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venerdì 28 maggio 2010

Bufera al TG1






Bufera al Tg1 Servizio a cura di Salima Balzerani Alla Presentazione del Premio Immagini Amiche, Lucia Visca, Presidente della Commissione Pari Opportunità della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) interviene sulla difficile situazione di lavoro delle giornaliste e dei giornalisti del TG1



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sabato 17 aprile 2010

I primi 40 anni de "Il Manifesto"

 Primi quarantanni per il Manifesto e sempre senza padroni. Il "quotidiano comunista", dopo le voci di nuovi ingressi nella sua proprieta', per far fronte alla crisi e alle difficolta' dei tagli all'editoria decisi dal governo, si chiede ironicamente: "Saremo maturi per entrare nel 40esimo anno d'eta'?" e si risponde: "Il 28 aprile sarete voi lettori a darci la risposta, acquistando e diffondendo 'il Manifesto' al prezzo straordinario di 40 centesimi - uno per ogni anno vissuto pericolosamente in edicola. Seguiranno altre iniziative, appuntamenti editoriali e politici, provocazioni che dureranno 12 mesi. Ne vedrete di tutti i colori. L'unica cosa che non vedrete sara' un cambiamento di natura del vostro giornale". E poi il giornale-cooperativa smentisce alcune voci diffusesi negli ultimi giorni: "Alcune testate di destra hanno scritto di improvvisi sbarchi qui a via Bargoni 8/A di uomini e capitali (ve lo immaginate Michele Santoro con 20 milioni di euro tra i denti che si compra il Manifesto?). E' vero che siamo sul mercato, quello delle edicole pero'". 

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giovedì 18 marzo 2010

Rai: lo zerbino di Arcore


Di GIANNI MONTESANO
Da grande azienda delle comunicazioni a zerbino del premier, dependance di Arcore e buca delle lettere di palazzo Grazioli, verrebbe da definire in questo modo la Rai di oggi, se non fosse che al suo interno sopravvivono, ormai relegati in riserve indiane, alcuni pallidi barlumi di quello che ancora si potrebbe definire “servizio pubblico”.
Il “letamaio” che emerge dall’inchiesta di Trani, usando le parole di Santoro, non è che l’ufficializzazione di quello che da anni accade a viale Mazzini. L’informazione dei principali telegiornali è supina ai voleri e ai diktat personali di Silvio Berlusconi che ha nella critica televisiva il suo tallone di achille. E’ la tv, che più di ogni altra cosa, lo manda fuori dai gangheri. L’uomo di Arcore è terrorizzato dall’idea di vedere scalfita la sua immagine patinata e, per impedire questo, è disposto a tutto.
Lo aveva fatto prima, con gli editti bulgari contro Biagi e Santoro, lo ha fatto oggi, con il bavaglio agli spazi di approfondimento. Non era mai accaduto nella storia della televisione italiana che in campagna elettorale venissero chiuse delle trasmissioni sgradite. La chiusura dei media è tipica dei regimi autoritari e delle dittature, eppure da noi lo stop agli approfondimenti televisivi è sembrata l’ennesima boutade berlusconiana. La gravità del gesto non ha paragoni nemmeno nella Russia di Putin, che di controllo dei media se ne intende sin da quando lavorava al KGB. A questo va aggiunto l’oscuramento totale della Federazione della sinistra, una operazione di killeraggio politico elettorale condotta, questa volta, in perfetto spirito bipartisan.
Oggi il grande pubblico apprende quello che tutti gli addetti ai lavori sanno da tempo: Berlusconi e i suoi uomini telefonano direttamente al direttore generale, ai direttori di tg, ai direttori editoriali, insomma a quella marea di dirigenti piazzati a viale Mazzini negli ultimi dieci anni da Berlusconi, molti dei quali provenienti direttamente da Mediaset, e tutti pronti a scattare sull’attenti per obbedire supinamente ai desiderata del capo.
La chiusura dei talk show politici è solo l’ultimo atto del degrado in cui è sprofondata la programmazione Rai. Uno sguardo al palinsesto fa vedere la totale dequalificazione della produzione: varietà da quattro soldi, beceri talk show pomeridiani, una enorme quantità di serial tv stranieri di bassa tacca, fiction a ripetizione realizzate con lo stampino salvo rare eccezioni. E poi la vergogna del sistema degli appalti “sopra la linea”, un meccanismo dai costi faraonici dove ideazione e progettazione appartengono a società esterne e la realizzazione tecnica viene riversata sulla Rai. Un panorama che vede sempre più ristretti i margini di autonomia di chi vorrebbe operare in nome del pluralismo e dell’interesse pubblico, concetto ormai marginalizzato anche nella stessa strategia aziendale che non fa che rincorrere, in peggio, il modello Mediaset.
Viale Mazzini come zerbino di Arcore e scendiletto di Cologno monzese, visto che le emittenti del Cav macinano affari a tutto spiano grazie al digitale terrestre e all’assenza di una reale concorrenza. Se è stato possibile arrivare a questo punto è anche per scelte non proprio lungimiranti compiute dalla cosiddetta opposizione parlamentare. A partire dai profili del presidente del CdA e della commissione di Vigilanza, persone di spessore morale, indubbiamente, ma non adatte in una situazione ove occorrevano figure “da combattimento”. Per non parlare della distrazione con cui il centrosinistra (e la sinistra al suo interno) ha sempre affrontato il tema Rai e sistema delle comunicazioni. Mentre Berlusconi occupava manu militari tutti gli spazi, il centrosinistra ha lasciato fare alle tecnostrutture, ai cosiddetti “manager di alto profilo” che non hanno fatto altro che favorire lobbies e rendite di posizione.
Adesso la Rai sta sprofondando sotto l’impeto dittatoriale del premier. Il cavaliere sa bene che vi è una ampia fetta di elettorato che si “nutre” solo di televisione e per questo non arretrerà sullo stop all’informazione e sul pilotaggio dei tiggì, anzi, gli ultimi giorni di campagna elettorale saranno peggio. Aspettiamoci ulteriori manipolazioni e disinformazioni. Dopo le elezioni, però, sarebbe il caso che la federazione si ponesse il problema di una strategia complessiva nei confronti del sistema delle comunicazioni e di una elaborazione politica sulla Rai che, piaccia o meno, continua ad essere la principale fonte di informazione per una vasta area di lavoratori e cittadini di questo paese ed è un’azienda che vive (e magna) con i soldi pubblici.

