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venerdì 23 aprile 2010

Dal Blog di Claudio Grassi (PRC) Piattaforme comuni

Dopo le elezioni regionali si sono sviluppate molte riflessioni e si sono svolti importanti appuntamenti congressuali (Fiom e Arci).
Anche in questo blog la discussione è stata molto intensa. Ho letto tutti i commenti molto attentamente e sono molto soddisfatto dei contributi che sono arrivati: fanno riflettere. Per quanto mi riguarda la loro lettura non è meno importante e stimolante di una riunione di un organismo di Partito. Chiederei solo, come ho già fatto in passato, due cose. Evitare l’anonimato. Perché si deve aver paura di associare il proprio nome a ciò che si pensa e si scrive? Inoltre, ma su questo vi è stato un netto miglioramento, chiederei di tenere il confronto, anche aspro, senza scadere nell’insulto e nello stravolgimento delle posizioni altrui.
Detto questo, l’intensità della discussione conferma la straordinaria opportunità che ci è data dalla “rete” per dibattere, partecipare, organizzare. Se una critica dobbiamo farci è che usiamo ancora troppo poco questi strumenti, lasciando ad altri – Beppe Grillo, “Popolo Viola”, lo stesso Di Pietro -  uno spazio che dovremmo occupare noi per primi.
Alla fine di questo post troverete i seguenti documenti:
- il documento approvato dal cpn di Rifondazione;
- la lettera aperta di Diliberto;
- il resoconto della riunione nazionale di Sel scritto da Elettra Deiana;
- il documento dell’esecutivo nazionale di Sinistra Critica;
- la relazione di Gianni Rinaldini al congresso della Fiom;
- la relazione di Paolo Beni al congresso dell’Arci.
Vi inviterei a leggere attentamente questi testi poiché rappresentano posizioni politiche ed esperienze di lotta e di aggregazione di pezzi importanti della sinistra di classe. Sono convinto che senza una convergenza tra queste forze sia difficile, in questa fase, costruire una piattaforma di lotta credibile e in grado di incidere.
Per fare il punto della situazione partirei dalla discussione che si è svolta nel Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista. E’ stata una riunione importante per due motivi.
Il primo è che, a differenza di quanto avvenne all’indomani delle elezioni europee, il consenso raccolto dal documento proposto dalla segreteria nazionale è stato molto ampio. Il secondo è che, attraverso un emendamento che proponeva di togliere dal documento qualsiasi riferimento al congresso della Federazione della Sinistra, si è manifestata esplicitamente una posizione che vuole rallentare e rivedere il processo di costruzione della Federazione stessa.
Il documento approvato è positivo, fa una analisi onesta del voto e avanza proposte concrete di lavoro sia per quanto riguarda i rapporti a sinistra e con il centro sinistra, sia per quanto riguarda il lavoro nella società. Viceversa se l’emendamento proposto fosse stato approvato avrebbe fatto “saltare” la Federazione, con conseguenze politiche disastrose. Mi chiedo come si faccia a non valutare, con un consenso elettorale come Federazione che si è attestato al 2,8%, le conseguenze che si produrrebbero se ognuno dei soggetti che hanno dato vita a questo processo unitario, in particolare il Prc e il Pdci, tornassero a “casa propria”. Sarebbe la frantumazione dell’atomo e la fine di qualsiasi residuo di credibilità di cui ancora godiamo e di quella che potremmo conquistare.
Per quanto riguarda la lettera di Diliberto. Anch’essa contiene molte cose condivisibili. In particolare è giusto l’allarme che viene lanciato sul pericolo di ulteriori attacchi alla Costituzione, all’indipendenza della magistratura, ad una torsione autoritaria che la vittoria dell’asse Berlusconi Bossi potrebbe mettere in campo. Molte riflessioni su questo argomento e su come costruire alleanze a sinistra sono simili a quelle contenute nel documento di Rifondazione. Vi sono due punti che, invece, meritano un approfondimento.  Approfondimento che, per quanto mi riguarda, va fatto senza che per questo si metta in discussione il processo unitario avviato tra di noi ormai da due anni che, anzi, deve procedere con ancora maggiore forza.
Il primo riguarda l’unità tra Prc e Pdci (è importante che Diliberto usi questa declinazione che almeno rende un po’ più chiara la proposta di unità dei comunisti che, in quanto tale, a mio parere non ha alcun senso). Ho già espresso in altre sedi la mia opinione su questo, ma vorrei precisare. Credo sia assurdo che in Italia esista un partito comunista che raccoglie il due per cento e un altro che ne raccoglie l’uno. Quando ci chiediamo come mai non siamo credibili, il problema è anche questo. Un processo di ricomposizione, quindi, non solo è giusto, ma è auspicabile. Il punto non è il se, ma il come fare l’unità. E il come non può essere un accordo di vertice, ma deve maturare nei territori e nelle pratiche di lotta comuni. Deve avvenire processualmente in una condivisione reciproca di entrambi i partiti, poiché la cosa peggiore che si potrebbe fare sarebbe quella di battere la grancassa dell’unità e, contemporaneamente,  scassare i partiti coinvolti. Per questo ritengo che il processo di costruzione della Federazione della Sinistra non sia un ripiego, ma il luogo più avanzato, quello oggi concretamente fattibile, dove si sperimentano le forme di unità possibili.
Il secondo punto da approfondire riguarda la valutazione delle forze comuniste e di sinistra di alternativa sullo scacchiere europeo. Intanto vorrei dire a Diliberto che anche Rifondazione, e non solo il Pdci, lotta per il superamento del capitalismo. A parte questo, darei un giudizio più problematico e articolato sulle forze comuniste europee che Diliberto cita poiché, se è vero che in Grecia, in Portogallo e a Cipro i comunisti hanno mantenuto un consenso importante, è altrettanto vero che parliamo di Paesi che per dimensione e livello di sviluppo non sono paragonabili all’Italia. Viceversa le esperienze francese e tedesca del Front de Gauche e della Linke, esperienze che considero positive, afferiscono a Paesi più simili al nostro. Ovviamente non ci sono modelli. Credo però che queste esperienze vadano studiate con grande attenzione e che da esse ci possano giungere spunti interessanti che possono aiutarci nel processo di costruzione della Federazione della Sinistra.
In conclusione, leggendo anche gli altri documenti – quello di Sinistra Ecologia e libertà, Sinistra Critica, ma anche le relazioni di Gianni Rinaldini della Fiom e di Paolo Beni dell’Arci che qui sono allegate, credo che si possano fare alcune semplici considerazioni.
Queste forze, che rappresentano una parte importante della sinistra italiana, pur nella loro diversità, su alcuni punti importanti possono convergere. Parliamo di obiettivi importantissimi:
- difesa dei diritti del lavoro e lotta alla precarietà;
- lotta a qualsiasi forma di razzismo, di discriminazione sessuale, per i diritti civili;
- difesa dei beni comuni a partire dall’acqua;
- difesa della Costituzione, dell’indipendenza della magistratura, contro il presidenzialismo;
- no alla guerra, ritiro delle truppe dall’Afghanistan;
- libertà di informazione.
Occorre quindi trovare la modalità attraverso la quale queste forze si uniscono per sviluppare, su questi obiettivi, lotte comuni. Occorre dare vita ad un Fronte della Sinistra che, lasciando ad ogni soggetto la propria autonomia, costruisca un polo a sinistra del Pd capace di incidere, di spostare rapporti di forza, di fare massa critica. Una prima iniziativa concreta sono i referendum sull’acqua sui quali tutte queste forze possono unirsi.
Contemporaneamente a questo va portato a compimento il processo di costruzione della Federazione della Sinistra che non deve essere dilazionato. La cosa peggiore, infatti, è rimanere troppo a lungo in una situazione di transizione. Da questo punto di vista occorre subito creare nelle Regioni dove abbiamo eletto consiglieri i gruppi della Federazione e in ogni città i coordinamenti politici composti non solo dai “soci fondatori” ma da tutti i soggetti attivi sul territorio interessati a portare il loro contributo.

