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martedì 27 aprile 2010

Comunisti Uniti: Primo Maggio 2010 "resistere alla crisi per una nuova primavera di liberazione dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo"

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Comunisti Uniti: Comunicato sui fatti del 25 aprile a Roma

“Vergognosa strumentalizzazione politica di una importante giornata di memoria e di lotta antifascista”

Comunisti Uniti Lazio: “il gruppo di provocatori in piazza” va ricercato nella presenza di Renata Polverini, decisamente non gradita alla festa della Liberazione di Roma, alleata dei tanti fascisti che l'hanno sostenuta e festeggiata con il braccio alzato all'indomani della vittoria elettorale, così come era già scandalosamente accaduto in Campidoglio dopo l’elezione del sindaco Alemanno.
La cacciata a furor di popolo della presidente della Regione Lazio dal palco ufficiale non è stato un atto di pochi ma di gran parte dei presenti, così come si è visto dai filmati, ed ha rappresentato la conseguenza naturale della non condivisione dei tanti antifasciste e antifascisti alla insensata decisione di invitarla in nome di una “pacificazione” impossibile tra oppressori e oppressi. In realtà questo è stato un grave errore, che ha rischiato di strumentalizzare e di mettere in difficoltà persino le Associazioni di ex-partigiani, di ex-combattenti e familiari dei deportati ai quali è stata scippata la propria giornata di memoria e di lotta per sacrificarla sull’altare della piccola politica imposta da un sistema bipolare, che pretende di governare con una pacificazione forzata e con due soli modelli di alternanza complementari tra di loro.
Anche noi con il nostro striscione “Riconciliazione MAI, Partigiani SEMPRE” abbiamo manifestato tutto il nostro dissenso verso Renata Polverini, per la sua vicinanza a Casa Pound e alla destra neofascista romana e per il suo ruolo sindacale come segretaria UGL al servizio dei padroni contro gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici (sua la firma anche sui pessimi accordi di gennaio 2008).
Dal canto nostro ribadiamo, quindi, che sono stati pienamente legittime le proteste, i fischi e gli slogan della maggior parte della piazza che hanno impedito alla Polverini e a chi ce l’ha portata di infangare questa importante giornata. Riteniamo però sia stato decisamente inopportuno e fuori luogo il lancio di un
fumogeno sul palco vicino alla banda musicale e agli altri ospiti dell'ANPI. Così come andava evitato un lancio di uova che seppure isolato ha rischiato, tra l'altro, involontariamente di coinvolgere Massimo Rendina e altri autorevoli rappresentanti dell'ANPI a cui vanno tutto il nostro rispetto e sostegno nella loro instancabile attività di valorizzazione della memoria storica resistente del nostro paese.

Dal canto suo la presidente della Regione Lazio invece di speculare sugli effetti della sua provocazione farebbe bene, se volesse sinceramente adeguarsi allo spirito del 25 Aprile e della dignità di tutto il popolo romano, ad impedire la manifestazione e la relativa marcetta fascista del prossimo 7 maggio, questa sì organizzata da un manipolo di provocatori e mascalzoni quali Casa Pound e Blocco Studentesco.
Roma, 26 aprile 2010
Comunisti Uniti Lazio
www.comunistiuniti.it
comunistiunitilazio@gmail.
com

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giovedì 22 aprile 2010

22 aprile 2010: Ricordiamo il 140° anniversario della nascita di Vladimir Il’ič Ul’janov – Lenin (Simbirsk, 22 aprile 1870 – Gorki Leninskie, 21 gennaio 1924)


 Che cosa significa «libertà di critica» (da Che fare?, 1902)
«Libertà di critica»: questa, incontestabilmente, è la parola d’ordine più di moda in questo periodo, quella che più frequentemente ricorre nelle discussioni fra socialisti e democratici di tutti i paesi. A prima vista, non ci si può rappresentare niente di più strano di questi solenni richiami di una delle parti in contesa alla libertà di critica. Possibile che dalle file dei partiti avanzati si siano levate delle voci contro quella legge costituzionale che, nella maggior parte dei paesi europei, garantisce la libertà della scienza e dell’investigazione scientifica? «Qui gatta ci cova!», si dirà chi, essendo estraneo alla discussione e sentendo ripetere ad ogni piè sospinto questa parola d’ordine di moda, non abbia ancora penetrato l’essenza del dissenso. «Questa parola d’ordine è evidentemente una di quelle parole convenzionali che, al pari dei nomignoli, sono legittimate dall’uso e diventano quasi dei nomi comuni».
In realtà non è un mistero per nessuno che nella moderna socialdemocrazia internazionale si sono formate due tendenze e che la lotta fra di esse ora si riaccende e arde di fiamma vivissima, ora si calma e cova sotto la cenere di imponenti «risoluzioni di tregua». In che cosa consista la «nuova» tendenza che «critica» il marxismo «vecchio, dogmatico», Bernstein lo ha detto, e Millerand lo ha dimostrato con sufficiente precisione.
La socialdemocrazia deve trasformarsi da partito di rivoluzione sociale in partito democratico di riforme sociali. Bernstein ha appoggiato questa rivendicazione politica con tutta una batteria di “nuovi” argomenti e considerazioni abbastanza ben concatenati. Si nega la possibilità di dare un fondamento scientifico al socialismo e di provare che, dal punto di vista della concezione materialistica della storia, esso è necessario e inevitabile; si nega il fatto della miseria crescente, della proletarizzazione, dell’inasprimento delle contraddizioni capitalistiche; si dichiara inconsistente il concetto stesso di “scopo finale” e si respinge categoricamente l’idea della dittatura del proletariato; si nega l’opposizione di principio tra liberalismo e socialismo; si nega la teoria della lotta di classe, che sarebbe inapplicabile in una società rigorosamente democratica, amministrata secondo la volontà della maggioranza, ecc.