tratto da federazionedellasinistra.com
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mercoledì 17 marzo 2010

La vera storia di quella comunista di Cappuccetto Rosso

Berlusconi racconta ai nipotini la favola di Cappuccetto Rosso. C’era una volta un lupo democraticamente eletto che aveva dei denti affilatissimi e per questo era mooolto invidiato. Più di tutti lo invidiava una nonnina che viveva sul colle e non usciva mai di casa per recarsi nella tana del lupo: era sempre il povero lupo che doveva andare da lei e perdere un sacco di tempo. Una sera il lupo bussa a casa della vecchia e quella nemmeno gli apre. Gli dice: «È questa l’ora di presentarsi? È tardi, ho sonno, torna domani!». Ma il lupo non può aspettare perché ha fame, così butta giù la porta, si mangia la nonnina e si mangia anche i due radicali che si erano violentemente sdraiati all’ingresso per impedire al lupo di entrare. A quel punto il lupo si mette a dormire nel letto della nonna, che tra parentesi è anche scomodo perché è di appena due piazze. Nascosto sotto le coperte, aspetta che arrivi Cappuccetto Rosso: una bambina figlia di comunisti e prevenuta nei confronti del lupo. Da anni Cappuccetto Rosso racconta a tutti gli animali della foresta che il lupo è cattivo, prepotente e amico di certi avvoltoi, facendo al lupo una pessima pubblicità. Così il lupo, per farla stare zitta, attende che Cappuccetto Rosso si avvicini al letto, poi spalanca la bocca e se la mangia. Tra parentesi, gli rimane pure sullo stomaco. In quel mentre passa un cacciatore che sente le urla di Cappuccetto Rosso, capisce che la bambina è in pericolo, entra in casa e spara al lupo. Un fatto gravissimo perché il cacciatore non era competente per territorio. Inoltre, non aveva nessun diritto di ascoltare le urla di Cappuccetto Rosso senza la preventiva autorizzazione del lupo. Inoltre, quelle erano palesemente urla a orologeria, dato che il giorno dopo c’erano le elezioni e il lupo era candidato. Per fortuna, il lupo indossava un giubbetto antiproiettile dono del suo avvocato: una precauzione necessaria in attesa che entrasse in vigore la riforma della giustizia, quella che avrebbe finalmente obbligato i cacciatori a caricare il fucile a salve.
17 marzo 2010


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lunedì 15 marzo 2010

Solidarietà a Checchino Antonini giornalista di Liberazione

Pubblichiamo l’Appello in favore di Checchino Antonini, giornalista di Liberazione condannato a otto mesi di carcere per un articolo sulle violenze al G8 di Genova. Checchino Antonini è co-autore, assieme a Francesco Barilli e Dario Rossi, di Scuola Diaz: vergogna di Stato, sul quale pende una denuncia per “diffamazione” del questore Fournier, ed è l’autore di una serie di articoli che hanno contribuito in maniera decisiva a svelare la verità sulla morte di Federico Aldrovandi.


