Come forum non ufficiale della Federazione della sinistra abbiamo creato un decalogo di motivi per iscriversi alla federazione e ai partiti che la compongono. Preghiamo tutti i compagni di rigirarlo ai propri contatti via facebook e ai propri amici via mail. Alla lotta!!!
Eccoci - Federazione della sinistra
1) La FdS è l'unico progetto a sinistra del PD che tenta di invertire la tendenza, che la sinistra italiana ha avuto in questi tempi, alla divisione e alle scissioni. Un' unità creata su un programma politico condiviso che va aldilà delle scadenze elettorali.
Sinistra ecologia e libertà, l'unico altro progetto degno di nota, è la sommatoria di fuoriusciti da altri partiti ( PRC, PdCI, Verdi, PD) che quindi non hanno fatto altro che perseverare nelle divisioni (ricordiamo che dopo le elezioni europee hanno subito la scissione dei socialisti di bobo craxi e dei verdi ).
2) La FdS vuole rimettere in moto la sinistra in Italia. Iscriversi, aderire o semplicemente appoggiare la FdS significa contribuire a rimettere in moto il processo di rinascita della sinistra italiana (oggi esclusa dal parlamento) partendo da istanze e da politiche veramente di sinistra. Rimettere in moto la sinistra italiana a partire dall'azione concreta nei quartieri e nei luoghi di lavoro. Riprendere a fare analisi ed elaborazione politica per mantenere al passo con i tempi la critica marxista del capitalismo, consapevoli che il marxismo non è un dogma ma una guida per l'azione.
3) La FdS non è una forza settaria, che rifiuta qualunque tipo di alleanza con il centrosinistra a prescindere. Le alleanze verranno stabilite caso per caso sulla base dei programmi politici. Qualora non sia possibile una convergenza programmatica si vaglierà l'ipotesi di un accordo elettorale che non impegnarà in alcun modo gli eletti a sottostare alle scelte degli altri partiti della coalizione.
4) La FdS si propone di combattere il pessimismo, il lascismo e l'emergere di individualismi di ogni tipo in seno alla Sinistra italiana. Rilanciare altresì l'appartenenza comune ad un progetto politico in cui, aldilà delle piccole differenze politiche, tutti gli iscritti e i simpatizzanti si possano riconoscere. La FdS non vuole infatti utilizzare il 90% delle energie e del tempo di cui dispone per lotte intestine intra e infrapartitiche ma viceversa, impegnarsi nel lavoro politico territoriale rivolto all'esterno.
5) La FdS non rinnega la storia del movimento operaio italiano e mondiale, ma anzi la valorizza a partire dalla validità dell'analisi marxista. Vogliamo studiare, capire la nostra storia e non negarla, liquidarla, criminalizzarla, come purtroppo avviene ormai da troppo tempo.
Una forza politica che voglia dare quel senso alto e di funzione storica all’attività politica, e non ridurla a lavorìo elettoralistico o ad espressione appiattita degli stati d’animo emotivi del momento, deve avere un proprio punto di vista ed elaborazione storica, e non omologarsi, ormai anche nel linguaggio, nella narrazione storica dei propri nemici.
6) La FdS dice no alla legge 30, all'energia nucleare e alla privatizzazione forzata dell'acqua (su questi temi è pronta a presentare dei referendum popolari e a sostenere la lotta), alle delocalizzazioni (in molti consigli regionali i gruppi di PRC e PDCI hanno proposto leggi che le bloccassero*), al lavoro nero, alle morti bianche e alla chiusura di impianti produttivi (sull'Alcoa e sulla FIAT la FdS propone la nazionalizzazione)
7) La FdS è l'organizzazione che attraverso iniziative concrete di mutualismo tenta da un lato di aiutare i lavoratori e i cittadini in difficoltà ad arrivare a fine mese (I Gruppi di acquisto popolare, le brigate di solidarietà che cucinano per i lavoratori che presidiano le fabbriche, la vendita di arance per sostenere le casse di resistenza dei lavoratori in lotta ecc), dall'altro a ricreare quella coscienza di classe e quella solidarietà sociale di cui tanto si sente la mancanza in un periodo di attacco padronale senza precedenti dal dopoguerra.
8)La FdS ha difeso e continuerà a difendere la scuola e l'università pubblica dagli attacchi di tutti i governi. L'istruzione pubblica è infatti il principale mezzo di ascesa sociale e il luogo in cui si forma il pensiero critico nel nostro paese. Combattere quindi le riforme che vorrebbero una scuola e un università di qualità per i ricchi e una di bassa qualità con l'avviamento professionale per i meno abbienti, è una battaglia prioritaria e di sistema perchè “il padrone è e resta tale perché conosce 100 parole, l’operaio è e resta tale perché ne conosce 10".
