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domenica 28 febbraio 2010

REPRESSIONE E VIOLENZE SUI MIGRANTI DAL NORD AL SUD ITALIA E’ SEMPRE “ROSARNO”


PALERMO -DOMENICA 7 MARZO  DALLE ORE 18,00 IN POI
AL LABORATORIO ZETA    via A. Boito 7
 
REPRESSIONE  E VIOLENZE SUI MIGRANTI
DAL NORD AL SUD ITALIA E’ SEMPRE “ROSARNO”



ORE 18,00 - INCONTRO/DIBATTITO

PALERMO -  COME ZINGONIA – COME ROSARNO
Testimonianze a confronto


 Introduce e modera i lavori Salvo Vitale (Ass. Peppino Impastato – Casa Memoria)

PARLIAMONE CON

Fulvio Vassallo Paleologo  – “Sembra Rosarno, è Palermo” – Dallo sgombero del Laboratorio Zeta alla riconquista sociale”

 Lorella Lari  –  “Sembra Rosarno, è Zingonia” -  Una storia di acqua, razzismo e speculazione”

Judith Gleitze  - “Sembra Rosarno,  è Milano” – La lotta delle donne nei CIE

Riflessioni e dibattito

Nel corso dell’incontro verrà lanciata l’iniziativa  del primo pseudo concorso “ Rimbalza il clandestino e gettalo nel cestino” , a cura di Salvo Vitale

ORE 20,30 CENA SOCIALE 

A SEGUIRE PROIEZIONE  DEL VIDEO SU ROSARNO:
“IL TEMPO DELLE ARANCE” di Nicola Angrisano
Presentazione di  Enrico Montalbano



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mercoledì 17 febbraio 2010

Milano: "Esistere come persone"

Se guardiamo ai fatti di Milano, non dimentichiamo Rosarno. In Calabria per la prima volta i migranti arrivati da tutt'Italia per guadagnarsi da vivere nei campi (20-25 euro al giorno per 10-12 ore di lavoro) hanno reagito all'infame caccia allo straniero, sport non solo lì assai praticato. E a Milano gli stranieri protestano non solo per l'uccisione di uno di loro, ma contro il muro di esclusione, ottusità e razzismo che la società italiana ha eretto intorno a gente di cui ha bisogno, ma a cui non vuole concedere nulla, a partire dai diritti elementari: esistere come persone, vivere in pace, ottenere riconoscimento civile e sociale.
Ma a Milano è emerso qualcosa di più: il fallimento ufficiale della non-politica verso gli stranieri con cui la destra, manovrata dalla Lega, ha creduto di affrontare le migrazioni. Se Bossi, a cui un certo fiuto non manca, ha smentito le sparate sui rastrellamenti casa per casa del suo allievo Salvini, vuol dire che ha sentito puzza di bruciato. E cioè che l'ottusità razzista si stava ritorcendo contro la Lega. Da due decenni la destra domina e amministra Milano. Da quasi dieci, con l'eccezione del breve e insignificante intermezzo Prodi, la destra controlla le politiche di ordine pubblico (Scajola, Pisanu e soprattutto Maroni). Ed ecco che la città simbolo delle vandee italiane (dalla Lega agli ex socialisti, dagli ex fascisti al Pdl e Cl) si rivela quella più conflittuale, più cattiva e meno vivibile. Mettiamo in conto anche il fallimento dei progetti edilizi faraonici e ora le mazzette (il prode Prosperini è sempre stato tra i più esagitati contro gli immigrati). Scricchiolii della cultura decisionista, del manganello e dell'espulsione. E intanto la figura del Capo si impantana ogni giorno di più, tra risibili comparsate all'estero, processi incombenti, riforme al palo, economia a rotoli, dittatori dell'emergenza ridimensionati. Un flash di 18 anni fa: poco prima dello scandalo di Mani Pulite, l'allora sindaco Pillitteri fu contestato dai tranvieri al deposito di Lambrate, vicino alla via dove è stato fischiato il vicesindaco De Corato...
La non-politica migratoria del governo, tutta al negativo, basata com'è su paura, sparate sull'insicurezza e appelli alla xenofobia sta diventando un incubo che si morde la coda. Più si strumentalizza la questione migratoria a fini di consenso, più si lasciano marcire i conflitti urbani, in un crescendo senza fine. Dove porterà tutto questo? Conoscendo stoffa culturale e lungimiranza politica di chi ci governa, c'è da pensare al peggio. Anche perché non si vedono modelli alternativi alla destra. È facile per Pd e IdV, di fronte alla pura e semplice evidenza, accusare il governo di cavalcare la paura. Ma dov'erano prima quei partiti? Sono sicuri di avere la coscienza a posto? Sono sicuri che Penati e Chiamparino, per non parlare di De Luca, solo per fare i primi nomi che vengono in mente, la pensino diversamente dal sindaco Moratti o dall'ineffabile Maroni in tema di ordine pubblico? Secondo me, no. Vuol dire che un'inversione della politica che il nostro paese segue da venticinque anni in tema di immigrazione non è pensabile. Quando mai si è ragionato in termini di cittadinanza effettiva come principale strumento per l'integrazione degli stranieri nella nostra società, a ogni livello, dalla scuola, al lavoro e ai diritti civili? Poiché così non è mai stato, è facile che altre Rosarno e altre vie Padova ci attendano.


