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sabato 2 gennaio 2010

Fassino "Craxi fu capro espiatorio". Al PD manca solo di riabilitare Mussolini




Piero Fassino, esponente della corrente franceschiniana ma in possibile traghettamento verso Bersani, prova a alimentare il clima di intesa con il PDL riabilitando Bettino Craxi.
Il revisionismo di Fassino parla una lingua ben nota nel mondo a parte della politica ufficiale. Si passa dalla lode alla presunta capacità di Craxi di saper intravedere la necessità di riforme a quella di un non ben identificato profilo modernizzatore del PSI. In verità la rendita di posizione elettorale del PSI dell'epoca è stato il fenomeno che, in concorso con altri, ha provocato il declino politico e strutturale del paese. La novità del discorso di Fassino sarebbe nel "Craxi capro espiatorio". Basterebbe un minimo di decenza storiografica per ammettere che, al centro di un sistema di tangenti e di un sistema politico in crisi, Craxi è passato da essere il punto più forte all'anello più debole di una catena di potere. Esilarante poi l'affermazione di Fassino sulle tangenti come necessità di autofinanziamento del PSI che va distinta dalla corruzione. Come se si parlasse del PSI in clandestinità di Nenni e non di un partito al potere che aveva in pugno l'Italia.
Suggeriamo a Fassino un argomento: visto che le "riforme condivise" si fanno con la destra ci sembra giusto compiere un salutare passo verso la concordia con il partito dell'amore. Che ne dice l'ex segretario dei ds di cominciare dalla rivalutazione dell'uomo che ha garantito la governabilità per venti ininterrotti anni in questo paese? Certo, si chiamava Mussolini ma in fondo sua nipote è parlamentare della repubblica


(red) 31 dicembre 2009

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Per poi inserirlo successivamente nel 2007 nel pantheon del Pd (Craxi fa parte del Pantheon del Pd come Rosselli, Matteotti, Nenni, e Pertini) tralasciando Berlinguer.  E anche qui ricevette applausi e non fischi dalla platea. Era l'anno degli avvisi di garanzia a lui e D'Alema, giusta indicazione di dove era finito per loro Berlinguer e la questione morale. In più, per anni i discorsi di Fassino (segretario) erano opera di Sebastiano Maffettone. Lo stesso socialista che scriveva i discorsi a Craxi. Fedele alla linea, insomma.

Secondo: il pd non ha ancora rivalutato Mussolini, ma...
Violante tentò di rivalutare i ragazzi di Salò in un accorato discorso d'insediamento alla camera
La Concia  accompagna in tv una Mussolini offesa e ne prende le difese.
La stessa Paola Concia rivaluta e frequenta Casapound
Il pd accettò il fascistissimo FIsichella a braccia aperte. Se ne andò lui, dopo un pò per problemi di candidature, ma dal pd fu accolto alla grande
Alle prime primarie del pd, tentarono di candidare, per fortuna scoperti, due personaggini dell'estrema destra romana. Arcivieri e Carletti

Alla festa dell'Unità del 2009 stand con fascisti, con tanto di maglietta e nessuno che replichi, che so, un piddino uno che s'incazzi... La maglietta era del Foro53, stesso gruppo fascista al quale Veltroni regalò uno spazio comunale (ex asilo). Coincidenze.
L'amore di La Torre (e quindi D'Alema) per Bocchino lo conosciamo, il feling con An a tutti i livelli, anche... La stretta di mano tra Veltroni e  il camerata Alemanno è roba di poco tempo fa. Non mi spupirei se cercando in giro qualcosina di buono su Mussolini l'avessero detta.
Non fanno altro dai dirigenti del Pd a Napolitano, di parlare di "ripacificazione nazionale"
Manca giusto la riabilitazione di Benito, per ora.

lunedì 9 novembre 2009

Nuovo Centro: Veltroni al gruppo misto?

da aprileonline.info di Ida Rotano |    La corsa al centro sconquassa il partito democratico ma anche l'Udc. Da quando Rutelli ha lanciato il suo "manifesto per il buongoverno" non v'è giorno che passi senza la conta di chi salpa verso un nuovo lido: il gruppo misto della camera, improvvisamente sotto i riflettori. Oggi è stata la volta di Bruno Tabacci (Udc) e Gianni Vernetti (Pd). Ma si fa anche il nome di Veltroni




