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giovedì 22 aprile 2010

APPELLO PER LA NON AMMISSIONE DI BLOCCO STUDENTESCO ALLE ELEZIONI UNIVERSITARIE

Pubblichiamo l'appello promosso da tutte le organizzazioni giovanili democratiche che chiede la non ammissione del Blocco studentesco (studenti di casa Pound) alla competizione elettorale universitaria. E' evidente che quest'appello non esaurisce né riassume la nostra militanza antifascista, che si realizza ogni giorno scuola per scuola, università per università, quartiere per quartiere. Tuttavia segnalo come un fatto estremamente positivo che la pressoché totalità delle forze politiche e studentesche democratiche abbiano deciso di chiedere l'esclusione del Blocco studentesco. Dovrebbe essere un fatto scontato, ma in quest'Italia purtroppo non lo è.

Flavio Arzarello

Appello a tutte la forze democratiche ed alle istituzioni accademiche

"Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica...
il fascismo è l'antitesi di tutte le fedi politiche, perché opprime le fedi altrui."
(Sandro Pertini)
Esiste una grave emergenza democratica nelle università italiane, ovvero il tentativo di insediamento e acquisizione di legittimità politica da parte di gruppi che a diverso titolo si richiamano all’esperienza storica dei fascismi.
Il rispetto dei valori costituzionali impone quindi ad istituzioni, partiti e sindacati una severa vigilanza democratica in occasione della prossima consultazione elettorale degli studenti universitari italiani al fine di scongiurare la mortificazione e l’umiliazione dei valori civici della nostra comunità nazionale.
La pregiudiziale costituzionale antifascista, in ossequio alle leggi dello Stato n.645/1952 e n.205/1993, non può e non deve essere aggirata da quelle organizzazioni politiche che si propongono “di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio". (Associazione di promozione sociale Casa Pound Italia).
Il progressivo instaurarsi di un clima di violenza e intolleranza negli Atenei italiani va scongiurato isolando quelle componenti “politiche” che si ispirano ad una precisa strategia di insediamento attraverso l’uso e l'esaltazione della violenza quale strumento di lotta politica al fine di sviluppare forme di controllo della discussione politica tra gli studenti.
Non si può quindi banalizzare il discorso politico all’interno degli atenei italiani, attraverso la riduzione del confronto e della dialettica fra le parti alla dimensione dello scontro fisico per l’occupazione degli spazi, pena, specularmente, la legittimazione di fatto delle organizzazione universitarie che fanno esplicito uso di pratiche, elementi simbolici e discorsivi tratti dal corredo delle ideologie nazifasciste.
L’esponenziale aumento negli ultimi mesi di aggressioni e atti intimidatori di chiara matrice fascista all’interno degli atenei italiani, aventi ad oggetto oltre al corpo studentesco persino docenti e personale ATA, non può lasciare indifferenti le forze democratiche di questo Paese; il rischio di un pericoloso ritorno a tempi bui della nostra storia repubblicana va scongiurato attraverso una ferma e piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e delle forze politiche e sociali al fine di garantire il rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato.
Occorre peraltro respingere le tesi mistificatorie relative al presunto diritto di organizzazioni fasciste di compiere propaganda e apologia del fascismo. Si tratta, come noto, di un clamoroso strafalcione giuridico.
La libertà di manifestazione del pensiero infatti non va confusa con la propaganda e l’apologia del fascismo, costituente reato ai sensi dell’art. 4 della l. 645/1952 (c.d. “Legge Scelba”), e che sanziona chiunque “fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità” di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque "pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.
