Visualizzazione post con etichetta trenitalia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta trenitalia. Mostra tutti i post

martedì 13 aprile 2010

Ferrovie, Treno deraglia nel Meranese - De Sanctis(PdCi): "Matteoli si dimetta e si rinazionalizzi ferrovia"

"In 10 mesi - dalla strage di Viareggio del 29 giugno 2009 - solo promesse, incidenti e morti sui binari. La situazione è ormai fuori controllo oppure questi sono solo "spiacevolissimi episodi", come ebbe a dire di Viareggio l'ad Moretti? Di fronte alle responsabilità del governo e dei gestori, privati e non, delle ferrovie per la insicurezza della rete italiana non basta il lutto.
Di fronte alla falcidia di ferrovieri e pendolari sono necessarie le dimissioni del ministro Matteoli e l'inversione copernicana di rotta per la rinazionalizzazione della ferrovia, la garanzia del servizio universale, la messa in sicurezza della rete, degli equipaggi e dei viaggiatori. Anche per questo saremo domani mattina alla mobilitazione dei ferrovieri a piazza della Croce Rossa di fronte alla sede del Ministero". E' quanto afferma Fabrizio De Sanctis, responsabile Trasporti del PdCI - Federazione della sinistra, che esprime "la partecipazione del suo partito al lutto delle famiglie delle vittime del disatro ferroviario di stamattina nel Meranese"
Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

lunedì 22 marzo 2010

Trenitalia, per molti ma non per tutti. Mai per i disabili


Prendi l’alta velocità e hai l’assistenza assicurata, ma il Frecciarossa costa caro e ferma solo nelle grandi città. Se prendi invece un treno di linea, magari il Torino-Milano, rischi che Trenitalia ti lasci a piedi: te e la tua carrozzina. O al massimo, un addetto ti può accompagnare fino al convoglio e poi te la devi cavare da solo. Un tempo non era così: «C’è stata un’involuzione progressiva», racconta Riccardo Corsano, 34 anni, di Novara, che l’ha patita sulla sua pelle. «La mia sarà una piccola storia ma è l’anello di un sistema, di una discriminazione che aumenta. E ho capito che bisogna dire basta e smetterla di
stare zitti».
Il treno per Milano è partito e se n’è andato senza di lui. Non c’era posto, non c’era spazio per i disabili e non c’era nessuno che potesse aiutarlo: servizi diminuiti e treni non conformi. «Mi costringono ad essere un peso, ad essere
quello che non sono», si sfoga Riccardo che lavora all’Ufficio relazioni con il pubblico dell’Ospedale Maggiore di Novara. Non camminando dalla nascita è costretto a servirsi di una sedia a rotelle. «Due settimane fa ero in servizio e
ho chiesto a mia mamma di andare in stazione per prenotare un viaggio andata e ritorno per Milano, volevo andare a vedere qualche mostra d’arte. Se sei disabile devi prenotare il treno almeno due giorni prima, una delle tante privazioni alla libertà di circolazione». E allo sportello qual è stata la risposta?: «Trenitalia non effettua più nessun servizio per i clienti disabili sulla tratta Torino-Milano, a eccezione di coloro che possono camminare quel tanto che basta per raggiungere i sedili all’interno, anche perché nella maggioranza dei casi le sedie a rotelle sono più larghe della porta degli scompartimenti». Riccardo parla pacatamente, ma in modo fermo, rompe lo steccato del silenzio:
«Questa volta ho preso carta e penna, ho voluto raccontare la mia situazione, che è uguale a quella di tanti altri, per smuovere le coscienze. Sono pronto a intraprendere pure un’azione legale». Continua il racconto: «Fino allo scorso
anno si poteva viaggiare ma su treni decisi dall’azienda, ovvero quelli dotati di attrezzatura per accedervi. Ma molte vetture, come ho saputo dagli stessi impiegati, non hanno superato i controlli previsti dalle norme europee. Prima,
invece, viaggiavo tra uno scompartimento e l’altro, come un cittadino di serie C, però almeno potevo muovermi. Ora Trenitalia obbliga i clienti disabili a viaggiare solo quando e come decide l’azienda. E talvolta, vedi il mio caso, impedisce del tutto di usufruire del servizio».
Abbiamo, allora, provato a chiamare l’assistenza clienti di Torino, la risposta è stata: «Da Torino non c’è problema se si prende l’alta velocità (a Novara non ferma, ndr), se si usufruisce invece della tratta normale c’è solo un treno attrezzato, quello delle 21,50. Noi possiamo aiutare il cliente a salire sul treno, ma oltre non possiamo prenderci la responsabilità».
Per Riccardo la carrozzina, per quanto sofferta e penalizzante, è un osservatorio privilegiato per vedere i problemi. Perché ti arrivano in faccia. «Ma gli occhi della gente sono sempre più chiusi. Si sente spesso parlare di diritti
dei disabili, l’Italia ha recepito la Convenzione Onu e il governo ha sottoscritto i provvedimenti dell’Ue sulla libera circolazione delle persone disabili». Anche Trenitalia ha un regolamento per l’assistenza, visibile sul sito. «Ma nella realtà, lo noto nella vita di tutti i giorni quando al bar i bagni per i disabili sono usati come ripostiglio, stiamo regredendo. E se non posso nemmeno prendere il treno come posso essere autonomo, avere amici, una relazione o stare da solo?» Ecco: «Come posso non essere considerato diverso?».
Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

