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venerdì 23 aprile 2010

FIAT: Fiom, resta inaccettabile la chiusura di Termini


Rinaldini: "Nel piano novità positive, ma incomprensibile la decisione sullo stabilimento". Propone assemblee unitarie nei prossimi giorni
“Il piano industriale presentato dall’amministratore delegato della Fiat, Marchionne, contiene indubbi elementi di novità a partire dall’obbiettivo di produrre nel nostro Paese 1.400.000 automobili nel 2014. Prendiamo quindi atto positivamente della sostanziale modifica di quanto previsto in precedenza dall’azienda”. Lo dichiara oggi (22 aprile) Il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini.

“Nello stesso tempo – dice -, rimane invece incomprensibile e inaccettabile la scelta di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese, tanto più a fronte di una ipotesi di crescita della produzione totale di automobili. Non condividiamo piani industriali che prevedano la chiusura di un intero stabilimento e il licenziamento di tutti i suoi dipendenti”.

“L’incremento della produzione è previsto dall’azienda a partire dal secondo semestre del 2011, ovvero dallo stesso periodo in cui dovrebbe avere inizio la nuova attività dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Va sottolineato che per il 2010, e per il primo semestre 2011, si accentua il calo della produzione, con una previsione di caduta del mercato dell’auto del 10% in Europa e del 18% in Italia. Questo significa che i prossimi mesi saranno segnati da un esteso e diffuso ricorso alla cassa integrazione per gran parte degli stabilimenti Fiat e dell’intera filiera dell’auto”.

“Ci troviamo quindi di fronte,  a una situazione di vera emergenza sociale. Si tratta di un problema che chiama in causa il governo e la Fiat sia per l’ estensione della durata della cassa integrazione, che per i livelli e le forme dell’integrazione al reddito. Inoltre, nulla è stato specificato sull’insieme della filiera produttiva  dell’auto e sulle conseguenti ricadute occupazionali che dovranno essere oggetto di uno specifico incontro. In generale, e in particolare per lo stabilimento di Pomigliano, la Fiat ha posto ai sindacati una serie di condizioni relative alle modalità di impiego dei lavoratori”.

“La Fiom è disponibile
alla trattativa che, in quanto tale, non prevede la firma  apposta dai sindacati in calce a testi scritti sotto dettatura. Nulla impedisce alla Fiat di procedere nei suoi piani di investimento. Per quanto ci riguarda, il consenso delle lavoratrici e dei lavoratori interessati agli accordi è vincolante rispetto ai nostri comportamenti. Proponiamo alle altre organizzazioni sindacali – conclude - dei metalmeccanici di promuovere nei prossimi giorni assemblee unitarie allo scopo di informare direttamente  i lavoratori di quanto è stato detto ieri dalla Fiat”.

martedì 23 febbraio 2010

Fiat ferma i motori: 30mila in cig

Comincia la cassa integrazione di due settimane che interessa tutti gli stabilimenti del gruppo in Italia. Airaudo (Fiom): "E' solo l'inizio". Giallo su Termini Imerese. Sacconi: "Fiat più disponibile". Elkann: "Sullo stabilimento abbiamo già detto tutto"
Comincia oggi, 22 febbraio, la cassa integrazione di due settimane che interessa tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat in Italia. Il provvedimento, annunciato lo scorso 26 gennaio dall'azienda, interesserà circa 30 mila addetti degli stabilimenti di Mirafiori, Termini, Sevel, Melfi, Cassino e Pomigliano.

Il Lingotto aveva spiegato, allora, che la decisione era stata assunta per adeguare i livelli produttivi alla domanda. Secondo i dati dell'Unrae, l’associazione nazionale dei costruttori esteri, la raccolta degli ordini nel mercato italiano ha subito, a gennaio e nella prima decade di febbraio, un calo di oltre il 50% rispetto al quarto trimestre del 2009, ultimo periodo nel quale erano in vigore gli incentivi all'auto.

Fino al 7 marzo, dunque, si bloccherà anche l'indotto. Le tute blu riavvieranno la catena di montaggio solamente l'8 marzo. Mentre il 5 marzo è invece in programma il nuovo round al ministero dello Sviluppo economico sul futuro dell'impianto di Termini Imerese, che secondo il piano industriale del Lingotto dismetterà la produzione di vetture dalla fine del 2011. Questa mattina, a Termini, è stata organizzata un'iniziativa dei sindaci del comprensorio mentre per sabato 27 febbraio è previsto un presidio davanti ai cancelli della fabbrica palermitana.

E proprio sul futuro dello stabilimento di Termini Imerese, oggi, si è consumato un piccolo giallo. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi in un'intervista a 'La Repubblica', ha dichiarato che la Fiat “ha già cambiato atteggiamento, ora e' più disponibile al dialogo". Sacconi, dalle colonne del quotidiano romano ha inoltre sottolineato che il governo è “determinato a salvare i posti di lavoro e la ricchezza produttiva del Paese". In ogni caso, Sacconi ritiene che non ci sarà bisogno di prepensionamenti, dato che “la cassa integrazione può giù durare a lungo”. In ogni caso, per il ministro, “va evitata una situazione che potrebbe infilare i lavoratori nella trappola dell'esclusione precoce dal mercato del lavoro". Il commento dell’azienda alle parole del capo del dicastero del alvoro, però, è stato piuttosto laconico. Su Termini Imerese – ha detto il vicepresidente Fiat, John Elkann - 'abbiamo già detto tutto”.

In ogni caso, quest’anno la cassa integrazione alla Fiat potrebbe registrare un vera e propria impennata, secondo il leader della Fiom di Torino, Giorgio Airaudo. "La cig partita oggi per due settimane - afferma Airaudo - credo sia solo l'inizio di altre cig che si susseguiranno. In assenza d'incentivi in tutt'Europa il mercato si contrae e la Fiat ha già detto che adeguer i volumi al mercato". Ecco perché Airaudo avverte: "temo che faremo più cassa integrazione quest'anno rispetto all'anno scorso". E questo avrà un impatto forte sui redditi gi bassi degli operai italiani visto che "per ogni settimana di cig si calcolano 100 euro in meno di salario".

Tra l'altro, la Fiat è al centro dell’ennesima polemica. L’avvio della cassa integrazione per 30mila lavoratori ha determinato la violenta invettiva di Orazio Licandro, della segreteria nazionale del Pdci-Federazione della sinistra. Secondo Licandro, mentre i lavoratori vanno in cassa integrazione, 'per Marchionne, Montezemolo e i top manager Fiat c’è un bonus da 10 milioni di euro. Ecco a cosa porta l'odio di classe dei padroni. E questi signori dovrebbero tenere alta la bandiera dell'Italia e farla uscire dalla crisi?”

Anche per Raffaele Bonanni, però, la disparità di atteggiamento messa in campo dal Lingotto nei confronti di alti dirigenti e operai appare piuttosto strana. Il segretario generale della Cisl, ai microfoni di Cnrmedia ha detto: 'Certo l'impianto va riconvertito, ma speriamo vi sia un piano preciso per farlo. Di sicuro la notizia dell'aumento dei compensi ai manager Fiat mal si concilia con le difficoltà di bilancio annunciate dall'azienda'.