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venerdì 5 febbraio 2010

Assemblea dei lavoratori di Rosarno a Roma


In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l’Assemblea dei lavoratori Africani di Rosarno a Roma. Siamo i lavoratori che sono
stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver rivendicato i nostri diritti. (...) Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né
elettricità. Il nostro lavoro era sottopagato. Lasciavamo i luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci solo la sera alle
20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle nostre tasche.
A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci pagare. Ritornavamo con le mani vuote e il corpo piegato dalla
fatica. (...) Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie... prelevati, qualcuno è sparito per sempre. Ci hanno sparato
addosso, per gioco o per l’interesse di qualcuno. (...) Non ne potevamo più. Coloro che non erano feriti da proiettili, erano feriti
nella loro dignità umana, nel loro orgoglio di esseri umani. Non potevamo più attendere un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché
siamo invisibili, non esistiamo per le autorità di questo paese. (...)
Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le nostre richieste:
• domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motivi umanitari agli 11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a
tutti noi, vittime dello sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato senza lavoro, abbandonati e dimenticati
per strada.
• Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e ci garantisca la possibilità di lavorare con
dignità.


mercoledì 13 gennaio 2010

Diliberto (federazione della Sinistra): Maroni dimettiti (video)







Da PdCITV

IMMIGRATI: MARONI, PERMESSO SOGGIORNO PER RAGIONI UMANITARIE AGLI OTTO FERITI DOPO FATTI ROSARNO


 
(Adnkronos) - Agli otto immigrati tutt'ora ricoverati negli ospedali di Reggio Calabria, Gioia Tauro e Polistena in seguito ai disordini di Rosarno sara' concesso il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Roberto Maroni a margine della propria informativa al Senato. ''Sono rimasti feriti dopo essere stati vittime di atti di violenza, quindi abbiamo pensato che fosse giusto concedere loro il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie'', ha spiegato Maroni.

Rosarno, arriva la protesta dell'Egitto



Il ministro degli Esteri si rivolge all'Italia: “E' una campagna di aggressione, tutelare immigrati e minoranze musulmane”. Bruciata auto di un ghanese. Roma, oggi manifestazione a Piazza Navona. Maroni riferisce al Senato. E resta l'ombra della mafia
A Rosarno è in atto una “campagna di aggressione”, bisogna tutelare “gli immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia”. Sono le parole che arrivano oggi (12 gennaio) dal ministro degli Esteri egiziano, Aboul Gheit, che rivolge un avvertimento al nostro paese. Al governo chiede di “prendere le misure necessarie per la protezione delle minoranze”, annunciando che la questione sarà sollevata nell’incontro diplomatico di sabato 16 gennaio con il titolare della Farnesina, Franco Frattini.

