mercoledì 9 dicembre 2009

Venier - Pdci: "Vogliamo il partito unico? Allora iscriviamoci tutti solo alla Federazione"

“il semplice difficile a farsi”
Vogliamo il partito unico?
Allora iscriviamoci tutti solo alla Federazione!

di Iacopo Venier

Il comunismo, diceva Brecht “è il semplice difficile a farsi”. Le cose semplici infatti impongono scelte nette ed il coraggio del nuovo.
Se non riusciamo ancora a fare il comunismo facciamo almeno un partito all’altezza dei compiti.
Vogliamo che la Federazione diventi subito un partito dove tutte le comuniste ed i comunisti, tutti gli uomini e le donne della sinistra, possano militare fianco a fianco? Vogliamo superare in avanti quelle divisioni personali e di gruppo che tanti danni hanno fatto ai comunisti ed alla sinistra?
Allora la scelta “semplice” è contenuta nell’art.1 dello statuto della Federazione. La lungimiranza o l’incoscienza di chi ha scritto lo statuto ci consegna infatti una straordinaria possibilità.
L’articolo 1 dice che tutti hanno il diritto di iscriversi alla Federazione.
Tutti significa che, non solo i nuovi militanti, ma anche coloro che nel 2009 sono stati iscritti a Rifondazione, ai Comunisti Italiani agli altri “soggetti promotori” possono decidere di iscriversi anche solo alla Federazione. Sarebbe un atto semplice, immediato, dirompente.
Se tutti, o almeno un grande numero, di iscritti, di militanti ma anche di dirigenti delle forze politiche che hanno dato vita alla Federazione decidessero di iscriversi direttamente al soggetto unitario si determinerebbe immediatamente un salto in avanti verso il partito unico. Sarebbe l’unico, vero, modo per far valere nella Federazione il proclamato principio “una testa un voto”.
Ogni cambiamento impone sempre di rompere gli schemi, di andare all’essenziale, di non indugiare mai su quelle che possono sembrare giuste prudenze ma in realtà sono spesso opportunismi che nascono dalla paura di perdere piccoli o grandi privilegi o rendite di posizione.

Potrei fermarmi qui ma voglio affrontare subito alcune possibili obiezioni a questo ragionamento.

1) La prima che mi viene in mente è l’obiezione di chi dirà .” non serve, tanto gli iscritti ai partiti sono automaticamente iscritti alla federazione ”. Vero. Se tutti continueremo ad iscriverci ai nostri rispettivi partiti faremo il nostro dovere e ciò che ci si aspetta da noi. Ma così facendo rischiamo di sprecare una opportunità storica. Un forte ed immediato movimento interno alla Federazione che (questa volta davvero dal basso) avrebbe un deciso significato politico e potrebbe imporre nei fatti di dare subito alla Federazione luoghi veri di discussione, di decisione, di rappresentanza. Lo statuto, a parte questa straordinaria possibilità, disegna infatti una struttura barocca dove sopravvivono sovranità e livelli di discussione diversi e sovrapposti. Rischiamo nel migliore dei casi una enorme perdita di tempo in doppie o triple riunioni e nel peggiore una pratica verticistica e la trasformazione degli iscritti in truppe cammellate.

2) La seconda obiezione potrebbe essere “ ma noi vogliamo un partito comunista. La Federazione non lo è a partire dal nome ”. Io penso che se tutti i comunisti e le comuniste si iscrivessero subito alla Federazione potrebbero affrontare, liberi dalle diplomazie delle proprie burocrazie, anche la questione del nome stesso della Federazione. Il Partito Comunista Italiano è stato la casa delle comuniste e dei comunisti ma anche di tante persone di sinistra che ne condividevano il programma. In realtà proprio la presenza dentro la Federazione di due partiti comunisti può essere ed è utilizzato come alibi da chi non vuole che si dica chiaramente che questa è la Federazione dei comunisti e della sinistra di alternativa. Quindi proprio per non incorrere in opportunismi sulla nostra identità è il caso che questa sia determinata in un processo costituente realmente partecipato dove ognuno, a partire dalle comuniste ed i comunisti che costituiscono in teoria oltre il 90% degli iscritti, possa contare davvero.