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domenica 11 aprile 2010

Pdci e rc situazione critica....



Da partiti che ambivano a rappresentare i cassintegrati, a partiti che finiscono per essere costituiti “da” cassintegrati. Non c’è, ovviamente, solo la differenza di un articolo, fra queste due condizioni, ma la storia di un passaggio di epoca, la radiografia di un drammatico terremoto politico. Stiamo parlando di Pdci e Rifondazione (ma anche dei Verdi), ovvero dei partiti che dopo le ultime elezioni sono diventati zombie, costretti a demolire il loro apparato, a dismettere i (pochi) gioielli di famiglia rimasti, a chiudere i giornali, ad alienare le sedi, e – soprattutto – a licenziare e prepensionare tutti i loro dipendenti, proprio come nei processi di deindustrializzazione che in questi anni hanno tenacemente combattuto. Colpa degli sbarramenti elettorali, prima di tutto: che colpiscono non solo la rappresentanza, ma – solo in Italia – anche il diritto a ottenere rimborsi. E colpa anche, come vedremo fra breve, della strategia di Silvio Berlusconi (ma pure del Pd), che ha mirato a fare terra bruciata di tutte le organizzazioni politiche che avevano popolato la Seconda Repubblica. Un fenomeno, quindi, che non può indurre al sorriso, o a facili battute, ma che deve essere anche letto – qualunque cosa si pensi di questi partiti – come una ulteriore restrizione degli spazi democratici.
NON PIU’ VIRTUOSI. Il nostro viaggio non può che partire dal Pdci di Oliviero Diliberto, che fino alla catastrofe elettorale della lista arcobaleno del 2008 era additato come modello di gestione economica persino da un analista non certo tenero come Gianmaria De Francesco, cronista economico de Il Giornale: apparato ridotto, conti in regola, rapporto virtuoso tra eletti, voti e militanti, che garantiva solidi attivi di bilancio. Ebbene, la notizia che in queste ore, per motivi comprensibili, si prova a mantenere segreta, è che il partito è ormai alla bancarotta. Sul conto corrente ci sono solo 160 mila euro, quelli che bastano a malapena a gestire l’amministrazione ordinaria. Dei 21 dipendenti 17 sono stati posti in cassa integrazione. Ne rimangono solo quattro, di cui uno per motivi legali è l’amministratore, l’altro è un centralinista, l’altro è il segretario del segretario, e l’ultimo un organizzatore, ovvero il presidio minimo per cui il cuore dell’organizzazione non cessi di battere all’istante.
Ancora più drammatica la situazione di Rinascita, il settimanale che ai tempi di Armando Cossutta fu oggetto di una contesa per il valore della testata, prestigiosa e direttamente riconducibile alla memoria di Palmiro Togliatti. Ecco, adesso il settimanale del Pdci è tecnicamente fallito, ha cessato le pubblicazioni, e tutti i giornalisti sono stati anche loro cassintegrati. Rinascita, che non aveva mai perso il suo ridotto ma il solido presidio di lettori costava da solo 900 mila euro l’anno, un lusso per un partito che deve tagliare gli stipendi a tutti. Già la storia di questo tracollo economico spiega come ci sia lo zampino del governo. Il settimanale, infatti, era uno dei pochi organi di partito, tra quelli che hanno diritto al sovvenzionamento pubblico, che non copriva in modo surrettizio altri scopi o altri fini. Ma la norma con cui Tremonti ha tolto il cosiddetto “diritto soggettivo” al finanziamento ha di fatto reso discrezionale l’accesso ai fondi dell’editoria: mentre prima le banche anticipavano le cifre a cui il giornale avrebbe avuto in ogni caso diritto in base alla sua tiratura, adesso – non essendoci più nessuna certezza, visto che si combatte ad ogni Finanziaria sulla copertura delle quote – non fanno più nessun credito.
Infine il doloroso capitolo del bilancio del partito. Ancora nel 2008 aveva quattro gettiti importanti: il tesseramento, il finanziamento pubblico, i rimborsi elettorali e le rimesse degli eletti locali e nazionali, che devolvevano il 50% del proprio stipendio netto al partito. Nelle ultime politiche e alle europee, il Pdci non ha superato il quorum del 4%. E in questo caso, per via di un liberticida emendamento alla legge voluto in Parlamento dai veltroniani (Berlusconi era incerto), né Rifondazione, né i Verdi, né il Pdci hanno ottenuto un solo centesimo. Un piccolo assurdo democratico: infatti, la quota dei voti che questi partiti ottengono contribuisce a finanziare i loro avversari politici di centrodestra, o i loro concorrenti di sinistra rappresentati. Ma nel caso del Pdci le europee sono state come un tavolo da poker. Oliviero Diliberto ha deciso di puntare le sue residue risorse (quasi tre milioni di euro) per promuovere i propri candidati nell’alleanza con Rifondazione. Risultato paradossale: tutti e quattro i candidati del partito erano arrivati primi nella battaglia delle preferenze, centrando l’obiettivo. Ma, ancora una volta, il risultato elettorale, inferiore di 0.6 decimi di punto al quorum, ha sottratto all’alleanza elettorale quasi sei milioni di euro di finanziamento.
NAPOLI ADDIO. A via del Policlinico la situazione è altrettanto drammatica. “Io, che ho passato una vita a difendere i lavoratori dai licenziamenti – ammette con sofferenza Paolo Ferrero, segretario del partito – mi sono trovato a dover sottoscrivere la drammatica necessità di quaranta licenziamenti”. A cui, per giunta,si aggiungono, anche in questo caso, altri 40 dipendenti messi in cassa integrazione. E a cui si aggiunge la situazione precarissima di Liberazione, che ha già tagliato la foliazione, e ha dovuto mettere in solidarietà tutti i suoi dipendenti. Le vendite sono passate dalle 16 mila copie dell’era Curzi alle 4800 attuali. Ad aprile è prevista una verifica dei conti a cui il giornale potrebbe non sopravvivere.
Le ultime elezioni vedevano partire il cartello della federazione da 48 consiglieri regionali, che dal punto di vista finanziario portavano 5 mila euro a testa ogni mese. In queste elezioni i due partiti sono passati a 18. 14 di Rifondazione, solo 4 del Pdci. Ma il quorum è stato mancato in Lombardia, che portava uno dei rimborsi elettorali più cospicui. A via del Policlinico resta (per ora) un apparato di 40 funzionari. Come pagarli? Per ora nell’unico modo possibile: mettendo in vendita un pezzo forte del patrimonio, la sede di Napoli. Ma per resistere fino alle prossime politiche, nella speranza di passare il quorum, ci vorrà altro. Unica storia controtendenza? Quella di Sinistra e libertà, che ha ottenuto quasi lo stesso numero di eletti della federazione. Il caso virtuoso? Proprio in Puglia, dove Vendola ha trainato la lista al 9%, producendo un rimborso adeguato. Retroscena incredibile: Vendola ha speso solo 400 mila euro (contro sei milioni circa del suo avversario, Rocco Palese) perché il Pd, per via delle note ruggini, aveva trattenuto i 300 mila euro raccolti con le primarie. Vendola otterrà di rimborso molto di più. Li userà per finanziare le primarie nazionali in vista del 2012?
di Luca Telese su “Il Fatto Quotidiano”


Postare o non postare? La situazione riguarda tutti, più o meno la conosciamo, ma qualche riflessione da fare c'è.  Ognuno la sua, come sempre. Il titolo è cambiato appositamente.
Ladytux

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martedì 16 febbraio 2010

Da Nicotra un appello tardivo dopo aver ignorato per un mese la proposta unitaria di Sinistra Ecologia Libertà

Pubblichiamo per portare a conoscenza le critiche di SeL alla Federazione della Sinistra, invitando i diretti interessati, alla replica. 