Ma non c’è solo Termini Imerese. Proteste operaie, infatti, si registrano in tutti gli stabilimenti e nell’indotto. Stamani c’è stata una nuova assemblea alla Fma di Pratola Serra (Avellino), azienda che produce motori. Presenti circa 300 operai, insieme al segretario Fiom Cgil Giorgio Cremaschi e a quello regionale Uilm Giovanni Sgambati. Dall'assemblea, riferisce l'agenzia di stampa Agi, è arrivata la condanna per l'intervento delle forze dell'ordine sabato notte e domenica mattina contro il presidio dei lavoratori che tentava di impedire l'uscita dei camion con motori per lo stabilimento di Cassino. Questo pomeriggio Rsu e rappresentanze sindacali sono presenti a un consiglio provinciale dedicato calendarizzato nel Centro sociale di Avellino. Confermato dall'assemblea il presidio davanti ai cancelli dello stabilimento almeno fino a venerdì 26, giorno dell'incontro con l'azienda al tavolo del ministero dello Sviluppo economico

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sabato 6 febbraio 2010

Pagliarini (pdci-FdS) Montezemolo, che faccia tosta

"Che faccia tosta! Carta canta: Montezemolo sui soldi pubblici ricevuti dalla Stato non dice il vero. Provi, carte alla mano, il contrario. Da quando esiste l'azienda ha sempre goduto di aiuti dello Stato in modo diretto o indiretto.Montezemolo, quindi, non bleffi e si assuma le sue responsabilità fino in fondo. Davanti allo scenario attuale c'è solo la nazionalizzazione dell'azienda come ricetta per salvare lavoratori e stabilimenti. Con la montagna di soldi versati negli anni, infatti, lo Stato è, di fatto, il socio di maggioranza del Cda di Fiat. Nè un lavoratore va licenziato e nè uno stabilimento va chiuso: il Governo non sia complice della macelleria sociale che Montezemolo vuole attuare". E' quanto afferma Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del PdCI - Federazione della sinistra

venerdì 5 febbraio 2010

PdCI: Marchionne non vuole gli incentivi? Governo nazionalizzi, soldi bastano

Marchionne non vuole gli incentivi? Il Governo ne prenda atto e lavori per la nazionalizzazione dell'azienda. Per farlo come giustificazione bastano tutti i soldi pubblici versati nel corso degli anni e che sono un capitale non indifferente e non eguagliabile per nessun attuale socio". E' il commento di Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del PdCI - Federazione della sinistra, a quanto detto dall'a.d. di Fiat Sergio Marchionne."Il no di Marchionne - continua Pagliarini - significa che Fiat guarda altrove, pensa ad ulteriori delocalizzazioni, a nuove manodopere a basso costo e se ne frega dell'Italia. Non sarebbe male se, anche in questo senso, il Governo intervenisse presso l'Unione Europea per stoppare progetti di questo tipo".

domenica 31 gennaio 2010

Termini, la Fiat non risponde

Cosimo Varvaro è stanco, commosso. Mentre scende dal capannone della Fiat, dà un ultimo sguardo a quella che per dieci giorni è stata la sua casa. Giù ad aiutarlo ci sono i vigilantes della Fiat, che hanno fatto quel che potevano per assistere i 13 lavoratori della Delivery, che hanno trascorso all'addiaccio nove notti, al freddo, al vento, con temperature vicine allo zero. Una protesta passata quasi sotto silenzio, mentre Marchionne annunciava il dividendo per gli azionisti e Marcegaglia benediceva la chiusura di Termini Imerese. 
Scende Cosimo, i suoi compagni lo guardano da sopra, giù ci sono i familiari, mogli, figli. Cosimo era pronto a festeggiare ieri sera 47 anni con i colleghi, compagni con i quali ha condiviso paure, mortificazioni e speranze. «È un compleanno amaro, ma a vado a casa dai miei figli. Domani vedremo», dice con la voce spezzata. Sono stremati, smagriti, ammalati. Volevano continuare la protesta, ma amici e familiari li hanno convinti a desistere. Da Roma, via telefono, Roberto Mastrosimone (Fiom) e Vincenzo Comella (Uilm) hanno riferito che qualche risultato dalla riunione al ministero dello Sviluppo per loro era emerso. La Delivery, ditta dell'indotto che si occupa della pulizia dei cassoni per Fiat, ha revocato i licenziamenti e dopodomani sindacati e Regione siciliana concorderanno la richiesta di cassa integrazione in deroga con l'impegno alla ricollocazione nell'ambito delle soluzioni che saranno trovate per la Fiat. 
Li hanno definiti «gli operai sul tetto», ma hanno tutti un nome e una storia: Giuseppe Concialdi, 34 anni; Giacomo Lo Curcio, 42 anni; Giuseppe Semiti, 57 anni; Vincenzo Castronovo, 49 anni; Cosimo Varvara, 47 anni; Tommaso La Bua, 37 anni; Vincenzo Nasca, 47 anni; Giovanni Gargano, 42 anni; Angelo Fascella, 49 anni; Marco Sperandeo, 50 anni; Salvatore La Barbera, 43 anni; Mario Galfo, 47 anni; Antonio Tarantino, 43 anni. Per diversi giorni sul capannone c'erano anche Michele Balsamo, Domenico Terrasi e Agostino Picone: si sono sentiti male e sono stati trasferiti in ospedale. La Fiat ieri li aveva pure denunciati, scatenando un coro di critiche. «La denuncia sarà ritirata», assicura ora Mastrosimone. Rimane però la «macchia».
Cosimo e gli altri avranno la Cig per un po', poi seguiranno le sorti degli altri 2000 di Fiat e indotto. Ieri, il Lingotto ha confermato la chiusura della fabbrica per fine 2011, dando la disponibilità a cedere gli impianti, per i quali ci sarebbero 7 manifestazioni d'interesse, tra cui quelle del fondo Cape del finanziere Simone Cimino, dell'imprenditore Gian Mauro Rossignolo e di un gruppo automobilistico cinese. 
Voci che a Termini Imerese lasciano quasi indifferenti. Tra molti operai c'è rassegnazione. I più stanchi sono quelli della Fiat, soprattutto chi è vicino alla pensione o chi con una mobilità lunga si metterà alle spalle le paure cominciate nel 2002, anno in cui il gruppo di Torino per la prima volta parlò di chiusura dello stabilimento. «Otto anni fa ho fatto le barricate - ricorda Giovanni, autotrasportatore - caricavo sul camion i compagni per andare a bloccare l'autostrada o gli imbarcaderi a Messina. Ma è cambiato tutto, sono stanco e oggi penso ad altro». Giovanni era il più arrabbiato quando le mogli degli operai della Delivery martedì scorso hanno bloccato l'ingresso della fabbrica, impedendo ai tir di entrare e uscire dallo stabilimento. «Mi hanno sequestrato per due giorni», blatera davanti la fabbrica, circondato dalla polizia e dai carabinieri, chiamati dall'azienda per identificare chi bloccava i cancelli. 
In realtà dopo il sit-in delle donne, nessun operaio ha bloccato la fabbrica, tanto che i lavoratori sono rimasti sorpresi dalla decisione del Lingotto, assunta martedì sera, di sospendere l'attività di produzione a tempo indeterminato. «Motivi di sicurezza» e «blocco delle merci», ha scritto Fiat in un telegramma indirizzato ai sindacati e a diverse autorità (Regione, comune, questura, prefettura, Asl, Inail, ispettorato del lavoro) per giustificare lo stop. «Non era mai successo: Fiat aumenta la tensione e intende mettere i lavoratori l'uno contro l'altro», dice Agostino Cosentino, operaio della Fiat. Per molti la sorpresa è arrivata quando si sono presentati ai cancelli per lavorare. «Come ti chiami... No, non sei in lista. Oggi non lavori», è la risposta che mille operai si sono sentiti dare dai vigilantes, ai quali i dirigenti hanno consegnato le liste con i nominativi di chi poteva o non poteva entrare. L'ingresso, da martedì scorso, è consentito solo agli impiegati e ad alcuni lavoratori individuati dall'azienda per partecipare a corsi di formazione per attività che in passato la Fiat affidava all'esterno ma che ha deciso di accorpare. Come quelle svolte finora dalla Delivery mail. 
Alla stanchezza di molti operai della Fiat fa da contraltare la rabbia delle tute blu della Bienne Sud e della Lear, aziende dell'indotto, il cui futuro è appeso a un filo. Seicento lavoratori in totale. La maggior parte di questi operai è giovane: trenta, quarant'anni. «Se Fiat chiude, noi siamo i primi a rimanere in mezzo a una strada», dice Marco, 34 anni. Sono arrabbiati alla Bienne Sud e vorrebbero spaccare il mondo. Parlano di occupazione, di sciopero a oltranza, di manifestazioni clamorose. Ma vorrebbero con loro tutti gli altri, soprattutto quelli della Fiat. «Siamo tutti sulla stessa barca - spiega Roberto, 38 anni - Non possiamo far finta di niente e aspettare la fine del 2011 quando Marchionne ci dirà: grazie, è stato un piacere, andati tutti a casa». Vogliono reagire subito. Rispetto al 2002, però, gli operai si sentono meno soli. Il governo di Raffaele Lombardo (Mpa) ha reagito, con più concretezza rispetto all'ex governatore Totò Cuffaro. «Non permetteremo che la Fiat trasformi i suoi operai specializzati in venditori di stoviglie e lampadine», ha chiarito Lombardo al tavolo con Scajola, chiudendo le porte a Ikea, il gruppo svedese che guarda con interesse all'area industriale di Termini per costruire un grande centro commerciale.

