mercoledì 24 febbraio 2010

Dal Blog di Claudio Grassi (PrC): profondi cambiamenti

Con il comitato regionale dell’Umbria che si è tenuto il 22 febbraio si è conclusa la fase in cui  la Federazione della Sinistra ha discusso le forme attraverso cui presentarsi  alle elezioni regionali. Il Cpr umbro ha votato all’unanimità la proposta di accordo programmatico e, quindi, la partecipazione alla coalizione di centro-sinistra che, in quella regione, comprende Pd, Fds, Idv, Sel. L’Udc corre da sola. L’accordo raggiunto è positivo. Potete leggerlo alla fine di questo post. Il merito è del gruppo dirigente del Prc che, di fronte alle tentazioni del Pd di allargare la coalizione all’Udc, non ha esitato a presentare un candidato alternativo (il compagno Goracci, sindaco di Gubbio) e un programma.
Credo sia importante il fatto che la Federazione della Sinistra, alla prima impegnativa prova elettorale, sia riuscita a presentarsi unita in tutte e tredici le regioni. Non è stato facile, ma ci siamo riusciti. E’ un importante passo avanti rispetto al giugno dello scorso anno quando in concomitanza delle elezioni europee si svolse una importante tornata amministrativa e, come ricorderete, in molti comuni e province la lista comunista e anticapitalista si presentò divisa. Questo risultato va messo a valore anche nella campagna elettorale: si tratta di una prima inversione di tendenza dopo tante scissioni e divisioni che hanno caratterizzato la sinistra e i comunisti in questi anni. Così come è importante che la Federazione della Sinistra abbia costruito simboli comuni, in Toscana e in Puglia, con forze ambientaliste, che nelle Marche a contrastare la svolta a destra del centro sinistra ci sia una coalizione che comprende anche Sinistra ecologia e libertà e che in Lombardia siano entrati nelle nostre liste personaggi conosciuti come Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi… Dispiace che in Campania, nonostante gli impegni solenni della vigilia, sia Idv che Sel si siano acconciati a sostenere De Luca.
In molti commenti del precedente post è stata criticata la scelta fatta in Calabria di sostenere la candidatura di Loiero. Come sapete, già sulla decisione maturata più di un anno fa da parte del Prc calabrese di rientrare in giunta, si era manifestata una divergenza con la segreteria nazionale che non aveva condiviso quella scelta. La collocazione del Prc nella maggioranza di Loiero ha reso anche più difficile la realizzazione di un percorso che potesse portare alla costruzione di un polo di sinistra alternativo capace di spingere il Pd a proporre una candidatura diversa e anche  di coinvolgere l’Idv, il cui sostegno è indispensabile per battere la destra. Ritengo che questo sia stato un errore che il gruppo dirigente del Prc regionale ha compiuto nei mesi scorsi. Va anche detto che l’Idv senza discuterne con nessuno ha messo subito in campo una propria candidatura, Callipo, che per il proprio profilo politico (provenienza An-centrodestra) e programmatico (presidente Confindustria)  non poteva certo rappresentare una alternativa per noi accettabile. Infine, bisogna aggiungere  che il Pdci ha manifestato fin da subito la propria indisponibilità a qualsiasi opzione che non fosse la riconferma di Loiero. In ogni caso, in queste condizioni, la vittoria del centro sinistra è praticamente impossibile e dopo le elezioni si potrà fare un bilancio di tutta questa vicenda. Adesso tutto il partito calabrese, indipendentemente dalle posizioni diverse che  sono state espresse su questa vicenda, deve impegnarsi per far conseguire alla Federazione della Sinistra il miglior risultato, tenendo presente che in Calabria per eleggere occorre superare lo sbarramento del quattro per cento.
In conclusione, su queste elezioni regionali, pur in presenza di alcuni limiti, mi pare si possa dire che Rifondazione Comunista torna ad essere quella di alcuni anni fa quando gli accordi non si facevano a prescindere, ma a partire dai contenuti. È una scelta che dobbiamo valorizzare, tutti assieme. A sinistra, in questa competizione elettorale, non c’è nessun’altra forza politica che possa vantare la nostra coerenza di comportamento, poiché sia Idv sia Sel hanno stretto accordi di governo ovunque senza porre condizioni né programmatiche né sui confini della  coalizione.