L’invocata svolta decisiva dalla socialdemocrazia rivoluzionaria al socialriformismo borghese è quindi accompagnata da una svolta non meno decisiva verso la critica borghese di tutte le idee fondamentali del marxismo. Ma poiché già da tempo si muoveva contro il marxismo questa critica dall’alto della tribuna politica e della cattedra universitaria, in innumerevoli opuscoli e in una serie di dotti trattati, poiché, da decine di anni, tutta la nuova gioventù delle classi colte è stata educata a questa critica, non è sorprendente che la “nuova” tendenza “critica” nella socialdemocrazia sia sorta di colpo in una forma definitiva, come Minerva dal cervello di Giove. Quanto al contenuto, questa tendenza non ha dovuto né prender forma né svilupparsi; essa è stata direttamente trasferita dalla letteratura borghese nella letteratura socialista.
Inoltre, se la critica teorica di Bernstein e le sue aspirazioni politiche fossero ancora per taluni poco chiare, i francesi si sono incaricati di dare una dimostrazione palmare del “nuovo metodo”. La Francia ha confermato ancora una volta la vecchia reputazione di essere il “paese in cui le lotte di classe della storia vennero combattute, più che in qualsiasi altro luogo, sino alla soluzione decisiva” (Engels, dalla prefazione all’opera di Marx: Der 18 Brumaire [Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte]). Invece di fare della
teoria, i socialisti francesi hanno agito; la situazione politica della Francia, più evoluta in senso democratico, ha permesso loro di passare immediatamente al “bernsteinismo pratico” con tutte le sue conseguenze. Millerand ha dato un esempio brillante di questo bernsteinismo pratico. E non per nulla Bernstein e Vollmar si sono affrettati a difenderlo e a lodarlo con tanto zelo! Infatti, se la socialdemocrazia in sostanza non è che il partito delle riforme – e deve avere il coraggio di riconoscerlo francamente -, un socialista non soltanto ha il diritto di entrare in un ministero borghese, ma deve sempre sforzarsi di entrarvi. Se democrazia significa essenzialmente soppressione del dominio di classe, perché un ministro socialista non dovrebbe affascinare tutto il mondo borghese con discorsi sulla collaborazione di classe? Perché non dovrebbe restare nel ministero anche quando gli eccidi di operai compiuti dai gendarmi hanno dimostrato, per la centesima e per l’ennesima volta, il vero carattere della collaborazione democratica delle classi? Perché non dovrebbe prendere parte personalmente al ricevimento di uno zar che i socialisti francesi oggi non chiamano altrimenti che eroe del knut, della forca e della deportazione (knouteur, pendeur et déportateur)? E in compenso di questo abisso di ignominia e di autodenigrazione del socialismo davanti al mondo, di questo pervertimento della coscienza socialista delle masse operaie – unica base che possa garantirci la vittoria – ci si presentano a suon di tromba
progetti di riforme miserabili, così miserabili che si è potuto ottenere di più dai governi borghesi!
Chi non chiude intenzionalmente gli occhi non può non vedere che la nuova tendenza “critica” del socialismo non è altro che una nuova varietà di opportunismo. E se si giudica la gente non dalla brillante uniforme che ha indosso o dal nome di parata che si è data, ma dal modo di agire e dalle idee che effettivamente propaga, si vedrà chiaramente che la “libertà di critica” è la libertà della corrente opportunistica nella socialdemocrazia, la libertà di trasformare la socialdemocrazia in un partito democratico di riforme, la libertà di introdurre nel socialismo le idee borghesi e gli uomini della borghesia.
La libertà è una grande parola, ma sotto la bandiera della libertà dell’industria si sono fatte le guerre più brigantesche, sotto la bandiera della libertà del lavoro i lavoratori sono stati costantemente derubati. L’impiego che oggi si fa dell’espressione “libertà di critica” implica lo stesso falso sostanziale. Chi fosse effettivamente convinto di aver fatto progredire la scienza non rivendicherebbe per le nuove concezioni la libertà di coesistere accanto alle vecchie, ma esigerebbe la sostituzione di queste con quelle. L’odierno strillare: “Viva la libertà di critica!” ricorda da vicino la favola della botte vuota.
Piccolo gruppo compatto, noi camminiamo per una strada ripida e difficile tenendoci con forza per mano. Siamo da ogni parte circondati da nemici e dobbiamo quasi sempre marciare sotto il fuoco. Ci siamo uniti, in virtù di una decisione liberamente presa, allo scopo di combattere i nostri nemici e di non sdrucciolare nel vicino pantano, i cui abitanti, fin dal primo momento, ci hanno biasimato per aver costituito un gruppo a parte e preferito la via della lotta alla via della conciliazione. Ed ecco che taluni dei nostri si mettono a gridare: “Andiamo nel pantano!”. E, se si incomincia a confonderli, ribattono: “Che gente arretrata siete! Non vi vergognate di negarci la libertà d’invitarvi a seguire una via migliore?”. Oh, sí, signori, voi siete liberi non soltanto di invitarci, ma di andare voi stessi dove volete, anche nel pantano; del resto pensiamo che il vostro posto è proprio nel pantano e siamo pronti a darvi il nostro aiuto per trasportarvi i vostri penati. Ma lasciate la nostra mano, non aggrappatevi a noi e non insozzate la nostra grande parola della libertà, perché anche noi siamo “liberi” di andare dove vogliamo, liberi di combattere non solo contro il pantano, ma anche contro coloro che si incamminano verso di esso.
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lunedì 19 aprile 2010