*****

Per evitare che si possano ripetere questi errori, invitiamo fin da ora la Federazione della Sinistra a valorizzare l'esperimento del comune di Arezzo, che vede lavorare fianco a fianco rappresentanti della sinistra diffusa, di Rifondazione Comunista e di Sinistra Ecologia e Libertà .



Dal 23 Gennaio il coordinamento provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà invita pubblicamente tutte le forze della Sinistra alla costruzione di una lista unitaria alle prossime elezioni regionali. Non a un mero cartello elettorale che ci avrebbe visti divisi sin dal 29 Marzo nella difesa identitaria delle nostre poltroncine ma a un vero progetto di ricostruzione dell'idealità, dell'azione e del essere delle forze di Sinistra, partendo dalla Toscana, 
posizione ribadita dal documento approvato dall'assemblea regionale di SEL. Questa scelta ci avrebbe pure dato più forze nella trattativa con il candidato Rossi e avrebbe risparmiato alla coalizione di centrosinistra un incomprensione ridicola sul tema dei Centri d'Identificazione e d'Espulsione, un candidato aperto e propositivo sul tema dell'immigrazione e dell'integrazione non può proporre gabbie per immigrati.
Ma dal 23 Gennaio non ci è pervenuto nemmeno l'inizio di un segnale di apertura da parte della Federazione della Sinistra o della Federazione dei Verdi. Ora che il programma è definito, che le forze stanno per entrare in campo, la paura di non superare la soglia di sbarramento del 4% spinge, a pochi giorni del termine utile per presentare le liste e raccogliere le firme, chi non si sente in grado di superare quest'ostacolo a proporre accordi chi di bassa politica.
L'impegno che abbiamo preso con la Toscana e il paese creando tre mesi fa Sinistra Ecologia e Libertà, è di lavorare alla costruzione di una forza di Sinistra, moderna, unitaria e plurale ma questo non includeva la salvaguardia delle poltrone ad ogni costo. Oltre che alla bontà e alla serietà della nostra proposta politica e alla forza di volontà dei nostri militanti per superare la soglia di sbarramento, ci affidiamo all'intelligenza del corpo elettorale che non avrebbe tollerato l'ennesimo tentativo di salvataggio di élite politiche a discapito di un vero progetto politico.
SEL ha dimostrato concretamente di credere nell'unità della sinistra, sostenendo il gruppo della Sinistra unita al Comune di Arezzo, ed i suoi assessori indipendentemente dal partito di riferimento, senza chiedere propri rappresentanti in giunta, come invece hanno fato altre forze politiche. Continueremo a lavorare nella direzione dell'unità, anche in campagna elettorale.
Per evitare che si possano ripetere questi errori, invitiamo fin da ora la Federazione della Sinistra a valorizzare l'esperimento del comune di Arezzo, che vede lavorare fianco a fianco rappresentanti della sinistra diffusa, di Rifondazione Comunista e di Sinistra Ecologia e Libertà. Questo per dimostrare che quando si pone al di sopra delle aspirazioni di potere, il bene della propria comunità, il lavoro comune è possibile
Sinistra Ecologia e Libertà

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domenica 14 febbraio 2010

Unire la sinistra: in Puglia il dibattito è aperto

Ai sottoscrittori dell’ appello

“UNIRE LA SINISTRA”



Riteniamo doveroso dare seguito all’ appello pubblico “Unire la Sinistra” sottoscritto da centinaia di cittadini, intellettuali, esponenti della realtà sociale pugliese su un tema cruciale quale l’ unità delle sinistra per la costruzione di un’ alternativa politica e sociale nella nostra regione.
In questa fase di crisi della politica e della forma partito, di frammentazione e di sconfitta della sinistra, sentiamo su di noi la responsabilità di scelte le cui conseguenze potrebbero avere un peso enorme sui possibili scenari futuri.
Per quanto ci riguarda, dichiarando tutta la nostra disponibilità ad affrontare pubblicamente, in forma aperta e partecipata, le questioni contenute nell’ appello, intendiamo rendere esplicito il percorso compiuto dal nostro partito, rendere conto del nostro operato e delle nostre proposte.
Il PRC ha partecipato attivamente alle primarie pugliesi a sostegno della candidatura di Nichi Vendola: questo sostegno, di cui non sfuggirà l’ elemento di lealtà e di generosità, ha avuto la finalità di non disperdere definitivamente le ragioni di una stagione importante per la Puglia, riconsegnandola irrevocabilmente alla logica degli apparati e dei potentati economici e destinando la sinistra al moderatismo e la trasformismo (altro cos’era il corteggiamento all’ UDC, alla Poli Bortone?).
Il risultato strepitoso a favore di Vendola si presta a più letture: per quanto ci riguarda, condividiamo nella sostanza la vostra analisi.
Riteniamo infatti che abbia ripreso fiato un grande bisogno di partecipazione popolare, di parole e contenuti chiaramente e inequivocabilmente di sinistra.
All’ indomani delle primarie abbiamo incontrato il candidato presidente e il segretario di Sinistra e Libertà, ai quali abbiamo proposto una risposta concreta a questo bisogno, la costruzione di programma e lista unitari, un’ alternativa di sinistra riconoscibile, oltre che nei suoi simboli, anche nella chiarezza dei contenuti e nella scelta partecipata delle candidature.
Pensiamo, infatti, che dalla Puglia debba partire, rafforzato, un progetto di ricostruzione della sinistra di alternativa in grado di parlare al Paese, al presente e al futuro.
Per ragioni a noi difficilmente comprensibili, e riteniamo difficilmente spiegabili al popolo delle primarie, a questa proposta i dirigenti di SeL hanno risposto negativamente: il successivo accordo con i socialisti ne è la conferma.
Il rischio sarà quello di avere un presidente ancor di più assediato e prigioniero dei poteri forti.
A maggior ragione sentiamo come un dovere politico quello di assumere la responsabilità di lavorare affinchè l’ opzione di una sinistra di alternativa sia in campo, insieme a quanti vorranno affiancarci in questo difficile percorso. Parteciperemo, dunque, a tutti i momenti di discussione pubblica in tal senso.

