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domenica 14 marzo 2010

Furbetti al cinema

Fondi allegri e film mai realizzati: una storia antica che parte dall’Articolo 28

di Marco Lillo e Malcom Pagani

“Male non fare, paura non avere! Trattasi di spazzatura estiva. Spiace per ragazzo, speriamo non si dispiaccia”. Firmato GB . Era l’agosto del 2008 e GB, alias Gaetano Blandini, direttore generale per il cinema per il ministero dei Beni culturali, avvertito dal capo di gabinetto Salvo Nastasi dell’imminente uscita di un indigesto articolo sull’Espresso teso a gettare una luce nuova sul vorticoso movimento di denaro pubblico elargito tramite le apposite commissioni e sottocommissioni a produttori e registi, comunicava ad Angelo Balducci il proprio rammarico per le indiscrezioni che presto sarebbero apparse sulla stampa. Il ragazzo era Lorenzo Balducci, giovane attore sponsorizzato dal padre e ancor di più da tutti quelli che ritenevano che assoldarlo, favorisse le relazioni con l’intoccabile presidente del consiglio superiore dei Lavori pubblici. Oggi Blandini, per anni potente deus ex machina del cinema italiano abita altrove.

Da fine ottobre è direttore generale della Siae, la società degli autori che dopo cinque anni trascorsi in via della Ferratella, gli ha offerto una poltrona non sfiorata dall’inchiesta romano-fiorentina capace di portare dietro le sbarre l’amico di un tempo. In mezzo alle due biografie parallele (Balducci era direttore del Turismo al ministero quando Blandini dirigeva lo spettacolo), una storia che parte da lontano. Fatta di rapporti stretti e favori, finanziamenti agevolati a società vicinissime ad Anemone e Balducci, ponti telefonici pericolosi e pelose gentilezze che della settima arte restituiscono un’immagine sgranata. In prìncipio era l’articolo 28, in vigore dal 1965 al 1994, uno stralcio della legge per il Cinema che a metà degli anni ‘60 aveva permesso al mondo della celluloide italiana oltre 500 opere lungo l’arco di un pittoresco trentennio. La normativa prevedeva che per film di particolare interesse artistico e culturale, le risorse pubbliche potessero coprire fino al 30% del budget. Fiorirono mascalzonate e film mai realizzati, sedicenti cineasti in fuga col bottino e capolavori.

Alla porta bussava chiunque. Registi pornografici, vecchi mestieranti, giovani di talento. Erogati i fondi, non sempre l’opera veniva realizzata. Ancor più arduo era farvi trovare la via della sala. Videro la luce capolavori ed orrori. Marrakech Express di Salvatores e Ecce Bombo di Nanni Moretti, i lavori sulla storia nascosta dei fratelli Taviani e le creazioni mai realizzate di Giampaolo Santini (sette finanziamenti ottenuti e nessun film uscito) e poi l’indimenticabile Cattive Ragazze di Marina Ripa di Meana.

Lina Wertmuller, poco lungimirante, sul tema si espresse con chiarezza: “I film si sono fatti: alcuni riusciti, altri spariti nel nulla, altri non sostenuti, neppure fatti vedere ai distributori. Ho chiesto per anni che, prima di dare i soldi a tutti, si scegliessero i ragazzi che uscivano dal Centro Sperimentale. La nuova Legge, che approverà soltanto 20 film l’anno con precisi controlli, farà piazza pulita di questo pasticciaccio”. Non è accaduto e oggi, dopo le violente campagne destrorse sull’abbattimento del finanziamento statale e la cancellazione del fondo di garanzia, in auge fino al 2004, la legge è nuovamente cambiata. Si è postulato che il denaro erogato dallo Stato non potesse superare il 50% del budget complessivo del film per i registi che avessero già girato due opere e dell’80% per le opere prime e seconde. Denaro che va restituito in parte, ma che non sempre esce o torna nei tempi previsti dal ministero. Sulle pagine dei giornali, L’inchiesta sul G8 ha preso una strana piega. Punta agli schermi, alle emozioni cinematografiche, al malmostoso sottobosco di rapporti ambigui tra chi il denaro lo chiede e chi dovrebbe darlo in base a precisi parametri. E poi agenti bramosi, rassicurazioni da fornire, schiene piegate. Il re indiscusso di questo sistema, nel bene e nel male, era Blandini.

Uno squarcio sulla sua gestione del dipartimento emerge già da una vecchia inchiesta del 2007. Intercettato dalla Gdf, amava intrattenersi in conversazione con Giuseppe Proietti, figura di secondo piano indagata e poi prociolta come gli altri nell’inchiesta su Berlusconi, Saccà e i rapporti con Rai Fiction. Proietti per mezzo della tedesca Bavaria Film voleva produrre un’opera prima di Edoardo De Angelis, Cupido a Manhattan. Per questa ragione agganciò Blandini tramite l’avvocato Enrico Di Mambro, che per il disturbo, incassò a finanziamento erogato e generoso (700.000 euro) un regalo di trentamila euro (5 subito e 25 a operazione conclusa) per la persuasione realizzata con successo. Blandini chiese di inserire nel progetto un volto a lui caro, quello di Lorenzo Balducci, peraltro definito bravo nelle intercettazioni da produttore e regista.

