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domenica 2 maggio 2010

in sei regioni il tasso di disoccupazione giovanile oltre il 30%

Nel 2009 in sei Regioni il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni è risultato superiore al 30%: in Sardegna è al 44,7%, in Sicilia al 38,5%, in Basilicata al 38,3%, in Campania al 38,1%, in Puglia al 32,6%, in Calabria al 31,8% e nel Lazio al 30,6%. Sul versante opposto le Regioni con la disoccupazione più bassa sono la Toscana con il 17,8%, la Valle d'Aosta con il 17,5%, il Veneto con il 14,4% e il Trentino-Alto Adige con il 10,1%.
A scattare la fotografia sulla disoccupazione giovanile è la Confartigianato nelle elaborazioni flash appena pubblicate e che vede il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) arrivato a marzo 2010 al picco del 27,7%, 2,9 punti percentuali in più rispetto ad un anno prima. Se si prende a riferimento il tasso di occupazione, in otto regioni si riscontra un tasso inferiore al 20%: i valori più bassi in Campania (12,9%), seguita dalla Calabria (13,4%), la Basilicata (13,6%), la Sicilia (14,2%), la Sardegna (15,5%), il Molise (17,7%), l'Abruzzo e la Puglia (18,4%).
I tassi di occupazione più alti Confartigianato li registria in Valle d'Aosta con il 27,8%, in Emilia-Romagna con il 28,1%, in Lombardia con il 28,8%, in Veneto con il 30,2% e in Trentino-Alto Adige con 34,2%. La più bassa occupazione dei giovani tra 15 e 24 anni in Campania con il 12,9%, in Calabria con il 13,4%, Basilicata con 13,6%, Sicilia con 14,2% e Sardegna con il 15,5%. In una valutazione su più larga scala, prendendo cioé in esame la classifica del tasso di occupazione delle 271 regioni europee (e riferita al 2008), tra le ultime dieci regioni europee per tasso di occupazione 15-24 anni, ben quattro sono italiane: Campania, Basilicata, Sicilia e Calabria. Peggio di Sicilia e Calabria fanno solo le tre ex colonie francesi oltremare della Martinica, della Guyana francese e di Guadalupa.
TASSO DI ABBANDONO SCOLASTICO: il valore più elevato si riscontra, questa volta, al nord: a Bolzano il tasso di abbandono è del 17,4%, seguito dalla Sicilia con il 15,7%, dalla Sardegna con il 15,2% dalla Campania con il 13,9% e dalla Liguria con il 12,3%. Il più basso abbandono scolastico lo riscontriamo nelle Marche con il 7,8%, nel Veneto con il 7,5%, nel Molise con il 6,9%, in Friuli Venezia Giulia con 6,5% e in Umbria con il 5,0%.
LAVORO IRREGOLARE: bassa attività e bassa occupazione associata ad un elevato abbandono scolastico possono essere segnalatori di attività del mercato del lavoro parallelo costituito dal 'sommerso'. Con riferimento al 2007, la quota di unità di lavoro irregolari sul totale è dell'11,8% in media nazionale, con un valore del Mezzogiorno che è più che doppio rispetto alle due ripartizioni del Nord. Il valore del tasso di irregolarità del lavoro più alto è quello della Calabria (27,3%), seguita a distanza da Molise (19,4%), dalla Basilicata 19,0%) e dalla Sicilia e Sardegna (entrambe con 18,8%). Sul versante opposto, la maggiore regolarità del mercato del lavoro la riscontriamo in Toscana e Veneto (8,6%), Bolzano e Lombardia (8,4%) e infine Emilia Romagna (8,1%).
Per Confartigianato, "uno strumento come l'apprendistato può aiutare l'economia italiana a colmare il gigantesco gap rispetto al resto d'Europa per quanto riguarda le condizioni del mercato del lavoro giovanile. Il contratto di apprendistato può facilitare sia l'accesso al mercato del lavoro da parte dei giovani, sia a favorire quella formazione in azienda che diventa indispensabile per ridurre la discordanza tra domanda e offerta rilevata sul nostro mercato dl lavoro. Va infatti evidenziato - conclude Confartigiato - che a fronte di una difficoltà di reperimento di personale non stagionale nell'artigianato del 25,1% nel 2009, si osserva che in ben otto regioni la difficoltà di reperimento supera il 30%".

