Il comunista quotidiano è un po' un osservatore esterno di quello che succede nel "mondo comunista" ed ha una linea editoriale semplice per quanto chiara: "Si riporta quel che succede nel mondo comunista, che abbia una fonte valida, anche se è contro le stesse idee dei redattori" In più dà la possibilità ai comunisti di inserire i loro articoli, in modo da dare la sicurezza che non esista una linea editoriale pro questo o pro quell'altro.
Ora chi vi scrive si trova davanti ad un limite. Avere sotto mano una ventina di note, articoli o link di dirigenti che dicono tutti la stessa cosa e avere sott'occhio una base che borbotta, dove il termine borbotta è un eufemismo. Il comunista quotidiano è nato dalla base come strumento per informare e per dar voce alla base ed in più è nato e vive ogni giorno come un esperimento. Davanti al limite accennato io ne proporrei uno nuovo, di esperimento. Se funzionerà sarà una gran momento di partecipazione dibattito e condivisione, se non funzionerà, non cambierà nulla. L'esperimento sta tutto in mano a voi. Si sarebbe potuto fare un sondaggio, ma il sondaggio in queste situazioni di confusione e complessità risulta troppo schematico, rischia di essere poco utile alla causa ed è difficile porre le domande in modo totalmente neutrale. L'idea qual è? Invece di farci pubblicare gli interventi o le interviste" dei dirigenti sulla linea politica di domani, unità dei comunisti, no all'unità ma rafforzamento, apertura a SeL apertura all'idv, abbiamo tenuto, abbiamo perso, ci metteremmo la firma, contenitori, contenuti, Marx sì, Marx no, Marx chi?... noi, aspettiamo i vostri.
Non serve esser bravi a redigere documenti tanto meno parlare il politichese, siamo un quotidiano fatto in casa che non dà retta alla forma ma ai contenuti, l'importante è che la base dica ciò che vuole o la sua idea di percorso. Possono essere 20 righe o 35000 non ci interessa, 3 minuti o un'ora, avete carta bianca. Un minicongresso volontario del comunista quotidiano aperto a chi vota o milita nei partiti comunisti o a chi si astiene. Ai comunisti, insomma. Nome e cognome non ci interessano, basta anche un nick. Avete una platea di circa 4000 compagni dirgenza compresa e non paghiamo nemmeno la sala.
L'unica cosa che vi chiediamo, se vi firmate con il nick e l'intervento dovesse essere fortemente polemico di confezionare la cosa in modo da evitarci la grana di qualche querela (visti i mal di pancia che girano, non si sa mai)
Aspettiamo fiduciosi, basta cliccare il link e partire, lo spazio c'è, le cose da scrivere, siamo sicuri, anche.

Possiamo lasciarvi un commento che abbiamo pubblicato come nota su facebook in merito alle iniziative che l'estrema destra sta organizzando a Milano per il periodo dal 24 aprile al 1° maggio?
RispondiEliminaNO AL RITORNO DEL FASCISMO. PARTIGIANI IN OGNI QUARTIERE!
"Siamo rimasti sconcertati nell’apprendere che l’estrema destra milanese, nella rivendicazione del diritto alla commemorazione dei caduti della repubblica di Salò e degli aguzzini nazifascisti, ha in programma una settimana di mobilitazioni e iniziative pubbliche a partire dal 24 aprile fino al 1° maggio (compresa una messa al cimitero Maggiore in onore di Mussolini domenica 18 aprile).
Ancora più allibiti siamo rimasti nel sapere che in consiglio di zona 3, dove si discuteva sulla richiesta di uno spazio pubblico per un concerto nazirock per sabato 24 aprile, sia passata (anche con i voti dei rappresentanti del PD) la mozione che posticipa tale evento al 2 maggio ma ne garantisce la legittimità politica e il finanziamento con soldi pubblici.
Il coacervo di realtà neofasciste che promuovono l’iniziativa, che vanno da Forza Nuova agli Hammerskin, da Fiamma Tricolore a Casapound, spalleggiate e foraggiate dalla destra parlamentare, crede che sia venuto il momento per alzare la testa e, fregandosene della Costituzione e degli ideali che l’hanno ispirata, attuare quella strategia di sdoganamento del pensiero e della storia del fascismo attraverso un’operazione di revisionismo e di equiparazione tra vittime e carnefici (in un paese che sembra aver perso la memoria), facendo leva sul razzismo dilagante attestato dai risultati elettorali e spacciando per nuova quell’ideologia di potenza e sfruttamento che portò ai più efferati crimini della storia.