In Basilicata: rifondare Rifondazione


Il quadro elettorale regionale emerso è una riconferma non per i meriti della passata amministrazione, ma per l’evidente mancanza di alternative. Intorno alla candidatura di De Filippo, inizialmente avversato all´interno dello stesso PD e salvato solo dal compromesso interno (dopo la manovra di Antonio Luongo di spaccare la componente Dalemiana) il centro-sinistra è riuscito a mettere insieme una vera armata, brancaleone ma numerosissima, dagli ultramoderati alla cosiddetta sinistra radicale. Una cosa mai vista. In Basilicata il PD è riuscito a mettere insieme Agatino Mancusi con Rifondazione ed i Comunisti italiani ( che pur uniti in una posticcia federazione, sono due cose diverse ) arrivando a recuperare anche Mario Lettieri. Se questo puzzle non fosse a dir poco politicamente ripugnante ed allo stesso tempo preoccupante, ci sarebbe da gridare al miracolo e proporre il giovane Speranza (o meglio Folino) al posto di Bersani . Le vicende della Giunta di Matera, il “caso” Martorano, passando per il messia Allam ed il furbo Navazio fino alla riproposizione dell´inconsistente Pagliuca, sono l´evidente dimostrazione di un centrodestra regionale pressoché inesistente.
Per cinque lunghi anni il centrodestra, sotto la guida del capogruppo Pagliuca, è stato totalmente consociativo e d´accordo quasi su tutto, prendendosi un po´ di briciole, contrattandosi qualche finanziamento clientelare per amici e parenti ed assicurando gettoni di presenza in subcommissioni ad un galoppino sottoceto di paese . La storia continuerà poiché lo scenario è indubbiamente peggiore di quello precedente, tenuto anche conto dello spessore dei nuovi neoeletti, ed emerge con estrema nitidezza che nel nuovo Consiglio Regionale non ci sarà di nuovo nessuno che farà l’opposizione.Quando manca l’opposizione viene meno ogni ipotesi di alternanza e la storia ci ha dimostrato che in questi casi la democrazia arretra e le cose vanno sempre peggio. Se si esclude qualche lista ultraminoritaria, inventata e quasi individuale, che ha voluto fare solo la testimonianza e solo sulla scheda elettorale, ci si spiega il plebiscito per il centrosinistra e l´essere annoverati come campioni ed addirittura come “regione rossa”!
“Si da il caso” che nella “regione rossa” i comunisti non sono riusciti a far eleggere un solo consigliere perdendo poco meno del 6 % e circa 23 mila voti, l´astensione è più alta del 2 % rispetto alla media nazionale e le schede bianche e nulle sono più del 4 %, che sommate fanno il 41,38 % di non votanti.
Non è vero che l´astensionismo sia indifferenza e che si spalma su tutti i partiti, è soprattutto non voto di protesta ed il non sentirsi più rappresentati nei propri interessi di classe sociale e riguarda principalmente i partiti di sinistra ed in particolare i comunisti che sono quelli che subiscono maggiormente il non voto.
L´elettore comunista in genere non vota per altri, se non è contento del proprio partito non va a votare.
Gli esponenti di Rifondazione e dei Comunisti Italiani sono smarriti ed ammutoliti, ma era prevedibile ed anche evitabile, ma non hanno voluto, rimanendo strettamente agganciati al carro del P.D. .
Dopo che per un´intera legislatura si è stati in maggioranza senza contare niente, dopo aver votato per i contratti con le compagnie petrolifere e taciuto sul vergognoso 7 % di royalties, dopo aver votato per la privatizzazione dell´acqua con la nascita del carrozzone di Acquedotto Lucano, dopo essersi rifiutati, nei fatti, di fare la battaglia per l´occupazione dei braccianti forestali, le moine su qualche nuova perforazione petrolifera e l´annuncio di promuovere un referendum per l´acqua pubblica, non può convincere nessuno che ci si voglia opporre edaccreditarsi come lottatori ed anticapitalisti, andando insieme al PD .
Quando non ci si è opposti ai finanziamenti privi di contropartite dati alla Fiat ed alle Lasme, quando si sono condivisi i vergognosi bandi sulla Standartela e si è appoggiato la Giunta comunale di Potenza nel far chiudere una fabbrica per far nascere un supermercato come nel far edificare in ogni spazio verde della città, quando si è accettato che anche la Regione utilizzasse il lavoro in affitto e tante altre nefandezze, non serve andare a fare le sceneggiate davanti alle fabbriche che chiudono, stracciarsi le vesti contro il precariato e vendere il pane ad 1 euro.
Bisogna considerare che PRC e PdCI lucani non hanno fatto nulla per fare una lista unitaria e più larga, chiudendosi in una fasulla federazione burocratica imposta dall´alto, non hanno fatto niente per coinvolgere gruppie movimenti antagonisti ma hanno addirittura caldeggiato (con l´aiuto dato nella raccolta di tante firme in un solo paese) la presentazione dell´inesistente Partito Comunista dei Lavoratori, perché non toglieva nulla e permetteva il voto disgiunto, così da poter non votare per De Filippo Presidente, con cui si era però alleati . Che dire di questo gruppo dirigente che ha creduto che il sindacalista della Fiom portasse il voto operaio e valore aggiunto, nonostante avvisato che lo stesso era inviso ai lavoratori della Fiat e non era popolare nel suo paese di origine, che a Matera si fa escludere la lista per motivi di firme ed accetta tranquillamente che i due consiglieri uscenti non facciano la campagna elettorale perché non candidati ?
Ma anche gli altri “attori” messi in campo sono risultati inadeguati alla necessità di ricostruire una presenza culturale e politica dei comunisti in Basilicata.
Tante cose che non potevano portare ad un risultato diverso . Non ci sono stati errori di percorso ma una linea politica sbagliata ed un gruppo dirigente presuntuoso ed incapace, lontano dalle lotte e dalla gente solo intento alla celebrazione di riti politicisti.
Non aver costruito uno schieramento politico e sociale che esprimesse un programma ed una prospettiva, che desse ai lavoratori la possibilità di esprimere un voto alternativo ai due schieramenti liberisti è stato un grave errore. Essersi rifiutati di sedersi con Unità Popolare, che responsabilmente ha evitato la competizione e che questa proposta l´ha sostenuta dalle elezioni Provinciali dell´anno scorso e l´ha ripetuta in tempo dovuto prima delle Regionali ed andare arrogantemente da soli, è risultata una scelta suicida non solo elettoralmente ma anche politicamente.
Il tentativo di alcuni soliti noti di mettere insieme solo la Federazione della Sinistra con la SEL, senza che ci fosse nessuna base seria e comunquesempre sotto l´ascella protettrice del PD, è un´altra cosa tutta elettoralista e federativa, basata sui contenitori e non i contenuti, che andava in direzione diametralmente opposta alla costruzione di un´alternativa di sinistra .
I comunisti non sono di fronte ad una difficoltà di fase, come amano dire i falliti gruppi dirigenti per giustificarsi, ma a qualcosa di ben diverso e ben più ampio che attiene al modo di stare nelle istituzioni, al partito leggero, ai leader carismatici, al partito in mano agli eletti e non agli iscritti, ai gruppi dirigenti cooptati ed al dissenso soffocato.
In meno di vent´anni hanno vissuto di rendita dei voti del vecchio PCI, senza saper costruire niente e senza risultare utili a qualcosa di concreto ed hanno disperso e distrutto tutto quello che gli operai comunisti autodidatti avevano costruito. A ripercorrere la storia vengono in mente solo cose negative dal voto sul Pacchetto Treu che introdusse il precariato (la legge 30 è venuta dopo) al voto alle “missioni di pace” in Medio Oriente, ma non si trova un solo obbiettivo raggiunto dopo il 1990 che abbia migliorato la vita di chi vive solo del proprio lavoro.
Un compagno operaio ha sintetizzato tutto questo con una frase lapidaria, dicendomi : “dovevamo fare tutto quel che abbiamo fatto per far diventare Presidente della Camera Bertinotti ed assicurare un futuro alla famiglia Simonetti?”
Il Partito che doveva rifondare il comunismo si è ucciso di riformismo, senza nemmeno praticarlo.
Ora prendendo atto del fallimento di una Federazione che è stata la riedizione ridotta dell´Arcobaleno, che di comunista teneva solo il simbolo e che è risultata incapace di trasmettere un messaggio sociale e politico chiaro, qualcuno propone di perseverare sulla stessa strada lanciando inviti di unità alla informe creatura di Vendola .
Sinistra Ecologia e Libertà non solo è chiaramente una costola esterna di un Partito ormai chiaramente centrista e liberista, ma ha un progetto che si basa sulla costruzione di un Partito del Sud interclassista e trasversale, che porta il suo mito pugliese a dialogare con l´ex fascista Poli Bortone ed a non escludere collaborazioni con Lombardo dell´MPA, e la scalata alla leadership nazionale del centro sinistra .
Non è dato comprendere cosa questo abbia a che spartire con la necessità di
ricostruire un Partito autenticamente e modernamente Comunista che lotti contro il capitalismo e sia utile ai lavoratori e che come dice il segretario Ferrero sappia “aprirsi, confrontarsi ed unire nel rispetto diognuno e di ogni esperienza, ricostruendo la speranza ed il senso dellalotta”.
Per fare ciò necessario voltare pagina, azzerare i gruppi dirigenti, liberarsi di opportunisti e socialdemocratici, ricostruire una politica militante, democratica e plurale, generare partecipazione ed impegno, ricostruire la presenza organizzata nei luoghi di lavoro e sul territorio, costruendo un vasto movimento di opposizione capace di incidere e sedimentare nuove adesioni e nuove passioni.
Io ed altri comunisti, con le nostre idee e la nostra storia che ci ha dato ragione, siamo disponibili ad impegnarci di nuovo insieme, se si vorrà far questo.
Avigliano, 12 Aprile 2010
Vito Fernando Rosa
Unità Popolare- Comunisti Uniti Basilicata

da comunistiuniti
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venerdì 9 aprile 2010

Una riflessione collettiva di alcuni compagni e compagne dei Comunisti Uniti

Una riflessione collettiva di alcuni compagni e compagne dei Comunisti Uniti...

