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lunedì 12 aprile 2010

RU-486, tutto quello che non si dice del farmaco e sul ricovero

Le dichiarazioni dei due Governatori leghisti che hanno affermato di non voler consentire l’uso della pillola abortiva Ru486, come del resto le esternazioni di alcuni vescovi in loro appoggio, fanno parte della quota di sciocchezze che siamo ormai abituati ad attenderci dai dirigenti della Lega (e, purtroppo, anche da alcuni esponenti della Chiesa Cattolica), persone altrettanto improvvide quanto rapide nella ritrattazione, e non mi pare che meritino particolare attenzione, la legge non dà loro alcun potere del genere e l’elettorato leghista non merita dirigenti così poco assennati.

Di ben diverso rilievo è l’intervento del Consiglio Superiore di Sanità (Css), che ha approvato un documento inusuale (ad esempio, riporta complessivamente 170 voci bibliografiche che non sono mai citate nel testo e che contengono, diciamo per il 90%, opinioni completamente difformi dalle conclusioni del Css) che prevede il ricovero ordinario per tutte le donne che sceglieranno di abortire con il metodo farmacologico. Per capirci, si tratta di un tentativo di rendere poco applicabile l’aborto farmacologico costringendo le donne a un lungo, inutile e fastidioso soggiorno in Ospedale.

Non mi dispiacerebbe che il Consiglio Superiore di Sanità, che se non sbaglio non è organo di una Loggia Massonica ma, più modestamente, una Istituzione dello Stato, rinunciasse a vietare la diffusione dei verbali delle riunioni e dei documenti interni. Voci di corridoio (voci femminili di corridoio) riferiscono che il Presidente del Css ( Il professor Garaci, Presidente anche dell’Istituto Superiore di Sanità) ha inviato a tutti i membri una lettera nella quale chiedeva (esigeva?) che il documento fosse approvato all’unanimità; le stesse voci riferiscono che l’unanimità non c’è stata e che al contrario ci sono state voci di protesta. Basterebbe un po’ di trasparenza per evitare la diffusione di queste chiacchiere (calunnie?).

Ma parliamo dell’obbligo di ricovero ordinario, una scelta che certamente sarà causa di un contenzioso, almeno con alcune Regioni. La prima cosa da rilevare è che un ricovero ordinario non è necessario, la maggior parte dei Paesi che utilizzano l’Ru486 preferisce il ricovero in Day Hospital e molti altri non ricoverano e lasciano che tutto si svolga a domicilio. Ci sono esperienze amplissime che lo dimostrano e le stesse esperienze italiane lo confermano. Il secondo rilievo è che si tratta di un ricovero inutile, che viene proposto, almeno in teoria, per evitare possibili complicazioni senza tener conto del fatto che, se complicazioni si verificano, sono sempre molto tardive e si manifestano giorni dopo che il ricovero è finito.

Terza cosa, si tratta di una scelta in gran parte inapplicabile, la nostra Costituzione ci consente di rifiutare i ricoveri obbligatori, salvo casi che non hanno niente a che fare con questo. Poi è una scelta che va tutta a sfavore delle donne che, quando avranno deciso di firmare la cartella e di tornarsene a casa, cosa che faranno in molte, saranno veramente sole perché la responsabilità delle strutture sanitarie cesserà di esistere. E ancora, è una cosa che va contro il buonsenso clinico e l’esperienza dei medici, l’aborto farmacologico riproduce una situazione frequente nella patologia ostetrica spontanea, l’aborto interno, che nessun medico, nelle stesse iniziali settimane di gravidanza, si sognerebbe mai di ricoverare.

Andiamo avanti. La nostra Costituzione stabilisce l’esistenza di notevoli limiti per tutti i legislatori – e quindi sia per quelli statali che per quelli regionali – per tutto quanto ha a che fare con le modalità di cura e i trattamenti sanitari e non credo che possa essere il Ministro della Salute a poter intervenire nei problemi che riguardano la libertà professionale del medico e il rapporto tra costui e i suoi pazienti, anche tenuto conto del fatto che in questa materia esiste un unico possibile limite, che ha a che fare con la tutela della salute del cittadino-paziente. Ancora: la legge 194, che regolamenta le interruzioni volontarie della gravidanza,non fa mai riferimento a un ricovero ordinario, descrive la degenza come “eventuale”, consente l’esecuzione degli interventi chirurgici negli ambulatori (che non hanno possibilità di ricoverare pazienti).

La stessa legge lascia inoltre aperta una strada alla innovazione, quando affida alle Regioni il compito di promuovere l’impiego di tecniche più moderne e più rispettose della integrità fisica della donna (e questo è esattamente il caso). E ancora. Stiamo parlando di trattamenti che appartengono alla categoria dei livelli essenziali di assistenza, cioè di cure che ammettono l’intervento del Ministero solo per quanto riguarda l’idoneità delle strutture, non la modalità con la quale debbono essere erogate. E stiamo parlando del Css, che è autorizzato a dare pareri privi di conseguenze giuridiche specifiche. Insomma saranno le Regioni, molte delle quali hanno già istituito gruppi di esperti capaci di preparare specifiche linee guida, a decidere i comportamenti che sarà saggio adottare.

Elaborare linee guida generali basate sul desiderio di fare un dispetto alle donne e un favore al Vaticano non è solo sbagliato, è controproducente. Temo, per concludere, che molte brave persone si siano lasciare confondere da un libro recentemente pubblicato da due gentili signore, nel quale erano contenuti dati peculiari e altrettanto poco credibili sui drammi che potrebbero conseguire all’impiego del farmaco in questione. Il medesimo testo afferma che l’aborto farmacologico determinerà un aumento delle richieste di interruzione della gravidanza, affermazione lesiva della intelligenza delle nostre donne e comunque contraddetta dalle esperienze di tutto il mondo.

Secondo questo testo, infine, la totalità di coloro che sostengono che si tratta di un metodo con vantaggi e svantaggi ma che è comunque conveniente utilizzare anche nel nostro Paese, avrebbe venduto l’anima all’Industria Farmaceutica. Poiché personalmente nutro, per l’Industria Farmaceutica, la stessa fondamentale antipatia che provo per le due suddette signore, credo di poter essere assolto da questa accusa. E a proposito del libro in questione, userei una espressione cara agli spagnoli: corramos tupido velo, meglio lasciar perdere.
07 aprile 2010
di Carlo Flamigni

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mercoledì 31 marzo 2010

Ilva, 19 ex dirigenti a giudizio. Al via il processo a giugno

Il gup del tribunale di Taranto Pompeo Carriere ha rinviato a giudizio 19 ex dirigenti dello stabilimento Ilva per concorso in omicidio colposo e lesioni colpose in relazione a diversi casi di operai deceduti o che hanno contratto gravi malattie lavorando a contatto con sostanze cancerogene. Il processo inizierà il primo giugno prossimo.
Per tre imputati il giudice ha dichiarato il 'non luogo a procederè per morte dell'imputato, mentre altri 10 ex dirigenti del Siderurgico sono stati assolti. Numerosi anche i reati dichiarati prescritti, mentre si sono costituiti parte civile la Fiom-Cgl e i famigliari di una decina di operai deceduti.