Ricordiamo ancora che la Legge Scelba, attuativa della XII° disposizione transitoria della Costituzione, individua quale reato penale l’apologia del fascismo, e che già la Corte Costituzionale si è più volte pronunciata (cfr. ss. n. 1/1957 e n. 74/1958) riconoscendo la piena conformità delle citate disposizioni di legge all’art. 21 della Costituzione, che tutela la libertà di manifestazione del pensiero.
E’ utile ricordare che la legge n. 205/1993 (c.d. “Legge Mancino”) oltre a prevedere la fattispecie penale della “Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” punisce anche, ai sensi dell’art. 2, “chiunque, in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi” richiamanti il fascismo.
Si notino in questo senso le attività della già citata associazione di promozione sociale “Casa Pound Italia”, della relativa organizzazione universitaria “Blocco Studentesco”.
Qualora qualcuno volesse negare che l’attività di Casa Pound Italia e del Blocco Studentesco sia riconducibile alla fattispecie della propaganda e dell’apologia del fascismo, ci limitiamo a ricordare che l’associazione Casa Pound Italia si propone dichiaratamente di “sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio”. (
http://www.casapound.org/cp_italia.html)
Non può infine passare inosservata la sostanziale identità del simbolo di Blocco Studentesco con quello della British Union Fascist. (cfr.
http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Britannica_dei_Fascisti).
Il richiamo all’esperienza mussoliniana nelle sue declinazioni più violente, lo squadrismo dei primi anni Venti e la Repubblica Sociale Italiana, sono già stati oggetto di diverse interrogazioni parlamentari (vedasi ad es. da ultimo le interrogazioni parlamentari presentate al Senato il 22/12/2009, e alla Camera il 4/2/2010).
In tal senso sentiamo peraltro il dovere di formulare un appello a tutti i rettori ed i presidi di facoltà di atenei in cui si svolgono elezioni per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca, nonché al Ministro dell’Istruzione Università & Ricerca, a non ammettere liste direttamente od indirettamente collegate a queste organizzazioni fasciste.
Riteniamo, infatti, che la presentazione di tali liste presenti gravi profili penali integrando la citata fattispecie di cui all’art. 4 della l. 645/1952. A ciò si aggiunga il fatto che offrire “cittadinanza” a simili organizzazioni di chiaro stampo fascista all’interno delle università ha determinato un incremento esponenziale delle attività criminose compiute da questi gruppi, che confidando nell’impunità, sono portati al compimento di ulteriori e sempre più gravi atti di rilevanza penale.
E’ necessario, sul punto, ribadire che le autorità accademiche, in primis rettori e presidi, ai sensi di legge oltre che in base alle stesse norme ordinamentali d’ateneo, hanno l’obbligo giuridico (e non la mera facoltà) di impedire il compimento di qualsiasi violazione di legge (e quindi, a maggior ragione di violazioni della legge penale) all’interno o comunque nell’ambito dell’ateneo. Per tale ragione grava su di loro la responsabilità, ancor prima che sulla stessa autorità di pubblica sicurezza, di impedire il compimento di simili reati. Un’eventuale omissione di intervento da parte delle citate autorità accademiche sarà essa stessa censurabile sul piano disciplinare, civile e penale.
Non sono più sufficienti dichiarazioni o semplici condanne: le organizzazioni fasciste, così come durante le tornate elettorali politiche, vanno escluse dalle consultazioni universitarie, denunciate e perseguite in tutte le sedi legali.
Su questo punto ci attendiamo risposte chiare e nette dalle istituzioni competenti, in primo luogo da quelle accademiche.

