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domenica 2 maggio 2010

Asbestosi Fincantieri colpevole

Dopo più cinque anni dalla prima udienza, si è concluso ieri, presso la prima sezione penale del Tribunale di Palermo, il primo storico processo che ha messo sotto accusa gli ex vertici Fincantieri succedutisi nel periodo di tempo che va dal 1979 al 1997. L'accusa era di omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime per non aver rispettato le normative a tutela dei lavoratori e per aver omesso le più elementari misure di prevenzione, finalizzate ad evitare l'inalazione di polveri e fibre di amianto, che la legge imponeva sin dal 1956. Nello specifico, gli ex dirigenti erano accusati di aver provocato la morte di 37 ex operai a causa di asbestosi e mesotelioma pleurico, patologie amianto correlate, e di aver provocato lesioni a 24 lavoratori attualmente affetti dalle stesse patologie.
La richiesta dei pm Carlo Marzella ed Emanuele Ravaglioli era stata la condanna dei tre imputati a complessivi 23 anni di carcere. Il giudice, Gianfranco Criscione, ha condannato per omicidio colposo plurimo Luciano Lemetti, Giuseppe Cortesi e Antonino Cipponeri, rispettivamente a, sette anni e sei mesi, sei anni e tre anni di reclusione, pene condonate per tutti a tre anni per effetto dell'indulto. Condanne che riguardano però solo 29 decessi, per gli altri il fatto non sussiste o il reato è caduto in prescrizione. Nella la lista dei morti anche un nome femminile. Si tratta di Calogera Gulino, la moglie di un operaio, morto anche lui dopo essere andato in pensione, deceduta a 49 anni dopo una diagnosi di mesotelioma pleurico. La donna si sarebbe ammalata lavando la tuta del marito intrisa di sottilissime polveri di amianto.
Gli imputati, come sempre assenti in aula, sono stati inoltre condannati a risarcimenti milionari nei confronti dell'Inail, di Legambiente, dell'Associazione esposti amianto, di Medicina democratica, della Fiom-Cgil, della Camera del lavoro metropolitana, parti civili nel processo. La sentenza ha, inoltre, stabilito il diritto al risarcimento del danno alle parti civili costituite, in tutto una cinquantina tra dipendenti ammalati ed eredi degli operai deceduti, rinviando la quantificazione del danno al giudice civile ma condannando, comunque, gli imputati a dare provvisionali immediatamente esecutive per centinaia di migliaia di euro alle parti danneggiate. Niente da fare invece per gli ex lavoratori ammalati, per molti l'accusa di lesioni contestata agli imputati si è estinta per prescrizione.
Il giudice, infine, ha dichiarato non doversi procedere per Giuseppe Scrima e Salvatore Grignano, ex legali rappresentanti di due ditte dell'indotto, la Blascoat e la Cooperativa Rinascita Picchettini, per intervenuta prescrizione delle accuse di lesioni gravissime.
Mentre si conclude il primo storico processo per le morti da amianto numerose denunce continuano ad arrivare in Procura. Altri due processi sono già in fase dibattimentale e stanno per concludersi le indagini che daranno il via ad almeno altri due nuovi processi. Processi importanti che continueranno a mettere sotto accusa il colosso delle costruzioni navali, la più grande realtà industriale di Palermo e che faranno luce sulla strage silenziosa provocata da quella che ormai è conosciuta come la «fibra killer», dal minerale utilizzato in passato in maniera massiccia nella cantieristica navale sia per le sue ottime capacità isolanti che per il suo basso costo, e che Fincantieri ha utilizzato almeno fino alla metà degli anni ottanta
Intanto, mentre ieri mattina il giudice in aula leggeva il dispositivo di sentenza, gli operai palermitani bloccavano l'ingresso dei Cantieri per protestare contro l'improvvisa messa in cassa integrazione di una cinquantina di loro colleghi. Pare che agli operai la notizia sia stata comunicata ieri mattina all'arrivo sul posto di lavoro senza nessun preavviso.



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mercoledì 7 aprile 2010

Un morto ed un ferito. Il lavoro ha colpito ancora !!!

Un morto e un ferito è il bilancio di un incidente sul lavoro avvenuto stamani in un cantiere a Peschiera Borromeo, nel milanese. Le due persone coinvolte sono entrambi operai, due colleghi che sono precipitati da una gru. Uno dei due, un italiano di 55 anni, è morto all’istante. L’altro, un extracomunitario di 28, è rimasto ferito ed è stato portato in codice giallo all’ospedale S. Raffaele di Milano da un’ambulanza del 118. Le indagini per accertare la dinamica dell’accaduto sono condotte dai carabinieri.



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Non si può e non si deve morire di lavoro

Tarquinia - La solidarietà di Rc alla famiglia di Sergio Capitani - Rifondazione Comunista si stringe intorno al dolore della famiglia di Sergio Capitani, il giovane 34enne di Tarquinia rimasto ucciso in seguito al tragico incidente avvenuto lo scorso sabato 3 aprile all'interno della centrale Enel di Torre Valdaliga Nord.