3) La terza obiezione che mi sono fatto è :” si tratta di un salto nel buio. Si indeboliscono i partiti mentre serve il massimo di organizzazione. E’ avventurismo:” Questo aspetto mi preoccupa parecchio. Le nostre strutture sono fondamentali a reggere lo sforzo tanto più in un momento di lotte politiche e sociali al calor bianco. Mai ho ammiccato all’idea delle costituenti o delle palingenesi. Penso però che tutti abbiamo ben consapevolezza dello stato di drammatica sofferenza, di fragilità ed a volte addirittura di inconsistenza in cui versano le nostre organizzazioni. A volte poi sono le organizzazioni stesse, per dinamiche personalistiche, verticistiche o di autoconservazione a fare da tappo all’azione politica ed a frenare i processi unitari. La sussistenza per lungo tempo di queste organizzazioni così come sono oggi mi sembra quindi più un pericolo che una opportunità. Se i partiti non si supereranno in tempi rapidissimi, dentro la Federazione si rischia una infinita guerriglia sui territori (a partire dalla competizione numerica proprio sugli iscritti) ed una paralisi diplomatico-burocratica al centro. C’è persino la “lontana” possibilità che logiche di autoconservazione possano portare a nuove rotture potendo contare su strutture, finanziamenti, di partito, di gruppo o di corrente. Insomma, un processo spinto e travolgente di confluenza immediata dei compagni e delle compagne nella Federazione potrebbe comportare problemi di ristrutturazione delle forme di insediamento, ma allo stesso tempo darebbe l’opportunità di sperimentare subito ciò che comunque dovremo fare se vogliamo costruire un soggetto politico all’altezza delle sfide.

4) La quarta possibile obiezione che vorrei affrontare è “ ma se gli attuali dirigenti hanno stabilito questo compromesso la tua è sfiducia nei loro confronti”. No. Io penso che tutti coloro che hanno gestito fino a qui la nascita della Federazione lo abbiano fatto con grande lucidità e buon senso. Sono stati tutti generosi al punto giusto per ottenere il risultato possibile. Ora però si tratta di vedere se è necessario che qualcuno aiuti questi nostri dirigenti ad avere ancora più coraggio completando il passaggio del guado. Certo in termini generali si porrà un giorno un problema di rinnovamento di un gruppo dirigente che, complessivamente, è in sella da 20 anni. Ma non è certo cosa da affrontare oggi. La Federazione, una volta divenuta davvero luogo sovrano e sovra-ordinato della militanza e della politica di tutti noi, dovrà darsi anche un nuovo gruppo dirigente nato nelle lotte e nelle dinamiche sociali come dicono i suoi documenti fondativi.