Flavio Arzarello, Coordinatore nazionale FGCI
Luigi Iorio, Segretario nazionale FGS
Simone Oggionni, Portavoce nazionale GC
Giorgio Paterna, Coordinatore nazionale UdU
Fausto Raciti, Segretario nazionale GD

Per adesioni invia una e-mail a :
appelloesclusioneblocco@gmail
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lunedì 19 aprile 2010

La sostanza della nostra democrazia viene dalla Resistenza: difendiamo il vero 25 aprile!

Nome Alessandro Squizzato

da http://fgciveneto.wordpress.com

In questi giorni è tornato a distrarre il dibattito politico nazionale il mantra delle riforme istituzionali, un po' a coprire i problemi del paese, un po' a condizionare la resa dei conti all'interno di PD e PDL.
Un mantra che annebbia ogni contenuto di sostanza e che cela nel profondo la voglia di presidenzialismo del PDL, con il beneplacito di parte del PD.
Questo, combinato al malinteso federalismo leghista, che più propriamente consisterebbe nella creazione di nuovi centralismi regionali, ha come obiettivo primario marcare con maggiore decisione la frattura tra "casta" politica - in questo caso propriamente detta - e coinvolgimento popolare nella gestione della cosa pubblica. Un percorso già intrapreso dal progressivo svuotamento di funzioni del Parlamento e dall'attacco feroce alla separazione dei poteri.
Quanto di più stridente con il valore della Costituzione e con la sua funzione di programma democratico.
Anni di revisionismo storico, di svuotamento valoriale della "liturgia laica" legata alla Liberazione (le denigrazioni del 25 aprile, l'istituzione del "giorno del ricordo", le medaglie d'oro ai parenti degli squadristi, il fango sui partigiani) hanno portato anche ad un definitivo prosciugamento della coscienza collettiva faticosamente creata in 60 anni di Repubblica che nelle intenzioni dei costituenti doveva fare da vaccino civile a nuove pulsioni autoritarie.
La posta in gioco è alta e la presenza della sinistra e dei comunisti nelle celebrazioni del 25 aprile di quest'anno dovrebbe servire anche a lanciare un chiaro messaggio: la difesa del suo significato e quindi della sua funzione originale, contro il presidenzialismo e per la democrazia.
Perché se la memoria della Resistenza non serve a portarne avanti i valori, allora non serve più a niente.
La sparata di Berlusconi dell'anno scorso, sfacciata oltre i limiti della stoltezza, sulla volontà di trasformare il "Giorno della Liberazione" in "Giorno della libertà" è un esempio molto chiaro: mentre la "libertà" è un contenuto quanto mai vago e manipolato, la Liberazione avviene "da qualcosa", individua due fazioni, che si distinguono in base a dei contenuti; nel caso specifico ci si libera dal fascismo, dall'autoritarismo, dalla dittatura.
Il 25 aprile "pacificato" che piace tanto alle massime cariche dello Stato in questi ultimi anni non è una ricorrenza "di tutti": è una ricorrenza innocua, disarmata.
Il 25 aprile non celebra "tutti" gli italiani, celebra i moltissimi, la maggior parte, che si sono opposti al fascismo, che l'hanno odiato, che aderendo alla Costituzione ne hanno abbracciato i valori oltre a coloro che armi in pungo hanno liberato il paese.
Allo stesso tempo si contrappone a quelli che hanno sostenuto la dittatura o, facendone parte, hanno gettato il paese nella miseria, nella guerra, nel dispotismo per poi venderlo al Reich nazista.
Ogni equiparazione tra queste due parti totalmente inconciliabili, ogni attenuazione della lotta senza quartiere tra giustizia e oppressione, non è altro che un vile e pericoloso tradimento dei valori fondanti la Repubblica e non c'entra nulla con il 25 aprile.
Per questo credo che ancora oggi abbia senso la nostra presenza a commemorazioni o celebrazioni che a qualcuno possono sembrare ingessate e impolverate – e a volte lo sono – come è ancora importante la difesa dei luoghi simbolo, della toponomastica, dell'insegnamento storico di tutto ciò che riguarda la Resistenza. Non si tratta solo di un'opera di conservazione storica (di per sé importante) ma prima di tutto di una azione politica volta al presente e al futuro.
Questo 25 aprile, in ogni piazza, ricordiamo che il senso della democrazia si fonda anche su principi tecnici come la centralità del Parlamento, la separazione dei poteri e il proporzionale, ricordiamo che "autoritarismo" e libertà sono due cose che non possono convivere, ricordiamo che l'uguaglianza è un valore fondante della nostra Costituzione, ricordiamo che Resistenza significa anche antirazzismo e odio verso il segregazionismo perpetrato dalla Lega Nord.
È per questi valori, molti e allo stesso tempo semplici e legati assieme, che hanno combattuto i partigiani, qualsiasi bella canzone o targa commemorativa che non serva a portare avanti tutto ciò, per il nostro futuro e per la loro memoria, non vale più di una messa cantata.
Questo 25 aprile come ogni anno, come ogni giorno nella nostra militanza antifascista, ricordiamo a tutti che siamo ancora partigiani!

Alessandro Squizzato
resp. naz. Antifascismo FGCI




domenica 6 dicembre 2009

Assemblea Federazione: "FGCI E GC UNITI SUBITO"

Il blitz del gruppo di facebook "Fcgi e GC Uniti Subito" alla presentazione della Federazione della Sinitra. Interviste a Daniele Caneschi, fondatore del gruppo su facebook, Simone Oggionni (Coord. naz. GC) e Flavio Arzarello (Coord. naz. FGCI)
 




sabato 28 novembre 2009

Nuove forme di lotta dei lavoratori e il ruolo dei Comunisti.



