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venerdì 26 marzo 2010

La Rai insegue Mediaset anche sulle multe

Una sanzione di 100mila euro è stata comminata rispettivamente al TG1 e al TG5 dalla commissione dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. «La Commissione Servizi e Prodotti dell'Autorità, presieduta da Corrado Calabrò, relatori Magri e Sortino - si legge in una nota - alla luce dei dati di monitoraggio dell'ultimo periodo (14 - 20 marzo), ha rilevato il perdurare di un forte squilibrio informativo tra le forze politiche, in particolare tra PDL e PD, e una marginale presenza delle nuove liste che si sono presentate alle elezioni, in violazione del richiamo già rivolto alle emittenti ad attuare il riequilibrio dell'informazione nei notiziari. La Commissione", conclude la nota, "ha pertanto comminato, all'unanimità, una sanzione di 100.000 euro al Tg1 e al Tg5, che presentavano il maggiore squilibrio, e ha, nel contempo, rivolto un richiamo a tutte le emittenti ad attuare un immediato riequilibrio dell'informazione entro la chiusura della campagna elettorale".  «Solo 100mila euro di multa? Nulla rispetto al furto di democrazia perpetuato dal Tg1 e dal Tg5 -  afferma Jacopo Venier, responsabile Comunicazione del
PdCI-Federazione della Sinistra - A questo punto Minzolini paghi di tasca sua la multa inflitta e abbia la dignità di dimettersi dalla principale testata del servizio pubblico - ha aggiunto - Se persino questa così discussa Agcom è dovuta intervenire nei suoi confronti significa che l'evidenza della violazione è tale da gridare allo scandalo", ha concluso. Ma la Rai non lo pensa. Anzi. Si rifugia nella certezza di aver fatto bene il proprio lavoro. Questa la nota dell'azienda:  «In riferimento alle decisioni dell'Agcom relative alla sanzione applicata al Tg1, la Rai sulla base dei dati dell'Osservatorio di Pavia, che misura i tempi dedicati ai soggetti politici, rileva che c'e' un sostanziale equilibrio nel pieno rispetto delle regole vigenti per le campagne elettorali. Ritiene pertanto insussistente il presupposto della sanzione e impugnera' il provvedimento dell'Agcom nelle sedi competenti». I consiglieri di amministrazione Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten dopo la multa commentano: «Dunque non avevamo torto a dire che il vero rischio di sanzioni che correva la Rai non era legato ai talk show, ma al modo in cui Augusto Minzolini dirigeva il Tg1, alla sua faziosita', al modo discriminatorio di utilizzare le risorse umane della redazione, alla subalternita' agli interessi politici del presidente del Consiglio. 'Ora l'Agcom, la stessa autorita' garante che aveva inutilmente invitato la Rai a riprendere le trasmissioni di approfondimento informativo, commina una sanzione di 100.000 euro alla stessa Rai per squilibrio di presenza fra Pdl e Pd e scarsa rappresentazione dei partiti minori - insistono Rizzo Nervo e Van Straten - ed e' la prima volta che accade per violazione del pluralismo in campagna elettorale. Una sanzione che si poteva evitare se il direttore generale avesse dato ascolto ai nostri ripetuti allarmi lanciati al riguardo in consiglio di amministrazione»

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giovedì 11 febbraio 2010

NO AL BAVAGLIO ELETTORALE e NO ALL'ESCLUSIONE DEL PLURALISMO POLITICO


DIFENDIAMO L'ART.21 DELLA COSTITUZIONE

Rifondazione Comunista condivide la protesta del sindacato USIGRAI

Il governo e la maggioranza a difesa della casta e contro la democrazia

La Commissione di vigilanza chiude le trasmissioni di approfondimento politico come Anno Zero, Ballarò, Porta a porta ed altre, per tutto il mese che precede le elezioni regionali e decide di escludere dagli spazi elettorali televisivi, per la prima parte della campagna elettorale, le forze politiche più piccole;

E’ una decisione grave e senza precedenti, che lede il diritto all’informazione dei cittadini con l’intento evidente di condizionare il voto verso chi oggi detiene il potere o lo esercita ai margini della democrazia;

Una decisione intimidatoria verso quelle trasmissioni e quei giornalisti non addomesticati, che favorisce quei partiti che già godono del finanziamento pubblico a scapito di tutti gli altri. Una decisione che segue la richiesta fatta da Berlusconi l’estate scorsa di non far vedere nei TG le lotte operaie.