La solidarietà di Rifondazione è stata espressa dal segretario Paolo Ferrero e da Roberta Fantozzi, responsabile Area Lavoro e Welfare del Prc-Se.
"La sovrapposizione dei lavori di ultimazione della riconversione e della produzione vera e propria, unita alla carenza di organico e dei livelli di sicurezza - sottolineano i due esponenti di Rifondazione - hanno causato quest'ultimo lutto.
L'ennesimo omicidio sul lavoro è da imputare al processo di esternalizzazioni di parte delle lavorazioni. Con l'arrivo di ditte esterne anche all'Enel la sicurezza è ormai diventata un optional. La sequela di morti (tre negli ultimi anni alla centrale di Civitavecchia) risulta essere il frutto amaro del processo di privatizzazione e di liberalizzazione. Non si può e non si deve morire di lavoro.
Eleviamo tutto il nostro sdegno per questo ennesimo incidente sul lavoro e ci stringiamo intorno, ancora una volta, alla famiglia dell'operaio deceduto e alle famiglie degli operai feriti".


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domenica 4 aprile 2010

Enel Muore un operaio, altri tre intossicati


Un'esplosione trasforma un tubo in una frusta letale - E' il terzo incidente mortale nell'impianto. Protesta degli operai

Civitavecchia, morte bianca alla centrale Enel - Muore un operaio, altri tre intossicati

A Rovereto un meccanico ha perso la vita per il cedimento di un ponte sollevatore


CIVITAVECCHIA - Un operaio è morto questa mattina all'interno della centrale Enel a carbone di Torrevaldaliga Nord. Altri tre lavoratori sono rimasti feriti in un incidente accaduto poco prima di mezzogiorno, nell'area di stoccaggio dell'ammoniaca utilizzata per abbassare le emissioni del monossido di azoto che si sviluppano durante il processo produttivo.

Gli operai stavano lavorando a 15 metri di altezza a una condotta a pressione contenente acqua e ammoniaca. Era un intervento di manutenzione di routine. Ma si è verificata un'esplosione le cui cause non sono state ancora accertate. La forte pressione ha spaccato il tubo per il raffreddamento dell'impianto, del diametro di 50-60 centimetri, che come una gigantesca frusta si è abbattuto su Sergio Capitani, 34 anni, originario di Tarquinia, in provincia di Viterbo. Era dipendente di una ditta appaltatrice, la Guerrucci. Vani i tentativi di rianimarlo sul posto e l'intervento dell'eliambulanza: l'operaio è  spirato durante il volo. Sul posto sono accorse cinque squadre dei vigili del fuoco. "L'area dove è accaduto l'incidente è stata sequestrata. Quanto alle dinamiche sono ancora in corso verifiche", ha fatto sapere Elsa Bertero, segretaria Fiom Cgil.

Gli altri operai, due dipendenti della Guerrucci e un assistente dell'Enel, sono rimasti intossicati dalle esalazioni dell'ammoniaca e sarebbero in condizioni stabili. Per uno, colpito agli occhi dai vapori, si è reso necessario il trasferimento all'Oftalmico di Roma.

Quello di oggi è il terzo incidente mortale alla centrale Enel a carbone di Torrevaldaliga Nord.  Il 17 ottobre del 2007, Michele Cozzolino, 35enne di Civitavecchia metalmeccanico della ditta Ceit, venne colpito da un tubo innocenti caduto da circa 40 metri di altezza da uno dei ponteggi del terzo gruppo: morì sul colpo. Circa un anno dopo, il 28 giugno 2008, perse la vita Ivan Ciffory, 24enne slovacco, metalmeccanico della Pilcher, in seguito a una caduta da oltre 20 metri da uno dei nastri trasportatori del carbone.

"Enel - fa sapere l'azienda in una nota - ha immediatamente costituito un comitato di crisi e ha attivato una indagine interna per chiarire le dinamiche dell'accaduto. Sul posto si sono  recati i responsabili della Direzione produzione, generazione e safety di Enel". Sull'incidente ha aperto un'inchiesta anche la procura di Civitavecchia.

La presidente del Lazio, Renata Polverini, ha espresso il suo cordoglio: "Mi impegno, per quelle che sono le competenze della Regione - ha aggiunto - a migliorare le condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro". "Ci impegneremo - ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti - affinché siano accertate eventuali responsabilità e per capire, quindi, se l'incidente è stato causato da mancanze da parte di chi ha il dovere di garantire la sicurezza dei lavoratori".

Le segreterie territoriali Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil hanno dichiarato otto ore di sciopero nello stabilimento  per la giornata di martedì prossimo, con il "blocco totale delle attività di cantiere e dell'area produzione". Le organizzazioni sindacali si riservano inoltre, dopo lo sciopero di martedì, di "decidere ulteriori iniziative". Da parte sua, Enel assicura che sono state attuate "tutte le misure di sicurezza previste".

Un altro incidente mortale si è verificato in un'officina della zona industriale di Rovereto, dove un meccanico marocchino di 24 anni è stato schiacciato da un camion sotto il quale stava lavorando. Il mezzo era su un ponte sollevatore che all'improvviso ha ceduto.