giovedì 28 gennaio 2010

Lo schiaffo della Fiat


La Fiat si ferma per due settimane, l'ultima di febbraio e la prima di marzo. Tutti gli stabilimenti, Mirafiori, Melfi, Cassino, Pomigliano, Termini Imerese e Sevel, saranno chiusi, 30 mila persone resteranno a casa e non si produrrà nemmeno un bullone. Una decisione quasi senza precedenti che apre scenari apocalittici sulla crisi e sul futuro dell'auto italiana. E anche una mossa strategica dell'ad Sergio Marchionne, pronto a bussare alla porta dello stato per raccogliere nuovi incentivi, mentre chiude stabilimenti e riduce il personale al Nord, ma soprattutto al Sud.
Per la casa Torinese, infatti, lo stop agli incentivi ha causato un brusco calo di vendite che «a gennaio si stanno drasticamente ridimensionando ad un livello ancora più basso di quello registrato a gennaio dell'anno scorso». Due giorni fa Fiat ha annunciato la distribuzione degli utili agli azionisti (237 milioni di euro di dividendo) e venerdì, a Roma, è previsto l'incontro al ministero dello sviluppo con i sindacati. Duro è il commento di Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom: «Fiat da un lato licenzia dall'altro distribuisce utili, e alla vigilia dell'incontro di venerdì utilizza un'operazione di blocco della produzione come strumento di pressione verso il governo e di risparmio per quanto riguarda la liquidità finanziaria del gruppo. È uno schiaffo in faccia alle condizioni di chi lavora».
E ieri nel sud è stata un'altra giornata di tensioni con gli operai di Pomigliano che hanno minacciato di darsi fuoco e quelli di Termini Imerese a bloccare i cancelli e la produzione. Non si danno tregua le tute blu della Fiat che da settimane protestano per non perdere il posto di lavoro. Storie diverse, ma un unico filo che li lega alle strategie del Lingotto e che li spinge a non mollare.
Nella cittadina vesuviana è stata un'altra giornata di barricate. Da oltre un mese infatti 38 lavoratori presidiano la sala consiliare per protestare contro il mancato rinnovo del contratto scaduto il 31 dicembre. Esausti e con poche speranza in mattinata un gruppo è salito sul tetto del comune, minacciando di darsi fuoco se la Fiat non accoglierà le richieste di reintegro. Hanno acceso un piccolo falò e portato con sè taniche di benzina, ma anche coperte e gazebo, ventilando la possibilità di spostare il presidio sul terrazzo del municipio nonostante le temperature invernali. «Siamo pronti a tutto pur di assicurarci un futuro occupazionale che ci consenta di mandare avanti le nostre famiglie», - ha spiegato un ex-dipendente Alfa mentre la sua voce veniva coperta dal rumore delle campane della chiesa di Pomigliano, suonate con dei bastoni da altri operai. Rabbia, ma anche sconforto perché la situazione è da tempo allo stallo e loro ormai sono disposti a qualsiasi soluzione: «A trasferirci in un altro stabilimento o ad aspettare il riavvio della produzione qui - hanno detto - ma quello che ci serve è la disponibilità da parte del Lingotto a tenerci in organico». Alla mobilitazione si sono uniti anche altri 55 operai precari che vedranno scadere il contratto il prossimo 31 marzo, tutti insieme hanno occupato l'ufficio del sindaco Mario Della Ratta, da sempre solidale con la battaglia dei suoi concittadini, e poi sfilato in corteo per le vie della cittadina. Eloquente lo striscione improvvisato, «Padri senza lavoro, figli senza futuro», e gli slogan urlati a gran voce, «La gente come noi non molla mai».
Nel frattempo in Sicilia anche i compagni di Termini Imerese si sono fatti sentire contro l'ipotesi di chiudere lo stabilimento per il 2012. I lavoratori hanno sbarrato l'ingresso ai tir che trasportano i componenti di assemblaggio per la lancia Ypsilon. Al sit in si sono aggiunti anche le famiglie degli operai e i cittadini accorsi in solidarietà con la vertenza. L'idea è di bloccare le linee almeno fino all'incontro con al ministero. «Penso - dice Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil - che dovremmo fermare la Fiat, almeno sino a quella data. Ma so che non tutti la pensano come me».

mercoledì 20 gennaio 2010

Termini Imerese: notte sul tetto per 16 operai





(ANSA) TERMINI IMERESE (PALERMO), 19 GEN - Hanno deciso di trascorrere la notte sul tetto del capannone della Fiat, a Termini Imerese, i 16 lavoratori della Delivery Email, la ditta a cui il Lingotto non ha rinnovato l'appalto per la pulizia dei cassoni, attività che dal primo febbraio sarà riassorbita dal gruppo di Torino.
Al freddo e al buio, i lavoratori aspettano di ricevere coperte e sacchi a pelo. «Noi da qui non ci muoviamo - dice al cellulare Antonino Tarantino - Siamo con le spalle al muro, abbiamo ricevuto le lettere di licenziamento, non possiamo fare altro che lottare per difendere il nostro posto di lavoro. Al momento non sappiamo nulla, i sindacati stanno cercando di trovare una soluzione con la Prefettura».
Polizia, carabinieri e vigili del fuoco presidiano l'ingresso dello stabilimento.

venerdì 15 gennaio 2010

3 febbraio, sciopero di tutta la Fiat.