Questa condanna ha quindi il suono sinistro e inquietante di un avvertimento: ci sono verità, recenti e lontane, che non devono essere dette.




APPELLO

Martedì 10 febbraio, il tribunale di Roma ha condannato per diffamazione, a otto mesi, il cronista di Liberazione, Checchino Antonini, e il suo ex direttore, Piero Sansonetti. I fatti risalgono al 2005 quando l’allora capo della polizia, De Gennaro, attribuì ottimi voti, relativi al 2001, a due funzionari coinvolti nelle violenze di quell’anno al G8 di Genova. Gigi Malabarba, allora capogruppo al Senato di Rifondazione, denunciò quei criteri di valutazione e di selezione dei quadri di Ps ma fu a sua volta attaccato dalle dichiarazioni dei segretari di alcuni sindacati di polizia che facevano quadrato attorno al Viminale. Liberazione raccontò di quello scontro, tutto interno alla battaglia per verità e giustizia sui fatti di Genova. E per quel racconto si è trovata sulle spalle una denuncia, e poi una condanna. Dopo quasi dieci anni, guai a toccare Genova 2001.

Checchino Antonini e Piero Sansonetti sono stati condannati per aver svolto il proprio lavoro come hanno sempre fatto, senza mai aver derogato alla propria serietà professionale.
La solidarietà con i due cronisti ci sembra doverosa. Perché serve oggi a tenere aperti gli spazi per il conflitto sociale, per il diritto di cronaca, per tutte le battaglie di verità e giustizia in quello che, il familiare di una vittima della strage di Brescia, chiama il Paese dei comitati. Doverosa anche per non smettere mai di ricordare cosa è stato il G8 di Genova 2001, quali libertà fondamentali sono state violate e quali ragioni di libertà sono state gridate. Da tutti noi.

Solidarietà con Piero Sansonetti e Checchino Antonini, giornalisti condannati per aver denunciato gli orrori del G8.
Riapriamo gli spazi per il diritto di cronaca, torniamo a parlare di Genova 2001

PER ADESIONI: liberacronaca@gmail.com

INFO: facebook, solidarietà a checchino antonini

Solidarietà a Checchino Antonini -video dichiarazione-



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giovedì 11 marzo 2010

"SENTI CHE TI DICO": Cambia il Tuo Profilo Facebook. L'iniziativa per le Regionali della Federazione della Sinistra


Parte dall’11 marzo e fino al termine della campagna elettorale la campagna “Cambia immagine. Senti che ti dico” della Federazione della Sinistra, che invita cittadine/i, elettrici ed elettori a cambiare la propria “immagine del profilo” su Facebook con appositi web banner di sostegno. Sono più di 40, di colore diverso, tra cui poter scegliere (non ho bisogno di eroi, l’idea bella, dal tetto non scendo, velina mai, una risata li seppellirà, non mi vendo, odio i corrotti, duri e radicali…) messi a disposizione sul sito della Federazione della Sinistra (www.federazionedellasinistra.it).
Queste sono le nostre proposte, adesso dì la tua! Noi le elaboreremo graficamente e le rimetteremo in rete per l’utilizzo di tutti.
Rosa Rinaldi, della Federazione della Sinistra, dichiara: “Le parole esprimono il sentimento della politica. La propria storia e cultura. dalle parole si capisce la buona politica. Con questa campagna vogliamo sollecitare non solo il sostegno alla Federazione della Sinistra, ma anche stimolare la partecipazione attiva del popolo della sinistra, degli elettori che vedono in noi l’alternativa. Cambiare la propria “immagine del profilo” tra le tante messe a disposizione da noi, ma anche dicendoci in due parole il proprio pensiero, che provvederemo a rendere disponibili sul web nella stessa veste grafica e diventare così patrimonio di tutti”. 
CLICCA PER SCARICARE LA TUA "IMMAGINE PROFILO" DI FACEBOOK

Con lo spirito di sostenere l'iniziativa e la Federazione della Sinistra alla Elezioni Regionali ed Amministrative prossime, anche noi de Il Comunista Quotidiano abbiamo pensato di creare una IMMAGINE PROFILO per Facebook. 
clicca per scaricare