Gli episodi presi in esame riguardano un arco di tempo di 35 anni. Gli imputati, secondo l'accusa sostenuta dal pm Italo Pesiri, avrebbero omesso di informare i dipendenti dello stabilimento dei rischi che correvano venendo a contatto con acidi tossici, apirolio, diossina, polveri di amianto, polveri sottili, carbone, silice, particelle di ferro, idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti. «Il provvedimento del gup - è detto in una nota della Fiom Cgil - conferma la persistente pericolosità dell'ambiente di lavoro insistente nel complesso industriale tarantino a cagione delle innumerevoli sostanze cancerogene che si sprigionano nei processi produttivi»
Da L'Unita
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mercoledì 20 gennaio 2010

Bonino sì Bonino no, pillole di storia impresentabile II - Lavoro, sindacati, e giustizia


Da ladytux

La separazione delle carriere e la modifica dell'art.112 della Costituzione.
(ricorda qualcuno?)

[...] Da dove si potrebbe cominciare, senatrice Bonino?
«Semplice: rivedere la norma costituzionale sull`obbligatorietà dell`azione penale, introdurre la separazione delle carriere; inasprire le norme sulla responsabilità civile dei magistrati. E poi gli incarichi extragiudiziari che vengono assegnati a giudici e pm».
Li abolirebbe gli incarichi extragiudiziari?
«Sarebbero da abolire, o quantomeno da disciplinare in maniera molto più rigorosa».
La questione più importante resta senza dubbio quella dell`obbligatorietà dell`azione penale.
«Certo, perchè con milioni di processi pendenti l`obbligatorietà dell`azione penale diventa arbitrarietà dell`azione penale».
Qualche magistrato potrebbe non gradire.
«Qualcuno sì, qualcuno no. Anche loro non sono tutti tetragoni, soprattutto quando ci si pone l`obbiettivo di risolvere il problema della giustizia. Ci sono varie anime all`interno della magistratura. Ci sono, e sono la grande maggioranza, magistrati che conoscono perfettamente il loro ruolo, che è quello di applicare le leggi e non godere di privilegi. Ripeto, loro devono applicare le leggi e di fronte ad una situazione di sfascio del sistema giudiziario deve essere responsabilità dei politici uscire allo scoperto con un proposta. Non mi pare che siano i magistrati a fare le leggi».
La vostra proposta?
«Una proposta di legge costituzionale, che modifica l`articolo 112. Si prevede che ciascun Procuratore Generale stabilisca anno per anno le priorità dell`esercizio dell`azione penale nel suo distretto, in attuazione delle linee guida che il ministro della Giustizia deve illustrare in Parlamento con una relazione annuale».
Passiamo alla separazione delle carriere. Su questa proposta, probabilmente, troverete una opposizione compatta di giudici e pm.
«In passato si sono opposti prima gli uni, poi gli altri, e a volte tutti insieme».

Sarà una battaglia dura quella della separazione delle carriere?
«Sarà una battaglia difficile per dare una buona giustizia ai cittadini. Per un`amministrazione severa e serena della giustizia nel pieno rispetto dei principi del giusto processo».
Il tema della responsabilità civile dei magistrati apre un altro scenario: quello dellariforma della sezione Disciplinare del Csm. Cosa ne pensa?
«Guardi, non vorrei sembrare una che vuole mettere la bandierina su tutto, però sull`elezione e sul funzionamento del Consiglio Superiore, avevano fatto in passato proposte molto articolate. Ma ci è stato detto "no" su tutto»


tratto da emmabonino.it

I referendum della Lista Bonino su lavoro e sindacati (1999-2000)


La "lista Bonino" sta raccogliendo le firme su 20 referendum abrogativi di cui ben 11 riguardano il lavoro e il sindacato.

I contenuti dei referendum rivendicano maggiore "libertà". Ma la libertà cui pensano i radicali altro non è se non la libertà incondizionata del più forte, la libertà dei datori di lavoro di decidere delle sorti delle donne e degli uomini senza alcun vincolo.
I radicali, da tempo, invocano per Italia un modello all’"americana" in cui la solidarietà è bandita e la persona si può difendere da sola se ne ha i mezzi economici e la forza!

disciplina dei licenziamenti

Annullare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che prevede che " il giudice possa dichiarare nullo il licenziamento senza giusta causa o senza giustificato motivo"
Senza questa norma il datore di lavoro può licenziare come e quando vuole senza dover rendere ragione, magari semplicemente sulla base di una antipatia per la lavoratrice e il lavoratore!
Noi al contrario ci siamo battuti perché i lavoratori e le lavoratrici abbiano tutelato il proprio posto di lavoro, anche nelle piccole imprese e nei rapporti di lavoro atipici.

tempo determinato

Abrogare la legge 18 aprile 1962, n. 230 "Disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato" e successive modificazioni.

Il referendum propone di liberalizzare i contratti a tempo determinato.
In questo modo il datore di lavoro può liberamente decidere la durata dei contratti di lavoro, superando le tutele della giusta causa in caso di licenziamento.

Il contratto a tempo indeterminato sarà così riservato a pochi privilegiati, mentre la maggioranza dei lavoratori vivrà una condizione di continua precarietà.
Per noi il contratto a tempo determinato deve essere tutelato dalla legge e dalla contrattazione collettiva, con garanzia di salario, orario e diritti.

part time

Il referendum si propone di abrogare il decreto legge 30 ottobre 1984 n 726 e successive modificazioni per proporre la completa liberalizzazione dei contratti di lavoro a tempo parziale.
Il referendum propone libertà di ricorso al part time, ma solo per i datori di lavoro: Infatti, mentre il part time viene conquistato con difficoltà nella contrattazione collettiva, in molti settori, come il commercio, si vorrebbe imporlo a prescindere dalle esigenze e dalla volontà delle lavoratrici e dei lavoratori.

I radicali sono sempre più entusiasti del modello americano in cui una persona per sopravvivere deve svolgere due lavori a part time!
Chi lavora a part time per sua scelta sa che è meglio avere un contratto nazionale con garanzie di salario ma soprattutto di orario!

lavoro a domicilio

Abrogare la legge 18 dicembre 1973 n.877

" Nuove norme per la tutela del lavoro a domicilio" e successive modifiche."

Oggi il lavoro a domicilio non è affatto vietato ma regolamentato, i radicali invece vorrebbero abolire qualsiasi norma e garanzia per il lavoratore che così può essere a disposizione del datore 24 ore su 24.
In assenza di una legge che tuteli il controllo delle prestazioni lavorative il lavoro a domicilio può diventare una schiavitù.

Ancora una volta questo referendum giova solo ai padroni e mai al lavoratore e alla lavoratrice.
Noi siamo invece per mantenere le norme che tutelano il lavoro a domicilio e per una legge che normi anche il telelavoro.

collocamento al lavoro

Si chiede di abrogare il D. Lgs. 23 dicembre 1997 n.469 " Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro a norma dell’Articolo 1 della L. 15 marzo 1997 n. 59 e successive modifiche"

L’obiettivo è di liberalizzare completamente il collocamento privato, superando qualsiasi forma di garanzia e controllo.


Per i radicali evidentemente le lavoratrici e i lavoratori non sono persone ma una merce qualsiasi da vendere e comprare liberamente! Libertà di caporalato? Libertà di chiedere tangenti a chi cerca lavoro?

