Emergency è diventata, soprattutto dopo il sequestro di Daniele Mastrogiacomo, un'organizzazione «scomoda e sgradita a molti» in Afghanistan. «Anche in ambito Isaf aleggia il sospetto che l'associazione di Gino Strada dia manforte ai talebani», ha spiegato il generale Mini, «da tempo sull'organizzazione è calata la mannaia del sospetto».
Per il generale Fabio Mini, ex comandante della forza multinazionale Nato in Kosovo (Kfor), l'irruzione nell'ospedale di Emergency a Lashkar Gah dei servizi afghani e dell'Isaf per prelevare quattro medici - tra cui tre italiani - può avere due chiavi di lettura. «O si tratta di un controllo che l'Isaf sta facendo su tutte le organizzazioni non governative», ha spiegato il generale Mini, «e allora si potrebbe parlare quasi di routine, anche se in questo tipo di operazioni mai si arresta o preleva qualcuno; oppure sono i servizi segreti afghani che, a causa dei vecchi sospetti di collusione di Emergency con i talebani e probabilmente disponendo di informazioni mirate, vogliono dare un giro di vite contro l'azione sgradita di chi cura i feriti senza chiedere la carta d'identità e senza schierarsi».
Secondo Mini si tratta comunque di «un'intimidazione». Emergency, ha sottolineato l'ex comandante di Stato maggiore delle forze Nato del sud Europa, «è scomodissima: è il 'cattivo' modello di quello che può funzionare quando parli con il nemico, e in Afghanistan queste cose non si possono sentir dire, nonostante le aperture di Obama»

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