mercoledì 7 aprile 2010

Masella (PRC): PERCHE’ LA DESTRA HA VINTO LE ELEZIONI REGIONALI ? COSA FACCIAMO A SINISTRA ?

 
Intervento integrale di Leonardo Masella nella riunione della Direzione Nazionale del Prc del 1 aprile 2010.

I risultati elettorali potrebbero essere utili a capire i movimenti della società, dell’opinione dell’elettorato, a verificare le proprie tesi e ad aggiustare il tiro. Avremo modo nei prossimi giorni di valutare con più calma e precisione i dati elettorali, tuttavia una cosa emerge con grande evidenza, assolutamente incontestabile. Parlo del risultato elettorale del Paese, non quello del nostro partito o della Federazione, perché se non si parte da ciò che avviene nella società italiana, fra i lavoratori, fra i giovani, nel proletariato in carne ed ossa (non in quello sognato o immaginato nelle nostre concezioni ideologiche spesso astratte e precostituite), non riusciamo neppure a capire
ciò che avviene nel nostro elettorato.
Il risultato eclatante è che la destra torna a vincere e alla grande, quando tutti nel campo del centro-sinistra (a partire da noi, e ciò è più grave) la davamo perdente, prossima alla sconfitta definitiva.
Nonostante gli scandali, la divisione con Fini, l’annullamento delle liste, il cambiamento di spalla del fucile della grande borghesia, il Berlusconi accerchiato e in evidente difficoltà, la destra vince queste elezioni regionali, strappando al centro-sinistra regioni importanti come il Piemonte, il Lazio, la Campania, la Calabria, oltre a ridurre pericolosamente i consensi al centro-sinistra nelle ex-regioni rosse, come l’Emilia-Romagna, la Toscana, le Marche, l’Umbria, dove cresce la Lega, nella crescita ulteriore dell’astensione (a cifre ormai gravissime) e di liste come quelle di Grillo, fenomeno già presente da anni e segno del disgusto per la politica, anche del centro-sinistra. E’ finita 7 a 6, non 9 a 4 come sperava il centro-sinistra e neppure 8 a 5 come sperava Berlusconi. Non poteva andare peggio.
Peraltro, quella che vince è la destra peggiore e più pericolosa, vince l’asse Berlusconi-Lega, una Lega aggressiva, arrogante, razzista e popolare, che pesca nel malessere sociale e nella delusione popolare per il centro-sinistra ed anche della sinistra e dei comunisti, attraverso un partito classicamente organizzato e socialmente radicato sul territorio, senza leader o con un leader ridotto male come Bossi (immaginiamo cosa sarebbe la Lega se avesse un leader come il Bossi in piena forma di una decina di anni fa), peraltro a smentita della tesi che senza un leader carismatico non si può oggi far politica di massa.
Quand’è che facciamo una riflessione vera sul perché continua a vincere l’estrema destra in Italia e sul perché anche noi non riusciamo minimamente a prevedere i risultati elettorali ? C’è qualcosa più di fondo che non va in questo nostro reiterare l’errore.
Anche quando nel 2008 stravinse la destra, a sinistra ed anche fra di noi ci fu sorpresa, incomprensione, delusione, drammatizzazione, rabbia (a volte persino ce la prendiamo col popolo che non capisce!), ma nessuna analisi seria del movimento profondo della società. La sinistra del centro-sinistra dette la colpa a Mastella (che pure fu il killer materiale del governo Prodi), la destra del centro-sinistra dette la colpa a Rifondazione, nello sport in voga nel Pds-Pd dal 1998. Ma le analisi del motivo vero, cioè la delusione popolare per il governo e la politica di centro-sinistra, i milioni di voti passati dalla sinistra all’astensione, o persino a destra, anche dall’estrema sinistra all’estrema destra, come è sempre avvenuto nella storia in tutto il mondo e come è destinato ad avvenire sempre di più in una Italia in crisi pesantissima sociale e morale e per di più che ha perso ormai la memoria, dell’antifascismo, della guerra, dell’emigrazione. I voti popolari e proletari non sono di per sé né di destra né di sinistra. Non ci sarà nessuna possibilità di ridurre i consensi alla destra e farli crescere a sinistra, se non si prende atto che il voto di appartenenza storica e ideologica (ai valori e ai simboli o ai simulacri dell’antifascismo, della Costituzione, della sinistra, dei comunisti) va riducendosi sempre di più, soprattutto nei settori popolari e nelle giovani generazioni, che sono colpite pesantemente dal massacro sociale e sono lontane anni luce dalla politica.
Le forze del centro-sinistra invece, e in particolare quelle della sinistra comunista e di alternativa, non hanno più il polso della società e in particolare degli strati più deboli, popolari, della società. Noi, più siamo piccoli e in pochi, più parliamo sempre fra di noi, nei nostri palazzi e nei nostri uffici di partito o istituzionali, in una sagra di politicismo e di autoreferenzialità, spesso settaria. Perché se parlassimo con la gente semplice del popolo, con i lavoratori, con i giovani precari o disoccupati, ci accorgeremmo che la preoccupazione maggioritaria, ultramaggioritaria, non è Berlusconi che minaccia la democrazia e la Costituzione (cosa ovvia per noi), ma è che non si sa come pagare l’affitto o il mutuo di fine mese, è di risparmiare su tutto anche sulla spesa, è la paura di perdere il lavoro, il terrore di cadere in povertà, è la difficoltà a trovare lavoro (qualunque lavoro, anche i lavori manuali più faticosi), è la mancanza di soldi per una visita medica senza far passare 8 mesi di lista di attesa. Solo sollevando con grande centralità e determinazione la questione sociale, solo rappresentando