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martedì 9 marzo 2010

Video: Radio Vostok intervista a Paolo Ferrero

07 marzo 2010 : Angela Scarparo intervista Paolo Ferrero per Radio Vostok

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venerdì 5 marzo 2010

Rinascita ferma le pubblicazioni, tensione fra i giornalisti e il PdCI


Roma, 4 mar. (Apcom) - Il settimanale del Pdci 'La rinascita della sinistra' sospende le pubblicazioni, il tesoriere dei Comunisti italiani Roberto Soffritti accusa il ministro dell'Economia per i tagli decisi nella Finanziaria, l'assemblea dei giornalisti polemizza con il partito-editore, accusato di comportarsi come il "padrone delle ferriere" e di violare gli accordi sindacali.
Secondo Soffritti, che è anche presidente del Cda della cooperativa editrice, "la decisione del ministro Tremonti di concedere i finanziamenti per i giornali di partito per il solo anno 2009 costituisce una precisa scelta di spazzare via, progressivamente, le testate minori e le voci scomode dal panorama dell'informazione. La Rinascita aveva intrapreso, in accordo con le organizzazioni sindacali dei giornalisti e dei lavoratori, un cammino impegnativo di risanamento e di rilancio della testata. Il taglio brutale dei finanziamenti inserito in finanziaria nel dicembre scorso e sostanzialmente confermato per questo anno, ci impedisce di portare avanti il programma di rilancio che tutti insieme avevamo iniziato. Per questo motivo, sentiti i sindacati dei giornalisti e dei lavoratori, il Cda della cooperativa La Erre - dice ancora Soffritti - ha deciso la immediata sospensione temporanea delle pubblicazioni non essendoci le condizioni minime per proseguire nell'attività editoriale".
Dura la replica dei giornalisti della testata: "Mentre il segretario del partito Oliviero Diliberto, insorge, e giustamente, contro le nuove norme sull'arbitrato che cancellano di fatto l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il tesoriere del suo partito nonché presidente della cooperativa che edita il settimanale - accusa il documento approvato dall'assemblea - si comporta con i lavoratori come un padrone delle ferriere".
"Il ripristino dei finanziamenti per il 2009 (sicuramente una misura pelosa e insufficiente) per il tesoriere del Pdci Roberto Soffritti non basta più, e nonostante sette mesi di cassa integrazione durissima non esisterebbero più le condizioni per editare il giornale". Una decisione che una "vera ciliegina su una torta già rancida è la violazione sistematica dell'accordo tra lavoratori ed azienda siglato alla regione Lazio nel settembre del 2009. I lavoratori de La Rinascita della sinistra fanno molta fatica a scorgere in questa vicenda la famosa diversità comunista".


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martedì 23 febbraio 2010

Afghanistan, “errore” Nato: civili scambiati per ribelli, 33 morti per un attacco aereo

tratto da liberazione.it La Nato ha ucciso, con un attacco aereo nel sud dell'Afghanistan, 33 civili scambiandoli per per ribelli. L'ennesimo massacro di innocenti, che in gergo militare vengono definiti “danni collaterali” è stato reso noto dal governo afghano, che ha condannato l'episodio, avvenuto vicino ai confini delle province di Uruzgan e Dai Kondi, definendolo "ingiustificabile". Il bilancio di ieri è il più alto, dal punto di vista delle morti civili, degli ultimi mesi. Il nuovo massacro non è avvenuto all'interno dell'Operazione Mushtarak, la più imponente offensiva delle forze Nato volta a liberare la provincia meridionale di Helmand dalla presenza dei talebani. Questo episodio, però, potrebbe complicare gli sforzi del governo e della Nato per garantirsi l'appoggio della popolazione locale, prima del graduale ritiro delle truppe Usa previsto per il 2011. «Secondo le prime stime la Nato ha aperto il fuoco ieri contro un convoglio di tre veicoli...uccidendo almeno 33 civili, tra i quali quattro donne e un bambino, e ferendone altri 12», si legge in un comunicato diffuso dal governo. Le morti civili hanno rappresentato il principale motivo di frizione tra il governo afghano e le forze straniere, che hanno lanciato due imponenti offensive negli ultimi otto mesi nel tentativo di respingere la sempre crescente insorgenza dei ribelli talebani. 

L'Isaf, missione di supporto al governo dell'Afghanistan guidata dalla Nato, ha fatto sapere che i civili sono stati uccisi quando si sono avvicinati ad un'unità delle forze Nato e afghane nella provincia di Uruzgan, ma non ha specificato il numero delle vittime, confermando comunque l'apertura di un'inchiesta. Da parte della Nato le solite parole: «Siamo profondamente dispiaciuti per la tragica morte di persone innocenti», ha commentato, tramite un comunicato Isaf, il generale Stanley McChrystal, capo delle forze straniere in Afghanistan. «Ho chiarito alle nostre forze che noi siamo qui per proteggere il popolo afghano, e uccidere o ferire inavvertitamente civili mina la fiducia nella nostra missione».