Da Repubblica

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giovedì 18 marzo 2010

Fra ieri e oggi in Campania ci sono stati 5 morti sul lavoro e 2 suicidi per la mancanza di lavoro. Vergogna. Il governo ha smantellato il testo unico sulla sicurezza sul lavoro e vuole demolire l’art. 18

Colpisce che in poche, stringatissime righe, le agenzie di stampa continuino a dare notizia a getto continuo della morte di chi sta semplicemente facendo il proprio lavoro, niente di più niente di meno.

Cinque le morti sul lavoro, tra ieri ed oggi, e due suicidi in Campania, per la perdita del proprio posto di lavoro.

Ciro Pellegrino era un ispettore della catena di supermarket Alvi, il cui crac coinvolge 700 persone, e ieri si è sparato un colpo alla tempia a Nocera Inferiore, dove abitava.
Salvatore Vivenzo, un uomo di 59 anni, si è ucciso a casa sua, nel quartiere di Pianura a Napoli, a causa della sua precarietà lavorativa e della assoluta mancanza di un reddito.
A Pozzuoli, invece, il manovratore dell’impresa ‘Serapide’ Sebastiano Marruso, operaio di 27 anni originario di Caserta, ha perso la vita in un cantiere edile di Pozzuoli.
Invece, nella giornata dell’altro ieri, sono stati ben tre i lavoratori uccisi dall’assenza di norme sulla sicurezza e uno è rimasto gravemente ferito.
E’ questo il bilancio drammatico di questi due giorni, mentre il governo vuole aggirare l’articolo 18 con il decreto sul collegato lavoro, decreto che abbiamo chiesto con forza al presidente della Repubblica di non firmare.
Si continua così a morire perché quelle leggi che dovrebbero garantire la sicurezza di chi lavora vengono o disattese o, come è successo con il testo unico sulla sicurezza del vecchio governo Prodi, cancellate aprendo così varchi enormi a chi vuole risparmiare proprio su un capitolo così importante.


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martedì 9 febbraio 2010

UN POSTO DI LAVORO DIGNITOSO PER I LAVORATORI THYSSENKRUPP!

Riceviamo e pubblichiamo:

UN POSTO DI LAVORO DIGNITOSO PER I LAVORATORI THYSSENKRUPP!
Sopravvivere è una colpa??

Dopo due anni di cassa integrazione nessun posto di lavoro (come sottoscritto in un accordo dall’azienda) per i 25 lavoratori rimasti in cassa integrazione e costituitisi parte civile nel processo contro la multinazionale dell’acciaio. UN CASO???
Dopo due anni trascorsi dalla strage del 6 dicembre 2007 in cui morirono 7 colleghi di lavoro e dopo la chiusura di uno stabilimento in attivo solo per fini puramente speculativi e di delocalizzazione delle produzioni nel sito ternano della multinazionale, i lavoratori torinesi posti in cassa integrazione dall’azienda non sono mai stati ricollocati.
Da evidenziare che i lavoratori in questione sono quasi tutti costituiti parte civile nel procedimento apertosi al Palagiustizia contro l’azienda per i 7 morti del rogo del 6 dicembre 2007.
Da questo punto di vista è palese che l’azienda ha operato una scelta precisa, ovvero quella di non impegnarsi seriamente nella nostra ricollocazione in quanto “sgraditi” e dando i nostri curriculum vitae ad agenzie di lavoro interinale torinesi che hanno visto alcuni lavoratori non fare mai un colloquio di lavoro in oltre un anno e mezzo di iscrizione, se non per lavoretti a tempo determinato di un paio di mesi e in condizioni peggiorative rispetto alle mansioni ricoperte in precedenza.
L’azienda inoltre, per lavarsi le mani e fingere di rispettare l’accordo, che prevede la ricollocazione o percorsi formativi di riqualificazione professionale, lo scorso anno ci ha obbligatoriamente iscritti ad un corso di formazione professionale di “addetto alla lavorazione su macchine utensili tradizionali (tornitore – fresatore) e “aggiustatore meccanico con l’ausilio di macchine utensili”, senza minimamente preoccuparsi di avviare un percorso formativo in accordo con i lavoratori, che hanno espresso in maniera pacata e civilmente il loro dissenso a questi corsi, non rifiutando la formazione in se, ma per il fatto che questa avveniva su macchine dismesse negli anni ’70 e quindi di nessun aiuto per quanto riguarda una futura ricollocazione nel settore metalmeccanico, ormai sempre più improntata allo sviluppo tecnologico e comunque versante in un gravissimo periodo di crisi produttiva e occupazionale. Anche in questo caso la TK ha dimostrato scarso riguardo nei confronti dei lavoratori pensando di decidere al loro posto cosa sarà del loro futuro e ci ha “posteggiato” in un corso non scelto e per giunta inutile.
Vita e lavoro dignitosi e in sicurezza sono nostri diritti che come tali devono essere garantiti: chiediamo che del nostro futuro si facciano carico in primis la ThyssenKrupp (responsabile di questa situazione) e poi le Istituzioni di questo territorio (Comune, Provincia e Regione, responsabili della tutela dei cittadini) che si costituiscono parte civile e sinora poco o nulla hanno fatto per trovare una soluzione a questa situazione ormai divenuta insostenibile per tutti noi, quando hanno risorse e mezzi per farlo!
Siamo stanchi di essere presi in giro! Questa situazione non l’abbiamo né creata né voluta noi e non vogliamo pagarne le conseguenze!

