L’Onda non si arresta nemmeno a Piacenza: ieri mattina gli studenti si sono riversati nel centro cittadino per ribadire il loro «No» alla riforma Gelmini, nel giorno in cui questa viene discussa e rinviata al Senato. «Questa è una piccola vittoria, - afferma Carlo Pallavicini (capogruppo in Consiglio Comunale per Rifondazione Comunista) commentando il rinvio del decreto - ma la riforma serà riproposta in primavera e noi dovremo essere pronti a scendere di nuovo in piazza per bloccarla definitivamente».
Il corteo si snoda per le vie del centro tra cori, musica e bandiere rosse senza le previste tensioni ed intoppi fino alla sua conclusione; prima di sciogliere la protesta i giovani sono restati qualche minuto ancora sotto la pioggia, per commentare i risultati del corteo ed esporre i diversi problemi delle proprie scuole: ci sono scuole dove piove in aula o crolla il tetto in testa agli sudenti e anche istituti con tanti immigrati che faticano ad ambientarsi e che il Governo vorrebbe segregare nei ghetti delle classi ponte.
«Tagliano i fondi ad una scuola che ormai cade a pezzi», a parlare è Niccolò, portavoce degli studenti in lotta che continua ammettendo che «sì, la scuola è da rinnovare ma non togliendo i fondi. È una cosa inconcepibile, la riforma Gelmini danneggia il nostro futuro ed il nostro presente, per questo oggi siamo qua con coscienza di causa e non per saltare un giorno di scuola e per chiedere anche maggiore informazione su una riforma che mai è stata spiegata a docenti e studenti». Per i partecipanti alla manifestazione è incomprensibile come lo Stato italiano spenda oltre 15 miliardi di euro per le spese militari e poi non trovi i fondi necessari per l’istruzione. Uno spazio del dibattito infine è stato riservato anche al divieto della UE al crocefisso in aula: Carla afferma che «ora tutti vedono il crocifisso come un simbolo della cultura italiana, ma in realtà non è altro che un simbolo religioso invece, ed è oltretutto imposto solo a causa della presenza del Vaticano. Se fosse davvero un simbolo culturale perché non appendere anche il Decameron di Boccaccio?»
Molti ragazzi hanno desistito a causa della dura repressione in atto in queste settimane ma la voce degli irriducibili scesi in piazza si è alzata comunque forte verso Roma, dove veniva discussa la riforma; alla conclusione del corteo, tutti poi si sono detti di nuovo pronti a manifestare il prossimo 11 dicembre contro questo Governo che favorisce i ricchi e l’ignoranza.
Andrea Tagliaferri
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