ROMA - Nel suo discorso alla Commissione diritti umani, del Senato della Repubblica, Navanethem Pillay, alto commissario ONU, ha chiaramente manifestato la sua preoccupazione “per le norme del pacchetto di sicurezza italiano che rendono l'immigrazione irregolare un'aggravante di reato”. È dallo scorso febbraio che il Consiglio delle Nazioni Unite ha preso in esame il comportamento dell’Italia in materia di immigrazione, arrivando addirittura ad ammonirla con ben 92 raccomandazioni.
Le note riguardano non solo il fenomeno immigratorio ma anche la discriminazione attuata nei confronti della comunità dei Rom e in ultimo la necessità di creare un’istituzione nazionale per i diritti umani.
“È mia convinzione che la tutela degli immigrati sia oggi una delle sfide più urgenti in materia di diritti umani. Perciò è di estrema importanza che, nel creare e applicare una legge, i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario mantengano un approccio all’immigrazione sensibile ai diritti umani, come elemento centrale della loro azione. Ciò è possibile assicurando che i diritti degli immigrati siano sostenuti in tutti gli stadi del processo migratorio, proteggendoli dalle violazioni e costringendo i responsabili di abusi a rendere conto delle loro azioni”, ha detto la Pillay, che ha richiamato le istituzioni italiane a una maggiore responsabilità nei confronti degli immigrati affinché non siano “attaccati e vilipesi”.
Secondo l'Alto commissario c'è una forte preoccupazione in seno all'Onu per la situazione dei migranti in mare: “Ho osservato che esseri umani abbandonati alle correnti non costituiscono un carico tossico e non dovrebbero pertanto essere trattati come tali (…) Voglio rammentare alle autorità competenti che il diritto d’asilo è tutelato dal diritto internazionale”.
La Pillay ha esortato in ultimo l'Italia ad aderire alla ratifica della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori emigranti e dei membri delle loro famiglie. Ma proprio oggi è la notizia che la prima sezione civile della Cassazione, smentendo una precedente sentenza che aveva evitato l'espulsione di un papà clandestino per tutelare “la salvaguardia del minore”, ha respinto un ricorso simile presentato da un irregolare albanese, con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori a carico. Per la Cassazione l'autorizzazione all'extracomunitario di restare in Italia nonostante l'espulsione può essere data solo per “gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore”, tra cui non rientra il fatto di avere dei figli che frequentano la scuola. Questa non è considerata circostanza eccezionale “poiché la scolarizzazione dei minori fino al compimento dell'istruzione obbligatoria rappresenta un'esigenza ordinaria collegata al loro normale processo educativo-formativo”. Diversamente, si legge nella sentenza n. 5856, si “finirebbe col legittimare l'inserimento di famiglie di stranieri strumentalizzando l'infanzia”.
Secondo la Suprema Corte la necessità di garantire al minore il suo ordinario processo educativo, formativo o scolastico non può prevalere “al più generale interesse della tutela delle frontiere, che si esprime nelle esigenze di ordine pubblico che convalidano il decreto di espulsione”.
“È mia convinzione che la tutela degli immigrati sia oggi una delle sfide più urgenti in materia di diritti umani. Perciò è di estrema importanza che, nel creare e applicare una legge, i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario mantengano un approccio all’immigrazione sensibile ai diritti umani, come elemento centrale della loro azione. Ciò è possibile assicurando che i diritti degli immigrati siano sostenuti in tutti gli stadi del processo migratorio, proteggendoli dalle violazioni e costringendo i responsabili di abusi a rendere conto delle loro azioni”, ha detto la Pillay, che ha richiamato le istituzioni italiane a una maggiore responsabilità nei confronti degli immigrati affinché non siano “attaccati e vilipesi”.
Secondo l'Alto commissario c'è una forte preoccupazione in seno all'Onu per la situazione dei migranti in mare: “Ho osservato che esseri umani abbandonati alle correnti non costituiscono un carico tossico e non dovrebbero pertanto essere trattati come tali (…) Voglio rammentare alle autorità competenti che il diritto d’asilo è tutelato dal diritto internazionale”.
La Pillay ha esortato in ultimo l'Italia ad aderire alla ratifica della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori emigranti e dei membri delle loro famiglie. Ma proprio oggi è la notizia che la prima sezione civile della Cassazione, smentendo una precedente sentenza che aveva evitato l'espulsione di un papà clandestino per tutelare “la salvaguardia del minore”, ha respinto un ricorso simile presentato da un irregolare albanese, con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori a carico. Per la Cassazione l'autorizzazione all'extracomunitario di restare in Italia nonostante l'espulsione può essere data solo per “gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore”, tra cui non rientra il fatto di avere dei figli che frequentano la scuola. Questa non è considerata circostanza eccezionale “poiché la scolarizzazione dei minori fino al compimento dell'istruzione obbligatoria rappresenta un'esigenza ordinaria collegata al loro normale processo educativo-formativo”. Diversamente, si legge nella sentenza n. 5856, si “finirebbe col legittimare l'inserimento di famiglie di stranieri strumentalizzando l'infanzia”.
Secondo la Suprema Corte la necessità di garantire al minore il suo ordinario processo educativo, formativo o scolastico non può prevalere “al più generale interesse della tutela delle frontiere, che si esprime nelle esigenze di ordine pubblico che convalidano il decreto di espulsione”.
tratto da Dazebao
di Anna Ferrigno
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