venerdì 22 gennaio 2010

La Tav nel recinto




Gli occhi si stropicciano dalle notti insonni. «Ma il morale è altissimo» assicura Giorgio al presidio di Susa. Il cellulare può squillare alle tre o alle quattro. E devi partire. Per questo lo tieni vicino al letto, con le scarpe ai bordi. In valle, se qualcuno avvista strani spostamenti, lancia subito un messaggio, un sms, una mail: «Una trivella a Susa», «Un'altra a Condove». E il tam tam corre da Venaus ad Avigliana. Non fai in tempo a vestirti, che vedi già i compagni di lotta salutarti: «Sarà düra», il motto dei No Tav. Martedì erano corsi a Susa, per il settimo sondaggio, ieri invece si sono diretti a Chiusa San Michele, dove nelle prime ore del mattino è iniziato l'ottavo dei 91 carotaggi previsti dall'Osservatorio sulla Torino-Lione guidato da Mario Virano. Militarizzato come il precedente. Ancora una volta, la trivella scortata da centinaia di forze dell'ordine. Ma non si sono lasciati sorprendere: hanno allestito presidi, bloccato il Tgv e, alla sera, respinto l'arrivo di nuovi blindati occupando la statale del Moncenisio. 
Un'altra giornata di lotta lungo tutta la valle. «Sono solo sondaggi mediatici, non trivellano nemmeno. È una prova di forza per sbloccare i fondi di Bruxelles», rincara Giorgio: «Non è come la raccontano i giornali, il movimento è forte. Pensi che ha appena chiamato una signora da Genova, ci invita a resistere e sabato sarà con noi». Ci sarà una grande manifestazione a Susa contro la Tav e contro tutte le mafie, attese più di ventimila persone. 
Al presidio, vicino all'autoporto, fa freddo e ci si scalda con il fuoco e il tè. «Avevano detto che i carotaggi sarebbero stati alla luce del sole, trasparenti, avvisando i sindaci. Invece sono venuti di notte, come i ladri» racconta Pupi che di mestiere fa l'edicolante ed è appena tornato dai due presidi di Condove e Chiusa San Michele, più a valle. Li hanno allestiti in mattinata, uno vicino alla rotonda della statale 24, quella del Monginevro, l'altro dall'altra parte dei binari. In mezzo uno spiegamento massiccio di carabinieri che hanno impedito l'accesso alla stazione. «Sono le forze dell'ordine a bloccare il passaggio» recita un cartellone dei manifestanti lungo la strada. Momenti anche di tensione con una carica dei carabinieri. 
"Abbiamo cercato di forzare il blocco - racconta Alberto Perino del movimento - perché le forze dell'ordine facevano passare solo chi aveva l'abbonamento mentre l'accesso alla stazione deve essere garantito a tutti. Sono stato colpito da una ginocchiata e sono stato gettato a terra».
A mezzogiorno, la lotta si sposta a Sant'Antonino, il comune di cui è sindaco Antonio Ferrentino, che nel 2005 era uno dei leader dei No Tav. Tempo n'è passato: è rimasto l'unico tra i sindaci della Valle a rimanere nell'Osservatorio. Gli altri si sono ritirati. Dopo un'assemblea, i manifestanti si dirigono alla stazione. Sta per arrivare il Tgv. Non scendono tra i binari, agitano le bandiere, quelle classiche bianche e rosse. Ci sono anziani e giovanissimi. Chi ha la barba bianca e chi va ancora a scuola, non vogliono che la Tav devasti un territorio già fin troppo martoriato. Il Tgv arriva, si ferma. Una ragazzina dice sottovoce «con tutti i ritardi per motivi futili, finalmente una giusta causa». Scende il macchinista, i manifestanti gli offrono un trancio di pizza. Lui sorride, si dimostra solidale: «Se non fossi sopra, sarei lì con voi». Un nastro lanciato da un marciapiede all'altro inaugura un'immaginaria stazione: «Sant'Antonino la Trippa». Al megafono, sarcastici: «Sarà contento il sindaco Ferrentino, Sant'Antonino ha la sua stazione internazionale dove si fermano pure i Tgv». Passano più di quaranta minuti. «Giusto il tempo per far rimborsare i biglietti ai passeggeri».
A Condove più a Valle il presidio continua, tra panettone e vin brulé. Arriva gente. C'è Simone che è stato buttato giù dal letto da un sms alle 6, c'è Elisa che viene a dar man forte compatibalmente al ruolo di mamma di una bimba di quattro mesi. I carabinieri, invece, rimangono in posizione, a piedi stretti. Dei sondaggi non è stato nemmeno avvertito il sindaco Domenico Usseglio che si è presentato all'alba: «Il prefetto Paolo Padoin aveva assicurato di informarci, è stata una grave scorrettezza». I No Tav vogliono la valle libera, scandiscono cori: «Giù le mani dalla Val Susa», «Fuori le truppe di occupazione». Intanto, alle spalle delle forze dell'ordine arriva un regionale. È «la beffa dei manifestanti». Una quarantina, partiti da Sant'antonino, scendono alla stazione in mezzo ai due cordoni, aggirarando il blocco. Qualcuno si avvicina alla trivella. Un ragazzo ci rimedia una manganellata e finisce all'ospedale di Susa. 
A Susa avevamo lasciato Giorgio e Pupi. Si avvicina anche Emilio: «I media ci dipingono come egoisti. Noi lottiamo per tutti, perché i soldi della Tav e quelli per le forze dell'ordine sono di tutti gli italiani. Dicono che siamo isolati, non è vero qui passano i principali collegamenti con la Francia». Roberto riassume le infrastrutture: «Due statali, una ferrovia internazionale e una locale, più un'autostrada, il traforo del Frejus, oltre alla Dora Baltea. Concentrati in una valle stretta, con una forte incidenza tumorale». Emilio: «Tu ce li faresti vivere i tuoi figli?». Sono decisi, uniti. Anche se non riusciranno a bloccare tutti i sondaggi, L'obiettivo principale è fermare la Tav: «Passeran nen»