INTERVENITE ALLE UDIENZE DEL PROCESSO IN SOLIDARIETA’ AI FAMILIARI DEI NOSTRI 7 COMPAGNI DI LAVORO UCCISI IN NOME DEL PROFITTO!

GIUSTIZIA E UN POSTO DI LAVORO DIGNITOSO PER I LAVORATORI THYSSENKRUPP DISCRIMINATI!


LAVORATORI IN CASSA THYSSENKRUPP - TORINO

Info e contatti: http://www.legamidacciaio.it

sabato 30 gennaio 2010

El pueblo unido. Versione rivista

In omaggio alle lotte dei fratelli del sud del mondo sfruttati sulle nostre terre.
Slideshow di "El pueblo unido" dei Thievery Corporation
             

domenica 3 gennaio 2010

Caduti sul lavoro In onda domenica 3 gennaio 2010 alle 12.55


“Caduti sul lavoro” è il titolo della puntata di Racconti di vita che Giovanni Anversa dedica ai lavoratori morti sul lavoro.  Mentre le statistiche sembrano dei bollettini di guerra, la puntata vuole dare voce ai familiari delle vittime ma anche a chi sopravvive ad un incidente sul lavoro. Domenica 3 gennaio 2010, alle 12.55, su Raitre.

Racconti di vita apre la serie di puntate del 2010 a partire da un tema sul quale il Presidente della Repubblica, Napolitano,  non manca di far sentire la sua voce: le morti sul lavoro. Mentre i numeri continuano a dar conto di una escalation senza fine (1.120 morti nel 2008), Giovanni Anversa darà vita ad una puntata dove a parlare saranno Maddalena Onore, moglie di Umberto Gambino schiacciato da un quadro elettrico nel cantiere della Stazione Centrale di Napoli nel dicembre del 2008, e Gabriele Lamera sopravvissuto ad un incidente che invece è costato la vita al suo compagno di lavoro Mauro Pedrali in un cantiere edile di Milano. Dolore, rabbia e voglia di giustizia sono il tratto delle loro testimonianze che vedono da una parte una moglie rimasta sola con due figli  alla cui richiesta di lavoro rispondono solo con porte in faccia e dall’altra un lavoratore che, ancora scosso dalla vicenda che lo ha toccato, è oltretutto senza lavoro per la crisi che sta colpendo l’edilizia. Un filmato farà conoscere anche la storia di Vincenzo Manderino, 54 anni e padre di nove figli, morto sul lavoro nella centrale Enel di Brindisi

venerdì 4 dicembre 2009

Eternit: countdown per il maxiprocesso. Sit - in per gli operai morti a Bagnoli




Il 10 dicembre in aula le storie di chi si ammalò per l’amianto mai tolto dalla fabbrica Italsider
Sit - in per gli operai morti a Bagnoli

