Presidio e protesta questa mattina dei sindacalisti e dei lavoratori di Videocon di Anagni, davanti a Montecitorio per la crisi dello stabilimento.I sindacati chiedono, attraverso una raccolta di firme, la ferma presa di posizione del governo verso Venugopal Doth (proprietario indiano del gruppo a cui fa capo la Videocon), il Governo Indiano e il Parlamento Europeo.
Da Ilmanifesto
9-12-2009
Oggi il tavolo. I sindacati: nessuna delle proposte industriali convince. I lavoratori: intervenga il governo
Il tempo stringe per i 1350 dipendenti della Videocon di Anagni. Ma il boccone è prelibato e sul sito dello stabilimento di Anagni sembra quasi di vederli volare gli avvoltoi. Si parla del futuro: di cosa cioè si produrrà in quei 72 mila metri quadrati di capannoni nella provincia di Frosinone, potendo usufruire dei fondi pubblici stanziati quando ancora gli indiani (la famiglia Dhoot che nel 2005 ha acquisito lo stabilimento) promettevano il rilancio delle produzioni, circa una sessantina di milioni di euro che poi saranno da calibrare sul nuovo piano di investimenti.
Ora che la partita con gli indiani è chiusa - il 18 dicembre suona la campana per i 250 lavoratori, su 1350, che ancora sono al lavoro - si tratta di trovare un'alternativa alla produzione di schermi per televisori, e in fretta. Di offerte, al ministero dello sviluppo economico, ne sono state avanzate una decina, nonostante la crisi. Sul tavolo attorno al quale si troveranno a discutere questo pomeriggio governo, azienda (i Dhoot) e sindacati, ne sono rimasti tre. Uno, presentato dalla società avellinese dei fratelli Pugliese, Marco e Massimo (il primo, deputato Pdl; il secondo proprietario dell'Avellino Calcio), per la lavorazione del silicio e la produzione di pannelli solari; il secondo, presentato dalla società torinese Global Energy, che ad Anagni vorrebbe lavorare il carbonio; il terzo, quello di Harainne Trading, una finanziaria di Londra, che vorrebbe proseguire con le tradizionali produzioni Videocon, sviluppando la tecnologia di nuovi pannelli per televisori. Tutti e tre questi progetti reimpiegherebbero non più della metà dei lavoratori Videocon, 600-700 persone.
Ma c'è anche un quarto progetto, arrivato ultimamente sul tavolo del ministero. Quello avanzato da due società, una taiwanese e una cinese (insieme si chamano Otto) che ad Anagni vorrebbero produrre auto elettriche, televisori, e pannelli solari. Una proposta faraonica, che perciò poco convince i sindacati. Ma «poco convincenti» sono ritenuti anche i tre progetti suddetti. «Siamo in una situazione particolare, abbiamo fame di lavoro, ma tutte e tre le offerte lasciano dubbi enormi», dice Silvio Campoli, segretario della Filcem Cgil di Frosinone: «Per quanto riguarda i pannelli solari il rischio di flop o di un prodotto tardivo è una realtà in assenza di un piano industriale più che serio - osserva Campoli - per il carbonio ci sono già impianti da lavoro e dunque non si capisce perchè vogliano venire ad Anagni, mentre le attuali produzioni di televisori hanno già oggi un problema di mercato».
Quello che invece fa gola sono i terreni e anche i finanziamenti pubblici, ai quali potrebbero aggiungersi altri 185 milioni, la cifra che i Dhoot hanno avuto dai precedenti proprietari quando hanno rilevato la società e che, in molti pensano, dovrebbero mettere sul piatto anche ora. Oggi dunque l'incontro al ministero. Ma i lavoratori chiedono l'intervento del governo, e per questa mattina hanno organizzato un presidio sotto palazzo Chigi.
Oggi il tavolo. I sindacati: nessuna delle proposte industriali convince. I lavoratori: intervenga il governo
Il tempo stringe per i 1350 dipendenti della Videocon di Anagni. Ma il boccone è prelibato e sul sito dello stabilimento di Anagni sembra quasi di vederli volare gli avvoltoi. Si parla del futuro: di cosa cioè si produrrà in quei 72 mila metri quadrati di capannoni nella provincia di Frosinone, potendo usufruire dei fondi pubblici stanziati quando ancora gli indiani (la famiglia Dhoot che nel 2005 ha acquisito lo stabilimento) promettevano il rilancio delle produzioni, circa una sessantina di milioni di euro che poi saranno da calibrare sul nuovo piano di investimenti.
Ora che la partita con gli indiani è chiusa - il 18 dicembre suona la campana per i 250 lavoratori, su 1350, che ancora sono al lavoro - si tratta di trovare un'alternativa alla produzione di schermi per televisori, e in fretta. Di offerte, al ministero dello sviluppo economico, ne sono state avanzate una decina, nonostante la crisi. Sul tavolo attorno al quale si troveranno a discutere questo pomeriggio governo, azienda (i Dhoot) e sindacati, ne sono rimasti tre. Uno, presentato dalla società avellinese dei fratelli Pugliese, Marco e Massimo (il primo, deputato Pdl; il secondo proprietario dell'Avellino Calcio), per la lavorazione del silicio e la produzione di pannelli solari; il secondo, presentato dalla società torinese Global Energy, che ad Anagni vorrebbe lavorare il carbonio; il terzo, quello di Harainne Trading, una finanziaria di Londra, che vorrebbe proseguire con le tradizionali produzioni Videocon, sviluppando la tecnologia di nuovi pannelli per televisori. Tutti e tre questi progetti reimpiegherebbero non più della metà dei lavoratori Videocon, 600-700 persone.
Ma c'è anche un quarto progetto, arrivato ultimamente sul tavolo del ministero. Quello avanzato da due società, una taiwanese e una cinese (insieme si chamano Otto) che ad Anagni vorrebbero produrre auto elettriche, televisori, e pannelli solari. Una proposta faraonica, che perciò poco convince i sindacati. Ma «poco convincenti» sono ritenuti anche i tre progetti suddetti. «Siamo in una situazione particolare, abbiamo fame di lavoro, ma tutte e tre le offerte lasciano dubbi enormi», dice Silvio Campoli, segretario della Filcem Cgil di Frosinone: «Per quanto riguarda i pannelli solari il rischio di flop o di un prodotto tardivo è una realtà in assenza di un piano industriale più che serio - osserva Campoli - per il carbonio ci sono già impianti da lavoro e dunque non si capisce perchè vogliano venire ad Anagni, mentre le attuali produzioni di televisori hanno già oggi un problema di mercato».
Quello che invece fa gola sono i terreni e anche i finanziamenti pubblici, ai quali potrebbero aggiungersi altri 185 milioni, la cifra che i Dhoot hanno avuto dai precedenti proprietari quando hanno rilevato la società e che, in molti pensano, dovrebbero mettere sul piatto anche ora. Oggi dunque l'incontro al ministero. Ma i lavoratori chiedono l'intervento del governo, e per questa mattina hanno organizzato un presidio sotto palazzo Chigi.
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