lunedì 4 gennaio 2010

Frecciarossa, motori fuori uso



Il sogno della velocità supersonica potrebbe aver bruciato i motori. Diverse motrici dei treni Etr 500 Frecciarossa, infatti, sono andati fuori uso nelle ultime settimane. Un danno enorme in termini economici, e disagi a non finire per gli utenti dei convogli super lusso (stando al prezzo del biglietto) della linea ad alta velocità. Secondo alcuni ambienti delle ferrovie il problema si sarebbe verificato a causa delle nuove procedure studiate per l'alta velocità. Ma Trenitalia dà un'altra versione: conferma i guasti, ma assicura che non c'entrano niente le nuove «andature». Cosa abbia determinato il guasto dei motori è ancora da verificare, ma potrebbe trattarsi di problemi di costruzione.
C'è, dunque, anche un fattore «meccanico» dietro ai ritardi che a partire dai giorni prima di Natale hanno interessato la nuova tratta Salerno-Torino. La colpa, però, potrebbe essere non soltanto del maltempo e della neve che - come ci si dovrebbe aspettare in inverno - ha investito le regioni settentrionali. Bensì della volontà di «spingere» i treni dell'alta velocità anche quando sarebbe meglio rallentare. Sotto accusa le ultime «norme particolari di condotta» per gli Etr 500 - le linee guida dei macchinisti - entrate in vigore circa venti giorni fa che hanno innalzato la velocità del treno anche in caso di neve. Se in quelle emanate a marzo si diceva che il treno Etr 500 in caso di eventi nevosi doveva correre a un massimo di 160 chilometri orari - e le vecchie norme prevedevano addirittura una velocità massima di 120 - in quelle pensate per la nuova linea ad alta velocità si dice che il treno può correre a 250 chilometri orari anche quando nevica. Peccato che, come è noto, sono cambiate le linee ma non i treni: il materiale è ancora quello - in alcuni casi - del '92. A firmare le nuove «npc» è Donato Carrillo, l'uomo che ha sostituito Emilio Maestrini dopo la strage di Viareggio alla guida della Direzione ingegneria, sicurezza e qualità. La nuova procedura avrebbe decretato il knock out per diversi motori dell'Etr 500. Questo tipo di treno, infatti, andando molto veloce crea un vortice d'aria che durante la marcia viene risucchiato nel motore. Ovviamente quando sui binari si incontra la neve, viene risucchiata anche quella. Micidiale per la motrice. Che si rompe. Sarebbe questo uno dei principali motivi che nelle ultime settimane ha creato ritardi e qualche soppressione: a turno le locomotrici sono in riparazione.
Trenitalia conferma che alcuni motori sono andati in tilt, ma smentisce che questo possa essere determinato dalle nuove «npc» firmate Carrillo. La dimostrazione, fanno sapere, sta nel fatto che anche sui treni di altre tratte - tra cui quelle regionali - ci sono stati problemi simili. Non solo. Prima di avviare le nuove «npc» gli Etr500 sono stati portati a Vienna per essere sottoposti a test «estremi» in speciali camere climatiche. In Francia hanno viaggiato sotto la neve a 330 chilometri orari, senza avere alcun problema. Se, ora, alcuni motori sono rotti forse è perché non erano stati ben isolati.
Di inverni, però, le macchine Etr500 ne hanno visti parecchi e se per tanto tempo è stato deciso che dovevano tenere andature moderate con la neve, un motivo ci sarà. Certamente il «risucchio» del motore non è l'unico problema che hanno incontrato i Frecciarossa dalla inaugurazione del servizio, a inizio dicembre. I ritardi sulla linea super-veloce sono numerosi. Secondo dati reperibili in rete su 181 treni circolati nell'ultimo mese (cioè il 90%) il ritardo medio da Torino a Roma è stato di 49 minuti, quello da Roma a Torino di 42 minuti, e quello nelle due direzioni di 45 minuti. I treni in ritardo sono stati il 75%.
I fattori che hanno determinato i ritardi sono numerosi. A volte i treni, all'altezza della super-galleria Firenze-Bologna vengono deviati sulla linea tradizionale. Si sono verificati problemi di «comunicazione» tra i treni e la nuova linea che utilizza per distanziare i convogli un sistema altamente tecnologico chiamato «blocco radio». Anche in questo caso la fretta potrebbe essere stata cattiva consigliera: un «giochino» così complesso aveva forse bisogna di una taratura più lunga. Dal 10 gennaio, inoltre, verranno velocizzati i passaggi dalla linea tradizionale all'alta velocità sulla Bologna-Firenze. Sperando che funzioni.

sabato 2 gennaio 2010

Anno nuovo vita vecchia: “Ancora una frana sui binari, vogliamo più tutele e meno propaganda




ANCORA UNA FRANA SUI BINARI, VOGLIAMO PIU’ TUTELE E MENO PROPAGANDA E’ INACCETTABILE CHE IL DIVARIO TRA L’ALTA VELOCITA’ E IL NORMALE SERVIZIO FERROVIARIO INIZI AD INTERESSARE ANCHE ASPETTI DI SICUREZZA. SONO PASSATI SOLO SOLO 10 GIORNI DA QUANDO, VICINO SASSARI, UN MACCHINISTA E’ MORTO PER LA STESSA RAGIONE, LA ZONA E’ IMPERVIA E SOGGETTA A RISCHI:PERCHE’ NON CI SONO RETI E DISPOSITIVI DI PROTEZIONE? STAVOLTA E’ ANDATA BENE, SOLO SPAVENTO E TANTI DISAGI MA NON POSSIAMO CONFIDARE SEMPRE NELLA FORTUNA

Roma, 1 gennaio 2010 - Oggi pomeriggio, il treno eurostar 9328, Roma-Perugia, in prossimità della stazione di Terni, sulla linea Roma Ancona, intorno alle 14,30, ha investito una massa franosa caduta sui binari che ha danneggiato le apparecchiature del freno impedendo al treno di proseguire.Il personale ed i pochi viaggiatori presenti sulle prime carrozze hanno sentito forti colpi e vibrazioni provenienti dal sottocassa, una frenatura repentina, dopodiché il treno è rimasto “incagliato” sui detriti. Il recupero dei viaggiatori e il ripristino della circolazione risulteranno molto difficoltose perché il tratto di linea interessato è a binario unico, particolarmente impervio e la zona è soggetta a forte maltempo
Fortunatamente, anche per la bassa velocità prevista in quel tratto, non ci sono state conseguenze per le persone ma non possiamo confidare sempre nella fortuna.
Chiediamo che siano predisposti gli idonei dispositivi di protezione dalle frane, a cominciare dalle tratte maggiormente a rischio, e che siano effettuati adeguati investimenti anche sulle linee considerate “secondarie” come la Roma-Ancona, per la semplice ragione che essa serve importanti aree del Paese e, in questo caso, interessa migliaia di cittadini di Lazio, Umbria, Marche ed Emilia Romagna. Magari risparmiando sulla propaganda e le riviste patinate.
Sono passati solo dieci giorni da quando un nostro compagno di lavoro è morto per aver investito col treno un masso franato sui binari e siamo costretti ancora una volta a denunciare il divario tra l’alta velocità e il normale servizio ferroviario perché questo comincia ormai ad interessare anche aspetti riguardanti la sicurezza.
La redazione di “Ancora in Marcia”

