mercoledì 7 aprile 2010

Comunisti celebri, segreti e immaginari


di Fabrizio Legger
Un saggio di Francesco Cundari. Comunisti immaginari, tutto quello che c’è da sapere sul Pci  
Per mezzo secolo il Pci ha caratterizzato parte della vita politica sociale e italiana. Il più grande partito comunista dell’Occidente ha lasciato tracce vistose e questo libro (pagine 354, Euro 16,00), come fosse una sorta di “dizionario del Pci”, ne ripercorre la storia, con i suoi dirigenti, i suoi “ismi”, le sue parole d’ordine, i suoi modelli culturali, i suoi eretici e le sue peculiarità.

Leggendo queste pagine, che spaziano dal dopoguerra ai primi Anni Novanta, si apre davanti ai nostri occhi un mondo che presenta ancora molti coni d’ombra, che è zeppo di scheletri nell’armadio e che puzza tremendamente di ipocrisia. Si leggono cose sconvolgenti su Togliatti e su Gramsci. Molto interessante è la voce dedicata al “Bordighismo”, e altrettanto lo sono quelle sullo “Stalinismo” e sul “Guavarismo”. Ma ciò che più sconcerta sono le “gabbie mentali” in cui si rinchiusero tanti dirigenti del Pci, l’ipocrisia che caratterizzò molte scelte politiche, gli errori clamorosi di prese di posizione che sarebbero poi state smentite dalla storia (il sostegno alla repressione sovietica in Ungheria, l’ammirazione per la rivoluzione maoista dei Khmer Rossi, gli aspri anatemi lanciati contro la scelta liberale del Partito Socialista Italiano, le ambiguità disgustose di Togliatti, e tante altre cose che lasciano davvero sbigottito il lettore), Un libro che fa saltare fuori dagli armadi tanti scheletri, scritto con uno stile incisivo che si fa leggere assai piacevolmente, utilissimo per conoscere e per capire. Potete richiederlo nelle migliori librerie.

tratto da dazebao.org
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4 commenti:

  1. L'ho letto e lo consiglio! Davvero un bel libro!

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  2. non ho capito, la scelta liberale del partito socialista, secondo l'autore del libro, era giusta? quindi hanno ragione occhetto, fassino e d'alema? l'unico vero scheletro nell'armadio del pci sono il suo revisionismo ed il suo essere, sempre e comunque, lo stato all'interno della classe operaia, la stampella della borghesia.

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  3. dipende sempre da chi li scrive i libri..... già che parla di "scheletri nell'armadio" non mi avrà mai. Sarà uno del pd, non so. Fulvio illuminaci

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  4. Diciamo che in effetti sembrerebbe abbastanza di parte, anche se mette ugualmente in evidenza nelle parti trattate i difetti e le piccole e grandi ipocrisie di comunisti ed ex comunisti ,anche se in totale ovviamente non si poteva dare loro lo stesso spazio nel libro
    Ho visto subito che in effetti sembri voler convincere che i comunisti del PCI avevano molte questioni scomode (ad esempio la questione di bordiga, effettivo fondatore del PCd'I cui poi subentrò Gramsci perchè staliniano mentre bordiga era trozkista, il discorso circa gli intellettuali di sinistra e la loro collocazione rispetto al partito, i vari ragionamenti riguardo l'obbedienza che si doveva al partito o la sezione sulle terminologie e i rigidi codici di comportamento dettati anche dall'esperienza della clandestinità del ventennio, il fatto che ad un collaboratore fidato del partito togliatti abbia ammesso dopo una serie di incalzanti domande di non aver fatto nulla contro gli eccessi dello stalinismo che aveva visto durante la sua permanenza nell'unione sovietica durante la guerra perchè a differenza di gramsci lui non era pronto a morire per i suoi principi, la similitudine tra il comportamento dei comunisti di un tempo e dei diessini in seguito e le ipocrisie nel disconoscere il passato da parte di quest'ultimi e molte altre)

    Personalmente mi è piaciuto perchè l'ho preso, più che come un tentativo di persuasione ad abbandonare velleità comuniste (come potrebbe anche essere, non si può essere sicuri delle intenzioni dell'autore per il modo in cui ha scritto), come uno "sfaldare" il mito del PCI rimarcando però implicitamente o esplicitamente anche quali avrebbero dovuto essere effettivamente i comportamenti da prendere nel costruire dirigere e mantenere in vita un partito comunista davvero degno, a quel che mi ricordo (il libro l'ho letto qualche mese fa) non ci sono critiche alla teoria comunista in sè; insomma come un monito riguardo quello che noi dovremo fare nel prossimo futuro futuro, non un monito ad abbandonare il comunismo

    Spero di non aver fatto una lettura troppo forzata del libro :)

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