Di Alessandro Squizzato

 La mattina del 18 novembre gli operai dello stabilimento FIAT di Termini Imerese hanno occupato il municipio e hanno simbolicamente eletto uno di loro “sindaco degli operai” per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla loro trattativa con l’azienda che prevede di chiudere la produzione automobilistica dell’impianto per il 2011 (link: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/fiat-10/operai-occupano-municipio/operai-occupano-municipio.html).
Lo stesso giorno gli operai della Yamaha invece, che presto saranno lasciati a casa senza uno straccio di ammortizzatore dalla multinazionale giapponese, hanno consegnato alla stampa un appello rivolto a Valentino Rossi, in quanto pilota di punta e simbolo della casa motociclistica: “Adesso aiutaci a salvare il nostro posto di lavoro”, sperando nel “potere dei media” (link: http://www.unita.it/news/economia/91397/caro_valentino_rossi_siamo_disperati_aiutaci_a_salvare_il_posto).
Ancora più recente il blitz degli operai dell’Alcoa di Cagliari con l’occupazione degli uffici e il “sequestro” de dirigenti pubblicizzato tramite l’invio di un video mms alle agenzie e ad una web tv. (link: http://www.pdcitv.it/video/2486/Alcoa-occupata-dirigenti-sequestrati-video-shock)
Ormai la casistica inizia ad essere importante: dalla protesta della gru della INNSE, passando per le decine di casi di operai sui tetti di fabbriche e aziende, alla “serrata dei manager”, i consigli comunali occupati, l’occupazione degli uffici dell’Eutelia di Roma (con l’inquietate caso di squadrismo messo in campo dall’ex a.d. Landi) e via elencando fino agli esempi di questi giorni.
Il vero via era stato dato dai “rapimenti simbolici” di manager effettuati in Francia, dopo quei casi lo storico del movimento operaio Eric Hobsbawm con la solita lucidità aveva posto una questione: è nata una nuova forma d’azione operaia? (link: http://settoredemokratico.ilcannocchiale.it/2009/09/26/hobsbawm_sulle_proteste_operai.html)
Pratiche che vanno analizzate prima di tutto in quanto determinate dai tempi, lo spiega bene il passaggio dello stesso Hobsbawm:

‘Al giorno d’oggi i sequestri dei manager sono un’altra forma d’azione. Non credo abbia alcun senso classificarla come ‘primitiva’ o ‘non primitiva’.Si tratta piuttosto di ricercare nuove modalità d’azione che siano efficaci. Devo aggiungere che queste nuove forme d’azione sono ampiamente determinate dalle circostanze. E noi oggi abbiamo delle nuove circostanze che non esistevano in passato perché sappiamo di vivere all’interno di una ‘società mediatica’. Riuscire a dare il massimo di pubblicità alla propria azione, nel breve termine, e trovare un nuovo modo per farlo è una maniera perfettamente razionale di manifestare il proprio punto di vista.’

Almeno nello studio e nella comprensione di quanto sta accadendo insomma credo vada messo da parte l’atteggiamento – decisamente snob – di chi si limita a stigmatizzare la natura non tradizionalmente “sindacale” di queste proteste, per quanto ciò costituisca un problema. Siamo di fronte ad una casistica che va capita e affrontata, a partire dalla presa d’atto della razionalità di fondo che muove delle persone che hanno come unico scopo la difesa delle proprie condizioni di vita, non certo l’estetica o la “rappresentazione del conflitto”.
Per una vera comprensione del fenomeno servono trattazioni ben più accurate e qualificate ma provo a lanciare alcuni spunti.
Le azioni fortemente dimostrative, mediatiche sono certo frutto del forte potere che hanno ormai i media nell’opinione e anche nella mobilitazione pubblica. Basti pensare alla differenza di numeri che stiamo vedendo in questi giorni tra il movimento universitario di un anno fa, raccolto e rilanciato da importanti testate della carta stampata come dai TG, e quello di questi giorni, abbandonato dagli stessi media.
Ma non credo che tutto si limiti alla preminenza del potere mediatico, entra pesantemente in gioco la chiusura o la restrizione, ormai fattiva, di molti canali di lotta e rappresentanza tradizionali.
L’espulsione della vertenzialità e della rappresentanza del lavoro salariato dal Parlamento, coincidente all’espulsione della sinistra e alla professione di a-classismo del PD.
La perdita di potere rappresentativo e di attendibilità dei comunisti e della sinistra.
L’indebolimento dell’efficacia delle vertenze sindacali, causata dalla linea di preclusione di Governo e Confindustria verso la CGIL e connessa a ciò la separazione con CISL e UIL che hanno scelto di fare altro rispetto al tradizionale ruolo sindacale.
E ancora, il lento logorarsi della tradizionale solidarietà operaia e la sempre più diffusa abitudine dei lavoratori di ogni azienda di pensare ai problemi del lavoro come a problemi individuali, al massimo dei lavoratori della stessa azienda. La frammentazione contrattuale che ha incentivato questa deriva, i contratti a termine e le nuova (nemmeno più tanto) figura del lavoratore precario, non sindacalizzato e difficilmente sindacalizzabile.