(AGI) - Roma, 14 gen. - Sciopero dei lavoratori del Gruppo Fiat il 3 febbraio per 4 ore, a sostegno della vertenza per lo stabilimento di Termini Imerese che e' "una questione nazionale". Lo hanno deciso in modo unitario i sindacati delle 'tute blu' aderenti a Fiom Cgil, Fim-Cisl, Uilm e Fismic al termine di una riunione. Si e' trovata una soluzione di compromesso tra le varie proposte. La Uilm infatti chiedeva di partire con 2 ore di stop, la Fiom spingeva per 8 e la Fim proponeva una soluzione inferiore alle 8 ore. "Le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm e Fismic - si legge in una nota congiunta - hanno deciso di avviare la mobilitazione dei lavoratori di tutto il Gruppo Fiat con una prima iniziativa nei confronti della stessa Fiat e del Governo allo scopo di rilanciare il settore automotive nel nostro Paese". "I comparti in cui si muove il Gruppo Fiat (auto, veicoli industriali, macchine agricole e movimento terra, motori, componentistica, logistica e forniture) - continua la nota - rappresentano la quota piu' rilevante dell'industria italiana, sia in termini di occupazione che di investimenti e tecnologie, e non vanno ridimensionati ma sviluppati. In tal senso, non sono accettabili chiusure o ridimensionamenti di stabilimenti". Per questo le tute blu chiedono urgentemente al governo la convocazione dei tavoli di confronto gia' previsti sui settori, a partire da quello sull'auto. "Il confronto - concludono - dovra' dare risposte anche sul tema degli ammortizzatori sociali che vanno adeguati ai tempi della crisi e migliorati nella tutela economica. Inoltre, Fiat deve cambiare rotta nelle relazioni sindacali ormai sempre piu' improntate all'unilateralita' e alla formale comunicazione. Le Segreterie nazionali invitano le strutture sindacali territoriali e le Rsu al massimo impegno e coinvolgimento dei lavoratori per la riuscita di questa prima mobilitazione. In relazione all'avvio e all'andamento dei confronti sara' adeguato il grado di mobilitazione e le ulteriori iniziative di sostegno". (AGI) -

lo Sciopero totale, mille operai a Palermo. «Intervenga il governo»


Gli operai di Termini Imerese sono decisi: si deve ribaltare la decisione di Sergio Marchionne - ormai definitiva, dal punto di vista della Fiat - ed evitare la chiusura dell'impianto siciliano. Così ieri a Palermo è stata una giornata di passione, con uno sciopero totale e almeno mille tute blu in piazza. I lavoratori, secondo quanto ha riferito la Fiom Cgil, hanno disertato del tutto la fabbrica, e molti pullman sono partiti dal paese alla volta del capoluogo. Lì si è svolta una manifestazione di fronte a Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea regionale siciliana. Nel pomeriggio il parlamento della regione si è riunito in seduta straordinaria, mentre Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto alle istituzioni locali di fare il massimo per difendere lo stabilimento e l'occupazione.
Come gli operai della Fiat, si sono fermati anche quelli che lavorano per l'indotto, ancora più inguaiati, almeno in termini numerici: circa due terzi delle tute blu occupate direttamente dalla casa madre sarebbero infatti avviabili alla pensione, sempre che venisse concessa una mobilità lunga (ma i governi in genere la concedono sempre alla Fiat); al contrario, nelle aziende dell'ndotto l'età e l'anzianità medie sono basse, e dunque i dipendenti di imprese come Lear Corporation, Bienne Sud, ex Ergom sono ancora più preoccupati da un'eventuale chiusura.
Il «principe» della Fiat, l'amministratore delegato Marchionne aveva ribadito ancora lunedì, da Detroit, che la decisione su Termini è ormai presa: beninteso, la Fiat non parla mai di «chiusura», ma di fine della produzione di auto a partire dal 2012. Ma i dipendenti e le popolazioni locali fanno 2+2: la cosiddetta «riconversione», a maggior ragione se devono essere coinvolti soggetti come la Regione e il governo che finora hanno abbastanza «latitato», appare sempre più come una comoda ma inafferrabile chimera.
Oggi le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm faranno il punto sulla situazione e decideranno lo sciopero generale del gruppo: la proposta della Fiom è di bloccare tutti gli stabilimenti Fiat per 8 ore, la Uilm aveva proposto di farne soltanto 2. La Fim Cisl ieri si è detta d'accordo sulla necessità di coinvolgere tutti gli stabilimenti Fiat del Paese. «Con Fim e Uilm decideremo in modo unitario iniziative nazionali contro il piano industriale della Fiat e la chiusura di Termini Imerese - spiega Enzo Masini, responsabile auto Fiom sul vertice sindacale previsto oggi - Quella di Termini non è una vertenza locale perché la fine della fabbrica siciliana avrà gravi ripercussioni per gli impianti di Cassino, Pomigliano, Mirafiori e per chi produce i motori». «Il piano di Marchionne ha un impatto generale sul gruppo - aggiunge Masini - dunque l'interesse a difendere le diverse fabbriche, a cominciare da Termini Imerese, deve essere generale».
La Fiom siciliana chiede di bloccare gli incentivi alla Fiat, nel caso che l'ad Marchionne non cambi idea rispetto a Termini: «Per scongiurare una scelta drammatica per migliaia di lavoratori - dice la segretaria Giovanna Marano - oggi chiediamo alla politica siciliana di assumere una posizione di intransigenza con il governo nazionale perché venga bloccato il provvedimento per la rottamazione. Davanti all'assenza di soluzioni per Termini Imerese non si può concedere alcuna forma di incentivo statale».
All'unanimità, centrodestra e centrosinistra all'Assemblea regionale, hanno approvato un ordine del giorno che impegna il presidente Raffaele Lombardo a chiedere al consiglio dei ministri di affrontare la vicenda: alla presenza del governatore, come impone l'articolo 21 dello Statuto autonomistico quando si tratta di discutere materie che riguardano l'isola. «Porrò la questione al Cdm come mi è stato chiesto», ha detto Lombardo. Per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, «il governo è chiamato a riprendere il filo della matassa in mano perché dobbiamo trovare una soluzione»; «molto pesanti» le parole di Marchionne.