Bari, 12 febbraio 2010

Le compagne e i compagni pugliesi
di Rifondazione Comunistaa


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venerdì 12 febbraio 2010

Parma: "Sinistra comunista, alternativa e anticapitalista insieme"


da ParmaDaily.it - ParmaDaily ha intervistato Paola Varesi, da qualche mese eletta segretaria provinciale di Rifondazione comunista di Parma.
Segretaria, il Partito della Rifondazione comunista di Parma in questi ultimi anni è andato sui giornali più per i suoi scontri tra le varie mozioni/correnti che per la proposta un progetto politico chiaro. A che punto siamo della "contesa interna"? E’ vero che spesso c’è stato un eccesso polemiche e di litigiosità interna, ma non si può dimenticare che in questi anni Rifondazione Comunista è stata anche in prima fila in molte iniziative politiche e sociali a difesa del lavoro e contro la precarietà, per la casa, l’ambiente, la tutela della condizione degli studenti.
Oggi c’è anche una consapevolezza diffusa all’interno del partito che è necessario dedicare meno tempo alle polemiche interne. Questa volontà comune non cancella il dibattito e il confronto tra posizioni diverse ma esprime anche un forte spirito unitario. Non possiamo permetterci altre divisioni.
Penso di poter dire che la mia elezione, quella della segreteria ampiamente rappresentativa e quella di Andrea Davolo alla presidenza del comitato federale, rappresentino un buon segnale di miglioramento del clima interno.
Quali sono i principali obiettivi che si pone per il rilancio del PRC di Parma? Il nostro partito deve essere sempre più presente nel conflitto sociale.
In questi mesi siamo stati a fianco dei lavoratori che hanno difeso il posto di lavoro, come all’SPX di Sala Baganza. Siamo stati presenti nella mobilitazione antifascista contro Casa Pound. Siamo parte del movimento contro l’inceneritore. Presenti nella società, prima di tutto, a fianco di chi si batte per cambiarla e rimuovere le ingiustizie.
Vogliamo poi dare impulso concreto alla costruzione della Federazione della Sinistra, insieme al PdCI e alle altre forze che l’hanno promossa a livello nazionale.
Pensiamo che sia indispensabile cerare un soggetto plurale che unisca la sinistra comunista, alternativa e anticapitalista. La Federazione serve anche a rispondere alla richiesta di unità che ci viene da chi vuole che in Italia si ricostruisca una sinistra forte, radicale, di massa.
In merito ai rapporti con il PdCI qual è la sua opinione? Distinzione, federazione, fusione? Come ho detto dobbiamo avviare a tutti i livelli la costruzione della Federazione della Sinistra.
Oggi non si tratta di cancellare le forze che esistono ma di unirle nell’azione politica e sociale comune.
Si è già visto che le forzature producono spesso più divisioni che unità.
Alcuni ultimi sondaggi danno il PRC+PDCI al 1,6% (http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/). Che spiegazione dà nel vedere i comunisti ridotti così ai minimi termini? 
Un altro sondaggio quasi contemporaneo ci dà un risultato più favorevole.
Certo non ci nascondiamo le difficoltà. Paghiamo ancora la delusione nei confronti dell’ultima esperienza di governo del centro-sinistra e le ripetute divisioni e scissioni che ci hanno colpito. C’è anche da mettere nel conto la cancellazione dei comunisti e della sinistra dai grandi mezzi di informazione, siano essi vicini al centro-destra o al PD. D’altra parte il fallimento evidente della prospettiva strategica da cui è nato il PD da un lato, l’inadeguatezza dell’Italia dei Valori a costituire una coerente forza di alternativa, ci dicono che esistono tutte le condizioni per far crescere la Federazione della Sinistra e con essa Rifondazione Comunista.
Non sarà un percorso facile ma penso che ce la possiamo fare.
Qual è la sua opinione sull'operato della Provincia di Bernazzoli? Noi siamo stati molto critici soprattutto con l’ultima fase della gestione della Provincia da parte di Bernazzoli e del PD. Dalla scelta dell’inceneritore alla continua cementificazione del territorio, alla carenze nella gestione delle politiche di sostegno al lavoro in una fase di crisi, abbiamo espresso la nostra netta opposizione. Abbiamo ritenuto l’Amministrazione provinciale troppo subalterna ai poteri forti, questo ha impedito di raggiungere un’intesa nelle elezioni provinciali.
Per ora non vediamo novità significative.
Come preparare e con chi l'alternativa all'amministrazione Vignali? Per costruire un’alternativa vera occorre una visione diversa dello sviluppo della città, degli interessi sociali che vanno tutelati, della partecipazione democratica oggi sempre più negata, rispetto a quelle dell’attuale Giunta. Dietro alle apparenze, crescono le contraddizioni e le situazioni di povertà e di isolamento nella nostra città.
A partire dall’opposizione bisogna far capire concretamente qual è la città che vogliamo e che vuole realmente la maggioranza dei cittadini, a cui oggi nei fatti è negata la parola.
Cominceremo a lavorare ad una proposta che parli alla città. Oggi non sappiamo se il PD è interessato a questo tipo di progetto, chiaro, vicino alle esigenze di chi lavora, dei giovani, di chi oggi è in difficoltà, oppure vuole corteggiare i palazzi del potere e inseguire il moderatismo.
Una scelta politica questa che non paga e lo si è già visto più volte.

Andrea Marsiletti 


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SeL e FdS: Una lista unitaria a Desio


Sinistra Ecologia Libertà, la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà), il Partito Socialista Italiano di Desio, consapevoli che nel territorio desiano vi è l'urgente necessità di una forte risposta al degrado morale, sociale e ambientale in atto a causa del malgoverno della destra, e rilevando che a livello locale si registra una totale intesa politica e programmatica, concordano di presentarsi alle prossime elezioni comunali di Desio con una lista unitaria denominata “SINISTRA e AMBIENTE per DESIO”, a sostegno del candidato sindaco del Centro Sinistra Roberto CORTI.
Tutti i partiti della Sinistra desiana hanno contribuito con Roberto Corti e gli altri partiti della coalizione di centro sinistra a stilare un programma politico ed amministrativo che prevede una svolta profonda nel governo della città.
Tutta la Sinistra desiana sarà presente unita alle prossime elezioni comunali per dare un contributo decisivo alla vittoria della coalizione di Centro Sinistra, per portare un nutrito gruppo di rappresentanti nel nuovo consiglio e per dare un contributo decisivo alla nuova stagione politica, richiesta dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Tutti i candidati di “Sinistra e Ambiente per Desio”, quale sia la loro provenienza politica, si sono impegnati, una volta eletti, a costituire un gruppo unico in Consiglio Comunale per rappresentare in modo efficace le istanze che vengono dal popolo della sinistra, e delle forze democratiche, che chiede un governo che metta la centro la salvaguardia dell'ambiente, i diritti dei cittadini, ed una città più bella, più giusta, inclusiva e solidale.

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mercoledì 10 febbraio 2010

Il Pd s'allea all'Udc. Rossi: «L'hanno combinata grossa»


Assieme a loro anche Idv e Verdi, ma Sinistra e Libertà e Rifondazione Comunista non ci stanno. Mentrasti: «Abbiamo scritto a Spacca, aspettiamo ancora, ma la responsabilità è di Ucchielli». L'ex presidente piceno: «Adesso costruiamo una alternativa a questo sistema»

ANCONA - Partito Democratico, Udc, Italia dei Valori, Verdi, civiche e qualche cespuglio: è stata firmata ad Ancona l'intesa tra le forze politiche di sostegno al presidente in carica Gian Mario Spacca, dai rappresentanti dei partiti Ucchielli, Pettinari, Borghesi, Carrabs. Porte aperte anche al neo-movimento rutelliano Alleanza per l'Italia e anche, da parte di Ucchielli del Pd, a Sinistra Ecologia e Libertà. Che però risponde picche e, affiancata daRifondazione Comunista, prepara il terreno per la clamorosa scissione del centrosinistra marchigiano dopo 15 anni continui di governo.