Colpito a morte dalle inchieste, Cupido non scoccò frecce. Il film non si fece e la storia cadde nell’oblìo lasciando sul terreno una serie di strani scambi d’opinione tra Balducci e Anemone in cui il primo, a ridosso dell’uscita di un articolo dell’Espresso che svelava la vicenda, telefonava al secondo proponendo di organizzare un fondamentale incontro con un misterioso Giancarlo: “Se tu però magari preannunci a Giancarlo... non so se lui fosse disponibile venerdì mattina per prendere un caffè”. Chissà chi era quel Giancarlo citato nelle intercettazione della recente inchiesta di Firenze. Un Giancarlo, amico di Balducci e Anemone, e addentro alle vicende di Saccà per motivi di ufficio è Giancarlo Leone che si interessò a un altro film del giovane Balducci.

Andando indietro con la memoria escono altre sponsorizzazioni nei confronti di Balducci Jr.
Nel 2006, Blandini fece infatti erogare anche un altro strano finanziamento. Il film si chiama Last Minute Marocco, riceve oltre un milione e mezzo di euro e per la regia di Francesco Falaschi mette in piedi una commediola esiziale ma inoffensiva recitata tra le dune, dal divo in miniatura Nicolas Vaporidis, Valerio Mastandrea e naturalmente Lorenzo Balducci. Il film è coprodotto da Rai Cinema, Sbs France, ministero per i Beni e le Attività culturali e Idf. L’acronimo sta per Italian Dream Factory e invecedisogni riporta ad incubi terreni. La società è capitanata da Rosanna Thau, moglie di Balducci e vede tra i partecipanti con un quarto delle quote Vanessa Pascucci, moglie di Diego Anemone. Nella villa di Balducci e Thau a Montepulciano ,i lavori sono stati effettuati da Anemone stesso e il legame tra il duo e Blandini è provato da decine e decine di intercettazioni. Il Cinema italiano è in rivolta. Il presidente dei produttori Riccardo Tozzi di Cattleya è al lavoro su una lettera aperta che difenda il sistema dei finanziamenti e Blandini, senza i quali non avrebbero visto la luce neanche Gomorra e Il Divo. Blandini tace e minaccia querele, come già raccontò al telefono con Balducci il capo di gabinetto del ministero dei Beni culturali Nastasi: “Gaetano ha detto non è vero, querelo tutti, ma è successo come tante altre volte che qui vengono produttori di film”. Tante volte. Sembra solo l’incipit di un qualunque B movie.


Gaetano Bandini (FOTO IMAGOECONOMICA)
da l'Antefatto 
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venerdì 12 febbraio 2010