mercoledì 30 dicembre 2009

Viareggio: A sei mesi dal disastro, occupata la stazione




da dada-tv.org
Sono passati sei mesi da quel maledetto giorno di giugno: 32 sono i morti ma ancora 0 gli iscritti nel registro degli indagati. Sembra quasi che il fuoco di Gatx e trenitalia che ha seminato tanto dolore abbia bruciato pure il registro degli indagati. A sei mesi dalla strage l’Assemblea 29 giugno ha deciso di occupare per alcune decine di minuti i binari della stazione di Viareggio durante il passaggio di due treni eurostar per protestare contro la mancata giustizia. Quasi 400 persone si sono predisposte sui binari con striscioni e gridando slogan per la verità e la giustizia. Il sindaco di Viareggio il signor Luca Lunardini assieme ai suoi amici della maggioranza erano latitanti. Una parte di viareggini stufa dei sorrisini ipocriti, delle frasi di circosatanza e della sudditanza psicologica verso il governo Berlusconi ha deciso di riprendere la lotta con più decisione. Erano presenti esponenti di CGIL, Cobas, Arci e di una serie di altre realtà, oltre a tanti cittadini comuni. A portare solidarietà ai manifestanti è arrivato anche un commosso Paolo Rossi, il noto comico si trovava su uno dei due treni bloccati e appena ha saputo quanto accadeva è sceso a portare il suo saluto ai manifestanti. Alcuni giovani volevano continuare la protesta anche quando l’assemblea 29 giugno ha sgombrato i binari a dimostrazione che in città nonostante i tentativi del palazzo di normalizzare la faccenda c’è ancora tanta rabbia! In molti hanno promesso che la giornata del 29 dicembre è solo l’inizio di una lotta che è lontana dal finire

martedì 29 dicembre 2009

Ancora lo stesso treno, BASTA!



Da Assemblea29giugno
Martedì 22 dicembre alle 17.30 circa, lungo la linea ferroviaria tirrenica, all’altezza di Gavorrano-Giuncarico (Gr), una delle cisterne di un treno merci che trasportava Gpl, stava viaggiando con le ruote completamente avvolte dal fuoco, quando un automobilista lo ha notato ed ha immediatamente avvisato i vigili del fuoco. Il treno che viaggiava in direzione sud è stato fermato prima della stazione di Grosseto. I vigili hanno spento il fuoco e raffreddato i freni del carro.
Il treno è lo stesso deragliato a Viareggio il 29 giugno scorso!
Il carico è lo stesso: Gpl (Gas di petrolio liquefatto)
La partenza è la stessa: Trecate (Novara)
La destinazione è la stessa: Gricignano di Aversa (Caserta)
La ditta del Gpl è la stessa: Sarpom (Società per azioni raffineria padana olii minerali)
Il transito da Viareggio è lo stesso: 22.16 (il 22 dicembre, avendo 14 ore di ritardo, è transitato dalla stazione di Viareggio alle ore 12.30 circa; la sera del deragliamento avvenuto alle ore 23.48 aveva circa un’ora e mezzo di ritardo)
La società incaricata della spedizione è la stessa: Fs logistica
L’impresa ferroviaria è la stessa: Trenitalia
Il gestore delle infrastrutture è lo stesso: Rete ferroviaria italiana (Rfi)
Il numero del treno non è lo stesso (da 50325 – quello deragliato a Viareggio – a 50329). Forse per opportunità le Ferrovie lo hanno modificato? Forse per necessità la proprietà delle cisterne non sembra essere la tedesca Gatx, bensì una società privata francese ?
Il treno di Grosseto ha preso fuoco il 22 dicembre, lo stesso giorno in cui moriva, dopo 6 mesi, Elisabeth, 32^ vittima della strage di Viareggio.
Poteva essere una strage fotocopia di quella del 29 giugno. Dopo i 32 morti di Viareggio non è stato fatto ancora nulla per la sicurezza nel trasporto ferroviario. Moretti & C. continuano a giocare con la vita delle persone.
In questi mesi sono morti sui binari ancora ferrovieri e lavoratori delle ditte di appalto.  I viaggiatori e i pendolari sono costretti a sacrifici, sofferenze e rischi per il diritto alla circolazione ed alla mobilità. I vertici aziendali hanno ancora voglia di scherzare su panini, coperte, piazzale Loreto …
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteoli, si permette di dire che simili dichiarazioni sono dovute al fatto che i lorsignori sono solo un po’ stressati. Alla faccia dello stress: Moretti ha una retribuzione di circa 1.200.000 euro. E il cassaintegrato o il disoccupato da cosa dovrebbe essere affetto !? Ricordiamo solo che il ministro dei trasporti egiziano, a seguito di un incidente ferroviario che il 17 ottobre scorso causò la morte di 17 persone, si è dimesso. Forse, nel paese degli eredi dei faraoni il buon senso e la responsabilità di certi signori è ben altra cosa da quella nostrana.
Assemblea 29 giugno


mercoledì 23 dicembre 2009

I Ferrovieri di Ancora IN MARCIA! "CHIEDIAMO SCUSA PER I VERTICI AZIENDALI"



Dalla rete: (grazie a P.Di Carlo)

Lettera aperta ai viaggiatori:
“Quanto è successo non è addebitabile, se non in minima parte, al maltempo quanto piuttosto a scelte tecniche e gestionali errate”

Vogliamo chiedere pubblicamente scusa, a nome di tutti i ferrovieri, alle migliaia di pendolari e viaggiatori per i disagi e i disservizi subìti in questi giorni. Ma soprattutto vogliamo esprimere il nostro imbarazzo per l'atteggiamento poco rispettoso, al limite dell'offensivo, tenuto dai vertici aziendali.

Siamo vittime insieme a voi degli stessi disagi e spesso anche oggetto delle legittime proteste, perché accomunati a chi, contro ogni logica, ha presentato l'inverno e la neve nel nord Italia come "evento imprevedibile" e ha manifestato una indifferenza al limite dell'offensivo.

La causa principale non è addebitabile, se non in minima parte, alla "emergenza maltempo" quanto piuttosto a scelte tecniche e gestionali errate, oltre che alla scarsa considerazione per gli utenti. Per questo non ci pare giustificato il rifiuto dei rimborsi. La riduzione degli addetti in tutti i settori, la saturazione delle capacità di treni e linee (comprese le nuove tratte AV, costate tanto alla collettività, in termini economici, ambientali e di vite umane), la copiosa propaganda e la promessa di prestazioni inverosimili hanno generato aspettative che non possono ragionevolmente essere soddisfatte. Il mito del profitto ferroviario e di una ferrovia fatta di lustrini rossi si è impantanato in quattro dita di neve.

Siamo orgogliosi di lavorare in una azienda che si ammoderna ma ci dissociamo quando gli investimenti, pagati con i soldi di tutti, vengono concentrati solo su un settore a danno della generalità della popolazione. La pubblicità non basta a far marciare i treni, sicuri, puliti ed in orario.

