domenica 28 febbraio 2010

L'AQUILA: il mio cuore abruzzese "e il losco piano dei sciacalli"

Di:

silvano fantilli

L'AQUILA: il mio cuore abruzzese "e il losco piano dei sciacalli"

In Italia non abbiamo più un governo, una classe dirigente ma solo un gruppo di faccendieri che guardano i suoi interessi e perseguono il loro progetti per fare soldi, usando la cosa pubblica. Calpestando tutti e tutto e invischiandosene dei dolori e drammi altrui.
Voglio ripercorrere non d' abruzzese ma da italiano e da uomo per quando mi è possibile di mettermi al disopra senza farmi coinvolgere emotivamente, anche se mi perdonerete qualche scivolone emotivo e di cuore verso questa terra, e verso i miei fratelli aquilani. Nella mia mente ricorrono ancora le prime immagini televisive di quel lunedì nero di aprile, in cui mettevano in evidenza l' immune tragedia di un intero popolo, e la natura che si ritorceva contro l'essere umano di un territorio già abbastanza ingrato verso di chi lo abita come tutti i territori dell'entroterra, abbandonati da dio e dagli uomini, mentre le ore passavano e la tragedia assumeva sempre più aspetti catastrofiche e cominciano ad arrivare le prime interviste di gente che si lamentavano che era mesi che la terra continuava a tremare ma nessuno, degli organi  competenti si decidevano a intervenire, è stato inutile l'urlo nel deserto del povero Giuliani che avvisava la sua gente della tragedia   che si stava abbattendo su l'aquila e dintorni, ma non solo schernito, minacciato, dato per pazzo e inascoltato anche dopo che la tragedia chi si era consumata, dentro di me ingiustificata ma se guardiamo col senno di poi  viene sicuramente in mente di dire era tutto pianificato.
Certamente le inchieste giudiziarie devono fare il suo corso e dimostrare le responsabilità oggettive dei singoli protagonisti, ma sicuramente si può tranquillamente affermare che non è stato fatto niente, nonostante le avvisaglie nei giorni precedenti alla tragedia, quasi si stava aspettando l' immane tragedia per rimboccarsi le maniche dei faccendieri del mattone, come dopo puntualmente è successo,  questa è un' affermazione ancora più persuasiva e veritiera di tutte le chiacchiere vuote  ma al solo fine d' interessi, che circolavano nelle consumate frequentazioni di quei giorni dei nostri politici, e ancora più veritiera  come è stata gestita la ricostruzione, se cosi si può chiamare, lo scavalcamento metodico e raffinato di tutti gli assetti locali era la strada per condurli dritti nel cuore dei faccendieri del mattone, senza tenere in considerazione il territorio in cui stavano operando. Un totale scollamento tra territorio realtà e ricostruzione aggravan  do sempre di più quel martoriato scorcio di pianeta dove la terra è diventato un inferno, ma tutto questo nulla importava basta perseguire sempre e comunque i fini di lucro.
Io mi chiedo se questa gente che rideva quella notte pensa di essere in un altro pianeta, e pensa che ha una marcia in più per essere titolati per rimanere su questa terra, io penso che sono ancora più inesistenti dell'ultimo dell'ultimo e adesso devono dimostrare se hanno veramente coraggio, la stessa faccia di quel giorno dei funerali in quella maledetta ordinata distesa di bare bianche, se sono veramente uomini e guardare dritto nel profondo degli occhi  quei genitori abruzzesi, aquilani,  che quel giorno hanno perso quelle anime innocenti.
Ribadendo quelle stesse parole:"che le costruzioni erano fatte di sabbia di mare, difficilmente ci saranno responsabili di origini dolosi", nulla di più falso e ingannevole!!!
Questo sempre per coprire le malefatte di loro stessi, non ci vuole dei tecnici specializzati per capire che se manca un pilastro come è stato verificato, la struttura crolla, o ancora la "sabbia di mare", ma chi vogliono prendere per i fondelli?
L'Aquila dista 80 km dal mare con strada tutta in salita!!
Ancora una volta chi né poteva approfittare tramite tutti i decreti che il governo a messo in opera? Le banche che si volevano ricomprare gl'immobili a prezzi stracciati oppure concedere mutui,  da tener presente che in molti già avevano un mutuo cosi ne sommavano due,il tutto senza lavoro perchè l'intera zona era/è disastrata e il mondo lavorativo era/è in ginocchio e queste sarebbero le politiche d' aiuto verso un popolo disastrato da una furia umana e naturale.
Al povero bisognava levargli anche quel poco che gli era rimasto l'orgoglio di essere uomini.
Ma tenete presente che nelle zone interne sono abituati a essere emarginati e per questo sono gente tosta e non si spaventano di questi quattro poveracci che sanno approfittarne nei momenti di difficoltà. 

Fantilli Silvano




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