potrà fare solo al 15 dicembre quando scadono i termini per le adesioni.


I circa 4 miliardi del presunto gettito dello scudo vengono usati due volte: una volta nel 2009 per finanziare taglio e rinvio dell'acconto Irpef del novembre scorso e l'altra per coprire una serie di spese a valere sul 2010 (un lungo elenco dai testi scolastici, all'Ici, all'autosufficienza: in pratica buona parte della Finanziaria). La manovra acrobatica è consentita dall'utilizzo di una sorta di un gigantesco "fondo-salvadanaio", il fondo "grandi eventi" presso Palazzo Chigi cui vengono attribuiti 3,7 miliardi di copertura (ma dove confluiranno anche i 3,1 del Tfr, il miliardo di Trento e Bolzano i 350 milioni di rivalutazione dei terreni, il Fas e altro fino a 8,8 miliardi).


Per ora è una sorta di scatola vuota che si riempirà solo a luglio del prossimo anno quando chi ha beneficiato dello sconto sull'acconto Irpef dovrà pagare il saldo. A quel punto le risorse dell'acconto affluiranno nel fondo-salvadanaio rimpiazzando quelle dello scudo e potranno liberamente coprire le spese della Finanziaria. Ma soprattutto il Fondo-salvadanaio sarà il rubinetto di Palazzo Chigi da cui dipenderà l'erogazione, fuori del controllo del Parlamento, di tutti gli 8,8 miliardi della Finanziaria 2010.

mercoledì 9 dicembre 2009

Cgil Sciopero generale dipendenti pubblici




Sarà un solo sindacato,ma l’attesa è per una grande mobilitazione.È lo sciopero generale dei dipendenti pubblici Cgil. Il centro, però, sarà la scuola. Il sito della Flcgil da giorni riporta un banner chiaro: forbice perde, lo slogan per lo sciopero generale dei lavoratori della conoscenza, definizione d’altri tempi, anche un po’ poetica. Ma per Mimmo Pantaleo, segretario generale della FlcCgil, di poetico non c’è proprio nulla. «Il governo sta mettendo in discussione il diritto costituzionale all’istruzione».
Cosa significa lo sciopero in questo momento?
“Si fermerà tutto il pubblico impiego. Ma certo l’emergenza nell’istruzione è enorme. Il governo sta demolendo il sistema di istruzione pubblico, chiamano riordino quello che è uno smantellamento. Quando servirebbe il contrario per dare un futuro al nostro Paese”.

Cosa resta della scuola dopo un anno di riforma Gelmini? Cosa ha fatto più male?
“I tagli agli organici. Sta drammaticamente diminuendo la qualità, c’è un disegno pericoloso dietro tutto questo. Si è toccata la scuola primaria che ci invidiavano nel mondo; adesso stanno mettendo mano alla scuola secondaria superiore, con una ricaduta che sarà devastante. È aumentato il numero di alunni per classe e si fa fatica fisica a fare scuola. Invece di investire nelle strutture si disinveste. Venticinquemila precari non hanno trovato posto. Un miliardo e mezzo in meno per l’università. Il governo sta di fatto mettendo in discussione il diritto costituzionale all’istruzione”.

In silenzio sta andando avanti la destrutturazione della scuola superiore: il governo varerà un regolamento e sarà fatta. Senza discussione pubblica né parlamentare. Non le sembra che il centrosinistra stia sottovalutando quel che sta accadendo?
“Un governo che agisce così è un governo autoritario. Ha avuto tante obiezioni al disegno di riforma delle superiori, a partire dalle regioni. Ma sono pareri non vincolanti. Al centrosinistra dico che la battaglia si deve fare nelle aule parlamentari, ma soprattutto fuori, coinvolgendo tutti. Serve una poderosa mobilitazione pubblica”.

Dopo la vostra una mobilitazione dei partiti…
“Il Pd ha fatto proposte interessanti. Ma si deve fare di più. Siamo di fronte ad una emergenza democratica”.

Cosa direte l’undici dicembre?
“Vogliamo dedicare la giornata di venerdì alle nuove generazioni: sono loro le vittime della manomissione dell’istruzione, dei saperi, del disinvestimento nel settore della ricerca. A loro stanno rubando il futuro. La manifestazione partirà la mattina da piazza della Repubblica a Roma e finirà in piazza del Popolo. Chiuderà Epifani”.