Il primo grande potere di queste forme di protesta l’abbiamo già visto in atto: l’emulazione. Sono passate poche settimane dal “rapimento” dei manager in Francia alle lotte di casa nostra; queste pratiche rimpallate da un TG a un quotidiano si sono diffuse e ormai salire sui tetti è divenuto un simbolo.
Basta questo? Ovviamente no.

Limitarsi a mettere all’indice i connotati “irrituali”, poco politici delle proteste mediatiche sarebbe stupido ma ciò non toglie che dei problemi ci sono, anche questi forse mutuati dal contesto presente di degenerazione qualitativa della democrazia.
Ad esempio la quasi scomparsa di una compattezza politica delle rivendicazioni e delle lotte, la dinamica populista che mette in relazione operai sull’orlo della disperazione che si rivolgono direttamente ai potenti di turno per avere aiuto. Nel caso della Yamaha persino a un “VIP” dello sport.
Questo non è sempre vero certo, spesso c’è la FIOM o altre categorie sindacali che organizzano, ma non si può certo dire che in tutto ciò la consapevolezza politica goda di buona salute.
Manca un collante politico, ideologico certo ma basterebbe anche solo una proposta alternativa di società, da portare con sé sui tetti o dentro un ufficio occupato.
Ma questo è compito della sinistra politica, questo sarebbe compito nostro.

Appunto: noi?
Quale può essere il nostro ruolo in questo contesto, come passare da spettatori – quando non ne siamo coinvolti in prima persona – a partecipi, se non promotori, della lotta di classe e dell’opposizione sociale?
A maggior ragione come giovani militanti, con l’ottica di costruire una sinistra di classe nuova e del presente.

Anche qui è opera ambiziosa dare una visione completa, mi limito ad alcuni stimoli.
Io credo che prima di tutto dovremmo imparare la lezione: vedere, capire e replicare. Anche nell’azione politica la componente mediatica è divenuta troppo importante, di pari passo alla frammentazione sociale che ha reso difficilissimo (soprattutto per i modesti numeri della sinistra) il lavoro sul campo, “porta a porta”. Al secondo (che resta imprescindibile) va quindi aggiunta meglio e di più la capacità di attirare l’attenzione, usare le regole dei media contro il sistema che li produce; la differenza tra la scenata e la rivendicazione la fa la nostra capacità di mettere la visibilità al servizio della lotta politica concreta.
I poteri economici possiedono il mezzo e le redazioni, a noi toccherà – metaforicamente e non – scalare qualche tetto.

In secondo luogo penso sia fondamentale approfondire il nostro ruolo all’interno delle vere e proprie proteste dei lavoratori.
Le nostre scelte politiche e organizzative quali la centralità del tema del lavoro, l'interpretazione della lotta come scontro di classe, la valorizzazione dei territori devono esprimersi nella necessità di intessere relazioni di solidarietà, vicinanza e sostegno con i lavoratori prima degli “eventi” mediatici.
Quindi essere presenti con la logistica ma anche con una proposta politica alternativa – legata alla proposta di una società alternativa – improntata sull’unità delle rivendicazioni dei lavoratori, da discutere con gli interessati e portata (dove siamo presenti) nelle istituzioni.
Ancora: un’opera di studio e messa a sistema. Se le proteste sono molte e specifiche, occorre osservarne il più possibile per trovare delle trame, per mettere in collegamento, per valorizzarne i punti di contatto e identità. Occorre insomma fare “inchiesta” nel suo significato originale, volta all’azione politica, ma commisurata al presente.