 da il Manifesto via Essere Comunisti

Marchionne, la Siclia e la Serbia


I numeri aiutano, ma non spiegano tutto. Sulla chiusura di Termini Imerese, l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne va a muso duro appena gli è possibile, perfino al salone di Detroit dove pure parla da capo della Chrysler. Nel governo e soprattutto nella regione Sicilia c'è chi sospetta, anche con dichiarazioni pubbliche, che Marchionne tenga alto il livello dello scontro per ottenere quel che aveva ottenuto dal governo Prodi e da qualche governo regionale fa, intesa mai giunta alla firma: soldi in cambio della prosecuzione dell'attività produttiva in Sicilia. Un successivo accordo - ma precedente alla grande crisi economica mondiale e alla scelta del gruppo di dirottare i propri investimenti in Serbia - aveva convinto l'Unione europea a stanziare 47 milioni di euro. Soldi rimasti inutilizzati, così come è rimasto assente sui temi di politica industriale il governo Berlusconi, limitatosi a concedere incentivi alla rottamazione per tutti e nulla più.
Eppure, Marchionne ha dimostrato di saper trattare al meglio proprio con la politica. A Washington ha convinto l'amministrazione Obama della bontà della sua offerta per il salvataggio della Chrysler, facendosi prestare un mucchio di dollari e dando il via a un esodo incentivato di 23.000 lavoratori Chrysler in Nordamerica. A Belgrado ha convinto il governo serbo che la sua offerta per la Zastava di Kragujevac era migliore rispetto a quelle di altri costruttori europei. Tutto questo accadeva nei primi giorni bui di Termini, quel 2008 in cui l'Unione europa stanziava inutilmente i 47 milioni di euro.
E' il settembre 2008 quando Marchionne firma con il vicepremier serbo Mladjan Dinkic un'intesa per rilevare il 67 per cento della Zastava e lasciare al governo di Belgrado il 33 per cento. Torino e Belgrado sono in affari dal 1953, a Kragujevac già si assemblano Fiat Punto da vendere sul mercato locale e limitrofi, nel 2009 dovrebbero essere circa 10.000. L'accordo con la Serbia ha numeri che assomigliano curiosamente a quelli di Termini Imerese. Se in Sicilia l'eventuale rilancio della fabbrica riguarderebbe quasi 2.000 lavoratori per una capacità produttiva di 200.000 vetture all'anno, alla Zastava l'arrivo in forze degli italiani dovrebbe assicurare lavoro ai 2.350 dipendenti (con stipendi medi di circa 300 euro al mese, però) per una produzione annua a regime - forse per fine 2010 - di 200.000 vetture. Altre 100.000 potrebbero aggiungersi, sempre che il mercato russo (verso il quale dalla Serbia non si pagano dazi) e gli altri mercati europei si riprendessero. Cosa, a breve, non prevista da nessun analista.
Il rilancio della Zastava, stando almeno ai conti ufficiali, sarebbe più oneroso di quello di Termini Imerese. Nel memorandum d'intesa si parlava di 700 milioni di euro di investimenti, 200 milioni dei quali a carico del governo serbo (100 in contanti, altre due parti da 50 milioni in prestiti e incentivi), mentre la Fiat metterebbe i restanti. Il primo assegno da 100 milioni di euro è stato staccato da Marchionne poco più di due settimane fa. I successivi pagamenti dovrebbero avere una cadenza trimestrale, se verranno rispettati dalle parti tutti gli accordi.

mercoledì 13 gennaio 2010

Il Prc sulla Crisi SiciliFiat




l’AD della FIAT Marchionne, come da notizie di stampa, considera ormai chiuso il capitolo Termini Imerese e, secondo le logiche “normali” del capitalismo e “tipiche” delle multinazionali (vedi ALCOA), abbandona al proprio destino le maestranze dello stabilimento e dell’indotto.
Dimentica. l’Amministratore delegato che la FIAT  ha goduto di generosi sostegni statali ogni qual volta si è profilata una crisi del settore.  Aiuti forniti (ecoincentivi docent!) con i denari dei cittadini italiani  al solo scopo di mantenere inalterati i livelli occupazionali.
Il mantenimento di decorosi livelli occupazionali, infatti, è l’unica e fondamentale contropartita che viene chiesta alla FIAT, in adempimento di un fondamentale obbligo di solidarietà sociale, da cui non possono essere esentate le imprese (per quanto grandi e multinazionali siano).
La FIAT avrebbe il dovere di onorare quest’obbligo, come chiedono i lavoratori di Termini, di Pomigliano, di Melfi.
Ma, invece, è ormai  chiaro che la decisione della FIAT è irrevocabile. E’altrettanto evidente che il governo centrale non ha finora avuto la capacità di far desistere l’azienda da questo proposito. In conseguenza, si aprono prospettive inquietanti non solo per Termini ma anche per gli altri insediamenti industriali del gruppo torinese in Italia.
Il “pallino” è nelle mani del governo regionale che dovrebbe, per un istante, accantonare i bizantinismi e le fumose alchimie che hanno condotto la Sicilia a questo livello di degrado e cercare di dare concrete soluzioni a questo dramma che coinvolge migliaia di persone, lavoratori e famiglie.
La FIAT, del resto, lasciando Termini, commetterà un atto che potrebbe rivelarsi un boomerang sia dal punto di vista dell’immagine che da quello imprenditoriale.
Certamente non avrà nulla da guadagnare nella considerazione di quei consumatori italiani ancora affezionati al marchio dell’italiana FIAT.
Marchionne ha la testa a Detroit e pensa da manager internazionale. Ma la storia insegna che se un’impresa non mantiene un buon livello di penetrazione nel mercato domestico - specialmente nelle fasi basse del ciclo economico  - è destinata a subire pesanti contraccolpi.
E Marchionne è così sicuro che una fabbrica come quella di Termini, in mano ad un concorrente che abbia la capacità e la volontà di impostare la produzione su basi tecnologicamente più avanzate, non sia in grado di conquistare proprio quei segmenti di mercato (medio-piccolo) che la FIAT ha sempre dominato?
E’ giunto il momento per il governo regionale di intervenire con decisione investendo direttamente pubblici capitali nella fabbrica, cercando partnership qualificate in grado di apportare know-how avanzati e avviando un programma di sviluppo delle infrastrutture (in primo luogo il porto di Termini).
A questo punto i lavoratori devono pretendere dalle autorità di governo regionali e nazionali interventi decisivi per riscattare il loro futuro dall’ipoteca del precariato e dallo spettro della disoccupazione.
La drammatica vertenza della FIAT a cui adesso si è aggiunta quella ITALTEL, senza dimenticare l’altra non meno grave dei Cantieri Navali di Palermo (purtroppo non episodiche nel panorama industriale italiano) conferma la giustezza delle idee di chi crede in un diverso un modello di sviluppo che possa far transitare la società, il mondo del lavoro - oppresso dal ricatto del capitalismo e dalle incertezze causate dalle sue sempre più gravi e ormai strutturali crisi - a un sistema che sappia gestire le risorse umane, tecniche e naturali in maniera socialmente ed ecologicamente sostenibile. E questa è ormai una necessità avvertita a livello planetario.
Pertanto è giunta l’ora - in questa fase di transizione - di tornare a politiche economiche che sappiano conciliare - in un articolato programma di sviluppo - l’iniziativa privata con l’intervento pubblico a cui peraltro deve competere in via esclusiva la gestione dei settori strategici come  le infrastrutture e i servizi di pubblico interesse: trasporti, acqua, telecomunicazioni, energia.
Rifondazione Comunista è - e resterà - al fianco dei lavoratori della FIAT, dei Cantieri Navali e della ITALTEL sostenendone fino in fondo le  rivendicazioni.
Palermo 12-1-10

sabato 9 gennaio 2010

Giovani e comunisti in fabbrica: l’esperienza della Fiat di Pomigliano D’Arco.