La legge che si vuole abolire ammette già il collocamento privato, ma chiede a chi svolge tale attività alcune garanzie, tra cui la gratuità del servizio per i lavoratori, uffici idonei, competenze e copertura finanziaria oltre alla prevista autorizzazione ministeriale.
Noi siamo per un sistema di collocamento che dia garanzie e certezze di equità



pensioni di anzianità

Abrogazione della legge 8 agosto 1995 n.335 " Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare" articolo 1 pensioni di anzianità.

Con questo quesito referendario si chiede infatti di abolire la pensione di anzianità, elevando da subito a 57 anni e a 40 anni di contributi i requisiti minimi per la pensione.
Per i radicale le pensioni di anzianità sono un lusso da abolire, non conta la storia lavorativa di ciascuno, il tipo di lavoro che si è svolto, ecc.Importante è poter regalare alle imprese una riduzione degli oneri contributivi.
Per noi le pensioni sono già state riformate. Il problema vero è quello di una politica di sviluppo che consenta di aumentare in modo stabile l’occupazione e così consentire a tutti una pensione dignitosa.

servizio sanitario nazionale

Si chiede l’abrogazione della legge 23 dicembre 1978 n.883 "Istituzione del servizio sanitario nazionale" e successive modifiche.

Con questo quesito si vuole lasciare i cittadini liberi di scegliere una assicurazione privata in alternativa al Servizio Sanitario Nazionale, fermo restando l’obbligo di assicurazione, ma abrogando l’estensione dell’assicurazione ai familiari dei cittadini soggetti alla dichiarazione Irpef.

E’ chiaro che si vuole così eliminare un servizio sanitario per tutti i cittadini, dando invece ampio spazio e guadagno alle assicurazioni e ai presidi privati.

I radicali ci propongono una sanità per i ricchi e una per i poveri, monetizzando il diritto alla salute e alla vita.
Per noi il diritto alla salute è prima di tutto un diritto universale, che deve essere garantito da una struttura pubblica efficace ed efficiente. Gli esempi di privatizzazione che ci sono stati (vedi Lombardia) non sono certo stati garanzia di un servizio migliore (il Galeazzi insegna...).

patronati sindacali

Abrogazione del decreto legislativo 29 luglio 1947 n.804 " Riconoscimento giuridico degli istituti di patronato e di assistenza sociale"


Abolire il finanziamento pubblico ai patronati vuol dire rischiare di privare i cittadini, in particolare la fasce più deboli, di un servizio essenziale a cui affidarsi.

In questo modo i radicali vogliono, ancora una volta, favorire i guadagli dei liberi professionisti, costringendo cittadini e pensionati ad affrontare enormi spese per l’esercizio dei propri diritti.
I patronati sono uno strumento utile che garantisce un servizio ai cittadini per ottenere, a titolo gratuito e senza dover ricorrere a costosi studi professionali, i benefici previdenziali, sanitari e sociali, sgravando per altro l’Inps di funzioni e di costi.


monopolio Inail

Abrogazione del Decreto 30 giugno 1965 n.1124 " Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali" e successive modifiche.

Il referendum chiede di abolire l’assicurazione obbligatoria all’INAIL contro gli infortuni sul lavoro per favorire ancora una volta le compagnie private.
Anche in questo caso la "libertà di scelta" servirebbe alle imprese a sfuggire i controlli mentre il nostro paese ha un gravissimo primato di incidenti sul lavoro con una media di 3 casi mortali al giorno.
Noi pensiamo che di fronte a questa gravissima situazione vanno invece rafforzate e rapidamente applicate le norme in materia di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro.

sostituto d’imposta

Abrogazione del decreto 29 settembre 1973 n.600 "Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi"

Il quesito chiede di abolire il meccanismo secondo il quale i datori di lavoro trattengono e versano direttamente allo Stato le imposte sulla busta paga.
Può sembrare curioso un referendum che non propone di ridurre le tasse ma solo di cambiarne le modalità di riscossione.

La proposta radicale costringerebbe ogni lavoratore ad affidarsi ad un commercialista, i cui guadagni stanno tanto a cuore ai radicali.
Per noi i problemi del fisco sono ben altri: il recupero dell’evasione e dell’elusione fiscale e la riduzione delle aliquote per le fasce più deboli.

trattenute associative e sindacali

Abrogare la legge 4 giungo 1973 n. 311 "Estensione del servizio di riscossione dei contributi associativi tramite gli enti previdenziali"Con questo quesito referendario si chiede l’abolizione della trattenuta associativa sulle buste paga dei dipendenti e sulle pensioni degli iscritti al sindacato.
L’approvazione di questo referendum vieterebbe a pensionati ,lavoratrici e lavoratori di continuare a versare con le modalità in atto i contributi al loro sindacato.

Perché i lavoratori e i pensionati non dovrebbero essere liberi di finanziare, anche nel modo che ritengono più opportuno, la loro organizzazione sindacale ?


dal sito della cgil Lombardia comitato per le libertà e i diritti sociali


Il referendum sull'articolo 18 proposto da Rifondazione Comunista 2003

Margherita: "Inadeguato e pericoloso", Ds divisi, Forza Italia e Radicali creeranno comitati per il no

La Consulta, ammissibile il referendum sull'articolo 18
Posizioni divergenti nei sindacati confederali Il ministro Maroni: "Addio Europa e occupazione"

ROMA - Via libera della Corte costituzionale al referendum sull'articolo 18 proposto da Rifondazione comunista. Sarà il voto popolare a decidere se estendere il diritto al reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa a tutti i lavoratori, anche quelli di aziende con meno di 15 dipendenti. [...]
Dura la posizione dell'economista e parlamentare europeo di Forza Italia Renato Brunetta che annuncia la costituzione di comitati per il no, come fa anche il segretario dei Radicali Daniele Capezzone. "Abbiamo già costituito i comitati per il no per il referendum sull'articolo 18 e siamo pronti a chiedere un confronto su questo tema" dice Capezzone. Il referendum sull'estensione dell'articolo 18, afferma Brunetta, sarà utile "a fare chiarezza sulle strumentalizzazioni della Cgil".
da la repubblica

di ladytux





martedì 19 gennaio 2010

Vaccino, Novartis - Pagliarini: "Fazio blocchi licenziamenti: stop a contratto con Ministero"



"Al danno dei costi economici si aggiunge pure la beffa sociale? Fanno soldi a gogò e si permettono pure di licenziare. Il ministro Fazio li blocchi e stoppi immediatamente il contratto stabilito con il ministero della Salute il 21 agosto 2009, in pieno allarme pandemia. Altrimenti diventa complice dei voleri dell'azienda". E' quanto afferma Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del PdCI-Federazione della sinistra.
da comunisti-italiani.it 

martedì 22 dicembre 2009

Nucleare: Soldi per chi ospiterà le centrali.

