Intervista al segretario del PdCI Oliviero Diliberto pubblicata sulla " Rinascita della Sinistra"
Leggi ad personam che paralizzano la vita di un paese affogato in una crisi istituzionale senza precedenti, scontro nella maggioranza di centrodestra, la fine della separazione dei poteri con i continui tentativi di mettere la giustizia sotto controllo dell’esecutivo per garantire l’impunità a Berlusconi. Il tutto in una crisi economica gigantesca, con un precariato dilagante e l’inerzia del governo che taglia i fondi alla ricerca. Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto parla a tutto campo, anche di Bersani, PD ed elezioni regionali. Scandisce bene le parole, pondera le frasi come si usa fare nei momenti difficili. Ed è un momento difficile per l’Italia, per l’opposizione e per i comunisti. “Serve una grande mobilitazione” sottolinea Diliberto. “Ben venga la manifestazione del 5 dicembre, noi saremo in piazza, come lo siamo stati con i lavoratori e con il mondo della scuola; ma occorre andare avanti con la costruzione della federazione della sinistra”. Il concetto è chiaro: serve più forza a sinistra, per riportare il conflitto nelle istituzioni e per mantenere aperta in Italia, in modo aperto e proiettata verso il futuro, la questione comunista.
D - Partiamo dalla giustizia, ancora una volta i problemi personali del premier si scaricano sul Paese e trascinano l’agenda politica.
ODB - a me sembra evidente che l’Italia è ormai piombata in una crisi che ha tanti aspetti, due in particolare: quella economica e quella istituzionale che è gravissima. Il Parlamento è stato privato dei suoi poteri. Il presidente della Camera Fini ha chiuso Montecitorio per una settimana in polemica contro il governo. Non era mai accaduta una cosa del genere, un segno chiaro di protesta verso Il ministro dell’economia che non dava copertura ai progetti di legge parlamentari. Vi è uno scontro senza fine nel centrodestra, che dovrebbe smetterla di occuparsi dei problemi giudiziari di Berlusconi e occuparsi del Paese, della crisi economica e dei problemi di tutti i cittadini. Se questa maggioranza non è in grado di governare (male), vada a casa e si torni a votare. Subito. Noi siamo pronti.
Vi è, invece, un attacco continuo alla Costituzione. È saltata la divisione tradizionale dei poteri. Questa crisi istituzionale si accompagna ad una evidente questione di carattere morale clamorosa. Veniamo tutti chiamati, sia fuori che dentro il Parlamento, ad occuparci delle questioni giudiziarie del premier. Quello che abbiamo davanti è un quadro desolante dove si è smarrito il senso della politica intesa con la P maiuscola. La politica in Italia ormai coincide con le vicende personali di Berlusconi. Assistiamo al tentativo continuo di varare delle leggi che impediscono che il premier venga processato, leggi incostituzionali, come si è visto con il lodo Alfano e come chiaramente si vede per il cosiddetto “processo breve” anch’esso palesemente al di fuori della carta fondamentale.
In questo modo rischiamo tutti di diventare incapaci ad affrontare la vera crisi che esiste in Italia: la crisi economica. Il governo prima ha detto che non esisteva, poi ha detto che è stata superata. In realtà basta chiedere ad un normale cittadino per rendersi conto che la crisi c’è ed è devastante. Si sono persi un milione e mezzo di posti di lavoro e questo dato riguarda solo i contratti a tempo indeterminato perché i precari non rientrano nel calcolo. Per loro basta non rinnovare il contratto e così diventano invisibili.
Di fronte a questa crisi il governo non ha praticato alcuna misura proprio perché impegnato a fare tutt’altro.
D - Con questa ennesima legge “taglia processi” si manifesta il paradosso fra la propaganda del governo sui temi della sicurezza e scelte legislative che vanno in direzione opposta, Il tutto mentre lo stato della giustizia penale e civile, per i normali cittadini di cui parlavi prima, è disastroso.
R – E’ una delle tante contraddizioni di questo governo che ha vinto agitando il tema della sicurezza dopodichè un po’ di giorni fa i poliziotti di tutta Italia si sono dati appuntamento a Roma. Erano in venticinquemila, una manifestazione enorme, per protestare contro i tagli del governo al loro comparto. Addirittura lo stesso ministro dell’Interno è stato costretto a protestare contro le sforbiciate al suo dicastero.
Con questo nuovo provvedimento ad personam semplicemente non si faranno più i processi. Far arrivare un qualunque criminale a sentenza diventa una specie di corsa ad ostacoli, con l’aggravante che se sei uno sfigato, un tossicodipendente o un extracomunitario, ti si può fare qualunque cosa, mentre i reati dei cosiddetti colletti bianchi vengono derubricati; ormai non sono nemmeno più reati. Una cosa che grida vendetta. Di fronte a questo sfacelo la visibilità dell'Italia ha raggiunto il punto più basso mai visto prima, basta guardare come i governanti degli altri paesi industrializzati si vergognano a stare vicino a Berlusconi. Per questo serve una grande mobilitazione.