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venerdì 12 febbraio 2010

La classifica dei diritti umani


Calcolare la ricchezza, o la povertà, di un paese non in base al Prodotto interno lordo (Pil) ma all'accesso ai diritti umani è un altro modo per osservare il mondo - e per capire come i governi si stanno muovendo rispetto agli impegni presi nel campo delle politiche sociali e per il raggiungimento degli «Obiettivi di sviluppo del millennio». La rete internazionale Social watch, che raccoglie organizzazioni della società civile in oltre sessanta paesi, ha presentato ieri il suo nuovo rapporto annuale, che stila una classifica mondiale in base agli indici alternativi, quest'anno analizza gli effetti sociali e ambientali della crisi economica globale. «People first», come recita il titolo del rapporto, classifica i paesi in base a indici alternativi che misurano da un lato fattori determinanti per lo sviluppo come l'accesso all'istruzione di base, la mortalità infantile e la percentuale delle nascite assistite da personale qualificato (Bci - indice delle capacità di base), e dall'altro la parità di genere, ovvero come procede l'andamento del divario tra donne e uomini (Gei - indice di parità di genere). Riguardo alla seconda classifica, non sorprende scoprire che l'Italia, nella classifica Gei su 175 paesi, si piazza al 72simo posto dopo Grecia, Slovenia, Cipro e Repubblica Dominicana con 64 punti su 100. Due posizioni in meno rispetto al 2008 e un punteggio molto al di sotto della media europea, che è 72. «La mancata riduzione del divario nei diritti tra uomo e donna conferma la miopia dei governi», commenta Jason Nardi, portavoce di Social watch Italia, che aggiunge: «la definizione tra paesi del cosiddetto sud del mondo e quelli del nord sviluppato è sempre più sfumata». Infatti, osservando la classifica, si scopre che nelle prime 50 posizioni, oltre ai due terzi dei paesi dell'Unione europea - Italia, Irlanda, Repubblica Ceca, Slovacchia e Grecia escluse - c'è una buona rappresentanza di paesi in via di sviluppo. Filippine, Colombia, Tanzania e Thailandia tra i virtuosi nella parte alta della classifica. Il che dimostra come l'equazione tra reddito elevato e uguaglianza non sia affatto scontata. Tra i punteggi più alti, quelli di Svezia (88 punti), Finlandia e Ruanda (84). Seguono Norvegia (83), Bahamas (79), Danimarca (79) e Germania (78). L'indice della parità di genere tiene conto di diversi fattori: l'istruzione, la partecipazione all'attività economica e l'empowerment delle donne, ovvero il loro godere di pieni poteri. Il divario tra uomini e donne si è acuito con la crisi economica perché l'esposizione delle donne alla recessione è maggiore: hanno un minore controllo del reddito, sono più numerose nei lavori precari o a cottimo, percepiscono salari minori e godono di livelli di tutela sociale più bassi. Mentre, a livello mondiale, nel campo dell'istruzione si sono fatti progressi, nell'accesso agli spazi decisionali e nell'esercizio del potere la strada da fare è ancora molto lunga. Non esiste sulla terra un paese dove sia stata raggiunta la piena uguaglianza tra uomini e donne nella partecipazione ai processi economici o socio-decisionali. Ma, tornando all'Italia, il nostro paese è sotto accusa anche per quanto riguarda le politiche sull'immigrazione, i «pacchetti sicurezza» e una situazione generale di impoverimento dovuta sì alla crisi finanziaria, ma anche a «politiche miopi, deboli e in molti casi discriminatorie». Se si calcola poi a quanto ammonta l'impegno del governo nell'aiuto allo sviluppo, «l'Italia ha toccato il minimo storico proprio nell'anno in cui ha presieduto il G8». Un paradosso già noto agli addetti ai lavori che Social watch purtroppo conferma.
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sabato 9 gennaio 2010

Crisi: disoccupazione a 8,3%, il dato più alto da aprile 2004.


