Cresce il popolo italiano del web. Nel mese di febbraio 22,9 milioni di persone hanno navigato in rete, con un incremento del 13% su base annua. Il dato emerge dall’ultimo rapporto di Audiweb. Aumenta anche il numero di utenti nel giorno medio, pari a 11,8 milioni (+16,9%), ma diminuiscono il tempo trascorso online (1 ora e 41 minuti, -6,7%) e le pagine visitate (182 a persona, -7,1%).
Sempre nel giorno medio risultano collegati a internet 6,7 milioni di uomini e 5,1 milioni di donne, in particolare adulti tra i 35-54 anni (45% del totale) e tra i 25-34 anni (22%). A livello geografico è online il 25% della popolazione del Nord-Ovest (3,7 milioni di utenti), il 22% del Nord-Est (2 milioni), il 22% del Centro (2,2 milioni) e il 18% dell’area Sud e Isole (3,6 milioni).
Gli italiani navigano di più nei giorni feriali, quando gli utenti attivi sono 12,4 milioni, mentre nel fine settimana la
cifra scende a 10,3 milioni. Nel corso della giornata, a partire dalle ore 9 l’audience online registra dati crescenti, con 5,3 milioni di utenti attivi tra le 9 e le 12. La fascia pomeridiana registra il maggior numero di accessi a internet: tra le 12 e le 15 gli internauti sono 6,3 milioni. Il valore rimane alto per tutto il pomeriggio fino a raggiungere il picco tra le 18 e le 21, con poco meno di 6,5 milioni di utenti collegati in media per 37 minuti. Il tempo trascorso in rete aumenta dopo cena, raggiungendo i 44 minuti tra le 21 e la mezzanotte.
(Fonte Ansa)
Sempre nel giorno medio risultano collegati a internet 6,7 milioni di uomini e 5,1 milioni di donne, in particolare adulti tra i 35-54 anni (45% del totale) e tra i 25-34 anni (22%). A livello geografico è online il 25% della popolazione del Nord-Ovest (3,7 milioni di utenti), il 22% del Nord-Est (2 milioni), il 22% del Centro (2,2 milioni) e il 18% dell’area Sud e Isole (3,6 milioni).
Gli italiani navigano di più nei giorni feriali, quando gli utenti attivi sono 12,4 milioni, mentre nel fine settimana la
cifra scende a 10,3 milioni. Nel corso della giornata, a partire dalle ore 9 l’audience online registra dati crescenti, con 5,3 milioni di utenti attivi tra le 9 e le 12. La fascia pomeridiana registra il maggior numero di accessi a internet: tra le 12 e le 15 gli internauti sono 6,3 milioni. Il valore rimane alto per tutto il pomeriggio fino a raggiungere il picco tra le 18 e le 21, con poco meno di 6,5 milioni di utenti collegati in media per 37 minuti. Il tempo trascorso in rete aumenta dopo cena, raggiungendo i 44 minuti tra le 21 e la mezzanotte.
(Fonte Ansa)
Da Internet alla politica
Il rapporto Audiweb conferma insomma che l‚Italia sta rimontando il cosiddetto „divario digitale‰ rispetto ai paesi più informatizzati come gli Usa o quelli nord europei. Così come altri indicatori certificano il boom di Facebook: boom di utenze, ma anche di trasversalità delle utenze in termini anagrafici. Con 15 milioni di utenti, di cui una leggera prevalenza uomini, Facebook surclassa tutti i social network, che infatti sono in piena recessione (a cominciare da MySpace, che ha aperto la strada italiana ai socialnet). Eccezion fatta per Twitter, che però è ancora lontanissimo da Facebook. E c‚è dell‚altro. Se quindici mesi fa, quando gli utenti erano 1/3 degli attuali, essi erano concentrati soprattutto nella fascia tra 20 e 30 anni, adesso la maggioranza è nella fascia over 35 (e poi in quelle under 25), il che significa una diffusione nelle fasce attive e maggioritarie della popolazione.
Tutto ciò ci interessa direttamente come sito. E bisogna sventare l‚errore che fa la politica tutte le volte che, con protervia, si ritiene superiore a ogni cosa; tutte le volte che pensa che i propri contenuti bastino a qualificare i contenitori, quando ormai si dovrebbe aver appreso la lezione (di Malcom McLuhan) e che sono piuttosto i contenitori che qualificano i contenuti.
Ma bando alla scolastica. Il web è il nostro territorio: considerarlo quanto un utensile da cucina e trascurare l‚informazione che lo riguarda, com‚è spesso nelle corde della sinistra, sarebbe come voler scrivere senza avere una lingua.
Nel nostro caso ci interessa inoltre il rapporto tra la politica e Internet. E da questo punto di vista, per quanto ogni volta si annunci che la successiva campagna elettorale sarà quella del primato del web, ancora il rapporto tra la politica italiana e Internet è parziale e stentorio. Il medium che spadroneggia è sempre la televisione: di gran lunga il canale che gli italiani prediligono per adottare le proprie scelte politiche; ben più dei giornali, della propaganda stampata (manifesti e volantini), del porta a porta, della radio e del web.