Lavoriamo in un "gruppo" pieno di amministratori delegati, "manager" e dirigenti che hanno rinunciato al loro ruolo di iniziativa e controllo e che hanno scelto la strada più semplice: obbedire sempre, in silenzio, anche di fronte a scelte oggettivamente sbagliate e dannose. Noi ferrovieri "semplici" che pur con tutti i nostri limiti, garantiamo giorno e notte la regolarità del servizio ferroviario, siamo mortificati nel vedere sciupato il nostro lavoro e infangata in questo modo l'immagine della nostra azienda.

L'amministratore delegato Mauro Moretti, invece di chiedere scusa e prendere adeguati provvedimenti, non escludendo neanche le proprie dimissioni, ha attaccato tutti, viaggiatori, giornali, macchinisti, fino ad arrivare alla inverosimile richiesta di dotarsi di coperte e panini! Come ha detto il ministro Matteoli, forse si tratta di una persona sotto stress.

Auspichiamo che dopo quanto accaduto in questi giorni lo Stato riprenda le redini di questo importante servizio pubblico facendolo funzionare nell'interesse della collettività e non di creative scelte di mercato.

La rivista "ancora In Marcia!

lunedì 21 dicembre 2009

Caos ferrovie, Filt Cgil, neve al nord non è una novità


"Nevica sulla Pianura Padana il 18 dicembre 2009. Evento straordinario da autentica emergenza economica e sociale? Mi faccia il piacere direbbe Totò!". Inizia così il suo intervento sull'emergenza ferroviaria determinata dal maltempo il segretario generale della Filt Cgil del Veneto, Ilario Simonaggio.

"Da sempre - scrive il sindacalista - in Pianura Padana può capitare che nevichi in inverno. Ed oggi, a differenza del passato, disponiamo di strumenti informatici precisi e puntuali nell’indicare quando, quanto e dove nevicherà".

Dunque, secondo Simonaggio il problema non è nel maltempo, ma va ricercato altrove: "Se si riducono gli strumenti di lavoro e gli organici operativi che effettuano il presenziamento notturno della linea ferroviaria, che intervengono per riscaldare gli scambi, che controllano lo svolgimento normale della circolazione, che rimuovono il ghiaccio nelle stazioni e nei binari,che predispongono la manovra e l’esercizio di rete e di tenuta adeguata dei mezzi ( batterie, impianti elettrici, ecc.) queste sono le conseguenze. Colpa della precipitazione? Sarà!".

La Filt Cgil del Veneto parla dunque di "un'ennesima dimostrazione della grandi responsabilità che hanno i due soggetti deputati a garantire servizi dignitosi, adeguati e di buona qualità". Da una parte c'è l’azienda Fs, "in cui ferrovieri sono stanchi di farsi carichi di gravi mancanze che chiamano direttamente in causa la gestione degli eventi". E dall'altra c'è la Regione, alla quale si chiedono "finanziamenti concreti per la spesa corrente e in conto capitale, atti di indirizzo strategico, controllo rigoroso della gestione, sviluppo dell’intermodalità ferroviaria".

"Sappiamo che la potenza mediatica è l’unica cosa alacremente all’opera in queste ore - conclude Simonaggio - nel mentre dovreste vergognarvi e chiedere scusa alle centinaia di migliaia di ignari viaggiatori che avete preso ostaggi da tre giorni. Sta riprendendo a nevicare….vorremo che ci sia una scelta di priorità dei finanziamenti che ci lascia, per il futuro, una Italia paese affidabile e normale"