ROMA - Nubi nere continuano a caratterizzare la situazione economica. I dati dell'Istat non lasciano dubbi. Si parte dal brusco innalzamento del deficit-pil nei primi nove mesi del 2009, un dato quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell'anno prima. Si prosegue con l'occupazione che, a novembre, è diminuita di 389.000 unità rispetto allo stesso mese del 2008 e di 44.000 rispetto ad ottobre. Sempre secondo l'Istat il tasso di disoccupazione a novembre ha raggiunto l'8,3%, il dato più alto da aprile 2004.


Deficit-Pil. Nei primi tre trimestri del 2009, comunica l'istat, l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al pil è stato del 5,2%, contro il 2,8% di gennaio-settembre del 2008 (era 6,1% al termine del secondo trimestre del 2009). Solo nel terzo trimestre dell'anno scorso il disavanzo pubblico è stato pari al 3,3% (era 3,2% ad aprile-giugno), più che raddoppiato rispetto all'1,3% dello stesso periodo del 2008. Nel terzo trimestre del 2009 il saldo primario è stato positivo e pari a 2,244 miliardi (era 14,921 miliardi nello stesso periodo del 2008), con un'incidenza positiva sul pil dello 0,6%, mentre era +3,9% a luglio-settembre dell'anno prima. Nei primi nove mesi del 2009, il saldo primario rispetto al pil è negativo e pari allo 0,8%, contro il +2,3% dello stesso periodo del 2008. A luglio-settembre, aggiunge l'istituto di statistica, il saldo corrente (risparmio) è stato negativo e pari a 940 milioni, contro il valore positivo di 6,499 miliardi dello stesso trimestre dell'anno precedente, con un'incidenza negativa sul pil pari allo 0,2% (+1,7% nello stesso periodo del 2008). Nei primi nove mesi del 2009, inoltre, il saldo corrente in rapporto al pil è negativo e pari al 2,3% (era +0,3% nei primi tre trimestri del 2008).
Disoccupazione. Il tasso di disoccupazione a novembre ha raggiunto l'8,3%, il dato più alto da aprile 2004. A novembre 2008 il tasso di disoccupazione si era attestato al 7,1%. Le persone in cerca di occupazione nel mese erano 2.079.000, cioè 313.000 in più rispetto ad un anno prima e 30.000 in più rispetto ad ottobre. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 26,5%, segnando una riduzione di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente contro un aumento di 2,9 punti percentuali rispetto a novembre 2008.

Occupazione. L'occupazione a novembre è diminuita di 389.000 unità rispetto allo stesso mese del 2008 e di 44.000 rispetto ad ottobre. Lo rileva l'Istat sulla base dei dati destagionalizzati precisando che il calo tendenziale è dell'1,7% mentre quello congiunturale è dello 0,2%.

Eurozona.  La disoccupazione nell'eurozona a novembre ha toccato quota 10% rispetto al 9,9% di ottobre. E' il dato destagionalizzato diffuso da Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione Europea, che precisa come si tratti del tasso più elevato da agosto 1998. Nel novembre 2008 il dato era pari all'8%. I dati sono stati diffusi da Eurostat, secondo cui i disoccupati nell'Eurozona sono 15,712 milioni nell'area euro a novembre (+185 mila da ottobre) e 22,899 milioni nell'Ue (+102 mila).

giovedì 31 dicembre 2009

Istat, l'occupazione cala ancora


da Unità
Nonostante il governo Berlusconi dica il contrario, la crisi continua e lo confermano i dati. L'Istat fa sapere ora che l'occupazione nelle grandi imprese a ottobre è diminuita dell'1,9% rispetto allo stesso mese del 2008 ed è rimasta invariata rispetto a settembre 2009. L'Istituto di statistica precisa che al netto della cassa integrazione anche i guadagni sono in calo del 3,7% su base annua, mentre si è registrata una variazione nulla su base mensile. Se si prendono in considerazione solo le grandi aziende dell'industria l'occupazione è calata addirittura del 3,7% rispetto a un anno fa ed è il dato peggiore dal novembre 2002.