NAPOLI — «Finalmente potrò vedere chi ha fat­to tanto male a mio padre, che è morto dopo ven­ti anni di lavoro nel reparto amianto dell’Eternit, e a me che da anni sono gravemente ammalata. Mio padre Giorgio è morto di asbestosi polmona­re, era il 1985 e il medico che lo curò, l’ex sindaco di Napoli Gerardo Di Michele, fece l’impossibile per salvarlo. Fu tra i primi a sperimentare l’effica­cia del «Rocefin» appena uscito, pagavamo cin­quantamila per acquistare questa preziosa medici­na, ma il suo corpo era irrimediabilmente minato e non resistette. A me hanno trovato strane om­bre nei polmoni, vado in America a curarmi, la no­stra vita è distrutta».
Ida Di Vicino figlia di un operaio dello stabili­mento Eternit di Bagnoli, parla con un filo di vo­ce, è una delle tremila «parti offese» del maxi pro­cesso contro l’amianto che inizierà giovedì prossi­mo nell’aula magna del tribunale di Torino. Il Pro­curatore Raffaele Guariniello, quello di Calciopo­li, ha messo in moto una macchina giudiziaria che non ha confronti, un processo con 3500 lavo­ratori e familiari di lavoratori deceduti. Per rende­re possibili le udienze gli interrogatori avverranno in videoconferenza. Ma guardiamo i risvolti napo­letani della storia. Cinquecento deceduti apparte­nevano a quella Bagnoli operaia che ha pagato il prezzo più alto a questa vergogna e la rabbia dei discendenti esploderà oggi pomeriggio nell’as­semblea che si svolgerà alle 16,30 nella sede della municipalità del quartiere. Interverrà tantissima gente, ci sarà anche l’avvocato Ezio Boanni che è riuscito a trascinare - ed è la prima volta - lo Stato sul banco degli imputati: l’accusa è disastro colpo­so e rimozione volontaria di cautela, cioè menefre­ghismo raggelante perchè non sono state poste in essere quelle minime e indispensabili misure a tu­tela della salute dei lavoratori. Molti dei quali so­no stati mandati a morire.
Due soli gli imputati, il bela Louis De Cartier de Marchienne che è stato proprietario degli stabilimenti Eternit sino al 1972 e lo svizzero Stephan Ernest Schmidheiny che ha rilevato la proprietà e l’ha conservata fino alla chiusura, nel 1985. Nelle more delle lunghissi­me indagini è accaduto un fatto clamoroso: l’ulti­mo proprietario ha capito la drammatica gravità di quello che si era verificato e ha offerto somme di denaro, a titolo di risarcimento, ai parenti delle vittime. Non è dato di sapere quanti hanno accet­tato il bonus che in nessun modo, però, può esse­re considerato il giusto ristoro perchè la vita è un bene che sfugge a qualsiasi monetizzazione. Sono 330 le «parti offese» napoletane e saran­no rappresentate nel procedimento da due legali: Massimo Di Celmo, che è anche responsabile na­zionale della Consulta giuridica della Cgil, e Dome­nico Di Criscio che assiste il segretario regionale della Cgil Michele Gravano e il segretario della Fil­lea Cgil, Giovanni Sannino. I due avvocati napole­tani sono in continuo contatto e in perfetta armo­nia di vedute con gli altri colleghi del collegio. Si comincia tra sette giorni, dunque, ma sul ma­xi giudizio aleggia l’alea nefasta del processo bre­ve e della relativa prescrizione. «Dovremmo esse­re fuori da questo rischio, dicono Di Criscio e Di Celmo, ma non sa mai». Pescando tra le centinaia di volti di questa storiaccia saltano agli occhi vi­cende sconcertanti. Tra i deceduti troviamo un barbiere di Casalmonferrato che ha contratto il mesotelioma lavando i capelli agli operai dello sta­bilmento; ed uguale sorte è toccata alle mogli e alle mamme che avevano lavato le tute dei loro cari. La strage, insomma, ha segnato il destino del­la classe operaia napoletana.
C’è un lavoratore ex Eternit che combatte strenuamente da venti anni; due sorelle di Bagnoli si sono ammalate respiran­do in casa la polvere maledetta. «Giorgio, mio pa­dre — dice ancora Ida Di Vicino — ha lottato stre­nuamente, aiutato dal professore De Michele, ab­biamo vissuto un periodo infernale e non c’è risar­cimento che possa restituire alla nostra famiglia quello che le è stato tolto». Si comincia tra sette giorni, dunque, ma Bagnoli è già in fermento. La tragedia dell’Eternit è la tragedia di tutti, come e più del mancato risanamento del quartiere deva­stato dall’amianto e dalle polveri dell’acciaeria. E lo ribadirà il giorno prima dell’apertura del maxi­processo con una fiaccolata all’interno della zona pedonale di viale Campi Flegrei.

mercoledì 2 dicembre 2009

Incidenti sul lavoro: Un morto a Roma e due feriti in Lombardia



(ANSA) -MILANO, 2 DIC- Due operai sono rimasti coinvolti in altrettanti incidenti sul lavoro in Lombardia. Entrambi sono stati portati all'ospedale, uno e' grave. Un uomo di 34 anni e' finito sotto due metri di terra mentre lavorava in un cantiere edile a Monteleone (Pavia).E' stato portato all'ospedale Niguarda di Milano con trauma cranico e addominale.Un altro operaio e' stato travolto da una frana mentre stava lavorando in uno scavo a Casanova del Morabito (Cremona). L'uomo e' stato ricoverato in gravi condizioni.

(ANSA) - ROMA, 2 DIC - Un dipendente di una tipografia in via Fabbriche di Vallico a Roma, in zona Magliana, e' morto schiacciato da una pressa, questo pomeriggio. E' avvenuto poco dopo le 17. Il tipografo, un italiano di 34 anni, in base a quanto ricostruito dai soccorritori, stava lavorando con il macchinario quando, per ragioni ancora da chiarire, e' rimasto bloccato e schiacciato dalla pressa. Indagini della Polizia in corso.

02 Dic 19:06

martedì 1 dicembre 2009

Muore un operaio alla Thyssen di Terni


Nuovo incidente sul lavoro in uno stabilimento della Thyssen. Un operaio di 31 anni, secondo quanto si apprende da fonti dei vigili del fuoco, e' morto in seguito ad un incidente che si è verificato nel centro movimento acidi dello stabilimento di Terni.

L'operaio potrebbe, secondo le prime informazioni, essere morto in seguito alle esalazioni di vapori di acido cloridico.

