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lunedì 22 marzo 2010

Trenitalia, per molti ma non per tutti. Mai per i disabili


Prendi l’alta velocità e hai l’assistenza assicurata, ma il Frecciarossa costa caro e ferma solo nelle grandi città. Se prendi invece un treno di linea, magari il Torino-Milano, rischi che Trenitalia ti lasci a piedi: te e la tua carrozzina. O al massimo, un addetto ti può accompagnare fino al convoglio e poi te la devi cavare da solo. Un tempo non era così: «C’è stata un’involuzione progressiva», racconta Riccardo Corsano, 34 anni, di Novara, che l’ha patita sulla sua pelle. «La mia sarà una piccola storia ma è l’anello di un sistema, di una discriminazione che aumenta. E ho capito che bisogna dire basta e smetterla di
stare zitti».
Il treno per Milano è partito e se n’è andato senza di lui. Non c’era posto, non c’era spazio per i disabili e non c’era nessuno che potesse aiutarlo: servizi diminuiti e treni non conformi. «Mi costringono ad essere un peso, ad essere
quello che non sono», si sfoga Riccardo che lavora all’Ufficio relazioni con il pubblico dell’Ospedale Maggiore di Novara. Non camminando dalla nascita è costretto a servirsi di una sedia a rotelle. «Due settimane fa ero in servizio e
ho chiesto a mia mamma di andare in stazione per prenotare un viaggio andata e ritorno per Milano, volevo andare a vedere qualche mostra d’arte. Se sei disabile devi prenotare il treno almeno due giorni prima, una delle tante privazioni alla libertà di circolazione». E allo sportello qual è stata la risposta?: «Trenitalia non effettua più nessun servizio per i clienti disabili sulla tratta Torino-Milano, a eccezione di coloro che possono camminare quel tanto che basta per raggiungere i sedili all’interno, anche perché nella maggioranza dei casi le sedie a rotelle sono più larghe della porta degli scompartimenti». Riccardo parla pacatamente, ma in modo fermo, rompe lo steccato del silenzio:
«Questa volta ho preso carta e penna, ho voluto raccontare la mia situazione, che è uguale a quella di tanti altri, per smuovere le coscienze. Sono pronto a intraprendere pure un’azione legale». Continua il racconto: «Fino allo scorso
anno si poteva viaggiare ma su treni decisi dall’azienda, ovvero quelli dotati di attrezzatura per accedervi. Ma molte vetture, come ho saputo dagli stessi impiegati, non hanno superato i controlli previsti dalle norme europee. Prima,
invece, viaggiavo tra uno scompartimento e l’altro, come un cittadino di serie C, però almeno potevo muovermi. Ora Trenitalia obbliga i clienti disabili a viaggiare solo quando e come decide l’azienda. E talvolta, vedi il mio caso, impedisce del tutto di usufruire del servizio».
Abbiamo, allora, provato a chiamare l’assistenza clienti di Torino, la risposta è stata: «Da Torino non c’è problema se si prende l’alta velocità (a Novara non ferma, ndr), se si usufruisce invece della tratta normale c’è solo un treno attrezzato, quello delle 21,50. Noi possiamo aiutare il cliente a salire sul treno, ma oltre non possiamo prenderci la responsabilità».
Per Riccardo la carrozzina, per quanto sofferta e penalizzante, è un osservatorio privilegiato per vedere i problemi. Perché ti arrivano in faccia. «Ma gli occhi della gente sono sempre più chiusi. Si sente spesso parlare di diritti
dei disabili, l’Italia ha recepito la Convenzione Onu e il governo ha sottoscritto i provvedimenti dell’Ue sulla libera circolazione delle persone disabili». Anche Trenitalia ha un regolamento per l’assistenza, visibile sul sito. «Ma nella realtà, lo noto nella vita di tutti i giorni quando al bar i bagni per i disabili sono usati come ripostiglio, stiamo regredendo. E se non posso nemmeno prendere il treno come posso essere autonomo, avere amici, una relazione o stare da solo?» Ecco: «Come posso non essere considerato diverso?».
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sabato 2 gennaio 2010

Anno nuovo vita vecchia: “Ancora una frana sui binari, vogliamo più tutele e meno propaganda