Se si prende in considerazione la cassa integrazione ordinaria, a ottobre nelle grandi imprese sono state utilizzate 38,2 ore per ogni mille ore lavorate contro le 15,8 ogni mille dell'ottobre 2008. Nel confronto tra i primi dieci mesi del 2009 e il corrispondente periodo del 2008, il ricorso alla Cig ha registrato un incremento di 31,2 ore per ogni mille ore lavorate. Nella grande industria questo dato sale fino a 94 ore ogni mille lavorate rispetto alle 39,7 del 2008. Il ricorso alla Cig è cresciuto, anche se in misura minore, anche nelle grandi aziende dei servizi. I settori più colpiti dal calo sono la farmaceutica con un -8,3%, computer, elettronica e ottica -7%, articoli in gomma e plastiche nonché macchinari e attrezzature -5,6%.

A ottobre, inoltre, l'Istat ha registrato anche una diminuzione congiunturale (al netto della stagionalità) dello 0,4% delle retribuzioni. La variazione tendenziale di ottobre, misurata sull'indice grezzo, è del +4,5%, mentre anno su anno (primi 10 mesi) la retribuzione lorda per ora lavorata ha registrato un incremento dell'1,6%

mercoledì 2 dicembre 2009

Eurispes: 70,5% sfiduciati dal governo


Di Filcem Siracusa Da Rassegna.it

Quest'anno rileva: il numero di quanti si dicono sfiduciati dal governo è maggioritario (70,5%), calo rispetto a quello del 2008.
Dunque un dato importantissimo che smentisce categoricamente i dati sul consenso a questo Governo che Berlusconi sbandiera ai quattro venti ogni giorno.
Dal rapporto emerge una realtà nazionale caratterizzata da stipendi bassi, precariato e assenza di lavoro. Mentre le retribuzioni in Italia risultano le più basse d’Europa, gli stipendi dei livelli dirigenziali risultano quasi quattro volte superiori a quelli degli impiegati che operano nello stesso comparto. Un divario che cresce ulteriormente se si guarda ai top manager con compensi 243 volte maggiori delle retribuzioni medie.
Solo il 12,4% ritiene che la flessibilità nel lavoro sia uno strumento per eliminare la disoccupazione. Per la maggioranza questa peggiora le possibilità occupazionali dei giovani e rende il lavoro più incerto.
Quasi la metà degli italiani boccia l’uso dell’energia nucleare. Con motivazioni differenti, affermano di essere contrari alla attivazione di centrali sul nostro territorio il 45,7% dei cittadini, a fronte del 38,3% dei favorevoli. In particolare, le motivazioni di quanti si oppongono al nucleare sono il non ritenere questa una soluzione rapida per risolvere i problemi connessi all’energia (18,4%) e il timore dei rischi che una tale scelta comporterebbe (27,3%).
Inoltre dal Rapporto Italia 2009 emerge che il 58,9% degli italiani si dice favorevole al riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali. Un dato importante che rileva come gli italiani siano molto più avanti di coloro che siedono in Parlamento. La maggioranza degli italiani afferma – dice l’Eurispes – di considerare l’omosessualità una forma di amore come l’eterosessualità”, e meno di un italiano su 10 (9,3%) la considera immorale.
La Chiesa di Papa Benedetto XVI, invece, registra un forte calo da un anno all’altro, passando dal 49,7% del 2008 al 38,8% di quest’anno. Le “aree deboli” del consenso, per il Vaticano, sono soprattutto il Nord – Ovest (fiducia al 25,9%) e coloro che si dicono di sinistra (fiducia al 23,1%). Al contrario, il sostegno è più forte tra gli over 65enni (51,7%), nel Sud Italia (60,7%) e tra quanti si dicono politicamente di centro (56,3%).
La notizia sul rapporto Eurispes di quest’anno è stata già censurata dai principali media on line, Corriere.it e Repubblica.it Il Ministro Maroni ha, infatti, rubato la scena dell’attenzione della stampa con il “traffico di organi di bambini” – notizia gravissima – ma che in queste ore sta eclissando tutte le notizie drammatiche che arrivano sulla recessione negli Usa e sicuramente occuperà le prime pagine dei quotidiani di domani e le aperture di tutti i tg di prima sera. E’ una notizia che cerca ovviamente di distrarre gli italiani da tutto il resto.  (sic)