Bruciata auto di un ghanese. Il Comune calabrese sta riprendendo la vita normale dopo gli incidenti e le tensioni dei giorni scorsi, riferiscono fonti di agenzia, ma polizia e carabinieri continuano a presidiare tutta la zona con finalità preventive. Un nuovo episodio violento si è verificato stanotte: è stata incendiata l'automobile di un immigrato ghanese, bracciante agricolo con regolare permesso di soggiorno che vive in affitto nel centro del paese. Secondo l’autorità, però, l'incendio sarebbe legato a un fatto occasionale, scollegato dagli incidenti, ma è comunque in corso di accertamento.

Manifestazione a Piazza Navona. Nel pomeriggio andrà in scena una manifestazione di protesta a Roma: le organizzazione antirazziste e delle comunità migranti si ritroveranno a Piazza Navona, per esprimere solidarietà agli stranieri di Rosarno. In contemporanea il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, interverrà al Senato per riferire sulla rivolta degli immigrati.

Crotone, 4 chiedono asilo politico. Tra gli immigrati trasferiti da Rosarno al Centro d'accoglienza - Cara di Crotonese, solo in 4 hanno richiesto asilo politico e sono quindi rimasti all'interno della struttura. Tutti gli altri, in possesso di regolare permesso di soggiorno, sono partiti alla ricerca di lavoro e amici in altre città.  Solo in 20 saranno trasferiti in giornata nei Cie di Lamezia e Bari. Sono attualmente 682 gli ospiti presenti nel Centro di S.Anna, in prevalenza di nazionalità irachena, afgana e turca. A breve è prevista la visita di Medici senza frontiere: l’organizzazione umanitaria vigilerà sulle condizioni della struttura.

Arrestato membro della ‘ndrangheta. Sugli scontri resta l’ombra della criminalità organizzata. Tra gli italiani arrestati a Rosarno, infatti, c'è anche un nipote di un boss della 'ndrangheta. Antonio Bellocco, 29 anni, è stato fermato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Al giovane è stata notificata in carcere questa mattina un'ordinanza di custodia cautelare. L’uomo è figlio Giuseppe già detenuto e nipote del boss Carmelo Bellocco.

Epifani, può scoppiare altra rivolta. Secondo il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, "non è la clandestinità a favorire l'illegalità, semmai il contrario". Il leader ribadisce che "se non si affronta per tempo il problema di come governare il mercato del lavoro stagionale in agricoltura, con queste forze di lavoro migranti, se non lo si mette al riparo dalla malavita, se non la si fa finita col fatto che un lavoratore che guadagna 20 euro deve darne 5 a un caporale, se non la si fa finita di pensare che migliaia di persone debbano vivere in quelle condizioni fatiscenti, è chiaro che il problema riscoppierà".

lunedì 11 gennaio 2010

PdCI- Guerriglia frutto politica razzista



"Che la situazione nella piana di Gioia Tauro fosse intollerabile, esplosiva, lo avevamo ribadito proprio due giorni fa alla vigilia del vertice in Prefettura a Reggio Calabria presieduto dal ministro dell'interno Maroni, invitando lo stesso rappresentante del governo Berlusconi a dedicare un'ora del suo tempo per toccare con mano la problematica e, proprio ieri, in concomitanza con il vertice in prefettura, a Rosarno è scoppiato letteralmente il caos. Sparatorie, feriti, scontri tra immigrati africani e forze dell'ordine. Scene di guerriglia urbana intollerabili per una società civile e conseguenza diretta della sconcertante e disumana politica fondata sui respingimenti degli immigrati e sull'introduzione del reato di clandestinità portata avanti dal governo Bossi-Berlusconi e personalmente dal ministro Maroni". Ad affermarlo, in una nota, Michelangelo Tripodi, assessore regionale, nonchè responsabile del Dipartimento per il Mezzogiorno del PdCI.