venerdì 4 dicembre 2009

Alta velocità, bassa sicurezza


 
È considerata la più grande opera pubblica italiana dal dopoguerra. Domani si inaugura la linea ferroviaria ad alta velocità che unirà Napoli e Torino in 5 ore contro le attuali 8,20. Per la prima volta - dopo gli esperimenti di collaudo - un treno passeggeri sfreccerà a 300 chilometri orari sotto la galleria che collega Firenze a Bologna, la più lunga d'Europa: una lunga serie di trafori che complessivamente copre 73 chilometri su una linea di 78. Più o meno mezz'ora di buio. Della galleria in questione si è molto detto: che è un'opera avveniristica perché ha scavato l'Appennino, catena montuosa composta da materiali particolarmente difficili e per questo croce di ogni ingegnere. Che non esiste un'infrastruttura di eguale complessità al mondo. Molto meno si sente parlare delle polemiche sulla sua sicurezza, che pure sono state roventi e continuano a far discutere. Di fatto questa eccezionale opera ingegneristica nasce già vecchia, fuori norma rispetto agli attuali standard italiani e europei. I treni, infatti, viaggeranno per 60 chilometri dentro un'unica canna, con uscite di sicurezza che non sono facili da utilizzare per i soccorritori. In tutto il mondo le gallerie almeno bi-tubo (cioè con una canna per l'andata e una per il ritorno) sono ormai un must. La Bologna-Firenze, invece, non ha neanche una galleria  parallela, fatta eccezione per gli ultimi undici chilometri (nel tratto di avvicinamento a Firenze), gli unici sui quali peraltro è stato chiesto il parere dei Vigili del fuoco. I quali, era il '98, risposero non soltanto chiedendo di cambiare alcune caratteristiche del progetto della galleria di servizio, ma rimarcando che per gli altri 60 chilometri di tratta «si nutrono seri dubbi sulla rapidità ed efficacia delle azioni di soccorso». Uscita di sicurezza
Da allora qualcosa è cambiato, ma nulla per quanto riguarda le uscite, che sono rimaste le stesse. Quelle utilizzate dal consorzio Cavet - che ha avuto in gestione dalla Fiat (general contractor per Tav) il progetto esecutivo - per scavare la galleria. Quando si costruisce un tunnel di questa grandezza, infatti, è necessario «aggredire» la montagna da più punti. Quei punti di scavo oggi sono le finestre di uscita dalla galleria. Ma la distanza tra l'una e l'altra a volte è superiore a quanto previsto dai requisiti minimi di una legge del 2005, che pur essendo stata approvata dieci anni dopo il progetto della tratta, stabilisce anche i criteri e i tempi di adeguamento per le gallerie come questa. Una legge che, secondo alcuni, sembra «ritagliata» proprio sul progetto della Tav. D'altronde chi ha firmato quel decreto, l'allora ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, la tratta Bologna-Firenze la conosce bene. La ditta Rocksoil - tra le maggiori esperte nello scavo di tunnel - ha partecipato alla progettazione dell'opera, ed è di proprietà di alcuni famigliari dell'ex ministro.
La questione è seria. Eppure, a quanto pare, non bisogna disturbare il manovratore. Domani si prevedono festeggiamenti in pompa magna. Anche il presidente del Consiglio arriverà a Milano - luogo scelto per la celebrazione - con il treno che parte da Torino. Altre autorità viaggeranno su quello in partenza da Salerno. Si tratta del battesimo ufficiale, la linea infatti apre al pubblico il 13 dicembre. Ma sulla questione della sicurezza le bocche sono cucite. Cercare informazioni ufficiali è stato difficilissimo, anzi impossibile.
Non disturbare il manovratore
Per avere riscontri su quanto raccontiamo abbiamo inviato domande scritte a Ferrovie, che però non ha risposto in alcun modo. Abbiamo contattato i vigili del fuoco. Idem. Non risponde persino il ministero dei trasporti, dove in base al decreto del 2005 è stata istituita una Commissione incaricata di verificare che la sicurezza in galleria sia a norma. Il parere della Commissione dovrebbe essere pubblico, visto che la legge è stata promulgata in nome del popolo italiano. Invece dopo un mese di richieste per poter avere delle risposte dal presidente della commissione, tutto si è bloccato. E' tempo di festa, non di lacrime.
Chi ha raccolto pazientemente i dati e continua ancora oggi a bussare a tutte le porte per avere trasparenza è un'associazione di Firenze che si chiama Idra (anche in rete): sono loro ad avere messo insieme in quindici anni di attività un archivio ricchissimo di informazioni, che spesso hanno avuto l'effetto di costringere le istituzioni a muoversi. «Domani saremo con i comitati di Bologna in piazza della Stazione per dire che in quella galleria per il momento non ce la sentiamo di entrare - dice il presidente Girolamo Dell'Olio - perché 60 chilometri di tunnel senza la galleria di servizio, con finestre di accesso dall'alto ripide e lontane, senza neppure sapere come è organizzato il sistema di soccorso sarebbero un incubo!». Lungo tutto il percorso le «finestre» sono 15. Secondo il decreto 2005 le uscite all'interno delle galleria come questa dovrebbero essere entro i quattro chilometri. Si tratta di requisiti minimi, che vengono approvati subito dopo l'ennesimo incidente nel traforo del Frejus - avvenuto nel giugno del 2005 - che convinse l'Europa a mettere mano alla normativa. Nel 2007, infatti, l'Ue ha emanato una direttiva che prevede per le gallerie a unica canna uscite di sicurezza addirittura ogni chilometro. Il decreto dell'ottobre 2005 in qualche modo «salva» la Tav: le finestre di scavo si trovano quasi sempre a circa quattromila metri di distanza l'una dall'altra. Anche se in quattro tratti, nelle gallerie di Monte Bibele, di Vaglia e di Raticosa, le distanze sono in alcuni casi superiori ai cinque. Bisogna considerare, inoltre, che una volta l'uscita di emergenza arrivare alla luce non è semplice: le «discenderie» che collegano con l'esterno sono lunghe anche più di un chilometro, e soprattutto sono in salita. Chi per sventura dovesse mettersi in salvo attraverso la finestra Osteria, che si trova nella galleria Raticosa, dovrà percorrere 1.307 metri con una pendenza del 11,4%: significa che ogni 100 metri ne sali 11,4, cioè come tre piani di un palazzo.
La variante di sicurezza

Nel 2006 la tratta Bologna-Firenze è stata oggetto di una «variante di sicurezza» che è costata circa 600 milioni di euro. Sono stati studiati sistemi molto sofisticati per prevedere possibili rischi; sono stati innovati gli impianti; è stato inserito un sistema di gestione del traffico che, in caso di emergenza, permette di fermare i treni in 17 punti prestabiliti e attrezzati per l'esodo dei passeggeri (posti di esodo), posizionati in corrispondenza delle uscite di emergenza e in prossimità degli imbocchi. Tutte cose utili. Ma la variante prevedeva anche altri interventi tesi a facilitare quello che già nel progetto sulla sicurezza del '95 viene definito «autosoccorso»: la fuga a piedi. Ad esempio le Zer, zone ad evacuazione rapida. Piccoli cunicoli paralleli ai binari, forniti di numerose finestre di ingresso, che dovevano aiutare il deflusso dei passeggeri lungo la linea. Ma sono rimaste sulla carta. Secondo fonti non ufficiali, perché i soldi non erano sufficienti. Eppure per Ferrovie la sicurezza all'interno della galleria è massima, almeno secondo il criterio della sicurezza statistica. Illuminante una frase dell'amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti, durante una trasmissione del programma Exit del 2008 che mandò in onda un servizio molto documentato sull'argomento: «In termini statistici - spiegò Moretti - questa galleria è sicura come una centrale nucleare» (sic).
Gli ultimi ritocchi

Ma non finisce qui. Perché a quanto risulta, nonostante la variante del 2006, gli «aggiustamenti» sono continuati fino a poche settimane fa: sono stati rifatti i marciapiedi di fronte le finestre per le uscite. Si sarebbe scoperto che erano troppo distanti dalle porte del treno (come detto, si ferma «a bersaglio») e i passeggeri, cercando di mettersi in salvo, avrebbero rischiato di cadere nel «buco». La modifica sarebbe stata proposta dalle Prefetture, dove proprio in queste ultime ore si stanno concludendo i lavori dei tavoli territoriali convocati per redigere i piani di emergenza. Gli enti locali, infatti sono stati convocati soltanto questa estate per discutere della sicurezza della galleria. Anche in questo caso la domanda sorge spontanea: ma bisognava aspettare l'inaugurazione per avviare queste consultazioni? Non a caso solo di recente è emerso il grido d'allarme dell'assessore alla mobilità di Bologna Simonetta Saliera: «Noi non entriamo nel merito della sicurezza interna alla galleria - spiega l'assessore - ma di quella 'esterna': ci occupiamo, cioè, di assicurare che ci siano le condizioni per i mezzi di soccorso di raggiungere le piazzole d'emergenza che si trovano fuori dalle finestre. Per raggiungere Pianoro, dove si trova una di queste piazzole, la strada più breve è talmente stretta da impedire il passaggio dei mezzi dei vigili del fuoco. Secondo ferrovie bisognerebbe allungare di cinque chilometri e passare per il nodo di Rastagnano che, però, è una delle zone più congestionate dal traffico». In progetto c'era una variante stradale che avrebbe dovuto essere costruita con l'impegno di Ferrovie e del ministero dei lavori pubblici. Per varie vicissitudini non se n'è fatto niente: «Ma Ferrovie - prosegue Saliera - ha accantonato 7 milioni di euro che intanto potrebbero essere utili per mettere in piedi un primo stralcio». L'assessore ha anche un'altra richiesta per Ferrovie: «Siamo in zone di montagna, che non ricada sugli enti locali la spesa per rendere agibili le strade di accesso in tutte le stagioni».