Lo stesso giorno il Pd farà la sua iniziativa politica…
“Sarebbe stato meglio se l’avessero programmata per un’altra giornata. Non importa, comunque. Quel che chiedo, però, è che tutti i partiti dell’opposizione sostengano e dichiarino sin da ora di stare al nostro fianco l’undici dicembre. L’unità delle forze politici e sociali di opposizione è decisiva. Ognuno per la propria parte, il sindacato in autonomia dalla politica, ma tutti bisogna muoversi. Sono in gioco diritti costituzionali irrinunciabili”.





giovedì 3 dicembre 2009

Brunetta convoca i sindacati, ma non la CgiL


La convocazione dei sindacati ci sara' la prossima settimana. Ha detto il ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Il ministro ha precisato che la convocazione interessera' 'tutti i sindacati che hanno firmato il nuovo modello contrattuale' (non e' stato sottoscritto da Cgil). La convocazione potrebbe arrivare oggi. Nei giorni scorsi le organizzazioni hanno sollecitato il confronto per il rinnovo contrattuale, lamentano l'insufficienza delle risorse in Finanziaria. Per i sindacati, infatti, la sola indennita' di vacanza contrattuale prevista consentira' aumenti pari a circa 20 euro. La Cgil ha indetto per l'11 dicembre uno sciopero generale della categoria, la Uil per il 21 del mese; interessera' i dipendenti delle amministrazioni centrali (tra cui ministeri, presidenza consiglio, agenzie fiscali, scuola, enti pubblici non economici). Il 10 dicembre e' in calendario una manifestazione davanti Montecitorio e le Prefetture promossa dalla Cisl e dalla Uil di categoria. Da oggi, inoltre, parte la mobilitazione a livello locale della Fpl-Uil (enti locali e sanita') e della Fps-Cis.
Epifani, Brunetta scortese
 "Mi sembra una scelta sbagliata, potrei dire molto scortese per un ministro che chiede ai dipendenti pubblici di essere cortesi ma poi cade in una scortesia istituzionale, politica e sociale: direi un gravissimo autogol". Questo il commento del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, all'annuncio del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, di convocare gli statali la prossima settimana escludendo la Cgil. La convocazione e' per scongiurare gli scioperi: il primo convocato dalla Cgil per il prossimo 11 dicembre ed una seconda protesta proclamata dalla Uil per il 21 del prossimo mese per protestare sulla mancanza di risorse della legge finanziaria per rinnovare il contratto. "Se si parla di contratti - ha detto il leader sindacale incontrando i giornalisti ad un convegno sul trasporto aereo organizzato dalla Filt-Cgil - credo che Brunetta abbia il dovere di convocare tutti". "In tutti i tavoli contrattuali, sia dove abbiamo firmato sia dove non l'abbiamo fatto - ha proseguito Epifani - la Cgil e' stata sempre convocata visto che rappresenta tante persone e non si puo' fare a meno della sua rappresentanza. Quella di Brunetta - ha concluso Epifani - mi sembra una scelta sbagliata, potrei dire molto scortese per un ministro che chiede ai dipendenti pubblici di essere cortesi"

martedì 24 novembre 2009

Lavoratori, delegati e sindacalisti per una Federazione della Sinistra fondata sul lavoro




