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martedì 23 febbraio 2010

Mantova, per il centrodestra all'asilo solo bambini cristiani

tratto da liberazione.it - E adesso abbiamo anche un asilo comunale per soli bimbi ”cristiani”. Accade a Goito, paesino i provincia di Mantova. Dove l’amministrazione di centrodestra (Pdl-Lega-Udc) ha approvato un regolamento dove all’articolo 1 c’è scritto che possono accedere all’asilo solo bambini appartenenti a famiglie che accettano«l’ispirazione cristiana della vita». L’opposizione ha inviato un esposto all’Anci, chiedendo all’associazione di fare pressione sull’amministrazione comunale affinchè questo regolamento non venga applicato. In risposta il sindaco, Anita Marchetti, ha fatto sapere che «pur essendo l’asilo pubblico, da sempre viene gestito secondo criteri che si ispirano al cristianesimo»; di conseguenza non c’è nulla di incostituzionale, secondo lei, nell’approvare una tale norma. Che è giustificata quindi da una tradizione. E’ chiaro che nei fatti la provenienza da una famiglia cattolica o cristiana, esclude di fatto i bambini di famiglie di diverso orientamento religioso nonché i figli delle coppie di fatto o di genitori divorziati.

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lunedì 15 febbraio 2010

Video, Hack: "Il disegno intelligente? E' una bischerata!"

Alteredo intervista l'astronoma da battaglia: "Il disegno intelligente? E' una bischerata!"

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lunedì 18 gennaio 2010

"CRISTIANI" UNITI PER LA CONQUISTA DELLA CINA ?

Nome
Maurizio Benazzi




Come ogni anno, la Società Biblica in Italia ha preparato il fascicolo per la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Il fascicolo, che quest'anno si ispira al passo del Vangelo di Luca "Voi sarete testimoni di tutto ciò" (Luca 24,48), è predisposto dal Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. La sua elaborazione è stata affidata al gruppo ecumenico della Scozia. Il fascicolo della Società Biblica riporta per intero i passi biblici indicati per gli otto giorni della Settimana. In questa occasione la Società Biblica propone il progetto "Testi biblici per la Cina" con il quale intende raccogliere fondi per stampare, in collaborazione con la Comunità di Taizé e con l'autorizzazione del governo cinese, 1 milione di Bibbie e Nuovi Testamenti da distribuire ai cristiani cinesi.


Ecumenici ritiene di non partecipare alle manifestazioni che saranno organizzate come segno di protesta e di denuncia contro l'otto per mille percepito dalle diverse confessioni (evangeliche, cattolica ed ebraica), ormai totalmente incapaci di rendersi autosufficienti e autonome dalla presenza dello Stato - sempre più asfissiante - negli affari religiosi. Il loro status di crisi spirituale è comunque sotto gli occhi di tutti. Semplicemente assenti per 358 giorni l'anno su 365, sia nei fatti concreti di Vangelo (non certo in TV!) che nella Legge Mosaica, il cui sunto è anch'esso l'amore per Dio e per il prossimo. La nota preghiera del Padre nostro deriva non a caso da preghiere ebraiche!


Surreali ed ipocriti, a nostro avviso, sono gli inviti alla laicità da parte di coloro che si riconosco nello spreco di risorse pubbliche e nel sistema congeniato di prelievo di denaro dalle casse pubbliche.

Diciamo in primis no alla carità pelosa da parte di enti religiosi che attingono denaro dall'otto per mille e facciamo leva proprio sul versetto biblico di quest'anno per chiedervi di divenire promotori di voci di dissenso nelle Assemblee a cui deciderete autonomamente di partecipare: osate chiedere la destinazione di tutto l'otto per mille, e non solo quello, in favore della popolazione Haitiana.

Evangelizzate per favore l'Italia e le sue chiese cristiane; rendete veraci le comunità ebraiche se siete ebrei. Grazie.

Si segnala che sul sito di Medici Senza Frontiere è possibile concorrere alla raccolta fondi per quelle zone terremotate: per info http://www.medicisenzafrontiere.it/


venerdì 8 gennaio 2010

Resto ateo grazie a dio.