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martedì 16 febbraio 2010

Il nuovo sito di Liberazione.it - quotidiano comunista

Liberazione è On LINE. Nuova versione. Nuova Grafica. Contenuti freschi. Un vero quotidiano on line: Finalmente!

Da tempo si era prospettata l'idea di svoltare con la "vecchia" liberazione online e adesso credo ci possiamo dire soddisfatti. E' comunque una svolta decisiva che fa del vecchio sito di liberazione un sito dinamico e piacevole.

La "redazione" de Il Comunista Quotidiano fa gli auguri di cuore alla nuova vita di Liberazione.it


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LA SCURE DI TREMONTI SUI GIORNALI POLITICI

Il governo, questo governo, ha deciso di spazzare via i piccoli e fastidiosi disturbatori che non si allineano con la voce del padrone e che non siedono nel pantheon dei grandi media e della grande stampa. di Gianni Montesano (La Rinscita della Sinistra)


Non bastava la impari condicio, il governo ha decretato la chiusura di un centinaio di testate giornalistiche edite da cooperative o organi di partiti politici mettendo a rischio circa quattromila posti di lavoro. E La Rinascita è fra queste.
La sforbiciata è stata introdotta nella legge finanziaria lo scorso dicembre. In seguito alle proteste, Gianfranco Fini telefonava pubblicamente a Tremonti, il quale, sempre pubblicamente, si impegnava a garantire i fondi per le testate “storiche” aventi diritto.
E’ stato presentato un emendamento bipartisan al decreto “milleproroghe” per rinviare di due anni il taglio previsto. Un tempo adeguato per respirare e riorganizzarsi.
E invece, come da copione, all’ultimo momento il governo ha posto la fiducia su un testo dove il rinvio del taglio non c’è, facendo calare la mannaia sulla piccola editoria. E non è un problema di copertura finanziaria, come hanno affermato i deputati del centrodestra firmatari dell’emendamento.
La verità è che si è usata la scure in una realtà dove, al contrario, occorreva procedere con cautela per individuare chi lavora e chi no, chi ha diritto a vivere in nome della difesa del pluralismo nell’informazione e chi invece ha sempre e solo speculato.
Si paga il prezzo delle beghe che contrappongono Tremonti al sottosegretario Bonaiuti, a cui spettava il compito di fare chiarezza sulle norme.
Il governo agisce furia cieca contro le cooperative di giornalisti indipendenti, contro le testate di partito, contro coloro che, al di là della collocazione politica, parlano con voce autonoma, che vogliono fare sentire e parlare altre voci che di solito sono soffocate nel chiasso dei talk show, dell’informazione politica ridotta ad avanspettacolo o a palude per servi e lacchè.
Rinascita non ha poteri forti a cui bussare e le banche non faranno regali. Il governo, questo governo, ha deciso di spazzare via i piccoli e fastidiosi disturbatori che non si allineano con la voce del padrone e che non siedono nel pantheon dei grandi media e della grande stampa.
E’ partita di nuovo la mobilitazione per la libertà di informazione, serve una risposta forte, ma se in breve tempo non ci saranno fatti nuovi sarà molto difficile continuare.

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giovedì 11 febbraio 2010

NO AL BAVAGLIO ELETTORALE e NO ALL'ESCLUSIONE DEL PLURALISMO POLITICO


DIFENDIAMO L'ART.21 DELLA COSTITUZIONE

Rifondazione Comunista condivide la protesta del sindacato USIGRAI

Il governo e la maggioranza a difesa della casta e contro la democrazia

La Commissione di vigilanza chiude le trasmissioni di approfondimento politico come Anno Zero, Ballarò, Porta a porta ed altre, per tutto il mese che precede le elezioni regionali e decide di escludere dagli spazi elettorali televisivi, per la prima parte della campagna elettorale, le forze politiche più piccole;

E’ una decisione grave e senza precedenti, che lede il diritto all’informazione dei cittadini con l’intento evidente di condizionare il voto verso chi oggi detiene il potere o lo esercita ai margini della democrazia;

Una decisione intimidatoria verso quelle trasmissioni e quei giornalisti non addomesticati, che favorisce quei partiti che già godono del finanziamento pubblico a scapito di tutti gli altri. Una decisione che segue la richiesta fatta da Berlusconi l’estate scorsa di non far vedere nei TG le lotte operaie.

