Il 10 dicembre in aula le storie di chi si ammalò per l’amianto mai tolto dalla fabbrica Italsider
Sit - in per gli operai morti a Bagnoli
NAPOLI — «Finalmente potrò vedere chi ha fatto tanto male a mio padre, che è morto dopo venti anni di lavoro nel reparto amianto dell’Eternit, e a me che da anni sono gravemente ammalata. Mio padre Giorgio è morto di asbestosi polmonare, era il 1985 e il medico che lo curò, l’ex sindaco di Napoli Gerardo Di Michele, fece l’impossibile per salvarlo. Fu tra i primi a sperimentare l’efficacia del «Rocefin» appena uscito, pagavamo cinquantamila per acquistare questa preziosa medicina, ma il suo corpo era irrimediabilmente minato e non resistette. A me hanno trovato strane ombre nei polmoni, vado in America a curarmi, la nostra vita è distrutta».
Ida Di Vicino figlia di un operaio dello stabilimento Eternit di Bagnoli, parla con un filo di voce, è una delle tremila «parti offese» del maxi processo contro l’amianto che inizierà giovedì prossimo nell’aula magna del tribunale di Torino. Il Procuratore Raffaele Guariniello, quello di Calciopoli, ha messo in moto una macchina giudiziaria che non ha confronti, un processo con 3500 lavoratori e familiari di lavoratori deceduti. Per rendere possibili le udienze gli interrogatori avverranno in videoconferenza. Ma guardiamo i risvolti napoletani della storia. Cinquecento deceduti appartenevano a quella Bagnoli operaia che ha pagato il prezzo più alto a questa vergogna e la rabbia dei discendenti esploderà oggi pomeriggio nell’assemblea che si svolgerà alle 16,30 nella sede della municipalità del quartiere. Interverrà tantissima gente, ci sarà anche l’avvocato Ezio Boanni che è riuscito a trascinare - ed è la prima volta - lo Stato sul banco degli imputati: l’accusa è disastro colposo e rimozione volontaria di cautela, cioè menefreghismo raggelante perchè non sono state poste in essere quelle minime e indispensabili misure a tutela della salute dei lavoratori. Molti dei quali sono stati mandati a morire.
Due soli gli imputati, il bela Louis De Cartier de Marchienne che è stato proprietario degli stabilimenti Eternit sino al 1972 e lo svizzero Stephan Ernest Schmidheiny che ha rilevato la proprietà e l’ha conservata fino alla chiusura, nel 1985. Nelle more delle lunghissime indagini è accaduto un fatto clamoroso: l’ultimo proprietario ha capito la drammatica gravità di quello che si era verificato e ha offerto somme di denaro, a titolo di risarcimento, ai parenti delle vittime. Non è dato di sapere quanti hanno accettato il bonus che in nessun modo, però, può essere considerato il giusto ristoro perchè la vita è un bene che sfugge a qualsiasi monetizzazione. Sono 330 le «parti offese» napoletane e saranno rappresentate nel procedimento da due legali: Massimo Di Celmo, che è anche responsabile nazionale della Consulta giuridica della Cgil, e Domenico Di Criscio che assiste il segretario regionale della Cgil Michele Gravano e il segretario della Fillea Cgil, Giovanni Sannino. I due avvocati napoletani sono in continuo contatto e in perfetta armonia di vedute con gli altri colleghi del collegio. Si comincia tra sette giorni, dunque, ma sul maxi giudizio aleggia l’alea nefasta del processo breve e della relativa prescrizione. «Dovremmo essere fuori da questo rischio, dicono Di Criscio e Di Celmo, ma non sa mai». Pescando tra le centinaia di volti di questa storiaccia saltano agli occhi vicende sconcertanti. Tra i deceduti troviamo un barbiere di Casalmonferrato che ha contratto il mesotelioma lavando i capelli agli operai dello stabilmento; ed uguale sorte è toccata alle mogli e alle mamme che avevano lavato le tute dei loro cari. La strage, insomma, ha segnato il destino della classe operaia napoletana.
C’è un lavoratore ex Eternit che combatte strenuamente da venti anni; due sorelle di Bagnoli si sono ammalate respirando in casa la polvere maledetta. «Giorgio, mio padre — dice ancora Ida Di Vicino — ha lottato strenuamente, aiutato dal professore De Michele, abbiamo vissuto un periodo infernale e non c’è risarcimento che possa restituire alla nostra famiglia quello che le è stato tolto». Si comincia tra sette giorni, dunque, ma Bagnoli è già in fermento. La tragedia dell’Eternit è la tragedia di tutti, come e più del mancato risanamento del quartiere devastato dall’amianto e dalle polveri dell’acciaeria. E lo ribadirà il giorno prima dell’apertura del maxiprocesso con una fiaccolata all’interno della zona pedonale di viale Campi Flegrei.

Nessun commento:
Posta un commento