Bertolaso, l'emergenza fatta persona


Un uomo per tutte le emergenze, in un paese che d'emergenza vive. Quella di Viareggio è solo l'ultima chiamata per Guido Bertolaso e il suo piccolo esercito della Protezione civile: 700 funzionari, 300.000 volontari pronti a occuparsi di tutto, dalle crisi idriche ai terremoti, dai vertici internazionali allo smaltimento dei rifiuti e ai netturbini in sciopero. Uno stato nello stato cui compete qualunque evento - naturale o umano - che abbia bisogno di un intervento immediato. Con il potere di muoversi al di fuori di ogni controllo istituzionale «normale», se non quello della presidenza del consiglio.
Uno dei casi più clamorosi è datato 28 marzo 2003, durante l'invasione americana dell'Iraq, quando il governo (Berlusconi) dichiarò lo stato d'emergenza su tutto il territorio nazionale, affidando al capo della Protezione civile (Bertolaso) «la tutela della pubblica incolumità» in quanto «delegato del Presidente del Consiglio». Il decreto non conteneva nemmeno la data di scadenza della «delega», ma c'era la guerra e quasi nessuno ci fece caso - fatte salve un paio di interrogazioni parlamentari dell'opposizione. Cosicché, almeno in teoria, l'Italia è ancor oggi in «gestione straordinaria».
Del resto quella era la conseguenza di una logica che ha cambiato la stessa natura dello stato: da quando è stata istituita (febbraio 1992) la Protezione civile ha aumentato a dismisura le sue funzioni, i suoi poteri e i suoi interventi, come ente preposto al coordinamento emergenziale di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, guardia di finanza e quant'altro. E anche se il bilancio corrente su cui può contare il dipartimento diretto da Bertolaso è contenuto - 142 milioni di euro per il 2009 - la quantità di denaro che gestisce è incalcolabile, flessibile e dilatabile a dismisura: perché a ogni dichiarazione di crisi corrisponde uno stanziamento straordinario, da gestire in estrema libertà d'appalto. Difficile che qualcuno osi interferire con le gestioni delle emergenze - che in quanto tali tendono a rispondere solo alla legge divina -, anche se ogni tanto qualche giudice si imbatte in imbarazzanti relazioni d'affari che aprono altrettante inchieste, come quella barese che indaga sul rapporto tra i vertici della Protezione civile e Giampaolo Tarantini (l'uomo delle escort per Palazzo Grazioli) a proposito di protesi.
Negli ultimi dieci anni la Protezione civile ha avuto nelle sue mani la gestione di ben 592 dichiarazioni di stato d'emergenza, in alcuni casi piccole siccità, in altri devastanti terremoti. E, sempre, ha steso sul territorio interessato una presenza che, per «garantire l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente» - come recita la legge 24 febbraio 1992 - si è trasformata in una struttura di controllo più invasiva di ogni altro settore dello stato e, soprattutto, con un grande grado di autonomia. Dando al suo capo una discrezionalità difficilmente discutibile. A carattere bipartisan.
Bertolaso è stato per la prima volta al vertice della Protezione civile tra il 1996 e il 1997, con il primo governo Prodi. Poi ha gestito il grande evento targato Rutelli come Commissario per il Giubileo del 2000. Per tornare a capo della Protezione civile nel 2001 con il governo di Giuliano Amato e rimanervi passando attraverso un Berlusconi-2 e un Prodi-2. Con l'attuale esecutivo Berlusconi, Guido Bertolaso è stato promosso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sull'onda dell'emergenza rifiuti in Campania. Un salto di status che l'ha portato a essere il vero governatore dell'Abruzzo terremotato, incaricato di tenere assieme l'emergenza delle tendopoli con il G8 dell'Aquila, gli appalti per la costruzione delle «abitazioni provvisorie» con il grande business della ricostruzione vera e propria, garantendo al governo il controllo paramilitare della provincia aquilana, esautorando tutte le autorità locali, nel mentre di una radicale trasformazione del tessuto urbanistico e sociale. Un'impegnativa escalation, che non gli ha impedito di continuare a occuparsi dell'emergenza vulcanica delle Eolie, di quella immigrati a Lampedusa, dei mondiali di ciclismo e persino della bonifica del relitto della Haven. Di qualunque cosa serva per la gestione del paese. Con quali risultati è tutto da vedere: l'importante è il metodo, per il merito si vedrà.

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giovedì 14 gennaio 2010

PIETRELCINA CITTA' SPECIALE

Di:
Leonardo Masone


Chi conosce padre Pio? Chi conosce Pietrelcina? Chi CONOSCE della legge n°80 del 14 marzo 2001? Ma come la famosa Legge Speciale? Approvata dopo tanti incontri, compromessi, tante strette di mano la Legge Speciale che prevedeva per Pietrelcina (paese con poco più di 3000 abitanti) lo stanziamento di un "fondo speciale",come cita l'art.1 di tale legge, «ai fini della predisposizione di appositi di idonei servizi e di locali di accoglienza dei pellegrini, nonché del miglioramento delle strutture necessarie per l'accesso dei visitatori». Nei primi 2 anni (2001-2002) è stato autorizzato un contributo per il comune di Pietrelcina un contributo di lire 5 miliardi pari a circa 2,5 milioni di euro più 1.549.370,70 di euro all'anno per gli anni 2001-2002 -2003 e per i successivi anni fino al 2009 con l'ultimo conguaglio ricevuto attraverso la legge n°300 del 28 dicembre 2006. Una valanga di soldi ( quasi 19 mil.di euro) nelle casse del nostro comune che ha dovuto far fronte alle numerose difficoltà createsi con l'arrivo più o meno 10 anni fa di un flusso turistico esorbitante che mano a mano è andato scemandosi fino ad una riduzione di oltre il 60% rispetto ai primi anni. Ma la domanda che ci poniamo è: come sono stati spesi questi soldi? In opere pubbliche? In opere di accoglienza? Qualcuno ci può fare il resoconto di come questi soldi sono stati spesi, la cittadinanza a distanza orma i di 8 anni può avere dei chiarimenti?
Ora tutti sanno in paese che il COMUNE è IN DEFICIT e quindi è lecito allora chiedersi: tutti questi soldi dove sono andati a finire? QUALCUNO RISPONDA. Oggi tutti aspettano con ansia una nuova LEGGE SPECIALE dal centro-destra ma anche dal PD, il sindaco, gli assessori, ma a qualcuno dovremmo portare le "fatture", i risultati di un lavoro che in realtà non si vede. E quello(poco) che si vede non dipende tutto dalla legge speciale. Ma prima di chiedere altri soldi vogliamo vedere cosa ci serve, cosa serve alla cittadinanza ed essere sicuri della trasparenza nell'utilizzo di questi fondi. Oppure questi soldi dovranno rimpinguare le casse del comune per coprire buchi che rischiano di diventare ulteriori voragini.
Circolo "peppino impastato" pietrelcina



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