5) La quinta obiezione riguarda in qualche modo la mia legittimazione, sul piano personale, a prendere una iniziativa in questo senso. Il PdCI come Rifondazione hanno infatti deciso, diversamente dal ragionamento qui avanzato, di intensificare il proprio tesseramento ed insediamento di organizzazione. Essendo io un dirigente nazionale del PdCI si potrebbe erroneamente supporre un contrasto con la linea del mio partito. Assolutamente non è così. Il mio partito, il PdCI, sin dalla sua fondazione si è proposto come “la sinistra che unisce”. Dal 2001 in poi ha perseguito tenacemente proprio la linea della “Federazione della Sinistra” che oggi si va realizzando. Inoltre l’atto fondamentale verso l’unità è stato compiuto all’ultimo congresso quando il PdCI ha deciso di rendersi disponibile alla immediata fusione con Rifondazione Comunista. L’intervento di Diliberto alla assemblea del 5 dicembre ci ha chiesto di rompere gli indugi, di avere il coraggio del nuovo, di accettare i rischi della sfida e dell’unità, di “avere il coraggio di mettersi in gioco senza paura”. Bisogna essere coerenti con queste parole e smascherare, se ci sono, resistenze, riserve mentali e doppi giochi. Ora si apre la possibilità di realizzare il mandato del congresso. Se trasformeremo la Federazione nel partito unico delle comuniste e dei comunisti riusciremo per la prima volta nella storia a superare davvero in avanti una scissione. I partiti decidendo di federarsi hanno riconosciuto la loro non-autosufficienza e nel contempo, aprendo le iscrizioni anche a persone non da loro organizzate, hanno stabilito un piano di sovranità che non appartiene più esclusivamente a loro. Io penso che il mio partito, PdCI (come del resto anche gli altri “soggetti promotori”), non debba affatto sciogliersi ma trasformarsi. Dopo la nascita della Federazione i partiti non possono e non devono procedere come se nulla fosse accaduto. La nostra storia, una storia a cui ho dedicato energie e passioni sin dal momento della sua nascita, ed il nostro coerente impegno per l’unità ci consente di andare avanti trasformando quello che oggi è un partito, il PdCI, in un luogo di elaborazione politica, di ricerca teorica ed anche di difesa di una storia, quella del PCI, che non deve mai essere archiviata. In particolare credo che la cultura politica dei comunisti italiani sia fondamentale perché la Federazione non cada nell’estremismo e nel minoritarismo. La mia è quindi una “obiezione” sulla tattica, sugli strumenti migliori per raggiungere l’obiettivo, e non sulla linea che, appunto, questo obiettivo definisce. Si tratta di una proposta diversa che posso solo oggi avanzare dopo che, appunto, è stato approvato, se pur in un modo non molto partecipato, il nuovo statuto della Federazione. C’è chi dice che per ottenere il partito unico bisogna aumentare gli iscritti al PdCI; io penso che invece sia più opportuno accelerare la predisposizione di strumenti per la battaglia culturale e di egemonia, come la Fondazione proposta da Diliberto, ed allo stesso tempo spingere immediatamente verso la fusione organizzativa con Rifondazione dentro la Federazione. Credo che su questo terreno troveremmo molte più simpatie e disponibilità da parte dei compagni e delle compagne del PRC che molto difficilmente seguiranno la tortuosa via che oggi gli viene proposta: lasciare il loro partito per iscriversi al PdCI per poi poter ottenere il partito unico con gli stessi compagni che hanno lasciato. Se invece nessuno lasciasse nulla ma tutti ci iscrivessimo alla Federazione ciò avverrebbe senza conflitti, senza vinti e senza vincitori. Non dobbiamo mai dimenticarci che i partiti ed i movimenti politici hanno un senso per il loro progetto, gli specifici programmi, gli strumenti di analisi e non per l’autoconservazione dei propri gruppi dirigenti come la presenza di tante riserve di sovranità e di privilegi ai soggetti promotori presente nello statuto provvisorio della Federazione potrebbe far supporre.
E’ una sfida al PdCI ma anche a Rifondazione. Nel PRC si è aperto un dibattito anche sugli esiti del congresso di Chianciano quando, per respingere l’ipotesi “arcobalenista” vendoliana si è spinto molto sull’insuperabilità del PRC pur rimanendo quel partito una sorta di confederazione di correnti, gruppi e tendenze cristallizzate secondo il modello bertinottiano. La Federazione vissuta come partito unico non diluisce affatto le identità ma consente a queste di uscire dai propri recinti. Dobbiamo vivere questo processo come una sfida in avanti che inevitabilmente provocherà scomposizioni e riaggregazioni. Il problema è capire se questi processi debbano essere lenti, graduali, progressivi o se sia necessario uno strappo che consenta immediatamente di liberare energie e passioni per l’impresa comune.