Ma andiamo per ordine: Edoardo Mentrasti, coordinatore regionale di SeL, non ci tiene a passare per colui che rifiuta l'offerta di Ucchielli: «Domenica abbiamo avuto una assemblea regionale e due erano i punti fermi: il primo, che il programma fosse quello da noi accettato il 4 febbraio e in precedenza il 21 dicembre, quindi non poniamo veti alla presenza dell'Udc nella coalizione. Tuttavia oggi l'intesa sottoscritta presenta alcuni passi indietro proprio rispetto a quel programma. Secondo punto, non accettiamo veti o preclusioni a nessuna delle forze politiche che fanno attualmente parte della maggioranza e che governano assieme da 15 anni». Così comunque non sarebbe, visto che Ucchielli cercava di raggiungere un equilibrio con il bilancino di incarichi tra giunta e consiglio. Rifondazione e Pdci, in qualche modo, sarebbero ritenuti dalla stessa Udc incompatibili nella nuova coalizione definibile come "centrista".

Mentrasti però tende la mano: «Abbiamo scritto al presidente Spacca come estremo appello affinché questa rottura non avvenga, e attendiamo una risposta anche perché si sappia che non noi, ma altri hanno portato a questo strappo. Questo lo devono sapere tutti i marchigiani per assegnare le loro responsabilità. Qualcuno dice che la situazione è irrecuperabile ma per noi basterebbe quel poco. Sia chiaro, siamo alternativi all'Udc ma era il Pd a chiederci questo passo che noi siamo disposti ad accettare per senso di responsabilità».

Scendi di cento chilometri più a sud e Massimo Rossi, ex presidente della provincia picena, non sembra troppo dispiaciuto per quanto sta avvenendo: «Credo che dobbiamo creare una nuova prospettiva, un punto di vista diverso rispetto a chi la politica la considera tatticismo. Io ci credo». Ci crede a tal punto da non porre limiti ad una sua eventuale candidatura alla presidenza regionale (Mentrasti giudica questa ipotesi ancora prematura: domani Sel riunisce il proprio coordinamento e prenderà delle decisioni in merito alla risposta di Spacca): «Sono a disposizione per qualsiasi ipotesi risultassi utile».

Quindi è dietro l'angolo un tridente di candidature: Marinelli a destra, Spacca al centro, Rossi a sinistra: «Non possiamo rinunciare al nostro punto di vista critico di fronte ad un Pd sempre più ondivago - afferma quest'ultimo - Purtroppo l'hanno fatta grossa e la sinistra non può essere soggetta al ricatto del voto utile né alla possibilità di creare una propria prospettiva perché soggetta ai veti stavolta dell'Udc».

«Dobbiamo ripartire» indica Rossi. Ma ha senso una candidatura che, numeri alla mano, può essere rappresentativa ma non ancora forte da proporsi come governo regionale? «Innanzitutto possiamo raccogliere un vasto nucleo di delusi, che può catalizzarsi attorno alle nostre proposte - continua - Se pensiamo che un anno fa non ha votato il 26% degli elettori, capiamo quanta possibilità di recupero abbiamo. I sondaggi ci danno in recupero (e inoltre un anno fa la sinistra era al 7,4%, l'Udc al 7,2: che cosa ci guadagna il Pd?). A chi contesta questa posizione, possiamo ricordare che tantissimi movimenti politici, primo fra tutti il Partito Comunista Italiano, hanno ottenuto tante vittorie pur essendo stati esclusi dal governo per decenni. Noi possiamo mediare sui contenuti, ma non per le poltrone. Sono allergico a questi discorsi, questa è una politica triste».

Insomma, Mentrasti e Rossi da una parte, Ucchielli e Spacca dall'altra?

martedì 2 febbraio 2010

Costruire la federazione della sinistra assieme a Vendola, contemporaneamente procedere alla riunificazione fra Prc e Pdci

Lo scontro pugliese fra il Pd dalemiano e Vendola ed anche le altre situazioni critiche del Pd in tutta Italia cambiano la situazione a sinistra. Abbiamo l’occasione di far uscire i comunisti e la sinistra dalla situazione critica e minoritaria in cui sono piombati dopo la partecipazione catastrofica all’ultimo governo Prodi. Servirebbe il coraggio di fare due grandi operazioni contemporanee. Costruire la Federazione della sinistra assieme a Vendola, per dotarci di una sinistra più ampia e attrattiva a sinistra del Pd (sia per avere la forza e la credibilità per raccogliere il grandissimo malessere sociale esistente nel Paese, sia per poter raccogliere il vasto malessere che attraversa oggi il Pd, come si è visto in Puglia e non solo) e CONTEMPORANEAMENTE rafforzare i comunisti e la loro autonomia dentro la federazione, come perno indispensabile per una solida unità della sinistra più ampia, procedendo quindi alla riunificazione del Prc e del Pdci e di tutti i comunisti disponibili, rilanciando seriamente il processo di rifondazione di una teoria e di una prassi comunista di fronte ai profondi cambiamenti internazionali e italiani degli ultimi 20 anni, quindi operando affinchè il Pdci rientri nel Prc dopo la scissione del 1998, visto che le motivazioni governiste di quella scissione e le successive scelte governiste del Prc, si sono rivelate, alla prova dei fatti, sbagliate e la causa principale del crollo dei consensi sociali ed elettorali e della militanza comunista. 


Direzione nazionale del Prc 

venerdì 29 gennaio 2010

Perugia: Pd senza pace si dimette il segretario. Rifondazione vogliamo le primarie

Se c'è qualcuno nel PD che ha brindato perchè le elezioni primarie si terranno dopo infinite trattative e discussioni dovrà immediatamente rimettere in un angolo lo spumante perchè queste primarie rischiano di trasformarsi in un boomerang.

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PRIMO EFFETTO : si è dimesso il segretario provinciale del partito di Perugia, Alberto Stramaccioni, in dissenso totale con la segreteria regionale che ha accettato il diktat della minoranza. " Una decisione che non condivido, non per l'uso in sè di uno strumento di partecipazione democratica, ma perchè è stato rifiutato il sostegno ad una proposta, che poteva essere largamente condivisa, ed era rappresentata dal segretario regionale in carica del PD. Il gruppo dirigente del PD, si è dunque arreso. Il rischio è oggi quello di approfondire i conflitti interni. Non intendo contribuire ad ulteriori divisioni e conflitti e per questo ho votato contro lo svolgimento delle elezioni primarie e non intendo parteciparvi in alcun modo.. Per questo rassegno anche le dimissioni dall'incarico di segretario provinciale del partito ".

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SECONDO EFFETTO : Rifondazione Comunista attacca il gruppo dirigente del PD e pretende elezioni primarie di coalizione. " Non accettiamo e non accetteremo lo scippo delle primarie di coalizione, ha detto Stefano Vinti, segretario regionale del partito. Stiamo valutando tutte le possibilità: il regolamento permette di candidare anche non iscritti. Rifondazione ha sempre riconosciuto al PD il diritto ad esprimere la 
candidatura, ora però. dopo mesi di tormenti, di discussioni, di interventi di penalisti, civilisti, costituzionalisti, e Corti di Cassazione, il PD ha perso questo diritto. Ora, tutte le forze hanno lo stesso identico diritto ad avanzare la candidatura. E la nostra avrà la stessa dignità di quella del PD " . Vinti ha poi annunciato una riunione, in serata, dei partiti della federazione di sinistra che prenderà una decisione unitaria. " Spiace, ha concluso Vinti, per gli umbri che debbono assistere a questo spettacolo ".