da lavorosolidarietà.it | La crisi economica internazionale in atto conclude il ciclo iniziato dopo la guerra.
Senza radicali modifiche del modello di sviluppo è dubbia l’ulteriore capacita di sviluppo del sistema.
Sono ormai evidenti i limiti della globalizzazione liberista che non è servita a mettere al riparo l’economia capitalistica, basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla distruzione delle forze produttive, a cominciare dalla natura, e sul profitto, dai problemi strutturali che l’attanagliano.
Le condizioni dei lavoratori, il cui numero si è largamente esteso nel mondo con il processo di globalizzazione sono generalmente e gravemente peggiorate.
I lavoratori italiani hanno pagato e stanno pagando duramente i prezzi di questo processo con la precarietà del lavoro, la riduzione costante del reddito reale, la sottrazione crescente dei benefici dello stato sociale, la perdita di dignità e di diritti nel lavoro. La discriminazione di genere , che nel mondo assume spesso carattere di negazione dei diritti elementari della persona, conosce in Italia una nuova fase , ad iniziativa della Chiesa e del Centro Destra ed in questa situazione di crisi economica i rischi di regressione sono ampiamente presenti. La lotta per nuove divisioni del lavoro nella vita dell’individuo, nella famiglia e nel mondo della produzione è parte della lotta per il socialismo.
Senza una ripresa della lotta di classe, che è prima di tutto lotta Generale e lotta politica, c’è quel ripiegamento nell’individualismo e nell’egoismo di chi non vede più un futuro e fa di tutto perché siano altri a pagare i prezzi che lui vuole evitare di pagare.
Va ripreso il programma, rapidamente abbandonato dalla sinistra italiana, del “cosa” produrre, “dove produrre” e “come produrre”.
In questi anni d’infatuazione neoliberista l’idea di una trasformazione sociale basata sull’uguaglianza e sulla libertà è stata prima derubricata e poi accantonata anche da tanta parte della sinistra e quella che ha
continuato a riaffermarla ha dimenticato la leva sociale del cambiamento: il movimento dei lavoratori organizzati.
In Italia, questo processo, che non era scontato, ha portato al dissolvimento dei grandi partiti della sinistra e ad una lenta disgregazione, tanto che oggi – complice una legge elettorale maggioritaria e bipolare – non c’è più nessuna forza di sinistra in Parlamento, ma soprattutto è venuto meno il tessuto militante d’uomini e donne che si battono organizzati in partito nei luoghi di lavoro, di studio, nella società tutta.
L’assenza di questo tessuto dei partiti della sinistra ha contribuito all’involuzione culturale verso destra di parti importanti dei lavoratori e al diffondersi ,tra di loro, di culture ostili agli immigrati.
Il passaggio della rappresentanza politica dai partiti alle personalità attraverso le nuove forme di elezione dei sindaci, dei governatori delle regioni, l’abolizione della preferenza, le primarie dei cittadini per l’investitura diretta del leader, hanno estromesso i lavoratori dalle sedi del potere politico.
La nostra opinione è che la sinistra ha bisogno di ricostruire un proprio radicamento sociale a partire dal lavoro, dalla sua centralità, dal riconoscimento del suo valore politico, sociale e d economico, dalla difesa degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, dei pensionati e delle pensionate; dignità e centralità del lavoro, manuale e
intellettuale, come sistema di valori anche per le nuove generazioni.
Senza la costruzione di un soggetto organizzato portatore di una autonomia politica e di classe il declino dell’azione collettiva e la crisi della rappresentanza sono inarrestabili.
La Federazione delle forze di sinistra deve porsi l’obiettivo della costruzione di un nuovo partito fondato sui lavoratori. Un partito che abbia per suo compito fondamentale, di far acquistare alla classe lavoratrice una completa indipendenza politica.
La sinistra deve farsi riconoscere per un proprio sistema di valori, che abbiano a fondamento il lavoro e che siano centrati su pace, uguaglianza e libertà, e deve ritornare a proporre un’alternativa politica e sociale di sistema al capitalismo.
Una sinistra capace di parlare a tutta la società, soprattutto alle nuove generazioni deve tornare ad essere una sinistra che mette nuovamente in relazione le migliaia e migliaia di militanti che oggi operano nel sindacato, nelle associazioni, nelle forze politiche della sinistra per farne un soggetto della reale trasformazione dell’esistente.
Come attivisti, delegati e dirigenti sindacali diciamo che il luogo della nostra militanza e della nostra azione nella società sono prima di tutto i luoghi di lavoro e che nei luoghi di lavoro dobbiamo sperimentare e sedimentare l’unità necessaria per ricostruire una presenza della sinistra nel nostro Paese.
Abbiamo deciso di impegnarci a costruire una Federazione e chiediamo alle forze della sinistra comunque collocate nei diversi recenti cartelli elettorali, a tutte le compagne e ai compagni che, a prescindere dalla partecipazione alle diverse associazioni o dal partito nel quale militano, si richiamano alla storia del movimento operaio, di unirsi e di impegnarsi a far sì che la Federazione sia il luogo, aperto e inclusivo, che unisce le forze, i collettivi e le persone, superando settarismi e incomprensioni e per farla vivere come “cantiere d’unità” a partire dai luoghi di lavoro.
http://lavorosolidarieta.it/index.htm
Inviare le adesioni al: Fax 06 8476626 oppure e-mail:associazione23marzo@gmail.com

domenica 15 novembre 2009

Epifani: "La crisi non è passata"