6) La sesta obiezione è una sfida: “ bene, bella idea, allora fallo subito tu.”. Io personalmente sono pronto a questo passo. Per caso e non per scelta non ho ancora la tessera 2010 del mio partito ( che in teoria ho il tempo di rinnovare sino alla chiusura del tesseramento in autunno). I gesti dei singoli sono importanti ma ciò che conta davvero sono i processi collettivi. Anche negli ultimi anni c’è stato chi ha usato l’artificio retorico del “dare l’esempio partendo da me”. Non mi sembra che, a parte qualche discutibile vantaggio in termini di propaganda, questo abbia fatto fare un solo passo in avanti alla dimensione collettiva. Prima di una determinazione personale sento quindi l’esigenza di verificare in una discussione libera con compagni e compagne questa proposta, suggestione o illusione. Mi piacerebbe anche in questo modo contribuire ad innescare un dibattito pubblico e trasparente sulle forme, i tempi e le regole che ci porteranno a vivere una militanza comune nella Federazione. Alla fine ovviamente ognuno decide ma in una dimensione collegiale e collettiva. Se la Federazione, nel suo percorso costituente, discuterà anche di questo non credo che sarà un elemento di indebolimento ma al contrario, per tutti, uno stimolo a fare meglio verso il massimo di unità possibile.

In realtà l’unico ostacolo forse determinante è di natura tecnica e non politica. Lo slittamento dei tempi della Assemblea nazionale, da ottobre a dicembre, ci mette nelle condizioni di discutere di questa opportunità forse troppo tardi. Molti potrebbero infatti obiettare : “lo farei ma io mi sono già iscritto al mio partito. Quindi non posso più fare come proponi. “ Per fortuna infatti già oggi migliaia e migliaia di militanti hanno rinnovato per il 2010 la tessera ai soggetti promotori della Federazione. Fino ad ora però a questi iscritti era aperta una sola possibilità per partecipare al processo. Dopo l’approvazione dello statuto tutto cambia. Teoricamente sarebbe possibile immaginare per questi iscritti un diritto di “opzione” è cioè, dopo l’introduzione della nuova opportunità statutaria, di poter considerare la propria iscrizione al partito solo per il fatto che questa “dà automaticamente diritto” ad essere iscritti alla Federazione. Insomma si potrebbe chiedere di veder “convertita” la propria attuale tessera di partito nella tessera della Federazione e basta.


Se non sarà possibile, per ragioni tecniche o per le resistenze di chi vuole difendere strutture oggi ormai in gran parte autoreferenziali, seguire la strada “semplice” dell’iscrizione alla Federazione dovremo impegnarci perché quello del 2010 sia l’ultimo tesseramento ai “soggetto promotori”. Per decidere assieme una tale eventualità, sarà forse necessario convocare, immediatamente dopo le prossime elezioni regionali, un Congresso straordinario del PdCI.

Altre obiezioni sono certamente possibili e, se me ne sarà data l’occasione, le affronterò in una discussione in cui metto in conto persino di poter cambiare idea….

Ultima considerazione. Ovviamente avanzare pubblicamente questa proposta comporta un rapporto leale prima di tutto con il mio partito ed i suoi organi dirigenti. Io credo sinceramente che tutto ciò che ho scritto e penso sia compatibile con il mandato che il Congresso ci ha dato, ma, ovviamente, dal punto di vista politico e statutario non spetta a me trarre questo tipo di conclusioni.
Informerò quindi immediatamente il Presidente ed il Segretario e la Commissione di Garazia di queste mie riflessioni che ovviamente, essendo riflessioni di carattere politico, non possono rimanere riservate. Mi impegno sin da ora a rispettare fino in fondo le decisioni che questi vorranno determinare. Dato l’emergere però di un mio dissenso sulla conduzione tattica della prossima fase, in segno di profondo rispetto, mi autosospendo dall’organismo esecutivo del mio partito e cioè dall’Ufficio di Segreteria del PdCI.


Iacopo Venier

Nessun commento:

Posta un commento

Ultime Notizie

Ultime News

Notizie di Politica

Roba Comunista