Contributo al dibattito nei GC di Domenico Loffredo (Segretario del circolo PRC Fiat auto – Avio di Pomigliano d’arco. Documento 2 “Lottare, occupare, resistere” alla conferenza dei GC)
La Conferenza dei Giovani Comunisti quest’anno è inserita in uno scenario sociale che non ammette errori, specie perché dovrebbe servire a formare nuove leve, di cui il partito ha notevolmente bisogno, che sappiano affrontare il domani.
Oggi ci troviamo immersi in una crisi che ha dei risvolti inediti per la maggior parte della popolazione italiana, ed è giusto partire da questo dato per comprendere le difficoltà che ci troviamo ad affrontare. Solo analizzando concretamente la fase che viviamo e relazionandola alle esperienze passate potremo avere, come comunisti, la possibilità di trovare le giuste soluzioni, rendendole al contempo credibili agli occhi della nostra gente.
È proprio il dato generale della crisi a rendere particolare il campo di battaglia in cui ci troviamo e in cui si trovano specialmente le nuove generazioni che più di ogni altro pagano il prezzo in termini di disoccupazione, espulsione dal mondo del lavoro in seguito ai contratti non rinnovati, maggior ricattabilità sul posto di lavoro per mezzo della precarizzazione e assoluta assenza di prospettive per la propria esistenza.
Una situazione drammatica che fatica a trovare uno sbocco politico all’altezza della situazione.
Il nostro lavoro affinché le giovani generazioni non paghino il costo sociale della crisi va di pari passo con la necessità di guadagnare terreno e consenso da parte nostra, a partire dai singoli luoghi di lavoro. Cosa non facile, considerando la sfiducia nella politica e nei partiti, specie quelli storici, testimoniate dal proliferare di nuove formazioni politiche, nonostante queste siano per lo più solo nuova pelle di vecchi serpenti.
Il tema è dunque come riconquistare la fiducia del nostro popolo per riuscire a portare avanti le nostre idee, e soprattutto come farlo in un contesto caratterizzato dalla crisi e da un generale livello di arretramento delle forze del nostro campo, che non manca di produrre però l’esplodere di lotte che assumono tratti di radicalità e combattività come non vedevamo da tempo.
Bene, il nostro partito dopo notevoli cambiamenti e scosse oggi riprende a lavorare, tra mille difficoltà, in questo senso. Lo fa tentando un dialogo oramai quasi del tutto perso, in special modo con i lavoratori, per far capire a quest’ultimi che c’è ancora un partito che si definisce comunista e che tende a ridare voce agli sfruttati.
Lo sforzo fin qui perpetrato si è basato per lo più su una presenza mediatica (comunicati stampa o presenze simboliche ai presidi di lotta) e un sostegno materiale dato attraverso le pratiche di mutualismo, con la buona esperienza del partito sociale, le casse di resistenza, la vendita di prodotti a basso costo per sostenere economicamente la lotta e così via.
Ritengo che questa strategia sia giusta, a patto però di non perdere di vista il vero lavoro che bisogna svolgere per la risoluzione definitiva dei problemi che attanagliano il mondo operaio.
Queste pratiche infatti rischiano di essere insufficienti a confronto dei disagi percepiti dai lavoratori e possono risultare efficaci solo se si aggiunge sostanza a quanto fatto, entrando cioè nel merito delle vertenze con proposte precise su cui far intervenire il corpo militante del partito e dei Giovani Comunisti.
In altre parole il punto è che abbiamo bisogno di un salto di qualità che permetta il passaggio da un approccio basato essenzialmente sul sostegno, dato per lo più dall’esterno delle mobilitazioni, a un altro che punta ad entrare nel merito della lotta e in prima fila, con l’obiettivo di essere percepiti come parte interna alla mobilitazione stessa, in grado di intervenire con i lavoratori, da pari, con le nostre proposte di merito e di metodo. È questo l’unico modo per rompere la diffidenza che possiamo avere intorno quando ci approcciamo ad una mobilitazione.
Questa modo di agire si può produrre solo se si ha una conoscenza dei problemi delle varie vertenze che si presentano quotidianamente ai nostri occhi, che spesso hanno gli stessi risultati (tagli del personale, chiusure di impianti, delocalizzazioni) ma risoluzioni più complesse che non possono seguire schemi precostituiti, e ancor meno più bastare lo schiacciamento delle nostre posizioni su quelle sindacali.
Sarebbe infatti un grave errore affrontare il mondo del lavoro con tutte le sue diverse sfaccettature sempre con lo stesso approccio. La realtà è che per dare sbocchi che possano essere ritenuti perseguibili dai lavoratori c’è un elemento fondamentale: la conoscenza diretta delle dinamiche e degli andamenti delle lotte, che vuol dire comprendere i rapporti di forza come gli aspetti psicologici, che spesso fanno da elemento determinante nel rendere percorribile o meno una soluzione.
Questo ragionamento è particolarmente valido per le giovani generazioni di lavoratori che oggi percepiscono Rifondazione, ma anche i Giovani Comunisti, come qualcosa di distante dalla propria attività politica quotidiana, col paradosso di compagni che magari sono presenti nei luoghi di lavoro, ma non hanno nessun indirizzo dal proprio partito per intervenire nelle mobilitazioni.
Quindi la presenza di compagni all’interno dei luoghi di lavoro può concederci elementi utili alla pianificazione di strategie adeguate ad ogni singolo caso, ancor di più se il partito e i GC divengono il luogo di confronto delle diverse esperienze in lotta.