Dopo l'ennesima sconfitta elettorale...
Comunisti e comuniste cominciamo da noi, prima che sia troppo tardi!
Alcune riflessioni e proposte dei Comunisti Uniti

Questa tornata delle Regionali 2010 sembra essere stata caratterizzata da alcuni elementi che vanno valutati e incrociati tra loro:
1) C´è stata un´astensione tra le più alte di sempre (quasi 3.500.000 di votanti in meno), come altra faccia della medaglia dell´antipolitica e della crisi di scollamento politico in atto nel paese. C´è anche un altro dato molto interessante e significativo e forse più "politico". Parliamo del 1.100.000 di schede annullate (di cui 350.000 bianche) da sempre strumento di protesta e di boicottaggio più attivo della semplice astensione. Tanto per dare alcune cifre, in Piemonte il numero delle schede nulle rappresenta il 4,39% che, sommato alle bianche, sale a 5,72% pari a 133.928 schede. Più di tutti i votanti nella Provincia di Asti, tanto per capire la portata. Nel Lazio la percentuale di nulle e bianche è del 4,13%, in Campania è addirittura del 6,07%.
2) Siamo nel mezzo di un´onda lunga reazionaria che si alimenta nella crisi e che viene sapientemente utilizzata dalla destra alimentando una guerra tra poveri nelle classi popolari e solleticando gli istinti beceri dei ceti intermedi. L´operazione riuscita alla Lega Nord nel triangolo Piemonte, Lombardia, Veneto è stata quella di aggregare intorno ad una frazione della classe dominante (in questo caso la medio/grande borghesia locale dei distretti industriali), prima la piccola borghesia artigiana e commerciale e poi spezzoni consistenti di proletariato, strappando circa un milione di voti all´alleato-avversario Berlusconi. Ha quindi prima costruito il proprio "blocco sociale" e ha poi costruito una sua base di massa, intessendo legami e alleanze attraverso tutta una serie di "apparati egemonici": chiese locali, associazionismo di vario tipo (anche sportivo), giornali locali, ecc. Lo ha fatto, indubbiamente facendo leva sui bassi istinti di cui sopra e su soluzioni apparentemente semplici (per esempio la criminalizzazione degli immigrati). Ma la sua crescita non è riconducibile alla sola, pur importante, componente razzista retroterra e collante ideologico del leghismo. Le prime parole del neo-governatore Cota, oltre all´attacco al diritto all´aborto, sono state: "lavoro, lavoro, lavoro!", segno che il gruppo dirigente leghista ha ben presente quale sia la "madre di tutte le contraddizioni" seppure in chiave populistica.
Discorso analogo può farsi per la Polverini che ha stretto nel Lazio un´alleanza anche con i settori più retrivi della Chiesa e dei poteri forti della speculazione immobiliare. Entrambi (Cota e Polverini), hanno stravinto, peraltro, proprio nei distretti di provincia ad alta industrializzazione, sebbene polverizzata nelle provincie.
3) Vi è stata un´affermazione locale di partiti apertamente giustizialisti (l´IdV) o votati alla protesta che incarnano in parte il sentimento dell´antipolitica e della sfiducia verso i politicanti (Movimento 5 Stelle di Grillo 4% in Piemonte, 7% in Emilia Romagna). I grillini hanno saputo sfruttare l´opposizione alla TAV che in Val di Susa gli ha fatto raggiungere punte del 30% e, di fatto, hanno sancito la sconfitta elettorale della Bresso. Per certi versi anche il "grillismo" ha costruito una propria base di massa utilizzando il moderno e potente "apparato" della rete telematica e i social network. Questi sono fenomeni che vanno investigati attentamente perché tendono a occupare gli spazi lasciati vuoti da una reale opposizione sociale che questi movimenti non vogliono e non possono incarnare in forma coerente.
4) Le politiche di alleanze del PD guardano sempre più verso l´UdC (con la solita rincorsa all´occupazione del centro moderato insita nel bipolarismo), una SEL che prepara il terreno a una collaborazione più organica col PD (magari per preparare il terreno a Vendola per le primarie) e una Federazione della Sinistra allo sbando, incapace di presentarsi come un polo alternativo, credibile e visibile - da sinistra - ai piani di Bersani. Infatti, la FdS ha accettato con accordi diversificati tutte le alleanze proposte da pd, talvolta anche con l´udc, e si è presentata fuori da queste coalizioni solo dove gli è stato impossibile concludere gli accordi per per la chiusura nei loro confronti da parte del centrosinistra (vedi Marche e Lombardia) e non certo per pregiudiziali politiche.
Anche laddove c´è stata un´indubbia tenuta come in Toscana e Umbria (dato dovuto soprattutto alle particolari condizioni di organizzazione e radicamento di PRC e PdCI in quei territori o alla candidatura di compagni minimamente riconosciuti dai lavoratori come nelle Marche) questa è avvenuta comunque in un quadro di perdita forte di consenso sommando i voti di PRC+PdCI delle precedenti regionali si sono persi 4 punti percentuali in Toscana e altrettanti in Umbria (75.000 voti netti nella prima e 34.000 nella seconda) persino sommando impropriamente i voti della FdS con quelli di SEL.
5) Un´assoluta inconsistenza e scarsa capacità di incidere delle formazioni politiche a sinistra della Federazione travolte da un´invisibilità nelle lotte sociali oltre che da un indubbio oscuramento mediatico. Segno che non basta nemmeno marcare un´identità formale alternativa se non si è fatto un lungo lavoro di radicamento prima e se non si è in grado di essere promotori di un minimo di riunificazione di pezzi del mosaico comunista e anticapitalista.
6) Tranne rare eccezioni (oltre a quelle citate, una buon risultato in Calabria) c´è stato un progressivo ridimensionamento, in qualche caso la quasi scomparsa, dei comunisti dentro questo quadro di compatibilità con la perdita secca di un altro 30% dei propri consensi. Questo a nostro avviso proprio perché: a) non si sono investite energie a costruire e radicare un polo alternativo al bipolarismo in funzione di un´opposizione di classe (e non di mero governo) contribuendo a ricomporre il quadro alla propria sinistra (movimenti sociali e sindacali, diaspora comunista, movimenti per l´ambiente, ecc...); b) le scelte sono state contraddittorie e non comprese dall´elettorato di riferimento: in alcuni casi si è costretti ad appoggiare la Bresso, notoriamente a favore della TAV in Piemonte; altrove con la Bonino dell´attacco all´articolo 18 e fanatica della capacità autoregolatrice del libero mercato; in altri casi con Vendola in alleanza col PD; in altri ancora con Vendola fuori delle alleanze; in altri ancora si è andati da soli perché esclusi dal centrosinistra. Come si può pretendere di mandare un segnale chiaro e di essere capiti dai settori sociali di riferimento? c) PRC e PdCI sono in preda ad una crisi di identità e militanza sul territorio che rende ancora più debole la loro già fragile organizzazione e mette in crisi ciò che rimane del loro radicamento: questo rende impossibile controbilanciare l´oscuramento mediatico.
7) Tutto questo ha una causa principale: la totale assenza di rappresentanza per il conflitto sociale non solo da parte dei candidati dei partiti, ma anche e soprattutto nelle campagne e nei programmi elettorali. Se questo è ovviamente comprensibile per i due poli del sistema politico dominante, per la cosiddetta "sinistra radicale" questo è mortale. Il nocciolo prioritario della questione è la costruzione di un blocco sociale di riferimento. E questo si fa ricucendo e unendo con pazienza le lotte sparpagliate di resistenza alla crisi, alle ristrutturazioni padronali, all´aggressione al territorio e all´ambiente, agli attacchi antidemocratici del governo e alle politiche liberiste chiunque le sostenga. Questo blocco sociale può avere una funzione di opposizione di classe solo coagulandosi attorno a un programma minimo sulla base del quale valutare se e quali alleanze convengano. Fuori da questo c´è solo il tentativo della mera sopravvivenza alla giornata per superare uno sbarramento o elemosinare un assessorato.
8) Quindi, laddove il Centrosinistra ha fallito miseramente sullo stesso terreno della Destra (politiche liberiste e/o collusione col malaffare), l´elettorato lo punisce pesantemente e punisce pure la Federazione della Sinistra spesso persino dove questa è stata costretta fuori dall´alleanza col PD, proprio per queste ambiguità di cui si parlava prima e per aver partecipato in questi anni a queste giunte fallimentari (vedi tracollo in Campania della FdS dov´era candidato Ferrero). A questo punto non è remoto immaginare un nuovo abbraccio definitivo (mortale?) tra la FdS e SEL che riposizionerebbe tutto questo pezzo di sinistra nuovamente in funzione di alleanze col PD anche a livello nazionale.
Questo comporterebbe obiettivamente un´ulteriore marginalizzazione della questione comunista nel paese oltre alla perdita degli ultimi consensi sociali e politici.

