mercoledì 24 febbraio 2010

L'antimafia chiede l’arresto di Scaglia e Di Girolamo

Provvedimenti di custodia cautelare per il fondatore di Fastweb e altre 56 persone. L’indagine sul riciclaggio di denaro sporco è coordinata dalla procura antimafia e vede implicato il senatore Di Girolamo (Pdl). Fastweb si difende: “Noi parte lesa”
La procura distrettuale antimafia di Roma ha emesso ordini di custodia cautelare per 56 persone nell’ambito di un’inchiesta internazionale condotta da Ros Carabinieri e Guardia di Finanza contro il riciclaggio di denaro sporco. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare c’è anche Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb. Scaglia, “non è stato rintracciato ed è quindi attualmente ricercato”, ha detto il magistrato Giancarlo Capaldo in una conferenza stampa tenuta insieme al procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso.

Nell’ambito dell’indagine, la magistratura di Roma ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare anche nei confronti del senatore Nicola Di Girolamo (Pdl). L’accusa – ha detto sempre Capaldo - sarebbe di violazione della legge elettorale “con l'aggravante mafiosa”.

Nell’indagine – secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Ansa - sono coinvolti “alti funzionari e amministratori di primarie società di telecomunicazioni, attraverso società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese ed off-shore, controllate dall'organizzazione indagata”. Provvedimenti restrittivi sarebbero stati firmati dal Gip nei confronti anche di altri alti funzionari ed amministratori della società Sparkle (controllata al 100% da Telecom) e Fastweb, i quali – riferisce sempre l’Ansa –“sarebbero stati compiacenti nel favorire le operazioni di riciclaggio dell'organizzazione criminale”. Il riciclaggio avrebbe provocato un danno allo Stato italiano di oltre 365 milioni di euro.

C’è anche l'attuale ad di Fastweb, Stefano Parisi, nell'elenco degli indagati: è accusato di associazione per delinquere e dichiarazione infedele mediante l'uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Assieme a lui sono indagati anche il direttore della divisione finanza e controllo di Fastweb Calcagno e un membro del cda Rossetti.

“I fatti contestati riguardano una presunta evasione Iva derivante da attività truffaldine di terzi che si sono avvalsi della rete di Fastweb e di altri operatori tlc italiani”: è la posizione espressa da Fastweb in una nota. L’azienda garantisce la continuità dell'attività ai clienti e ai dipendenti, sottolineando che “la vicenda giudiziaria riguarda fatti accaduti anni fa (relativi ai periodi d'esercizio 2005-2006), già oggetto di contestazione agli allora indagati, e rispetto ai quali la società si ritiene estranea e parte lesa. I fatti contestati riguardano una presunta evasione Iva, relativa ad attività di alcuni gestori di servizi a pagamento che si sono avvalsi della rete di Fastweb e di altri operatori di telecomunicazioni italiani”.

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