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TERZO EFFETTO : Anche Sinistra Ecologica e Libertà ( la stessa di Vendola ) è molto critica. Attraverso il portavoce regionale, Luigi Bori giudica assai pericolose le primarie a ridosso delle elezioni regionali. " Ad ogni modo e a scanso di equivoci, nel caso si decidesse di tenere primarie di coalizione SEL presenterà la propria candidatura "

da terninrete.it

lunedì 25 gennaio 2010

PrC Locorotondo: La vittoria di Vendola è la vittoria della Sinistra


Comunicato stampa:
La Puglia ha detto no ai diktat delle “gerarchie” partitiche e dei baroni della politica: ha vinto la partecipazione popolare, il desiderio dei pugliesi di decidere del proprio futuro.
E’ stato riconosciuto il percorso, che pareva interrotto, avviato 5 anni fa. E con esso l’ idea che la sinistra può vincere senza snaturarsi.
La vittoria di Nichi Vendola, sostenuta da una così grande partecipazione, impone al centro sinistra programmi chiari e scelte nette che contrastino le aperture opportunistiche verso i potentati economici che intendono appropriarsi del nostro territorio.
Ora è il tempo dei programmi e delle scelte, a partire dalla modifica della legge elettorale regionale con la quale si vorrebbe espellere la sinistra dalle istituzioni.
Rifondazione Comunista, che con lealtà e generosità ha contribuito a questa vittoria, è da ora impegnata alla costruzione di una coalizione i cui contenuti siano in contrasto con le politiche razziste e conservatrici del governo Berlusconi ma anche contro la subalternità culturale e politica presente in settori della sinistra.

Bari, 24 gennaio 2010 Nicola Cesaria
Sabino De Razza
Segretari Regionale e Provinciale
Rifondazione Comunista

domenica 24 gennaio 2010

Dir. Naz PRC: Dalla Puglia alla Lombardia tutti i nodi delle regionali



La riunione di ieri (20-01-2010 ndr) della direzione nazionale del Prc, convocata soprattutto per affrontare le imminenti scadenze elettorali, ha inevitabilmente toccato altri temi: «Questo è l'ultimo appuntamento che ci vede dover operare in una condizione di forte bipolarismo ha affermato il segretario Paolo Ferrero, sia introducendo che chiudendo i lavori una condizione di difficoltà in cui abbiamo tentato, come Federazione della Sinistra di dare vita con altre forze ad un polo alternativo tanto al Pd che al Pdl. Se c'è una cosa che dobbiamo segnalare è che i soggetti a cui abbiamo lanciato proposte programmatiche realmente diverse (SeL e IdV) si sono dimostrate ancora subalterne al Pd». Una parte della relazione è stata dedicata ad alcuni accenni di analisi politica Il carattere strutturale della crisi, l'aumento esponenziale della disoccupazione vedono la fine del modello di sviluppo e dei rapporti finora esistenti fra nord e sud del mondo. «L'Europa pare essere sempre più marginalizzata ha affermato Ferrero - e in Italia il modello che assume la crisi ha nei fatti di Rosarno un elemento paradigmatico. E in Italia, elemento ancora pi drammatico il governo delle destre mantiene, a differenza che nel resto d'Europa i suoi consensi, anche a causa di una debolezza totale ai limiti della concertazione, dell'opposizione parlamentare. Ogni forma di dissenso è stata finora smorzata. Per questo, basta restare nelle lotte ma bisogna avanzare una proposta politica complessiva. I comitati unitari vogliono spostare ad aprite la raccolta referendaria contro il nucleare e privatizzazione dell'acqua. La Federazione deve in tempi brevi dare vigore alla  propria battaglia contro la precarietà che si articolerà con 4 quesiti referendari, 3 riferiti ad aspetti specifici della legge 30 e uno sui processi di lavoro». Si è ribadito che questa campagna deve essere una sorta di marchio politico alle scadenze elettorali. Del resto la Federazione è stato l'unico soggetto he invece di pensare a nomi e candidati ha tentato di ragionare sui contenuti. Ferrero ha descritto le condizioni attuali, soffermandosi sui problemi di Lazio e Calabria. In alcune regioni come l'Emilia Romagna il segretario regionale Nando Mainardi lo ha esplicitato in maniera pi articolata esistono già le basi petun acc rdo di governo; in altre la situazione è ancora tToppo indefinita; in altre àricora, come il Piemonte, si prospetta un accordo tecnico di desistenza. Su questo tanto Ferrero quanto il segretario regionale Petrini, sono stati chiari. Un accordo di programma con la presidente uscente Bresso, appoggiata anche dall'Udc e fortemente condizionata, nàn è possibile. Entrando in coalizione su alcuni punti specifici, ma restkdo fliori dal governo, diviene possibile mantenere spazio prezioso nèlle istituzioni. Sono intervenuti dapprima i segretari regionali o loro rappresentanti per articolare meglio le singole situazioni Molte le problematicità, la decisione del Pd di puntare quasi dappertutto su alleanze centriste rende in gran parte delle regioni possibili al massimo e non sempre accordi di desistenza. Caso emblematico quello lombardo dove Penati ha scelto di impedire con questa anche accordi tecnici senza incontrare reali resistenze nella sua maggioranza. Il caso Lombardia diviene perci un caso nazionale in cui rendere il pi visibile possibile la scelta anticomunista e dove la Federazione, magari insieme ad altri soggetti del territorio, dovrà confrontarsi autonomamente. Il Lazio è stato al centro di molti interventi. Serve ancora un supplemento di indagine per capire se ci sono i margini per un accordo tecnico, pare di capire. Del resto il liberismo dell'esponente radicale ris ulta difficilmente compatibile con la necessità di non distruggere il corpo militante del Prc nella regione. Si attendono decisioni a stretto giro. Altre complessità sono state rilevate in Basilicata, Campania, Calabria; tortuosa la situazione delle Marche dove molto dipenderà da quanto le sirene dell'Udc e dei poteri che il centrismo rappresenta (banche e confindustria) riusciranno ad ammaliare il candidato Spacca, del Pd, con cui a dicembre si era già raggiunto un accordo programmatico. Alle primarie pugliesi la Federazione parteciperà indicando in Vendola il proprio candidato. Molti gli interventi probilematici. Nicotra: «Bisognava preparare da tempo il nostro partito a questo scenario, e non lo abbiamo fatto ora siamo presi nella morsa speculare fra autonomia e governismo»; Bellotti che ha definito la vicenda «ingloriosa» per il gruppo dirigente e che ha chiesto di fatto di non partecipare ad alcuna coalizione; Grassi che avrebbe preferito avere già in campo anche gli altri 2 quesiti referendari per fare massa critica; Mantovani, che ha invocato un esempio di rottura voluta dalla federazione ad esempio il Lazio ed un esempio di coalizione alternativa al Pd, dando anche una impronta antisitemica alla scadenza elettorale. Critiche raccolte nella conclusione da Ferrero che ragionando territorio per territorio ha voluto ribadire l'importanza, da spiegare anche al corpo del partito, di una presenza nelle istituzioni, il lavoro svolto e le condizioni a cui si è addivenuti, e la necessità di ripartire con un offensiva, soprattutto diretta a Sinistra Ecologia e Libertà, per una unità delle sinistre.

venerdì 22 gennaio 2010

REGIONALI: PUGLIA;FERRERO (PRC),CON NICHI PERCHE' A SINISTRA


(ANSA) - BARI, 22 GEN - "Rifondazione comunista sostiene Nichi Vendola alle primarie perché è il candidato più di sinistra e ha segnato in questa situazione positivamente un'autonomia dal Pd. Sono le cose che abbiamo sempre sostenuto in questi anni e siamo contenti che Nichi le sostenga". Lo ha detto il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, che è oggi a Bari per sostenere la candidatura del presidente uscente Vendola alle primarie contro il candidato del Pd Francesco Boccia. 