In numerosi commenti al precedente post, in particolare in quello di Ramon Mantovani, si ripropone il tema del partito. In particolare del rapporto tra partito e istituzioni e di episodi degenerativi della nostra vita interna. Anche su questo aspetto viene tirata in ballo, spesso, la Calabria. Io ho un punto di vista diverso. Non perché in Calabria questi problemi non siano presenti. Come ho detto prima e nel precedente post non condivido le scelte politiche e le modalità di gestione che il gruppo dirigente ha praticato in questi anni in quella regione. Ma, avendo girato molto per il partito, soprattutto al Sud, posso testimoniare che gli stessi problemi li ho visti in quasi tutte le altre regioni del Mezzogiorno. Se parliamo di svolgimento dei congressi con centinaia di votanti che comparivano solo al momento di votare la mozione per poi scomparire fino al successivo congresso, tutti sappiamo che questa modalità è stata applicata in modo diffuso oltre che in Calabria, in Puglia, in Campania, in Sardegna e nel Lazio. Così come il condizionamento esercitato nel partito dai rappresentanti istituzionali, grazie ai mezzi che hanno a disposizione, ha coinvolto più di una regione. Aggiungo anche che questi fenomeni non sono stati sempre presenti nella vita interna di Rifondazione Comunista. Si sono diffusi verso la fine degli anni ‘90 in concomitanza con un forte incremento del tesseramento al Sud e con l’inizio di una gestione del partito che, rifiutando la sintesi, ha trasformato i congressi in conte interne. Proprio in quegli anni nei regolamenti congressuali venne introdotta la clausola, alla quale mi opposi sempre, ma sempre  in minoranza, secondo la quale ai congressi non votavano i presenti, quelli che avevano partecipato al dibattito: con una apposita norma nel regolamento si consentiva che, alla fine del congresso, per parecchie ore, si potesse andare a votare. Ed ecco allora il prodursi di scene incredibili, con congressi ai quali al dibattito partecipavano 10 persone e votavano in 300. Io penso che per avviare una qualsiasi riforma del partito questa sia la prima modalità da sopprimere. Siamo d’accordo?
Ma il problema è più profondo e complesso: il nostro partito ha bisogno di profondi cambiamenti.
Non che non sia stato fatto nulla, sia in termini di analisi politica sia in termini di proposte pratiche.
Io penso che la conferenza di Carrara abbia dato, da questo punto di vista, un contributo importante.
Il problema è che quasi tutto quanto lì deciso è rimasto lettera morta. Così come il regolamento che noi abbiamo approvato dopo Chianciano va nella giusta direzione e la conferenza di Caserta ha messo i riflettori sulla crisi della forma partito e avanzato alcune proposte che ora dobbiamo provare a praticare. La mia proposta, che già avevo avanzato a Caserta, è che dopo le elezioni si svolga una conferenza d’organizzazione per vedere quali cambiamenti introdurre.
Nel frattempo occorrerebbe fare qualche passo in avanti nel superamento del sistema correntizio interno. Forse può sembrare poco credibile che lo dica chi ha coordinato per parecchi anni la componente di minoranza più grande di Rifondazione. Non è così. C’è una bella differenza tra un gruppo dirigente e un segretario che teorizza e pratica la gestione maggioritaria (Bertinotti) e un gruppo dirigente che teorizza la sintesi (Ferrero). Bisogna però passare dalla teoria alla pratica. Penso che oggi ci siano le condizioni per farlo. Mi riservo di rifletterci sopra e di proporre un contributo compiuto su questo. Intanto non sarebbe male che dal gruppo dirigente al più alto livello si cominciasse a fare qualche atto. Per esempio penso che sarebbe opportuno evitare che chi sta in segreteria nazionale o ha importanti incarichi di partito coordini una componente. Cosi come sarebbe opportuno che questi compagni non tenessero più centralmente o nei territori riunioni di area. Inoltre non sarebbe male che venissero abolite le riunioni nazionali che tutte le aree tengono, ormai da tempo, prima delle riunioni dei comitati politici nazionali, determinando il disinteresse e lo svuotamento di fatto del Cpn stesso. Sono solo pensieri abbozzati.  Dobbiamo parlarne.

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1 commento:

  1. Ciao, anche se non scrivo spesso seguo abbastanza i vostri commenti e vorrei chiedervi:" Perchè non considerate un modello valido e da adottare quello delle fabbriche di Nichi?" a me sembra che si stiano dando da fare molto e in maniera fruttuosa non vi pare?
    Leggerò le vostre risposte

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