Nel 2013 la costruzione del primo impianto nel luogo indicato dalle imprese interessate

ROMA - Nel 2013 inizierà la costruzione della prima centrale atomica italiana. Lo ha assicurato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, dopo il via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo che prevede la localizzazione e l'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, di misure compensative e campagne informative. Un secondo decreto approvato riguarda il «riassetto della normativa su ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche». I decreti andranno ora al vaglio delle commissioni parlamentari competenti prima di tornare al Consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva.
SCAJOLA E LA RUSSA - «Con questo provvedimento abbiamo fissato i criteri per la localizzazione dei siti. L'obiettivo prioritario non è soltanto la sicurezza, ma anche la tutela della salute della popolazione e di protezione dell'ambiente», ha commentato Scajola. «Sulla base di tali criteri saranno poi le imprese interessate a proporre in quali zone intendono realizzare gli impianti nucleari». Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha invece assicurato che nel decreto «non c'è alcun riferimento ai siti militari. Non vuol dire che sono esclusi, nessun sito è escluso», ha precisato il ministro. «Ma non c'è un riferimento diretto ai siti militari».
SOLDI - Il decreto legislativo sull'energia nucleare prevede benefici, a carico delle imprese coinvolte nella costruzione e nell'esercizio delle centrali, pari a 3 mila euro al megaWatt sino a 1.600 megaWatt realizzati nel sito, maggiorati del 20% per potenze superiori. Inoltre «un beneficio su base trimestrale commisurato all'energia prodotta e immessa in rete e pari a 0,40 euro al megawattora». I soldi sono destinati per il 10% alle province interessate, per il 55% ai Comuni ospitanti, per il 35% ai Comuni nel raggio di 20 chilometri dalla centrale, o di 10 dall'impianto nel caso di sola produzione di combustibile. I benefici legati alla produzione di energia elettrica vanno per il 40% agli enti locali e per il 60% ai residenti e alle imprese circostanti la centrale nucleare «mediante la riduzione della spesa energetica, della Tarsu (tassa sui rifiuti, ndr), delle addizionali Irpef, Irpeg e dell'Ici». Il decreto prevede infine la realizzazione di un deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi.
PD - Molti i dubbi del Pd. «Il decreto prevede che, se una diversa maggioranza politica decidesse di abbandonare il programma nucleare, gli utenti pagherebbero comunque nelle bollette i costi sostenuti per avviare la realizzazione degli impianti», hanno chiarito i senatori Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.
LEGAMBIENTE - Contrarie al decreto le associazioni ambientaliste, tra queste Legambiente. «Da dove arriverà questa montagna di soldi?», chiede il responsabile scientifico dell'organizzazione, Stefano Ciafani. «Il governo scopre le carte e svela la maxi stangata per il ritorno dell'atomo in Italia, con buona pace dell'alleggerimento delle bollette elettriche sbandierato finora. Spendendo non meno di 50 miliardi di euro per produrre il 25% dell'elettricità, distoglieremo tutte le risorse che potrebbero essere investite subito nell'efficienza energetica e nelle energie rinnovabili». Secondo Scajola, invece, il programma nucleare consentirà di produrre «energia elettrica a prezzi inferiori almeno del 30%».
VERDI - Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, sostiene che «il governo va avanti con la truffa del nucleare e non dice due verità. Primo non dice dove verranno costruite le centrali per paura di un boomerang elettorale alle prossime elezioni regionali», mentre «la seconda verità taciuta - secondo il presidente dei Verdi - è il costo di questa folle avventura antieconomica ed antiambientale e che verrà pagata tutta dai contribuenti». Per Bonelli, infatti, «il ritorno al nucleare costerà almeno 1000 euro ad ogni famiglia italiana».
IDV - «Questo decreto è il regalo di Natale del governo agli italiani di Monfalcone, della provincia di Gorizia, di Scanzano Jonico in Basilicata, di Palma in provincia di Agrigento, di Oristano, di Chioggia, di Caorso, di Trino Vercellese, di Montalto di Castro, di Termini Imerese e di Termoli», ha detto Paolo Brutti, responsabile Ambiente per Italia dei valori. «Quattro di queste località ospiteranno subito un impianto nucleare e un sito di stoccaggio. Le altre lo avranno dopo».
REFERENDUM - Paolo Cento, del coordinamento nazionale di Sinistra ecologia e libertà, ha detto che il partito «è pronto a promuovere un referendum per abrogare queste norme antieconomiche che producono danni ambientali al Paese». Secondo Claudio Saroufim, responsabile ambiente dei Comunisti italiani, «non potendo fare i nomi dei siti scelti, pena l'impopolarità a soli tre mesi dalle regionali, il governo fa finta di partorire i criteri di selezione».

venerdì 18 dicembre 2009

Climate Justice! Firma anche tu.


Riceviamo e pubblichiamo:
La GCAP Italia supporta la campagna della GCAP International sui cambiamenti climatici!
Esigi anche tu un accordo decisivo su Clima.

La GCAP continua la pressione…unisciti a noi!
Durante lo scorso luglio i Capi di Stato del G8 si sono incontrati a L’Aquila. In quella sede, hanno rinnovato le vecchie promesse, aggiungendone di nuove. GCAP vuole assicurarsi che quelle promesse vengano mantenute, continuando a fare pressione insieme a tutti gli italiani affinché il nostro Governo, presidente del G8 fino a dicembre 2009,  rispetti gli impegni presi.
Una volta spenti i riflettori sul Summit di Luglio, è più facile scordarsi e dimenticare gli impegni presi. Per questo motivi non vogliamo che la società civile distolga l’attenzione da questi importanti temi.
Dobbiamo ricordare queste promesse, perchè gli impegni presi non restino solo parole!
GCAP continuerà a fare pressione affinché la prossima Finanziaria non tagli i fondi destinati alla lotta alla povertà e permetta al nostro paese di mantenere tutte le promesse fatte in sede G8, l’Italia paghi il proprio contributo al Fondo Globale per la lotta all’Aids, contribuisca a realizzare gli obiettivi del Millennio e promuovere uno sviluppo sostenibile dell’ambiente.
Vuoi che l’Italia e gli altri paesi del G8 mantengano le promesse? Firma la petizione e aiutaci a mantenere la pressione!

online anche il gioco, fai pressione sui leader

http://apps.facebook.com/gcap_press_the_eight/

   


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mercoledì 16 dicembre 2009

Ferruccio Fazio nuovo ministro della Sanità




(AGI) - Roma, 15 dic. - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, il decreto di nomina di Ferruccio Fazio a ministro della Salute, nonche' il decreto relativo al senatore Maurizio Sacconi, ministro in carica, che assume la denominazione di ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Subito dopo si e' svolta al Palazzo del Quirinale la cerimonia di giuramento del nuovo ministro della Salute Ferruccio Fazio. Ne da' notizia il Quirinale in una nota. (AGI)


Ipse dixit:


"Dovremo progressivamente vaccinare tutta la popolazione, nel giro di un anno o due".


Ma:

Mi vaccinerò per l’influenza stagionale perchè ho più di 65 anni, ma non mi vaccinerò per l’influenza pandemica"



Però alla "scienza antivaccino" insegna:

Dare numeri non è una buona idea ed è anche molto difficile farlo. Le previsioni sui casi di influenza A vengono fatte su modelli matematici e parametri complessi. Ad esempio, calcolare in situazione di pandemia la mortalità basandosi sul numero di casi confermati è un errore: infatti in caso di pandemia si smette di confermare i casi“.