Sulla base di questa riflessione il circolo di FIAT AUTO-AVIO di Pomigliano D’Arco sta lavorando, riuscendo ad incidere, nonostante tutte le difficoltà, nel percorso di lotta, ottenendo così la fiducia di buona parte dei lavoratori che vedono comunque nei compagni un punto di riferimento su cui fare affidamento.
Un gruppo di compagni che oltre ad essere impegnati in prima fila sul terreno sindacale, intervengono come circolo di fabbrica tra i lavoratori. Un circolo che dopo un periodo di forte crisi si è riattivato a partire da singoli quadri rimasti nelle fabbriche rendendo possibile la sua ricostruzione e il suo rilancio.
A Pomigliano è stato perciò possibile il passaggio di testimone alle giovani generazioni, garantendo l’entrata di giovani operai nella lotta politica a partire dalla fabbrica e innescando un processo di formazione collettiva di quadri che è un bene prezioso per l’intero partito.
Certo non sempre si riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati ma quanto meno questo ci da la possibilità di superare quel muro tra i lavoratori e il corpo vivo delle idee comuniste che si è creato attorno al nostro partito, a causa di tanti errori e di mancanza di strategie.
Ci tengo a sottolineare questo aspetto perché la forza lavoro presente nel sito produttivo di Pomigliano D’Arco ha un'età media di 35 anni, e non è affatto facile parlare con loro di temi quale la nazionalizzazione, ma questo è stato possibile proprio conoscendo fino in fondo e vivendo la discussione in fabbrica, articolando una proposta capace di sfidare quanto Marchionne e Fiat dicevano e dicono rispetto al mercato automobilistico in Italia e nel mondo.
Con questo approccio è stato possibile elaborare la proposta di voler costruire una autovettura ecologica capace di dare prospettive future ai lavoratori. Proposta che ha avuto un ascolto in fabbrica grazie al lavoro quotidiano dei compagni in cui il ruolo dei giovani comunisti presenti nel circolo è stato sicuramente fondamentale nell’abbattere la barriera di diffidenza nei nostri riguardi.
Credo per questo che la nostra esperienza, per quanto parziale, possa essere utile per fornire un esempio di come sia possibile riconquistare terreno perduto attraverso un radicamento nei luoghi di lavoro.

Gli sforzi da compiere sono tanti ancora, ma è per questo che mi rivolgo ai Giovani Comunisti; la direzione da seguire e gli impegni da perpetrare devono assolutamente seguire questi aspetti, utilizzando le conoscenze passate, adeguandole al presente e modellandole sulla realtà.
Senza stravolgere i nostri capisaldi, potremo ottenere un buon ritorno al futuro.

martedì 8 dicembre 2009

Palermo - Prc: "L'unità dei lavoratori della Fiat di Termini"

Pubblichiamo il comunicato stampa ricevuto dal segretario del Partito della Rifondazione Comunista di Palermo, Mario Guarino.

Come c’era da aspettarsi l’intervento dei “politici” di Palermo e di Roma non ha minimamente scalfito la dura posizione dell’amministratore delegato della FIAT. Così in attesa del piano industriale che Marchionne farà trovare sotto l’albero di Natale, gli operai hanno saggiamente deciso di continuare la mobilitazione mentre la CGIL ha preannunciato lo sciopero generale.
È bene però che le maestranze di Termini Imerese guardino con occhi disincantati agli illusionismi dei governi regionale e nazionale.
La sola via d’uscita dalla crisi è attraverso la lotta degli operai della FIAT per gli operai della FIAT con la solidarietà delle altre categorie in lotta e con il sostegno di coloro che, come noi di Rifondazione, ritengono necessario imporre uno “stop” alla stagione del capitalismo senza regole. In proposito occorre grande chiarezza.
La FIAT – si ricorda – ha beneficiato di notevoli incentivazioni dallo Stato italiano che l’hanno aiutata a superare la crisi finanziaria. Oggi ha persino disponibilità sufficienti per fare operazioni di grande portata come quella americana. La produzione in Italia – però – è costantemente a rischio di riduzione e gli stabilimenti meridionali da Termini a Pomigliano a Melfi sono da sempre sotto minaccia di chiusura.
La FIAT infatti – non si comprende per quale sottile strategia industriale - è sempre meno presente sul mercato italiano e lascia sempre più spazio ai suoi concorrenti stranieri. Si sa di nuovi insediamenti in Serbia e in altri paesi dove la mano d’opera evidentemente costa di meno e dove i diritti dei lavoratori sono, rispetto al nostro paese, forse meno garantiti.
Il governo centrale ha dimostrato di non avere la minima intenzione di “stringere” la FIAT sul terreno delle delocalizzazioni e – dopo i grandi proclami di Scajola – adesso, tra mille balbettamenti, attende fatalisticamente il 21 dicembre, data di presentazione del nuovo piano industriale.
Il governo regionale – dopo anni di colpevole assenza – in un momento di pausa dei litigi bizantini che lo dilaniano, ha ora promesso una manciata di milioni (546) variamente e ipoteticamente reperiti, da destinare a opere infrastrutturali ferroviarie e portuali. È amaro constatare che i governanti siciliani si sono accorti solo adesso che il porto di Termini poteva essere la carta vincente per rendere industrialmente competitivo l’intero territorio.
Termini Imerese e la FIAT sono emblematiche della realtà siciliana e italiana odierna.
Noi sosteniamo che si deve abbandonare l’illusione di uno sviluppo industriale delegato solo ai privati, sostenuto e incentivato però dal pubblico denaro, senza alcun strumento che garantisca gli interessi della collettività e dei lavoratori.
Noi ci batteremo – conseguentemente – per abbattere gli ostacoli che limitano gli interventi pubblici in economia e perché invece sia limitata, per mezzo di una rigida programmazione, l’eccessiva libertà delle imprese multinazionali le cui strategie, votate solo e soltanto al massimo profitto, non si sentono vincolate da impegni sociali nei confronti dei lavoratori e dei territori.
Mario Guarino, Segretario del Partito della Rifondazione Comunista, Federazione di Palermo

venerdì 4 dicembre 2009

Termini Imerese: il parroco si incatena al Duomo con gli operai


Mentre è stato fissato per il 14 dicembre lo sciopero generale contro il piano di dismissione che prevede la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, oggi anche il parroco, Francesco Anfuso, si è unito alla protesta degli operai, incatenandosi cancelli del duomo di Termini Imerese, insieme agli operai dell'indotto Fiat che da ieri, giovedì 3 dicembre, hanno avviato questa forma di protesta.

Le tute blu hanno trascorso la notte davanti alla chiesa e hanno ottenuto dal sindaco Salvatore Burrafato l'impegno ad allestire una tenda della Protezione civile. Il programma è di rimanere incatenati al duomo almeno fino all'8 dicembre, ma potrebbero andare avanti, con una sorta di staffetta, fino al 21, quando è previsto l'incontro chiave a Roma con azienda, ministero dello Sviluppo economico e sindacati dedicato al piano di dismissione della produzione di auto in Sicilia a partire dal 2011.