A questo si aggiunga che ad oggi sono esclusi dai finanziamenti pubblici più di 100 testate giornalistiche, con gravi ripercussioni sia sul piano della pluralità dell’informazione, che dell’occupazione;

Ancora una volta la Costituzione viene offesa, svuotando di senso l’art.21. il governo vuole mettere la mordacchia all’informazione ed impedire a chi canta fuori dal coro di far sentire la sua voce.

Denunciamo questi comportamenti e facciamo appello al Presidente della Repubblica perché eviti questo scempio della Carta Costituzionale;

Siamo solidali con la protesta del sindacato USIGRAI e della Federazione della stampa.

Contro questo governo fascistoide,
per respingere il BAVAGLIO ELETTORALE, 
e difendere l’art: 21 della Costituzione
Il 27 febbraio tutti in piazza col popolo viola a difesa della Costituzione


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mercoledì 16 dicembre 2009

Con il Manifesto il comunismo in edicola A 50 euro


 
«Comunista sarai tu», grida un Lenin in versione Vauro, rinviando al mittente la provocazione. 50 euro sono tanti, troppi per un quotidiano sia pure speciale come il manifesto. Il fatto è che insieme al giornale, giovedì prossimo vendiamo in edicola la nostra pelle. Da quarant'anni sono stati i lettori tenerci in vita, grazie a loro il calabrone ha continuato a volare contro le leggi della fisica e dell'economia, in un mercato in mano a pochi (pre)potenti che controllano tutto, anche la pubblicità. Il calabrone è nel mirino dei cacciatori di Palazzo Chigi pronti a cancellare il diritto soggettivo ai contributi pubblici per i giornali in cooperativa. Non ci stiamo, e chiediamo un pezzo di tredicesima ai lettori, alla sinistra, ai democratici che non hanno gettato la spugna. Con 50 euro, insieme al quotidiano, il 17 troverete in edicola un inserto specialissimo che chiede a scrittori, disegnatori, artisti di rispondere alla domanda: «Comunista a chi?». C'è chi teorizza il passaggio dalla dittatura del proletariato all'estinzione dello stato (Valerio Evangelisti) e chi sogna la rivoluzione sulla canna della bici (Stefano Benni). Per Eduardo Galeano il nome (comunismo) è il meno: «Ulisse si salvò dicendo di chiamarsi Nessuno». Domenico Starnone non ha dubbi: «O si fa la rivoluzione oppure saluti e baci». Per il Nobel José Saramago il comunismo è «uno stato dello spirito», mentre Ascanio Celestini suggerisce «l'immaginazione al potere». Andrea Bajani scrive «in memoria di Boscevik», Alessandro Robecchi ci narra la «storia del decoder per il comunismo terrestre» e un altro Nobel, Dario Fo, recita «la Comune di sant'Ambrogio». Massimo Carlotto rilegge il bolscevismo nelle vesti di Viktor Serge. L'altro valore aggiunto del numero a 50 euro sta nelle tavole e nei disegni di straordinarie matite che ritengono il manifesto un bene comune. Ma di questo parleremo domani.


venerdì 11 dicembre 2009

Silvio: "Io ho le palle" (o le balle?)


Bonn – Silvio Berlusconi ha preso la parola davanti ai delegati del congresso del Partito Popolare Europeo a Bonn. Davanti a diversi capi di Stato e di governo, come il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il premier ha chiesto di parlare "del mio Paese” e ha approfittato dell’attenzione della platea per sottolineare l’efficacia dell’attuale governo ed elogiarsi. Il premier ha infatti detto che “l'Italia ha una maggioranza forte e coesa, un governo molto operativo e un premier super”. Immancabili le critiche all’opposizione: “Purtroppo, esiste una sinistra che mi ha attaccato inventandosi calunnie di tutti i tipi che però mi hanno rafforzato perché la gente dice: 'mamma mia dove troviamo uno forte e duro con le palle come Berlusconi’”.