 



La Marlane, veleni veneto-calabresi


Rimbalza nel cuore del Nord Est la storia della «fabbrica dei veleni» di Praia a Mare. In provincia di Cosenza, giusto in riva al mare, si producevano tessuti con lavorazioni tossiche che hanno finito per decimare i lavoratori. Una vicenda che il manifesto ha cominciato a raccontare dagli anni Novanta. A ottobre l'inchiesta della procura della repubblica di Paola è giunta alle conclusioni. E adesso fioccano gli avvisi di reato ai vertici aziendali.
È così che un gruppo di top manager veneti si ritrovano alle prese con la giustizia. Sono Silvano Storer, 63 anni di Mogliano Veneto; Antonio Favrin, 71 anni di Oderzo; Jean De Jaegher, 62 anni, belga ma vicentino d'adozione. Il pm calabrese Antonella Lauri ha recapitato a tutti la notifica con capi di imputazione che vanno dall'omicidio colposo al disastro ambientale.Un unico faldone d'indagine per denunce e testimonianze raccolte nell'arco di un decennio.
La ricostruzione giudiziaria dei micidiali cicli di lavorazione nel reparto tintoria della Marlane, «fabbrica della morte» del gruppo Marzotto di Valdagno (Vicenza) ora dismessa. L'epilogo penale della gestione spregiudicata di uno stabilimento dove si sono manifestati tumori alla laringe, leucemie, carcinomi polmonari, iperplasia alla prostata, cancro ai reni, neoplasie alla mammella, patologie al fegato e all'intestino. L'ennesimo esempio di produzioni nocive alla salute di chi lavora o, più semplicemente, abita nella zona. La Procura definisce 107 casi tra morti e malattie più che sospette. E li collega alla Marlane, in attesa che sia il processo a stabilire le responsabilità.
In ogni caso la matassa è stata sbrogliata abbastanza per risalire fino a Treviso e Vicenza. Dove i tre imprenditori sono nomi eccellenti. Favrin è vicepresidente vicario di Confindustria Veneto, ma vanta un curriculum di tutto rispetto nella finanza non solo locale: ex consigliere indipendente di Safilo, deteneva un pacchetto di azioni di Valentino (attraverso la finanziaria Canova) e partecipazioni nella catena alberghiera Jolly Hotels. Storer è un nome legato ad altri marchi di Marca trevigiana: approda alla Nordica (scarponi da sci) dopo gli incarichi alla Quacker-Chiari&Forti. Nel 1984 diventa direttore generale della Stefanel, nove anni dopo siede ai vertici di Benetton Sportsystem, dove risulta in organico fino a luglio 1996. De Jaegher - nato a Verviers, capitale tessile delle Fiandre, ma residente da sempre a Vicenza - è un autorevole consigliere di Euretex (associazione europea delle industrie tessili) con un solido passato nelle stanze dei bottoni di Hugo Boss, Zucchi e Italjolly. Una carriera folgorante dai telai del lanificio di famiglia fino alla casa reale belga: nel 2003 re Alberto II lo ha nominato consigliere economico del regno. Ma De Jaegher è ben conosciuto anche nel Gotha finanziario di Wall Street, perché dal 1995 al 1998 è stato presidente della Marzotto Usa.
Nel registro degli indagati spicca anche il nome di Pietro Marzotto, erede dell'omonima dinastia tessile, insieme a Carlo Lomonaco, responsabile della tintoria dal 1973 al 1988 e attuale sindaco di Praia a Mare. Fra i 14 indagati emergono anche Lorenzo Bosetti, consigliere delegato e vice presidente della Lanerossi e Attilio Rausse di Recoaro, capo-stabilimento dal 2003 al 2004, altri due «pezzi da Novanta» del gruppo di Valdagno.Tutti hanno legato il loro destino quello della Marlane: Storer era consigliere delegato dal maggio 1997 al novembre 2001, Favrin è stato nominato amministratore delegato nell'ottobre 2001 e ha mantenuto la carica fino ad aprile 2004, mentre De Jaegher ha ricoperto il ruolo di Ad della Marzotto nel periodo che va dal 1996 al 1997.
Secondo la magistratura i dirigenti veneti non avrebbero informato i dipendenti sui rischi delle lavorazioni tessili e nemmeno fornito adeguati mezzi di protezione a centinaia di lavoratori esposti. Nella «fabbrica dei vicentini» in Calabria si produceva immersi in nubi, vapori e polveri nocive alla salute. Al reparto tintoria la tossicità era all'ordine del giorno, grazie al maneggio «a mani nude» di coloranti azoici ricchi di ammine aromatiche che provocano patologie tumorali. Nell'inchiesta spunta anche l'onnipresente amianto negli impianti frenanti dei telai utilizzati alla Marlane.
Anche i rifiuti erano velenosi, proprio come le vernici tessili, eppure sono stati interrati a due passi dalla spiaggia di Praia a Mare. Da qui l'accusa di vero e proprio disastro ambientale. Identico a tanti altri, anche nel Nord Est. Morti «bianche» - in realtà nerissime - drammaticamente simili a quelle dell'Eternit, Pvc o dell'economia che non rispetta l'ambiente né la vita.Così fra le imputazioni è stato notificato anche l'omicidio colposo. E si è reso necessario il sequestro dei terreni intorno allo stabilimento, «farciti» con tonnellate di scarti di lavorazione a base di zinco, piombo, rame, cromo esavalente, mercurio, arsenico e amianto «in misura altamente superiore alla norma». Di questo scempio ecologico dovranno rispondere i manager Marzotto.
Mentre la procura di Paola tenta di stilare la conta finale dei morti cercando di rintracciare superstiti e testimoni di una «strage» abbondantemente annunciata. Merito della caparbietà del procuratore capo Bruno Giordano: ha riempito due stanze di documenti accorpando d'ufficio tutti i procedimenti contro la «fabbrica della more».Ma anche della testardaggine di Luigi Pacchiani, ex dipendente Marlane, il primo ad abbattere il muro di omertà e a vincere la causa contro l'azienda del gruppo Marzotto. «Ero addetto alla preparazione dei tessili, a due metri dalla tintoria invasa da polveri, fumi e cattivi odori per tutta la giornata. Lavoravo otto ore al giorno, a volte dodici con gli straordinari». Nel 1993 Pacchiani è stato operato per un tumore alla vescica. Dopo due gradi di giudizio, il tribunale di Paola e l'Inail hanno riconosciuto che la malattia è stata provocata dai componenti chimici che respirava in fabbrica, disponendo un risarcimento di 200 mila euro.
Negli archivi, ma del Giornale di Vicenza, risulta anche la lettera aperta spedita al quotidiano degli industriali berici da Giorgio Langella, portavoce del Coordinamento provinciale Pdci-Rc, il 25 ottobre scorso. Il giorno dopo la manifestazione contro le «navi dei veleni» ad Amantea aveva scritto al direttore Guilio Antonacci chiedendo di porre fine al «silenzio assordante» sui morti della Marlane. «Vorremmo che la stampa locale informasse, non tacesse. E invece tra le pagine dei nostri giornali non si trova nulla. Forse perché è meglio non dire, non sapere, celare oppure tacere. Forse è meglio non coinvolgere l'industria vicentina. Forse Marzotto è troppo potente. E forse i lavoratori assassinati dalla brama di profitto a tutti i costi sono soltanto un "fastidio" che è meglio nascondere».
Ora resta da completare il nesso giudiziario tra la presenza in fabbrica e le malattie contratte dai dipendenti. Quadro difficile da ricostruire, perché non tutti hanno denunciato e sul procedimento aleggia la scure della prescrizione «breve» prevista dalla legge Cirielli che impone di giudicare solo gli operai ammalatisi dopo il 2002.
E così, mentre a Vicenza chiedono al monopolista dell'informazione locale di pubblicare le notizie sui «baroni» del tessile, a Praia a Mare si cimentano con un'impresa altrettanto ardita: convincere il Comune cosentino a costituirsi parte civile nel processo alla Marlane

mercoledì 9 dicembre 2009

Trino, Caorso, Latina, Garigliano, Montalto nella mappa Top Secret dei nuovi reattori

