venerdì 19 marzo 2010

"Perché in queste regionali bisogna votare la sinistra... quella vera, che ha un sogno"


ParmaDaily intervista a tutto campo Francesco Samuele, membro segreteria provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Parma, responsabile dipartimento lavoro, welfare ed economia.


In queste regionali Rifondazione Comunista sta dentro al centrosinistra a sostegno di Vasco Errani. Fammi capire, Errani è sufficientemente di sinistra e Bernazzoli no, visto che alle ultime provinciali siete andati da soli? 
La domanda merita una risposta articolata. 
Occorre partire da una riflessione: il Partito Democratico ha fallito nel suo progetto di creazione di un nuovo soggetto politico unitario; esistono, in realtà, a mio parere almeno due Partiti Democratici, con due diverse linee politiche di fondo. 
Da una parte, c’è il PD legato strettamente ai poteri forti, a Colaninno e alla grande industria, che ha in mente di cancellare ogni forza di sinistra in Italia e, coerentemente con l’idea stessa del sistema elettorale maggioritario, di creare una finta alternanza di forze, strumentale al mantenimento, se non al rafforzamento, dello sfruttamento della classe dominante a scapito delle subalterne. E’ quella parte di Partito Democratico che ha, in concorso con Mastella e l’UDEUR, determinato la caduta del governo Prodi e la candidatura di Veltroni alle elezioni nazionali, escludendo in tale occasione qualunque dialogo con le forze di sinistra e determinando, così, l’uscita dal Parlamento di quelle forze che, coerentemente, si stanno ancora opponendo al sistema capitalistico. E’ il PD di Penati, che ha posto la pregiudiziale anticomunista in Lombardia; il PD di De Luca, espressione più retriva e fascistoide del PD campano; il PD di Bernazzoli, che ha contribuito in modo determinante alla devastazione del territorio della nostra Provincia, che ne ha fatto uno dei luoghi più inquinati d’Europa e che è autore primo del progetto inceneritore, su cui tanti prima di me si sono già spesi. 
E’ il PD dell’ abbandono delle scuole, della cancellazione di risorse per la loro gestione, il PD dell’ autonomia più spinta, che sta portando verso la privatizzazione dell’ istruzione. Con questo PD è impossibile qualunque forma di dialogo, questo va detto in modo chiaro e netto. 

Qual è il PD “buono”? 
C’è quella parte del PD che dialoga ancora con noi, che, pur nelle diversità, che restano profonde, cerca di trovare una linea comune su alcuni grandi problemi (vedi il caos elezioni di questi giorni e la conseguente manifestazione unitaria di sabato), che cerca di lavorare insieme per un futuro migliore. 
Da questa parte si colloca, a mio giudizio, Vasco Errani. Con lui, è bene dirlo, non sono state sempre rose e fiori: ci siamo scontrati duramente sul finanziamento alle scuole private, sulla gestione dell’ Ergo (l’ Ente Regionale per il diritto agli Studi Superiori) e, in generale, sul massiccio sfruttamento e cementificazione del territorio, consentiti dall’amministrazione regionale in questi anni; nel contempo, però, importanti risultati sono stati ottenuti in tema di diritto al lavoro, welfare, diritti sociali, ambiente: non ultima, su nostra precisa richiesta, la presa di posizione contro il nucleare. 
Ecco perché, dopo un percorso democratico e condiviso, il PRC ha deciso, a livello regionale, di rinnovare il sostegno a Vasco Errani entrando, anche in questa tornata, nella coalizione che lo sostiene. 
Abbiamo fatto, però, ad Errani ed al PD precise richieste: in particolare non solo di rafforzamento degli interventi, ancora, su lavoro e welfare, ma anche sui temi del diritto alla casa, dei diritti dei migranti, sul diritto allo studio e, proprio in ragione di quanto è stato consentito nel passato, un arresto della cementificazione del territorio. 
Vigileremo con coerenza, affinché gli impegni presi sul programma siano concretamente e puntualmente mantenuti. 

Alle regionali il PRC si presenterà insieme con il PDCI. Non pensi sia venuto il momento di fondere questi due partiti... 
Unità dei comunisti. Sì, personalmente, penso sia giunto il momento di ridare vita, concretamente, al Partito Comunista. Questo era il compito che il mio Partito si era dato quando, quasi vent’anni fa, una parte dei compagni dell’ ex PCI aveva deciso di non aderire al rovinoso progetto di Occhetto e di avviare un processo che portasse a ripensare il modo in cui i comunisti, a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo, dovessero collocarsi all’interno della società italiana. Ecco perché Rifondazione. 
Ma una rifondazione non può durare un’eternità. E’ ora che barriere, steccati, pregiudizi ideologici e personalismi vengano abbattuti, in nome della volontà di trasformazione della società capitalistica, verso un mondo nuovo ed un nuovo Partito Comunista. E non guardo, sia chiaro, al capitalismo di stato di stampo sovietico o cinese; provo molto più interesse per quanto sta avvenendo, ad esempio, in America Latina. 