venerdì 20 novembre 2009

Calò e Verdi: Forti preoccupazioni sul servizio pendolari nel Valdarno



Da Met
CALÒ E VERDI (PRC/PDCI/SC) SUL NUOVO ORARIO FERROVIARIO: FORTI PREOCCUPAZIONI PER IL SERVIZIO PENDOLARI NEL VALDARNO
Presentata domanda d’attualità
Il Comitato pendolari del Valdarno rende nota la propria preoccupazione sugli effetti del nuovo orario ferroviario per il servizio di trasporto metropolitano.
Il Comitato denuncia il rischio di interferenze e sovrapposizioni fra treni veloci e regionali sulla direttissima, fatto che si è già verificato e che vede costantemente prevalere l’esigenza del trasporto veloce su quello regionale.
Inoltre la frequenza degli orari da Campo Marte e Santa Maria Novella produrrà la partenza dei treni regionali da Santa Maria Novella per Foligno e Roma.
Infine il Comitato ribadisce tutte le proprie perplessità sullo studio di fattibilità che le Ferrovie dovrebbero svolgere entro il 2010.
Per questi motivi gli scriventi consiglieri provinciali chiedono al Presidente della Provincia e all’Assessore competente di rispondere in merito alle iniziative che l’Amministrazione Provinciale intende prendere a tutela della qualità e della regolarità del servizio di trasporto per i pendolari del Valdarno.

Andrea Calò Lorenzo Verdi

domenica 15 novembre 2009

Da Viareggio a Messina, notizie che scompaiono.


di ladytux

Italia: 7 mesi, 4 stragi costellate da  più incidenti che fortunatamente non hanno fatto vittime ma ugualmente gravi. Ma se non siamo coinvolti direttamente, alla fine ci scivolano e vanno nel dimenticatoio. Ma questo non ci permette di dire che "non siamo lo stesso coinvolti".

Abruzzo:
Dov'eravate il 6 aprile 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora?
E ieri?
Oggi la condizione degli abitanti abruzzesi non fa notizia, se non negli show bufala pro propaganda messi su ad arte. A sentire i telegiornali si penserebbe che è tutto a posto, gli abruzzesi hanno delle case, i bambini vanno a scuola e tutti vivono una vita normale. Non è così.  Almeno 4000 cittadini in tenda, gli altri  deportati e poche casette consegnate in pompa magna dal premier . Casette realizzate dalla Croce Rossa o dagli Alpini e non dal Governo. In Abruzzo la giustizia si è messa in moto, e aspettiamo i risultati.



La voce delle istituzioni:

«Se ci sono persone ancora nelle tende non è per colpa nostra ma per la loro volontà di restare vicino alla loro abitazione»  Silvio Berlusconi.

Viareggio:
Dov'eravate il 29 giugno 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?

Oggi non se ne parla più, notizia archiviata con la parolina "fatalità", strage che di fatalità ha solo il nome del luogo del disastro. 31 i decessi, indagati nessuno. Famiglie in attesa di una sistemazione, tante.
Risarcimenti zero e trenitalia non ha nemmeno attivato un'asicurazione, "non ci si ritiene responsabili". Nel frattempo i binari di tutt'Italia continuano a vedere deragliamenti ed incidenti fino al più famoso treno che vola in un giardino di un palazzo di Milano. I telegiornali non danno nemmeno più le notizie, treno più, treno meno... Invece si gongola per l'alta velocità che risolverà i problemi dell'italica gente..sempre che non si trovi a passare in una stazione dove il personale ferroviario sia stato mandato a casa e sostituito con un congegno meccanico.
Personale ferroviario, che invece a Viareggio, ed è bene ricordarlo visto che non lo fa nessuno, ha evitato e fermato l'arrivo di un treno passeggeri in stazione. Ma non importa e non conta a quanto pare. 

--

Aggiornamento da ilmanifesto del 25/11: la società GATX, proprietaria del convoglio  «ha comunicato a FS di essere pronta a procedere di concerto con gli assicuratori e i periti dei due gruppi alla liquidazione dei gravi danni sofferti a causa dell'incidente dalle vittime, dai loro familiari e dalla popolazione di Viareggio, con l'obiettivo di pervenire in tempi molto brevi a offerte di risarcimento congiunte».
Oltre ad appurare le modalità e la fattività dei risarcimenti si attende ancora VERITA' e GIUSTIZIA.
--

La voce delle istituzioni:

“Nel pomeriggio vado a prendere in mano la situazione.” Silvio Berlusconi

Messina:
Dov'eravate l'1 ottobre 2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?
28 vittime, nessun colpevole. Non se ne parla più. Una denuncia contro ignoti che sta lì. Era successo due anni prima, ma lavori di contenimento non ne sono stati fatti. Pare mancassero fondi. Il 2 ottobre l'annuncio, il ponte di Messina si farà. Il commento lo lascio a voi.
Indagati, nessuno che si sappia.



La voce delle istituzioni:
"Ho sempre rispetto per le parole del Capo dello Stato. Siamo di fronte ad un'altra tragedia immane ma il denaro per mettere in sicurezza tutto il territorio non c'é'". Altero Matteoli

"Il Ponte non è in discussione" Altero Matteoli


Ischia:
Dov'eravate l'10/11/2009? Cosa avete pensato la mattina successiva? E la mattina dopo ancora? E ieri?
Una vittima. Innocente anche lei.
Stessa storia, stessa incuria, stessa notizia sepolta senza approfondimenti.
Rischio idrogeologico, il 70 % dei comuni italiani è a rischio. Che si fa? Nulla. Di che si parla? Di tutt'altro.

Due le parole chiave che hanno in comune queste orride storie, il profitto e la sicurezza.
Il primo esclude qualsivoglia controllo e garanzia sulla seconda.
Sicurezza, parola che vien fuori dai politici ogni 5 minuti, sicurezza.. "non c'è sicurezza nelle strade e nelle città" per colpa del singolo chissà chi, possibilmente straniero.