Due azioni, quella della proposta e quella dell’inchiesta, volte all’obbiettivo politico più ambizioso che la FGCI assieme ad altre organizzazioni vicine si è data: unire le lotte. In prima luogo quelle di tutti i tipi di lavoratori e quindi quelle dei lavoratori con quelle degli studenti e con – aggiungerei io – quelle dei cittadini per la qualità democratica del paese.

Alessandro Squizzato
responsabile nazionale Lavoro
FGCI


venerdì 20 novembre 2009

Fgci: Difendiamo l’acqua, presidiamo una fontana”



“Difendiamo l’acqua, presidiamo una fontana”. E’ l’iniziativa che la Fgci, l’organizzazione giovanile del PdCI, organizza per sabato mattina in tutte le maggiori città, per protestare contro il Decreto Ronchi, che ha privatizzato l’acqua.“Ci appelliamo al Presidente della Repubblica – afferma Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci – affinché questa assurda decisione venga cancellata. Il Presidente della Repubblica non può accettare l’idea che un bene comune, universale, come l’acqua possa esere ridotto a una merce qualsiasi. Privatizzare l’acqua, che insieme all’aria rappresenta l’elemento più libero in natura, significa uccidere la stessa idea di democrazia”

giovedì 19 novembre 2009

Unità GC-FGCI, Arzarello: "strada lunga ma possibile"


Pubblichiamo la risposta di Flavio Arzarello, Coordinatore Nazionale della FGCI, tratta da la scintilla



Care compagne e cari compagni,
ho letto con grande attenzione la vostra lettera: la trovo colma di stimoli per il nostro lavoro.
La fase che stiamo attraversando è davvero una delle più difficili nella storia dei comunisti nel nostro Paese.
Tuttavia, ci troviamo di fronte ad un fatto innegabile, la crisi economica  infatti  rivela con grandissima forza ed estrema chiarezza che il capitalismo inasprisce le disuguaglianze, rende i lavoratori e le lavoratrici sempre più poveri e priva noi giovani di qualunque prospettiva.
Il capitalismo, dopo 20 anni in cui quasi tutti ne hanno tessuto le lodi, ha fallito.
La discussione dunque, su come organizzare chi si pone il tema del superamento dell’attuale sistema è di assoluta e stringente attualità.
Risulta del tutto evidente che oggi, divisi, siamo largamente insufficienti per rappresentare e far avanzare le istanze per cui ci battiamo ogni giorno.
Per quanto ci compete, abbiamo detto chiaramente nella nostra Conferenza Nazionale di ottobre che intendiamo lavorare alla costruzione di un’organizzazione giovanile comunista unitaria, che  scelga strategicamente l’internità alle lotte e la costruzione di una società non più regolata dalle logiche del profitto, connessa e innervata alle realtà sociali che stiamo incrociando in quest’autunno.
Condivido dunque sino in fondo ciò che scrivete, anche in relazione ad una maggiore autonomia rispetto alla Federazione della sinistra, credo cioè che dobbiamo trovare il nostro modo di essere comuniste e comunisti in questo XXI secolo, anche a rischio di compiere qualche errore.
Troppo spesso infatti, almeno secondo me, abbiamo replicato e credo valga anche per i Giovani comunisti, in maniera sterile e forse un po’ caricaturale le discussione che avvenivano nel Partito.
Per costruire l’unità non dobbiamo tuttavia fermarci ai proclami, alle dichiarazioni di intenti, ma riempire questa parola di contenuti e di organizzazione: mettiamo a frutto l’esperienza dell’ultimo campeggio Alternativa Rebelde, un’esperienza che ci ha visti fianco a fianco per confrontarci su come organizzare la lotta.
Il terreno del lavoro, articolato in lotta alla precarietà, per un salario dignitoso, contro il lavoro nero e quello dei saperi, con la lotta contro la privatizzazione e aziendalizzazione delle nostre scuole e università, per una nuova edilizia scolastica  debbano essere quelli su cui piantare i semi del nostro lavoro unitario.
Chiedo quindi, a tutte e tutti noi, che siamo militanti e dirigenti a diversi livelli delle nostre organizzazioni di sederci e discutere, nei livelli e nelle modalità in cui è possibile, in maniera includente anche per altri soggetti sociali (gruppi di lavoratori, sindacati, organizzazioni studentesche), di come costruire insieme la lotta per riprenderci il futuro.

