Si tratta di una donna di 21 anni e un uomo di età imprecisata, mentre un altro ventenne ha rifiutato le cure. Le loro condizioni non sono gravi. Nella baracca il ragazzo viveva con i parenti.
A causare l'incendio sarebbe stata una stufa a legna da cui ,stante alle prime indagini dei vigili del fuoco, si sarebbero propagate le fiamme. L'insediamento, in condizioni precarie, così come gli altri campi, non ha allacciamenti. Il padre del ragazzo si è prodigato per mettere in salvo i componenti della sua numerosa famiglia che stavano dormendo. Quando si è accorto che mancava Enea ormai era troppo tardi. Racconta un parente della vittima: “ Siamo venti famiglie. Mio cugino era dentro la baracca che è andata a fuoco. I suoi familiari non sapevano che fosse dentro anche lui. Alla fine quando hanno capito che non era in giro ma stava anche lui dormendo, i due fratelli hanno cercato disperatamente di rientrare per prenderlo, ma ormai era tutto avvolto dalle fiamme... E' bruciato vivo", ha detto uno dei tanti parenti di Enea Emil. "La sua famiglia infatti aveva due baracche - raccontano nel campo - In una vivevano i due genitori, nell'altra i tre figli, i due fratelli di 13 e 20 anni, e la sorella di 21 -. Ma quando è bruciato tutto e sono scappati credevano che lui non ci fosse". Questo nuovo, tragico episodio, porta ancora in primo piano, a Milano, le condizioni in cui si vive nei campi autorizzati dal Comune. Immediata sono state le reazioni di associazioni che si battono perché si creino condizioni di vita possibili e i campi siano dotati delle necessarie attrezzature.
Nessun commento:
Posta un commento