 Il nucleare italiano non trasloca Stesse zone del 1987 Ma Enel attende le direttive del governo in arrivo a inizio 2010 con l`avvio dell`Agenzia per la sicurezza
DI ANGELA ZOPPO
Il dossier è rigorosamente top secret: chi ne è a conoscenza, come l`amministratore delegato dell`Enel, Fulvio Conti, afferma che non ne svelerebbe i contenuti «nemmeno sotto tortura».
A oggi, perciò, avere risposte ufficiali se si chiede dove sorgeranno le centrali nucleari italiane, è di fatto impossibile. Ma, ufficiosamente, il discorso è diverso.
Qualcosa trapela, e la mappa della rinascita nucleare nazionale può cominciare a prendere forma. Secondo quanto risulta a MF/Milano Finanza da fonti governative vicine al dossier, la nuova geografia dell`atomo ricalcherà quasi fedelmente la vecchia, con qualche new entry che tiene conto delle diverse esigenze dei reattori di allora e di quelli di nuova tecnologia che l`Enel grazie agli accordi con Edf, ovvero l`Epr che predilige le aree costiere o vicino ai grandi fiumi, purché scarsamente popolate e lontane da insediamenti industriali.
Le nuove centrali italiane, insomma, potranno sorgere in gran parte nelle immediate vicinanze dei siti che ospitano gli impianti chiusi dopo il referendum del 1987: Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano di Sessa Aurunca (Caserta).
Nella nuova lista rientra anche Montalto di Castro (Viterbo), già candidata a ospitare una centrale nucleare prima che l`Italia dicesse addio all`energia dell`atomo. Del resto, i criteri di base nella valutazione dei siti non sono cambiati, e le zone che andavano bene fino a 22 anni vanno bene oggi perché non presentano fattori di rischio geologico (terremoti, alluvioni e frane). A queste cinque aree d`elezione, se ne aggiungono altre, come Monfalcone (Gorizia), Termoli (Campobasso), Palma (Agrigento) e Oristano. L`elenco dei siti papabili supera di gran lunga il numero di Epr previsti dall`accordo EnelEdf.
Gli impianti italo-francesi, infatti, saranno quattro, da 1.600 Megawatt ciascuno, per un totale di 6.400 Mw, debutto previsto nel 2020, ma tre siti sarebbero già sufficienti perché due reattori potrebbero sorgere affiancati. Come noto, italiani e francesi costituiranno altrettante jv paritetiche e veicoli societari ad hoc per ownership ed esercizio degli impianti, a maggioranza Enel ma aperti a terzi.
L`ex monopoli sta ha già costituito con Edf la newco Sni, Sviluppo nucleare Italia, che è stata affidata a Francesco De Falco.
Prima di arrivare a una selezione definitiva delle aree bisognerà aspettare che il governo emani le direttive. Per questo, l`ad di Enel, pur ammettendo che «ai possibili siti dove sorgeranno le centrali nucleari in Italia abbiamo già pensato», risponde sempre che «si aspettano i criteri del governo».
L` attesa non dovrebbe essere lunga. Lo stesso Conti è fiducioso.
«Ci sono stati dei ritardi», ha dichiarato nei giorni scorsi, «ma ormai la macchina è avviata. Sono convinto che questo governo, che ha preso l`indirizzo corretto di far tornare il nucleare, abbia gli strumenti per pronunciarsi tra febbraio e marzo 2010, fornendo tutti gli anelli mancanti sul versante legislativo per consentire agli operatori di partire».
Il prossimo passo è l`istituzione dell`Agenzia per la sicurezza nucleare. L`avvio dell`authority era previsto per novembre, ma il ministero dello Sviluppo di Claudio Scajola ha dato il suo ok allo statuto solo nei giorni scorsi. I: iter prevede che anche Economia e Funzione pubblica debbano dare a loro volta il via libera. Intanto, circolano già i nomi dei commissari.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza in corsa ci sarebbero l`oncologo Umberto Veronesi, l`ex presidente della Sogin, Carlo Jean, il docente di Impianti nucleari, Maurizio Cumo, e Guido Possa, vicinissimo al premier Silvio Berlusconi e già viceministro all` Istruzione, università e ricerca.

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Le Regioni che resistono, attraverso ricorso alla Corte Costituzionale verso la L.99/2009 per palese contrasto al Capitolo V della Costituzione, sono 11:

Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.  Contrarie ma per ora a parole, anche Veneto e Sardegna.





martedì 1 dicembre 2009

1 dicembre, giornata mondiale contro l'AIDS



I dati:
(AGI) E' una strage che fa sempre meno notizia, oscurata da pandemie piu' mediatiche (l'ultima in ordine di tempo, l'influenza A) e dalla diffusa consapevolezza che ormai sia una malattia guaribile. Ma l'Aids continua a mietere vittime (due milioni di morti nel 2008) e a infettare nei paesi in via di sviluppo ma anche in quelli "ricchi", compreso il nostro: si stima che siano oltre 33 milioni le persone che vivono con l'Hiv in questo momento (di cui 2,5 milioni di bambini), quanto gli abitanti di un medio stato europeo, e che ci siano almeno due milioni e mezzo di nuovi contagi ogni anno. I dati del rapporto 2008 di Unaids, il programma congiunto delle Nazioni Unite su Hiv e Aids, diffusi alla vigilia della Giornata mondiale dell'Aids che si celebra il primo dicembre, fotografano una pandemia tutt'altro che debellata e che necessita di nuove campagne informative e soprattutto piu' ingenti investimenti. La Giornata 2009 mette in evidenza in particolare lo stretto legame tra i diritti umani e l'accesso alla prevenzione, al trattamento e alla cura di Hiv e Aids. Un tema fondamentale: malgrado siano stati raggiunti importanti risultati nella lotta a questa malattia (dati dell'Unaids rivelano che negli ultimi 8 anni gli sforzi internazionali hanno portato a una riduzione dei nuovi contagi di circa il 17%), nei Paesi a basso e medio reddito sono meno della meta' i malati che ricevono le terapie antiretrovirali di cui necessitano. Ad oggi, infatti, si calcola che per ogni 5 nuovi casi di infezione solo 2 persone hanno accesso ai trattamenti necessari. E in Italia? Il primo dicembre sono in programma convegni, manifestazioni, e l'avvio di uno spot promosso dal Ministero della Salute sull'importanza di effettuare il test, con Valerio Mastandrea come testimonial.
  Perche' il rischio, specie nei paesi piu' avanzati, e' la sottovalutazione del virus: il test si fa sempre meno, e dei 180.000 sieropositivi nel nostro paese, si stima che uno su quattro non sappia di esserlo, ritardando cosi' le terapie e soprattutto diventando un veicolo inconsapevole di contagio.
  (AGI) .