A questo si aggiunga che ad oggi sono esclusi dai finanziamenti pubblici più di 100 testate giornalistiche, con gravi ripercussioni sia sul piano della pluralità dell’informazione, che dell’occupazione;

Ancora una volta la Costituzione viene offesa, svuotando di senso l’art.21. il governo vuole mettere la mordacchia all’informazione ed impedire a chi canta fuori dal coro di far sentire la sua voce.

Denunciamo questi comportamenti e facciamo appello al Presidente della Repubblica perché eviti questo scempio della Carta Costituzionale;

Siamo solidali con la protesta del sindacato USIGRAI e della Federazione della stampa.

Contro questo governo fascistoide,
per respingere il BAVAGLIO ELETTORALE, 
e difendere l’art: 21 della Costituzione
Il 27 febbraio tutti in piazza col popolo viola a difesa della Costituzione


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domenica 8 novembre 2009

TV - Il fronte dell'abolizione del canone Rai fa paura a Mediaset

«La proposta di non pagare il canone Rai è una sciocchezza. Mediaset non vuole boicottare il canone. Berlusconi sbaglia. Si sta dando delle martellate».


(Fedele Confalonieri, «La Stampa», 2 novembre 2009). 
Chissà cosa ha spinto il solitamente fido Fidel a contraddire così platealmente il suo capo e a liquidare così nettamente la campagna di stampa che i media del gruppo stanno facendo contro il canone Rai. Motivi politici? Economici? Strategici? Forse Fedele Confalonieri, che è alla testa di Mediaset da una vita, ha fatto semplicemente due conti. Abbiamo provato a farli anche noi. Anticipiamo il risultato: la sparizione del canone Rai costerebbe a Mediaset qualcosa come 5-600 milioni di euro all'anno. Mezzo miliardo e più. Vediamo perché.
La Rai ha incassato dal canone, nel 2008, 1.603 milioni di euro. Molto di più di quanto non abbia ricavato dalle inserzioni pubblicitarie (1.092 milioni). Nello stesso anno, il gruppo Rti-Mediaset ha incassato in pubblicità 2.165 milioni. Se si descrive la faccenda disegnando la torta complessiva del mercato pubblicitario televisivo, si vede che la Rai ne ha preso uno spicchio poco più grande di un quarto (27,9%), mentre Mediaset ne ha mangiato più della metà (55,1%). Il resto si è diviso tra vari operatori «minori»: Sky, La7...
Stando così le cose, uno potrebbe dire: se la Rai perde il canone, chiude, venendo ad essa a mancare quasi la metà dei suoi incassi. Senonché, bisogna ricordare che l'esistenza del canone Rai richiede e giustifica la presenza di un tetto alla raccolta pubblicitaria della stessa azienda: se salta il canone, salta il tetto. E se salta il tetto, le cose cambiano per tutti, perché la Rai può raccogliere più pubblicità sul mercato. A meno che parallelamente il mercato pubblicitario non registri un inaudito boom, questo vuol dire che qualcun altro ci perderà.
Chi ci perderà, e quanto? In questi casi gli economisti fanno un esercizio, che si chiama di «statica comparata». A costo di banalizzare, lo spieghiamo come se fosse il conto del fruttivendolo. Mettiamo che la torta pubblicitaria, nel complesso, non cresca (nel 2008 era sui 4 miliardi). Mettiamo che, sparito il tetto, ciascuno si possa muovere in libertà cercando inserzionisti sul mercato. Mettiamo che ciascuna tv riceva pubblicità in base a quanta gente la vede (allo share medio dell'anno in questione). Mettiamo che, in un futuro senza canone, lo share tra le varie tv sia uguale a quello che è stato nel 2008: 42,2% Rai, 39,4% Mediaset. Facciamo i conti: alla Rai spetterebbe il 42,2% della torta pubblicitaria, dunque 1.657 milioni di euro, mentre a Mediaset finirebbe il 39,4%, ossia 1.547 milioni. La Rai guadagnerebbe, in pubblicità, 561 milioni. Mediaset perderebbe, in pubblicità, 617 milioni. Finora le reazioni e gli allarmi si sono concentrati su quel che succederebbe in casa Rai: anche con l'aumento delle entrate della pubblicità, il bilancio si troverebbe in rosso, visto che i maggiori incassi dagli spot compenserebbero a malapena un terzo delle mancate entrate da canone. Però anche in casa Mediaset si aprirebbe una voragine. Morale: l'abolizione del canone non si farà mai. Perché il bollettino che paghiamo ogni anno alla Rai va a finanziare, almeno per 4 euro su 10, Mediaset. E né il composito proprietario della Rai né il mero proprietario di Mediaset possono permetterselo. Per quest'ultimo, sarebbe come darsi delle martellate. 


Roberta Carlini (Per la versione completa: www.sbilanciamoci.info)

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