Dobbiamo riconoscere che, pur critici con le scelte deboli, confuse e continuiste della Federazione della Sinistra, molte compagne e compagni si sono spesi generosamente nella campagna elettorale sperando di ergere un argine a questa caduta libera e per ostacolare una destra che alimenta la divisione di classe, il razzismo e la diffusione delle formazioni neofasciste sul territorio. Con questo obiettivo, in alcune regioni si è cercato di sostenere un appoggio esterno condizionato a un programma alternativo. Ma questo si è dimostrato insufficiente.
Tanti altri invece non ce l´hanno fatta a turarsi il naso e votare candidate come la Bresso o la Bonino. Alcuni di questi compagni e compagne hanno scelto il voto disgiunto, molti hanno scelto di non votare.
La diversificazione di queste posizioni è stata determinata anche dalla mancanza di una prospettiva di autonomia di classe in questo difficile contesto. Tuttavia da questi elementi vorremmo riaprire il dibattito sulle prospettive. Pena assuefarsi alla passivizzazione di massa e accontentarsi della pura testimonianza residuale o del "meno peggio" che, come ancora una volta i fatti dimostrano, non ci ha mai portato fuori dalle secche ma sempre verso il "pessimo".
Purtroppo anche in queste ore l´autolesionismo di alcuni dirigenti - che continuano ad autoassolversi, fornendo analisi minimizzanti di quella che è una vera e propria catastrofe - sembra alludere a una nuova giravolta e, come dicevamo, a un tentativo di rattoppare le debolezze attraverso una riunificazione/riavvicinamento con SEL. Un riavvicinamento che porterà ad accettare il ruolo salvifico e personalistico di Vendola funzionale a nuove alleanze col PD (e l´UdC) anche a livello nazionale.
A nulla però servirà questa "nuova sinistra" come a nulla servirà, diciamolo da subito, riscoprire un po´ di tinta rossa e il comunismo di facciata se non si rompe la subalternità al PD nel costruire un progetto di opposizione di classe nel paese.
Le elezioni e le capriole tattiche non sono la causa delle sconfitte politiche né la soluzione ai profondi disagi sociali nella classe nel mezzo di una profonda e strutturale crisi del capitalismo. Sono semmai solo un piccolo specchio e termometro di quello che è il Paese. Si raccoglie una parte di quello che si è seminato e nemmeno fino in fondo. Quindi nulla si raccoglie, perché nulla si è seminato.

Se non si fanno i conti con le ragioni profonde di questa ennesima sconfitta, che poi sono le ragioni della marginalità in cui comunisti e comuniste OVUNQUE COLLOCATI sono stati relegati, diventa difficile individuare anche solo generalmente delle prospettive dalle quali ripartire. Come ricostruire un blocco sociale proletario e una base di massa anticapitalista come condizione necessaria per la ripresa di un´opposizione sociale e politica alternativa ai due poli del bipolarismo? Di conseguenza, come ricostruire e praticare una linea che disgreghi quelle basi di massa, quei legami egemonici, del leghismo, del berlusconismo, del post-fascismo finiano, ma anche delle politiche cosiddette liberiste più in generale?
Ora è il momento di rompere gli steccati delle correnti, mettere da parte gli equilibrismi, tirarsi su le maniche e autoconvocarsi in maniera permanente per ricostruire tra i referenti sociali la nostra credibilità e internità. INDIPENDENTEMENTE DALLA COLLOCAZIONE ATTUALE DI CIASCUNO DI NOI.

Nell´appello Comunisti Uniti 2.0 scrivevamo:
"Gli spazi politici istituzionali in senso stretto sembrano oggi schiacciati dal sistema bipolare/bipartitico, sostenuto tanto dal PDL che dal PD, e non possono essere riconquistati con escamotage organizzativistici o elettoralistici.
Occorre ricostruire anzitutto una credibilità e un ruolo dei comunisti là dove ci sono ancora ampi spazi di azione politica, sia sul piano sociale e politico-sindacale (ricostruzione di una forza sindacale di classe e non concertativa, ricucitura delle molteplici esperienze di lotta oggi in campo sui territori, precariato e migranti, etc.) che su quello culturale (dove si tratta di coniugare l´eredità critica dell´esperienza del comunismo internazionale del Novecento con una comprensione delle trasformazioni della società e un aggiornamento degli strumenti concettuali del marxismo).
Vogliamo incontrarci con chiunque condivida i punti chiave della nostra impostazione e li voglia praticare in maniera critica e autonoma, dentro i partiti e fuori di essi, nelle rappresentanze sindacali, nei luoghi di studio e di lavoro, in quelle associazioni politico-culturali delle quali riconosciamo un ruolo nella ricostruzione di una teoria all´altezza dei tempi e delle quali rispetteremo l´indipendenza.
A prescindere da dove siamo collocati, occorre mettere al centro del nostro dibattito e di una nostra azione coerente la questione del partito, quella delle alleanze e quella della linea sindacale."

I fatti di questi giorni ripropongono in maniera drammatica questi nodi e non possiamo perdere altro tempo, magari in attesa della prossima tornata elettorale (comunali 2011, per esempio, a Torino) in attesa del prossimo pastrocchio col PD, in attesa della prossima sconfitta...
E´ ora che i compagni e le compagne del PdCI, del PRC e i tantissimi senza tessera decidano una volta per tutte se vogliono perseguire una strada di riconquista della propria autonomia politica e culturale o se imboccare ancora la strada della subalternità che ci ha portato in queste secche.
A questo punto per discutere e praticare questi obiettivi, perché non autoconvocare assemblee regionali composte da tutti i comunisti disponibili? Quelli che sono nel PRC, quelli nel PdCI e i tantissimi delusi o senza tessera...tutti con pari dignità, ma con la definizione di alcuni obiettivi comuni. Obiettivi che potranno essere praticati nella Federazione e fuori di essa senza intralciarsi a vicenda, ma rafforzandosi reciprocamente verso la ricomposizione dei comunisti oggi frantumati in mille rivoli ciascuno da solo incapace di incidere e di dare una svolta.
E´ un compito difficile e di cui non conosciamo i tempi di risoluzione, ma al quale non ci possiamo sottrarre se vogliamo veramente riaprire la strada verso un Partito per tutti i comunisti ovunque oggi collocati, radicato nella classe ed efficace nella lotta politica.

