sabato 27 febbraio 2010

D'Alema alla London School of Economics: la legge sul conflitto d'interessi non avrebbe fermato Berlusconi


Era venuto alla prestigiosa London School of Economics per parlare della sinistra europea di fronte alle sfide del nuovo millennio ma gli studenti volevano sapere dell'Italia. Così, dopo un discorso d'una decina di cartelle sull'eredità dei valori socialdemocratici, Massimo D'alema s'è rimboccato le maniche e ha risposto una ad una alle domande provocatorie della platea per niente intimidita dal personaggio: l'opposizione latitante a Berlusconi, la gerontocrazia del partito democratico, la legge sul conflitto d'interessi mancata dal governo Prodi. Tra gli studenti di economia e scienze politiche s'erano mescolati, agguerritissimi, diversi militanti del Popolo Viola armati di volantini e telecamere per filmare e su postare YouTube lo sperato imbarazzo dell'avversario.
"Chi pensa che la legge sul conflitto d'interessi non sia stata approvata a causa della Bicamerale sbaglia" sibila D'Alema in inglese, ricordando quella volta che il Financial Times sottolineò maliziosamente le sue carenze nella lingua di Shakespeare. Inerzia? Tutt'altro: "Nell’aprile 1998 nel pieno dei lavori della Commissione la Camera approvò la legge ma poi, a causa dell’ostruzionismo dell'opposizione e dei problemi del passaggio al Senato, la leadership del centrosinistra decise che c’erano altre priorità». Il giorno precedente agli iscritti del PD Londra radunati all'University Women's Club per un meeting a porte chiuse aveva raccontato qualche retroscena: "Un giorno chiesi a Letta cosa avrebbero fatto se avessimo approvato la legge e lui rispose che erano pronti, un minuto dopo Berlusconi sarebbe andato in tv annunciando che donava le sue televisioni ai figli perchè i comunisti l'avevano espropriato". Insomma, sarebbe cambiato poco: "Berlusconi avrebbe vinto le elezioni con un milioni di voti in più".
D'Alema risponde quasi a tutti, seccato ma puntuale, anche quando il tono degli interlocutori si fa aggressivo. Una ragazza con i capelli mori e ricci gli chiede conto della sua carriera politica "fallimentare" e lamenta la mancanza di spazio per i giovani nella politica italiana controllata dai "vecchi". Lui sorride senza divertirsi: "Non sono venuto a discutere della mia carriera, abbiamo vinto due elezioni e sono stato primo ministro, mi sembra un discreto successo". La questione anagrafica, quella sì lo solletica: "In politica ci sono giovani e vecchi, io comunque ho sei anni meno di Gordon Brown". E pazienza che il premier inglese sia nato nel 1951, due anni dopo di lui: tra lo charme immortale di D'Alema e la caduta libera del tartassato Brown il paragone è pressoché impossibile.
Alla fine le polemiche si perdono negli applausi, almeno fin quando non rimbalzeranno su internet. D'ALema avrebbe voluto parlare d'Europa ma va bene così. Duri i ragazzi della London School of Economics, onorevole? "Mah..."
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