senza peli sulla lingua il malessere sociale, è possibile sottrarre voti popolari a Berlusconi, alla Lega e alla destra sociale. Ma il Pd non può, per come si è formato, per la collusione culturale e strategica con la cultura liberista e con i poteri forti del capitalismo, per il sostegno che ha della grande stampa borghese, capire questa necessità. Questo possiamo e dobbiamo farlo solo noi, i comunisti e la sinistra. Quando abbiamo fatto così, anche in autonomia e in conflitto col Pds-Ds-Pd e con la Cgil, abbiamo avuto un ruolo e abbiamo portato un contributo non solo di idee ma di rappresentanza di pezzi di società alle necessarie, indiscutibili alleanze per battere le destre. Quando abbiamo adbicato a questo ruolo diventando col congresso di Venezia forza di governo subalterna al Pd siamo stati cancellati dall’elettorato popolare e siamo diventati inutili.
Questo significa che non bisognava fare accordi elettorali col Pd, come hanno proposto alcuni compagni, ancora in queste elezioni regionali ? Questa è una risposta ancora più politicista ed autoreferenziale. Se c’è un dato che emerge evidente e indiscutibile del risultato della Federazione della sinistra è che nelle regioni in cui ci siamo presentati da soli e isolati, abbiamo ottenuto i risultati più bassi, portando la falce e martello al 2% in Lombardia (nonostante la candidatura autorevole di Agnoletto presidente) e all’1,4% in Campania (nonostante l’improvvisata e improvvida candidatura del segretario e del portavoce nazionale della Federazione, compagno Ferrero). Non sto dicendo che si poteva fare diversamente sulla collocazione della Federazione, perché De Luca era insostenibile e Penati non voleva il nostro simbolo nella sua coalizione, penso però che il nostro risultato debba farci riflettere per evitare di trovarci altre volte in quella situazione di isolamento, soprattutto in elezioni maggioritarie a turno unico nelle quali la logica del bipolarismo e del voto utile ci penalizza fortemente. Né penso che la soluzione sia di fare sempre e comunque alleanze col Pd, anche perché è l’isolamento totale che ci porta al risultato peggiore, non l’autonomia dal Pd e la presentazione fuori dall’alleanza. Come dimostra il caso delle Marche, dove veniamo messi fuori dall’alleanza col Pd dopo anni di una buona esperienza di governo comune solo per compiacere l’Udc, ma riusciamo a costruire una lista unitaria con Sel, con un candidato presidente autorevole e credibile, ottenendo uno dei migliori risultati. Il caso Marche è un esempio molto interessante anche in previsione delle prossime elezioni comunali, fra un anno, in città importanti come Milano, Torino, Napoli, Bologna, dove il doppio turno e l’assenza di quorum consentirebbero anche la presentazione al primo turno del nostro simbolo con la falce e martello dentro più ampie coalizioni di liste di sinistra attorno a candidati alternativi al Pd e al secondo turno il sostegno ai candidati del centro-sinistra per non far vincere la destra.
Detto questo, il risultato complessivo della Federazione non può essere giudicato una sconfitta ma neanche positivo e andare avanti come nulla fosse, perché è vero che il calo rispetto alle elezioni europee era ampiamente previsto al nostro interno ma è d’altronde incontestabile che venga percepito all’esterno da militanti ed elettori come negativo e inferiore al risultato di Sel, favorito come sappiamo dall’effetto Vendola, a sua volta rilanciato solo dal madornale errore politicista dalemiano.
Il nostro risultato è un lumicino che può diventare una luce solo se viene messo al servizio del rilancio del processo di ricomposizione unitaria e di rifondazione (processo lungo, ma di cui almeno si dovrebbero discutere i fondamenti) di una forza comunista, della costruzione in tempi rapidi della Federazione della sinistra, della costruzione di una opposizione di massa, innanzitutto sociale, al governo, e della disponibilità a concorrere a battere la destra alle prossime elezioni politiche, pur in assenza di condizioni di governo comune e con un Pd che verrà inevitabilmente risucchiato ancora più al centro e verso accordi istituzionali con la destra.
Bisogna accelerare i tempi per la costruzione della Federazione, anche perché questo non è affatto in contraddizione con la necessità, finalmente, di fare una bella discussione politica e cercare una sintesi, non come mediazione fra diverse posizioni del passato ma come elaborazione di una linea efficace e adeguata ai nostri tempi. Un bel congresso costituente della Federazione è proprio il modo migliore per approfondire il confronto sulla linea politica. Si possono superare freni e paure. Anche perché il fatto che le elezioni politiche anticipate siano definitivamente tramontate e che si vada alla scadenza naturale del 2013 ci dà tutto il tempo per dedicarci alla lotta sociale, ci permette di immettere il conflitto sociale, la costruzione di movimenti di lotta e l’anticapitalismo (a partire dall’irrinviabile campagna referendaria sulla legge 30 e sull’acqua pubblica) nella costruzione della Federazione e della necessaria offensiva unitaria verso Sel. Questo è l’unico modo per procedere evitando il rischio di una unità di stati maggiori, di costruzione di un ceto politico e burocratico autoreferenziale senza consenso e protagonismo sociale. Che sarebbe la fine definitiva del nostro progetto politico, ma anche di qualunque progetto politico di sinistra nel nostro Paese.

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