Pochi giorni fa sono convolato felicemente a nozze, celebrate in chiesa con il rito misto.
Qualcuno mi ha chiesto, in modo provocatorio: “Un comunista che si sposa in chiesa?”.
Per tale ragione ritengo giusto ed opportuno esporre le mie ragioni, provando a precisare la mia posizione rispetto alla scelta compiuta. Ebbene, chiarisco immediatamente che il sottoscritto si è sposato in chiesa in qualità di ateo dichiarato.
Infatti, io e la mia consorte abbiamo deciso e concordato con il parroco la formula del rito misto, la quale prevede la possibilità di contrarre matrimonio tra membri della chiesa cattolica apostolica romana ed esponenti di diverse confessioni religiose, non cattolici oppure non credenti ed atei come il sottoscritto, che siano battezzati o meno.
In pratica il sottoscritto non ha partecipato ai vari momenti del rito cattolico, astenendosi dal recitare le preghiere e le formule di culto, astenendosi soprattutto dalla liturgia eucaristica celebrata al termine della cerimonia: ad esempio, nel pronunciare le formule tipiche del matrimonio cattolico, il sottoscritto non ha mai menzionato dio.
Per i cristiani il rito del matrimonio misto non rappresenta, sul versante della diversità religiosa, un atto impossibile. Tale soluzione matrimoniale è prevista dal diritto canonico, ma probabilmente nelle nostre zone non è stata applicata in modo frequente.
Il 31 marzo 1970 il pontefice Paolo VI scrisse “Matrimonia Mixta”, una lettera apostolica redatta in forma di “Motu Proprio”, ossia assunta di “propria iniziativa” dal papa. In questo testo sono state impartite le norme relative ai matrimoni misti. Tale lettera, altrimenti nota come Dispensa Paolina, è estremamente importante e significativa per comprendere i notevoli progressi, a tratti persino rivoluzionari, compiuti dalla dottrina cattolica e dal codice del diritto canonico nell’ambito specifico del matrimonio.
Dunque, sebbene sembri che mi sia parzialmente piegato, chiedendo la celebrazione di una formula mista che mi riconosca come ateo e non credente, in realtà la mia scelta è stata quella di un "compromesso" compiuto per amore verso mia moglie e mio figlio.
Per quanto concerne la procedura da seguire, occorre anzitutto rendere esplicita al sacerdote la propria eventuale posizione di credente in un’altra fede, o di ateo, e concordare la celebrazione di un rito matrimoniale misto. Per ciò che attiene alla cerimonia religiosa, in effetti non cambia nulla, tranne il fatto che la parte di fede diversa, o non credente, si astiene dal partecipare alle fasi della liturgia cattolica, alle preghiere e soprattutto al momento dell'eucarestia. Comunque confesso che, malgrado io sia un ateo, durante la celebrazione del matrimonio mi sono emozionato ugualmente.
Ma perché sono ateo? E soprattutto, perché resto ateo, grazie a dio?
Proverò a rispondere brevemente a questo interrogativo, se possibile senza complicare troppo il ragionamento, che è essenzialmente di ordine teorico e filosofico.
La mia adesione alle posizioni dell’ateismo convinto e praticante, direi quasi fondamentalista (per usare una sorta di ossimoro concettuale), deriva anzitutto da una riflessione “astratta” molto semplice e chiara, che si spiega e si comprende facilmente.
In teoria, se dio non esistesse tanto meglio, vuol dire che avrebbe ragione chi lo rinnega. Ma anche se dio esistesse, il discorso logico non muterebbe di una virgola in quanto:
1)    se dio è onnipotente, come asseriscono i suoi vescovi e rappresentanti in terra o le sacre scritture, perché non interviene per eliminare la violenza e il dolore?
2)    se invece dio non è onnipotente e non può fare assolutamente nulla contro il male insito nel mondo, allora è come se dio non esistesse, è un essere inutile, una sorta di soprammobile neanche tanto bello da vedere, dato che è invisibile;
3)    la terza ipotesi, la più accreditata dalla dottrina ufficiale della chiesa e pure dagli atei, si basa sulla teoria formulata da Sant’Agostino, uno dei padri spirituali della chiesa cattolica apostolica romana, ossia che dio ha concesso all’uomo il dono del libero arbitrio, vale a dire la libertà di pensare ed agire assumendosi le proprie responsabilità, dunque anche la possibilità e la capacità di negare dio.
Sulla base di tali premesse teoriche, forse oltremodo semplificate, si evince chiaramente il percorso filosofico e razionale che mi ha condotto verso un approdo di tipo ateistico, così come discende pure un sentimento di sincera gratitudine verso dio, in quanto mi ha concesso il prezioso dono del libero arbitrio, grazie al quale sono (appunto) ateo.
Insomma resto ateo, pur essendomi sposato in chiesa. Una simile scelta non equivale ad un gesto di incoerenza, come è fin troppo facile obiettare, in quanto le mie convinzioni non sono minimamente scalfite da un rito nuziale celebrato dal sacerdote sull’altare.
Lucio Garofalo