Ma cos’è questa Federazione della Sinistra con la quale vi presentate alle elezioni?. 
Un soggetto non unico, ma unitario: unità ed unitarietà sono due concetti diversi. Perché non sempre uno, più uno, più uno, più uno, più uno fa cinque: potrebbe fare anche 0,5. Mi spiego meglio, con un esempio. Il collegato al lavoro, alla firma del Capo dello Stato in questi giorni, per noi è inaccettabile, perché pone il salariato, qualunque salariato, sotto un ricatto permanente dal suo padrone; svuota, insomma, di significato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Bene: su questo tema, non credo che tutte le forze che dicono di collocarsi a sinistra del PD, purtroppo la pensino come me. E un partito unico, su un tema come questo, rischierebbe immediatamente di implodere. 
In una Federazione invece, ognuno parteciperebbe con il contributo delle proprie idee, del proprio punto di vista, alla ricerca di una posizione comune, che non necessariamente deve essere quella dei singoli partiti e/o movimenti che ne fanno parte! 
Una Federazione serve a mediare, a elaborare piattaforme comuni, rispettando le identità di ognuno e, soprattutto, gli obiettivi di fondo di ognuno. E gli obiettivi di un comunista come me, beh, li sappiamo: io desidero, ancora oggi, l’abbattimento del modello di produzione capitalistico attraverso la lotta di classe. 

Non pensi si possa superare il simbolo della falce e del martello per aprirsi ad un elettorato più ampio dello zoccolo duro comunista? 
I simboli vengono di conseguenza: un Partito Comunista non può, non deve, fare a meno del simbolo della lotta di classe e cioè della falce e del martello; per la Federazione, è senz’altro un problema diverso. 

Che tipo di campagna elettorale state impostando qui a Parma? 
Caro Direttore, tocchiamo un tasto dolente. 
Stiamo conducendo una battaglia, all’interno dell’assordante silenzio nel quale i mass media locali ci hanno sbattuto. Nel contempo, facciamo i conti con l’esiguità delle risorse economiche che abbiamo a disposizione. 
Ma non ci rassegniamo. La nostra campagna elettorale è basata su tre strumenti: comunicati stampa ed articoli, diffusi anche attraverso l’ausilio dei nuovi strumenti di comunicazione; volantinaggi ai banchetti che stiamo organizzando su tutto il territorio provinciale, ed iniziative pubbliche sui temi che per noi, in questo momento, sono più caldi. Parlo della TIBRE, progetto al quale siamo fermamente contrari ed al quale contrapponiamo, da anni, l’idea del potenziamento del trasporto su rotaia; dell’ inceneritore (inutile dire che anche sull’ incenerimento dei rifiuti siamo assolutamente contro); dell’ acqua come bene pubblico. 
Proprio perché riteniamo assolutamente centrale la battaglia in difesa del nostro pianeta, abbiamo condotto altresì, in concomitanza con il Summit Mondiale sull’ambiente svoltosi nella nostra città nei giorni scorsi, un presidio permanente in Piazza della Steccata, assieme a due dei movimenti più fecondi della nostra città: il Popolo Viola e Liberacittadinanza. 
Una tenda è, così, stata allestita nella storica piazza del centro città, per cercare di smuovere le coscienze di quanti, ancora oggi, si illudono che chi li sta governando, lo stia facendo nel loro interesse; devo dire che la risposta è stata estremamente positiva: abbiamo raccolto decine di firme su una petizione popolare che stiamo presentando in tutti i Comuni, in difesa del principio che l’acqua deve rimanere un bene pubblico; migliaia di volantini sono stati distribuiti; alle conferenze stampa c’è stata un’ampia partecipazione; insomma, possiamo dire: obiettivo raggiunto. 
Concluderemo, infine, la campagna elettorale con il tema a noi più caro: il diritto al lavoro. 

Dacci qualche anticipazione...
Posso anticiparti i dettagli: alla sala del CRAL dipendenti comunali di viale Mentana 31, avremo il dibattito “L’articolo 18 non si tocca. Strategie per la difesa del diritto al lavoro”, con la partecipazione di Roberta Fantozzi, della Segreteria Nazionale del PRC, responsabile dipartimento Lavoro e Welfare; Paolo Bertoletti, Segretario Generale CGIL Parma; Manuela Palermi, dell’ ufficio politico del PDCI; stiamo individuando in queste ore, altresì, la figura di un giurista di alto profilo. Sarà mio compito coordinare i lavori. In tale occasione, presenteremo anche i risultati, ancora parziali, della campagna “il Lavoro Mobilita”: una raccolta di firme per quattro iniziative di legge regionale per il blocco dei licenziamenti,la creazione del reddito sociale, l’estensione ed il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, contro le delocalizzazioni produttive. 
Infine, grande festa venerdì 26, ultimo giorno di campagna elettorale; stiamo individuando luogo e scaletta della giornata. 

