La crisi ha fatto nuove vittime: in Francia due lavoratori Telecom si sono tolti la vita, come in passato avevano fatto altri 38. Vicino Torino, un operaio di 28 anni in mobilità si è impiccato nel capannone della sua fabbrica. Eventi drammatici, che esprimono una «ordinaria» disperazione, quella del profondo disagio sociale nel quale sta affogando parte della popolazione e dei lavoratori europei travolti da una crisi terribile della quale non hanno responsabilità ma pagano, anche con la vita.
Era terribile e anticipatore anche l'agosto 2008 quando la crisi si manifestò appieno: il Giappone dichiarava di essere entrato in recessione, negli Usa la disoccupazione galoppava, in Europa la Bce era pessimista sulla crescita e la Confindustria parlava di forti rischi per l'economia. Nel panorama solo Tremonti, che il 6 agosto «festeggiava» il decreto definito «anticrisi», era ottimista. Promise 20 mila nuove abitazioni nel 2009, un Pil in crescita nell'anno dello 0,5% e il pareggio di bilancio nel 2011. Nulla è stato fatto. Salvo l'inizio dello smantellamento della scuola pubblica che era in quel decreto. Nel 2008 il Pil è andato indietro dell'1,0% e da ieri sappiamo che nel 2009 è crollato del 4.9%, la peggiore caduta dal '71. In 2 anni la ricchezza prodotta è scesa del 6%. Per l'Istat il Pil nell'ultimo trimestre del 2009 è inferiore a quello del terzo trimestre del 2003: un salto all'indietro di 6 anni e mezzo.
C'è da stare allegri? Ovviamente no. E non solo perché dopo la ripresina del terzo trimestre (+0,6%) il Pil è di nuovo affondato dello 0,2%, mentre nei grandi paesi europei non c'è stata flessione. Preoccupa l'insistenza del governo che seguita a ripetere: «Stiamo meglio degli altri paesi». E basa l'affermazione sul tasso di disoccupazione inferiore a quello medio europeo. Falso: la percentuale inferiore dell'Italia è legata unicamente alla Cig, un istituto da fame che c'è solo da noi e serve a mascherare i dati sui disoccupati effettivi. Non a caso è scesa in campo anche la Banca d'Italia (dopo il manifesto e la Cgil) a sollevare dubbi, sostenendo che i cassintegrati spesso sono disoccupati mascherati con un'indennità da fame come i licenziati e i lavoratori in mobilità. E correggendo le cifre, emerge che la disoccupazione italiana è sopra quella media europea.
Quello che stupisce è che un ministro così presuntuoso e irresponsabile non si dimetta e nessuno gli chieda di farlo. Eppure ha sbagliato tutto o quasi. Con una attenuante: la crisi è davvero globale e seria. Ma non aver predisposto strumenti di politica economica anticiclica l'ha resa ancora più drammatica e pesante. La speranza è oggi riposta in una perdita di terreno dell'euro, che renderebbe più competitivo l'export, e da impulsi esogeni, cioè dalla domanda estera, secondo un modello di crescita tradizionale e dalle gambe corte. Invece non c'è alcun segnale dall'interno: la domanda endogena è silente come confermano gli ultimi dati dell'Istat. Certo servirebbero risorse. E invece si procede con trucchi. Come l'ennesimo condono (lo scudo fiscale) a chi ha esportato clandestinamente capitali all'estero. Al contrario di altri stati che spendono un paio di milioni di euro per comprare informazioni riservate sugli evasori, l'Italia li premia.
Le prospettive per il 2010 non sono rosee: è prevista una crescita del Pil dell'1%, ma questo presuppone una forte accelerazione che non è in vista. Salvo un piccolo recupero dei livelli infimi nei quali è precipitato il Pil. Il tutto aggravato da una crescita della disoccupazione che frena ulteriormente la domanda. «Servono risorse» si dice. Perché non cominciare dall'evasione fiscale? Possibile che in Italia ci siano solo 76 mila persone che guadagnano più di 100 mila euro, ma si vendano 206 mila auto di lusso da oltre 100 mila euro?
Il giovane operaio impiccato non sognava una Ferrari ma solo di continuare a lavorare insieme ai suoi compagni. Adesso, per lui, la crisi è davvero finita.
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