9) La FdS è al fianco di tutti i democratici nella difesa della Costituzione, in questo grave momento di attacco alla democrazia nelle sue strutture (scuola, partiti, magistratura), e ne è senza dubbio l'interprete più coerente e conseguente in tutti i suoi aspetti, a cominciare da quello fondativo del lavoro. Per questo lottiamo per la democrazia costituzionale contro la deriva plebiscitaria berlusconiana, senza farne vetrina elettorale e senza acclamare i guru da palcoscenico che fanno a gara a chi spara la frase più scarlatta e radicale; e dall'altra parte senza essere mai caduti nell'errore di considerare un eversore come Berlusconi un interlocutore per le riforme elettorali e costituzionali o persino l'altra faccia di un sistema bipartitico.
10) La FdS appoggia senza ambiguità i movimenti progressisti di liberazione nazionale contro l'imperialismo e guarda con attenzione e critico interesse ai modelli di ispirazione socialista che si sono affermati o che si stanno affermando nel mondo, soprattutto in Sud America e in Asia. In questo senso la FdS si è impegnata a partecipare attivamente ai lavori della V internazionale lanciata da Chavez per riunire tutti i partiti e i movimenti progressisti del mondo.
*In Piemonte tale proposta è stata respinta per il voto contrario di PDL e PD.

Dopo l’assemblea nazionale del 5 dicembre che ha lanciato la nuova Federazione e vari articoli apparsi su Liberazione (tra i quali “Risposte sulla Federazione della sinistra” di Claudio Grassi del 17 dicembre) sorgono alcune perplessità. Gli obiettivi della nuova Federazione sono essenzialmente due. Primo, ricomporre il più possibile le varie organizzazioni politiche comuniste. Secondo, coinvolgere movimenti e singole soggettività esterne che si battono per una fuoriuscita dal sistema capitalistico. Tutti e due obiettivi giusti, necessari e condivisibili, ma la Federazione (per lo meno così come concepita fino ad ora) non pare essere la soluzione più coerente ed efficace. Se oggi vi sono cinque o sei partiti comunisti in Italia (e non solo) è perché differenti sono le concezioni teoriche ed i riferimenti storici (molto radicati e lontani nel tempo) a cui si rifanno queste organizzazioni. In nome del “Comunismo” non ne andremo fuori perché ognuno pensa che il suo sia il vero, il più vicino al pensiero di Marx e così via. La riunificazione può avvenire solamente in nome di un programma e di un progetto politico condiviso. Centrali, quindi, diventano i contenuti del Manifesto politico della nuova organizzazione e le modalità con cui si sta insieme, la “forma” concreta, collettiva che assume il “fare politica”. Anche i movimenti anticapitalistici esterni ai partiti comunisti sono -per fortuna - molti e variegati. Femministe, ambientalisti, popoli indigeni, indipendentisti, altermondialisti etc., tutti legittimamente gelosi della propria autonomia e sicuri del fatto che la loro parzialità sia determinante nella critica e nella rottura del sistema di cose presenti. Per ricomporre queste forze, quindi, ciò che conta è la condivisione di un progetto e un programma politico (il Manifesto politico) e non l’affermazione della “presenza dei comunisti in Italia” sotto le insegne del comunismo. Proporre agli uni (i comunisti) e agli altri (i movimenti) la confluenza in una organizzazione politica predeterminata nel simbolo, nel Manifesto e nelle regole organizzative interne (Statuto) è una via senza possibilità di successo. Finché continueremo ad identificare (o a lasciare che gli altri, erroneamente, identifichino) il “comunismo” con la “sinistra”, non riusciremo mai ad attrarre i movimenti e le esperienze succitate come, invece, diciamo di voler fare. Il soggetto politico unitario della Sinistra deve tenere conto di tutte queste soggettività...