Ciro ARGENTINO, ex-operaio ThyssenKrupp e segr.ria prov. PdCI Torino; Gualtiero ALUNNI, CPN-Resp. Naz. Trasporti PRC; Andrea FIORETTI, assemblea lavoratori autoconvocati Roma; Stefano AZZARA´, docente filosofia L´Ernesto di Urbino; Alessandro PERRONE, cassintegrato Fiom Eaton Monfalcone; Pio DE ANGELIS, Presidente CPR PRC Friuli Venezia Giulia; Alberto PANTALONI, Comitato comunista "T. Noce" Torino; Federico GIUSTI, RSU Cobas Comune di Pisa; Mirko SOLERO, ex-PRC L´Ernesto Torino; Katia SILVESTRINI, Segretaria PRC Fabriano; Massimo MURGO, RSU Marcegaglia Sesto S. Giovanni (MI); Nicola IOZZO, coordinatore PdCI Vibo Valentia; Vincenzo GAGLIANO ex-segretario PdCI Campania; Vincenzo SANGIOVANNI ex-segretario PdCI Napoli Riccardo DI PALMA, assemblea lavoratori autoconvocati Novara; Alberto BASSO, cassintegrato Milano; Saro TRAINA, vicepresid. Prov.le ANPI di Monza e segretario PdCI Varedo-Limbiate; Gabriele Attilio TURCI, RSU Cobas Scuola ex-PRC, Forlì;  Laura SCAPPATICCI, Federazione prov.le PdCI di Frosinone;
Daniele CANESCHI, FGCI Federazione di Pisa; Leonardo PEGORARO, Giovani Comunisti Urbino; Francesco PAPPALARDO, CPF PRC Val di Cornia - Piombino (LI); Raffaele COPPOLA, Federazione prov.le PdCI di Salerno; Antonello Tiddia, RSU Carbosulcis Rete28Aprile.

www.comunistiuniti.it  
info@comunistiuniti.it


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Comunisti Uniti: riunione per i compagni e le compagne dell' Emilia Romagna


 

Come preannunciato, sabato prossimo, 10 aprile, è convocata una riunione aperta ai firmatari e non degli appelli dei Comunisti Uniti iscritti per uno scambio di idee e alcune riflessioni: a) sulla fase attuale, b) sulle prospettive per i comunisti, c) su alcune proposte di campagne comuni aperte a tutti i comunisti ovunque collocati.

Siamo di fronte a un'onda lunga reazionaria che si alimenta nella crisi e che è sapientemente utilizzata da una destra reazionaria e populista che alimenta una guerra tra poveri nelle classe popolari e solletica gli istinti più beceri dei ceti intermedi. A questo occorre reagire in fretta, pena essere marginalizzati definitivamente. Le risposte finora messe in campo sembrano non essere sufficienti e non usciamo dall'angolo in cui ci siamo cacciati in questi anni in cui abbiamo perso ogni connessione con le classi lavoratrici e gli strati popolari del paese.
L'appello dei Comunisti Uniti non sarà l'ennesima proposta organizzativa autosufficiente e autorefernziale e nemmeno l'embrione di un nuovo partitino che mira a distruggere quelli attualmente esistenti. Sicuramente l'attuale frammentazione nel campo comunista non giova a nessuno e vogliamo aprire dei percorsi di riunificazione possibili, ma con i nostri appelli vogliamo dare un contributo nel ricominciare a mettere al centro da subito due cose legate per noi indissolubilmente tra loro: 1) unità dei comunisti e 2) autonomia di classe.
La prima per spingere insieme per un Partito solo casa comune di tutti i comunisti oggiAggiungi un appuntamento per oggi sparsi. La seconda perchè lo si faccia soprattutto sulle battaglie sociali e politiche e non solo su quali coalizioni elettorali per superare un quorum. Cosa importante questa, ma che non può essere l'unico motivo di "unità" e che oltretutto dovrebbe essere legata a un programma alternativo di opposizione di classe contro il bipolarismo e non in subalternità ad esso.

Per discutere e praticare questi obiettivi ci autoconvocheremo in ogni regione e a livello nazionale chiamando a contribuire tutti i comunisti disponibili. Quelli nel PRC, quelli nel Pdci, quelli di altre organizzazioni della diaspora comunista e soprattutto i tantissimi delusi rimasti senza tessera alcuna...tutti con pari dignità ma cercando di proporre qualche obiettivo politico comune. Chi lo praticherà anche nella Federazione e chi lo farà fuori, senza intralciarsi o strumentalizzarsi a vicenda ma rafforzandosi reciprocamente.

Per confrontarci su questi temi e altri che eventualmente potreste proporre al dibattito convocata una riunione aperta a tutti i compagni e le compagne dell'Emilia-Romagna:

SABATO 10 APRILE ore 10
presso il BAR "LA LINEA"
a PIAZZA RE ENZO 1
(piazza Maggiore) mappa
Per info potete chiamare il num. 393-9138937

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martedì 30 marzo 2010

E la scuola va a rotoli!!! Assemblea Pubblica -7 aprile (RM)


… E LA SCUOLA VA A ROTOLI!!!


  • Bilanci in rosso in tutte le scuole!

  • Riduzione delle supplenze!!

  • Impoverimento dell’offerta formativa!

  • Finanziamenti alle scuole private!!

  • Aumento dei contributi volontari!!

  • Igiene e sicurezza non garantiti!!

  • Abolizione degli organi collegiali!

  • Edifici scolastici pericolanti e fatiscenti e aumento degli alunni per classe!!

  • Tagli del personale docente e tecnico-amministrativo!


STANNO RUBANDO IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI CALPESTANDO IL DIRITTO ALLO STUDIO !!!

7 APRILE ore 17.00
Sala Agnini – Viale Adriatico, 136
ASSEMBLEA PUBBLICA 

Alla quale invitiamo a partecipare tutte le scuole di zona per informare, discutere, organizzarci
(partendo dall’adesione al sit in al MIUR e alla manifestazione cittadina del 17 aprile)

CHIEDIAMO:

  • L’impegno immediato dello stato a pagare i debiti verso le scuole.

  • Il ritiro della controriforma Gelmini e del riordino delle superiori.

  • Il blocco dei tagli previsti dalla finanziaria 2008 per il triennio 2008-11.

  • Nomina in ruolo dei docenti precari e personale ATA su tutti i posti vacanti.

  • L’organico necessario alla formazione delle classi a tempo pieno e prolungato.

  • La messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici.

COORDINAMENTO SCUOLE 4 MUNICIPIO
Per contatti: scuole4@yahoogroups.com - http://scuoleiv.altervista.org/wordpress/
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giovedì 11 marzo 2010

Intervento Comunisti Uniti al forum "Organizzazione e Partito"

di Comunisti Uniti

Roma 27 Febbraio 2010 

Gualtiero Alunni (PRC membro del CPN e resp. naz.le dipartimento Trasporti)