Dopo 7 mesi possiamo dire che i politici hanno ragione, sicurezza non c'è, dal nord al sud, nelle strade, nei posti di lavoro (altra strage che si consuma TUTTI I GIORNI) non c'è nelle case, nel proprio letto. Ma per colpa di un sistema e di uno Stato che avalla queste scelte. Per colpa di uno Stato colpevole e di un sistema informativo che non denuncia e non tiene alte queste storie, ma che si adopera a fare titoloni o plastici sul singolo criminale. Per alzare toni e polveroni su chiunque non sia parte di un sistema, corrotto, marcio e disumano. Colpa di un sistema informativo che si occupa di queste cose unicamente per fare uno show mediatico senza andare al nocciolo delle questioni. Senza avere il coraggio di dire le cose come stanno, per poi infilare queste stragi in archivio. FATALITA'. L'unica fatalità, sono le coordinate geografiche, poteva succedere ad ognuno di noi, ad ognuno, di noi. Per il resto erano tutte PREVEDIBILI e EVITABILI. Da linciaggio in pubblica piazza.
Ma  si fa presto, le notizie, queste, vengono scavalcate di volta in volta da altro, non necessariamente importante. Notizie passate alla storia. Storia di uno, quattro o sei mesi fa. 



Se chi è colpito direttamente ha anche il diritto di cercare di dimenticare, questo diritto non lo ha il resto del paese, Noi, che proprio in questo momento dovremmo aiutare chi non ha più forza e insistere per loro... per noi. 

Insistere nel cercare dei responsabili, nel superare una volta per tutte la logica macabra del puro profitto, nel tenere accesi i riflettori sugli eventi. Tenere i riflettori sugli omicidi di stato. 

Lo Stato ha colpa, il sistema informativo anche, ma per quanto ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti.

Ed ora uno speciale in 27 puntate sul crocifisso nelle scuole e sulle dichiarazioni dell'Onorevole Mussolini. Buona visione.


martedì 10 novembre 2009

I No Tav vincono le elezioni per la Comunità montana




Da Carta.it - [9 Novembre 2009]

I No tav della Val di Susa hanno vinto, domenica 8 novembre, le elezioni della Comunità montana. Che è diventata così un notevole ostacolo all'inutile opera.

Quando si dice «democrazia chilometro zero». I No Tav della Val di Susa hanno vinto, sabato scorso, le elezioni per il presidente, il vicepresidente e il consiglio della nuova Comunità montana, che raggruppa le ex Comunità montane della Bassa e Alta Val di Susa e della Val Sangone. A votare, i consiglieri comunali di tutti i comuni interessati, oltre una quarantina.
Presidente è stato eletto Sandro Plano, ex sindaco di Susa, del Pd e fermamente contrario all’Alta velocità e al tunnel. Plano, oggi assessore a Venaus, ha battuto il candidato del centrodestra Franco Capra per 40 voti: 315 i voti andati al primo, 275 al secondo.
Della maggioranza, 13 consiglieri provengono dalle liste No Tav, che alle ultime amministrative hanno avuto un grande successo, e 13 sono Pd [ma si sa che diversi di loro sono altrettanto contrari alla Tav]. Dunque, la nuova Comunità montana è il nuovo, grande ostacolo che i favorevoli alla Tav si trovano davanti, considerato che i rappresentanti della Valle nell’Osservatorio tecnico sono appunto nominati dalla Comunità montana, e che nel programma della lista Pd-No Tav si dice chiaramente che l’Osservatorio va abolito.
Questo organismo era stato creato, all’indomani della battaglia di Venaus, alla fine del 2004, per tentare di «conquistare» i sindaci a una procedura apparentemente concordata nella progettazione del tunnel di oltre 50 chilometri cui i valsusini si oppongono da una quindicina d’anni. L’Osservatorio, presieduto dall’ingegner Virano, era effettivamente riuscito a spingere i sindaci, e in particolare l’allora presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa, Antonio Ferrentino, a scrivere un loro piano, intitolato «Fare», che cercava di dimostrare nella pratica, senza opporre un diniego assoluto, che la Tav lì non si può fare. Ma la tecnica, com’è noto, dipende dalla politica: tanto era bastato per far dire a governo e Regione Piemonte che la valle si era infine piegata, e in questi giorni dovrebbero essere effettuati i carotaggi nel terreno, preliminari al lavoro sul tunnel: gli stessi che qualche anno fa provocarono blocchi, proteste, l’occupazione militare della valle e l’aggressione al presidio di Venaus, poi «riconquistata» da decine di migliaia di persone dopo uno sciopero generale in tutta la valle e il blocco delle autostrade.
Contro i carotaggi, il 31 ottobre, il movimento No Tav ha organizzato una fiaccolata cui hanno partecipato diecimila persone.
Ora la novità è che i No Tav fanno da soli anche nelle istituzioni locali, senza delegare più nulla. E sapendo fare alleanze, quando serve. La lista comune con il Pd locale ha provocato, da parte di quello regionale, minacce di espulsioni dal partito di chi si era alleato con i No Tav, e tutti e tre i candidati alla segreteria del Pd si erano espressi contro la scelta del Pd valsusino. Ieri l’esito del voto. Gianfranco Morgando, segretario regionale del Pd, ha detto oggi alla Repubblica che quella di Plano è «una vittoria sul centrodestra raggiunta con un percorso sbagliato». E ha aggiunto: «Non ho condiviso l’alleanza con i No Tav, che continuo a considerare politicamente inaccettabile. Su questo c’è, come sanno i Valsusini, un netto dissenso. Come ho detto loro in più occasioni, le contraddizioni di questa alleanza sono destinate ad esplodere e a rendere inevitabile il suo superamento».
La prima dichiarazione del nuovo presidente della Comunità montana, Plano, è stata: «Virano ha presentato a Bruxelles il dossier con la proposta di tracciato sostenendo che avesse il via libera della valle e delle amministrazioni. Ma non era vero. Nessuno ha deliberato nulla, anzi! Siamo per il dialogo ma abbiamo molte perplessità sulla piega che ha assunto l’Osservatorio, una piega politica, non tecnica. L’organismo dovrà essere rivisto ed avere un ruolo diverso».

Ultime Notizie

Ultime News

Notizie di Politica

Roba Comunista