"Siamo stati purtroppo tristi profeti di una situazione insostenibile e vergognosa - spiega Tripodi -. Quello che e' successo ieri e sta continuando a succedere oggi a Rosarno e' di una gravita' assoluta ed e' a dir poco disarmante e vergognoso che di fronte a tutto questo il ministro Maroni proprio questa mattina ha parlato di situazione difficile quella che si vive nella piana di Gioia Tauro, cosi' come in altre realta', determinata dal fatto che in tutti questi anni e' stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina che da un lato ha alimentato la criminalita' e dall'altro ha generato situazioni di forte degrado come quella di Rosarno. Il ministro Maroni - prosegue Tripodi - dovrebbe letteralmente vergognarsi, cosi' come si devono vergognare tutti quei rappresentanti del governo Berlusconi e della vena secessionista della Lega Nord che stanno portando avanti un clima di odio e di razzismo diffuso in tutta Italia. Al ministro e al governo ricordiamo che innanzitutto quella che e' in vigore sull'immigrazione e la legge Bossi-Fini e che questa ennesima e sconcertante situazione che si sta consumando nella Piana di Gioia Tauro ripropone con agghiaccianti interrogativi la problematica dell'accoglienza e la convivenza degli immigrati in zone ad alto rischio criminalita' come quella di Rosarno, da tempo al centro delle denunce dei sindacati proprio per vicende legate allo sfruttamento di manodopera extracomunitaria".

Ferrero (FdS): Maroni con le sue dichiarazioni, è il mandante della caccia al'uomo



La drammatica situazione che si è creata a Rosarno è il frutto della legge Bossi Fini che impedisce la regolarizzazione di chi lavora e favorisce gli schiavisti che sfruttano la manodopera immigrata.
L’unica soluzione dare il permesso di soggiorno ai migranti che lavorano e mettere in galera chi li sfrutta. Il ministro Maroni continua ad insultare la sinistra ma si tratta del mandante morale della caccia all’uomo che si è scatenata a Rosarno.
Invece che raccontare balle dovrebbe vergognarsi.
Raccogliendo l’invito che è comparso da più parti in Calabria, in queste ore, facciamo appello a tutte le forze democratiche e antirazziste perché si possa organizzare al più presto, a Rosarno, una grande, pacifica e forte manifestazione di tutto il movimento antirazzista italiano.

sabato 9 gennaio 2010

Ancora Spari a Rosarno e tensione al sit in di Roma


ROMA:
Momenti di tensione tra polizia e manifestanti dei centri sociali di Roma e immigrati si sono verificati nel pomeriggio nella capitale ad un sit in organizzato per protestare contro i fatti di Rosarno. Dopo avere forzato un cordone delle forze dell'ordine che presidiavano piazza dell'Esquilino i manifestanti hanno tentato di dirigersi verso il Viminale. A quel punto la polizia ha cercato di respingerli, i manifestanti però non hanno desistito. Ora a sbarrare la strada verso il Ministero dell'Interno ci sono alcuni blindati e poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa.


ROSARNO:
IMMIGRATI: ANCORA SPARI A ROSARNO, SALE A 67 BILANCIO FERITI
Ancora spari a Rosarno, Calabria, teatro da ieri delle proteste degli immigrati e di violenti scontri con i residenti. Dopo un mattinata di relativa calma e' tornata la tensione a qualche chilometro dalla citta' e un altro immigrato e' rimasto lievemente ferito da un colpo sparato da un fucile da caccia. A renderlo noto la polizia sottolineando che attualmente sono 67 i feriti.

Dei 67 feriti 31 sono stranieri. Due di questi, colpiti a sprangate, versano in condizioni gravi. Tra le persone ferite ci sono anche 19 agenti di polizia e 17 residenti. Sei immigrati si trovano ancora ricoverati in ospedale.

Nella notte era stato effettuato un primo trasferimento di 250 immigrati nel Centro di accoglienza di Crotone. Altri sono attesi probabilmente in giornata.