La crisi della sinistra e dei comunisti nel nostro paese cade nel pieno dell'attuale crisi più generale del capitalismo che riversa le sue pesantissime conseguenze negative sulle masse lavoratrici e popolari. L' offensiva Confindustriale, sostenuta dal Governo di destra e dalla totale e consenziente passività del PD, sta provocando altre decine di migliaia di nuove cassaintegrazioni, di mobilità, di chiusure di fabbriche e di licenziamenti che colpiscono tragicamente ancora una volta le famiglie dei lavoratori, i pensionati e gli immigrati. I comunisti, nonostante le loro grandi difficoltà attuali, devono alimentare con coerenza il conflitto di classe dalla parte della classe lavoratrice dando un proprio contributo politico, ma anche strumenti di analisi teorica alle lotte dei lavoratori. Sarà un'importante occasione per aggregare i comunisti e l'intera sinistra anticapitalista nel conflitto di classe e per dare una risposta adeguata ad una esigenza oggettiva di Unità . 
Deve essere aperta una vera fase di unità d'azione fra soggetti politici, attualmente frammentati su obiettivi comuni di classe, quali il lavoro, il salario, la scala mobile, i diritti e la democrazia nei luoghi di lavoro e di produzione, la democrazia proporzionale, la casa, la scuola, la sanità, l'ambiente, la lotta antimperialista. Questo è l'unico terreno concreto più consono e congeniale all'azione politica su cui si deve dispiegare il nostro agire. Va detto chiaramente che per i comunisti si antepone una discriminante dalla quale non si può prescindere e cioè la priorità della ricostruzione della propria unità e della propria autonomia in un unico soggetto politico di classe e di massa che non potrà essere realizzato nella o dalla Federazione della Sinistra. Insomma, la Federazione con la sua eterogeneità politica e ideologica, non può rappresentare il mezzo adeguato a tale scopo e quindi non avvicina ma allontana l'obiettivo della costruzione di un Partito C omunista. 
In generale la Storia ha dimostrato che questo genere di alleanze si basa sulle debolezze reciproche dei soggetti che compongono l'aggregazione e che raramente si mantengono a lungo perché al primo urto politico si sgretolano. L'urto politico potrebbe essere rappresentato proprio dalle prossime elezioni regionali in cui la Federazione, insieme ai soggetti che la compongono, potrebbe subire un altro grave tracollo politico. Per non essere trascinati in questo percorso, che si preannuncia disastroso, i comunisti devono mettere in campo da subito tutte le misure difensive per la propria sicurezza e la propria esistenza politica organizzata. La realtà oggettiva ha dimostrato molte volte che è illusorio ed astratto continuare a perseguire la strada dell'unità della sinistra se prima non sarà realizzata l'autonomia comunista. Negli atti della Federazione troviamo l'ennesima supponenza della presunzione di voler rifare non solo le pratiche e le forme organizzative, ma addir ittura anche la teoria. Sarebbe molto interessante scoprire chi saranno i "nuovi grandi maestri" all'altezza di "rifondare" la complessa elaborazione teorica e le opere di Marx, Engels, Lenin e Gramsci che fino ad oggi continuano ad ispirare i movimenti operai e comunisti nel mondo. Il vecchio concetto di innovare sempre tutto, appartiene agli opportunisti e ai revisionisti di ogni tempo: seconda internazionale, Kautsky in Russia, in Italia con Turati fino a Craxi nel PSI, poi Amendola fino a Napolitano nel PCI che è stato poi distrutto da Occhetto, infine Bertinotti nel PRC con la negazione delle esperienze comuniste del '900 e Cossutta che ha indicato al PdCI l'abbandono della falce e martello. 
Quale lo stato di salute dei nostri soggetti che costituiscono la Federazione? 
Il PRC e il PdCI non essendo radicati nella classe lavoratrice e dai/nei luoghi di lavoro e di produzione, rappresentano solo un marginale riferimento politico per i lavoratori. 
Non sono dei partiti di massa e oggi, dopo aver perso negli anni precedenti 500.000 tesserati che formano la diaspora comunista dispersa per il paese, gli iscritti al PRC e PdCI sono ridotti a poche decine di migliaia. Inoltre, non va sottaciuto il risultato elettorale del 3,4% alle europee, su cui ha pesato soprattutto l'astensionismo operaio. Questa è la cruda realtà oggettiva e non sarà evitando di porre la "questione comunista" nel dibattito, che i soggetti politici sopracitati possono opportunisticamente recuperare il consenso con un soggetto genericamente di sinistra. Quindi, l'indifferenza alle sollecitazioni dal basso e l'intenzione di proseguire comunque nella direzione sbagliata, dimostra di non volersi confrontare in un vero rapporto dialettico su un piano di pari dignità con chi lavora per costruire un Partito Comunista di quadri e di massa, diventando di fatto un gruppo autoreferenziale, che esclude un rapporto democratico con la base per avere soltanto u n rapporto verticistico di convenienza politica per la propria sopravvivenza e dimostra di essere un gruppo dirigente che alimenta tutte le spinte massimaliste all'interno e all'esterno delle stesse formazioni politiche in questione. 
Per questo diversi quadri comunisti e operai hanno rilanciato il "Progetto Comunisti Uniti" iniziato nell'aprile del 2008. Si è ripartito con l'elaborazione di una lettera aperta che è un documento politico aggiornato per "l'unità e l'autonomia comunista" al fine di costruire Case Comuni territoriali nella prospettiva di una "Costituente Comunista". Una battaglia politica, non in contrapposizione alla Federazione, ma in contrasto radicale alla sua impostazione attuale e che ogni militante comunista - se lo vorrà - potrà portare avanti, all'interno e/o all'esterno del PRC, del PdCI, della Federazione e del movimento sindacale. Un documento politico condiviso in cui sono poste con forza tutte le questioni strategiche di prospettiva, aperto a tutti coloro che sono ancora disponibili a cominciare dai Circoli del PRC, dalle Sezioni del PdCI, dall'arcipelago dei gruppi e organizzazioni comuniste, dalla diaspora comunista, dagli intellettuali, dalle esperienze concrete unit arie territoriali, dai lavoratori comunisti, dai delegati nei luoghi di lavoro e di produzione, da quella parte di quadri presenti nel PRC e PdCI, e dalle realtà associative o singole personalità esterne e non organizzate. Nel frattempo che fare? I comunisti uniti potrebbero cominciare a lavorare insieme fin da subito su due obiettivi concreti, la costruzione dell'organizzazione di base nei territori con le case comuni dei comunisti e la costituzione dei Coordinamenti territoriali di base dei lavoratori - tra i delegati RSU, i quadri sindacali della sinistra CGIL e del sindacalismo di base, i lavoratori comunisti per una battaglia in difesa dei posti di lavoro, contro la legge 30, in difesa del CCNL e la democrazia sindacale. 
In questo modo si può favorire la formazione di una nuova condizione nella quale siano gli stessi lavoratori a rilanciare dal basso le loro naturali forme elettive di democrazia diretta, insomma, strutture più idonee ed aderenti alle necessità della classe lavoratrice per attuare il proprio controllo sull'organizzazione del lavoro e della produzione. Questi due primi obiettivi sono di interesse fondamentale per i comunisti e per la classe operaia e possono rappresentare un primo passo concreto e comune nella costruzione di un nuovo indirizzo sindacale di classe e nell'edificazione di un nuovo Partito Comunista di quadri e di massa nel nostro Paese! Siamo convinti che della ricostruzione del Partito Comunista vi sia urgente necessità. Nondimeno crediamo che la classe operaia, senza la guida di un partito comunista di quadri e di massa, non sia in grado di reggere lo scontro di classe. La ricostruzione del Partito Comunista in Italia, è compito prioritario, ma senza astrat tismi ideologici, settarismi e estremismi. Oggi, la lotta per la ricostruzione del Partito Comunista è interna/esterna ai due Partiti della Federazione della Sinistra, ma se vogliamo essere parte integrante di questo processo dovremo continuare a sensibilizzare i compagni di base che ancora militano in queste organizzazioni, per la coscienza dialettica, per dare