Nell'incidente sarebbero rimasti intossicati anche altri due operai ma le loro condizioni non sarebbero gravi

La ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni e' "impegnata" a "fare luce" sulle cause della morte dell' operaio, offrendo la sua collaborazione alle "autorita' competenti".
L' azienda - si legge in un suo comunicato - "annuncia con dolore la scomparsa del proprio dipendente Diego Bianchina, avvenuta durante lo svolgimento del proprio lavoro. L'azienda - continua il comunicato - sia al suo interno, che prestando la doverosa collaborazione alle autorita' competenti, e' impegnata a far luce sulle cause che hanno potuto determinare il decesso.
La societa' - conclude - e' vicina alla famiglia, alla quale assicura tutta l'assistenza necessaria".

venerdì 20 novembre 2009

Abruzzo- PdCi e RC: Si faccia chiarezza sugli infortuni sul lavoro



(ASCA) - L'Aquila, 19 nov - I consiglieri regionali abruzzesi, Antonio Saia (Pdci) e Maurizio Acerbo (Prc) hanno presentato una interrogazione al Presidente della Regione per sapere ''se e quali iniziative intenda adottare per cercare di arginare la piaga degli infortuni sul lavoro che nella nostra regione e' particolarmente grave, ponendo l'Abruzzo tra le regioni meno virtuose nel campo della prevenzione'' e ''se e quali misure intenda mettere in atto per far si' che tutti gli infortuni sul lavoro vengano regolarmente denunciati all'Inail''. In particolare, i due consiglieri d'opposizione hanno rilevato che ''nei giorni scorsi la sezione abruzzese dell'Inail ha reso noti i dati degli infortuni sul lavoro nella nostra regione e che da tali dati emerge il fatto che sono significantemente aumentati gli infortuni mortali (+ 8 morti nel 2008), mentre l'altro dato riguardante il numero totale degli infortuni sembrerebbe indicarne una diminuzione''. Secondo Saia e Acerbo ''mentre il dato relativo agli incidenti mortali e' realistico, il secondo, dato quello sul numero totale degli infortuni, e' evidentemente inattendibile, molto sottostimato e falsato in quanto, come sanno tutti i lavoratori (ormai precarizzati e ricattabili), moltissimi infortuni sul lavoro vengono nascosti e/o non denunciati all'Inail (andando cosi' ad incidere impropriamente sui bilanci dell'Inps e del Servizio sanitario nazionale)''. Da qui la necessita' di conoscere dal Presidente della Regione il quadro esatto della situazione.

giovedì 19 novembre 2009

Perché si chiamano morti bianche



Santo Della Volpe, giornalista Rai e socio di Articolo 21, ha rintracciato nelle Teche Rai un vecchio video sulle prime manifestazioni degli edili dedicate ai morti sul lavoro. Siamo negli anni sessanta. Le cose, da allora, non sono cambiate di molto.







Morti bianche: "Sacrario virtuale, morte reale"




da cadutisullavoro.it | 1328 : milletrecentovenotto morti ogni anno. è la media dei caduti sul lavoro tra il 2003 e il 2005: poco meno di 4,5 morti al giorno . Nel 2006, 1280 'morti bianche'. peril 2007 il contatore, che riprendiamo dal sito di 'articolo21', si è fermato ben oltre i mille morti. il dato finale, che avremo fra qualche mese, non sarà diverso dagli anni precedenti. questo succede in italia, uno dei paesi più ricchi al mondo. a considerare solo la faccia emersa della tragedia, i dati ufficiali.
Sono cifre da guerra. quella in iraq, è costata molte meno vite all'esercito usa. ma questa non è una guerra per il petrolio. è una guerra combattuta giorno per giorno da gente costretta a lavorare per pochi soldi, senza difese, senza tutele.

le morti sui luoghi di lavoro non sono incidenti. dipendono dall' avidità di chi rifiuta di rispettare le norme sulla sicurezza e dal disprezzo per la vita. la vita degli operai, naturalmente, degli edili, dei braccianti. la vita precaria di chi per tirare avanti è magari costretto a lavorare otto, dieci ore di seguito su di una impalcatura, senza protezioni di sorta. o di chi deve manovrare macchinari con i sistemi di sicurezza disattivati, per aumentare la produttività. 
Dipendono dall' incapacità o connivenzadi chi dovrebbe approvare leggi più stringenti. e farle rispettare: lo stato.

Questo sacrario virtuale è dedicato alla memoria dei caduti sul lavoro, martiri dei nostri tempi. nel senso letterale, antico, del termine. testimoni della degenerazione di un sistema che ha elevato il denaro a valore assoluto, senza badare ai nomi e alle storie, al sangue e alla carne, al sudore e alla fatica, di chi viene sacrificato ogni giorno sull'altare del dio profitto.
Il teschio nella pagina è composto da tanti quadratini. quelli in rosso sono ognuno dedicato ad una vittima. al passaggio del cursore, appare un'anteprima. cliccando, si apre una pagina dedicata. abbiamo bisogno dell'aiuto di chiunque sia toccato da questa tragedia. le morti sul lavoro tirano in ballo questioni troppo scottanti perché la stampa ufficiale ne parli compiutamente: troppe cose dovrebbero essere messe in discussione. le informazioni sono scarse, se non inesistenti. è per questo che vi chiediamo di inviarci notizie, foto, testi, segnalazioni, denunce; oppure, di adottare una pagina, completando le informazioni che noi siamo riusciti a reperire. l'intervento di tutti è indispensabile: per fermare questa strage, è necessaria una sollevazione morale generale, che possa costringere chi può, e deve, a cambiare rotta. 