Gli appuntamenti in Italia

Domani si celebra la Giornata Mondiale di Lotta all'Aids. Molte le iniziative previste in tutto il Paese, sia a livello nazionale che locale. Feste, volantinaggi, dibattiti, test, ma soprattutto distribuzione di materiale informativo e condom. Ecco un elenco dei principali appuntamenti.
Tutta Italia: "Virus Free Day", organizza da ong Cesvi in collaborazione con le librerie italiane
Il "Virus Free Day" animerà circa 200 librerie in tutta Italia. Saranno distribuiti gratuitamente materiale informativo riguardante il tema della prevenzione e profilattici. Parallelamente, grazie alla collaborazione del Sism - Segretariato italiano studenti di Medicina, in 34 città italiane gli studenti di medicina organizzeranno manifestazioni per sensibilizzare i loro coetanei. Aderisce alla campagna anche la cantante Malika Ayane che domani si esibirà al Mondadori Multicenter di via Marghera a Milano

Tutta Italia: "ABC: Abstinence, Be Faithful, Condom", organizzano Croce Rossa Italiana e AkuelIl primo dicembre 28.000 preservativi verranno distribuiti dai 'pionieri' della Croce rossa in 54 comuni italiani. E' l'iniziativa della Cri in collaborazione con l'azienda Akuel per la prevenzione dell'Aids. I 'pionieri' rappresentano la componente più giovane dei volontari della Cri, di età compresa tra 14 e 25 anni. L'iniziativa nasce dall'esigenza di informare "da giovane a giovane" e spinge a riflettere sull'importanza della prevenzione attraverso l'uso del preservativo durante il rapporto sessuale, la pratica dell'astinenza e la fedeltà di coppia.  I giovani della Cri saranno presenti in ciascuna regione per promuovere e sensibilizzare sui temi delle malattie sessualmente trasmesse attraverso la promozione della campagna nazionale, nata nel 2006, "ABC: Abstinence, Be Faithful, Condom".

Venezia - New York Memories
In occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids, Venezia sarà invasa da 10.000 adesivi e 150 manifesti che riproducono l’immagine di due guanti gialli. I manifesti sono affissi in città da oggi 25 novembre fino al 5 dicembre, gli adesivi saranno distribuiti nel centro storico per tutto il mese di dicembre. Yellow Gloves è la prima tappa del progetto New York Memories che celebra ACT UP, il collettivo di attivisti e artisti gay nato a New York nel 1987 in risposta alla crisi dell’Aids. New York Memories è ideato da Tommaso Speretta, Andrea Goffo e Claudia Zini e realizzato in collaborazione con la Fondazione Claudio Buziol. Il lavoro grafico è dell’illustratrice Elena Xausa. I guanti gialli sono un elemento simbolico nella storia di ACT UP. Durante una delle prime dimostrazioni, i poliziotti li indossano per evitare il contagio con i manifestanti sieropositivi. Da segno di ignoranza e repressione diventano per i membri del collettivo un emblema della lotta contro il panico scatenato dall’epidemia.


Torino - Tre iniziative dell'Ospedale Amedeo di Savoia con Alnlaids Piemonte e Progetto Giocasicuro
I test
- Dalle 14 alle 20 presso l’Ambulatorio IST nel Padiglione Rudigoz dell’ospedale di corso Svizzera 164 tutti avranno la possibilità di effettuare gratuitamente i test per l’individuazione degli anticorpi anti-HIV e anti-Treponema, il batterio responsabile della sifilide. Medici e infermieri si alterneranno per effettuare i prelievi di sangue mentre il personale del laboratorio di Microbiologia e Virologia ha assicurato la propria disponibilità per le analisi dei campioni. Volontari del Progetto Giocasicuro e dell’Associazione Piemonte Anlaids distribuiranno dépliant e materiale informativo e offriranno, a chi si presenta al test, cioccolatini e una bevanda calda. L’iniziativa verrà ripetuta sabato 12 dicembre.

Progetto Gioca sicuro - Presentazione dell’iniziativa di prevenzione della sifilide rivolto alla comunità omosessuale, progetto promosso dal CCM (un organismo di coordinamento tra il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e le Regioni per le attività di sorveglianza e prevenzione), di cui l’Ambulatorio IST è stato il coordinatore nazionale. Il progetto “Gioca Sicuro” mira realizzare interventi di prevenzione primaria (informazione, counselling, promozione del condom e facilitazione dell’accesso ai test) nella popolazione omosessuale, iniziando nelle tre aree metropolitane italiane in cui si sono presenti le comunità gay più numerose: Torino, Milano, Roma.
Il sito - Coinvolgere le persone HIV positive in un progetto di educazione e prevenzione per aumentare la conoscenza della malattia, la qualità della vita e per diminuire i comportamenti a rischio attraverso la creazione di una community “virtuale”: questo l’obiettivo del sito www.unmondopositivo.it realizzato, anche grazie ai fondi di un progetto di Ricerca sanitaria finalizzata della Regione Piemonte, dagli esperti della Divisione A Malattie infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia.

Firenze: l'Amministrazione Provincia e Arcigay "Il Giglio Rosa"
Un fiocco rosso per dire no alla discriminazione, sì alla lotta all'A.I.D.S. Per tutta la giornata di domani, Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia di Firenze, esporrà dalla sua facciata il simbolo universale di lotta all'A.I.D.S., un fiocco di colore rosso di circa quattro metri realizzato dal consigliere di Arcigay Firenze "Il Giglio Rosa" Giovanni Rodella. La stessa disponibilità era stata chiesta all'Amministrazione Comunale per calare un fiocco rosso da Palazzo Vecchio. Mentre scriviamo, dalla giunta fiorentina non è ancora arrivata alcuna risposta.


Bologna - "Metti il preservativo in agenda!", organziza Arcigay Il CasseroL’Arcigay di Bologna, consapevole del ruolo che svolge nella sua città, ha deciso di centrare la sua campagna sul preservativo.
Sull’uso del preservativo, sul toccare e prendere il preservativo.
Il 1 dicembre dalle ore 11 alle ore 16 saremo infatti in Piazza Ravegnana a Bologna, con un gazebo e una installazione: con alcune centinaia di preservativi, comporremo la scritta AIDS su un tabellone.
Chiederemo quindi alle persone, ai passanti, di allungare la mano e staccare un preservativo dal tabellone fino a far scomparire l’AIDS. ripeteremo l’evento anche il 2 dicembre al Cassero Gay Lesbian Center durante la serata disco


Napoli - "Stop Aids, keep the promise", organizzano I-Ken Onlus e CGIL Campania
Campagna di sensibilizzazione e di lotta al contagio e all'uso del profilattico. Distribuzione di materiale informativo e condom presso la CLMdN in via Torino 16.


Catania - Arcigay, Lila e Gruppo Pegaso's - Centro Omosessuale di Iniziativa Politica e Culturale - Agedo
Domani è previsto un banchetto di Arcigay Catania in Piazza Università dalle 16.00 alle 20.00. A partire dalle 21, aperitivo insieme a LILA al pub NEVA Piazza s. Francesco d'Assisi, 4.
Il 4 dicembre, postazione ArcigayCatania con tanto materiale informativo, un personalissimo intervento video e la presenza di volontari del Forum Aids al Cafè Noir di via Domenico tempio, 60 dalle 23.00. Sabato 5, per finire, Arcigay Catania invita tutti a informarsi e dialogare sull'AIDS, con un personalissimo intervento video, la presenza del Forum Aids presso il Pegaso's Circus di Viale Kennedy.


Palermo - Arcigay Palermo, Ké Palermo e Articolo 3
Continua la distribuzione di materiale informativo medico-scientifico e preservativi iniziata il 27 novembre al Rise Up e proseguita il giorno dopo allo Zsa Zsa Mon Amour. L'1 dicembre la distribuzione si concentrerà al Gatto nero di via Formaggi Rua 15.