Due milioni di disoccupati ma per Sacconi va bene così



La disoccupazione schizza a livelli record, con il numero dei senza lavoro che a ottobre, per la prima volta dal marzo del 2004, sfonda la soglia dei 2 milioni. A ottobre - comunica l'Istat - il tasso di disoccupazione è salito all'8% dal 7,8% di settembre (più un punto percentuale rispetto allo stesso mese dell'anno scorso), raggiungendo il valore massimo dal novembre del 2004. Il numero delle persone in cerca di lavoro è quindi 2.004.000, in aumento del 2% (+39mila persone) rispetto a settembre e del 13,4% (+236mila) su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile - aggiunge l'istituto di statistica - a ottobre è aumentato al 26,9% dal 26,2% di settembre, con una crescita del 4,5 punti percentuali rispetto a ottobre dell'anno scorso.

Per il ministro dello Sviluppo economico «iIl dato sulla disoccupazione di ottobre reso noto oggi dall'Istat è comunque molto meglio della media europea e degli altri Paesi»: così ha detto a margine di un convegno a Roma.«È la crisi economica che si trasferisce sulla disoccupazione», ha aggiunto Scajola. Comunque, ha concluso il ministro, «teniamo meglio noi».

giovedì 19 novembre 2009

Morti sul lavoro, quando i conti non tornano



INAIL Lazio, nel 2009 in aumento morti sul lavoro




Roma, 18 nov. (Adnkronos/Labitalia) - Sono diminuiti i morti sul lavoro nel Lazio nel 2008, ma, per il 2009, la tendenza sembra destinata a un'inversione di rotta. E' quanto emerge dall'intervento di Antonio Napolitano, direttore regionale di Inail Lazio, alla presentazione del Rapporto Annuale Inail Lazio 2008, tenutasi questa mattina presso la sede regionale dell'Istituto. Per il 2008 il Rapporto segna 78 morti in incidenti sul lavoro rispetto ai 100 del 2007, e una diminuzione dello 0,12% degli infortuni.
Ma, per il 2009 la situazione e' diversa, come ha spiegato Napolitano: "Da quanto emerge dai dati nazionali presentati dall'Inail nella giornata di ieri -ha detto- nel Lazio, tra giugno 2008 e giugno 2009, abbiamo registrato 7 infortuni mortali in piu', avvenuti in strada. E inoltre pensiamo che molte malattie professionali possano 'trasformarsi' in infortuni". Napolitano ha quindi aggiunto che "nel 2009 nella regione si sono persi meno posti di lavoro rispetto al dato nazionale". Napolitano ha ribadito il ruolo centrale dell'Inail nella lotta agli incidenti sul lavoro. "Si deve passare dallo spirito di servizio alla spirito di solidarieta' -ha detto- altrimenti non riusciremo a creare una situazione in cui l'infortunio e' un'utopia e non una tragica realta'".
Sulla stessa linea anche Franco Lotito, presidente del Civ Inail. "Dobbiamo proseguire nella costruzione di un Inail sempre piu' forte -ha detto- sulla base del trend positivo registrato nel 2008. Dobbiamo incrementare la forza con cui l'Istituto interviene. E' un'utopia pensare a infortuni zero? Alcuni dicono di si', ma la storia e' mossa dalla forza dell'utopia e quindi coltiviamola. L'istituto -ha continuato Lotito- deve rafforzare la propria scelta strategica, essere istituto che assicura i lavoratori contro gli infortuni, ma deve puntare sempre piu' a fare prevenzione. Questo deve essere l'orizzonte in cui tarare le nostre scelte". E Lotito ha rimarcato quindi l'esigenza di un rapporto sempre piu' stretto tra l'Inail e le istituzioni sul territorio. "Stiamo pensando che sia utile standardizzare -ha detto- il rapporto tra l'Inail e le istituzioni regionali, e in questo senso ci stiamo confrontando con la conferenza Stato-Regioni".

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