mercoledì 11 novembre 2009

La replica di Ferrero sul caso Don Santoro


Pubblichiamo la risposta di Paolo Ferrero alla lettera di Gigi Sullo pubblicata su Carta.org ieri, in seguito alle dichiarazioni contro don Alessandro Santoro da parte del segretario del Prc di Firenze Malpezzi.









Caro Gigi, 
come forse saprai, il Prc non è una caserma ed è possibile che si abbiano idee e posizioni diverse sullo stesso argomento. Le mie le conosci, ma – per completezza d’informazione – te le allego nella fattispecie di comunicato stampa scritto e reso pubblico «a caldo» il giorno stesso della rimozione di don Santoro, a firma mia e del compagno Alfio Nicotra a nome del partito della Rifondazione comunista. 
Il comunicato mi pare abbastanza chiaro e non credo di aver letto prese di posizione così nette da parte di altri partiti. Del resto sono stato ospite della comunità delle Piagge poche settimane fa in occasione dell’assemblea su «Democrazia a chilometro zero» e ho potuto in quell’occasione farmi di persona una idea dello splendido lavoro portato avanti da don Santoro. 
Da valdese, poi, ho una particolare idiosincrasia per le repressioni attuate in nome della dottrina cattolica perché alcune decine di migliaia di miei avi ne hanno subito le conseguenze finendo impalati, bruciati, sgozzati o semplicemente messi su una galera a remare. 
Per quanto riguarda le opinioni espresse a titolo personale dal segretario provinciale del Prc di Firenze, le considero, com’è evidente, completamente sbagliate ma, per fortuna, Rifondazione è un partito in cui è anche possibile sbagliare. Ho espresso con una certa vivacità le mie opinioni al compagno Malpezzi e confido che possa ricredersi ma da noi – a differenza che nella chiesa cattolica – si discute e non si scomunica né si sospende a divinis. Sperando che tu possa apprezzare questa sottile differenza e nel confidare che Carta avrà la stessa attenzione mostrata in questo caso relativamente a tutte le altre prese di posizione del Prc o di qualche suo esponente, ti saluto con la consueta cordialità.

lunedì 9 novembre 2009

Video - Santanchè: "Maometto era pedofilo"


La Santanchè da uno spettacolo indecente: "Maometto era pedofilo!" Il livello di pudore oramai è al limite. Se toni del genere fossero stati usati per una figura cristiana adesso staremmo sull'orlo di un'altra Guerra Preventiva. Sto cercando inutili parole per descrivere questo atto di odio religioso indiscriminato ma ognuno giudichi da solo.
(peppe genchi)







giovedì 5 novembre 2009

La Russa: possono morire, ma il crocifisso resterà nelle aule!