Annozero - Vignette di Vauro del 10 dicembre 2009




giovedì 3 dicembre 2009

Oltre Berlusconi e contro le ipocrisie

QUALCHE RIFLESSIONE SULLA LIBERTA' DI INFORMAZIONE di Peppe Quaresima



E' chiaro e banale che la libertá di informazione in una democrazia rappresentativa è un elemento essenziale e irrinunciabile per il corretto funzionamento delle “istituzioni democratiche”. Oggi nel nostro Paese il dibattito politico verte, tra altre cose, proprio sull` assenza di tale libertá e soprattutto sull'incredibile consenso che i mezzi di comunicazione accentrati riescono a costruire a scapito di qualsivoglia posizione personale indifendibile e incondivisibile di chi li possiede. Sul tema hanno scritto e parlato piú o meno tutti e se inequivocabilemnte in Italia il punto di partenza è Berlusconi, questi è solo il punto di partenza, tanto che la risoluzione del problema Berlusconi non risolve nel nostro paese il problema in maniera radicale e profonda. Cercheró di dire la mia sull'argomento sia a livello nazionale che a livello locale evitando di cadere nella trappola del berlusconi centrismo. ANDIAMO CON ORDINE.

  La libertà di stampa in questo Paese è un problema e una questione irrisolta fina dalla sua nascita. Neanche nel post fascismo nel nostro Paese essa era garantita. Nelle televisioni e nelle radio di stato permaneva una sorta di dominio del censore, e se determinate cose in questo Paese sono cambiate (almeno in termini di democratizzazione delle notizie) lo si deve agli organi di informazione dei Partiti antagonisti e ad esperimenti culturali e territoriali di non poco conto (radio popolare, radio out, radiofrecciarossa...potrei continuare). L'effetto propulsore in termini di diffusione e democratizzazione dell'informazione veniva svolto dai partiti di massa e di nicchia e la carenza di libertá di informazione garantita dallo stato veniva sopperita dall'azione congiunta e coordinata dei soggetti politici attivi. Basta guardare peró un telegiornale degli anni sessanta e degli anni settanta per poter ascoltare termini riferiti ai manifestanti (indipendentemente dal motico per il quale manifestavano) molto ma molto simili a quelli berlusconiani. Per quanto riguarda la carta stampata in particolare per i grandi periodici nazionali (Corriere in testa) la censura era non solo all'ordine del giorno ma regola e metro. Negli anni ottanta la lottizzazione ha solo in parte favorito una distribuzione degli spazi televisivi in maniera differente e proporzianale, tuttavia sembra evidente che una tale soluzione equivale a moltiplicare il problema, a trasformare le varie fonti di informazione in etichette mobili. La pluralitá garantiva comunque una sorta di ampio spazio informativo, siamo nell'ambito: se vuoi conoscerla (la notizia) a seconda di come la pensi puoi trovarla qui. E' un'epoca ancora attuale, con un cambiamento determinante. E il cambiamento non è semplicemnte l'accentramento nelle mani di Berlusconi delle principale fonti di informazioni. Quello che è realmente cambiato è la scomparsa dai principali “fornitori” di informazione pubblica e nazionale della Sinistra. Mi fanno ridere le invettive lanciate da un giornale per il diritto di stampa (mi riferisco a Repubblica) e per la libertá di espressione e per il pluralismo bla bla bla quando lo stesso periodo per interessi politici de economici scientificamente censura e boicotta notizie inerenti le forze della sinistra radicale e le azioni politiche che la vedono protagonista. Mi prudono le mani quando in questo paese la libertá di informazione significa gossip, mentre non significa parlare delle centinaia di morti bianche nel paese, mi indigno e ritengo che non ci sia la libertá e il diritto di informazione quando si dedicano paginate agli Stasi, ai Solletico e non ai morti della Thyssen; in sostanza percepisco un fondo di disgusto quando l'ipocrisia trionfa sull'analisi realistica delle cose. Quello che cerco di dire, in maniera assolutamente impopolare, è che il problema dell'informazione in questo Paese è che essa è gestita in maniera oligopolistica da un congiunto di poteri forti. Posso convenire che esista una bilancia che penda nettamente a favore di una parte, ma allo stesso tempo ammetto che la battaglia è una battaglia intestina, quasi sempre almeno. Intestina proprio ai poteri forti. Murdoch, De Benedetti, Tronchetti Provera, Berlusconi, protagonisti di dimensioni e peso specifico diverso ma alleati nel nascondere le posizioni altre dal capitale e a isolare, emarginare, screditare e denigrare chi la pensa in maniera STRUTTURALEMNTE DIVERSA. Qualcuno noterá che quanto scritto c'entra poco con il tema proposto, ovvero la libertá di espressione e di informazione, io credo che sia centrale invece. L'elemento prorpietario è l'elemento che garantisce, almeno da noi, l'indirizzo informativo. Il giornalista in questo senso è un impiegato alla stregua di qualsiasi altro impiegato, comuqnue vincolato alla fedeltá aziendale prima che alla fedeltá alla veritá. E' un fenomeno normale e naturale, molte volte indotto implicitamente e autoassunto da chi scrive senza dover passare necessariamente attraverso una determinaziona empirica dell'elemento di potere e autoritá all'interno del mezzo di coimunicazione. Probabile che non si senta dire in un giornale nazionale “il Capo sono io e si fa come dico IO”, ma è molto probabile che basti la costatazione che “Lui è il capo”, quindi. L'autocastrazione è il vero fenomeno di limitazione della libertá di informazione e di espressione perchè è l'annientamento piú profondo del pluralismo e della personale visione delle cose, nella sostanza il trionfo dell'autoritarismo. E' un evoluzione pragmatica del pensiero forte e unico, indurre ad accettare passivamente gli schemi culturali e sociali e riprodurli senza battere ciglio. L'allontanamento progressivo della sinistra dalla scena mediatica è in questo senso enormemente funzionale allo scopo.
  Quello che sto asserendo è molto semplice. Per affrontare il tema della libertá di informazione in maniera seria l'unico modo è arrivare fino alle fondamenta del discorso: la libertá di informazione e di espressione si concretizza se non esistono vincoli economici diretti, se e solo se non è il capitale sociale (e il colore che esso ha)ha imporre la linea di pensiero e l'impostazione culturale. Per quanto riguarda l'informnazione pubblica essa non è libera perchè rispecchia esattamente gli interessi di chi governa i processi politici de economici di questo paese. Come si puó notare non è un problema di berlusconismo o antiberlusconismo.
 Concludo le mie riflessioni affrontando la questione sul piano locale. Nel nostro territorio i mezzi di comunicazione e informazione non mancano. Buona è la diversificazione del servizio (dalla telestreet a internet) e altrettanto buona la capacitá di utenza, principalmente delle televisioni. La varietá dei mezzi e la pluralitá di assetti proprietari, rappresenta comuqnue una positivitá del nostro sistema informativo locale, e registriamo con positivitá infatti lon spazio che viene concesso con abbastanza facilitá alle piú disparate posizioni, con veramente rari casi di censura. Siamo peró in questo caso nel campo della comunicazione e nella riproposizione della notizia che altri hanno creato e inviato. Manca molto nel nostro territorio l'elemento dell'inchiesta e questo per un semplice motivo: evitare di toccare interessi economici importanti: fino a quando la responsabilitá se l'assume il segretario dell'associazione del PARTITO O DELL'ASSOCIAZIONE BENE, altrimenti passo. Difficile sentire parlare o leggere sui nostri mezzi a proposito di camorra, corruzione, clienterismo. Eppure sono fenomeni che esistono in maniera indiscutibile sul nostro territorio. Queste viene garantito anche, e purtroppo, attraverso la precarietá di chi svolge la funzione informativa. E' bello notare quanti collaboratori sul nostro territorio siano giovanissimi, ma allo stesso tempo non si puó non evidenziare la loro condizione di precarietá che rafforza la loro fragilitá e limita enormemente la loro libertá di espressione. In questo senso credo che non solo bisogna fare di piú ma bisogna lavorare in senso contrario, garantendo stabilitá a chi lavora e garantendo quella tranquillitá necessaria allo svolgimento di uno dei lavori piú difficili e delicati.