La sinistra istituzionale di fronte a questa arroganza non trova di meglio che appellarsi alla pacificazione e alla par-condicio, rendendosi complice dell’accettazione passiva da parte dei cittadini di questa propaganda totalitaria e xenofoba e magari interrogandosi sulle motivazioni della sconfitta elettorale.
Oltre al fatto che reputiamo una grave e inaudita provocazione indire iniziative dichiaratamente fasciste alla vigilia della festa della Liberazione dal nazifascismo del 25 aprile e a ridosso della giornata di lotta del 1° maggio, sentiamo la necessità di lanciare un appello alla mobilitazione generale perché tutto ciò non possa accadere, né in questi giorni né mai.
Indiciamo quindi un’assemblea pubblica cittadina mercoledì sera 21 aprile alla cascina autogestita Torchiera per confrontarsi attraverso analisi politiche e per arrivare a proposte concrete di azione e mobilitazione che riescano a coinvolgere tutti quei cittadini che credono ancora nei valori della Resistenza e che, come noi, sono indignati.
PARTIGIANI IN OGNI QUARTIERE"
Non mi fa commentare.....
RispondiEliminaSo perfettamente che non c'è niente da ridere, ma a me viene da ridere.
RispondiEliminaOh, sia chiaro. Massimo rispetto per tutti ma si sta sfiorando il ridicolo.
Alleanze con Pinco, avvicinamenti a Pallino, un occhiolino a Caio e una stretta di mano a Sempronio e poi, come si dice dalle mie parti, chi se la prende sempre nel frac siamo noi. Non sarebbe il caso di iniziare a fare seriamente politica?
Di cosa dovremmo discutere?
Si continua a impantanarsi su questioni di lana caprina mentre i problemi si trasformano (chiedo scusa per la trivialità) in cazzi amari!
Di crisi, di licenziamenti, eccetera, si parla come se fossero fatti che non ci riguardano e se ci interessano siamo impossibilitati dalla mancanza di rappresentanza parlamentare. Ma siamo matti?
Di cosa stiamo parlando, di partiti comunisti o di riformismo piccolo borghese?
Lo statuto dei lavoratori verrà stracciato e buttato via e il sindacato latita. Si invoca la necessità di uno sciopero generale, ma si preferisce aspettare tempi (meteorologici) migliori per la consueta e totalmente inutile passeggiata prefestiva.
Signori, sveglia!
Perchè i lavoratori si sono rotti i coglioni e di conseguenza votano Lega Nord!
Se il paese si "sposta a destra" è solo perchè la Sinistra è ridicola.
Vogliamo parlare di cose serie? Bene, allora incominciamo a ragionare da comunisti. Smettiamola di pensare che l'incubo (Berlusconi) scomparirà come per incanto alleandosi con chicchessia. Mettiamo da parte per un momento tutto il contorno naomikleinista e similari e riappropriamoci del piatto forte, il comunismo.
Attenzione però a non fraintendere. E già mi immagino la coorte di detrattori benpensanti che diranno: "Ecco, il solito discorso... la solita solfa dei duri e puri... il solito blaterare di di più e di meno...", eccetera eccetera.
No, carissimi compagni. Il discorso è ben diverso.
Io non sono contrario ad operare all'interno del parlamento. Ma può essere l'unico obiettivo? Secondo me, no!
RispondiEliminaIo non sono contrario alle manifestazioni in sostegno una volta agli ecologisti, una volta ai diritti degli omosessuali, una volta in soccorso dei giornalisti e della libertà di stampa, una volta in difesa dei diritti degli animali, una volta per questo, una volta per quello, eccetera eccetera.
Ma può ridursi a tutto ciò con tenore folkloristico e soprattutto senza mai rivendicare l'unico obiettivo di emancipazione che riunisce tutte queste richieste, ovvero il comunismo? Secondo me, no!
Il problema qual'è?
La mancanza di fondi? Il pericolo di chiusura degli organi di partito? La scarsa visibilità a livello mediatico?
Bhè, sapete che penso? Penso che la soluzione a questi presunti problemi sia così semplice che spaventa il doverli affrontare e risolvere.
Ma, purtroppo, penso che i problemi siano altri.
Chiediamoci piuttosto per quale motivo si discuta di alleanze interne ad una federazione e venga invece (di fatto) rigettata la proposta di unità. Per caso, qualcuno ha timore di perdere quei piccoli e squallidi privilegi coltivati nel proprio orticello?
Ho paura di si!
So che molti storceranno il naso perchè ritengono che citare i "morti" non sia trendy, ma le soluzioni ce le abbiamo davanti agli occhi e sono state pensate e scritte cent'anni fa dai vari (odiosi per qualcuno) Lenin, Marx, Engels, ecc.