D - La CGIL ha promosso iniziative in tutto il paese sulla crisi economica conclusesi con un grande corteo a Roma. L’esecutivo, invece, sembra fare il gioco delle tre carte per nascondere i fatti.
R – Alla manifestazione della Cgil noi c’eravamo. I numeri affermano che fra poco finiranno i soldi per la cassa integrazione. E, tuttavia, per avere un’idea del modo inconcludente con cui il governo affronta la situazione basti pensare all’ennesimo pesante taglio ai fondi per l’università e la ricerca. Un paese che non investe sulla ricerca è un paese che non ha futuro. Sono molto preoccupato, e lo dico da dirigente politico ma anche da lavoratore dell’università. Le giovani generazioni in questo modo vengono escluse dall’università. Quelli che se lo possono permettere non andranno all’estero solo per lavorare ma anche per compiere studi universitari, generando così un’ulteriore discriminazione di classe.
D - Possiamo dire che, in tutti i campi, la precarietà è diventata la regola?
R – Nel campo della scuola abbiamo avuto provvedimenti inutili e iniqui, il taglio dei precari nell’istruzione è solo una delle facce di questa situazione. La precarizzaizone diffusa del mondo del lavoro è diventata la norma in questo quadro politico e sociale che diventa sempre più desolante. Ormai il lavoro precario è la norma mentre ad essere eccezione è il rapporto a tempo indeterminato. Il contrario di come dovrebbe essere.
D – Quando parlavi di mobilitazione ti riferivi anche all’appuntamento del 5 dicembre a Roma per il “no Berlusconi day”?.
R - questa scadenza del 5 è nata attraverso i tam tam del web, ad essa hanno aderito l’Italia dei Valori e la nascente Federazione della sinistra, sostanzialmente noi Comunisti italiani e Rifondazione. Ritengo importante parteciparvi. Trovo strano e bizzarro che il PD non aderisca. Penso che qualunque iniziativa che miri ad assestare un colpo al governo Berlusconi vada considerata cosa buona e giusta. Noi ci saremo.
Leggi ad personam che paralizzano la vita di un paese affogato in una crisi istituzionale senza precedenti, scontro nella maggioranza di centrodestra, la fine della separazione dei poteri con i continui tentativi di mettere la giustizia sotto controllo dell’esecutivo per garantire l’impunità a Berlusconi. Il tutto in una crisi economica gigantesca, con un precariato dilagante e l’inerzia del governo che taglia i fondi alla ricerca. Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto parla a tutto campo, anche di Bersani, PD ed elezioni regionali. Scandisce bene le parole, pondera le frasi come si usa fare nei momenti difficili. Ed è un momento difficile per l’Italia, per l’opposizione e per i comunisti. “Serve una grande mobilitazione” sottolinea Diliberto. “Ben venga la manifestazione del 5 dicembre, noi saremo in piazza, come lo siamo stati con i lavoratori e con il mondo della scuola; ma occorre andare avanti con la costruzione della federazione della sinistra”. Il concetto è chiaro: serve più forza a sinistra, per riportare il conflitto nelle istituzioni e per mantenere aperta in Italia, in modo aperto e proiettata verso il futuro, la questione comunista.
D - Partiamo dalla giustizia, ancora una volta i problemi personali del premier si scaricano sul Paese e trascinano l’agenda politica.
ODB - a me sembra evidente che l’Italia è ormai piombata in una crisi che ha tanti aspetti, due in particolare: quella economica e quella istituzionale che è gravissima. Il Parlamento è stato privato dei suoi poteri. Il presidente della Camera Fini ha chiuso Montecitorio per una settimana in polemica contro il governo. Non era mai accaduta una cosa del genere, un segno chiaro di protesta verso Il ministro dell’economia che non dava copertura ai progetti di legge parlamentari. Vi è uno scontro senza fine nel centrodestra, che dovrebbe smetterla di occuparsi dei problemi giudiziari di Berlusconi e occuparsi del Paese, della crisi economica e dei problemi di tutti i cittadini. Se questa maggioranza non è in grado di governare (male), vada a casa e si torni a votare. Subito. Noi siamo pronti.
Vi è, invece, un attacco continuo alla Costituzione. È saltata la divisione tradizionale dei poteri. Questa crisi istituzionale si accompagna ad una evidente questione di carattere morale clamorosa. Veniamo tutti chiamati, sia fuori che dentro il Parlamento, ad occuparci delle questioni giudiziarie del premier. Quello che abbiamo davanti è un quadro desolante dove si è smarrito il senso della politica intesa con la P maiuscola. La politica in Italia ormai coincide con le vicende personali di Berlusconi. Assistiamo al tentativo continuo di varare delle leggi che impediscono che il premier venga processato, leggi incostituzionali, come si è visto con il lodo Alfano e come chiaramente si vede per il cosiddetto “processo breve” anch’esso palesemente al di fuori della carta fondamentale.