Le lotte per la terra e i caporali di oggi




Antonello Mangano

Nel maggio 2009, la Direzione investigativa antimafia avviava un'inchiesta sul lavoro agricolo nella Piana di Gioia Tauro, culminata con gli arresti di tre imprenditori del luogo e due "mediatori" bulgari. Le accuse erano estorsione e riduzione in schiavitù. L'indagine, partita grazie alla denuncia di una cittadina bulgara, era un utile spaccato delle condizioni di lavoro nella Piana. «I proprietari volevano sfruttare il lavoro sotto costo di cittadini privi di permesso di soggiorno, destinandoli al lavoro agricolo con ogni clima per nove - dieci ore al giorno», scrivono i magistrati. 
«Venivano picchiati in caso di rallentamento nel ritmo di raccolta degli agrumi e obbligati ad accettare un salario giornaliero molto inferiore rispetto alla normale retribuzione giornaliera». Chi protestava era ricattato («ti denunciamo alle autorità come clandestino»), oppure picchiato. Ad un lavoratore marocchino venivano negati i 500 euro della sua paga, quasi un mese di lavoro. Ad un altro, invece che i soldi per 44 giorni nei campi venivano dati pugni e calci.
Non tutti si comportano così. Ma sono tante le testimonianze che parlano di violenza diffusa, e non ci sono dubbi sui bassi salari. I produttori si giustificano: ci pagano le arance pochi centesimi al chilo. Ma non spiegano perché ci sono così tanti passaggi dal piccolo proprietario all'industria di trasformazione, oppure al supermercato. Non parlano mai di quello che uno di loro definisce il "freno a mano" dell'economia locale, ovvero il monopolio dei materiali, quello delle ditte di trasporto, in pratica tutto l'indotto del sistema. Una sorta di pizzo indiretto. «Non puoi comprare gli agrumi dove vuoi», ammette un produttore, «per ogni zona, devi prima rivolgerti a personaggi strani, i cosiddetti guardiani. Fino a poco tempo fa, arrivavano tanti compratori esterni, sono stati cacciati via a pistolettate o con attentati. In quel periodo, un chilo di clementine si vendeva a mille lire. Potevi comprarti una casa all'anno. Oggi te la devi vendere, la casa».
L'analisi più lucida è quella di Peppino Lavorato, ex sindaco di Rosarno fino al 2003, compagno di partito di Giuseppe Valarioti, martire dell'antimafia calabrese: «Gli agricoltori devono aprire gli occhi e riconoscere che il loro reddito è falcidiato e decurtato dall'imperio mafioso, che parte dalle campagne e arriva nei mercati. Negli anni '70, la 'ndrangheta ha allontanato dai nostri paesi i commercianti che pagavano il prodotto ad un prezzo remunerativo, per rimanere sola acquirente ed imporre il proprio basso prezzo». «Si è poi impadronita di tutti i passaggi intermedi, fino ad arrivare nei mercati e controllare anche il prezzo al consumo», continua Lavorato. «Questa è la filiera perversa che deruba agricoltori, lavoratori e consumatori. La filiera che bisogna combattere ed abbattere per assicurare il giusto reddito all'agricoltore, il legittimo salario al bracciante italiano o straniero, un equo prezzo al cittadino consumatore».
La storia di Rosarno è comunque complessa e paradossale, non riducibile all'«inferno» descritto da quasi tutti gli inviati. Oggi i migranti schiavizzati lavorano nelle stesse terre dove pochi decenni fa gli abitanti del luogo condussero lotte sindacali di massa per vedere riconosciuti diritti elementari. Non c'è più memoria di quelle vicende, così come del recente passato fatto di emigrazione. Quello che resta è una lugubre sequenza di atti violenti. L'omicidio del sessantaduenne Palmiro Macrì, ucciso il 7 luglio 2008 da diverse sventagliate di kalashnikov - oltre cinquanta colpi esplosi, un crepitio che rimarrà per sempre nelle orecchie dei passanti - per punire il figlio, colpevole di aver litigato per un parcheggio con un pezzo grosso delle 'ndrine. Un anno dopo, uno dei delitti più atroci. Vincenzo La Torre, 22 anni, e Francesco Amato, 15 anni, rom, residenti a Rosarno sono uccisi di fronte al cancello dell'acquedotto di Scilla con due colpi alla nuca. Qualche settimana prima, il 18 maggio, un'automobile utilizzata dalle suore di Santa Maria Ausiliatrice era stata incendiata.
Lo scorso due novembre la polizia irrompeva in un normale appartamento e trovava un arsenale da guerra, in cui spiccava un lanciarazzi controcarro modello M-80, di fabbricazione jugoslava. Una potente arma da guerra pensata per distruggere mezzi corazzati. Sempre a novembre, è ucciso il meccanico Biagio Vecchio, ancora una vendetta trasversale per punire il nipote. Si tratta solo di una selezione di episodi della "normale" cronaca locale. Tutte vicende che non hanno suscitato indignazione, moti di piazza, cortei spontanei. Gli italiani a queste cose ci sono abituati. Non sono africani

