| Di: | Alessandro Squizzato |
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Da http://settoredemokratico.ilcannocchiale.it
Il ministro Sacconi torna alla carica. Ieri davanti alla platea di Confindustria ha pronunciato la sua dichiarazione di guerra contro i diritti dei lavoratori, la minaccia è netta: a partire da maggio vuole riscrivere lo Statuto dei lavoratori, entro 3 anni la completa sostituzione del testo.
L'idea di fondo di Sacconi non è altro che la più totale aderenza all'ideologia ultra-liberista che ha mosso Confindustria e la borghesia italiana nella trasformazione del lavoro degli ultimi 20 anni, in primis con la frammentazione contrattuale e precarizzazione a tutto campo.
Sintetizzo di seguito, per comodità dei lettori, i punti che secondo le prime indiscrezioni della stampa costituiranno le maggiori modifiche nel testo Sacconi:
1) Il già annunciato "arbitrato" tra azienda e lavoratore nelle cause di licenziamneto, che aggira l'articolo 18 e facilità i licenziamenti senza giusta causa.
2) La modifica della normativa sullo sciopero, che punta a "ridurre la conflittualità", ovvero niente meno che a disarmare lo strumento dello sciopero se non direttamente a limitarlo sino ad una abolizione di fatto
3) Modifica della contrattazione, tenendo solo alcuni parametri a livello nazionale e decentralizzando il resto su base territoriale o della singola azienda. Come si può facilmente immaginare questo produrrà lavoratori infinitamente più deboli, un aumento della precarietà e un rapido e generalizzato abbassamento dei salari.
4) In generale ancora meno vincoli e controlli sull'uso della flessibilità come strumento di precarizzazione del lavoro.
A tutto questo Sacconi ha aggiunto una minaccia altrettanto feroce, rispolverando un suo vecchio cavallo di battaglia: "Occorre lavorare anche sulla cultura dei giovani: bisogna aiutarli ad accettare qualsiasi tipo di lavoro, anche il più umile, purché sia regolare. Solo così si potrà difendere la vera cultura del lavoro. Rivalutando il lavoro manuale, si potrà battere il nichilismo delle generazioni degli anni '70 che sono entrate nei mestieri dell'educazione, della magistratura e dell'editoria non tanto per occupare, come diceva Gramsci, le casematte del potere, quanto, come si dice a Roma, per infrattarsi, perché è sempre meglio che lavorare". (fonte Repubblica.it)
In questo ammasso di insulti e luoghi comuni che gridano vendetta emerge una visione chiara: bisogna cambiare la mentalità costruita con anni di lotte del movimento operaio che concepisce i lavoratori come persone prima che come forza lavoro.
Per Sacconi noi non dovremmo cercare di realizzarci come persone, facendo ciò che meglio ci si addice, ma dedicarci anima e corpo ai profetti della casta degli industriali: precari sottopagati per adattarci agli sbalzi del mercato, nei call center quando serve terziario, ai torni quando cresce l'industria.
Sacconi vorrebbe portarci ai tempi precedenti alle lotte di Di Vittorio, ci vorrebbe nuovamente chini e a capo scoperto davanti ai padroni.
Una società ancora più classista, in cui i pochi facoltosi e i loro figli saranno destinati ad essere "classe dirigente", mentre la massa di persone comuni dovrà adattarsi alle loro necessità.
Non è più possibile accettare in silenzio questo attacco ai nostri diritti fondamentali.
Se c'è così bisogno di lavoratori "umili" attendiamo il laureato in giurisprudenza e politico a vita Sacconi in catena di montaggio.
Nel frattempo lui ci troverà a riorganizzare e rafforzare la risposta contro il suo piano teppista, per ribadire che lo Statuto dei lavoratori non si tocca!

... Perchè fino ad oggi cosa è stato fatto? ... Non è altro che l'ultima tentativo di spallata definitiva ... Fino ad oggi non ve ne eravate accorti?
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