Saluti comunisti,
Flavio Arzarello
Coordinatore nazionale Fgci”

mercoledì 18 novembre 2009

FGCI E GC uniti subito: lettera ai Segretari.






Dalla rete -




Cari Compagni Segretari, Cari dirigenti, Cari compagni delle giovanili


Circa un paio di settimane fa è apparso su Facebook un appello all'unione delle giovanili dei nostri due partiti. Nel giro di una decina di giorni si sono iscritte più di 561 persone. 561 persone vere, 561 persone che vogliono scegliere e contare, 561 compagni che sono pienamente consapevoli dell’urgenza di questa nostra iniziativa e che, nei rispettivi territori, costituiscono una parte essenziale delle nostre strutture.


In un periodo in cui trovarsi d'accordo in 561 su un concetto così grande come l'unificazioni delle giovanili comuniste non è affatto facile, crediamo che questo sia il momento di dare un segnale.


Se la federazione delle sinistre è il miglior patto possibile tra i due partiti, le giovanili hanno già fatto enormi passi in avanti: ne sono dimostrazioni tangibili sia il presente appello sia il campeggio giovanile unitario svoltosi ad agosto. Crediamo che debbano essere proprio i giovani a dare l’esempio, facendo quel salto che ancora alcune componenti dei due partiti non hanno il coraggio di compiere.




Se la Federazione della Sinistra d’Alternativa è il migliore strumento per coordinare nel nostro Paese i comunisti e gli anticapitalisti, noi sappiamo che i giovani sono capaci di un coraggio maggiore.
È ingiusto continuare ad alimentare, specie nei giovani, le motivazioni della diaspora comunista che oramai sono archeologia; è un delitto alimentare nei giovani la diffidenza verso il simile quando dovremmo usare energie solo per combattere il capitale!
Proprio nella nostra divisione sta la radice dei nostri fallimenti.


Crediamo che chi ha sottoscritto quest'appello abbia piena coscienza delle difficoltà in cui ci troviamo e di come sia difficile chiedere alle due organizzazioni un passo del genere. Crediamo altresì che siano proprio questi i cambiamenti di cui abbiamo bisogno: in un periodo in cui il capitalismo è agonizzante e i partiti comunisti invece di proliferare vanno scomparendo è necessario fare un passo avanti nella giusta direzione.


La nostra richiesta è quindi quella di unificare le due giovanili in una unica organizzazione, il più autonoma possibile dai due partiti. C'è bisogno di una nuova classe dirigente, e se questa sarà coltivata nella diaspora, crescerà tra le ortiche!
I giovani vi chiedono di lasciarli liberi di darvi il buon esempio gridando la parola più comunista che conoscono: "unitevi!".


Gruppo Facebook FGCI e GC Uniti Subito
561 membri
http://www.facebook.com/group.php?gid=182265621833&ref=ts

mercoledì 11 novembre 2009

Fgci sit-in per Eutelia

 
Sit-in organizzato dalla Fgci, davanti alla Camera per protestare contro la gravissima aggressione, in stile squadroni della morte, avvenuta all'alba contro il presidio sindacale alla sede romana di Eutelia da parte di una quindicina di guardie private, spacciatesi per polizia di Stato, accompagnate dall'ex amministratore delegato del Gruppo.






sabato 7 novembre 2009

Scuola e Crocifisso: la fgci apre sportello per promuovere ricorsi alla Corte



La Fgci apre uno sportello online - scuolaica@gmail.com - per promuovere ricorsi al Tar e poi alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo al fine di chiedere la rimozione del crocifisso dalle scuole italiane. I proventi delle condanne, tenuto conto del fatto che lo Stato italiano pur non essendo obbligato ad adeguarsi a quanto stabilito dalla Corte è comunque tenuto a risarcire il danno a chi deve sopportare l'illegittima ostensione del crocifisso, verranno destinati ad un fondo nazionale per libri di testo in comodato d'uso”. E’ quanto afferma Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, l’organizzazione giovanile del PdCI.














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