Roma, 14 nov. - (Adnkronos/Ign) - La Cgil torna in piazza a Roma per protestare contro le politiche del governo e chiedere interventi contro la crisi e in difesa dell'occupazione. "Chiediamo che il governo cambi registro per affrontare i nodi della crisi" dice il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. "Questa e' una manifestazione che vuole chiedere al governo cose precise perche' gli effetti piu' negativi della crisi arriveranno nelle prossime settimane e investiranno l'occupazione".

E il mondo del lavoro in crisi affolla piazza della Repubblica. In 70mila - secondo le cifre diffuse dagli organizzatori - sono giunti a Roma da tutta Italia. Foltissime le delegazioni dei lavoratori di aziende in crisi, a cominciare da Eutelia. Tra enormi palloni colorati, fischietti, slogan e caricature di Berlusconi ("La crisi c'e' ma non per me") il corteo si è mosso verso piazza del Popolo dove si conclude la manifestazione. A fianco dei lavoratori della Cgil anche gli studenti universitari e molti esponenti del Pd e dell'Italia dei Valori.

Per Epifani la crisi non e' alle nostre spalle. Anzi, e' in arrivo una nuova valanga sul fronte occupazionale. "La crisi non e' passata per i lavoratori, i precari e i pensionati. Per loro arrivera' probabilmente la parte peggiore della crisi. Un anno fa avevamo detto che era in arrivo una valanga ed e' arrivata: in un anno abbiamo perso 570 mila posti di lavoro di cui 300 mila tra i precari. Oggi la valanga non e' fatta di cassa integrazione ma di mobilita' e licenziamenti di altri precari che andranno a casa senza copertura e senza futuro".

Il peggio, dunque, non e' passato. "Quando si dice il peggio e' passato penso: passato per chi? Forse per chi investe in Borsa o forse per le banche che raccolgono tanti risparmi ma fanno pochi impieghi e si ricapitalizzano o forse per chi ci ha portato in questa crisi, i mercati finanziari, gli speculatori, che hanno fatto pagare il conto ai piu' deboli", aggiunge il leader della Cgil.

La decisione di scendere in piazza non è piaciuta però al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che accusa Epifani di fare un'opposizione "a prescindere''. ''Mi pare che in generale per Epifani si possa dire che le nostre proposte non le ha lette e non gli sono piaciute''.

Proprio dal palco di Piazza del Popolo arriva la replica, immediata, del leader Cgil. "Non ce l'abbiamo con il governo ma ce l'abbiamo con quello che il governo non fa". "L'unica cosa che non puo' dire e' che non leggiamo le proposte del governo. Vorremo pero' leggere cose diverse".

Da Epifani arriva un giudizio negativo anche sul taglio dell'acconto Irpef deciso dal governo con decreto. "Tra le cose che avevamo chiesto c'era anche un intervento per ridurre il carico fiscale di lavoratori dipendenti e di pensionati. Pero', nella sostanza, non c'e' nulla. Ancora una volta non si sono volute dare risposte al mondo del lavoro e al mondo degli anziani", spiega.