"Nel congresso abbiamo litigato molto sul rapporto con il Pd 

- ha aggiunto Ferrero rispondendo ai giornalisti - e Vendola
scommetteva sul fatto" di potere in qualche modo influire portando il Pd più a sinistra. "Credo che la vicenda che lo ha segnato anche personalmente - ha aggiunto - abbia segnalato in modo inequivocabile che aveva torto ed è per questo che oggi ci ritroviamo assieme perché la linea politica concreta che Vendola ha praticato è stata quella di avere un'autonomia dal Pd in tutti questi mesi". "Magari l'avesse avuta in tutto questo anno e mezzo - ha concluso - non saremmo arrivati alla scissione che ha fatto Nichi e che qualche danno l'ha combinato".(ANSA).

venerdì 15 gennaio 2010

Lombardia. PDCI-FDS: "Grave accordo Sel-Penati contro Fds"

Nome
pdci messina




Comunicato stampa:

"L'accordo di Sinistra e Libertà con Penati e contro la Federazione della sinistra per le regionali in Lombardia, tenuta fuori dalla coalizione di centro-sinistra senza nemmeno il prestesto UdC, è una cosa grave, inspiegabile ed inaccettabile e mette in discussione accordi tra noi e Sinistra e Libertà in tutte le altre regioni d'Italia". E' quanto affermano Orazio Licandro, del coordinamento nazionale della Federazione della sinistra, e Pino Sgobio, responsabile Enti Locali del PdCI.

L'Ufficio Stampa Pdci Messina

www.comunisti-italiani-messina.it




martedì 5 gennaio 2010

San Benedetto del Tronto- La sinistra: «Delusi da Gaspari»




Daniele Primavera (Rifondazione), Giorgio Mancini (Sinistra ecologia e libertà) e Giovanni Menzietti (ex Comunisti italiani) criticano l'attuale situazione politica sambenedettese. E protestano contro le esternalizzazioni di alcuni servizi comunali
SAN BENEDETTO DEL TRONTO - «La composizione della maggioranza che sostiene Gaspari è cambiata, i suoi obiettivi pure. Il Pd, che a livello regionale vuole aprire all'Udc, qui a San Benedetto si vede opporre un rifiuto da due consiglieri centristi su tre. I voti a favore di Felicetti e Costantini invece a nostro giudizio ripercorrono il classico trasformismo all'italiana».
Critici, delusi, arrabbiati: Daniele Primavera (Rifondazione Comunista), Giorgio Mancini (Sinistra ecologia e libertà) eGiovanni Menzietti (ex dei Comunisti italiani) prendono le distanze una volta di più dall'amministrazione comunale guidata da Giovanni Gaspari. E si interrogano anche sull'atto di indirizzo votato in consiglio comunale per la questione Grande Opera, giudicando la sua "estensione" ad altre zone della città come un prodotto degli accordi politici fatti dal sindaco con Felicetti e Costantini per avere il loro appoggio. «Secondo noi c'è una connessione, all'inizio si parlava solo dell'area da destinare alla Fondazione Carisap, poi in poco tempo è stato concepito un atto come quello che è stato approvato, che abbraccia mezza città».
I tre esponenti dell'area di sinistra radicale poi hanno il dente avvelenato contro le esternalizzazioni di alcuni servizi comunali, come il recente affidamento a una ditta esterna di alcuni posti da usciere del municipio, per sostituire alcuni dipendenti comunali andati in pensione.
Afferma Primavera: «Per forza che sono soddisfatti dei ridotti costi del personale interno. Ma poi appaltano all'esterno pure servizi come la verniciatura dei sottopassi o la potatura straordinaria delle piante. Perché non usare gli operai della Multiservizi per quei lavori? Se in questi casi il Comune non risparmia rispetto all'uso di personale interno, vero è che risparmia con gli uscieri esternalizzati. Ma perchè non ci si chiede quanto guadagnano i nuovi uscieri "esterni"? Lavorano come gli uscieri del Comune, ma guadagnano meno. Per noi è incentivo alla precarietà del lavoro».
Primavera poi critica aspramente il presidente del consiglio comunale Giulietta Capriotti, arrivando a dire a chiare lettere che non si sente rappresentato dall'esponente del Pd: «Mentre parlavo durante l'ultimo consiglio comunale, una persona dal pubblico mi ha insultato. La Capriotti non ha detto nulla, mentre in altre occasioni non ha perso tempo a redarguire chi applaudiva per approvare gli interventi di qualche consigliere. E poi secondo noi la Capriotti gestisce in maniera pressapochistica i tempi di intervento in consiglio».

lunedì 21 dicembre 2009

Paolo Ferrero: REGIONALI, FERRERO: IN PUGLIA CON VENDOLA. MA IN LOMBARDIA CADA PREGIUDIZIALE



Un appello a tutte le forze di sinistra per un impegno comune sulle campagne referendarie e per la realizzazione di liste unitarie alle prossime regionali. E’ quello che il segretario del Prc Paolo Ferrero, in qualità di Portavoce della Federazione della sinistra, ha rivolto in vista delle prossime scadenze a tutte le forze vicine, da Sinistra e Libertà, a Sinistra Critica, al Pcdl.
Concludendo l’assemblea degli eletti negli enti locali all’hotel D’Azeglio di Roma, Ferrero ha spiegato che l’appello unitario ha un duplice obiettivo: il primo è fare assieme la campagna referendaria contro la precarietà, il nucleare e la privatizzazione dell’acqua pubblica; il secondo è quello di realizzare liste unitarie di tutta la sinistra alle prossime regionali. Per quanto ci riguarda, ha aggiunto il Portavoce della Federazione della Sinistra, in Puglia appoggeremo la candidatura di Nichi Vendola e respingiamo le discriminazioni chieste dai centristi. Ci aspettiamo, ovviamente, che Sinistra e Libertà non accetti la discriminante anti comunista che Penati pone in Lombardia.

giovedì 10 dicembre 2009

Napoli- Casalnuovo elezioni: PDL e S&l contro Pd, UDC e UDEUR. E i Comunisti?


Il Pdl con Sinistra e libertà. Il Pd e l´Udc con socialisti, Dc e Udeur. A Casalnuovo, la capitale dell´abusivismo edilizio, si rimescola l´arco istituzionale per un ballottaggio che domenica chiamerà in campo tutta la città. Esclusi pesantemente al primo turno, Pd e Pdl tornano dunque in gioco ma nel centrodestra è il caos con i vertici regionali che bocciano l´abbraccio con la sinistra.
«La scelta del coordinamento provinciale di apparentarsi a Casalnuovo con una coalizione di sinistra – accusa il vice coordinatore regionale vicario Mario Landolfi – è incomprensibile. Siamo in presenza di un´irresponsabile operazione trasformistica. Stipulare alleanze in aperto contrasto con il quadro nazionale a pochi mesi dalle elezioni regionali genera solo confusione. Ai nostri elettori lasciamo dunque libertà di voto». Addirittura “esterrefatto” è l´eurodeputato Enzo Rivellini per la scelta del Pdl di sostenere il consigliere regionale ed ex sindaco Antonio Peluso  che già al primo turno aveva il sostegno di Sinistra e Libertà, Popolari e di due civiche, “Stella” e “Cavallo”.