Le iniziative continuano sabato 5 dicembre
Lucca - Uhb: Red Party Special Guest: Ape Regina

Primo sabato di Dicembre, come da tradizione caratterizzato da uno spettacolare Red Party in occasione della Giornata Mondiale per la lotta all'Aids. Special Guest l'Ape Regina direttamente dal Chiambretti Night. Householder Regina Miami affiancata da tutto lo staff del Mamamia al completo

Torino - Circolo Maurice - Change Your Mind, Proteggiti dal Pregiudizio
Sabato 5 dicembre all’Hiroshima Mon Amour, in Via Bossoli 83, a partire dalle ore 21,00: Proiezione del video “Metamorfosi” di Veet Sandeh Presentazione dello spot Lila “Un gesto d’amore” per la prevenzione dell’hiv. Spettacolo dragqueen de Les Artistes dal titolo “Le promesse spose”. Gran concerto dei Fratelli Sberlicchio. A seguire dj set The Groupies Durante il concerto sarà proiettata l’intera mostra multimediale STOP AIDS, più di 600 manifesti da tutto il mondo.



Altre segnalazioni:

Roma- Caffè Latino e Le Nautonner productions 1 dicembre

In occasione della giornata mondiale per la lotta all'AIDS Il Caffè Latino e Le Nautonner Productions in collaborazione con la Dott.ssa Marina Del Monte, presentano i Clan Destino e Silvia Luzzi in un concerto tributo a Fabrizio De Andrè parlare insieme di Aids, Hiv, e persone sieropositive. Roma Via di Monte Testaccio 96 - 1 dicembre  dalle ore 21,30
 

giovedì 19 novembre 2009

Perché si chiamano morti bianche



Santo Della Volpe, giornalista Rai e socio di Articolo 21, ha rintracciato nelle Teche Rai un vecchio video sulle prime manifestazioni degli edili dedicate ai morti sul lavoro. Siamo negli anni sessanta. Le cose, da allora, non sono cambiate di molto.







domenica 8 novembre 2009

Il virus della paura


La paura è antica quanto il genere umano, è un impulso preesistente ad ogni forma di cultura e di intelligenza razionale, nasce con la vita animale e si lega all’istinto primitivo di auto-conservazione della specie. Essa discende dalla paura più naturale che è la paura della morte. Perciò, la paura è una pena che si sconta e si vince vivendo.
Sin dai primordi l’umanità ha imparato a convivere con la paura, con lo sgomento suscitato dalla furia naturale e dalle sue terribili manifestazioni: fulmini, tuoni, terremoti, eruzioni vulcaniche e altri cataclismi. Nel corso dei millenni della preistoria l’uomo ha provato ad esorcizzare la paura, spiegando i fenomeni fisici come eventi soprannaturali di origine divina. In tal modo è nata la religione mitologica che affonda le sue radici nelle paure più ancestrali e remote dell’umanità.
Ancora oggi, in un’era dominata dal razionalismo e da un delirio di onnipotenza tecnica ed utilitaristica dell’uomo, la paura è un elemento costante della nostra esistenza. Essa assume innumerevoli manifestazioni, si insinua nei meandri oscuri dell’animo umano, come un virus subdolo e letale che causa più danni di qualsiasi epidemia infettiva.
E’ indubbio che la paura sia uno dei tratti tipici e peculiari della natura animale insita nell’umanità, ma non può diventare un’ossessione. Eppure la nostra realtà è sempre più assillata dalle paure, a cominciare dalla paura di morire fino alla paura di vivere. Non a caso il lugubre primato dei suicidi, soprattutto tra le giovani generazioni, è conteso dalle nazioni più opulente dell’occidente, il Giappone in testa. Non a caso le società sono governate con il ricorso alla paura, gli Stati più avanzati sul versante tecnologico si servono delle paure per esercitare un controllo sociale sempre più esteso e capillare.
Non a caso il “sultano” nazionale ha vinto le elezioni politiche nel 1994, nel 2001 e nel 2008, giocando la carta dell’idiosincrasia anticomunista, che costituisce tuttora una delle inquietudini ossessive della borghesia italiana. Lo spettro del comunismo, dopo il fallimento del “comunismo reale”, dopo la caduta del muro di Berlino e il tracollo dell’URSS, è agitato più che in passato per conquistare e conservare il potere.
Anni fa, dall’Estremo Oriente abbiamo importato una nuova paura incarnata nel virus dell’Aviaria, meglio nota come “influenza dei polli”, che ha diffuso timori oltremodo infondati e irrazionali, prefigurando scenari apocalittici di stragi pandemiche paragonabili alle peggiori pestilenze del passato. Invece, come si è verificato in altre occasioni, il panico si è rivelato ben più grave e pericoloso della patologia “ornitologica”. Che polli! Ma i veri “polli” sono i miseri utenti e spettatori passivi della disinformazione di massa. L’aviaria si è dimostrata una bufala. Già nel 1998/99 numerosi polli perirono a causa del contagio, ma i mass-media non ne parlarono e così tutti continuarono a mangiare polli senza alcun allarme sanitario. Al contrario, lo spavento provocato dall’aviaria ha messo in ginocchio un’intera economia, incrementando i già colossali profitti delle case farmaceutiche. Tale vicenda conferma l’enorme importanza dei mass-media, la cui influenza è notevolmente decisiva. Aveva ragione Goebbels, il ministro della propaganda nazista, quando affermava: “Una bugia, ripetuta continuamente, viene accettata dal popolo come una verità incontestabile”.
Negli anni ’80 il virus HIV seminò una gigantesca psicosi nel mondo occidentale, ma fu presto scongiurato, tuttavia rappresenta oggi la principale malattia infettiva nel Sud del mondo, in particolare nel continente africano, un morbo più letale della tubercolosi e della malaria che pure causano stermini di massa. Mentre in occidente il virus dell’AIDS è ormai vinto grazie ai risultati ottenuti nel campo della ricerca farmacologica, nei paesi del Terzo e Quarto mondo esso uccide più di ogni malattia a causa degli esorbitanti costi imposti dalle multinazionali farmaceutiche, che risultano potenti quanto le compagnie petrolifere e quelle legate all’industria bellica, per cui sono i veri padroni del pianeta.
Nei secoli bui della nostra storia, il terrore suscitato dalla peste bubbonica causava più danni del morbo stesso. Ad esempio, nell’Europa medievale la paura degli untori era molto più nociva e deleteria della peste che pure sterminava milioni di vite umane.
Le vicende relative al nuovo virus pandemico H1N1, meglio conosciuto come “influenza A”, che avrebbe dovuto sterminare mezza Europa, confermano che la paura è più subdola e pericolosa di qualsiasi morbo epidemico, ma nel contempo può risultare lucrosa per chi, in modo cinico e spregiudicato, riesce a trarne vantaggio. La psicosi collettiva generata dal nuovo virus, che il viceministro della Sanità Ferruccio Fazio ha definito come “meno aggressivo” dell’influenza stagionale, è un fenomeno di proporzioni massicce. In realtà, l’allarmismo eccessivo serve a giustificare la corsa dei paesi dell’Unione Europea all’acquisto di milioni di dosi di vaccino “a titolo preventivo e cautelativo”, che sta facendo la fortuna dei colossi farmaceutici multinazionali.

di Lucio Garofalo

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