RispondiElimina...se vogliamo dire la stessa cosa in altro modo, avverrà che, una volta fatta la Federazione tra i quattro soci fondatori, il problema della riunificazione dei comunisti e degli antagonisti si riproporrà esattamente nello stesso modo di oggi. Un conto è organizzare una forza politica unitaria, cioè paritetica, un’altra cosa è chiedere l’adesione di altre realtà politiche organizzate e non, ad una organizzazione predefinita. Così facendo operiamo una parziale semplificazione riunificandoci con i Comunisti Italiani (dato che le divisioni di un tempo non hanno più ragione d’essere) e lasciamo aperto il problema con i movimenti sociali e politici della sinistra diffusa. Pensiamo, ad esempio al corpo umano: la parte sinistra del nostro corpo (intero corpo sociale) è composta da tante, più o meno grandi, parti (il braccio, la mano, le dita e così via). Credere, o meglio, far o lasciar credere, che il “comunismo” sia la parte sinistra del corpo è sbagliato e controproducente, come le esperienze degli ultimi anni ci hanno dimostrato. L’eterno conflitto tra dita, braccio e gamba, rene e polmone, occhio ed orecchio etc ha fatto sì che la parte destra, avvantaggiata da una sua naturale ed innata forza, si sia soprasviluppata ed abbia preso il sopravvento. Solo il lavoro coordinato, finalizzato al perseguimento di obiettivi comuni e rispettoso delle altrui autonomie potrà portare la “Sinistra” a riprendersi lo spazio ed ad avere quella forza che, soprattutto per conflitti interni, ha perso nel tempo. Probabilmente era migliore il vecchio meccanismo pensato per la Sinistra Europea (che assomigliava più ad una confederazione che non ad una federazione). La confederazione lascia veramente, al contrario della Federazione, intatte le identità e le autonomie dei soggetti che vi partecipano, pur vincolandoli a comuni obiettivi e azioni. La federazione, invece, unifica le varie strutture. Pensiamo alla Cgil: la Federazione del pubblico impiego, ad esempio, è un sindacato unico, mentre la Confederazione generale mantiene intatte le autonomie della Fiom come degli altri sindacati di categoria. Era preferibile un percorso più coinvolgente e aperto. Il Manifesto politico si propone come terreno di unificazione di tutta la sinistra di alternativa. Se è così, però, la sua elaborazione deve venire dal basso ed essere davvero coinvolgente delle varie realtà di lotta ed antagoniste. Lo Statuto non dice niente sulle forme di democrazia deliberativa e partecipativa da cui partire per fondare un’organizzazione davvero nuova e coinvolgente. L’impostazione è del tutto burocratica ed attenta solo agli equilibri di comando tra i quattro soci fondatori (pur precisando, è vero, che questo sarà fino al congresso di fine 2010). La “iscrizione d’ufficio” (così si legge incredibilmente) degli iscritti ai Partiti facenti parte della Federazione, prefigura una sorta di doppia appartenenza: una scelta volontaria al Partito ed una iscrizione automatica, imposta alla Federazione...
RispondiElimina...credo che questo, al di là delle dichiarazioni volte a far emendare le bozze di Manifesto e statuto e rivolte ai singoli, mal si concili con una organizzazione che, appena nata, salta del tutto la costruzione dal basso della stessa...Abbiamo un po' di mesi per prepararci al Congresso fondativo, spero che veramente si terrà conto delle indicazioni venute dal basso e da sinistra per far sì che la Sinistra si riappropri de (e ricominci ad usare anche al proprio interno) le proprie parole-finalità: Ambiente, Etica, Giustizia, Lavoro, Solidarietà, Uguaglianza, Verità.
RispondiEliminaMatteo D'Angelo
Matteo "Se oggi vi sono cinque o sei partiti comunisti in Italia (e non solo) " li abbiamo contati giusto ieri, sono sedici. :) E qui ognuno faccia le proprie considerazioni, io no credo che siano sedici per differenze interpretative su Marx o sul "comunismo" ma per altro.
RispondiEliminaVenendo alla federazione, beh, diciamo che nel congresso fondativo si vedrà se la base ha il coraggio di mettere in discussione qualche paletto (dico di si perchè il mio punto di riferimento in federazione dice di sì...) e volendo di puntare i piedi. Non credo tocchi alla federazione cogliere le richieste che arrivano dal basso ma credo che tocchi al basso alzare un pò la voce chè, a mio avviso per essere comunisti, siamo un pochino troppo buoni e disciplinati (e davanti a qualsiasi cosa, ormai)
QUesti mesi usiamoli bene, e noi, aldilà delle appartenenze. Facciamola massa critica. (quello che non va lo sappiamo un pò tutti inutile anche starcelo a ripetere no?)
Poi secondo meil discorso federazione e unità sono due piani diversi dello stesso cammino. Si fonda la federazione? Beh, dal momento che in federazione ci saranno altre entrate (non ultimi gli inviti, che io credo deleteri, ma è un'idea mia a Bertinotti e compagni) i comunisti devono per forza di cose essere un centro che possa contrastare derive moderate, piddine o capitalistiche della federazione. Non vorrei rispendere altri sei mesi della mia vita a discutere falce e martello si o no perchè a qualcuno dà noia, invece di discutere sull'articolo 18, giusto per fare un esempio.
Ma è la mia idea. Ed ultimamente le mie idee sono in minoranza netta ovunque, per cui lungi da me avere verità in tasca. :)
ladytux