mercoledì 20 gennaio 2010

Scuola - Lettera aperta PDCI a parlamentari opposizione: "No ai regolamenti della controriforma Gelmini"


 
Il PdCI-Federazione della Sinistra, a firma di Piergiorgio Bergonzi, responsabile nazionale Scuola del partito, ha inviato una lettera aperta ai parlamentari dei partiti di opposizione della VII Commissione del Senato e della Camera dei Deputati, che in questi giorni dovranno esprimere un parere sui  “regolamenti” della scuola secondaria superiore.
Onorevoli parlamentari, in questi giorni le competenti Commissioni parlamentari sono chiamate ad esprimere un parere sui  “regolamenti” della scuola secondaria superiore.
Mi permetto di rivolgervi un appello: opponetevi ad essi con la massima determinazione poichè tali “regolamenti” costituiscono una vera e propria controriforma della nostra scuola secondaria,  inaccettabile, incostituzionale in quanto mette in gioco il diritto di istruzione delle giovani generazioni e, con esso, il futuro loro e dell’intero Paese.
Sono i fatti ed i numeri a dimostrare l’inconfutabilità di questa affermazione.
Viene ormai riconosciuto da tutte le forze sociali, economiche, politiche  democratiche che il nostro Paese, per garantirsi il futuro, deve oggi fronteggiare un’esigenza prioritaria e inderogabile: quella di elevare il livello culturale e di istruzione di tutta la popolazione ovvero deve anzitutto assicurare ai giovani un grado qualificato di istruzione che consenta loro di essere cittadini a pieno titolo, di accedere ad un lavoro stabile. Tale grado di istruzione minimo viene oggi individuato nel conseguimento da parte di tutti i diciottenni del diploma della scuola secondaria superiore. Un obiettivo di civiltà che realizzi l’inclusione nella nostra scuola secondaria dei circa 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi. Il che comporta una conseguenza ovvia: un tale numero più elevato di studenti richiede più aule, più scuole, più ore di insegnamento, più docenti, più fondi per il diritto allo studio, maggiori risorse per attuare gli indispensabili atti di riforma finalizzati a mettere la nostra scuola in grado di accogliere e di dare a tutti un’istruzione qualificata almeno fino a diciotto anni di età.
Ebbene i “regolamenti” governativi si muovono nella direzione esattamente opposta essendo finalizzati esclusivamente a ridurre di diversi miliardi le risorse della scuola secondaria superiore. Il che comporta: migliaia di classi in meno che andranno ad aggiungersi alle 5000 già soppresse; meno scuole; circa 40.000 insegnanti in meno ( nella sola secondaria) che andranno a sommarsi ai 47.000 già tagliati quest’anno; meno ore di lezione; costi crescenti per le famiglie. Il tutto  coniugato con un impianto culturale di stampo gentiliano concepito e riferito ad una società che non esiste più da decenni, che nulla ha a che fare con l’esigenza di cultura critica  e il ruolo del sapere nella società contemporanea e che è solo funzionale ad una scuola classista della separazione e dell’esclusione.
Non è difficile prevedere che l’attuazione di detti “regolamenti” ancorchè non riportare nella scuola i 400.000 giovani che ogni anno ne sono esclusi, produrrà, al contrario, forme di esclusione sempre più estese e massicce dal diritto di istruzione precludendo l’accesso al diploma della secondaria superiore a percentuali ben più elevate dell’attuale 20-25% di giovani che già oggi non lo conseguono.
L’approvazione e l’attuazione di questi “regolamenti” segnerà dunque un passaggio di straordinaria rilevanza ai fini dello storico progetto reazionario che la destra persegue: smantellare la scuola pubblica, estirpare il diritto inalienabile all’istruzione per tutti sancito dalla Costituzione italiana.
Su  tutto ciò non vi può essere mediazione o compromesso di sorta da parte di chi ha a cuore il futuro del Paese, vuole salvaguardare e attuare il dettato costituzionale, intende trasformare nel senso della giustizia e dell’uguaglianza questa società.
Per questo credo sia indispensabile l’opposizione più intransigente. Ciò pur nella consapevolezza  che  neppure il pronunciamento negativo del Parlamento potrebbe essere sufficiente ad impedire alla destra di procedere su questa strada sciagurata: sono riusciti ad espropriare il Parlamento persino delle scelte decisive per il futuro di tutti noi. E tuttavia una forte, chiara voce di opposizione parlamentare costituirebbe un segnale importantissimo per mantenere accesa nel Paese la speranza, per riaprire nella scuola,  nella società, nelle aule parlamentari una grande stagione di lotta capace di fermare questo disegno reazionario che, anche in presenza dell’eventuale approvazione dei “regolamenti”, può ancora e deve essere sconfitto.


P. S.  Infine mi rivolgo a voi perché anche in occasione di questa discussione parlamentare riportiate con forza  il dramma che la quasi totalità delle 10.700 scuole pubbliche italiane stanno da troppo tempo vivendo: senza fondi per il loro funzionamento ordinario; senza risorse per assumere personale supplente; con l’invito di Direttori regionali alle scuole a svolgere la pulizia delle aule e dei servizi igienici a giorni alterni (!); nella generalità dei casi costrette a chiedere contributi alle famiglie per il loro quotidiano funzionamento (alla faccia della gratuità dell’istruzione sancita dalla Costituzione!). 
Una situazione di emergenza voluta e determinata solo dalle inadempienze di un governo che rifiuta di trasferire alle scuole persino le risorse loro dovute!
 Uno stato di emergenza che dura da troppo tempo e che sta mettendo a rischio la qualità e la semplice funzionalità della nostra scuola pubblica. A questa emergenza si deve porre subito fine. Basterebbe che il Governo restituisse alle scuole il miliardo di debiti che ha cumulato nei loro confronti, basterebbe lo stanziamento immediato e urgente di 300 milioni di euro aggiuntivi alle misere risorse promesse alle scuole. 300 milioni: nulla a fronte degli otto miliardi di tagli operati dal governo contro la scuola pubblica! 300 milioni: indispensabili per impedire la morte di una scuola pubblica qualificata che garantisce il diritto di istruzione. 300milioni: l’equivalente del costo di tre aerei militari Eurofighter di cui il governo ha ordinato ventuno esemplari l’estate scorsa e che ora sembra stia cercando di “rivendere” perché sarebbero troppo cari e perché non così necessari alla difesa del territorio nazionale!

Cordialmente
Piergiorgio Bergonzi (responsabile Scuola del Partito dei Comunisti Italiani)-Federazione della Sinistra
Roma 19. 01. 2010

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