| Di | silvano fantilli |
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Il mestiere di vivere da immigrato, d'asociale di avere a che fare solo e soltanto con il tuo essere t'impone a dei ritmi e dei lavori labirintici, inventarti il tuo sostentamento nella vita che la società non si è mai accorta di te, sei fuori dalle logiche di potere, dagli assistenzialismi e dalle clientele. E' colui che per esigenza del diritto di vivere la società si è dimenticata di lui è costretto ha inventarsi lavori e percorsi di vita infernali e ricattatori, per lo stato sei l'uomo del nessuno l'assente , l'invisibile sia dalla tua provenienza sia per il lavoro che sei costretto a fare, ma ben presente quando decidi di aprire un'attività il primo socio occulto e usuraio presente nelle tue finanze, presente e future, guadagnate o presunte lui è sempre attivo e costante nulla importa se l'attività è attiva o passiva e i costi d'apertura o di gestione, sono ammortizzabili, lui è presente e costante percepisce degli utili sicuri e il tuo prodigamento quotidiano a nessuno importa, nessuno esiste ma è presente e strisciante, se sgarri è pronto a multarti mai premiato mai da soddisfare ma ha il solo scopo di sfruttati economicamente e moralmente. Questo per anni, quasi per l'intero percorso di vita per uno spaccato della società viva e produttiva dove p oggia l'intero cardine della Società italiana. Il tuo comportamente è sempre e comunque rettilineo e preciso verso il pagamento di montagne d'imposte e tasse sotto varie forme, comunque sempre precise anche se non precisando tutti gli additivi fiscali spesso al di là della carriera lavorativa. Il lavoratore autonomo, il pollo da spennare, colui che si prodiga la vita per creare lavoro per sé spesso anche per altri ma soprattutto per lo stato, sempre additato come ladro, abusivo ed evasore mai disposto ad aiutarlo da nessun frangente politico. Da destra s'aiuta la grande imprenditoria, da sinistra la classe lavoratrice e il semplice lavoratore autonomo, piccolo imprenditore, è sempre fuori dai schemi politici, mai una legge di riconoscimento, di soddisfazione ma è sempre e solo lui che regge il sistema economico. Se tutto questo non bastasse a sparare a zero tutti e tutto è contro di lui, se tutto va bene se le sue condizioni di salute lo assistono arriva a una pensione da fame, se minimo minimo è costretto ad interrompere la propria attività lavorativa per condizioni di salute o è costretto a chiudere l'attività fatta da sacrifici di una vita a nessuno importa, proprio perché lui è costretto ad interrompere e a rimanere senza introito spesso anche senza costi d'attività e senza nessun intervento dello Stato, anche ricorrendo alla domanda d'invalidità se non passano anni prima di prenderla in considerazione, anche con comprovate e attestate condizioni di salute. Ecco che lo stato diventa lacunoso e illegale e non più cosi preciso come quando doveva prendere, e nel mentre si creano nuovi poveri. fantilli silvano | |
sabato 6 marzo 2010
La tortura dell'autonomo
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