In questo modo rischiamo tutti di diventare incapaci ad affrontare la vera crisi che esiste in Italia: la crisi economica. Il governo prima ha detto che non esisteva, poi ha detto che è stata superata. In realtà basta chiedere ad un normale cittadino per rendersi conto che la crisi c’è ed è devastante. Si sono persi un milione e mezzo di posti di lavoro e questo dato riguarda solo i contratti a tempo indeterminato perché i precari non rientrano nel calcolo. Per loro basta non rinnovare il contratto e così diventano invisibili.
Di fronte a questa crisi il governo non ha praticato alcuna misura proprio perché impegnato a fare tutt’altro.
D - Con questa ennesima legge “taglia processi” si manifesta il paradosso fra la propaganda del governo sui temi della sicurezza e scelte legislative che vanno in direzione opposta, Il tutto mentre lo stato della giustizia penale e civile, per i normali cittadini di cui parlavi prima, è disastroso.
R – E’ una delle tante contraddizioni di questo governo che ha vinto agitando il tema della sicurezza dopodichè un po’ di giorni fa i poliziotti di tutta Italia si sono dati appuntamento a Roma. Erano in venticinquemila, una manifestazione enorme, per protestare contro i tagli del governo al loro comparto. Addirittura lo stesso ministro dell’Interno è stato costretto a protestare contro le sforbiciate al suo dicastero.
Con questo nuovo provvedimento ad personam semplicemente non si faranno più i processi. Far arrivare un qualunque criminale a sentenza diventa una specie di corsa ad ostacoli, con l’aggravante che se sei uno sfigato, un tossicodipendente o un extracomunitario, ti si può fare qualunque cosa, mentre i reati dei cosiddetti colletti bianchi vengono derubricati; ormai non sono nemmeno più reati. Una cosa che grida vendetta. Di fronte a questo sfacelo la visibilità dell'Italia ha raggiunto il punto più basso mai visto prima, basta guardare come i governanti degli altri paesi industrializzati si vergognano a stare vicino a Berlusconi. Per questo serve una grande mobilitazione.
D - La CGIL ha promosso iniziative in tutto il paese sulla crisi economica conclusesi con un grande corteo a Roma. L’esecutivo, invece, sembra fare il gioco delle tre carte per nascondere i fatti.
R – Alla manifestazione della Cgil noi c’eravamo. I numeri affermano che fra poco finiranno i soldi per la cassa integrazione. E, tuttavia, per avere un’idea del modo inconcludente con cui il governo affronta la situazione basti pensare all’ennesimo pesante taglio ai fondi per l’università e la ricerca. Un paese che non investe sulla ricerca è un paese che non ha futuro. Sono molto preoccupato, e lo dico da dirigente politico ma anche da lavoratore dell’università. Le giovani generazioni in questo modo vengono escluse dall’università. Quelli che se lo possono permettere non andranno all’estero solo per lavorare ma anche per compiere studi universitari, generando così un’ulteriore discriminazione di classe.
D - Possiamo dire che, in tutti i campi, la precarietà è diventata la regola?
R – Nel campo della scuola abbiamo avuto provvedimenti inutili e iniqui, il taglio dei precari nell’istruzione è solo una delle facce di questa situazione. La precarizzaizone diffusa del mondo del lavoro è diventata la norma in questo quadro politico e sociale che diventa sempre più desolante. Ormai il lavoro precario è la norma mentre ad essere eccezione è il rapporto a tempo indeterminato. Il contrario di come dovrebbe essere.
D – Quando parlavi di mobilitazione ti riferivi anche all’appuntamento del 5 dicembre a Roma per il “no Berlusconi day”?.
R - questa scadenza del 5 è nata attraverso i tam tam del web, ad essa hanno aderito l’Italia dei Valori e la nascente Federazione della sinistra, sostanzialmente noi Comunisti italiani e Rifondazione. Ritengo importante parteciparvi. Trovo strano e bizzarro che il PD non aderisca. Penso che qualunque iniziativa che miri ad assestare un colpo al governo Berlusconi vada considerata cosa buona e giusta. Noi ci saremo.

non cresceremo mai se parliamo sempre di quello li pensiamo inve a noi e di unire questa benedetta sinistra e rinnova il tutto quando dico rinnovare intendo rinnovare non vedere gli stessi candidati da 30 anni come se il partito fosse una affare di famiglia o se percaso non la pensa come il grande capo o un nemico o un traditore tu come mio ex segretario mi sei piaciuto molto anni fa a lametia quando parlavi dell uscita del nostro presidente del partito riferendoti che non poteva farlo non piu di 2 leggislature guarda un po in calabria ciao auguri sinceri
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