martedì 6 aprile 2010

Castro: "Sui dissidenti non cederemo"

Il presidente cubano: «Un "ricatto" fuori dal comune di Usa ed Europa»
L’AVANA
Un «ricatto» dell’Unione europea e degli Stati Uniti, davanti al quale il governo cubano non intende «cedere, succeda quale che succeda». È la politica che il presidente Raul Castro porterà avanti nei confronti di Ue e Usa, responsabili di promuovere «una campagna fuori dal comune» contro l’isola comunista sul fronte caldo della dissidenza interna. 

A precisare tale posizione, senza giri di parole e con tono energico, è stato lo stesso presidente, chiudendo all’Avana di fronte a 800 delegati una due giorni del IX congresso dell’Unione della gioventù comunista (Ujc): incontro che il minore dei fratelli Castro ha usato per parlare - per la prima volta a lungo - sul tema dei dissidenti, in particolare sulla morte, lo scorso 23 febbraio, del muratore Orlando Zapata, deceduto dopo uno sciopero della fame di 85 giorni, e sullo psicologo e giornalista Guillermo Farinas, in digiuno da più di un mese. 

Riferendosi alla «campagna fuori dal comune» di europei e americani contro L’Avana, il 78enne Castro ha sottolineato che tale iniziativa è «organizzata, guidata e finanziata del potere imperiale degli Usa e dell’Europa, i quali in modo ipocrita sbandierano i diritti umani». Castro ha quindi ricordato come «l’Europa, che mantiene un complice silenzio sulle torture della cosiddetta guerra al terrorismo, ha permesso voli clandestini della Cia offrendo inoltre i propri territori per la creazione di carceri segrete». Nell’assicurare che il suo governo «non si farà mettere contro il muro» da nessuno, Castro ha poi affrontato di petto i casi sia di Zapata sia di Farinas. Zapata, ha ricordato, «si trovava in carcere accusato di 14 delitti comuni» ed «è morto nonostante gli sforzi fatti dai medici». 

Farinas «non è in prigione, bensì in libertà» e i medici cubani «stanno facendo tutto il possibile per salvargli la vita: se non modifica tale posizione - ha quindi ammonito Castro - egli sarà responsabile, insieme a chi lo sostiene, di un esito che non desideriamo». «La gioventù comunista è chiamata a prendere il posto della generazione fondatrice della "revolucion"» guidata 50 anni fa da Fidel Castro, ha detto il presidente, per il quale «oggi più che mai sono necessari "quadri" in grado di portare avanti un lavoro ideologico efficace, che non sia un dialogo tra sordi nè una ripetizione meccanica di slogan». Castro si è infine riferito alla grave crisi economica dell’isola. Il governo non è in grado di mantenere in piedi sussidi «eccessivamente paternalistici», ha sottolineato, ricordando che nella pubblica amministrazione gli impiegati di troppo sono circa un milione: «Ci sono molti uffici gonfi, troppo gonfi», ha assicurato, mentre i salari pagati non sono in linea con la produttività. Toccando infine un punto sensibile della congiuntura economica dell’isola, il presidente ha rilevato che il paese spende «milioni e milioni» nell’importazione di alimenti che possono invece essere prodotti internamente.


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