Da questo punto di vista l‚Italia rimane tradizionalista. Più tradizionalista anche di altri paesi europei, dove la politica ha cominciato a farsi strada sul web in modo proficuo. Per non parlare degli Stati uniti e di Barack Obama, cui ormai è persino ripetitivo far riferimento. Ma, in effetti, il neo presidente ha messo in moto una mezza rivoluzione, sia sul piano della comunicazione che della politica, attraverso l‚uso del web e dei social network in particolare; con cui, tra l‚altro, una volta eletto non ha interrotto il rapporto, ma lo ha anzi consolidato, modificando la definizione dei social network in social media e di conseguenza il rapporto dell‚amministrazione nei loro riguardi.
L‚Europa è distante, ma anche differente dagli Usa. Le modalità del successo di Obama, infatti, non esentano dal rischio che le lobby dell‚industria culturale acquistino potere, ovvero da un rafforzamento delle protezioni sulla cosiddetta proprietà intellettuale, altrimenti detta copyright o brevetto, di contenuti e contenitori on line. In altri termini: quella logica del profitto e del possesso, malcelata sotto il mantello fasullo e classista dei diritti d‚autore, che la rete mette in discussione dalle fondamenta, rendendo tutto per tutti libero, accessibile e senza valore. Proprio su questo tema, alle scorse europee il partito pirata svedese ˆ che si batte per libertà dei contenuti, privacy e trasparenza delle amministrazioni attraverso il web ˆ ha ottenuto (col 7,13% dei voti) uno scranno nel parlamento continentale.
Il caso svedese si colloca ovviamente a un apice della questione, che travalica il rapporto tra politica e web. In Italia Nichi Vendola ha sicuramente interpretato meglio di altri il web e le sue potenzialità partecipative, democratiche, di iniziativa e intervento.
Tuttavia, nello specifico del caso italiano la rete può rappresentare per la politica una risorsa anche maggiore di quanto non i desuma da esperienze più avanzate. Nel paese le cui televisioni sono dominate da Berlusconi e il cui sistema editoriale è sottomesso agli interessi e i poteri economici, nell‚Italia dell‚informazione conformista e normalizzata che investe prepotentemente anche Internet, le proprietà del web possono rivelarsi straordinariamente liberatrici. Libertà di accesso, di interazione, di partecipazione possono essere gli strumenti attraverso cui coltivare il cambiamento reale del conformismo reazionario dominate. Anche Obama, d‚altronde, ha utilizzato il web per contrastare l‚opposizione ultraconservatrice della Fox e degli altri media del magnate australiano Rupert Murdoch (che in Italia, paradossalmente, è stato il solo a dare un po‚ di voce alla Federazione della sinistra attraverso Sky: il che, forse, dimostra anche quanto poco la sinistra italiana sia temuta da un liberista globale come Murdoch).
La rete, insomma, è una risorsa gigantesca e prevalentemente inesplorata per la politica e per il cambiamento possibile. Non solo il sito fatto per dovere dai partiti; non solo Facebook, le sue pagine e i suoi gruppi; ma il web in sé come modo orizzontale e democratico di relazionare, agire, intervenire, partecipare: il web come spazio comune, come luogo concreto di incontro e di discussione, come canale alternativo di informazione e formazione, come terreno di produzione di consapevolezza individuale e collettiva, come territorio di espressione di saperi e talenti personali e impersonali, come strumento di costruzione di cultura e iniziativa politica.
Da questo punto di vista, su queste stesse pagine siamo per primi al medioevo della rete. Ma consapevoli almeno che l'unica possibilità di progresso non è legata soltanto al nostro tentativo di sperimentare, bensì a quanto quel tentativo può diventare una risorsa e una costruzione comune di trasformazione sociale nella libertà di a da e per ciascuno insieme a tutti.
Il rapporto Audiweb conferma insomma che l‚Italia sta rimontando il cosiddetto „divario digitale‰ rispetto ai paesi più informatizzati come gli Usa o quelli nord europei. Così come altri indicatori certificano il boom di Facebook: boom di utenze, ma anche di trasversalità delle utenze in termini anagrafici. Con 15 milioni di utenti, di cui una leggera prevalenza uomini, Facebook surclassa tutti i social network, che infatti sono in piena recessione (a cominciare da MySpace, che ha aperto la strada italiana ai socialnet). Eccezion fatta per Twitter, che però è ancora lontanissimo da Facebook. E c‚è dell‚altro. Se quindici mesi fa, quando gli utenti erano 1/3 degli attuali, essi erano concentrati soprattutto nella fascia tra 20 e 30 anni, adesso la maggioranza è nella fascia over 35 (e poi in quelle under 25), il che significa una diffusione nelle fasce attive e maggioritarie della popolazione.