- Peluso, ex sindaco eletto con il centrodestra - (ndr CQ)


Scelta che ha spinto il Pd, anche se ufficiosamente e non sulla scheda elettorale, a stampare un manifesto in cui Geremia Romano, eliminato al primo turno, invita i suoi elettori a sostenere l´ex assessore comunale Biagio Cusati assieme a socialisti, Udeur, scudocrociato, alcune civiche e all´Udc che si è ufficialmente apparentato al secondo turno. «Una necessità – spiega Geremia Romano – seguita all´anomalo apparentamento del Pdl. Sono amareggiato, ma le scelte fatte da Sinistra e libertà sono troppo distanti da noi».
Nessuna alleanza, invece da parte dell´Mpa. «E non daremo indicazioni di voto – spiega il consigliere regionale Salvatore Ronghi – perché la nostra è una scelta di coerenza. Il ballottaggio vedrà il confronto tutto interno alla vecchia politica. Un passato che non doveva più tornare».
Domenica il ballottaggio. Sullo sfondo il blitz del febbraio del 2007 con il sequestro da parte dei carabinieri di decine di palazzi abusivi e un successivo intervento dei vigili urbani che misero i sigilli a una vera e propria cittadella illegale composta da oltre trecento edifici realizzati in pochi anni. Nelle prossime settimane è attesa la sentenza in un processo che vede alla sbarra un costruttore, cognato di un boss assassinato qualche mese fa, e due tecnic
i.

E i COMUNISTI? 
Le segreterie congiunte del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani, presentatesi alla scorsa tornata elettorale per l’elezione del consiglio comunale del comune di Casalnuovo di Napoli come “Lista Comunista e Anticapitalista” con candidato sindaco Pietro D’Alisa, proseguendo il percorso di unità, di comune accordo per il ballottaggio del 13/14 dicembre 2009, invitano i propri iscritti ed i proprio elettori a
NON VOTARE
Perché riteniamo le due candidature, Biagio Cusati e Antonio Peluso, non estranee e non senza responsabilità nei confronti delle passate gestioni amministrative della città, culminanti con gli avvenimenti che hanno portato allo scioglimento dello scorso consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche.

Fortuna Tizzano Seg. PdCI Casalnuovo di Napoli
Mario Sannino Seg. PRC Casalnuovo di Napoli

martedì 1 dicembre 2009

PD - Bersani scrive e D'Alema cancella



da Aprileonline.info 

Pubblichiamo questo articolo come spunto di riflessione.

L'allargamento dell'alleanza in Puglia era un obiettivo condiviso da tutti, o quasi. Ma lavorare ad un allargamento è un conto. Strisciare ai piedi dell'UDC un altro. Vendola ha fatto di tutto per permettere che l'alleanza si allargasse. L'Udc non ha fatto altro che chiudergli la porta in faccia. Di fronte a questo, andare avanti per la propria strada è il minimo, per chi abbia un minimo di dignità



Nei mesi che hanno preceduto le Primarie, era tutto un refrain: "se vince Bersani, sarà un PD diverso". "Sarà un PD spostato più a Sinistra, che avrà la Sinistra come primo interlocutore". E via di seguito, con tante parole al vento per convincere chi nel PD di Veltroni-Franceschini non si era riconosciuto, o ne era deluso (un numero crescente, guardando alle ultime Europee), che questa era la volta buona, che valeva la pena di buttarsi su Bersani, e così via. Ed anche se i più accorti avvertivano, "nessun Bersani ci salverà", pur dandogli comunque un'apertura di credito, la processione verso il "nuovo PD di Bersani" procedeva inarrestata, ancor più dopo la sua elezione.

Oggi quanto accaduto in Puglia ci dimostra, purtroppo, che è cambiato ben poco. Che Bersani voglia fare delle alleanze, aprendo anche alla sua Sinistra, è vero. D'altronde, dopo l'ubriacatura di "autosufficienza" veltroniana, nemmeno Franceschini era più contrario a questo. Che si sia "spostato a Sinistra avendo la Sinistra come primo interlocutore", è clamorosamente smentito.
Nella linea politica del PD, nelle sue proposte programmatiche, è cambiato ben poco (checchè ne dica Rutelli, evidentemente in cerca di visibilità personale dopo la sberla alle Amministrative di Roma). Proposte particolarmente nuove, rispetto alla precedente Segreteria, non se ne vedono. Nella sua collocazione internazionale e nei suoi rapporti con le Parti Sociali, assolutamente nulla, almeno rispetto a Franceschini (con Veltroni forse era un po' peggio). Ma quanto agli "interlocutori", peggio che andar di notte!


L'allargamento dell'alleanza in Puglia era un obiettivo condiviso da tutti, o quasi. Ma lavorare ad un allargamento è un conto. Strisciare ai piedi dell'UDC un altro. Vendola ha fatto di tutto per permettere che l'alleanza si allargasse. Ha sostenuto convintamente gli apparentamenti alle Amministrative. E' stato disponibile ad allargare la Giunta sin da luglio. Ha dato massima disponibilità a tutte le forze politiche per discutere delle proposte programmatiche per i prossimi 5 anni. E' stato, ed è tutt'ora, anche disponibile alle Primarie, se qualcuno ritenesse ci siano nomi migliori del suo. L'UDC non ha fatto altro che chiudergli la porta in faccia.
Di fronte a questo, andare avanti per la propria strada è il minimo, per chi abbia un minimo di dignità.


Non si tratta di una persona che ha preso la stizza di candidarsi. Si tratta del Governatore uscente. Ha diritto a giocarsi la partita. Quantomeno alle Primarie! Di questo, con qualche malumore, sembrava essersi convinta la stessa Segreteria Regionale del PD, che non più tardi di una settimana fa comunicava "sosterremo Vendola". Si, come no.
E' bastato un intervento di D'Alema (evidentemente il vero Segretario del PD, altro che Bersani) per capovolgere la situazione (almeno così pare, a leggere tutti i giornali. Poi dall'interno del PD giungono mille voci contrastanti, che a sentirle tutte si diventa matti). La priorità? Allearsi con Casini. E chi se ne importa del resto. Del fatto che l'UDC non ha mostrato nessuna disponibilità ad un dialogo vero, nessun rispetto verso un interlocutore, il Centro-Sinistra pugliese, che ha una sua leadership, e che per giunta è disposto a metterla in gioco (a condizione di far decidere il Popolo), e che nelle sue argomentazioni mostra un'ipocrisia che sarebbe esilarante se non fosse tragica ("chi ha rappresentato una stagione politica non può rappresentarne un'altra", dice Buttiglione a proposito del fatto che Vendola ha guidato il "vecchio Centro-Sinistra". Ma nei ballottaggi di Bari e Taranto, quando hanno appoggiato il Sindaco ed il Presidente della Provincia uscenti, non la pensavano così). Né del fatto che scaricare Vendola significherebbe dar ragione, di fatto, al PDL, che avrebbe poi gioco facilissimo a giocarsi la cosa in campagna elettorale, sostenendo (a questo punto neanche così a torto) che il Centro-Sinistra pugliese s'è bocciato da solo. Soprattutto, chi se ne importa del fatto che così si distrugge una delle più belle esperienze politiche degli ultimi anni (ma forse questo a qualcuno neanche dispiace?). Tutto a dispetto della stessa base del PD, che ha mostrato tutt'altra opinione, ma che evidentemente, a Primarie chiuse, non conta più nulla.


Non si pensi, da parte di chi non vive in Puglia, che questa sia una vicenda locale. Non è per nulla così. E non solo perché Vendola è, di fatto, il leader di Sinistra Ecologia e Libertà. Qui è in gioco la dignità politica della Sinistra, tutta. E' questo che viene calpestato, in Puglia, dal PD di D'Alema. Che ha dimostrato quanto e come non concepisca nessun rispetto, nessuna dignità politica, per noi. Oltre che per la stessa base del suo Partito.
E meno male che erano cambiati.

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