ANCORA UNA FRANA SUI BINARI, VOGLIAMO PIU’ TUTELE E MENO PROPAGANDA E’ INACCETTABILE CHE IL DIVARIO TRA L’ALTA VELOCITA’ E IL NORMALE SERVIZIO FERROVIARIO INIZI AD INTERESSARE ANCHE ASPETTI DI SICUREZZA. SONO PASSATI SOLO SOLO 10 GIORNI DA QUANDO, VICINO SASSARI, UN MACCHINISTA E’ MORTO PER LA STESSA RAGIONE, LA ZONA E’ IMPERVIA E SOGGETTA A RISCHI:PERCHE’ NON CI SONO RETI E DISPOSITIVI DI PROTEZIONE? STAVOLTA E’ ANDATA BENE, SOLO SPAVENTO E TANTI DISAGI MA NON POSSIAMO CONFIDARE SEMPRE NELLA FORTUNA

Roma, 1 gennaio 2010 - Oggi pomeriggio, il treno eurostar 9328, Roma-Perugia, in prossimità della stazione di Terni, sulla linea Roma Ancona, intorno alle 14,30, ha investito una massa franosa caduta sui binari che ha danneggiato le apparecchiature del freno impedendo al treno di proseguire.Il personale ed i pochi viaggiatori presenti sulle prime carrozze hanno sentito forti colpi e vibrazioni provenienti dal sottocassa, una frenatura repentina, dopodiché il treno è rimasto “incagliato” sui detriti. Il recupero dei viaggiatori e il ripristino della circolazione risulteranno molto difficoltose perché il tratto di linea interessato è a binario unico, particolarmente impervio e la zona è soggetta a forte maltempo
Fortunatamente, anche per la bassa velocità prevista in quel tratto, non ci sono state conseguenze per le persone ma non possiamo confidare sempre nella fortuna.
Chiediamo che siano predisposti gli idonei dispositivi di protezione dalle frane, a cominciare dalle tratte maggiormente a rischio, e che siano effettuati adeguati investimenti anche sulle linee considerate “secondarie” come la Roma-Ancona, per la semplice ragione che essa serve importanti aree del Paese e, in questo caso, interessa migliaia di cittadini di Lazio, Umbria, Marche ed Emilia Romagna. Magari risparmiando sulla propaganda e le riviste patinate.
Sono passati solo dieci giorni da quando un nostro compagno di lavoro è morto per aver investito col treno un masso franato sui binari e siamo costretti ancora una volta a denunciare il divario tra l’alta velocità e il normale servizio ferroviario perché questo comincia ormai ad interessare anche aspetti riguardanti la sicurezza.
La redazione di “Ancora in Marcia”

lunedì 21 dicembre 2009

Caos ferrovie, Filt Cgil, neve al nord non è una novità


"Nevica sulla Pianura Padana il 18 dicembre 2009. Evento straordinario da autentica emergenza economica e sociale? Mi faccia il piacere direbbe Totò!". Inizia così il suo intervento sull'emergenza ferroviaria determinata dal maltempo il segretario generale della Filt Cgil del Veneto, Ilario Simonaggio.

"Da sempre - scrive il sindacalista - in Pianura Padana può capitare che nevichi in inverno. Ed oggi, a differenza del passato, disponiamo di strumenti informatici precisi e puntuali nell’indicare quando, quanto e dove nevicherà".

Dunque, secondo Simonaggio il problema non è nel maltempo, ma va ricercato altrove: "Se si riducono gli strumenti di lavoro e gli organici operativi che effettuano il presenziamento notturno della linea ferroviaria, che intervengono per riscaldare gli scambi, che controllano lo svolgimento normale della circolazione, che rimuovono il ghiaccio nelle stazioni e nei binari,che predispongono la manovra e l’esercizio di rete e di tenuta adeguata dei mezzi ( batterie, impianti elettrici, ecc.) queste sono le conseguenze. Colpa della precipitazione? Sarà!".

La Filt Cgil del Veneto parla dunque di "un'ennesima dimostrazione della grandi responsabilità che hanno i due soggetti deputati a garantire servizi dignitosi, adeguati e di buona qualità". Da una parte c'è l’azienda Fs, "in cui ferrovieri sono stanchi di farsi carichi di gravi mancanze che chiamano direttamente in causa la gestione degli eventi". E dall'altra c'è la Regione, alla quale si chiedono "finanziamenti concreti per la spesa corrente e in conto capitale, atti di indirizzo strategico, controllo rigoroso della gestione, sviluppo dell’intermodalità ferroviaria".

"Sappiamo che la potenza mediatica è l’unica cosa alacremente all’opera in queste ore - conclude Simonaggio - nel mentre dovreste vergognarvi e chiedere scusa alle centinaia di migliaia di ignari viaggiatori che avete preso ostaggi da tre giorni. Sta riprendendo a nevicare….vorremo che ci sia una scelta di priorità dei finanziamenti che ci lascia, per il futuro, una Italia paese affidabile e normale"

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