Monologo di una madre di una vittima


Morì d’amianto, gli eredi devono restituire 100mila euro



Da Rassegna.it - 16/11/2009 -
“Come faccio a vivere con l’angoscia di perdere la casa o la macchina? Lavoro in pizzeria e ho la busta paga di una semplice operaia, mia madre è in pensione e arriva con difficoltà alla fine del mese. Ricordo che tutte le perizie e gli atti in primo grado erano a mio favore, ora invece rivogliono 100mila euro. Ma io non posso aprire un mutuo per la morte di mio padre causata dall’amianto”. Chi parla è Federica Barbieri. Suo padre, Mario, andò in pensione nel 2002 dopo 27 anni ai cantieri navali di Massa Carrara, un quarto di secolo a respirare l’amianto. Subito dopo si ammalò di asbestosi, la tremenda malattia terminale legata alle polveri della sostanza velenosa: cinque anni attaccato alla bombola d’ossigeno fino al decesso, avvenuto nel novembre del 2006.

Storia apparentemente simile a tante altre, purtroppo. In questo caso, però, c’è una vicenda giudiziaria ancora da risolvere che la famiglia Barbieri vuole portare alla luce. Con la sentenza di primo grado, infatti, viene riconosciuto il nesso tra lavoro e malattia professionale. Il tribunale sentenzia: 100mila euro agli eredi, come indennizzo, e riconoscimento della pensione d’invalidità. Poi, però, l’Inail fa ricorso e la corte d’appello di Genova cambia tutto. Contrordine: per il giudice di secondo grado non si può accertare con sicurezza la correlazione tra il lavoro di Mario e la sua malattia, perciò gli eredi devono restituire tutto quello che avevano ottenuto entro 30 giorni.

“La Corte d’appello - spiega Federica raggiunta al telefono - ha parlato di ‘mera possibilità’ che la malattia di mio padre fosse legata all’esposizione all’amianto. Ma io mi chiedo, dove volete che si sia ammalato? Vorrei che il giudice me lo spiegasse guardandomi negli occhi”. A conferma del legame, purtroppo, ci sono anche quasi 40 operai di quei cantieri già morti d’asbestosi. E altri si ammaleranno ancora, visto che l’amianto ha un “effetto finestra” che dura parecchi anni. Alcuni di loro hanno ottenuto un pre-pensionamento, alcuni il riconoscimento della malattia professionale, altri ancora nulla, e altri incominciano le cause adesso. Adesso gli avvocati della famiglia hanno presentato il ricorso in Cassazione chiedendo l’errore di superficialità, “perché la corte d’appello ha sbagliato a non approfondire le indagini”, sostiene ancora Federica.

Di fronte a una sentenza che ancora deve arrivare a giudizio definitivo, Federica proprio non può accettare il comportamento dell’Inail: “Hanno comunicato tramite il quotidiano La Nazione - racconta - di voler attendere la Cassazione per chiedere l’indennizzo. A noi però non è mai arrivata nessuna comunicazione ufficiale, continuiamo a vivere con l’incubo che ci possano pignorare la casa da un momento all’altro. Io ho risposto, sempre su La Nazione, che avrei preferito una comunicazione diretta. Oggi (16 novembre, ndr) tramite una giornalista del tg3 mi arriva una lettera scritta a mano dal direttore regionale dell’Inail, con data 26 gennaio 2009, in cui conferma che non chiederà quei soldi. Perché non mi hanno mai mandato una raccomandata in forma privata? Perché scrivono solo adesso che la questione sta arrivando sui giornali? Questa è una presa in giro ulteriore”.

Le resta la voglia di ottenere giustizia: “Basterebbe controllare negli archivi dell'inail quante sono le domande di richiesta di risarcimento per malattia proffessionale di famiglie di operai deceduti per asbestosi o mesotelioma pleurico lavoranti in quel cantiere in quegli anni. Basterebbe avere un po' di coscienza per capire che non è giusto, anche se dovere d'ufficio, prendersela con chi veramente ne ha diritto ed è nel giusto. Mio padre fine alla fine ha sorriso, e noi fine alla fine lotteremo per ottenere quel che è giusto: tanti suoi colleghi sono morti come lui, finché avrò voce urlerò questo mio dolore