Parliamo di informazione locale, che ultimamente a Parma vede un proliferare di iniziative editoriali, web e cartacee. I tempi del monopolio dell'informazione sono superati nei fatti o solo formalmente? 
Come già accennavo prima, questo, per chi vive a Parma, è uno dei grandi “tasti dolenti”. 
Nei nostri confronti, infatti, i principali organi di stampa “tradizionale” hanno messo in atto un vero e proprio boicottaggio: lo spazio che ci è stato concesso, ad esempio, per l’iniziativa di Piazza della Steccata è stato di poche righe. Uso un termine forte: questo è un comportamento fascista. E’ fascista, infatti, il disegno di cancellare ogni voce di dissenso, in nome di non si sa bene quale pace sociale…
Per fortuna c’è chi, come te, con coraggio si è schierato con noi, condividendo la battaglia per il diritto dei comunisti ad essere presenti all’interno delle istituzioni! Web TV, giornali on line, social network possono essere la salvezza del diritto al dissenso, del rispetto del principio costituzionale della libertà di pensiero e di stampa: principi, in particolare qui a Parma, troppo spesso calpestati. 
Ma anche sui nuovi strumenti di comunicazione, come noto, il governo ed i cosiddetti poteri forti, stanno cercando di mettere il bavaglio. Se ciò avvenisse, sarebbe un disastro: dovremo opporci con tutte le forze. Ma, magari, avremo modo di parlarne in altre occasioni. 
Ciò che mi colpisce, però, è il constatare che in altre città non è così: io, purtroppo o per fortuna, ho un lavoro che mi porta a girare per tutta Italia, e posso dirti che, altrove, la stampa locale sta concedendo molto più spazio alle iniziative ed alle tematiche portate avanti dalla Federazione della Sinistra. 
A Parma, lo ripeto, il silenzio è, invece, assordante. 

Io l'ho già fatto (clicca qui), adesso tocca a te: fai un appello al voto per la sinistra... mi raccomando, convincente!!!!! 
Caro direttore, il mio appello al voto parte dai concetti che tu hai espresso nella prima parte della tua dichiarazione di voto. 
La presenza di una sinistra anticapitalista, conflittuale, critica nei confronti di questa società, sempre più marcia e, allo stesso tempo, opprimente ed oppressiva, all’interno delle istituzioni è fondamentale, per una democrazia che voglia dirsi tale. 
Non è un caso che i peggiori attacchi alla nostra Costituzione, figlia dell’ eroico sacrificio dei nostri padri e nonni partigiani, siano avvenuti in questi anni, in cui i comunisti non hanno più rappresentanza in Parlamento. Le grandi conquiste sociali, dal dopoguerra in poi, sono state frutto delle battaglie che il PCI, grazie al sostegno delle masse popolari, ha condotto all’interno delle istituzioni, come Partito di lotta e di governo; dall’altro lato, le grandi battaglie in difesa delle conquiste sociali hanno visto sempre, in prima linea, i comunisti. 
C’è bisogno dunque di sinistra, quella vera. 

Qual è quella "falsa"?
La sinistra opportunista, che conduce certe battaglie solo perché, dopo il nostro crollo elettorale, si è aperta una voragine da riempire. 
Inviterei gli elettori, ad esempio a leggere i provvedimenti che al Parlamento Europeo sono stati votati dal partito di Di Pietro: l’esatto opposto di quello che, spesso per pura propaganda, viene detto in Italia. Basti pensare al voto positivo su tutte le normative che hanno liberalizzato il mercato del lavoro (penso, ad esempio, alla famigerata Direttiva Bolkenstein). E, e bene chiarirlo, tali direttive sono direttamente applicabili nel nostro Paese, senza bisogno di recepimento. 
A questo dovrebbe pensare l’elettore, prima di farsi tentare da altri simboli tanto in auge in questi ultimi anni; solo una croce sulla falce e il martello, racchiusi all’interno del simbolo della Federazione della Sinistra, fornisce la garanzia che ci possa esser ancora qualcuno che, anche sbagliando a volte (chi può vantarsi di non avere mai sbagliato?) ma testardamente, con tutte le proprie forze, continui a battersi per i diritti degli ultimi, degli sfruttati, delle donne ed uomini senza lavoro o con un lavoro precario, degli omosessuali, dei migranti, dei perseguitati, degli studenti. 
Ebbene sì, questo ci distingue dagli altri: l’avere un sogno, un’utopia: crediamo, anzi, siamo convinti, che non un’altra Italia (come qualcuno, propagandisticamente, ha sostenuto nei giorni scorsi), ma un altro mondo sia possibile. E ci batteremo, sempre e per sempre, per realizzarlo. 
Sì, ne siamo convinti: a volte i sogni diventano realtà.




Andrea Marsiletti


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