"Non c'e' attenzione a questa parte del Paese che e' piu' in difficolta' ed e' per questo che il giudizio e' negativo per quello che manca", aggiunge. Giudizio negativo anche sulla finanziaria: "non da' nulla ai lavoratori, agli investimenti e al Mezzogiorno non amplia gli ammortizzatori sociali e non si occupa di fisco e in piu' disattende la promessa piu' volte fatta di stabilizzare i precari nella ricerca. E' un governo che va contro gli interessi dei lavoratori", conclude Epifani lanciando un appello a Bonanni e Angeletti per giocare insieme a loro la partita sul fisco. "Da qui mando a dire che, se Cisl e Uil volessero fare uno sciopero generale sul fisco, la Cgil e' pronta ed e' in prima fila". "Ricordo che Cisl e Uil hanno detto di essere pronte allo sciopero generale se il governo non avesse proposto una riduzione del fisco per lavoratori dipendenti e pensionati. Io in quei giorni non ho voluto dire nulla. Ora pero' chiedo loro che giudizio danno sui provvedimenti del governo perche', se tale giudizio fosse uguale a quello della Cgil, mando a dire loro che la Cgil e' pronta e in prima fila, se loro volessero fare uno sciopero generale sul fisco".

giovedì 12 novembre 2009

Pagliarini: "14 novembre in piazza con la CGIL"


di Gianni Pagliariniresponsabile Lavoro PdCI

Nonostante i tentativi operati dal governo per nascondere palesemente gli effetti della crisi nella vita delle lavoratrici e dei lavoratori, la drammatica situazione occupazionale nel nostro Paese è sotto gli occhi di tutti. Per poter intervenire con efficacia, noi comunisti riteniamo vadano intrecciate la questione politica e la questione sociale.

Servono, allora, in primo luogo proposte immediate sul terreno istituzionale per difendere il lavoro, tutelando ogni sua sfaccettatura. Ciò investe fino in fondo la legge finanziaria in discussione: è necessario e indifferibile un intervento in grado di affrontare alcune emergenze come il blocco dei licenziamenti, il superamento della precarietà e la revisione degli ammortizzatori sociali, prevedendone un significativo irrobustimento ed estensione, costruendo le condizioni per una nuova politica industriale di qualità con al centro la ricerca, l’innovazione e una rinnovata attenzione ad uno sviluppo compatibile con il rispetto ambientale. Sempre sul terreno politico-economico, va definito un intervento fiscale all’insegna della giustizia sociale utile a determinare un’equa redistribuzione della ricchezza e un aumento del reddito per lavoratori e pensionati.
Riteniamo allo stesso modo fondamentale ricostruire la tela dell’intervento nel sociale, valorizzando luoghi di socializzazione: una tappa indispensabile non soltanto per fornire strumenti di lotta efficace, ma anche per combattere la rassegnazione che è penetrata in vari strati del mondo del lavoro. Vogliamo rimettere al centro il tema della democrazia, una parola-chiave sia se pensiamo al vulnus accertato nel nostro Paese, sia se volgiamo lo sguardo alle vertenze sindacali, all’impossibilità per i lavoratori di esprimersi sulle scelte che li riguardano e agli inaccettabili accordi separati firmati nell’ultimo anno.  
Forti di questi principi, i comunisti vogliono “entrare” nel conflitto e nei problemi concreti delle persone. Lo abbiamo fatto sostenendo le lotte nei luoghi di lavoro e lo faremo con grande convinzione il 14 a Roma, scendendo in piazza a fianco della Cgil.

giovedì 5 novembre 2009

Ferrero: PRC aderisce a piattaforma Cgil e invita i lavoratori alla mobilitazione




Oggi il segretario del Prc Paolo Ferrero ha partecipato al presidio organizzato dalla Cgil in piazza Santi Apostoli contro le politiche economiche del governo e a difesa del contratto nazionale di lavoro, messo in discussione dagli accordi tra governo, Confindustria e altri sindacati lo scorso 22 gennaio.
Nel ringraziare la Cgil per la battaglia che sta conducendo a difesa dei diritti dei lavoratori, dell’occupazione e dei precari e non garantiti, Ferrero ha espresso la piena condivisione sua e del suo partito alla battaglia intrapresa dalla Cgil.
Infine, il segretario di Rifondazione ha invitato tutti gli iscritti al Prc e i lavoratori a partecipare sia alla manifestazione nazionale che la Cgil organizzerà il 14 novembre sia al No Berlusconi Day che si terrà il prossimo 5 dicembre, manifestazione che, promossa dalla Rete e dal web come occasione di protesta contro Berlusconi e il suo governo, vede l’adesione del Prc, dell’idv e di molte altre forze politiche e sociali organizzate e non.




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