Morti sul lavoro, quando i conti non tornano



INAIL Lazio, nel 2009 in aumento morti sul lavoro




Roma, 18 nov. (Adnkronos/Labitalia) - Sono diminuiti i morti sul lavoro nel Lazio nel 2008, ma, per il 2009, la tendenza sembra destinata a un'inversione di rotta. E' quanto emerge dall'intervento di Antonio Napolitano, direttore regionale di Inail Lazio, alla presentazione del Rapporto Annuale Inail Lazio 2008, tenutasi questa mattina presso la sede regionale dell'Istituto. Per il 2008 il Rapporto segna 78 morti in incidenti sul lavoro rispetto ai 100 del 2007, e una diminuzione dello 0,12% degli infortuni.
Ma, per il 2009 la situazione e' diversa, come ha spiegato Napolitano: "Da quanto emerge dai dati nazionali presentati dall'Inail nella giornata di ieri -ha detto- nel Lazio, tra giugno 2008 e giugno 2009, abbiamo registrato 7 infortuni mortali in piu', avvenuti in strada. E inoltre pensiamo che molte malattie professionali possano 'trasformarsi' in infortuni". Napolitano ha quindi aggiunto che "nel 2009 nella regione si sono persi meno posti di lavoro rispetto al dato nazionale". Napolitano ha ribadito il ruolo centrale dell'Inail nella lotta agli incidenti sul lavoro. "Si deve passare dallo spirito di servizio alla spirito di solidarieta' -ha detto- altrimenti non riusciremo a creare una situazione in cui l'infortunio e' un'utopia e non una tragica realta'".
Sulla stessa linea anche Franco Lotito, presidente del Civ Inail. "Dobbiamo proseguire nella costruzione di un Inail sempre piu' forte -ha detto- sulla base del trend positivo registrato nel 2008. Dobbiamo incrementare la forza con cui l'Istituto interviene. E' un'utopia pensare a infortuni zero? Alcuni dicono di si', ma la storia e' mossa dalla forza dell'utopia e quindi coltiviamola. L'istituto -ha continuato Lotito- deve rafforzare la propria scelta strategica, essere istituto che assicura i lavoratori contro gli infortuni, ma deve puntare sempre piu' a fare prevenzione. Questo deve essere l'orizzonte in cui tarare le nostre scelte". E Lotito ha rimarcato quindi l'esigenza di un rapporto sempre piu' stretto tra l'Inail e le istituzioni sul territorio. "Stiamo pensando che sia utile standardizzare -ha detto- il rapporto tra l'Inail e le istituzioni regionali, e in questo senso ci stiamo confrontando con la conferenza Stato-Regioni".

Per non dimenticare. Paese Reale



mercoledì 18 novembre 2009

Thyssen Krupp - Licenziamenti: "Operai" contro Operai


Ci sono degli operai indagati per falsa testimonianza al processo Thyssen che è ripreso oggi presso la procura di Torino. Ma anche il direttore della fabbrica. Sono lavoratori dell'azienda comparsi in aula nelle scorse udienze in veste di testimoni, oltre a un dirigente che risulta indagato per istigazione alla corruzione. Quest'ultimo dovrebbe essere Cosimo Cafueri, responsabile dello stabilimento torinese della multinazionale dell'acciaio, già imputato di omicidio colposo per l'incendio che il 6 dicembre 2007 uccise sette operai. Cafueri, che verrà interrogato nei prossimi giorni dai magistrati della procura di Torino, è indagato per istigazione alla falsa testimonianza.

Alcune dichiarazioni degli operai non hanno convinto la pubblica accusa, rappresentata in aula da Raffaele Guariniello, Francesca Traverso e Laura Longo. Il punto controverso riguarda la risposta secondo cui non ci sarebbero stati contatti con nessuno in relazione ai contenuti della testimonianza deposta davanti ai giudici della Corte d'Assise. 

Tensione davanti a un'azienda del gruppo Thyssen nel bresciano. Intanto, mentre oggi il processo è ripreso con la deposizione di altri sei testimoni della difesa, ci son stati momenti di tensione davanti all'azienda Rothe Erde - Metallurgica Rossi, che produce cuscinetti volventi e fa parte del gruppo Thyssen Krupp. Due gruppi di operai si sono fronteggiati da una distanza di quindici metri e, anche se non sono mai entrati in contatto fra loro, le forze dell'ordine hanno dovuto impegnarsi per calmare gli animi. Da un lato vi sono gli operai raggiunti dai licenziamenti, in tutto 45, e quelli che stanno dando loro solidarietà, dall'altro i colleghi che invece vorrebbero entrare nell'azienda per lavorare.

Un gruppo di operai elude la sorveglianza e torna al lavoro: per i licenziati «un comportamento molto scorretto da parte dei nostri colleghi». Mentre veniva annunciata la possibilità di una riapertura delle trattative che riaprirebbe uno spiraglio rispetto al licenziamento comunicato un mese fa, un gruppo di operai e impiegati che da giorni vogliono tornare al lavoro è riuscito ad entrare nell'azienda da ingresso secondario nonostante il blocco dei lavoratori licenziati. «Ho presidiato il cancelletto ogni notte - racconta un operaio che ha perso il lavoro - perchè sapevo che qualcuno sarebbe entrato. Hanno approfittato di un momento di distensione, il primo da un mese a questa parte. Un comportamento molto scorretto anche quello dei nostri colleghi». Verso le 14 e 30 due impiegati sono usciti dal cancelletto "della vergogna" accolti dagli applausi sprezzanti dei colleghi. «E' un'azienda che non sa mantenere la parola data - ha dichiarato uno dei licenziati non è stato utilizzato alcun ammortizzatore sociale, dopo vent'anni qua dentro mi hanno licenziato dall'oggi al domani». Infine è giunta la comunicazione che oggi non ci sarà nessun incontro con i dirigenti: «Quell'annuncio che ci aveva dato speranza - commenta un operaio - a questo punto forse è stato fatto apposta».

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