Esiste oggi (purtroppo, aggiungo io) una corposa fazione di personaggi che blaterano continuamente di "concreto" e metafisicità simili; ebbene, non è una proposta concreta la formazione di un sindacato di classe? E cosa si aspetta allora?
Per intenderci, ecco cosa affermava uno di quei "morti" che tanto danno fastidio: «[...]
RispondiEliminaUn rivoluzionario fiacco, esitante nelle questioni teoriche, con un orizzonte limitato, che giustifichi la propria inerzia con la spontaneità del movimento di massa, più rassomigliante a un segretario di trade-union che non a un tribuno del popolo, incapace di presentare un piano ardito e vasto che costringa al rispetto anche gli avversari, un rivoluzionario inesperto e malaccorto nel proprio mestiere, può forse chiamarsi un rivoluzionario? No. E' solo un povero artigiano.
Nessun militante deve offendersi di questo epiteto severo: per quanto riguarda l'impreparazione, lo applico prima di tutto a me stesso. Ho lavorato in un circolo che si proponeva compiti molto vasti universali e, come tutti i miei compagni, membri di quel circolo, soffrivo fino a provarne un vero dolore, nel sentire che eravamo solo degli artigiani grossolani in un momento storico in cui, parafrasando la celebre frase, sarebbe stato giusto dire: dateci un'organizzazione di rivoluzionari e capovolgeremo la Russia! E quando ripenso al cocente sentimento di vergogna provato allora, sento salire in me l'amarezza contro quegli pseudosocialdemocratici, la cui propaganda "disonora il nome di rivoluzionari" e che non comprendono come il nostro compito non consista nell'abbassare il rivoluzionario al lavoro dell'artigiano, ma nell'elevare quest'ultimo al lavoro del rivoluzionario.» ("Che fare?", V.I. Lenin, Ed. Riuniti Roma 1974, pag. 165).
Ecco a cosa siamo ridotti oggi, ad essere artigiani. E la colpa non attribuibile al Berlusconi di turno!
Si sono completamente rivoltate le cose. Se prima gli sforzi e le lotte erano volte alla costruzione di un obiettivo comunista e chi perseguiva scopi diversi veniva (giustamente!) cacciato fuori a pedate, oggi accade l'esatto opposto e i comunisti devono guardarsi dal fare affermazioni del genere.
Le priorità, gli obiettivi, sono altri, sono tutto tranne l'unico che dovrebbe essere valido.
Si sente spesso dire che col 2, con il 3 o con il 7 per cento non si va da nessuna parte, che bisogna costruire una grande forza di sinistra, che si devono mettere da parte le smanie utopistiche e scendere a patti con i "nostri simili". Ma chi sarebbero costoro?
Una formazione politica dichiaratamente anticomunista che non ha altri interessi se non quello giustizialista, come l'IdV? Uno pseudopartito che tra le voci principali del proprio programma ha quella di tutelare i bottegai e gli imprenditori, come il PD? O chi ha fatto di ecologismo e differenzialismo la propria bandiera, come SeL?
RispondiEliminaLo ripeto, il punto è un altro. Il punto è che anzitutto ci si deve fare un approfondito esame di coscienza per capire cosa si cerca, se esiste, ovvero, la volontà di costruire un vero partito comunista unitario (ma di nome e di fatto!) o se si vuole continuare a navigare trascinati dalla corrente dei movimenti che vanno e vengono, si fermano e si sciolgono, e, di volta in volta, decidono al nostro posto. Qui non si tratta di modificare geneticamente le prospettive comuniste per potersi adattare a nuove realtà, chi tira fuori queste storie ha un solo scopo: eliminare le fastidiose frange comuniste, perchè non è comunista.
Il nostro obiettivo, l'obiettivo dei comunisti, deve essere quello di riappropriarsi degli spazi di lotta in difesa dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari e dei reietti della società, non facendosi guidare ma guidandoli verso il nostro scopo che è per definizione anche il loro.
Ovviamente si tratta di un lavoro faticoso e deteriorante, che fa invecchiare i giovani e morire i vecchi. Ma varrà la pena provarci, se non altro per poter dire di averci provato.
Arrivato a questo punto mi sono scocciato.
Quanta retorica, mi verrebbe da dire. belle parole che però non servono a niente.
Perchè sono disilluso, perchè, quasi certamente, chi dovrebbe portare in piazza queste istanze ha ben altri propositi.
Ma io sono anche un po' romantico, perciò ancora m'incazzo. Perchè sento dentro di me ardere quello che gli anziani definivano il fuoco della rivoluzione.
E chiedo scusa se continuo a pensare che sia meglio morire lottando piuttosto che campare cent'anni in schiavitù.
Mi dispiace aver occupato tutto quello spazio, ma mi imponeva il limite a 3000 parole.
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