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lunedì 8 marzo 2010

Via Gradoli, Moro e l’ombra dei servizi su Gennaro Mokbel


Via Gradoli, Moro e l’ombra dei servizi su Gennaro Mokbel Poco si sa sul passato dell’imprenditore coinvolto nell’indagine sul riciclaggio. Sua sorella abitava di fronte al covo dove fu segregato il segretario Dc: segnalò anomalie ai carabinieri - Il personaggio
di Angela Camuso

Quali sono i segreti della carriera criminale di Gennaro Mokbel, un uomo che nei primi anni 90 faceva il gorilla per i boss della banda della Magliana e oggi risulta il manovratore occulto dei capitali della ’ndrangheta, la faccia sporca di questa associazione a delinquere in giacca e cravatta, di cui farebbero parte oltre che il senatore Di Girolamo anche i vertici di Fastweb e Telecom Sparkle? Sul recente passato di questo romano del ‘60 con ufficio ai Parioli, ufficialmente residente in una casa alla periferia sud della capitale, ma abitante di fatto nella molto snob via Cortina D’Ampezzo, una vita da nababbo nonché la tessera di socio del Circolo Antico del Tiro al Volo, a due passi dal Comando Generale dell’Arma e notoriamente frequentato da uomini dei servizi segreti, gli stessi investigatori conoscono poco o nulla. Ed è un gap che è sintomo del mistero che copre l’evoluzione della nuova malavita imprenditoriale nel corso di quest’ultimo decennio, una malavita al lavoro nella pax e nel silenzio della capitale che è sempre stata la grande piazza del riciclaggio. Certo è, però, che i trascorsi di Gennaro Mokbel, uno che iniziò, tra le altre cose, a frequentare i militanti dell’estrema destra perché Francesca Mambro era sua compagna di scuola, aprono scenari inquietanti e neppure troppo fantasiosi se si pensa che la sorella dell’ex gorilla della Magliana, è come ricordato ieri dal Corriere quella Lucia Mokbel che abitava nell’appartamento di fronte a quello che fu il covo delle Brigate Rosse durante il sequestro Moro. Circostanza che lascia da pensare se si considera che il convivente di Lucia Mokbel, il commercialista Gianni Diana, faceva l’amministratore di immobili in cui figuravano anche società in mano ai servizi segreti. Peraltro, come rivelato da diversi pentiti, proprio la banda della Magliana, fu tra le organizzazioni criminali contattate dai nostri politici alla ricerca della prigione dove le Br tenevano segregato lo statista. E forse è un caso o forse no che uno dei telefonini sequestrati al finanziere Luca Berriola, anche lui nel sodalizio sgominato la scorsa settimana da Guardia di Finanza e Ros, risultasse in dotazione di agenti dei Servizi. ROMA 

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