Tutto ciò ci interessa direttamente come sito. E bisogna sventare l‚errore che fa la politica tutte le volte che, con protervia, si ritiene superiore a ogni cosa; tutte le volte che pensa che i propri contenuti bastino a qualificare i contenitori, quando ormai si dovrebbe aver appreso la lezione (di Malcom McLuhan) e che sono piuttosto i contenitori che qualificano i contenuti.
Ma bando alla scolastica. Il web è il nostro territorio: considerarlo quanto un utensile da cucina e trascurare l‚informazione che lo riguarda, com‚è spesso nelle corde della sinistra, sarebbe come voler scrivere senza avere una lingua.
Nel nostro caso ci interessa inoltre il rapporto tra la politica e Internet. E da questo punto di vista, per quanto ogni volta si annunci che la successiva campagna elettorale sarà quella del primato del web, ancora il rapporto tra la politica italiana e Internet è parziale e stentorio. Il medium che spadroneggia è sempre la televisione: di gran lunga il canale che gli italiani prediligono per adottare le proprie scelte politiche; ben più dei giornali, della propaganda stampata (manifesti e volantini), del porta a porta, della radio e del web.
Da questo punto di vista l‚Italia rimane tradizionalista. Più tradizionalista anche di altri paesi europei, dove la politica ha cominciato a farsi strada sul web in modo proficuo. Per non parlare degli Stati uniti e di Barack Obama, cui ormai è persino ripetitivo far riferimento. Ma, in effetti, il neo presidente ha messo in moto una mezza rivoluzione, sia sul piano della comunicazione che della politica, attraverso l‚uso del web e dei social network in particolare; con cui, tra l‚altro, una volta eletto non ha interrotto il rapporto, ma lo ha anzi consolidato, modificando la definizione dei social network in social media e di conseguenza il rapporto dell‚amministrazione nei loro riguardi.
L‚Europa è distante, ma anche differente dagli Usa. Le modalità del successo di Obama, infatti, non esentano dal rischio che le lobby dell‚industria culturale acquistino potere, ovvero da un rafforzamento delle protezioni sulla cosiddetta proprietà intellettuale, altrimenti detta copyright o brevetto, di contenuti e contenitori on line. In altri termini: quella logica del profitto e del possesso, malcelata sotto il mantello fasullo e classista dei diritti d‚autore, che la rete mette in discussione dalle fondamenta, rendendo tutto per tutti libero, accessibile e senza valore. Proprio su questo tema, alle scorse europee il partito pirata svedese ˆ che si batte per libertà dei contenuti, privacy e trasparenza delle amministrazioni attraverso il web ˆ ha ottenuto (col 7,13% dei voti) uno scranno nel parlamento continentale.
Il caso svedese si colloca ovviamente a un apice della questione, che travalica il rapporto tra politica e web. In Italia Nichi Vendola ha sicuramente interpretato meglio di altri il web e le sue potenzialità partecipative, democratiche, di iniziativa e intervento.
Tuttavia, nello specifico del caso italiano la rete può rappresentare per la politica una risorsa anche maggiore di quanto non i desuma da esperienze più avanzate. Nel paese le cui televisioni sono dominate da Berlusconi e il cui sistema editoriale è sottomesso agli interessi e i poteri economici, nell‚Italia dell‚informazione conformista e normalizzata che investe prepotentemente anche Internet, le proprietà del web possono rivelarsi straordinariamente liberatrici. Libertà di accesso, di interazione, di partecipazione possono essere gli strumenti attraverso cui coltivare il cambiamento reale del conformismo reazionario dominate. Anche Obama, d‚altronde, ha utilizzato il web per contrastare l‚opposizione ultraconservatrice della Fox e degli altri media del magnate australiano Rupert Murdoch (che in Italia, paradossalmente, è stato il solo a dare un po‚ di voce alla Federazione della sinistra attraverso Sky: il che, forse, dimostra anche quanto poco la sinistra italiana sia temuta da un liberista globale come Murdoch).
La rete, insomma, è una risorsa gigantesca e prevalentemente inesplorata per la politica e per il cambiamento possibile. Non solo il sito fatto per dovere dai partiti; non solo Facebook, le sue pagine e i suoi gruppi; ma il web in sé come modo orizzontale e democratico di relazionare, agire, intervenire, partecipare: il web come spazio comune, come luogo concreto di incontro e di discussione, come canale alternativo di informazione e formazione, come terreno di produzione di consapevolezza individuale e collettiva, come territorio di espressione di saperi e talenti personali e impersonali, come strumento di costruzione di cultura e iniziativa politica.
Da questo punto di vista, su queste stesse pagine siamo per primi al medioevo della rete. Ma consapevoli almeno che l'unica possibilità di progresso non è legata soltanto al nostro tentativo di sperimentare, bensì a quanto quel tentativo può diventare una risorsa e una costruzione comune di trasformazione sociale nella libertà di a da e per ciascuno insieme a tutti.

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