forza, vigore e slancio alla lotta di classe. Quindi, lotta aperta all'opportunismo e al carrierismo che sono fenomeni di degenerazione burocratica dovuti anche allo scollamento con la classe lavoratrice. La forza della teoria marxista-leninista sta nel fatto che essa permette al Partito di orientarsi in una data situazione, di comprendere l'intimo legame degli avvenimenti in mezzo ai quali si trova, di prevedere la marcia degli avvenimenti e di discernere non solo come e in quale direzione sviluppano gli avvenimenti oggi, ma anche come e in quale direzione si svolgeranno in futuro. La storia dei Partiti Comunisti ci insegna che senza ampi legami con le masse, senza un continuo consolidamento di questi legami, senza saper comprendere i loro bisogni, il Partito Comunista non può essere un vero Partito di massa. Negli ultimi 150 anni, vi sono stati periodi fondamentali nello sviluppo del concetto comunista di partito. Sebbene ciascuno di questi sia un periodo distinto, in cui certe idee e forme di lotta prevalevano su altre, essi sono dialetticamente legati tra loro. Tali periodi sono relativi ai principali cambiamenti del capitalismo causati sia dalla lotta di classe che dallo sviluppo di forze, relazioni e processi di produzione nei loro diversi stadi. I Comunisti lottando anche per gli interessi immediati hanno anche un'attitudine scientifica che consente loro di vedere la direzione delle lotte, le loro potenzialità e gli obiettivi di grande respiro (l'egemonia della classe operaia e il socialismo). I Comunisti non inventano le lotte ma esprimono le relazioni reali che derivan o dalla lotta di classe esistente. Il compagno Lenin sostenne un concetto largo di fronte unito, un concetto che derivava direttamente dal Manifesto del Partito Comunista. Questo era, come Gramsci disse, lo spostamento del modo di vedere la lotta per la rivoluzione da "guerra di manovra" a "guerra di posizione". In altre parole, nei paesi capitalisti più avanzati, erano necessarie forme adatte ad una lotta più protratta e strategica. Lenin adottò la formula del "Fronte Unito" come tattica principale del movimento comunista. Al 3° Congresso dell'Internazionale Comunista, respinse il settarismo dell'estrema sinistra ed insistette che i Partiti Comunisti definissero un'arena di lotta molto più vasta e sfaccettata, specialmente in Occidente. Ne "L'estremismo malattia infantile del comunismo", Lenin descrisse le lotte rivoluzionarie come "infinitamente più complesse" di quello che si era immaginato prima e che richiedevano forme più articolate d i lotta. Il Partito doveva lavorare per riconoscerle ed indirizzare la classe operaia sui modi più appropriati per conseguire gli interessi della classe intera. 
In questa fase sta emergendo un nuovo stadio di sviluppo che deve portare coerenza nel ruolo del movimento Comunista nella lotta continua contro l'autoritarismo, il militarismo, il neoliberismo e la frammentazione della sinistra. Nelle condizioni attuali, il capitalismo è entrato in un periodo di politiche estremiste neoliberiste: privatizzazioni, speculazioni, corruzioni e drastici tagli agli standard di vita al fine di accumulare capitali. Con il collasso del sistema monetario, la crisi del petrolio, gli enormi indebitamenti, sono emersi i sintomi di gravi problemi strutturali che fanno pagare la loro crisi ai salari con la crescita della disoccupazione, della povertà, della diffusione di malattie, della crisi ambientale e della guerra. Privatizzazioni, attacco alla proprietà pubblica e ai beni comuni, ai sindacati, ai servizi pubblici ed alla regolamentazione in economia, non sono esattamente "capitalismo ritornato allo stato selvaggio", ma azioni necessarie del c apitalismo in crisi. Ciò significa che le lotte per conseguire obiettivi immediati della nostra classe come parte di un largo movimento popolare, sono la nostra guerra di posizione che si protrae. Se, per sopravvivere, il capitale deve adottare una politica neoliberista con la direzione della destra, allora ogni vittoria strappata, oltre al ruolo delle lotte, è una vittoria di classe. La quantità si trasforma in qualità ed esiste una condizione obiettiva per l'unità crescente tra riforme e obiettivi rivoluzionari, è compito del Partito Comunista aiutare. 
Le lotte politiche e ideologiche della classe operaia e dei movimenti democratici a trovare la via migliore per costruire una nuova società perché è parte egemonica di esse. Questo elemento della lotta e del conflitto è importante perché prepara la nostra classe ed i nostri alleati all'egemonia della classe operaia nella vita politica, economica e culturale. Cercare i punti programmatici di azione nella lotta, non deve richiedere la cancellazione dei valori ideologici e della leadership politica del Partito Comunista. Si deve rifiutare sia l'impulso settario della rigidità, che la tendenza a espellere completamente l'ideologia dalla lotta; il principio marxista di "preoccuparsi del futuro del movimento" è aderente a tutto ciò. Per i vecchi bolscevichi ed il movimento Comunista del passato, questo poteva essere il momento nel quale dichiarare l'attacco per l'egemonia del partito, ma semplicemente questa non è la soluzione migliore. La pratica continua de lla costruzione e della mobilitazione del largo sostegno ad un programma minimo condiviso è il solo strumento praticabile. Ben consapevoli delle difficoltà oggettive, delle profonde e talvolta inspiegabili divisioni che esistono nel movimento comunista con i tanti particolarismi e distinguo non aiutano alla ricostruzione del Partito Comunista la cui assenza è sentita, ogni giorno di più, non solo nei militanti dei vari gruppi e/o partiti, ma soprattutto tra i lavoratori e tra le masse impoverite del nostro Paese, specie dopo la caduta del muro di Berlino e la indecorosa fine del vecchio PCI, finito nello squallore liberaldemocratico del PD. Noi che sosteniamo il "Progetto Comunisti Uniti" pensiamo che compito principale – oggi - per ogni marxista-leninista sta nel coinvolgere il numero più ampio e convergente possibile di compagni e compagne per dare vita, anche nel nostro Paese, ad un vero Partito Comunista, con la consapevolezza dei limiti oggettivi esistenti og gi in Italia per chiunque si dovesse accingere in un'impresa di questo tipo; per rispondere alla esigenza sentita tra i tanti compagni e le migliaia di lavoratori che, ogni giorno, subiscono di persona lo sfruttamento capitalistico e sono merce per i giochi di dominio di questa attuale classe dirigente, formata per lo più da mafiosi, fascisti, clericali e affaristi senza scrupoli che ci impongono una attenta vigilanza democratica. Se, oggi, le conquiste ottenute con le lotte popolari, come la Resistenza o gli scioperi degli anni '50 e '60, stanno per essere lentamente smantellate dalla borghesia imperialista è perché non c'è un vero partito comunista di quadri e di massa. Manca un Partito Comunista che sappia tramutare nella pratica politica la forte spinta contestatrice e di disagio che proviene dal movimento operaio odierno e dalle giovani generazioni. Non pensiamo che PRC/PdCI possano assolvere a questo compito, ma altresì non pensiamo si debba dare vita all'ennesimo partitino autoreferenziale. Siamo invece dell'opinione che occorra - intanto in via transitoria - dar vita a Case Comune dei Comunisti per approdare, con il tempo, alla nascita di un Partito Comunista Unito, ben sapendo che realizzare ciò è un grande e difficile compito, la cui realizzazione richiede tempo e dispendio di energie, ma soprattutto una elaborazione ideologica costantemente confrontata con le lotte e i conflitti sociali, che sappia mettere in campo tutte le risorse possibili e disponibili. Noi pensiamo che per realizzare ciò sia necessario dare vita ad un disegno ben più vasto e di ampio respiro, che riesca ad andare oltre gli steccati di piccolo gruppo/partito che attualmente contraddistinguono le varie organizzazioni esistenti nel nostro paese, per poter coinvolgere, rendere attivamente partecipi ed unire il più possibile tutte le forze comuniste presenti in Italia, per poter dare vita al Partito Comunista che noi tutti vogliamo.



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