E già, perché proprio da questo spicchio di parlamento ci si appresta a scardinare definitivamente il bipartitismo per dar vita ad un nuovo raggruppamento politico. Un partito con l'ambizione di diventare l'ago della bilancia nel futuro politico del paese. Così, oggi è stata la volta di Bruno Tabacci: apprezzato anche dalla sinistra per il suo senso dello stato e delle istituzioni e, soprattutto, per le prese di distanza irrevocabili dalla politica del Pdl. Nel suo blog, l'ex esponente dell'Udc spiega che la sua scelta nasce dal fatto che Casini si "è riavvicinato a Berlusconi" , un "riavvicinamento tattico e non strategico", ma che configge con chi, come lui stesso scrive, con Arcore non intende avere "nulla a che fare". Il sogno di Tabacci è quello di dar vita ad "un centro distante e alternativo al populismo del Cavaliere e della Lega". 
In un'intervista al Corsera, Tabacci rimprovera a Casini di aver "tergiversato" mentre era all'opposizione invece di "accelerare la costruzione di un nuovo partito superando l'Udc e gli sforzi sia pure apprezzabili per la costituente di centro" ma non escludere di poter più avanti trovare un punto d'incontro con il leader dell'Udc anche perché si dice che convinto che Casini "ad Arcore non caverà un ragno dal buco".
Tabacci ha poi definito "ineccepibile la scelta di Rutelli" di lasciare il Pd dopo la vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie di ottobre. Nel gruppo misto chiederà l'iscrizione "incrociando alcuni colleghi che sono già là: penso a Giuseppe Giulietti (eletto nelle fila dell'IdV e portavoce dell'Associazione Articolo 21), e alle rappresentanze regionali, come quelle di Raffaele Lombardo" ha detto l'esponente di centro che sottolinea: "A giorni si vedrà lo spazio per un'iniziativa politica e parlamentare adeguata, con Rutelli e Dellai, la cui traccia potrebbe essere il Manifesto per il cambiamento ed il buongoverno sottoscritto nei giorni scorsi".


Nel versante democratico si registra oggi l'abbandono di Gianni Vernetti, parlamentare che ha mantenuto i rapporti con i Democratici americani e con il Congresso del Parlamento Indiano, considerato vicino al senatore Achille Serra, ex prefetto della capitale. 
"Credo che il Partito Democratico sia qualcosa di molto diverso da ciò che avevamo pensato. I 4 milioni di voti persi fra il 2008 e il 2009 sono stati il primo campanello d'allarme, peraltro ampiamente sottovalutato" - spiega Vernetti in una nota diramata alla stampa -. "Oggi il PD occupa uno spazio politico angusto, raccoglie non più di un quarto del voto degli italiani e non riesce ad essere convincente per settori enormi della nostra società: giovani, lavoro autonomo, piccola e media impresa, commercio e artigianato, partite IVA, ceti urbani produttivi. Il voto della Margherita è praticamente sfumato. In più, non ha uno schema credibile di alleanze".
"Alla luce di ciò è sempre più urgente tentare, dunque, di costruire una nuova offerta politica innovativa in grado di recuperare tutti i voti persi che furono della Margherita e anche molto di più- sottolinea il deputato -. C'è un grande disagio in entrambe le coalizioni e credo che i tempi siano maturi per riprendere un cammino innovativo, lavorando assiduamente per costruire un bipolarismo più maturo ed europeo di quello odierno. C'è molto da fare per affermare nella politica italiana i valori e le idee democratiche e liberali che hanno ispirato la mia azione in questi anni".


Ma a far discutere è un altro nome eccellente: circola da qualche tempo, ma è la Velina rossa di Pasquale Laurito a metterlo nero su bianco: Walter Veltroni sarebbe in procinto di dire addio al Partito democratico. 
"E' vero che si è cercato di salvare la coesione e di non provocare eventuali scissioni - scrive Laurito - perciò bisogna prendere subito atto che l'onorevole Rutelli ha comunque aperto questa breccia nelle mura del Pd e insistentemente si mormora a Montecitorio che questa strada sarà seguita dall'onorevole Veltroni, se non prima, al massimo dopo le elezioni regionali".
Laurito osserva che una tale eventuale scelta dimostrerebbe "incoerenza" da parte dell'ex sindaco di Roma e inoltre "di fronte all'opinione pubblica sarebbe una ripicca, e quando si scelgono queste strade gli uomini politici rimangono sempre soli, andando incontro a disistima da parte dell'opinione pubblica".

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