Per il 14 dicembre Fim, Fiom e Uilm hanno fissato una manifestazione nell'intero comprensorio di Termini Imerese, che raggruppa una ventina di comuni. Nei prossimi giorni i sindacati incontreranno i sindaci di tutti i comuni, dove è residente almeno un lavoratore della Fiat o di una delle aziende dell'indotto. “La vertenza della Fiat è una vertenza nazionale e siciliana”, ha dichiarato il segretario provinciale della Uilm, Vincenzo Comella. “Coinvolgeremo tutti i soggetti interessati – ha aggiunto il segretario della Fiom di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone - E' talmente grave la situazione che non è possibile scaricare tutto il peso sulle spalle dei soli lavoratori”

mercoledì 2 dicembre 2009

FIAT: Lettera aperta di Diliberto a Marchionne


Sono giorni di trattative tra Fiat, Governo e Sindacati con al centro il piano industriale dell’azienda e i tagli di lavoratori e stabilimenti o la riconversione degli stessi verso non meglio precisati obiettivi, Termini Imerese in primis. Tagli e riconversioni che rischiano di mettere sul lastrico migliaia di lavoratori e famiglie. (LEGGI TESTO INTEGRALE LETTERA APERTA)
Il tutto nonostante la montagna di finanziamenti pubblici ricevuti da Fiat in questi anni, non concessi certo né per licenziare, né per chiudere fabbriche, ma per creare lavoro, innovazione e sviluppo. Contestualmente Fiat continua ad avviare attività produttive in altri Paesi. Non le sembra irriguardoso tutto ciò nei confronti dello Stato? Non le sembra immorale nei confronti della dignità e della professionalità dei lavoratori? Non le sembra irrispettoso nei confronti dei territori in cui i tagli di personale e di fabbriche insistono?”. E’ quanto scrive Oliviero Diliberto, segretario del PdCI, in una lettera aperta indirizzata all’a.d. della Fiat Sergio Marchionne.
“Se gli intendimenti dell’azienda andranno avanti - continua Diliberto - in diverse aree del Paese si produrranno emorragie occupazionali vere e proprie, con ricadute pesantissime sulla vita quotidiana delle persone e sul tessuto sociale di quelle realtà, visto che parliamo di lavoratori che hanno un’età anagrafica non certo favorevole ad una loro nuova ricollocazione occupazionale. Fiat - conclude Diliberto - per gli italiani, è un marchio di fedeltà. Da tutta questa vicenda anche tale prestigioso simbolo rischia di pagare un altissimo pegno, in termini di popolarità, sull’altare del profitto e del capitalismo senza scrupoli. Non le pare?”.

mercoledì 18 novembre 2009

Fiat Termini Imerese: gli operai occupano il comune ed eleggono un nuovo sindaco




TERMINI IMERESE (Palermo) - Circa 200-300 operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e dell'indotto hanno occupato il municipio. Questa mattina, dopo un'assemblea davanti ai cancelli della fabbrica, le tute blu si erano messe in marcia verso il centro abitato. In questo momento, spiega il segretario della Uilm Vincenzo Comella, sindacati e lavoratori sono riuniti in assemblea con il sindaco Salvatore Burrafato, per concordare una linea comune sulla vertenza contro il piano dell'azienda, che prevede di fermare dal 2011 la produzione automobilistica nell'impianto siciliano. La nuova Lancia Y, infatti, sarà realizzata in Polonia. Proprio oggi sono partire le ulteriori due settimane di cassa integrazione. 




Contro il piano Fiat si era espressa con forza sabato la Cgil, in occasione della manifestazione di protesta contro la politica economica del governo tenuta a Roma. 




I circa 200 operai che si trovano in municipio hanno "eletto" un proprio sindaco. L'operaio ha indossato la striscia tricolore: "Se le istituzioni non prendono in considerazione i nostri problemi - dicono gli occupanti - cercheremo di fare da soli". Gli operai chiedono inoltre che le autorità comunali li aiutino a fissare un incontro con il ministro Claudio Scajola, prima che la Fiat presenti ufficialmente il piano industriale. Altrimenti "staremo qui ad oltranza", dicono. In particolare si rivolgono al vicesindaco Gianfranco Miccichè, che è anche sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri con la delega al Cipe. 




La protesta dell'Alfa Romeo di Arese.Protestano anche i lavoratori dell'Alfa Romeo di Arese, tutti in Cassa integrazione, davanti alla sede di Assolombarda, mentre una delegazione sindacale sta discutendo con i rappresentanti della Fiat del trasferimento del Centro Stile da Arese a Torino. Numerosi gli striscioni e le bandiere di Slai-Cobas, Fiom-Cgil e Flmu-Cub. 




"La chiusura dell'Alfa - spiega Corrado Delle Donne dello Slai-Cobas - è uno sfregio per tutta Milano, l'Alfa Romeo è stata regalata alla Fiat a suon di tangenti, e Torino, dopo aver incassato 2 mila miliardi per Arese a fondo perduto vuole chiudere tutto, toghe rosse cercasi". Secondo Delle Donne "al danno si aggiunge la beffa, perchè Fiat se ne va da Arese ma lascia a comandare l'area un suo ex manager, Luigi Arnaudo". 


Davanti alla sede di Assolombarda è stata posata la riproduzione di un bonifico da 4 miliardi di lire eseguito l'11 marzo 1992 da Credito Italiano alla Banque Internationale de Luxembourge a favore del cliente 'Gabbiano'. "Quel Gabbiano - ha spiegato Delle Donne - era Bettino Craxi e l'assegno fu staccato da Cesare Romiti perchè l'Alfa venisse ceduta alla Fiat anzichè alla Ford". I lavoratori hanno rivolto anche un appello alla Lega Lombarda: "Anche L'Alfa Romeo è in Padania, non è Terronia, voi dove siete?". 

(18 novembre 2009)

venerdì 13 novembre 2009

Vittoria della Fiom a alla Fiat di Termini Imerese



FIOM-CGIL SICILIA

COMUNICATO

DETTAGLIO RISULTATI ELEZIONI RSU ALLA FIAT DI TERMINI IMERESE

Palermo 12 novembre 2009 - Alla Fiat di Termini Imerese all'elezioni per eleggere gli RSU, nel collegio operai, hanno votato 1243 aventi diritto.

DISTRIBUZIONE DEI VOTI DEL COLLEGIO OPERAI:

La FIOM prende 573 voti, pari al 46,09% del totale, ovvero l' 11,74% in piu' rispetto al 2006;
La FIM prende 351 voti, pari al 28,23% del totale, ovvero l' 1,96% in meno rispetto al 2006;
La UILM prende 270 voti, pari al 21,72% del totale, ovvero il  6,5% in meno rispetto al 2006;
L' UGL prende 16 voti, pari al 1,28% del totale, ovvero lo 0,76% in meno rispetto al 2006;
La FISMEC  prende 33 voti, pari al 2,65% del totale, ovvero il 2,45% in meno rispetto al 2006.

ATTRIBUZIONE DEI SEGGI:

La FIOM da 6 seggi del 2006, passa a 7 seggi, + 1  rispetto al 2006
La FIM DA 5 seggi del 2006, passa a 4 seggi,  -1 rispetto al 2006
La UILM da 3 seggi del 2006, passa a 4 seggi, + 1 rispetto al 2006
Dei 14 RSU del collegio operai, la meta dei delegati e' stato conquistato dalla FIOM.




COLLEGIO IMPIEGATI:

I 132 votanti del collegio impiegati, hanno votato come segue:

La FIOM prende 56 voti, pari al 42,42% del totale, ovvero + 30,32% rispetto il 2006;
La FIM prende 76 voti, pari al 57,77% del totale a cui viene attribuito il seggio.



Nel collegio montaggio la FIOM su 603 votanti prende 302 voti pari al 50,8%

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