domenica 29 novembre 2009

Video: TeleJato all'Assemblea della Federazione della Sinistra di Palermo

Pubblichiamo il servizio di TeleJato sull'Assemblea Provinciale della Federazione della Sinistra tenutasi lo scorso 27 novembre nell'aula Rostagno del Comune di Palermo.







Giovani Comunisti Enna: Forum on-line con Jacopo Venier


Forum on-line con Jacopo Venier. Secondo appuntamento de "L'incontro" su gcenna.forumfree.com Ospite del forum Jacopo Venier, direttore di PdciTV. La libertà di stampa, il conformismo dei media, il silenzio sul lavoro e i lavoratori, il gossip, l'intervento dei comunisti e della Federazione della Sinistra nella comunicazione per parlarne ospite de "L'incontro" su gcenna.forumfree.it Jacopo Venier già deputato, membro della Segreteria nazionale dei Comunisti Italiani e direttore di Pdcitv che risponderà alle domande pervenute lunedì 30 dicembre dalle ore 21,00 alle 22,00. Partecipare è semplicissimo, se non si ha già un account su forumfree si ci registra (lo si può fare anche dalla home del forum), poi nella sezione "I Comunisti nella rete - Forum con Jacopo Venier" si apre un topic con la propria domanda. Potete già adesso fare la vostra domanda! link diretto: http://gcenna.forumfree.it/?f=8157465 Vi Aspettiamo!



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