Questo articolo è stato tratto dal sito web http://www.uaar.it/ "Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti" (condivido pienamente la loro esternazione): "Nellambito della trasmissione La vita in diretta è andata in onda una discussione sul crocifisso nelle aule scolastiche che ha visto la partecipazione di Rocco Buttiglione, il segretario UAAR Raffaele Carcano, il prof. Franco Coppoli, Piergiorgio Odifreddi e don Mario Pieracci. 
Al termine dello spazio dedicato a questo tema il sopraggiunto ministro della difesa Ignazio La Russa, riferendosi a coloro che avevano appena espresso contrarietà alla presenza del simbolo cattolico sui muri delle scuole, ha dichiarato più volte: possono morire, ma il crocifisso resterà nelle aule. IL DIBATTITO E' APERTO A VOI LE RIFLESSIONI.




              




"Croce via" - Il crocefisso a scuola secondo Dario Fo




Suona scandalo la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che, accogliendo la denuncia di una cittadina italiana, dichiara che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni. Scandalizza enormemente i cattolici apostolici romani. Ma non i cristiani. Perché ci sono anche i cristiani non apostolici romani che non fanno del predominio del simbolo della croce il loro valore essenziale. Naturalmente è tutt'altro che offensiva per chi è ateo e non ha religione come me, e tantomeno la sento offensiva per chi professa un'altra religione.
L'elemento straordinario della sentenza, destinata a destare non solo scandalo ma dibattito e scontro, sta nel fatto che precipita sullo schermo piatto della realtà italiana che vive - vivrà? - nei millenni all'ombra del potere della Chiesa romana. Da questo punto di vista è la critica profonda al simbolo per eccellenza, la croce. Proposto finora come una simbologia imposta, affisso ovunque in scuole, ospedali, uffici come il connotato forte della nostra cultura. Una onnivora cultura di stato. E i cattolici difficilmente molleranno l'idea di essere i gestori della religione di stato. 
Non a caso però la Corte europea ha aggiunto che proprio la presenza dei crocefissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente segno religioso e dunque potrebbe condizionarli: se incoraggia i bambini già cattolici, può invece essere di condizionamento e disturbo per quelli di altre religioni e per gli atei. 
Esplode l'ira del Vaticano, il governo di centrodestra accusa, balbettano dall'opposizione democratica: «È una questione di cultura, di tradizione». Allora apriamo anche il libro nero di queste cultura e tradizione. Il cattolicesimo della Chiesa romana nasconde dietro il crocifisso interpretato come riscatto, una cultura e una storia di violenze, sopraffazioni, guerre. In nome della croce sono stati commessi grandi misfatti, Crociate, Inquisizioni, la rapina e i massacri del Nuovo mondo, la benedizione degli imperi e degli uomini della provvidenza. Pensate che il cattolicesimo ha proibito fino all'Ottocento di tradurre in volgare la Bibbia e il Vangelo. In nome di quel «segno» si sono commessi i crimini più efferati. E si commettono, con le proibizioni contro il diritto degli uomini a gestire la conoscenza e la libertà individuale e sessuale. Se è la «nostra cultura», come dichiarano l'intrepida ministra Gelmini e il «pontefice» Buttiglione che accusa la sentenza di Strasburgo di essere «aberrante», perché non raccontare il lato oscuro della croce come simbologia di potere? Invece è come se continuassero a dire: lo spazio del visibile, dell'iconografia quotidiana della realtà è mio, lo gestisco io e ci metto le insegne che voglio io. È questo che è sbagliato.
La Conferenza episcopale strilla che si tratta di sentenza «ideologica». Racconti della violenza nella cultura storica della Chiesa romana apostolica, dei roghi contro la ragione eretica che da sola ha fatto progredire l'umanità. Se è l'origine salvifica per tutti che si vuole difendere, allora va accettato e relativizzato al presente, perché in origine esso era solo un segno di riconoscibilità dei luoghi clandestini di preghiera e culto. Non un simbolo imposto, che rischia di richiamare un rituale comunque di morte, contro gli altri, le altre culture, storie, religioni.
Che la realtà che ci circonda, in primo luogo quella formativa della scuola, torni ad essere spazio creativo oltre le religioni, libero per tutti dagli obblighi oppressivi dei valori altrui.






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