Rosarno- Gli immigrati vanno via




Centinaia di immigrati lasciano la città tra gli applausi degli abitanti. Un uomo ferito a colpi d’arma da fuoco. Un altro “sprangato”. Il bilancio: quasi 70 persone ferite, due immigrati in condizioni gravi. Ipotesi: la 'ndrangheta dietro gli scontri

A Rosarno, in Calabria, dopo due giorni di guerriglia tra immigrati e popolazione locale la tensione non si allenta. Gli scontri non sono finiti del tutto. Le agenzie continuano a battere notizie di immigrati feriti. Questa mattina (9 gennaio) un uomo è stato ferito nelle campagne di Gioia Tauro, a pochi chilometri da Rosarno, con colpi di fucile caricato a pallini. Le sue condizioni non sarebbero gravi. Un altro immigrato è stato aggredito e “sprangato” a Rosarno.


Il bilancio dei feriti, secondo fonti investigative, sarebbe di 66 persone, tra immigrati (30), cittadini (17) e forze di polizia (19). Due i feriti gravi, anche se stabili.


Eppure gli immigrati stanno abbandonando la cittadina calabrese e i negozi hanno ricominciato ad aprire. Nel corso della notte 320 immigrati sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza di Isola Capo Rizzuto, a Crotone. Il viaggio è avvenuto su sette pullman scortati dalle forze dell’ordine e accompagnati dagli applausi degli abitanti di Rosarno.


Un altro centro, l’ex fabbrica Opera Sila, si va svuotando in queste ore. Cento immigrati l’hanno abbandonato volontariamente nel corso della notte, lasciando Rosarno in treno o con mezzi propri. Altri 300 sono in corso di trasferimento, seguiti e convinti a lasciare la città dalle Forze dell’ordine, dai sacerdoti di Libera, dai volontari di Medici Senza Frontiere e da altre associazioni.


Un sacerdote di Libera, don Pino Demasi, ha ricostruito i fatti degli ultimi giorni parlando con i giornalisti durante lo sgombero dell'ex Opera Sila. “La reazione violenta degli immigrati di giovedì sera – ha detto il rappresentante di Libera - è stata provocata da una voce diffusa tra di loro secondo cui quattro loro connazionali erano stati uccisi”. Voce che “ha scatenato il panico tra gli immigrati e una reazione consequenziale. Non so dire chi e perché abbia sparso questa voce. Fatto sta che da lì si è scatenato l'inferno”.


Gli scontri di Rosarno potrebbero essere statati cavalcati dalle cosche della 'ndrangheta. Il procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, ha affermato che "allo stato ogni ipotesi è plausibile". Un'ipotesi però confermata dall'arresto del 29enne Antonio Bellocco con l'accusa di resistenza, minacce e violenza a pubblico ufficiale. Il padre di Bellocco sarebbe imparentato col capo cosca di un clan molto noto nella Piana di Gioia Tauro.


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